Ritorna in Italia l'Atleta vittorioso di Lisippo

Il dado è tratto. L’atleta vittorioso di Lisippo deve tornare in Italia dopo una lunga controversia che ha visto per anni l’Italia contro il Getty Museum di Malibu. La vicenda adesso ha un esito definitivo stabilito dalla Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dai legali del museo americano. Un successo che rende fieri e premia l’immenso lavoro e la tenacia dei giuristi dell’Avvocatura generale dello Stato che sono riusciti dopo anni a trovare la giusta strada per la risoluzione dell’impasse.

La statua in bronzo fu ripescata nelle acque dell’Adriatico al largo di Fano nel 1964. La sua celebrità, oltre alla fattura del reperto, è dovuta proprio al lungo contenzioso tra Italia e Getty Museum. Il “Bronzo Getty” o “Atleta di Fano” rappresenta un atleta stante che solleva il braccio destro per incoronarsi, creando un movimento sinuoso tipico dell'arte lisippea.

«Sono veramente contento - ha commentato il Ministro Alberto Bonisoli - che si sia finalmente chiuso questo iter giudiziale e sia stato riconosciuto al nostro Paese il diritto di recuperare un'importantissima testimonianza del nostro patrimonio. Questa notizia ci ricorda l'importanza dei beni per l'identità delle comunità e dei territori. Speriamo che la statua torni presto ad essere ammirata nei nostri musei e che le autorità Usa si attivino rapidamente per favorirne la restituzione»


Tornano in veste autunnale, nel prossimo weekend, le Giornate FAI

Insieme alla campagna "Ricordati di salvare l'Italia" il 13 e il 14 ottobre torna l’appuntamento per scoprire o riscoprire tra 660 luoghi e 250 città realtà poco conosciute o inaccessibili del Belpaese.
Tornano in veste autunnale, nel prossimo weekend, le Giornate FAI. Una due giorni in cui è possibile tornare, o vedere per la prima volta, tanti luoghi e bellezze, spesso poco conosciuti e a volte inaccessibili, del nostro Paese.

Servono esattamente a questo gli ‘itinerari tematici’ e le ‘aperture speciali’ proposte dal Fondo Ambiente Italiano nelle duecentocinquanta città italiane toccate dalle Giornate FAI d’Autunno di sabato 13 e domenica 14 ottobre 2018.

Le Giornate FAI d’Autunno infatti, sono state stata presentate stamane alla stampa insieme alla campagna nazionale di raccolta fondi 2018: Ricordati di salvare l’Italia. Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella Sala Spadolini del MiBAC, sono intervenuti Andrea Carandini, Presidente FAI; Marco Magnifico, Vicepresidente Esecutivo FAI; Vito Borrelli, Vice Capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia; Angelo Maramai, Direttore Generale FAI; Antonio Di Bella, Direttore Rai News; Claudio Levorato, Presidente Rekeep ed il Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli che ha voluto ringraziare il FAI per il lavoro svolto, aprendo luoghi spesso chiusi; per quello che rappresenta e permettendo ai giovani di esserne parte attiva; per mettere al centro il tema della manutenzione, un lavoro poco visibile ma estremamente importante per il nostro Paese.

Le Giornate, realizzato dai Gruppi FAI Giovani, saranno anche a sostegno della campagna Ricordati di salvare l’Italia, attiva fino al prossimo 31 di ottobre. Ai visitatori , per accedere ai diversi beni, sarà richiesto un piccolo contributo tra i due e i cinque euro, per sostenere le attività della Fondazione. Mentre per gli iscritti FAI o per chi si iscriverà durante l’evento, oltre a una quota agevolata, saranno dedicate visite esclusive, accessi prioritari ed eventi speciali

Oltre al Patrocinio MiBAC, la due giorni ha ricevuto il sostegno di Regioni, Province, Comuni; di Soprintendenze, Università, oltre a privati cittadini e a tutte le aziende che hanno voluto appoggiare la Fondazione. Un Fondo Ambiente che oggi conta oltre 122 delegazioni, 86 gruppi FAI e 88 gruppi FAI Giovani. Questi ultimi, nati sette anni fa, sono diffusi in tutta Italia e le Giornate FAI d’Autunno rappresentano la giusta opportunità per mettere in pratica il loro contributo. Ad affiancarli, nell’accogliere e guidare i visitatori, anche 5mila apprendisti ciceroni. Studenti di scuole di ogni ordine e grado che, insieme ai loro docenti, hanno scelto di partecipare a un progetto formativo di cittadinanza attiva nell’ambito dell’iniziativa lanciata dal FAI nel 1996 e che coinvolge, ogni anno, moltissimi studenti.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Commissione Europea nell’ambito delle attività dedicate all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Infatti diversi luoghi, tra quelli aperti il weekend del 13 e 14 ottobre, sono stati recuperati e valorizzati con finanziamenti europei.

Le giornate toccheranno complessivamente 660 luoghi distribuiti in tutte le regioni e vedranno impegnati 3.800 volontari, per la maggior parte appartenenti ai Gruppi FAI Giovani, ragazzi che accompagneranno gli italiani lungo 150 diversi itinerari a tema in luoghi solitamente non visitabili e spesso poco valorizzati, tra palazzi, chiese, castelli, aree archeologiche, giardini, architetture industriali, botteghe artigiane, musei e fari ma anche in interi quartieri e borghi.

E, in accordo con la campagna #salvalacqua che il FAI promuove per sensibilizzare i cittadini sul valore di questa preziosa ma sempre più scarsa risorsa, molti dei percorsi di quest’anno avranno l’acqua come filo conduttore. Infatti, tra i tantissimi luoghi visitabili, saranno numerosi i siti come mulini, dighe, cisterne o acquedotti.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=Uc_nQOkJYDA


Nuovo studio interdisciplinare getta luce sulle prime comunità di Longobardi

Nonostante i secoli di studi e ricerche, rimane ancora assai dibattuto il periodo di migrazioni che ebbero luogo in Europa tra il quarto e il sesto secolo. Quell'epoca si caratterizzò per il verificarsi di importanti cambiamenti di carattere socio-economico nel continente, oltre che per il declino dell'Impero Romano d'Occidente.

Gli autori di un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, hanno analizzato il DNA antico ricavato da 63 campioni provenienti da due cimiteri (Collegno in Piemonte e Szólád in Pannonia, nell'attuale Ungheria) in precedenza associati alla presenza longobarda. Dopo aver invaso la Pannonia nel 568 d.C., i Longobardi regnarono su gran parte dell'Italia per oltre duecento anni.

A guidare lo studio il professor Patrick Geary dell'Institute for Advanced Study, il professor Krishna Veeramah della Stony Brook University statunitense, il professor Johannes Krause del Max Planck Institute for the Science of Human History da Jena, in Germania, e il professor David Caramelli dell'Università di Firenze.

Cartina con il Regno Longobardo e la Pannonia, e i due cimiteri oggetto di sequenziamenti. Credits: Krishna R Veeramah

Il nuovo studio getta luce sulla formazione di queste comunità, su come vivevano queste popolazioni e sull'interazione con le popolazioni locali, che si suppone andassero a dominare. Il denso campionamento rivela che ciascun cimitero era primariamente organizzato sulla base della stirpe, suggerendo quindi che le relazioni di carattere biologico giocassero un ruolo importante in quelle prime società medievali. Si è quindi identificata una struttura genetica con almeno due gruppi aventi una stirpe differente, e molto diversi in termini di costumi funerari.

Entrambi i cimiteri sono organizzati sulla base di principi di carattere biologico. Le tombe a Szólád risalgono al secondo terzo del sesto secolo e sono prevalentemente maschili. Si suggerisce che i Longobardi occuparono quest'area per venti o trent'anni, erano insomma una comunità molto mobile. Gli individui con una dieta più ricca in proteine animali occupano un ruolo prominente.

Il cimitero a Collegno fu invece utilizzato dal tardo sesto secolo fino all'ottavo secolo, il primo periodo del Regno Longobardo in Italia. Qui siamo invece di fronte a una comunità da molte generazioni in Italia e a una ben maggiore mescolanza tra i gruppi genetici, ma si potrebbe suggerire un'influenza dominante esercitata dai nuovi arrivati sulle popolazioni locali.

Come spiega il professor Patrick J. Geary, prima di questo studio non si era notata, né ci si aspettava, una così forte relazione tra background genetico e cultura materiale. Questo suggerirebbe che le comunità in questione fossero caratterizzate da individui aventi un background genetico differente, che fossero consapevoli di queste loro differenze e che questo influenzasse la loro identità sociale. Le tombe aventi un più ricco corredo funerario, con spade e scudi per gli uomini e spille e collane per le donne, risultano essere associate ad individui legati da un punto di vista genetico ai moderni abitanti del Centro e del Nord Europa. Costoro avevano anche una dieta più ricca di proteine. Sono invece meno ricchi i corredi funerari legati a coloro il cui genoma appare più vicino a quello dei moderni abitanti dell'Europa meridionale. Nella ricerca, gli studiosi invitano però comunque alla prudenza sul legame tra stirpe e cultura materiale: ricerche future potranno meglio spiegare quanto forte sia stato.

I dati ricavati sono anche compatibili con la tesi della migrazione dei Longobardi dalla Pannonia all'Italia, nel sesto secolo d. C. Come sottolinea il professor Davide Caramelli, si evidenzia però un mescolamento genetico e culturale tra i nuovi arrivati e le popolazioni italiche già presenti, e non un netto distacco tra le stesse.

L'importanza di questa ricerca è anche nella sua natura interdisciplinare. “Quello che abbiamo presentato in questo studio è un impianto unico, di carattere interdisciplinare, per il futuro,” spiega il professor Patrick J. Geary, “unendo esperti provenienti da diverse discipline al fine di reinterpretare e riconciliare le prove di carattere storico, genomico, isotopico e archeologico; per migliorare la nostra conoscenza del passato, per produrre nuove informazioni su come le popolazioni si muovono, su come si trasmettono le culture; per meglio comprendere le identità, e nuove modalità di comprensione della complessità, dell'eterogeneità, e della malleabilità della popolazione europea nel passato e nel presente.”

A guidare la ricerca sono stati il professor Patrick Geary dell'Institute for Advanced Study, il professor Krishna Veeramah della statunitense Stony Brook University, il professor Johannes Krause del Max Planck Institute for the Science of Human History da Jena, in Germania, e il professor David Caramelli dell'Università di Firenze. Ha visto anche contributi da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, delle Università degli Studi di Ferrara, di Padova e di Sassari.

Ritrovamenti nella tomba 53 a Collegno. Credits: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino

 

Link: ANSACorriere della Sera; Repubblica 1, 2.

Lo studio Understanding 6th-century barbarian social organization and migration through paleogenomics, di Carlos Eduardo G. Amorim, Stefania Vai, Cosimo Posth, Alessandra Modi, István Koncz, Susanne Hakenbeck, Maria Cristina La Rocca, Balazs Mende, Dean Bobo, Walter Pohl, Luisella Pejrani Baricco, Elena Bedini, Paolo Francalacci, Caterina Giostra, Tivadar Vida, Daniel Winger, Uta von Freeden, Silvia Ghirotto, Martina Lari, Guido Barbujani, Johannes Krause, David Caramelli, Patrick J. Geary & Krishna R. Veeramah, è stato pubblicato su Nature Communications.


Mosca: presentazione del libro «I partigiani sovietici in Italia» di Massimo Eccli

Il 21 settembre 2018, presso la Biblioteca Statale Russa, si terrà la presentazione del libro «I partigiani sovietici in Italia». Il libro apre una pagina ignota della storia della Seconda Guerra Mondiale, sulla partecipazione dei cittadini sovietici, nel movimento della Resistenza italiano.

In alcune centinaia tra città e paesi dell'Italia vi sono sepolture di soldati sovietici. Le maggiori sono a Torino, Cuneo, Genova, Firenze, Milano, Bologna e Verona. I locali portano fiori sulle tombe, malgrado ciò, spesso esse sono ignote. Una di queste tombe di soldati sovietici si trova nel cimitero di San Zeno di Montagna, in provincia di Verona ed attirò l'attenzione dello storico Massimo Eccli. Egli decise di trovare testimonianze su questa persona e trovare i suoi parenti. Durante queste ricerche, egli trovò informazioni sui destini dei cittadini sovietici deportati durante la Guerra, in Italia, egli decise di sistematizzarle. Risultato finale di questo lavoro è il libro «I partigiani sovietici in Italia», pubblicato dalla casa editrice «Veche».

Secondo Massimo Eccli, molti soldati sovietici, arrivati in Italia negli anni di guerra, ancora oggi sono considerati dagli archivi sovietici come dispersi. Durante il lavoro sul libro, si riuscì a ricostruire alcuni dei loro nomi.

In Italia, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, molti soldati furono prigionieri dei campi di lavoro. Solamente i soldati dell'Armata Rossa, furono più di 20.000. Coloro che riuscirono a fuggire si unirono al movimento della Resistenza ed ai distaccamenti partigiani. Alcuni nostri connazionali, sono leggendari membri della Resistenza italiana: Fjodor Poletaev, Nikolaj Bujanov, Daniil Avdeev, Fore Mosuligvili, furono insigniti della più alta decorazione italiana, per le prodezze sul campo di battaglia, la medaglia d'oro «al Valor Militare». Vennero premiati con il titolo di «Eroe dell'Unione Sovietica»: Fjodor Poletaev, Fore Mosulisvili, Daniil Avdeev e Nikolaj Bujanov. Molti ricevettero le più alte onoreficenze sovietiche soprattutto ad Memoriam.

 

Nell'ambito della presentazione nella sala espositiva Rosa della RSL, si terrà anche l'apertura della mostra internazionale «Sotto il cielo d'Italia e Russia». Il progetto, iniziò nel 2014, durante l'anno incrociato del turismo Russia — Italia ed è un'iniziativa del'Unione Creativa Giovanile «Le due capitali Mosca - San Pietroburgo» e del Movimento internazionale giovanile «Amici» Italia - Russia. I lavori presenti alla mostra, sono stati eseguiti dai partecipanti al progetto «La longevità Moscovita» dello studio «Cobalt» del centro «Arbat - Tverskoj».

Alla presentazione si esibirà il cantante lirico Luca Lattanzio. Il 9 maggio 2018 egli si esibì al Cremlino, durante la festa per il Giorno della Vittoria.

Alla presentazione prenderanno parte i parenti dei partigiani sovietici, rappresentanti dell'Ambasciata d'Italia, delle organizzazioni culturali ed educative della Russia e dell'Italia: l'Associazione Dante Alighieri, la scuola «Italo Calvino», il liceo «Paolo Diacono», il «Fotozentr» di Gogolevskij Boulevard e Dom íumalista.

Testo dal servizio stampa della Biblioteca Statale Russa

La Biblioteca Statale Russa, foto di Vladimir TokarevCC BY-SA 3.0, da Wikipedia.


Milano: mostra “Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”

Cultura

“Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”, a Palazzo Reale dal 21 febbraio al 24 giugno 2018

In mostra pitture, disegni e stampe di alcuni tra i più importanti artisti tedeschi e italiani, provenienti da oltre 40 prestatori da tutto il mondo.

Albrecht Dürer, Portrait of a Clergyman (Johann Dorsch?), German, 1471 - 1528, 1516, oil on parchment on fabric, Samuel H. Kress Collection

Milano, 20 febbraio 2018 – Da domani, mercoledì 21 febbraio, al 24 giugno 2018 Palazzo Reale di Milano presenta "Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia" una grande mostra e un progetto originale che raccontano l’apice del Rinascimento tedesco nel suo momento di massimo fulgore e di grande apertura verso l’Europa, grazie a un’importante selezione di opere di Albrecht Dürer (1471 – 1528) e di alcuni grandi artisti tedeschi e italiani suoi contemporanei.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, la mostra è curata da Bernard Aikema, Professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Verona, con la collaborazione di Andrew John Martin, Ricercatore in storia dell’arte e Rinascimento tedesco, e offre ai visitatori la possibilità di ammirare circa 130 opere tra cui 12 dipinti di Albrecht Dürer, insieme a 3 acquerelli e circa 60 tra disegni, incisioni, libri, manoscritti, rivelando così il carattere innovativo della sua arte dal punto di vista tecnico, semantico e iconografico.

Il corpus del maestro di Norimberga è affiancato da alcune opere significative di artisti tedeschi suoi contemporanei come Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung Grien, Hans Burgkmair e Martin Schongauer da un lato; e dall’altro di grandi pittori, disegnatori e artisti grafici italiani che hanno lavorato fra Milano e Venezia, come Tiziano, Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Giovanni Bellini, Andrea Solario.

Con la mostra "Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia" Palazzo Reale e 24 ORE Cultura riuniscono a Milano opere provenienti da più di 40 prestatori italiani e internazionali: si avrà quindi la possibilità di fare un vero e proprio viaggio virtuale “europeo” nei più prestigiosi musei tedeschi, olandesi, inglesi, spagnoli, portoghesi e italiani per conoscere a fondo quell’età aurea della storia dell’arte che ancora oggi è considerata un epigono irripetibile.
L’esposizione rivelerà anche il quadro dei rapporti artistici tra nord e sud Europa tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, il dibattito religioso e spirituale come substrato culturale delle opere di Dürer, il suo rapporto con la committenza attraverso l’analisi della ritrattistica, dei soggetti mitologici, delle pale d’altare; la sua visione della natura e dell’arte tra classicismo e anticlassicismo, la sua figura di uomo e le sue ambizioni d’artista.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

“Dürer, l’arte tedesca, Venezia, l’Italia”
Nella prima sezione tematica si esplorano i rapporti artistici fra il nord e il sud delle Alpi fra 1480 e 1530 circa. Da un lato si dimostra come la reciprocità degli stimoli abbia generato novità iconografiche, compositive e formali, che contribuirono in modo decisivo alle trasformazioni epocali che caratterizzano la storia dell’arte europea durante quegli anni; dall’altro si seguono gli spostamenti geografici di Albrecht Dürer e i suoi fruttuosi incontri con l’arte italiana e, in particolar modo, veneziana.

La critica è solita affermare che Dürer avrebbe visitato Venezia due volte, attorno al 1495 e nel 1505-1507. Il primo viaggio tuttavia non è documentato mentre il secondo ha lasciato tracce nelle fonti. La città lagunare era il principale centro del settore editoriale al di qua delle Alpi e probabilmente Dürer, maestro di grafica a stampa ormai incontestato in Germania, voleva espandere il proprio raggio d’azione all’Italia settentrionale. Qui l’artista ha prodotto diversi capolavori, fra i quali la Festa del Rosario, il Cristo fra i dottori e il celebre Ritratto di giovane veneziana, dipinti che dialogano con il linguaggio artistico di Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Alvise Vivarini e Leonardo da Vinci.

“Geometria, misura, architettura”
Grazie ad una mente brillante e metodica, un eccezionale talento per la matematica e l’aiuto dei suoi amici umanisti, Albrecht Dürer seppe esprimere, in vari scritti ma anche nelle sue opere, un nuovo concetto dell’arte, basato sui principi dell’imitazione della natura e sulla teoria artistica. In questa sezione della mostra, specificamente dedicata a questo suo essere, oltre che artista, anche teorico dell’arte, sono esposti in edizione originale i suoi trattati sulla geometria e la prospettiva, sull’architettura militare e sulle proporzioni umane; e le riproduzioni digitali ad alta risoluzione di alcune carte di uno dei più importanti codici manoscritti di Dürer, che documentano il suo precoce interesse verso teoria e lessico architettonico italiano.
Vengono poi messi a confronto disegni di Dürer con opere grafiche di Baldung Grien, Cranach e Jacopo de’ Barbari, che mostrano come, fra la fine del XV e il primo decennio del XVI secolo, questi artisti si confrontassero nello studio dei modelli antichi o del corpo umano; e, anche, disegni e incisioni di Dürer e Leonardo intorno al problema della rappresentazione proporzionale del cavallo.

“La natura”
Il contributo degli artisti tedeschi si è rivelato fondamentale nella rappresentazione della natura da parte di Dürer, alla pari di quello di Leonardo da Vinci e di altri pittori e disegnatori nord-italiani. Questi artisti infatti, sperimentando una diversa resa pittorica del paesaggio, hanno fornito esempi che hanno influenzato notevolmente Dürer e che sono state tappe essenziali del suo percorso verso la creazione di paesaggi autonomi.
In questo processo furono importanti alcune opere di Giorgione e di altri pittori nord-italiani, come Tiziano e Andrea Previtali, oppure, in Germania, degli artisti della cosiddetta Donauschule, ad esempio Lucas Cranach, Wolf Huber e Albrecht Altdorfer, le cui opere si contraddistinguono per l’espressiva resa paesistica e per le figure di piccole dimensioni.
Nel corpus di Albrecht Dürer troviamo infatti composizioni di grande formato, dove tuttavia l’artista si concentra sui particolari, e questo costante focalizzarsi sul paesaggio circostante, simultaneamente sul grande e sul piccolo, sul vicino e sul lontano, sul soggetto vero e proprio e su ciò che gli sta intorno, è in linea con lo sviluppo artistico dell’epoca, sia a Nord che a Sud delle Alpi.
Accanto al paesaggio in tutte le sue manifestazioni, gli artisti studiavano la flora e la fauna, fino ai singoli fili d’erba e agli insetti: oltre che a Jacopo Bellini, è ancora una volta a Leonardo e a Dürer che spetta il merito di avere liberato gli animali e le piante dal canone schematico dei repertori medievali.

“La scoperta dell’individuo”
La mostra prosegue dando una visione di come, attorno al Cinquecento, si sviluppi la “scoperta dell’individuo” attraverso il ritratto.
La richiesta di ritratti individuali cominciò ad aumentare enormemente a partire dalla seconda metà del XV secolo: prima riservati ai nobili e ai ricchi mecenati, il desiderio di farsi ritrarre coinvolse successivamente una fascia molto più ampia della società. Nel corso del Cinquecento, la ritrattistica divenne sempre più popolare e diversificata, tanto che molti artisti cominciarono a definirsi ritrattisti – una specializzazione del tutto nuova.
La prima ritrattistica moderna, a dispetto di tutte le sue formule pittoriche e convenzioni, in definitiva ha a che fare con la costruzione della propria immagine. Soggetto e artista, a vari livelli di collaborazione, costruiscono un artificio che riflette l’aspetto del soggetto al momento dell’esecuzione del ritratto. Tuttavia i ritratti sono concepiti anche per dialogare con il pubblico contemporaneo e futuro, quindi spesso la somiglianza personale è legata a messaggi che riguardano la classe, lo status e le aspirazioni del personaggio ritratto, esprimendo il modo in cui il loro soggetto desiderava essere ricordato.

“Albrecht Dürer incisore: Apocalisse e cicli cristologici”
Nella quinta sezione della mostra si cerca di analizzare un aspetto particolarmente discusso sui vari atteggiamenti di Dürer e dei suoi contemporanei nei confronti del dibattito religioso e spirituale dei suoi tempi.
Accanto ad alcuni fondamentali disegni e monocromi, sono mostrati al pubblico i celebri quindici fogli dell’Apocalisse - la prima opera capitale di Dürer che viene considerata il primo libro progettato, illustrato e pubblicato da un artista nel mondo occidentale - e la Grande Passione, una serie pubblicata nel 1511 realizzata da un ancor giovane Dürer con la tecnica della xilografia. Oltre ad essere delle vere e proprie pietre miliari in termini di realizzazione artistica - e anche di marketing -, i cicli grafici di Dürer si contraddistinguono per un approccio iconografico innovativo e per il nuovo rapporto che creano tra testi sacri e immagini. In questa sezione viene esposta, inoltre, La Melancolia (Melencolia I), 1514, l’incisione più famosa di Dürer, che il Vasari classificava tra le opere che riempiono di stupore il mondo intero, oltre ad essere un esempio di eccezionale virtuosismo tecnico.

“Il Classicismo e le sue alternative”
L’ultima sezione chiude il percorso espositivo con una riflessione sul sistema estetico che ha caratterizzato questo periodo storico dell’arte, in cui l’egemonia del classicismo era controbilanciata da correnti opposte che prediligevano temi e forme “anticlassiche” o, talvolta, “a-classiche”.
Il modello classico o classicheggiante, corrente prevalente in Italia, negli ultimi anni del Quattrocento cominciò a manifestarsi anche nelle principali città della Germania meridionale attraverso un interesse per l’arte antica e per i sistemi retorici ad essa collegati. Figura chiave di questo momento fu Albrecht Dürer, come testimoniano le sue copie, o meglio interpretazioni, di stampe italiane eseguite nell’ultimo decennio del XV secolo da Pollaiolo e Mantegna.
L’‘anticlassico’, che si configurava come una sorta di mutazione del classico, prese forma nell’arte dell’Italia settentrionale - da Lorenzo Lotto ad Amico Aspertini - come in Germania, in certe opere dello stesso Dürer, di Wolf Huber e Hans Baldung Grien.
L’artista di Norimberga rappresenta quindi l’esempio più riuscito di questo momento di massima apertura culturale e di grandi cambiamenti, caratterizzato dalla grande diffusione di nuove idee filosofiche e dallo sviluppo di cambi di paradigma senza confine, men che meno geografico.
MUSEI E ENTI PRESTATORI
Dall'Austria: Albertina e Kunsthistorisches Museum di Vienna; dalla Francia Fondation Bemberg a Toulouse, Fondation Custodia, Parigi, Musée des Beaux-Arts, Dijon; da Amiens Musee de Picardie; Dalla Germania Bayerische Staatsgemaldesammlungen, Staatliche Graphische Sammlung a Monaco; Friedrich-Alexander Universitat Erlangen e Germanisches Nationalmuseum, Stadtbibliothek im Bildungscampus, Norimberga; da Amburgo Kunsthalle, Museum Georg Schäfer e Museum Georg Schäfer, Schweinfurt; da Berlino Staatliche Museen, Staatliche Museen; Städel Museum da Francoforte e Wallraf-Richartz Museum, da Colonia.
Per l’Italia invece, le opere provengono da Accademia Carrara, Bergamo; Gallerie dell'Accademia, Accademia di Belle Arti e Museo Correr, Venezia; Musei Vaticani, Istituto Nazionale per la Grafica e Biblioteca Alessandrina, Roma; Biblioteca Statale, Lucca; CISA, Vicenza; Civiche Raccolte, Castello Sforzesco, Pinacoteca Ambrosiana, Milano; Gabinetto disegni e stampe, Uffizi, Museo Nazionale del Bargello, Galleria degli Uffizi, Firenze; Pinacoteca Nazionale, Siena; Chiesa di San Pietro Martire, Murano; Palazzo Rosso, Genova.
Dall’Olanda le opere provengono da Rijksmuseum Amsterdam e dal Gabinetto Disegni e Stampe Olanda Boijmans Van Beuningen, Rotterdam; dal Portogallo Gulbenkian Museum, Lisbona; dalla Spagna Museo Nacional del Prado, e Patrimonio Nacional, Real Monasterio de El Escorial, e Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Dal Regno Unito: Ashmolean Museum, Oxford; da Londra British Museum, Royal Collection Trust e The National Gallery; si segnala inoltre anche il prestito da Chatsworth, Duke of Devonshire. Infine dagli USA National Gallery of Art, Washington.

Come da Comune di Milano.


Storia culturale del football

16  Giugno 2016

Riproduzione da 'Kulturgeschichte des Sports', C.H.Beck, p.181: Affresco by Jan van der Straet: Calcio giocato di fronte a Santa Maria Novella, 1558 (Palazzo Vecchio, Firenze)
Riproduzione da 'Kulturgeschichte des Sports', C.H.Beck, p.181: Affresco by Jan van der Straet: Calcio giocato di fronte a Santa Maria Novella, 1558 (Palazzo Vecchio, Firenze)

Chi pensa che il calcio oggi sia uno sport violento non ha forse presente la situazione nel Medio Evo. In termini di brutalità, era alla pari con altri sport molto popolari: il lancio delle pietre e le scazzottate. Non c'era bisogno di un campo e le porte della città erano utilizzate come porte per la partita.
Le fonti storiche infatti provano che lo sport è stato praticato per centinaia di anni, e che era popolare in Inghilterra e Italia sin dal dodicesimo secolo, e che durante il Rinascimento i Medici lo elevarono a sport nazionale.
Lo storico culturale Wolfgang Behringer dell'Università del Saarland ha studiato il football dalle prime fonti storiche fino ad oggi: lo sport è molto più antico di quanto non si pensi comunemente, e per quanto non sia mai stato un'antica disciplina olimpica, le sue origini possono essere tracciate fino al Medio Evo.
Le fonti medievali peraltro parlano semplicemente di giochi con la palla, senza distinguere. Il "pallone", uno sport simile al volley, era pure il più popolare in Germania e Italia.
Quando compare nelle fonti storiche, il football era già un gioco con delle regole fissate, per cui sono possibili solo delle speculazioni sulle sue origini. La registrazione più antica risale probabilmente al 1137, e riporta la morte di un ragazzo in Inghilterra, a causa del football. A partire dal tardo Medio Evo, Inghilterra, Francia e Italia divennero fortezze dello sport, che si poteva giocare dall'alba al crepuscolo, con un campo lungo anche diversi km. Non c'era limite al numero di giocatori e non si andava per il sottile: era permessa quasi qualsiasi forma di contatto fisico, anche se l'omicidio colposo o intenzionale erano proibiti. Nonostante questo, risse, incidenti e morti non erano infrequenti: si riporta pure di faide successive a tali situazioni. Non appare perciò strano che fosse spesso vietato: solo in Inghilterra questo avvenne trenta volte tra il 1314 e il 1667, nel 1424 fu introdotta una multa per impedire che lo si giocasse.

In Italia il gioco era noto come "calcio" e interi distretti cittadini potevano competere tra loro. Cosimo I di' Medici era appassionato, così come altri Granduchi. Durante il Rinascimento lo elevarono a sport nazionale, cercando al contempo di "domarlo" e renderlo più civile, con l'introduzione di regole. Rimaneva però uno sport ruvido: lo si giocava con una palla di cuoio bianco riempita d'aria. In Germania la storia del football non va così indietro nel tempo, ma altri giochi con la palla erano inizialmente più popolari. Tra questi il "pallone", che poteva anche comprendere l'uso dei piedi, e durante il quale i giocatori dovevano impedire che la palla toccasse terra. Il football nella sua forma moderna - con delle regole ben codificate - fu fissato nel 1863 in Inghilterra. La forma di football tradizionalmente più aggressiva fu rinominata rugby. Fu poi incluso tra le discipline delle moderne Olimpiadi.

Link: Alphagalileo 1, 2 via Universität des Saarlandes.


La grande rinascita di Cnosso durante l'Età del Ferro

6 Gennaio 2015
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Il sito di Cnosso è soprattutto noto per il periodo dell'Età del Bronzo (che qui si colloca tra il 3500 e il 1100 a. C.): fino ad oggi si era però sottovalutata la ripresa della città dopo il collasso socio-politico verificatosi attorno al 1200 a. C.
La recente ricerca sul campo ha infatti evidenziato come quella che si ritiene la più antica città europea riuscì invece a riprendersi da quella crisi. In particolare le dimensioni del sito per l'Età del Ferro (dal 1100 al 600 a. C.) sarebbero tre volte superiori a quanto ritenuto finora. Cnosso fu dunque per quell'epoca un importante centro cosmopolita nel Mar Mediterraneo oltre che nell'Egeo.
Nell'ultimo decennio si sono difatti ritrovate ceramiche, oltre ad altri manufatti (in bronzo e altri metalli, o come gioielli e decorazioni), in un'area precedentemente inesplorata. Durante l'Età del Ferro, dunque, l'insediamento crebbe di dimensioni e così fu pure per le importazioni da Grecia, Cipro, Vicino Oriente, Italia (e dalla Sardegna in particolare), Egitto. Queste presentano una gamma che non trova paragoni negli altri siti del periodo. 
Cnosso è già un'importante meta turistica, per cui queste nuove scoperte fanno pure sorgere una nuova preoccupazione circa il fatto che l'area circostante il sito sia preservata.
Il prof. Antonis Kotsonas presenterà i risultati di questa ricerca svolta dal Knossos Urban Landscape Project (come parte del colloquio a tema "Long-Term Urban Dynamics at Knossos: The Knossos Urban Landscape Project, 2005-2015"), al 117esimo meeting annuale della Archaeological Institute of America and Society for Classical Studies, che si terrà dal 7 al 10 Gennaio a San Francisco.
Link: EurekAlert! via University of Cincinnati; UPI; Mental FlossProtothema via Phys.org.
L'entrata settentrionale a Cnosso, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).
 
 


Turchia: una via marina di 5000 anni fa da Silifke

12 Settembre 2015
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Un'antica via marina è stata scoperta nel distretto di Silifke, nella provincia turca di Mersin. Si sarebbero scoperti relitti di vascelli, che avrebbero operato almeno a partire da cinquemila anni fa, verso Egitto, Cipro, Rodi, Knidos, e l'Italia. Sono noti cantieri navali dell'ottavo secolo a. C. nella regione, celebre per i cedri del Tauro.
Link: Hurriyet Daily News via Anadolu Agency
La provincia di Mersin, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest).)


La ceramica sigillata dalla Spagna Romana

16 Aprile 2015
All'Università di Valencia si stanno studiando esemplari di "ceramica sigillata", che riportano il latino popolare della Spagna romana, fornendo così informazioni di carattere linguistico, territoriale ed etnologico. Le ceramiche di questo tipo presentano poi anche figure e motivi decorativi, e furono prodotte dal primo secolo a. C. al terzo secolo d. C. in Italia, Spagna e Gallia.
Lo studio "Sigillatas Hispánicas con graffiti", di Josep Montesinos i Martínez, è stato pubblicato su Lucentum: Anales de la Universidad de Alicante.
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Pubblicato l’opuscolo Minicifre della cultura 2014, curato dall’Ufficio Studi del Servizio I del Segretariato generale

12 Marzo 2015

Pubblicato l’opuscolo Minicifre della cultura 2014, curato dall’Ufficio Studi del Servizio I del Segretariato generale.

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La pubblicazione, giunta al VI anno di edizione, si propone di raccogliere e diffondere in forma integrata dati provenienti da diverse fonti, edite e inedite, fornendo, con estrema sinteticità, un quadro delle attività di tutela e di promozione culturale svolte dal Ministero e da altri soggetti pubblici, delle risorse finanziarie e umane disponibili, dell’offerta e dei consumi individuali, della vitalità delle imprese culturali e creative in Italia.