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Quattro chiacchiere col fantasma della scrittura: dietro le quinte del mondo dei ghostwriter

Si crede spesso che il lavoro del ghostwriter sia un qualcosa che appartiene esclusivamente alla nostra contemporaneità, invece autori che hanno dato voce ad altre persone sono sempre esistiti. Ci si è interrogati sullo stesso William Shakespeare, avandando l'ipotesi che sia stato aiutato da un'altra équipe di scribacchini, o che lui medesimo sia stato il custode delle idee e dei sentimenti di altri individui. Anche il "padre fondatore" dell'horror, Howard Phillips Lovecraft arrotondò i suoi (già bassi) guadagni scrivendo come ghostwriter; "Il Tumulo", "La morte alata" e "Il diario di Alonzo Typer" sono alcuni dei suoi piccoli gioielli firmati con i nomi di Zealia Bishop,  Hazel Head e William Lumley.

ghostwriter Flavio TroisiMolti credono che sia un mestiere poco etico, altri non ci vedono niente di male; per conto mio ho scovato una persona squisita che mi ha spiegato nel dettaglio cosa significhi essere un "fantasma".

Ecco una chiacchierata con Flavio Troisi.

 

 

 

Grazie davvero, Flavio, per averci concesso il tuo tempo e per rispondere a queste domande. Iniziamo: cosa significa essere un ghostwriter?

Significa scrivere per conto terzi libri che altri firmano, di cui incassano le royalty (del tutto o in parte), di cui fanno firma-copie nelle librerie e di cui si attribuiscono la paternità. Il ghostwriter mette “in bella” le idee del cliente, le traduce in un libro che rispetti le sue aspettative, che non prenda in giro il lettore e che abbia un senso anche per l’editore, se presente. E poi c’è da misurarsi con se stessi, per scrivere qualcosa di degno, senza svendersi.

Una cosa mi sono sempre chiesto: immagino che tu avrai un tuo stile, ma a volte - mentre scrivi la storia di un'altra persona - subentra tra le righe il Flavio Troisi scrittore? O sei così "professionale" da rimanere concentrato sulle emozioni, il linguaggio e la storia del tuo assistito?

Considera che io scrivo soprattutto non-fiction, dove la prima esigenza stilistica è dettata dal bisogno di chiarezza e scorrevolezza insieme. Nello scrivere narrativa o storie autobiografiche mi appello a questi due criteri in primo luogo. In ogni caso, quale che sia il progetto, prima di scrivere intervisto a lungo il cliente, lo frequento, cerco di andare oltre il rapporto di lavoro.

È necessaria molta empatia per conoscere e capire la persona che si ha di fronte, perché poi bisogna tatuarla sulla pagina. Io mi preparo un po’ come un attore, cercando di entrare nella mentalità del mio assistito e di capire cosa prova, le sue priorità,i suoi valori. Solo allora comincio a scrivere, rispettando il pensiero e il sentire altrui attraverso la mia sensibilità.

Ma lo stile? Questione su cui bisogna fare luce a seconda dei casi. I clienti non hanno di solito un loro stile scritto, perché non scrivono, non sono scrittori. Ce l’hanno nel parlato,una loro calata, alcune espressioni chiave, e si può cercare di riprodurle un po’, ma la prosa è la prosa. Io non scrivo come parlo, se non in parte e quindi consiglio loro di non farsi scrivere un libro “parlato.” Altrimenti basterebbe registrarsi e trascrivere parola per parola. Funzionerebbe? Neanche un po’, se non sei avvezzo a scrivere in questo modo, se non sei Erle Stanley Gardner che se non erro dettava i suoi romanzi agli assistenti e lavorava contemporaneamente a più di un libro.

No, la scrittura ha le sue regole, il suo respiro, che è diverso dal quello del parlato quotidiano. Poi ci sono i clienti che pensano di sapere come scriverebbero se sapessero scrivere e si aspettano che io scriva di conseguenza a modo loro, ma questo modo non esiste perché non lo hanno mai sviluppato. Il che complica le cose. In tal caso cerchiamo di regolarci prima con esempi pratici. Chiedo loro: quale autore ti piace? Fammi leggere qualcosa di suo. Se lo hanno, posso cercare di adeguarmi. Se non lo hanno, siamo al punto di partenza. Non è sempre facile e a volte è difficile. Ma difficilmente è impossibile.

Di solito, a parte tutte queste sottigliezze, scrivo in base all’ispirazione che mi trasmette la persona, cerco entrare nei suoi panni e ci riesco senza pormi troppi problemi. E nel 99% dei casi tutto fila a meraviglia. Sai, io devo mettere da parte il mio ego, quando scrivo. Ma il cliente, non di rado, deve accantonare il proprio. Quando questo succede, nascono libri al servizio del lettore, che è sempre la figura più importante, non dimentichiamolo.

Secondo te è più difficile scrivere un romanzo nelle vesti dell'autore "classico" o nei panni del ghostwriter?

Nei panni dell’autore classico, nessun dubbio in merito. Un ghost ha il privilegio di nascondersi dietro una maschera, di vibrare i suoi colpi da dietro il sipario e poi passare alla sua vita. Ma quando scrivi il tuo libro, eh, allora la tensione, volenti o no, si fa sentire. Quando scrivi un libro tuo, ci metti la faccia e inevitabilmente avverti il peso della responsabilità, gli occhi del pubblico che convergono su di te, le luci che si accendono e arroventano l’aria. Cominci a sudare… perché il tuo nome sarà per sempre legato a quel libri, in un certo senso.

Per questo uso la massima delicatezza con i miei clienti. Se hanno paura di uscire con un libro che non lo rappresenti bene, be’, hanno tutta la mia comprensione, perché io vivo la loro stessa tremarella se scrivo per conto mio. Rassicurarli e lavorare con empatia e onestà intellettuale è parte della mia strana professione di fantasma della scrittura.

Ti senti mai in trappola a seguire delle linee guida predefinite e che magari bloccano la tua fantasia o verve narrativa?

Per lo più mi sento privilegiato ogni volta che qualcuno mi paga per scrivere. A volte ci sono paletti da rispettare ma sono quasi sempre utili e io rispetto la sensibilità dei miei clienti. I libri sono cose delicate, ci sono dentro pezzi di anima.
In un mondo immaginario sei tu che hai bisogno di un ghostwriter, quale autore chiameresti a raccontare la tua storia?
Di primo acchito, mi piacerebbe mettere insieme Nick Hornby e Joe R. Lansdale,entrambi maestri nel ravvisare il tragico nel comico e viceversa.

Raccontaci il tuo rapporto con le parole, quali sono i vocaboli che definiscono la tua persona.

Le parole sono un mezzo, non il fine. Cerco di tenere le distanze da loro quanto basta a maneggiarle con disinvoltura, altrimenti mi coglierebbe un timore reverenziale per il peso specifico di ciascuna di esse. Comunque meno sono, meglio è. In principio fu il verbo, non il verboso, ricordi? Roba grossa.

Le parole sono materiale esplosivo, ma se ci pensi troppo a lungo finisci per bloccarti. Guardo ai miei libri da una certa distanza. La mia unità di misura è la pagina, non la parola. Oggi devo scriverne almeno cinque. E così sia. Alla fine, dopo averle scritte, scoprirò quali parole ho usato. O mi hanno usato.

La scelta dei vocaboli è una questione di editing, di riscrittura. Ma se la prima stesura è stata prodotta senza troppe fisime, probabilmente ci sarà meno lavoro da fare in fase di riscrittura. Infine, se una parola, o un paragrafo non funzionano, il consiglio è sempre di sopprimerle.

La poesia è uno strumento importante, intimo e forse necessario per indagare noi stessi. Faresti mai il ghostwriter di poesie ? O forse lo hai già fatto. Altra domanda: forse il romanzo è ancora più intimo della poesia?

I romanzi possono essere intimi quanto superficiali, non è questione di cosa ma di come. Quanto alle poesie, non ne scrivo. A volte mi succedono, allora le butto giù (una ogni dieci anni) ma non sono mai stato un consumatore di versi, anche se sarebbe sano migliorare il mio rapporto con loro, perché non c’è mezzo di sintesi evocativa più potente, se parliamo di scrittura.

La poesia insegna a scrivere, se fatta con metodo, altrimenti come spesso accade, è un soliloquio ombelicale che mi ammorba, uno strumento di visibilità per profanatori incalliti di grammatica e sintassi, sentimentalisti bulimici. Prima di scrivere poesia bisognerebbe saper montare e smontare un racconto, un romanzo, avere la cognizione della prosa. Allora fai il poeta, che è un livello superiore. O bisogna essere geni.

Però non credo sia possibile essere un ghostwriter di poesie, e per un motivo molto prosaico, se mi passi il gioco di parole: i ghost scrivono per soldi ma c’è solo uno scrittore più povero di un romanziere, e quello è il poeta, che dunque non può permettersene uno. E poi sarebbe davvero contraddittorio, non trovi? Pagare un ghost per scrivere le tue poesie sarebbe come pagare qualcuno per farti dire che ti ama.

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Flavio Troisi ha un blog molto curato e che affascina i suoi lettori, potete seguirlo e contattarlo presso il seguente link: www.lafattoriadeilibri.wordpress.com

 


"Il Corvo e tutte le poesie" di Edgar Allan Poe: maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe
Il maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan PoeGià nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 il solitario di Providence Howard Phillips Lovecraft elogiava il coraggio narrativo e culturale di Edgar Allan Poe (1809-1849), anima dannata perennemente ispirata dalle sfere oscure dell'ignoto. De facto il famoso creatore del pantheon dei Grandi Antichi vide in Poe un'evoluzione matura del romanticismo macabro, troppo avviluppato nel vivere orrori e ignorando la fascinazione di piani labirintici pesantemente forgiati dalle più convulse turbe psicologiche. Poe distrugge le convenzioni letterarie e porta l'oscurità oltre le sfere del reale, non si limita ad essere un pallido incantatore di mostri o lucido scrittore di scene di sangue bensì si staglia in mondi onirici e si fa inghiottire dal morso della bestia. La mente umana.

Poe fu de-costruttore del vuoto moralismo americano di stampo trascendentalista e positivista, portato avanti da sofisti del suo tempo che credevano di avere in tasca le chiavi per comprendere l'animo umano e ammansirlo fino a rendere ogni uomo un cittadino del mondo e della ragione. L'autore di The Raven spoglia i suoi scritti di vani tentativi pedagogici e didascalici e crea una repulsiva attrazione per il male, forza primordiale che si annida in ogni essere vivente. La prosa dello scrittore americano è talvolta sfarzosa e ricca di elementi ornamentali, quasi a modo di ricordare le decorazioni artistiche delle moschee islamiche senza rinunciare alla viscerale teatralità dell'orrore. Suoi infatti sono i racconti del grottesco e dell'arabesco, figli di tendenze artistiche metabolizzate dall'ingegno del poeta. La sua prosa sarà in seguito particolarmente apprezzata da Lord Dunsany, Clark Ashton Smith e ovviamente da HPL, tra i suoi contemporanei Charles Baudelaire (uno degli “scopritori europei di Poe”) si complimentò con Poe per la sua capacità poetica.

Di recente l'opera poetica di Poe è tornata a riscuotere l'attenzione del pubblico italiano tramite l'edizione Il Corvo e tutte le poesie edita per Independent Legions Publishing (casa editrice specializzata nell'horror, nel gotico e nel dark/weird fantasy). Tale edizione che qui viene presentata è ricca di contenuti di pregio, dalla carta con una grammatura di qualità alle famose pagine nere che presentano le rivisitazioni poetiche di Alessandro Manzetti (Editore della Independent Legions Publishing, scrittore, traduttore e poeta dark, unico italiano a vincere il Bram Stoker Award e l'Elgin Award, in Italia scrive anche con lo pseudonimo Caleb Battiago) e Linda D. Addison (anche lei scrittrice e poetessa dark-weird vincitrice del Bram Stoker Award). Inoltre il volume è corredato dalle gothic-barocche (ossimoro artistico ma ugualmente meraviglioso) illustrazioni del fumettista Stefano Cardoselli. Il volume è in brossura con alette ma ha una stupenda cover di Wendy Saber Core che con magnetico terrore conquista il cuore di ogni lettore. L'edizione non presenta un apparato critico: questo non è un sintomo di non inefficienza da parte dell'editore perché a bilanciare tale voluta assenza si creano ben 4 interpretazioni liberamente ispirate dall'opus di Poe da parte dei poeti Manzetti-Addison, che nei paesi di lingua inglese riscuotono in continuazione svariati apprezzamenti. Il volume offre l'opportunità di conoscere il Poe poeta, il quale considerava la poesia come una creatura sacra e divoratrice del mondo. Anzi non vedeva la poesia come una cura alla Grande Malattia dell'umanità ma come un sintomo. La poesia è il genere estremo, è esorcismo estetico che depaupera l'universo dalla sua verità assoluta. La poesia risponde agli interrogativi, ma crea altri dubbi. Paradossalmente esatto.

La musicalità teatrale di Poe si riflette nella sua prosa fulgida e tetra ma scardina anche gli orpelli di luce della poesia portando il versificare sulle vette dell'ignoto. La poesia muta in musica ancestrale, si sfalda in nuove simmetrie corrotte che tendono all'indefinito. E tocca al lettore raccogliere i cocci di questo destinato tramutato in versi,e cogliere i significati che sa scorgere.

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan Poe

Tutte le foto dell'edizione Independent Legions Publishing del libro Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe sono di Cristiano Saccoccia


World Fantasy Awards: si discute il premio a Lovecraft

17 Settembre 2014
H._P._Lovecraft,_June_1934
Il comitato dei World Fantasy Awards sta mettendo in discussione il premio a Howard Phillips Lovecraft, per il suo essere razzista. La decisione ha ovviamente scatenato polemiche: spesso gli artisti hanno anche un lato oscuro ed è spesso difficile relazionarsi ad esso.
Alcuni, come Nnedi Okorafor, sono rimasti confusi dalla scoperta di questo lato della personalità dell'autore, altri come Daniel José Older, hanno proposto una petizione al comitato dei WFA, per premiare Octavia Butler anziché Lovecraft. Altri, come Laura Miller del Salon, invitano ad accettare queste verità e questi lati oscuri, discutendone senza rifiutare l'opera dell'autore nell'insieme.
Link: The Guardian; The Salon
Foto di Lovecraft, Giugno 1934, di Lucius B. Truesdell, da Wikipedia, Public Domain, copyright expired, Uploaded by Xomthas.