olivicoltura Bitonto foto Onofrio Pinto

Olivicoltura, produzione e commercio dell’olio a Bitonto nel XV secolo

Olivicoltura, produzione e commercio dell'olio a Bitonto nel XV secolo

olivicoltura Bitonto
Bari-Santo Spirito, Torre di Ricchizzi. Foto Onofrio Pinto

Possiamo tranquillamente affermare che la storia della città di Bitonto da sempre sia stata legata all’olivicoltura: già in epoca classica si riscontrano delle monete battute dalla zecca cittadina con la rappresentazione di una civetta e di un ramoscello di olivo, entrambi simboli collegabili a Minerva, dea venerata dalle antiche popolazioni bitontine. L’albero dell’olivo è presente anche nello stemma cittadino, almeno dalla seconda metà del XIII secolo. Su una lapide, sotto allo stemma, è inciso anche l’esametro: AD PACEM PROMPTUM DESIGNAT OLIVA BOTONTUM (l’olivo designa Bitonto pronta alla pace), riferimento al carattere pacifico degli abitanti di tale centro. L’olivo caro e sacro a Minerva, l’olivo simbolo della pace, certamente; ma questi elementi sono anche rappresentativi dell’importanza e della diffusione di tale coltura nel territorio bitontino sin dall’Antichità e di come l’olio abbia svolto un ruolo fondamentale nell’economia e nello sviluppo di Bitonto. Non bisogna dimenticare che, almeno dall’epoca angioina, ovvero da quando disponiamo dei dati di natura fiscale grazie alle cedole di tassazione, Bitonto era uno dei centri di maggiori dimensioni, demografiche ma anche economiche, della Terra di Bari, ma anche del Regno di Napoli, assieme a Barletta, Trani e Bari.

Nel corso del periodo basso-medievale Bitonto fu una delle capitali dell’olivicoltura e della produzione dell’olio in Puglia e forse anche nel Mezzogiorno. L’olio bitontino era particolarmente rinomato e godeva dell’apprezzamento sia nel mercato interno che in quello estero, trovando diffusione grazie ai commerci praticamente in tutto il bacino del Mediterraneo orientale. Piuttosto interessante dal punto di vista storico ed economico è la situazione nel corso del XV secolo, ai prodromi dell’età moderna, per la quale mancano degli studi specifici. Alcuni riferimenti alla produzione e al commercio dell’olio in questo frangente storico sono contenuti nel lavoro di Francesco Carabellese nel primo volume de La Puglia nel XV secolo ove pubblicò ampli stralci dei protocolli del notaio Pascarello de Tauris. Proprio le fonti notarili sono ricche di informazioni molto significative, in particolare gli atti di Angelo Benedetto di Bitritto, altro notaio attivo a Bitonto nella seconda metà del Quattrocento. Si tratta di documentazione quasi del tutto inedita che apporta un contributo innovativo allo studio dell’olivicoltura e dell’olio a Bitonto.

L’analisi dei documenti, oltre a numerose informazioni di natura qualitativa, ha consentito anche la rilevazione di dati di natura quantitativa come, ad esempio, il prezzo di un albero di olivo o di una vigna di oliveto, il canone di locazione pagato, la durata dei contratti agrari, la retribuzione dei lavoratori impegnati nella raccolta delle olive e nel ciclo di produzione dell’olio, il prezzo e le quantità dell’olio trattate sul mercato. Molto efficace laddove è stato possibile, è risultata la comparazione con altri importanti centri oleari della Terra di Bari, come Giovinazzo, Molfetta o Monopoli, oppure del Salento, come Ostuni e Gallipoli.

All’inizio del Quattrocento, superate definitivamente le avversità della metà del secolo precedente, l’olivicoltura anche in relazione con la forte richiesta di olio da parte dell’industria tessile settentrionale, riprese vigore e accrebbe il suo grado di specializzazione in particolare nel quadrilatero compreso tra Bisceglie, Terlizzi, Bitonto e Bari tornando a rappresentare la principale fonte di reddito; le estensioni di oliveti caratterizzavano oramai il paesaggio agrario pugliese, come emerge da resoconti di mercanti e pellegrini di passaggio. La maggior parte degli oliveti attestati nel territorio di Bitonto era a nord e nord-est (in direzione dello sbocco a mare di Santo Spirito e di Giovinazzo), nonché ad est (lungo il confine con Bari e Modugno) della città, sebbene non manca qualche testimonianza anche sul versante murgiano. Per la seconda parte del XV secolo vi sono oltre un centinaio di menzioni di oliveti negli atti del notaio Angelo Benedetto di Bitritto che abbracciano un arco temporale che va dal 1458 al 1486, sebbene la copertura non sia sempre continuativa per tutti gli anni del periodo. Gli oliveti erano gestiti dai conduttori in forma di mezzadria, con divisione del prodotto tra proprietario e mezzadro in parti variabili, oppure in locazione con il pagamento di un canone annuo medio di circa 20 tarì. Entrambi i contratti, mezzadria e locazione, in genere avevano durata di medio termine, con maggiore preferenza per i 5 anni. Si riscontrano anche esempi di pratica enfiteutica, soprattutto con la concessione da parte di Enti religiosi o di singoli chierici. Gli oliveti godevano anche di un discreto interesse sul mercato immobiliare: una pianta di olivo aveva un costo di 5 tarì nel 1462, mentre dieci anni più tardi tale valore era sceso a 3 tarì, grosso modo in linea con quelli fatti registrare in altre località olivicole. L’olivicoltura aveva carattere estensivo, essendo le piante piuttosto distanziate una dall’altra, e tali spazi venivano utilizzati dai contadini per colture di tipo seminativo o leguminose.

La raccolta delle olive avveniva a cavallo tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, con avvio tradizionalmente nel mese di novembre. A Giovinazzo, altro importante centro olivicolo non molto distante da Bitonto, nel 1415 gli Statuti dell’Università autorizzavano i cittadini a raccogliere le olive dal primo novembre di ciascun anno. Dai documenti notarili si apprende come nella raccolta fossero sovente impiegate donne e bambini, manodopera stagionale, la cui retribuzione era molto contenuta: due ragazzini per tutta la stagione olivicola (3-4 mesi) percepivano una paga di appena 12 grana: 6 grana a testa, quando un tomolo di frumento, circa 15 chilogrammi, aveva un prezzo oscillante tra i 15 e 20 grana. Nel corso del XIII secolo, nelle campagne tra Bitonto e Giovinazzo, caratterizzate da sempre più intensa olivicoltura, ebbero maggiore importanza e visibilità le masserie olivicole che erano dotate di ambienti e strutture per la molitura delle olive e la produzione dell’olio (trappeti). I frantoi in Terra di Bari erano ubicati in aperta campagna, negli stessi luoghi di raccolta delle olive. Molto spesso erano collocati nelle cripte delle cave presenti nelle lame (frantoi ipogei), ambienti dove le temperature erano più adatte a garantire una migliore riuscita delle pratiche di oleificazione. La scelta dei contadini di ricavare i trappeti in ambienti ipogei era dettata sia da motivi di carattere economico che di tipo climatico. Dai documenti del notaio Angelo Benedetto di Bitritto nel periodo in esame sono ricordati una ventina di frantoi, alcuni erano ubicati all’interno delle mura cittadine e talvolta finivano anche per dare il nome ai quartieri. Essi appartenevano ad Enti religiosi (la mensa vescovile, l’abbazia di San Leone, il convento di San Francesco), ecclesiastici o privati, tra i quali emergono diversi notai e alcune famiglie impegnate nel commercio dell’olio come i Bove, i Rogadeo e gli Scaraggi, tutte proprietarie di frantoi ancora oggi esistenti sebbene allo stato di ruderi.

Una volta prodotto l’olio dalla frangitura delle olive in frantoio esso veniva conservato in botti o barili di legno. A Bitonto nella seconda metà del Quattrocento sono documentati due magistri buctarii. Dalle botti l’olio veniva travasato in vasi di ceramica grandi (vegetes) o piccoli (vegeticule) per evitare il contatto con la feccia. L’utilizzo del materiale ceramico, almeno per Gallipoli, più essere ascritto al XV secolo, mentre in precedenza i vasi oleari erano in rame. Nel medesimo periodo cominciò a decollare l’impiego dell’olio a scopo alimentare, soprattutto a seguito del maggior consumo di ortaggi e verdure, crude o cotte, spesso condite con olio di oliva. Largo uso se ne ebbe nel Mezzogiorno, dove i ceti meno abbienti ebbero l’epiteto di “mangiafoglia” per il gran consumo di verdura. Sul consumo dell’olive abbiamo qualche cenno nella normativa fiscale del 1475, nella quasi si menzionano le olive per ponere in acqua et per salare, due modalità ancora oggi utilizzate per la preparazione e la conservazione.

La copertina del saggio di Vito Ricci, Olivicoltura a Bitonto nel XV secolo. Terre, uomini, produzioni, con prefazione di Gabriella Piccinni, pubblicato da SECOP Edizioni (2020)

Nel corso del XV secolo Bitonto era uno tra i maggiori centri commerciali pugliesi da qui l’olio prendeva la direzione verso il mare Adriatico: nel porto di Santo Spirito (la marina della stessa Bitonto), oppure a Giovinazzo o a Trani, dove avevano sede le filiali dei mercanti veneti tra i principali acquirenti dell’olio pugliese, prodotto utilizzato nell’industria tessile settentrionale, per la produzione del sapone o per essere esportato nell’Europa settentrionale. Sono documentati anche mercanti fiorentini (Strozzi, Medici) in rapporti d’affari con la famiglia bitontina degli Scaraggi. Persino la duchessa di Milano, Isabella d’Aragona, nel 1514 acquistava, per il tramite del suo procuratore Francesco Planelli, un grosso quantitativo di olio, per il valore di 300 ducati, da alcuni produttori di Bitonto. Tra il 1457 e il 1487 il prezzo di uno staio di olio si mantenne mediamente intorno ai 3 tarì, mostrando una lieve riduzione verso la fine del periodo in esame, quando costava circa 2 tarì e un quarto. Nei documenti si riscontrano almeno tre tipologie distinte di prodotto: il bono oleo claro puro et zalino (giallino, giallastro), quello di qualità più pregiata, l’oleo claro et zalino e l’oleo musto (olio non filtrato di colore torbido opalescente).

Dal Libro Rosso di Bitonto si desumono molte notizie relative alla normativa fiscale alla quale era assoggettato l’olio, il cui commercio cominciò ad essere regolamentato dalla monarchia angioina a partire dalla fine del Duecento. La principale forma di tassazione era costituita dalla decima olei. Le norme fiscali sottolineano l’importanza dell’olivicoltura con numerose forme di tutela degli alberi: prevedendo pene severe per chi danneggiava le piante, nel Seicento è documentata la berlina, e sanzioni pecuniarie elevate.

Una buona disponibilità di olio di oliva consentiva il tuo utilizzo per la produzione di sapone, discretamente documentata a Bitonto, sebbene solo su scala locale, certamente non ai livelli di grandi produttrici, ed esportatrici, come Venezia e Ancona. Il sapone che si ricavava a Bitonto era quello di colore nero, di qualità e prezzo inferiore rispetto a quelli flavo e albo che invece si importavano dalla Serenissima.

Vito Ricci, Olivicoltura a Bitonto nel XV secolo. Terre, uomini, produzioni, prefazione di Gabriella Piccinni, SECOP Edizioni, Corato 2020 (ISBN 978-88-94862-74-4), pp. 197, Euro 12,00


The Medici Game

Alla scoperta di Palazzo Pitti con The Medici Game

È uscito recentemente The Medici Game Lite, videogioco ambientato a Palazzo Pitti a Firenze e sviluppato da TuoMuseo per Sillabe Casa Editrice, Galleria degli Uffizi e Opera Laboratori Fiorentini – Civita.

Il gioco costituisce il primo capitolo, accessibile gratuitamente sui dispositivi mobili, del più ampio The Medici Game, disponibile a pagamento su Google Play e App Store in 7 lingue.

https://youtu.be/wyMTwKwJqq4

Il videogioco di avventura e investigazione in 3D unisce alla storia della famiglia Medici e di Palazzo Pitti un intreccio basato su misteri e oscuri complotti: c'è un omicidio da risolvere e, sullo sfondo, due sette in lotta fra loro da secoli per un segreto in grado di conferire grandi poteri.

The Medici Game Lite screenshot
The Medici Game Lite: screenshot dal videogioco

Attraverso la protagonista Caterina, giovane storica dell'arte rimasta invischiata in una storia più grande di lei, il giocatore scopre Palazzo Pitti, la sua storia e i suoi ambienti; interagendo con personaggi e oggetti, si possono risolvere una serie di rompicapo ed enigmi per ogni livello di gioco, come puzzle e giochi di logica con vari gradi di complessità.

Uno dei più difficili è probabilmente quello del comparto segreto con ingranaggi, cui è dedicato un aiuto per la soluzione:

https://www.facebook.com/TheMediciGame/videos/849566028830390/

 

The Medici Game si inserisce nel filone dei videogiochi a tema storico-culturale, sviluppati in collaborazione con musei, amministrazioni e istituzioni culturali ma pensati per andare incontro ai gusti del grande pubblico, anche internazionale, come già avvenuto per Father and Son (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Past for Future (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), A Life in Music (Teatro Regio di Parma), tutti prodotti da TuoMuseo.

The Medici Game Lite screenshot
The Medici Game Lite: screenshot dal videogioco

Il videogioco, medium molto diffuso tra le generazioni nate a partire dagli anni '80 (Xennial, Millennial, Generazione Z) si conferma uno strumento molto efficace per avvicinare nuove fasce di pubblico, anche poco propense alla frequentazione di musei e luoghi culturali, e per comunicare la storia e il patrimonio artistico e culturale in modo interattivo e avvincente.

The Medici Game
Screenshot da TuoMuseo Cultural Association

Sandro Botticelli Warburg La primavera link

Warburg su Botticelli: la Nascita di Venere e la Primavera

Warburg su Botticelli:  la Nascita di Venere e la Primavera 

La Nascita di Venere e la Primavera sono le emblematiche opere del Rinascimento italiano, tante volte oggetto di vagheggiate interpretazioni ed espressione di una visione estetizzante, che alimentano l’ammirazione nei confronti della loro iconografia e del loro artista, Botticelli. Tra le interpretazioni che si sono susseguite, una di maggior influenza fu quella di Aby Moritz Warburg, grande critico d’arte vissuto tra ‘800 e ‘900. Nel 1889, durante un viaggio a Firenze improntato sullo studio della Cappella Brancacci e sulle innovazioni di Masaccio in confronto al fare arte di Masolino, il giovane Warburg viene attirato dall’arte del Botticelli. In una nota di viaggio egli scrive: “Se è certo che dall’inizio del Quattrocento in poi l’esigenza dominate nella rappresentazione della figura umana fu quella della fedeltà alla natura, è lecito considerare ogni deviazione arbitraria da questa fedeltà come il risultato di desideri insoddisfatti provocati dalla visione del mondo di quel periodo, e rivolti al godimento della vita”; da qui la necessità di fissare una fisionomia storica a siffatte caratteristiche e considerare i prodotti dell’arte come parte della vita di un’epoca. Partendo da queste considerazioni Warburg sceglie di approfondire il tema botticelliano facendone l’argomento della sua tesi di dottorato. Egli ripercorre la genesi artistica e iconografica della Nascita di Venere e della Primavera legandole alle corrispondenti idee della letteratura poetica e delle teorie estetiche, al fine di sottolineare come gli artisti vedessero negli antichi un modello soprattutto nell’ambito del movimento. In questo modo Aby Warburg ne approfitta per sottintendere alla sua opera una polemica e una sfida a quella visione estetizzante, alimentata dall’arte preraffaellita e dall’Art Nouveau,  che il pubblico moderno era portato a vedere.

Sandro Botticelli, La nascita di Venere, tempera su tela (172.5×278.9 cm, 1483-1485), Galleria degli Uffizi. Foto di Ghislainn, CC BY-SA 4.0

La Nascita di Venere (1485) sarebbe direttamente collegata a ciò che Poliziano descrive nella Giostra (1478). Il soggetto è quello della nascita di Venere raccontato nel secondo Inno omerico dedicato alla dea, ripreso da Poliziano nella sua opera e descritto sotto forma di bassorilievo. Sembrerebbe che il Botticelli abbia accolto l’immagine donata dal poeta e ne abbia  realizzato qualcosa di concreto; i capelli mossi dal vento come il manto che la vestirà, la  figura femminile coperta di fiori, i “due zefiri con le gote gonfie”, sono tutte immagini che già Poliziano aveva scritto in versi nella Giostra. Leon Battista Alberti consiglia nel liber de pictura (1435) di realizzare capelli e vesti mossi dal vento di uno Zefiro o di un Austro che soffi tra le nuvole. Pochi anni dopo, Agostino di Duccio dava alla figure nei bassorilievi del Tempio Malatestiano di Rimini (cantiere affidato allo stesso Alberti), un movimento dei capelli e delle vesti così intensificato quasi da diventare manierismo. La matrice non è altro che l’arte classica: l’Ora veduta da tergo presente sul Cratere di Pisa (modello anche di Nicola Pisano e di Donatello), la composizione simile a quella che si può trovare sui sarcofagi romani e le figure delle menadi. Poliziano a sua volta guarda all’elemento artistico classico unendolo a quello poetico: egli trae spunto dalle descrizioni dello stesso soggetto che ne danno Ovidio nelle Metamorfosi e Claudiano nel Ratto  di Proserpina. A ciò si unisce la considerazione tipica degli artisti e poeti rinascimentali secondo i quali per seguire il criterio di classicità, oltre alla mobilità esterna delle figure e delle vesti, si dovesse elevare il trattamento degli accessori, come quella bucolica cintura della figura femminile che corre a coprire le nudità della dea. La Nascita di Venere, secondo Warburg, non sarebbe null’altro che la riproposizione di tutti questi elementi sia letterari che artistici insieme. 

Botticelli Warburg
Sandro Botticelli, La Primavera, tempera su tavola (207 x 319 cm, circa 1482), Galleria degli Uffizi. Foto di Ghislainn, CC BY-SA 4.0

 

Un simile percorso viene ricostruito da Warburg anche per la Primavera (1480). L’opera unisce nuovamente elementi provenienti dal mondo letterario e dal mondo artistico. Topos è l’inseguimento erotico tra Flora e Zeffiro, già presente nel Ninfale Fiesolano di Boccaccio, nell’idillio Ambra di Lorenzo de' Medici e raccontato nella Giostra da Poliziano, ma le cui fonti sono i Fasti e le Metamorfosi di Ovidio con il dio Apollo che insegue Dafne. Accanto appare la dea della Primavera che secondo Warburg avrebbe un modello diretto in una statua di  Flora (Pomona) testimoniata dal Vasari a Palazzo Pitti. Sull’altro lato le tre Grazie condotte dall’Ermete che scaccia le nubi, con una sola veste “sciolta e discinta”, sorelle dalle mani giunte: una dà, una riceve e una rende il beneficio. Così le descrisse Seneca nel De Beneficiis (I.3) accompagnate da Mercurio “non quia beneficia ratio commendat vel oratio, sed quia pictori ita visus est” (non perché il linguaggio o la ragione accrescono il valore del beneficio, ma perché così sembrò opportuno al pittore, Omero). Al centro domina la dea Venere signora del bosco-giardino, come in un’Ode di Orazio e simbolo, secondo Lucrezio, della vita della natura che ogni anno si rinnova. 

Aby Moritz Warburg (1866-1929), foto Kunsthistorisches Institut in Florenz, Max-Planck-Institut [1], in pubblico dominio
Nel fare l’analisi della Primavera di Botticelli, per la prima volta Warburg sottolinea una  questione che accrescerà ulteriormente la fortuna dell’opera. Secondo il critico, dietro all’iconografia della Primavera, si celerebbe il ritratto di Simonetta Cattaneo. Nel secondo libro del poema di Poliziano, composto all’incirca nello stesso periodo dell’opera di Botticelli, il poeta fa esplicito riferimento alla morte di Simonetta avvenuta il 26 aprile del 1476. Vasari attesterebbe che Botticelli avesse conosciuto Simonetta dal momento che un ritratto di profilo della donna, realizzato dal pittore, si trovasse nel guardaroba del Duca Cosimo e che "essa fosse l’innamorata di Giuliano de’ Medici fratello di Lorenzo”. Confrontando alcuni ritratti di profilo di Simonetta, soprattutto quello in cui la donna è immaginata come Cleopatra colpita dal morso dell’aspide riportante l’iscrizione “Simonetta Juanuensis Vespuccia”, il volto della Primavera non sarebbe un'idealizzazione ma la riproduzione dei lineamenti di Simonetta. Il legame con la famiglia Medici, probabile committente dell’opera, sarebbe oltretutto attestata dal fatto che lo stesso Lorenzo de’ Medici in quattro sonetti lamenta la scomparsa prematura della donna e l’angoscia della morte che lo strugge.

Botticelli Warburg
Al centro della Primavera di Sandro Botticelli, la figura che per Aby Warburg rappresentava Simonetta Cattaneo. Foto di Ghislainn, modificata, CC BY-SA 4.0

 

Ed è qui che Warburg arriva all’interpretazione di quello sguardo serio e di quel gesto ammonitore di Venere, apparentemente incomprensibile in tal idillio. La dea stessa in mezzo alle creature eternamente giovani del suo regno, rivolgendosi allo osservatore, fa propri i versi del Magnifico: 

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol essere lieto, sia: 

di doman non c’è certezza. 


I Medici - Nel nome della famiglia

Terza stagione con "I Medici - Nel nome della famiglia"

I Medici - Nel nome della famiglia

Da lunedì 2 dicembre, la terza attesissima stagione

I Medici - Nel nome della famiglia

Nuova stagione per la serie evento dedicata alla figura di Lorenzo il Magnifico e alla grande famiglia fiorentina dei Medici: una grande coproduzione internazionale, venduta in oltre cento paesi, realizzata da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, Big Light Productions e Altice Group.
Il terzo attesissimo capitolo, “I Medici – Nel nome della famiglia”, per la regia di Christian Duguay, sarà proposto in otto episodi che andranno a comporre quattro prime serate in onda su Rai1, il lunedì e il martedì, a partire dal 2 dicembre. Sarà inoltre disponibile in streaming e on demand su RaiPlay e tramesso con le stesse modalità anche in Ultra HD su Rai 4K al tasto 210 del telecomando di tivùsat.
Anche questo nuovo progetto è stato infatti realizzato all’insegna dell’altissima qualità, una cura del dettaglio che ha riguardato ogni aspetto della produzione: dalla scrittura alla regia, dalle scenografie nei luoghi originali ai costumi, fino ad arrivare alla colonna sonora firmata ancora una volta da Paolo Buonvino.
Nel cast internazionale chiamato a rappresentare le vicende della nobile famiglia fiorentina Daniel Sharman torna ad interpretare il Magnifico. Accanto a lui Alessandra Mastronardi è Lucrezia Donati, Synnøve Karlsen, la moglie Clarice Orsini, Aurora Ruffino Bianca de’ Medici. In alcuni flashback rivediamo ancora Bradley James il cui personaggio, il fratello di Lorenzo, Giuliano de’ Medici, è stato assassinato nel Duomo di Firenze nella congiura ordita dalla famiglia dei banchieri de’ Pazzi.
Nella nuova stagione tante new entry italiane e internazionali, da Francesco Montanari, che nei panni del Savonarola avrà un ruolo di rilievo nei nuovi episodi, così come Neri Marcorè che darà il volto al Papa Innocenzo VIII, successore di Papa Innocenzo VIII interpretato da John Lynch. A Giorgio Marchesi è stato affidato il ruolo di Giacomo Spinelli, nuovo avversario di Lorenzo il Magnifico, mentre Johnny Harris sarà Bruno Bernardi suo nuovo consigliere.

Per ulteriori approfondimenti, NewsRai dedicato.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa RAI.


RAI1: seconda serie "I Medici", incentrata su Lorenzo il Magnifico

RAI1: I MEDICI - LORENZO IL MAGNIFICO

Da martedì 23 ottobre quattro serate in prima mondiale

Dopo lo straordinario successo di pubblico e critica della prima stagione tornano, con una seconda attesissima serie, “I Medici” nella nuova produzione internazionale Rai e Lux Vide incentrata questa volta sulla figura di Lorenzo il Magnifico, uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano. Anche questo nuovo progetto è stato realizzato all’insegna dell’altissima qualità, una cura del dettaglio che ha riguardato ogni aspetto della produzione: dalla scrittura alla regia, dalle scenografie nei luoghi originali ai costumi, fino ad arrivare alla colonna sonora firmata ancora una volta da Skin e Paolo Buonvino. Un grande investimento editoriale che nasce sulla scia dei sette milioni di spettatori con una media share del 27,7 che hanno seguito gli episodi della prima serie andati in onda due anni fa sempre su Rai1.

“Medici – Lorenzo il Magnifico” è una produzione Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, Big Light Productions, Altice Group, distribuita da Beta Film e prodotta da Luca Bernabei e Frank Spotnitz. La serie è ideata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, per la regia di Jon Cassar e Jan Maria Michelini. Gli otto episodi da 50 minuti ciascuno andranno in onda su Rai1a partire da martedì 23 ottobre per un totale di 4 prime serate. Con una narrazione ritmica, coinvolgente, piena di colpi di scena vengono messe in risalto le appassionanti dinamiche politiche ed economiche della Firenze del Quindicesimo secolo, uno dei periodi storici più importanti per la cultura del mondo intero, mettendo a fuoco in particolare la vicenda di Lorenzo, il terzo della dinastia dei Medici, un uomo tanto illuminato da essere appunto consegnato ai posteri con il celebre appellativo de “il Magnifico”.

A rappresentare le vicende della nobile famiglia fiorentina, un cast internazionale d’eccezione: Daniel Sharman, che vestirà i panni di Lorenzo De’ Medici, Bradley James, Sarah Parish, Alessandra Mastronardi, Julian Sands, Matteo Martari, Synnøve Karslen, Aurora Ruffino, Matilda Lutz, Guido Caprino, Charlie Vickers, Sebastian De Souza, Callum Blake, Jack Bannon, Jacob Fortune Lloyd, Tam Mutu, Miriam Dalmazio, Alessio Vassallo. Con la partecipazione di Filippo Nigro nel ruolo di Luca Soderini, Annabel Scholey in quello di Contessina De’ Medici, Raoul Bova nei panni di Papa Sisto IV e Sean Bean in quelli di Jacopo Pazzi. La serie evento in prima mondiale su Rai1 da martedì 23 ottobre. I primi due episodi in anteprima esclusiva su Rai Play da martedì 16 ottobre. Per visualizzare il NewsRai dedicato aprire il link.

Testo e foto da Ufficio Stampa RAI


Anniversario dell’Elettrice a Firenze

Anniversario dell’Elettrice: ingresso gratuito alle Cappelle Medicee

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Anche quest’anno il 18 febbraio sarà celebrato l’anniversario della morte dell’Elettrice Palatina – ultima discendente del ramo granducale della dinastia Medici – avvenuta a Firenze il 18 febbraio 1743. Per l’occasione il Museo delle Cappelle Medicee resterà aperto dalle 8.15 alle 13.50 con ingresso gratuito e alle ore 11 è programmata la deposizione dell’omaggio floreale alla tomba dell’Elettrice Palatina da parte del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che muoverà dal Palagio di Parte Guelfa alle 10.45. Prevista la presenza di alcune delle principali Autorità cittadine.

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Firenze - Museo del Tesoro dell'Insigne Basilica di San Lorenzo - Apertura nuova Sala con disegni di Pontormo e vetrina con reliquiari provenienti dal Tesoro de' Medici

12 Dicembre 2014

Firenze - Museo del Tesoro dell'Insigne Basilica di San Lorenzo - Apertura nuova Sala con disegni di Pontormo e vetrina con reliquiari provenienti dal Tesoro de' Medici

IL MUSEO DEL TESORO DELLA BASILICA DI SAN LORENZO DIVENTA PIÙ GRANDE GRAZIE A UNA NUOVA SALA E ALL’ ESPOSIZIONE DI ALCUNI PREZIOSI RELIQUIARI
A Firenze l’Insigne Basilica apre una nuova sala dedicata al Pontormo ed espone quattro reliquiari del Tesoro dei MediciLeggere di più


A caccia con Cosimo I

23 Ottobre 2014
Cerreto Guidi (FI) - Museo della Caccia e del Territorio - A caccia con Cosimo I
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Si intitola “A caccia con Cosimo I. Armi medicee in villa” la mostra che si inaugura sabato 25 ottobre alle ore 16.30 alla Villa medicea di Cerreto Guidi, e che prosegue con ingresso gratuito fino al 18 gennaio 2015. Curata dalla direttrice Marilena Tamassia e da Mario Scalini (Soprintendente di Siena) e allestita nelle suggestive sale della Villa su progetto di Maria Cristina Valenti, la mostra propone un percorso attraverso una ventina di opere provenienti da sette diversi musei e istituzioni ed è arricchita dal catalogo edito da Sillabe.Leggere di più