Scricchiolii di legno e sentimenti nascosti: "Pinocchio" di Matteo Garrone

SCRICCHIOLII DI LEGNO E SENTIMENTI NASCOSTI

Pinocchio di Matteo Garrone

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Pinocchio è sicuramente l'opera letteraria italiana che vanta il maggior numero di trasposizioni: tra film, cartoni animati, serie televisive e cortometraggi muti, il burattino collodiano è stata portato sullo schermo innumerevoli volte, tanto che nell'immaginario collettivo sono andati persi o modificati elementi chiave della trama e/o delle originarie intenzioni dell'autore. Chi ricorda, ad esempio, che l'enorme pesce che inghiotte il protagonista è un pescecane e non una balena, come accade nella versione Disney del 1940? O ancora, chi immagina che i capelli della celeberrima fata non siano celeste-violaceo ma blu notte, dato che questo è il reale significato della parola 'turchino'?

Molti sono stati, negli ultimi anni, registi ed editori che hanno dichiarato l'intenzione di voler operare una vera e propria ricostruzione filologica del Pinocchio, fallendo in parte o in toto nell'impresa: la verità è che le implicazioni allegorico-didascaliche di questa storia sono così tante e talvolta sottili che è quasi impossibile orientarvisi.

Matteo Garrone, nel suo Pinocchio uscito nelle sale il 19 dicembre, non tenta neppure questa strada, preferendo offrirci una sua personale visione della storia.

Per chi teme o si aspetta stravolgimenti di trama e/o intreccio, chiariamo immediatamente che la storia è quella che tutti conosciamo, al netto dei canonici tagli necessari ad adattare trentasei capitoli in due ore di film; nessuna aggiunta di luoghi o situazioni è stata operata, né interventi sui personaggi come fece nel 1972 Comencini nell'amatissimo sceneggiato televisivo. Il testo collodiano è rispettato fedelmente nella scansione e perfino nei dialoghi, con minime concessioni all'inventiva del regista che si esplicano in un paio di scene oniriche che nulla tolgono alla storia né al ritmo del film.

Quello che a un primo impatto disorienta, nel Pinocchio di Garrone, è semmai un'apparente mancanza di sentimento: il film scorre via senza annoiare, ma anche senza indurre lo spettatore a commuoversi, emozionarsi o anche solo sentirsi coinvolto nel percorso di crescita del burattino; le scene tradizionalmente più toccanti, come quella dell'incontro nella pancia del pescecane con Geppetto (interpretato da Roberto Benigni, che era già stato un controverso Pinocchio nel 2002) sono trattate in maniera distaccata e sbrigativa; addirittura alcune tra esse non sono nemmeno presenti in sceneggiatura, come ad esempio il pianto sulla tomba della fatina e il successivo ricongiungimento. La fatina stessa, soprattutto nell'incarnazione adulta, appare più come una tutrice legale che come una mamma, eccezion fatta per un paio di momenti di complice tenerezza.

Guardando Pinocchio sorge quindi il dubbio che questa depersonalizzazione sia un po' troppo netta per un film tratto da una fiaba, rilasciato peraltro in un periodo strategico per lungometraggi di questo genere.

A un certo punto del film il Grillo Parlante (Davide Marotta) rimprovera la Lumaca serva della fatina (Maria Pia Timo) dopo essere malamente scivolato sulla bava da lei lasciata camminando; questa allarga le braccia rassegnata e risponde “d'altronde, sono una lumaca...”. Questo scambio di battute tra due personaggi minori, apparentemente asservito al puro comic relief, contiene forse l'essenza stessa del film di Garrone. Non si può impedire a una lumaca di lasciare una scia di bava camminando, nemmeno se si tratta di una lumaca antropomorfa: allo stesso modo ciascun personaggio principale o secondario è incardinato nel suo ruolo, sia esso metaforico o esplicito, e non può essere diverso da ciò che questo ruolo prevede per lui; del resto Garrone è il regista dei ruoli immutabili, della redenzione irraggiungibile e dell'umana miseria senza scampo, pertanto ha gioco facile nel ridurre i personaggi di Collodi alla loro essenza più elementare e riconoscibile.

Pinocchio Matteo Garrone

Il giudice-scimmia apparirà quindi incoerente e iniquo, il Gatto e la Volpe finiranno rispettivamente accecato e storpio in maniera visivamente evidente; non è un caso, poi, che i personaggi più ambigui siano quelli a cui è stato riservato il make-up più semplice e immediato, come accade per il direttore del circo e soprattutto l'omino di burro, quest'ultimo realmente inquietante nel suo costume candido.

Anche i protagonisti della vicenda subiscono lo stesso trattamento: Geppetto non è che un falegname realmente povero in canna, diviso tra l'amore per il suo lavoro (che poi si riflette su Pinocchio) e la necessità di mettere qualcosa sotto ai denti; Pinocchio, dal canto suo, è soltanto un burattino di legno, cosa che viene continuamente richiamata dallo scricchiolio delle sue giunture, dalla graduale consunzione e dalle venature che pian piano si aprono sul suo volto; come tale non ci si può aspettare da lui subitanee emozioni o immediato amore per il babbo e la fatina, semplicemente perché il nucleo della trama è ed è sempre stata la sua lenta e discontinua formazione che lo porterà a diventare prima di tutto buono e giudizioso, e solo poi un bambino in carne e ossa.

Tutto il film non è che una proiezione di queste premesse: Pinocchio non agisce con ingenuità o cattiveria, ma semplicemente imparando di volta in volta a sbagliare; amore e affetto, nella mente di un burattino, sono equiparabili a qualsiasi altro sentimento, e vengono perciò vissuti in maniera distaccata e fredda. In questo contesto, perfino la trasformazione finale viene trattata in maniera piuttosto singolare: se altri registi (e a dirla tutta lo stesso Collodi) prevedevano un ribaltamento della situazione socio-economica dei due, che di colpo si trovano ricchi e agiati, Garrone ci mostra semplicemente l'abbraccio di un padre e un figlio che poveri erano e poveri restano, quasi a suggerirci che un vero e proprio lieto fine in effetti non c'è, o al massimo si tratterà soltanto dell'inizio di altre difficoltà.

Un Pinocchio “oggettivo”, dunque, spogliato da qualsiasi intento favolistico e morale, come del resto accadeva in altre pellicole di Garrone come Dogman (2017) e soprattutto ne Il Racconto dei Racconti (2015), di cui Pinocchio è un ideale e meglio riuscito erede.

Ma se la vicenda ci viene presentata nuda e apparentemente priva di introspezione, il comparto visivo è come sempre appagante e suggestivo. Il regista ha modo di scatenare la sua fantasia visiva che si esplicita non solo nei bellissimi costumi, ma anche nel talent e location scouting: spazi angusti e vestiti bisunti fanno da contraltare a denti sporgenti, occhi storti e gestualità di volta in volta misurate o esagerate, che ben si sposano alla caratterizzazione dei vari personaggi. Rispetto ai già citati ultimi lavori di Garrone, tuttavia, in Pinocchio si scopre una vena estetica più raffinata, meno orientata al grottesco e più tendente a sprazzi di poesia: meravigliose, da questo punto di vista, le inquadrature degli sconfinati campi di grano pugliesi, o i chiaroscuri che fanno emergere l'eleganza e la decadenza mentre si sovrappongono a vicenda. Geniale, infine, la caratterizzazione del Paese dei Balocchi, non una città del vizio ma una masseria fortificata con tanto di dormitorio-stalla.

Pinocchio Matteo Garrone

Pinocchio è un film che dividerà critica e pubblico: tra i detrattori ci sarà di certo chi si aspettava una fiaba emozionante e coinvolgente; tra gli estimatori, chi accetterà di dover andare oltre il dato visivo e oltre l'immediata sensazione per riflettere fuori dal cinema sullo spettacolo appena visto. Di sicuro, però, questo film è una delle riduzioni più interessanti della favola di Collodi, una delle poche con le qualità necessarie a sopravvivere allo scorrere del tempo.

Foto Copyright © 01Distribution.

Pinocchio Matteo Garrone


Ulisse. Alberto Angela celebra il genio di Leonardo

Alberto Angela presenta la seconda puntata della nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta.

In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, il programma di divulgazione scientifica celebra il genio italiano con una puntata interamente dedicata alle sue creazioni e alla sua straordinaria esistenza.

Il viaggio comincerà in Francia, ad Amboise, sulle rive della Loira, nei luoghi dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi anni di vita. Con Alberto Angela, immergendosi nelle atmosfere rinascimentali, si scoprirà la genesi di tantissime opere leonardesche e si seguiranno le sue orme, cercando di svelare l’enigma di Leonardo: chi era davvero quell’uomo geniale che fu artista, scienziato, ingegnere, pittore, musicista, scultore e architetto al tempo stesso?

Alberto Angela

Dal maniero che gli donò il Re di Francia, Francesco I, ci si sposterà poi a Firenze, dove il giovane Leonardo andò a bottega da un maestro d’eccezione: Andrea del Verrocchio, uno degli artisti più rappresentativi del suo tempo.

E in questa perla del Rinascimento, Alberto Angela dal suo museo più celebre, gli Uffizi, condurrà il pubblico in una visita nella Sala Leonardo, laddove sono esposti i primi capolavori del Genio toscano.

Da Firenze a Milano: è qui che Leonardo visse per ben 17 anni, dal 1482, presso la corte di Ludovico il Moro. Questo ambiente, pieno di fermento culturale, fu per lui di ispirazione per moltissime opere, una fra tutte, il meraviglioso Cenacolo. Un’opera tra le più visitate d’Italia, simbolo della potenza economica della Milano dell’epoca e della prosperità culturale ed artistica di una città che poteva gareggiare, per cultura, con Venezia e con la Firenze del Rinascimento.

Tra i molteplici aspetti dell’ingegno di Leonardo Da Vinci, si scoprirà la sua passione per la musica e per l’occasione si ascolterà un brano, il cui testo fu scritto dallo stesso Leonardo, musicato originalmente da Roman Vlad, riarrangiato per l’occasione da Fabio Visocchi, interpretato da Giorgia, una delle più belle voci italiane.

Tra i grandi ospiti della serata, si ritroverà Gigi Proietti che, attraverso le sue magistrali interpretazioni, darà voce a storie e personaggi dell’epoca.

E ancora un altro grande interprete farà parte di questa puntata eccezionale: Roberto Benigni. Una grandissima presenza quella dell’artista toscano, che entra nel racconto della vita del genio italiano come solo lui sa fare, regalando al pubblico un momento di spettacolo e approfondimento unico.


Ulisse Alberto Angela

Nuova stagione di Ulisse con Alberto Angela: Gerusalemme ai tempi di Gesù

Ulisse, il piacere della scoperta

La nuova stagione, con Alberto Angela e Gigi Proietti - Gerusalemme ai tempi di Gesù

Ulisse Alberto Angela
Credits: Barbara Ledda

Sabato 21 settembre, in prima serata su Rai1, prende il via la nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta, sei puntate condotte da Alberto Angela e dedicate alla storia, all’arte, alla cultura.
Nella prima puntata, dal titolo Gerusalemme ai tempi di Gesù, Alberto Angela accompagnerà i telespettatori in un viaggio storico eccezionale, alla scoperta delle vicende accadute nella terra di Israele nel periodo in cui è vissuto Gesù. Si tratta di un periodo ricco di fermenti e tensioni, caratterizzato dai difficili rapporti tra gli ebrei e i romani e da un intenso fervore messianico.
L’intento di questo straordinario viaggio non è quello di raccontare Gesù, ma definire il contesto in cui si è mosso, la cornice storica, archeologica e sociale attorno alla sua figura.
Seguendo il filo narrativo della vicenda di Gesù, così come viene presentata dai Vangeli e dalla tradizione, si scopriranno alcuni aspetti della vita quotidiana nella terra d’Israele di quegli anni. Si conosceranno i protagonisti di quel periodo, a partire da Erode il grande, sotto il cui regno Gesù sarebbe nato. Un re che ha forgiato la terra di Israele, lasciando numerose e sorprendenti testimonianze architettoniche: la fortezza di Masada, la città di Cesarea Marittima, la sontuosa tomba dell’Herodion, il Tempio ristrutturato e arricchito. Sorprendenti i singolari rapporti che aveva con Marco Antonio, con Cleopatra, con Ottaviano.
Il nome del suo successore, il figlio Erode Antipa, è legato alla storia di Salomè, alla morte dei Giovanni Battista e soprattutto al ruolo avuto nel complicato processo a Gesù. Si incontreranno anche Ponzio Pilato, una figura rimasta enigmatica a causa delle poche testimonianze storiche di cui si dispone.
La puntata si muoverà da un sito all’altro, seguendo gli spostamenti di Gesù, e lo scenario principale sarà la città di Gerusalemme, la cui storia, è stato detto, è la storia del mondo. È in uno spazio relativamente ristretto che si è svolto il capitolo finale della vita di Gesù: il tempio, il monte degli ulivi, la cittadella, il calvario, il sepolcro. Siti che distano poche centinaia di metri l’uno dall’altro e che oggi sono tutti inglobati in una città per secoli crocevia di persone, popoli, merci, culture. Un luogo che continua ad essere una città cruciale per gli ebrei, per i cristiani e per l’Islam.

Ad affiancare Alberto Angela nell’affascinante racconto, ci sarà Gigi Proietti, una presenza costante di Ulisse, che darà voce ai protagonisti della storia mettendone in risalto vizi e virtù, genialità e miserie.

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa RAI


Silvano Toti Globe Theatre: Gigi Proietti in Edmund Kean

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

A grande richiesta

Gigi Proietti

in

EDMUND KEAN

di Raymund FitzSimons

Adattamento e regia Gigi Proietti

Regista assistente Loredana Scaramella

Prodotto da Politeama srl

7 luglio – 16 luglio ore 21.15

 
Dopo il successo della passata edizione, a grande richiesta, torna al Silvano Toti Globe Theatre lo spettacolo adattato e diretto da Gigi Proietti EDMUND KEAN (7 – 16 luglio ore 21.15). Il direttore artistico torna nuovamente a vestire i panni del grande attore inglese dell’ottocento nel testo che Raymond FitzSimons scrisse per Ben Kingsley. Il camerino diventa lo sfondo di una rappresentazione istrionica in cui Kean/Proietti si diletta nell’interpretare, tra un gesto e l’altro, brani tratti dalle opere di Shakespeare passando in rassegna avventure e sventure, successo e decadenza dell’interprete britannico.
Lunedì 10 luglio tornano in scena i  SONETTI D’AMORE, regia di Melania Giglio mentre  giovedì 13 luglio va in scena  PLAYING SHAKESPEARE, regia di Loredana Scaramella.

Foto ®Marco Borrelli

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Shakespeare sotto le stelle di Roma al Silvano Toti Globe Theatre

Shakespeare sotto le stelle di Roma

22 giugno | 15 ottobre 2017

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti 

Come da tradizione, l’estate a Roma porta una delle stagioni teatrali più attese in città. Il Silvano Toti Globe Theatre, unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti, si prepara ad accogliere il suo affezionato pubblico per una nuova stagione di grande teatro shakespeariano immersi nel verde di Villa Borghese
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Roma: Gigi Proietti in Omaggio a Shakespeare e Intestamè

8-9-12-13-15-16-17 luglio ore 21.15

Gigi Proietti in

OMAGGIO A SHAKESPEARE

brani da EDMUND KEAN di Raymund FitzSimons

Adattamento e regia Gigi Proietti

Regista assistente Loredana Scaramella

lunedì 11 luglio ore 21.15

INTESTAMÈ

di Carlo Ragone e Loredana Scaramella

Omaggio a Shakespeare GIGI PROIETTI (3)
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Roma: stagione 2016 del Silvano Toti Globe Theatre

23 giugno | 9 ottobre 2016

SILVANO TOTI GLOBE THEATRE

Direzione artistica Gigi Proietti

Re Lear
Re Lear

A 400 anni dalla morte di Shakespeare (23 aprile 1616) il Silvano Toti Globe Theatre di Roma, unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti, presenta una stagione speciale,promossa da Roma Capitale con la produzione di Politeama srl, organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura.
Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.
Per la stagione 2016 si è scelto di privilegiare quei testi che, oltre ad un'ambientazione italiana, hanno come asse portante la giustizia e l'esercizio della legge, temi sempre attuali che oggi più che mai può essere interessante osservare attraverso la lente di ingrandimento fornita dal Bardo.
In occasione delle celebrazioni per il quattrocentenario shakespeariano, il pubblico del Silvano Toti Globe Theatre potrà finalmente assistere ad un evento atteso da anni: per la prima volta Gigi Proietti sale sul palco di Villa Borghese in veste di attore e presenta un omaggio a Shakespeare con brani da Edmund Kean di Raymund FitzSimons, curando anche l’adattamento e la regia dello spettacolo.
©MarcoBorrelli
Romeo e Giulietta ©MarcoBorrelli

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Roma, Globe Theatre: dal 2 luglio "Sogno di una notte di mezza estate"

SILVANO TOTI GLOBE THEATRE

Direzione artistica Gigi Proietti

 Dal 2 al 12 luglio 2015 ore 21.15

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

regia di Riccardo Cavallo

traduzione di Simonetta Traversetti

Prodotto da Politeama Srl

Foto © MarcoBorrelli
Foto © MarcoBorrelli

Il 2 luglio parte la stagione 2015 Silvano Toti Globe Theatre e torna un appuntamento ormai cult: il SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE, a firma dell’indimenticabile Riccardo Cavallo, che andrà in scena fino al 12 luglio ore 21.15. Una storia che continua ad emozionare e a far sognare raccontando il tempo breve della felicità con un sottile sottofondo di malinconia.
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