Il 29 settembre torna la Giornata Nazionale dei Piccoli Musei

C’è fermento tra i musei che domenica 29 settembre 2019 saranno aperti in occasione della terza giornata nazionale dei Piccoli Musei.

Storia dell’APM

L’Associazione Nazionale Piccoli Musei è stata fondata nel 2007 dal Prof. Giancarlo Dall’Ara, studioso e docente di Marketing nel Turismo, per promuovere una nuova cultura gestionale dei Piccoli Musei che sia in grado di valorizzarne le specificità che sono differenti rispetto ad un grande museo, in particolare il legame più stretto con il territorio e con la comunità, la capacità di essere accoglienti e di offrire esperienze originali ai visitatori.Fin dalla sua nascita, l’APM ha voluto confrontarsi con i professionisti museali, con gli operatori del settore e con gli studiosi, nei propri convegni nazionali annuali: Castenaso (BO), 7 maggio 2010, Battaglia Terme (PD), 27 ottobre 2011, Amalfi (SA), 5 e 6 novembre 2012, Assisi (PG), 11-12 novembre 2013.

C’è sempre stato un sentire comune tra i Piccoli Musei, un “sentire” dovuto al fatto che i Piccoli Musei hanno sempre percepito di essere diversi dal modello ufficiale di museo.
Quando un PM partecipa ad un incontro sui musei, percepisce che molte delle cose che si dicono non fanno al caso suo, non sono adatte alla sua realtà.


La nostra associazione ha voluto dare a questo “sentire” un luogo di incontro, e di riflessione. Contemporaneamente ha voluto cercare di individuare quali siano le differenze reali, le specificità, allo scopo di delineare una cultura gestionale rapportata alla piccola dimensione, così da avere dei riferimenti chiari e magari anche dei punti di forza sui quali puntare.
Mentre noi ci sforziamo con i nostri incontri di creare momenti di scambio, dall’altro lato rimane la necessità di convincere di questo le Istituzioni, perché fino a quando per le Istituzioni esisterà un solo museo, inevitabilmente ad essere penalizzato sarà il piccolo museo.

Tra gli scopi della nostra Associazione vi è quello di sviluppare una rete di relazioni tra quanti affrontano le problematiche dei piccoli musei con passione, sviluppando forme di condivisione e di divulgazione della conoscenza, e anche di sostegno reciproco. Il nostro appuntamento per eccellenza è il Convegno Nazionale che si svolge una volta l’anno, preceduto da un convegno regionale preparatorio. Il convegno nazionale dell’Associazione dei Piccoli Musei è l’unico appuntamento di questo genere nel nostro Paese, ed ha l’obiettivo di sostenere la realtà dei piccoli musei, attraverso la presentazione di studi, di relazioni e di casi pratici, attraverso lo scambio di esperienze, e la possibilità di condivisione e di incontri.

Di seguito alcuni “doni” che saranno offerti a quanti visiteranno i musei - aperti per l’occasione e con ingresso gratuito.

Lazio

Il Piccolo Museo Garibaldino di Mentana (RM) offre in dono ai visitatori la “pergamena della memoria”; il Museo della Ceramica della Tuscia di Viterbo ha preparato come dono una pubblicazione d'arte, e il Museo Civico di Monte Romano (VT) offrirà una stampa con una veduta storica di Monte Romano;

Toscana

Il Centrum Sete Sois Sete Luas di Pontedera (PI) offre ai visitatori del sale aromatizzato dell'isola di Maio (Capo Verde); il Museo della vita e del lavoro della Maremma settentrionale di Cecina (LI) offrirà un sacchetto contenente grani antichi.

Sempre in Toscana, il Museo archeologico del Territorio di Populonia, a Piombino in provincia di Livorno, offrirà in dono un medaglione ottenuto a sbalzo, con divinità, ispirato ai miti rappresentati sull’Anfora argentea di Baratti, simbolo del museo; il Museo Archeologico di Cecina donerà ai visitatori un sacchetto contenente grani antichi.

Sempre in Toscana il Museo Remiere di Limite sull'Arno e il Museo Diffuso del Chianti organizzeranno una attività di Photo Booth con cornice Polaroid personalizzata per donare foto ricordo della giornata a tutti i visitatori e i musei di villa Baciocchi di Capannoli (Pisa) doneranno unpiccolo monile ispirato all'anfora etrusca esposta nella sezione archeologica del museo, mentre il  museo Archivio carducciano darà in dono una stampa autografa della poesia "San Martino";

Friuli Venezia Giulia

Il piccolo Museo delle Lavandere diTrieste offrirà ai visitatori “Savon e ciapin”, e il Magazzino dei Venti di Trieste offrirà le corde della bora.

Sempre a Trieste, come tappa del percorso di avvicinamento alla 3° Giornata Nazionale dei Piccoli Musei, sabato 21 settembre, alla casa della Musica, l’Associazione Nazionale Piccoli Musei organizza la “Fieretta dei Piccoli Musei”, per far conoscere ai cittadini il grande patrimonio culturale di queste realtà museali.

Veneto

Piccolo Museo Sanpaolo di Monselice (PD) offrirà in dono un gesso profumato, mentre il Museo Civico A. Giacomelli di Montagnana (PD), ha già preparato dei sacchettini contenenti alcune varietà di cereali coltivati nel territorio in epoca romana;

 Sardegna

Il MuT – Museo della Tonnara di Stintino in provincia di Sassari donerà agli ospiti una cartolina che recherà su un lato la copia anastatica della poesia "Sogno", scritta nel dicembre 1951 da Antonio Penco, sull’altro lato una fotografia che ritrae i tonnarotti al lavoro, opera di Renato Gadau.

Sempre in Sardegna il museo Contus de Arrejolas di Cagliari, offrirà una formella in terracotta realizzata a mano, assieme ad un sacchetto di biscotti che rappresentano una “riggiola” trovata durante il restauro dei locali, realizzata da una nota pasticceria della città.

Il museo Laboratorio dell'Età Nuragica di Arzachena darà in dono un ciondolo in ceramica con simboli della Preistoria sarda, mentre a Pau in provincia di Oristano, il Museo dell'ossidiana, ha già pronta per i visitatori la valigia del Neolitico.

Piemonte

Il Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti di Vercelli organizza per il 29 settembre laboratori didattici e visite guidate speciali a cura dei ragazzi dell'Istituto G. Ferrari; a Baveno (Verbania) il Museo GranUM offrirà il gioco dello scalpellino, mentre il dono del museo archeologico di Caburrum a Cavour (TO) è una moneta romana (in copia). Sempre in Piemonte, in provincia di Alessandria il museo Antichi mestieri e tamburello di Basaluzzo offrirà un sacchetto di grano e una spiga, mentre l’ Ecomuseo Sogno di Luce di Alpignano (TO) offrirà una lampadina commemorativa di Cruto (inventore del filamento a carbone artificiale delle lampadine) da collezione e una pergamena.

In Sicilia il Polo museale di Ciminna (Palermo)  offrirà come gesto di benvenuto un aperitivo greco-romano, e il libretto "Ricettario di Cucina Greca e Romana", mentre il museo Epicentro, in provincia di Messina, offrirà in dono una mattonella circolare in terracotta; e se il Centro Esplora Ambiente di Santa Ninfa (TP) ha già pronti dei ciondoli in pietra di gesso, il Museo dell' Antica Farmacia Cartia di Scicli ha preparato dei pacchettini di spezie;

 In Emilia, a Montagnana di Modena, il museo Acetaia La Noce antica darà in dono una bottiglietta di aceto balsamico, mentre in provincia di Bologna il museo dei Botroidi offrirà ai visitatori i biscotti del museo. A Monghidoro il piccolo museo dell'emigrante e della civiltà contadina dell'Appennino bolognese offrirà dei sacchetti ricamati a mano (o di pizzo) con lavanda.

In Romagna il museo del Bottone di Santarcangelo ha già preparato una serie di  bottigliette di vetro con il logo del museo, e quello di APM, dove si spiccano tre bottoni Verdi Bianchi e Rossi.

In Calabria, a Maierà, il Museo Casamaierà donerà un vasetto di crema di peperoncino o di marmellata di cedro, mentre il Museo del Peperoncino, di Maiera', offre come dono una Bustina di Peperoncino; il Museo di Paleontologia e Scienze Naturali dell'Aspromonte, a Bova (RC) offrirà un segnalibro realizzato con materiale riciclato, con descrizione fossile;

In Lombardia il museo Contadino della Bassa Pavese donerà un sacchetto di farina di riso coltivata nel territorio, e il museo dei Tasso e della Storia postale di Camerata Cornello (BG) offrirà alcuni francobolli tematici donati al Museo da un collezionista appositamente per l'evento, e ilMuseo Archeologico di Angera (VA) offrirà un originale specchietto con scritto 'Persona da Museo';

In Puglia la casa museo Spada “Antichi strumenti musicali” di Lecceaccoglierà i visitatori offrendo birra artigianale, mentre il museo della Città e del Territorio di Nardò darà in dono una riproduzione di un frammento di una statua di I sec. a.C.; la “Casa Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika” di Calimera (LE) donerà agli ospiti una pergamena con epigrafi in greco, latino e italiano;

In Trentino

il Mulino Museo dell'Ape di Croviana, 38027, offrirà uno spargimiele in legno;

Nelle Marche l’ecomuseo delle Case di Terra di Villa Ficana (MC) ha già pronto un piccolo manufatto in terra cruda e paglia con semi di fiori ed erbe aromatiche.


L'Italia dopo la Ricostruzione, deve ricostruirsi!

Una delle domande che spesso venivano e, tutt’ora, vengono fatte ai nonni o ai genitori da parte di nipoti o figli è: come si viveva, in Italia, dopo la guerra? Come vi divertivate? Cosa facevate? Ci sono somiglianze con la nostra epoca?

Sono domande lecite, poste con quel pizzico di curiosità che anima i più piccoli alla ricerca di una identità o, almeno, desiderosi di capire la storia del nostro paese.

Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, ha dedicato un libro alla tematica relativa alla Ricostruzione dell’Italia nel periodo post-bellico: Giuro che non avrò più fame (edito da Mondadori nel 2018). Un libro che, attraverso una scrittura lineare e concisa, racconta, con la tipicità della narrazione giornalistica, le sofferenze, i sacrifici e i divertimenti di chi, come nonni e genitori, hanno dovuto sopportare la fame, hanno combattuto per ridare all’Italia quella dignità lacerata e che hanno rischiato, anche, nell’investire in industrie che, ancora oggi, rappresentano i capisaldi dell’economia italiana.

Oggi, spesso, ci si lamenta di un cellulare retrogrado, di una linea internet poco veloce o di come ci si debba comportare e presentare sui diversi social, quasi fossimo alla ricerca di una perfezione che non esiste, non è esistita e non esisterà mai. Molti italiani restano inermi; il lavoro rappresenta un bene di prima qualità, ma, spesso, è denigrato. Molti ‘lavoretti’ non sono in linea con le nuove leve che pretendono la ‘pappa pronta’ e tanto, ma tanto riposo…

Milano, foto di anonimo, da SkyScraperCity - Milano Sparita, Pubblico Dominio

Questi discorsi, però, sono la diretta conseguenza di una mancata ricerca del passato italiano, quel passato recente che ha visto come protagonisti i nostri nonni e genitori. I giovani di un tempo, come racconta Cazzullo, non avevano tempo per lamentarsi, dovevano rimboccarsi le maniche e ricostruire l’Italia per le generazioni future. Se oggi il modus vivendi è sulla soglia della sufficienza e, alcune volte, la supera, lo si deve a chi, dal 1948 in poi, è sceso in campo per garantire quella libertà che per noi è un dato acquisito, per loro era un miraggio da rendere reale.

In ben dodici capitoli, Cazzullo esamina la situazione italiana post-bellica, prendendo in considerazione diverse tematiche: la politica, il cinema, gli imprenditori, lo sport. È esemplare come, il giornalista, spesso faccia un confronto tra gli anni post-bellici e i giorni nostri. È chiaro che i giovani del XXI secolo devono ritenersi fortunati o, almeno, devono riconoscere che la loro libertà è frutto di una lunga e dura conquista di chi, tra volontari e lavoratori d’ogni genere, ha dedicato la propria vita per instaurare quel diritto, sacro e inviolabile, insito nel concetto di democrazia.

Nel primissimo capitolo, Cazzullo si lascia ad una riflessione che suona icastica e che, spesso, non viene presa in considerazione da chi, nel continuo lamento, ritiene di vivere una vita di stenti «Avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Tre famiglie su quattro non avevano il bagno in casa; per lavarsi dovevano uscire in cortile o sul balcone. L’Italia non esportava tecnologia, ma braccia: minatori in cambio di carbone». Questo confronto mette in mostra un differente modus vivendi che a noi risulta, ormai, quasi estraneo. Oggi l’Italia esporta menti e beni primari; gli italiani, oggi, piuttosto che scendere in piazza, si lamentano o, nel peggiore dei casi, fanno gran baccano sui social: la vita virtuale predomina su quella reale, si viaggia agli antipodi dei nostri antenati.

La politica italiana, dopo il 1945, doveva fare i conti con l’instaurazione del miglior governo possibile che garantisse stabilità e libertà ad un popolo in agonia: l’ombra del fascismo era ancora forte. La DC (Democrazia Cristiana) alle elezioni del 18 aprile 1948 vince sul Fronte Popolare, dopo una guerra politica combattuta con giornaletti, preghiere e persuasioni varie. Il partito di Alcide De Gasperi è al comando. Una nuova Italia sta crescendo.

La politica, o meglio, la guerra politica è solo uno degli ingredienti dell’Italia post-bellica. Oggi, a Natale, i regali che vanno per la maggiore sono: cellulari, viaggi, beni di lusso…ma i nostri nonni, invece, avevano regali? Certo, mandarini, fichi secchi, ceci e legumi vari: questi erano i regali. L’imperativo era far nutrire gli italiani. Lo stesso Cazzullo spiega che la tipologia di questi regali e l’ossessione per il cibo era dovuta alla volontà dei genitori di non far rivivere gli stessi stenti che loro stessi avevano vissuto durante il periodo bellico.

Si tornava a lavorare la terra; gli italiani, come dice Cazzullo, erano i ‘cinesi’ odierni: tanto lavoro e poco riposo.

Negli anni bellici e post-bellici si registrano una serie di personalità che hanno offerto all’Italia la possibilità di riscattarsi: Vittorio Valletta, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Luigi Einaudi, Lina Merlin.

Valletta è il precursore di Marchionne, è stato colui che ha portato in alto il nome della Fiat, lo stesso Cazzullo scrive «L’idea di Valletta è semplice: fare dell’Italia un Paese industriale, e della Fiat la prima industria d’Italia». Olivetti è, giustamente, definito da Cazzullo: lo Steve Jobs degli italiani. Il sogno di Olivetti è stato quello di «[…] dare all’Italia una cultura industriale moderna. Un progetto in cui far confluire cristianità e umanesimo, le scienze sociali e l’arte, la tecnologia e la bellezza». È stato l’ideatore della famosissima Lettera 22 con la quale miriadi di italiani hanno scritto libri, pensieri, tesi e lavori. Mattei è stato il pioniere dell’industria petrolifera italiana, fondando l’Eni nel 1952; ha permesso all’Italia di mettersi alla pari di USA, Inghilterra, Olanda nella lavorazione del petrolio. È stato, anche, il fondatore del quotidiano Il Giorno. Einaudi è stato il secondo presidente della Repubblica Italiana. La sua politica ha previsto delle riforme dal punto di vista economico, come afferma Cazzullo «[…] è il vero artefice della Ricostruzione sul fronte dello Stato». Ed, infine, la Merlin colei che ha permesso alle donne quel riscatto di cui necessitavano. Durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, le donne non avevano alcun diritto. La Merlin si è battuta, dura e coriacea, per chiudere le case chiuse: le donne non erano merce e non dovevano essere schiavizzate. Si deve a lei, anche, se nel 2016 si è giunti al divieto di licenziare le donne prima del matrimonio o del parto (disegno di legge avanzato dalla Merlin nel 1951).

A contorno di queste figure, si possono citare personalità quali: Achille Lauro, comandante e politico; amato dai napoletani perché egli stesso si prodigò per la sua terra «Sono un uomo che non ha rubato niente, che ha sempre lavorato, che ha dato ai poveri, e che prima di morire vorrebbe vedere felice questa bella e amatissima Napoli». Giuseppe Dossetti, vicesegretario della DC che, ritiratosi, si dedicò alla vita religiosa. Giuseppe Di Vittorio, strenuo difensore del Meridione, fondatore, insieme a Achille Grandi (DC) e Emilio Canevari (PSI), della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che vanta di essere, tutt’oggi, il più antico sindacato italiano. Guglielmo Giannini, fondatore del partito dell’Uomo Qualunque che ebbe vita effimera, osteggiato dalla Democrazia Cristiana e da Confindustria di Angelo Costa.

Come si è detto, però, dopo il 1948 gli italiani si divertivano e si dilettavano col cinema ed anche con lo sport. Ancora oggi riecheggiano le gesta del Grande Torino, cui è stato dedicato un film nel 2005 con Beppe Fiorello. Una squadra formidabile, artefice di cinque scudetti consecutivi; i componenti del Grande Toro furono i protagonisti della Nazionale che vinse per due competizioni consecutive i mondiali di calcio (1934-1938). La strage di Superga ancora oggi è ricordata ed ha lasciato una lacerazione incolmabile negli sportivi di un tempo e in quelli tutt’ora in attività; Indro Montanelli, nel tratteggiare la bellezza del suo sguardo sugli atleti Granata, dice «Gli eroi sono sempre stati immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno, i ragazzi, che il Torino non è morto; è soltanto in trasferta».

Oggi il calcio è, giustamente, ritenuto sport nazionale. Negli anni bellici e nel dopoguerra era il ciclismo lo sport di massa. Chi può dimenticare Fausto Coppi e Gino Bartali? Due sportivi che hanno regalato all’Italia numerose vittorie nei diversi tour e che hanno divertito gli appassionati del settore nei loro ‘rispettosi’ duelli su due ruote.

Anche il cinema poteva vantare personalità di spicco: Totò, Macario, Alberto Sordi, Anna Magnani, Renato Rascel…e registi del calibro di Roberto Rossellini e Federico Fellini. Un cinema privo degli effetti scenici che si possono osservare oggi, ma ricco di quella semplicità che permetteva a chi, dopo una giornata di duro lavoro, voleva rilassarsi dinanzi alla TV (non tutti potevano permettersela!).

Aldo Cazzullo durante una conferenza su Beniamino Andreatta svoltasi a Trento. Foto di Filippo Caranti, CC BY-SA 3.0

«Molti giovani non hanno fiducia nel loro Paese, e il loro Paese non ha fiducia in loro. L’Italia investe troppo poco nelle cose per cui è importante: la cultura, l’arte, la bellezza, lo spettacolo, la ricerca». Queste sono le parole di Aldo Cazzullo in uno dei capitoli del suo libro; oggi c’è un profondo scoraggiamento, gli italiani sembrano arrendevoli e chi non s’arrende fugge all’estero per realizzarsi, dimenticandosi di come, un tempo, i loro genitori o nonni reagirono dinanzi ad un’Italia distrutta dalla guerra. Questo dipende, anche, dalle troppe comodità cui si è avvezzi nell’era della tecnocrazia, Cazzullo afferma «Il tempo della rete è il tempo del narcisismo, della fatuità, dell’effimero: fashion blogger, inventori di videogame, scrittori di ministorie pubblicitarie per smartphone; start-up tutte uguali […] Tutto molto smart, cool, trendy. Nel frattempo però si sta perdendo il gusto del lavoro ben fatto, dei mestieri d’arte, del talento delle piccole cose […]». La tecnologia non va demonizzata, certo!, ma è necessario quell’est modus in rebus oraziano che cerchi, almeno, di spingere gli italiani a rimboccarsi le maniche e dare una svolta ad uno Stato in stallo: se le formidabili personalità del passato, genitori e nonni, sono riusciti a far riemergere un’Italia distrutta, vinta e indebolita, anche Noi, sulle orme dei nostri predecessori, siamo tenuti ad offrire un valido contributo affinché la crisi che sta piegando l’Italia da anni possa cessare e che l’Italia rialzi il capo una buona volta!

Aldo Cazzullo Ricostruzione Giuro che non avrò più fameBIBLIOGRAFIA:

Aldo Cazzullo, Giuro che non avrò più fame, Milano 2018.


Operazione Antiques Carabinieri TPC

Carabinieri TPC: con l'Operazione "Antiques" beni sequestrati per un valore di € 1.500.000

ESECUZIONE DI PROVVEDIMENTO DI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

Operazione “ANTIQUES”

La mattina del 26 luglio, al termine di una complessa attività d’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore dott. Giovanni Bombardieri, in Reggio Calabria, Napoli, Brescia, Catania, Torre del Greco (NA), Arzano (NA), Melito di Napoli (NA), Sant’Antonio Abate (NA), Ischia (NA), Castrezzato (BS), Isola del Liri (FR), Grana (AT), i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza, coadiuvati da quelli del Reparto Operativo TPC di Roma, dei Nuclei TPC di Napoli, Roma, Bari, Perugia, Firenze, Monza, Torino, della Sezione TPC di Siracusa e dell’Arma territoriale hanno dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria e a 20 decreti di perquisizione, emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di opere d’arte, quali dipinti, sculture in bronzo e marmo, oggetti chiesastici, provento di furto in territorio nazionale ed alla loro esportazione illecita, per la successiva commercializzazione in ambito internazionale.

I suddetti provvedimenti scaturiscono dall’esito di un’indagine, convenzionalmente denominata “ANTIQUES”, svolta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza supportati dai militari del Nucleo TPC di Napoli e coordinata dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e dai Sostituti dott. Giovanni CALAMITA e dott. Alessandro MOFFA.

Le investigazioni, avviate nel novembre del 2015 a seguito di un controllo ad esercizio commerciale d’antiquariato di Reggio Calabria e corroborate anche da attività tecniche e di riscontro mediante l’utilizzo della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, hanno consentito di:

  • acquisire numerosi elementi investigativi di colpevolezza nei confronti dei componenti di un pericoloso sodalizio criminale, con base a Napoli e provincia e con ramificazioni nel bresciano, dedito alla ricettazione di beni antiquariali trafugati sul territorio nazionale e commercializzati anche tramite antiquari calabresi compiacenti ovvero esportati illecitamente per essere venduti presso fiere di settore in Francia, come Avignone e Montpellier;

  • recuperare diverse opere trafugate, alcune di rilevante importanza, nonché un ingente quantitativo di oggetti d’antiquariato esportati in territorio francese, senza la prescritta autorizzazione dei competenti organi del MiBAC.

Nello specifico venivano recuperati beni di rilevanza storico artistica, provento di furto ai danni di abitazioni private del territorio nazionale, tra i quali emerge, per importanza, un dipinto, olio su tela, del ‘700, raffigurante “Madonna con Bambino”, di Scuola Napoletana, trafugato nel 2014 da un palazzo nobiliare di Arcevia (AN) (visibile nel video), nonché di sequestrare, al valico di Ventimiglia (IM), al confine con la Francia, centinaia di beni antiquariali, costituiti prevalentemente da elementi di arredo antico e di pregio, quali sculture in marmo e bronzo, consolle, dipinti su tavola e su tela, suppellettili antichi in argento, ceramica e porcellana, trasportati a mezzo di furgoni presi a noleggio per l’occasione dagli appartenenti al sodalizio criminale (visibili nel video).

Il valore economico di tutti i beni sequestrati è stato stimato in circa 1.500.0000 Euro.

Cosenza, 26 luglio 2019

Operazione Antiques Carabinieri TPC

Video e testo per l'Operazione Antiques forniti dalla Sala Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Velletri: conferenza “Folklore e Tradizioni Popolari”

La conferenza “Folklore e Tradizioni Popolari” si terrà lunedì 22 luglio, alle ore 18:00, presso la sala Tersicore del palazzo comunale di Velletri. L’incontro conclude la manifestazione “Giornate del Folklore Internazionale” che vedrà esibirsi a Velletri, nei giorni precedenti, gruppi folklorici provenienti dall’Isola di Pasqua, Honduras, Bielorussia, Botswana e Italia.

In basso trovate il programma completo della conferenza e link utili per ottenere maggiori informazioni.

Non mancate!

Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

 

Folklore e Tradizioni Popolari

Lunedì 22 luglio 2019

Sala Tersicore del Palazzo Comunale di Velletri

Piazza Cesare Ottaviano Augusto 1, Velletri (Roma)

Saluti:

 

Orlando Pocci, sindaco di Velletri

Romina Trenta, assessore alla cultura

Sabina Ponzo, consigliere comunale

Intervengono:

Alessandra Broccolini (Sapienza Università di Roma), Folklore o patrimonio culturale immateriale? I diversi significati della tradizione nel nuovo millennio

Katia Ballacchino (Università degli Studi di Salerno), Il patrimonio culturale immateriale come risorsa per la comunità

Daniele Parbuono (Università degli Studi di Perugia / Chongqing University of Arta and Sciences), Folklore e folclorismi. Diversi modi di sentirsi locali

Coordina:

Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Ore 19:30

Folklore Velletrano

Info

Mail: [email protected]


Una paradossografia pseudo-aristotelica: il “De mirabilibus ascultationibus”

UNA PARADOSSOGRAFIA PSEUDO-ARISTOTELICA: IL “DE MIRABILIBUS ASCULTATIONIBUS”

Quando ci si imbatte nella lettura di Aristotele spesso l’attenzione ricade su opere come la Metafisica, Poetica, Politica etc. che, seppur pregevoli per le informazioni e ricche di spunti filologici, non mancano certo di contributi esplicativi. La situazione, però, non è omogenea, non tutte le opere, aristoteliche o presunte tali, hanno ricevuto lo stesso trattamento o, seppur emendate e commentate, non risaltano all’attenzione del lettore esperto e non.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene, particolare con Platone e Aristotele. Affresco (1509-1511 circa), Musei Vaticani (fonte: Web Gallery of Art), Pubblico dominio

La questione del De mirabilibus ascultationibus è degna di nota sia per le problematiche storico-filologiche sia per le informazioni, spesso stravaganti, contenute all’interno della raccolta. Come si deduce dall’intestazione, l’opera è definita pseudo-aristotelica, non a caso differenti filologi (Alessandro Giannini, per citarne uno) hanno riscontrato diverse problematiche nel ricercare l’autore di questa raccolta di eventi mirabolanti. La difficoltà nell’individuazione della paternità è connessa con la varietà dei contenuti, varietà che riguarda non solo le informazioni, ma anche e soprattutto la datazione delle stesse. Non mancano, infatti, capitoli che riferiscono eventi precedenti o, addirittura, posteriori ad Aristotele stesso: in questa circostanza, allora, come ci si dovrebbe comportare? Giunge in soccorso la tradizione del Corpus Aristotelicum. Per quanto riguarda la tradizione dei filosofi, in particolar modo Platone e Aristotele, le loro ‘scuole’ hanno giocato un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle loro opere, nel caso di Aristotele il Liceo ha permesso che una buona parte della produzione aristotelica venisse tramandata ai posteri. All’interno di questa istituzione, il Liceo per l’appunto, definendola con una terminologia moderna, Aristotele ammaestrava i suoi allievi con le sue lezioni. Non è da escludere, quindi, che se diversi capitoli del De mirabilibus ascultationibus possano essere, con i dubbi del caso, ascritti allo Stagirita, gli altri possano avere una paternità diversa: si può ipotizzare, in questo caso, che differenti capitoli siano ascrivibili agli allievi. A confermare quest’ultima ipotesi c’è la questione della fonte o delle fonti della raccolta. Se ci si attiene alle informazioni degli studiosi, le fonti principali dell’opera paradossografica pseudo-aristotelica sono da indicare in Timeo, Teopompo e Teofrasto. Quest’ultimo, infatti, è stato allievo di Aristotele al Liceo.

Gustav Adolph Spangenberg, Die Schule des Aristoteles, affresco (1883-1888), (fonte: Hetnet.), Pubblico dominio

Connessa alla difficoltà della paternità della raccolta c’è la questione della datazione. Anche in questo caso si deve ipotizzare una pluralità di aggiunte seriori, anche se, cercando di datare quei capitoli ascrivibili ad Aristotele, si potrebbe definire come terminus ante quem il 384 a.C. (anno della nascita di Aristotele) e come terminus post quem il 322 a.C. (anno della morte dello stesso), in quest’arco di tempo, presumibilmente, va cercata l’origine di alcuni capitoli di probabile paternità aristotelica.

Le difficoltà legate alla paternità e alla datazione ricadono, anche, sulla struttura dell’opera. I capitoli non hanno una successione cronologica né tantomeno contenutistica, ma spesso risultano inseriti in maniera confusionaria e priva di una organizzazione razionale.

Dopo questa brevissima parentesi storico-filologica, è importante spiegare le ragioni che devono spingere studiosi e appassionati alla lettura del De mirabilibus ascultationibus. Come si evince dal titolo, l’opera presenta informazioni paradossali. Lo Pseudo-Aristotele (o si potrebbe definire anche Anonimo, date le suddette problematiche di paternità), tratta argomenti di vario genere: dalla zoologia alla botanica sino ai fenomeni geologici. Tutti i paradossi, eccetto rari casi, sono accompagnati dal luogo d’origine: si va dal Medio Oriente alla Grecia continentale sino all’Illiria e Italia (Sicilia e Magna Grecia).

Ogni sezione presenta delle caratteristiche principali: la sezione botanica è legata agli effetti ed usi delle diverse erbe e fiori disseminati sulla Terra (si deve tener presente che per Terra va intesa la superficie conosciuta sino al IV-III a.C.). Lo Pseudo-Aristotele (o Anonimo) parla di erbe benefiche e malefiche, di erbe legate ai culti religiosi e quelle legate alla sfera matrimoniale e, addirittura, racconta di fiori che emanano un odore acre tale da allontanare le bestie feroci.

La sezione zoologica è interessata alle dimensioni e alle funzioni di diversi animali. Si passa da bestie più grandi del normale a pesci che riescono a sopravvivere sulla spiaggia. Lo Pseudo-Aristotele tratta anche, per esempio, di locuste che, se ingerite, salvano dai morsi dei serpenti; quest’ultima informazione poteva (e può) essere utile per uno studioso di rimedi farmaceutici.

La sezione geologica è legata sia ai diversi fenomeni naturali: vengono trattati i casi di alta e bassa marea nello stretto di Messina, laghi che generano vortici e sputano una grande quantità di pesci, sia alla presenza, in diverse località, di metalli e pietre preziose. Spesso questa sezione è interessata, anche, da fenomeni mitologici: lo Pseudo-Aristotele parla, per esempio, di un evento accaduto a Catania ai due pii fratres (fratelli devoti), Anfinomo e Anapio; dopo l’eruzione dell’Etna, i due fratelli, con i loro genitori sulle spalle, furono salvati dalla lava grazie alla loro pietas (devozione), questo evento segnò così tanto i catanesi da farlo incidere sulle monete coniate tra il II e il I a.C. Quest’ultimo dato, per esempio, può risultare utile agli studiosi di numismatica.

L’intera raccolta è ricca di queste informazioni e il De mirabilibus ascultationibus, per concludere, può essere definita un’opera poliedrica: utile agli studiosi del Corpus Aristotelicum o agli appassionati e interessante anche per medici, erboristi e zoologi, antichi e non.

De mirabilibus ascultationibus Aristotele Pseudo-Aristotele
Busto di Aristotele. Copia romana di originale greco in bronzo di Lisippo, con aggiunta moderna del mantello in alabastro. Foto di Marie-Lan Nguyen (2006), Pubblico dominio

Roma: convegno “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”

Il convegno internazionale “Creature ibride dall’oriente alla penisola italiana: appropriazioni e (ri)creazioni”, incontro di studi promosso dall’Università di Friburgo, si terrà il 3 e il 4 aprile all’Istituto Svizzero di Roma, in via Ludovisi 48.

Oltre a rappresentare gli animali esistenti e a evolvere al loro fianco, diverse civiltà hanno immaginato creature
ibride, comunemente dette Mischwesen. Gli artisti hanno dimostrato una grande creatività, che sfocia nella creazione di un abbondante bestiario, presente su molti supporti quali i vasi attici, i gioielli etruschi, e le gemme del periodo romano.

Queste figure ibride non sono sistematicamente legate alla mitologia, anche se nell’antica Grecia il riferimento mitologico è maggiormente presente in confronto alla penisola italiana dove tali figure conquistano una propria autonomia.

Le suddette differenze ci invitano a riflettere tanto sul fenomeno dell’ibridazione quanto su questa apparente indipendenza dalle fonti letterarie delle creature ibride della penisola italiana, dall’epoca etrusca a quella
imperiale. Attraverso l’esame di testi, ma soprattutto di immagini ricche e variegate, proponiamo un viaggio nella terra di queste creature mostruose eppure così formalmente attraenti.

Di seguito il programma.

Mercoledì 3 aprile 2019

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Véronique Dasen (Università Friburgo)

Chnoubis, un hybride à toutes épreuves : petits maux, grands dieux

11 : 00 Cecilia d’Ercole (École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi)

I Viaggi dei Grifi, tra Oriente e Occidente ( IVe - IIIe )

11 : 45 Valentino Nizzo (Museo Villa Giulia)

Di Potnia in Potnia. Ricezione e reinterpretazione di un modello archetipale nell’Italia centro-meridionale protostorica

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Igor Baglioni (Museo delle Religioni « Raffaele Pettazzoni », Velletri)

Tra le spire della donna serpente. Echidna nella Teogonia esiodea

14 : 45 Esau Dozio (Antikenmuseum Basilea)

Un’anfora del Pittore di Berlino : creature ibride tra Grecia ed Etruria

15 : 30 Pausa

16 : 00 Flavia Morandini (Università Ca’ Foscari, Venezia)

Bestie divoratrici: sfingi e teste mozzate

16 : 45 Anna Angelini (Università Losanna)

Mostri marini nelle tradizioni greco-romane: tra informità e polimorfismo

18 : 00 Visita Villa Giulia

19 : 30 Fine della visita

Giovedì 4 aprile 2019

 

10 : 00 Benvenuto

10 : 15 Maria Cristina Biella (Università Roma, La Sapienza)

Al di qua e al di là degli Appennini. Appunti sullo sviluppo del bestiario orientalizzante nella Penisola Italiana

11 :00 Lorenzo Fabbri (Università Milano)

Il serpente che non è in grado di cambiare pelle muore: l’emblematico caso di Lamia

11 : 45 Enrico Giovanelli Leoni (Università Milano)

Chimere e sfingi nelle arti minori in età Orientalizzante: spunti per l’individuazione dei modelli iconografici

12 : 30 Pranzo

14 : 00 Arnaud Zucker (Université Côte d’Azur)

Les hybrides sont-ils des animaux comme les autres ? Montage et démontage d’un « prototype »

14 : 45 Doralice Fabiano (Università Ginevra)

Gli dei del fiume nell’antica Grecia tra « ibridismo » e « natura »

15 : 30 Pausa

16 : 00 Fabio Spadini (Università Friburgo)

Un ibrido al soldo della vendetta, il Capricorno

16 : 45 Daniela Ventrelli (Università Friburgo)

Creature ibride e mostruose nella ceramica figurata. Rubi antiqua / apula e lucana, « fascination » per i collezionisti del XIX secolo

17 : 30 Sandra Jaeggi (Università Friburgo)

Représenter des hybrides à mamelles : génération ou régénération ?

 

Info

Mail: [email protected]


Online l'Atlante dell'Architettura Contemporanea Italiana

ONLINE L’ATLANTE DELL'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA ITALIANA
Nuova piattaforma lanciata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane del Mibac

Atlante dell'Architettura Contemporanea Italiana MiBACIl sito web, raggiungibile all’indirizzo www.atlantearchitetture.beniculturali.it, racconta le architetture italiane tracciando cinque itinerari tematici illustrati da oltre 100 opere rappresentative del panorama architettonico.
L’utilizzo della piattaforma è agevolato dalla presenza di mappe interattive, che permettono all’utente di costruire il proprio percorso.
Con questo strumento aperto e implementabile si auspica una più efficace percezione e conoscenza dell’architettura italiana moderna e contemporanea da parte di un pubblico sempre più vasto e non solo di specialisti.
Roma, 21 dicembre 2018

Come da MiBAC, redattore Renzo De Simone


Ritorna in Italia l'Atleta vittorioso di Lisippo

Il dado è tratto. L’atleta vittorioso di Lisippo deve tornare in Italia dopo una lunga controversia che ha visto per anni l’Italia contro il Getty Museum di Malibu. La vicenda adesso ha un esito definitivo stabilito dalla Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dai legali del museo americano. Un successo che rende fieri e premia l’immenso lavoro e la tenacia dei giuristi dell’Avvocatura generale dello Stato che sono riusciti dopo anni a trovare la giusta strada per la risoluzione dell’impasse.

La statua in bronzo fu ripescata nelle acque dell’Adriatico al largo di Fano nel 1964. La sua celebrità, oltre alla fattura del reperto, è dovuta proprio al lungo contenzioso tra Italia e Getty Museum. Il “Bronzo Getty” o “Atleta di Fano” rappresenta un atleta stante che solleva il braccio destro per incoronarsi, creando un movimento sinuoso tipico dell'arte lisippea.

«Sono veramente contento - ha commentato il Ministro Alberto Bonisoli - che si sia finalmente chiuso questo iter giudiziale e sia stato riconosciuto al nostro Paese il diritto di recuperare un'importantissima testimonianza del nostro patrimonio. Questa notizia ci ricorda l'importanza dei beni per l'identità delle comunità e dei territori. Speriamo che la statua torni presto ad essere ammirata nei nostri musei e che le autorità Usa si attivino rapidamente per favorirne la restituzione»


Tornano in veste autunnale, nel prossimo weekend, le Giornate FAI

Insieme alla campagna "Ricordati di salvare l'Italia" il 13 e il 14 ottobre torna l’appuntamento per scoprire o riscoprire tra 660 luoghi e 250 città realtà poco conosciute o inaccessibili del Belpaese.
Tornano in veste autunnale, nel prossimo weekend, le Giornate FAI. Una due giorni in cui è possibile tornare, o vedere per la prima volta, tanti luoghi e bellezze, spesso poco conosciuti e a volte inaccessibili, del nostro Paese.

Servono esattamente a questo gli ‘itinerari tematici’ e le ‘aperture speciali’ proposte dal Fondo Ambiente Italiano nelle duecentocinquanta città italiane toccate dalle Giornate FAI d’Autunno di sabato 13 e domenica 14 ottobre 2018.

Le Giornate FAI d’Autunno infatti, sono state stata presentate stamane alla stampa insieme alla campagna nazionale di raccolta fondi 2018: Ricordati di salvare l’Italia. Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella Sala Spadolini del MiBAC, sono intervenuti Andrea Carandini, Presidente FAI; Marco Magnifico, Vicepresidente Esecutivo FAI; Vito Borrelli, Vice Capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia; Angelo Maramai, Direttore Generale FAI; Antonio Di Bella, Direttore Rai News; Claudio Levorato, Presidente Rekeep ed il Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli che ha voluto ringraziare il FAI per il lavoro svolto, aprendo luoghi spesso chiusi; per quello che rappresenta e permettendo ai giovani di esserne parte attiva; per mettere al centro il tema della manutenzione, un lavoro poco visibile ma estremamente importante per il nostro Paese.

Le Giornate, realizzato dai Gruppi FAI Giovani, saranno anche a sostegno della campagna Ricordati di salvare l’Italia, attiva fino al prossimo 31 di ottobre. Ai visitatori , per accedere ai diversi beni, sarà richiesto un piccolo contributo tra i due e i cinque euro, per sostenere le attività della Fondazione. Mentre per gli iscritti FAI o per chi si iscriverà durante l’evento, oltre a una quota agevolata, saranno dedicate visite esclusive, accessi prioritari ed eventi speciali

Oltre al Patrocinio MiBAC, la due giorni ha ricevuto il sostegno di Regioni, Province, Comuni; di Soprintendenze, Università, oltre a privati cittadini e a tutte le aziende che hanno voluto appoggiare la Fondazione. Un Fondo Ambiente che oggi conta oltre 122 delegazioni, 86 gruppi FAI e 88 gruppi FAI Giovani. Questi ultimi, nati sette anni fa, sono diffusi in tutta Italia e le Giornate FAI d’Autunno rappresentano la giusta opportunità per mettere in pratica il loro contributo. Ad affiancarli, nell’accogliere e guidare i visitatori, anche 5mila apprendisti ciceroni. Studenti di scuole di ogni ordine e grado che, insieme ai loro docenti, hanno scelto di partecipare a un progetto formativo di cittadinanza attiva nell’ambito dell’iniziativa lanciata dal FAI nel 1996 e che coinvolge, ogni anno, moltissimi studenti.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Commissione Europea nell’ambito delle attività dedicate all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Infatti diversi luoghi, tra quelli aperti il weekend del 13 e 14 ottobre, sono stati recuperati e valorizzati con finanziamenti europei.

Le giornate toccheranno complessivamente 660 luoghi distribuiti in tutte le regioni e vedranno impegnati 3.800 volontari, per la maggior parte appartenenti ai Gruppi FAI Giovani, ragazzi che accompagneranno gli italiani lungo 150 diversi itinerari a tema in luoghi solitamente non visitabili e spesso poco valorizzati, tra palazzi, chiese, castelli, aree archeologiche, giardini, architetture industriali, botteghe artigiane, musei e fari ma anche in interi quartieri e borghi.

E, in accordo con la campagna #salvalacqua che il FAI promuove per sensibilizzare i cittadini sul valore di questa preziosa ma sempre più scarsa risorsa, molti dei percorsi di quest’anno avranno l’acqua come filo conduttore. Infatti, tra i tantissimi luoghi visitabili, saranno numerosi i siti come mulini, dighe, cisterne o acquedotti.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=Uc_nQOkJYDA


Nuovo studio interdisciplinare getta luce sulle prime comunità di Longobardi

Nonostante i secoli di studi e ricerche, rimane ancora assai dibattuto il periodo di migrazioni che ebbero luogo in Europa tra il quarto e il sesto secolo. Quell'epoca si caratterizzò per il verificarsi di importanti cambiamenti di carattere socio-economico nel continente, oltre che per il declino dell'Impero Romano d'Occidente.

Gli autori di un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, hanno analizzato il DNA antico ricavato da 63 campioni provenienti da due cimiteri (Collegno in Piemonte e Szólád in Pannonia, nell'attuale Ungheria) in precedenza associati alla presenza longobarda. Dopo aver invaso la Pannonia nel 568 d.C., i Longobardi regnarono su gran parte dell'Italia per oltre duecento anni.

A guidare lo studio il professor Patrick Geary dell'Institute for Advanced Study, il professor Krishna Veeramah della Stony Brook University statunitense, il professor Johannes Krause del Max Planck Institute for the Science of Human History da Jena, in Germania, e il professor David Caramelli dell'Università di Firenze.

Cartina con il Regno Longobardo e la Pannonia, e i due cimiteri oggetto di sequenziamenti. Credits: Krishna R Veeramah

Il nuovo studio getta luce sulla formazione di queste comunità, su come vivevano queste popolazioni e sull'interazione con le popolazioni locali, che si suppone andassero a dominare. Il denso campionamento rivela che ciascun cimitero era primariamente organizzato sulla base della stirpe, suggerendo quindi che le relazioni di carattere biologico giocassero un ruolo importante in quelle prime società medievali. Si è quindi identificata una struttura genetica con almeno due gruppi aventi una stirpe differente, e molto diversi in termini di costumi funerari.

Entrambi i cimiteri sono organizzati sulla base di principi di carattere biologico. Le tombe a Szólád risalgono al secondo terzo del sesto secolo e sono prevalentemente maschili. Si suggerisce che i Longobardi occuparono quest'area per venti o trent'anni, erano insomma una comunità molto mobile. Gli individui con una dieta più ricca in proteine animali occupano un ruolo prominente.

Il cimitero a Collegno fu invece utilizzato dal tardo sesto secolo fino all'ottavo secolo, il primo periodo del Regno Longobardo in Italia. Qui siamo invece di fronte a una comunità da molte generazioni in Italia e a una ben maggiore mescolanza tra i gruppi genetici, ma si potrebbe suggerire un'influenza dominante esercitata dai nuovi arrivati sulle popolazioni locali.

Come spiega il professor Patrick J. Geary, prima di questo studio non si era notata, né ci si aspettava, una così forte relazione tra background genetico e cultura materiale. Questo suggerirebbe che le comunità in questione fossero caratterizzate da individui aventi un background genetico differente, che fossero consapevoli di queste loro differenze e che questo influenzasse la loro identità sociale. Le tombe aventi un più ricco corredo funerario, con spade e scudi per gli uomini e spille e collane per le donne, risultano essere associate ad individui legati da un punto di vista genetico ai moderni abitanti del Centro e del Nord Europa. Costoro avevano anche una dieta più ricca di proteine. Sono invece meno ricchi i corredi funerari legati a coloro il cui genoma appare più vicino a quello dei moderni abitanti dell'Europa meridionale. Nella ricerca, gli studiosi invitano però comunque alla prudenza sul legame tra stirpe e cultura materiale: ricerche future potranno meglio spiegare quanto forte sia stato.

I dati ricavati sono anche compatibili con la tesi della migrazione dei Longobardi dalla Pannonia all'Italia, nel sesto secolo d. C. Come sottolinea il professor Davide Caramelli, si evidenzia però un mescolamento genetico e culturale tra i nuovi arrivati e le popolazioni italiche già presenti, e non un netto distacco tra le stesse.

L'importanza di questa ricerca è anche nella sua natura interdisciplinare. “Quello che abbiamo presentato in questo studio è un impianto unico, di carattere interdisciplinare, per il futuro,” spiega il professor Patrick J. Geary, “unendo esperti provenienti da diverse discipline al fine di reinterpretare e riconciliare le prove di carattere storico, genomico, isotopico e archeologico; per migliorare la nostra conoscenza del passato, per produrre nuove informazioni su come le popolazioni si muovono, su come si trasmettono le culture; per meglio comprendere le identità, e nuove modalità di comprensione della complessità, dell'eterogeneità, e della malleabilità della popolazione europea nel passato e nel presente.”

A guidare la ricerca sono stati il professor Patrick Geary dell'Institute for Advanced Study, il professor Krishna Veeramah della statunitense Stony Brook University, il professor Johannes Krause del Max Planck Institute for the Science of Human History da Jena, in Germania, e il professor David Caramelli dell'Università di Firenze. Ha visto anche contributi da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, delle Università degli Studi di Ferrara, di Padova e di Sassari.

Ritrovamenti nella tomba 53 a Collegno. Credits: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino

 

Link: ANSACorriere della Sera; Repubblica 1, 2.

Lo studio Understanding 6th-century barbarian social organization and migration through paleogenomics, di Carlos Eduardo G. Amorim, Stefania Vai, Cosimo Posth, Alessandra Modi, István Koncz, Susanne Hakenbeck, Maria Cristina La Rocca, Balazs Mende, Dean Bobo, Walter Pohl, Luisella Pejrani Baricco, Elena Bedini, Paolo Francalacci, Caterina Giostra, Tivadar Vida, Daniel Winger, Uta von Freeden, Silvia Ghirotto, Martina Lari, Guido Barbujani, Johannes Krause, David Caramelli, Patrick J. Geary & Krishna R. Veeramah, è stato pubblicato su Nature Communications.