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Tornare a Vinci: conversazioni leonardesche con Roberta Barsanti

Leonardo da Vinci: un nome che oggi porta con sé molto più della figura storica di una delle personalità emblematiche del Rinascimento. Un nome che ormai fa parte della cultura "pop" e intorno a cui gravita un piccolo universo di significati e suggestioni. Un nome da cui non si è mai staccato quello del suo borgo natale, di quello scorcio di Toscana che sentiamo avere tanta parte nel suo percorso. 

  • Museo Leonardiano Roberta Barsanti Leonardo da Vinci

Chi oggi ne ripercorre la tracce fino a Vinci trova una bella realtà: il Museo Leonardiano. Un'istituzione vivace e fluida; diverse sedi che punteggiano il territorio offrono al visitatore diverse tipologie di opere e testimonianze. Un'esperienza che ha tutte le sfaccettature dell'avventura umana e intellettuale di Leonardo. Dal nucleo originario, il Castello dei Conti Guidi donato al comune nel 1919 in cui sono esposte le ricostruzioni delle macchine di Leonardo realizzate da IBM, passando attraverso la Palazzina Uzielli che si affaccia sulla piazza ridisegnata dagli interventi di Mimmo Paladino, fino alla Villa del Ferrale, tutta dedicata alla pittura, e alla presunta casa natale di Leonardo ad Anchiano. C’è anche una biblioteca che fa da centro studi: un punto di riferimento per chi voglia ricostruire le tracce lasciate dalle vicende biografiche e intellettuali di questa figura del tutto singolare.

La dottoressa Roberta Barsanti, storica dell'arte, è oggi alla guida di questa istituzione complessa e vitale; in un momento in cui tutti facevamo fatica a sollevare lo sguardo abbiamo pensato sarebbe stato bello amplificare il racconto di queste realtà piccole e preziosissime. Ne è nata una bella chiacchierata sul museo, su Leonardo e sulle prospettive del patrimonio culturale italiano in questo periodo tanto complesso.

 

macchina volante Museo Leonardiano Roberta Barsanti Leonardo da Vinci

 

Il museo ha più sedi, sparse sul territorio. Ci racconta come si integra il museo in una valorizzazione territoriale, qual è il valore aggiunto che può portare al contesto e quale invece può ricevere da questo rapporto?

Il Museo rappresenta una forte attrattiva sul territorio. Il Museo è dedicato ad illustrare l’attività di Leonardo quale esperto di meccanica, ingegnere, cartografo, studioso di anatomia, scienziato. Al contempo la Casa Natale di Leonardo ad Anchiano, luogo della memoria per eccellenza del suo legame con la città natale, evidenzia il suo legame con il territorio e insieme alla sezione di pittura ospitata nella vicina Villa del Ferrale consente di approfondire il suo operato artistico.

La visita a Vinci vede oggi più che mai il Museo come  volano principale per invitare i visitatori ad esplorare la terra dell’infanzia e della gioventù di Leonardo. Il paesaggio delle colline di Vinci, ancora oggi, richiama l’immagine di una Toscana rinascimentale, con le tipiche coltivazioni della vite e dell’olivo. In un contesto come questo, è facile immaginarsi un giovanissimo Leonardo che esplora la campagna, guarda con attenzione ai “nichi”, i fossili, che è così facile trovare, osserva i numerosi ruscelli che solcano le valli, osserva attento il movimento delle ruote idrauliche che azionavano i mulini, iniziando a costruire quel substrato di interessi e conoscenze che guiderà la sua attività di artista, ingegnere, scienziato.

La stessa mostra del 2019, anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo, “Leonardo a Vinci. Alle origini del genio” ha voluto mettere in risalto il forte legame fra l’artista scienziato e la sua terra d’origine. Fra l’altro, una delle sedi del Museo è la Rocca dei Conti Guidi che con la sua mole domina il borgo e il territorio circostante rappresentandone un elemento identificativo di assoluto valore. In questo contesto, Leonardo costituisce da sempre un “genius loci” di primaria importanza e lo stesso borgo di Vinci è andato configurandosi nel tempo come luogo della memoria per eccellenza della biografia leonardiana, accentuando i caratteri medievali e, in tempi recenti, prestandosi ad inserimenti di arte contemporanea tesi a valorizzarne il contesto urbano. 

 

 

Lei si trova a dirigere un museo “piccolo” in un momento storico davvero complicato. A suo parere le dinamiche innescate dalla pandemia porteranno a una riscoperta del patrimonio “eccentrico” (cioè, decentrato) e innescheranno nuove modalità di fruizione oppure la necessità di rispettare prassi legate alla sicurezza finiranno per favorire le istituzioni più grandi e più strutturate?

È ancora forse troppo presto per azzardare previsioni in tal senso. Si può immaginare che un museo collocato in un ambiente paesaggistico e naturalistico interessante e piacevole, in cui è facile muoversi con mezzi propri, svolgere attività all’aria aperta, in un anno come questo, risulti particolarmente attrattivo. 

 

Il confronto con la figura di Leonardo. Di sicuro si tratta di uno dei personaggi più stimolanti con i quali confrontarsi, ma nella sua esperienza per un direttore di museo è più facile fare divulgazione dal momento che si parte da una conoscenza condivisa o sono maggiori le insidie legate a cliché, luoghi comuni, aspettative del pubblico?

La figura di Leonardo è una delle più celebri e conosciute al mondo ma, al contempo, risente più di altre di luoghi comuni e soprattutto del mito che la circonda finendo il più delle volte per offuscarne il reale portato. La missione del Museo Leonardiano è proprio quella di contestualizzare l’operato di Leonardo dal punto di vista tecnico e scientifico nel mondo tardo medievale e rinascimentale.

Non è raro che, nello sfatare qualche luogo comune, il visitatore abbia modo di scoprire come la realtà possa essere addirittura più affascinante e più complessa di quello che solitamente ha sentito narrare intorno alla figura di Leonardo e alle sue invenzioni.  

 

 

Il rapporto tra arte e scienza: Leonardo è stato uno degli intellettuali che nella storia ha forse meglio rappresentato la possibile e anzi fruttuosa convivenza tra questi ambiti. Come viene affrontato questo tema all’interno del museo? A suo parere ancora oggi è possibile trarre dall’eredità leonardesca stimoli per far incontrare questi mondi che oggi paiono essere diventati così distanti?

Arte e scienza in Leonardo trovano una perfetta unione. Fondamentale, a tale proposito, è la sua padronanza del disegno, strumento primario per indagare la natura e per dare forma alle sue idee, ai suoi progetti artistici e scientifici. I suoi disegni di meccanica, per esempio,  rivelano una grande bellezza e una estrema efficacia proprio grazie alla sua padronanza delle tecniche espressive maturate nell’ambito della sua attività d’artista.

Nel Museo, questo connubio tra arte e scienza viene evidenziato non solo nelle parti relative alla meccanica,  ma anche nella sezione dedicata agli studi anatomici di Leonardo con ceroplastiche tratte dai suoi disegni, nella sezione di pittura presso la Villa del Ferrale con riproduzioni a grandezza naturale e in altissima definizione delle sue opere pittoriche, nell’esplorazione digitale di alcune di queste nella Casa Natale ad Anchiano. Attualmente, la Sala del Podestà nel Castello dei Conti Guidi, ospita la mostra “Leonardo, l’anatomia dei disegni", che dà conto della grande abilità grafica di Leonardo consentendo un’esplorazione interattiva di alcuni dei suoi disegni più belli. 

All’eredità di Leonardo possiamo oggi fare riferimento quale modello per instaurare un dialogo costruttivo fra discipline diverse per una visione più completa e profonda dell’uomo e della natura. 

Qual è il suo personale rapporto con la figura e l’opera di Leonardo? 

Si tratta di un rapporto estremamente coinvolgente che richiede continuo studio e grandissima attenzione per non cadere nella superficialità e nei luoghi comuni. D’altra parte Leonardo non finisce mai di stupire per la sua complessità e per la profondità del suo pensiero.

 

 

Ci racconta un episodio curioso della vita del museo o che le è rimasto impresso per un motivo particolare?

Ricordo la volta in cui il Museo fu la destinazione segreta di un viaggio aziendale. La visita fu  organizzata, con la complicità dei nostri Uffici, da una compagnia olandese che si occupa di tecnologia. Proprio in virtù del legame dell’azienda con il mondo della tecnica, essa volle celebrare il decennale della propria attività accompagnando per un weekend a sorpresa i propri dipendenti nella terra di Leonardo. Un episodio reale che si racconta di quale sia il ruolo di Leonardo nell’immaginario collettivo mondiale. 

Uno dei momenti più emozionanti, direi anzi il più emozionante, è rappresentato dalla vista del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che il 15 aprile del 2019 ha inaugurato le celebrazioni leonardiane per i 500 anni dalla morte di Leonardo a Vinci e ha presenziato all’inaugurazione della mostra “Leonardo a Vinci. Alle origini del genio” presso il Museo Leonardiano.

 

NB: tutte le immagini sono state realizzate durante la campagna fotografica di Google Arts&Culture e sono di proprietà del Museo Leonardiano di Vinci, che ringraziamo per avercene concesso l'utilizzo.


Cagliari: mostra "Segni e memorie nelle incisioni di Paladino"

A Cagliari un omaggio alla poetica immaginifica di Mimmo Paladino e al suo rapporto incantato e sempre nuovo con l’arte grafica.
L’incontro magico tra parola e scrittura e il confronto con i grandi della letteratura di tutti i tempi.

Cagliari, Musei Civici-Palazzo di Città
15 dicembre 2016 – 12 marzo 2017

Don Chisciotte 2005
acquatinta
lastre n.4, 500x360 mm.

In più occasioni i Musei Civici di Cagliari hanno prestato attenzione e interesse al mondo dell’arte grafica, così come hanno dimostrato una particolare sensibilità verso l’opera di Mimmo Paladino - tra i massimi artisti figurativi italiani contemporanei, esponente della Transavanguardia – acquistando per le collezioni civiche nel 2012 cinque sculture del ciclo dei Dormienti che ora accolgono i visitatori nella vasche d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte.
Il rapporto di Mimmo Paladino (1948, Paduli-BN) con l’opera grafica è davvero intrigante, come da sempre nella storia dell’arte lo è il rapporto tra la parola e l’immagine: una relazione verso la quale Paladino, artista poliedrico e affabulatore, ha mostrato negli anni un’attrazione del tutto particolare grazie anche alla sua formazione, nutrita sia d’arte figurativa che letteraria.
Le sperimentazioni e le invenzioni che egli attua nell’opera grafica, seguendo non tanto le “regole dell’incisione” quanto il suo arbitrio fantastico e visionario, così come le collaborazioni con poeti e scrittori per la realizzazione di tanti preziosi libri d’arte, attraversano più di trent’anni della sua attività, con atteggiamenti ideativi e
realizzativi che sembrano mutare dinanzi a ciascun procedimento tecnico utilizzato: dall’acquaforte all’acquatinta, dalla xilografia alla serigrafia, dalla litografia alla puntasecca.
La mostra che si tiene dal 15 dicembre al 12 marzo 2017 a CagliariPalazzo di Città - Musei Civici, promossa dal Comune di Cagliari e da Casa Falconieri, con il sostegno della 
Regione Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna – ripercorre l’avventura grafica di Mimmo Paladino a partire dalla metà degli anni ’90, attraverso la selezione di circa  ottanta opere (prestate da Editalia - storica casa editrice romana, dal 1991 parte del Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - e da Colophon Arte) con due inediti per l’Italia,
che mettono in luce quanto sia congeniale all’artista campano questo mezzo espressivo per una “completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segretomondo immaginativo”,
come ben sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’arte di Paladino e autore del catalogo della mostra.
Il progetto dell’esposizione, curato da casa Falconieri, che da oltre 35 anni opera nel campo della ricerca e della sperimentazione nelle arti visive e in particolare nell’arte incisoria, è una delle tante iniziative culturali che questa realtà, attiva in Sardegna, ha messo in atto con lo scopo di valorizzare l’arte grafica e il potenziale sardo.
Parte del progetto “I luoghi del segno” - che nasce con i Musei Civici di Cagliari nel 1997 e che ha visto numerose collaborazioni internazionali - la mostra fa seguito all’esposizione delle opere grafiche di Mimmo Paladino tenutasi a Bilbao nel 2014 nell’ambito del Festival dell’inicisione (FIG Bilbao), realtà ormai affermata a livello internazionale anch’essa affermata a livello internazionale anch’essa ideata da Casa Falconieri.
Paladino trova nell’arte grafica, che considera indipendente e altrettanto rilevante rispetto alla pittura o alla scultura, una libertà espressiva e sperimentale inesauribile. Sente la necessità di lavorare dentro la materia, mischiando tecniche incisorie diverse sulla stessa pagina, materiali e assemblaggi complessi, fino a impadronirsi della matrice.
Vuole farsi trasportare, nel confronto con la poesia e con i più grandi testi letterari di tutti i tempi o nel gioco che egli avvia con la parola, in una dimensione “altra”, in cui evocare i propri sogni.

Adonis - non ha età il segreto che racconta di noi 2009
serigrafia, collage, acetato
misura 395x295 mm.

 
 
Già in Quattro testi sacri per il terzo millennio (1994), incisioni originali associate a testi religiosi scelti da altrettanti poeti, così come nelle dodici tavole dedicate al poeta siriano Adonis e raccolte in ADONIS Non ha età il segreto che racconta di noi (2011) – tutte realizzate in collaborazione con la casa editrice Colophon Arte - Paladino riesce a suggerire nuove prospettive di lettura attraverso immagini dal taglio inedito e sorprendente, esaltando una parola o un passaggio dei testi reinterpretati con grande forza espressiva e profonda efficacia narrativa.
Lo stesso vale per Italia (2009), quattro incisioni all’acquaforte e una puntasecca, che accompagnano frammenti di Jorge Luis Borges dedicati a Dante.
Ma è soprattutto in Ombre (Editalia) - straordinario libro d’artista realizzato a quattro mani con il fotografo Ferdinando Scianna - e nella sorprendente impresa editoriale del Don Chisciotte (Editalia),
realizzata nel 2005 nell’ambito del più ampio progetto sul personaggio di Cervantes, che Mimmo Paladino manifesta l’irrinunciabile complessità del suo immaginario, riuscendo forse a dare forma visiva perfino alla sua concezione del mondo.
Ombre, cui è dedicato un intero piano espositivo a Palazzo di Città, è una lunga sequenza di incisioni (42) e fotografie (30), un “leporello” che si srotola per 24 metri come una pellicola cinematografica, in cui le opere grafiche di Paladino si alternano alle fotografie di Scianna, creando un percorso di riflessione sul tema dell’ombra e della luce. I diversi elementi instaurano un dialogo artistico di indubbia forza espressiva,
indagando i misteriosi rimandi culturali e poetici e sviluppando un discorso intorno al tema del doppio.
L’Ombra seduce e minaccia, sfugge a qualsiasi trappola” scrive Corrado Bologna. “Rimane testardamente incollata al corpo: certifica, saldata al suolo, la caduca, mortale presenza nostra e delle cose.
Non si può, proprio non si può, in questo mondo, ‘non avere un’ombra’. Non può alcun essere umano, giacché guarda impotente, con timore, il proprio sdoppiamento imperfetto che scivola al suolo, dal lato opposto ai raggi del sole”.
In Don Chisciotte – 45 tra incisioni all’acquaforte e acquatinta, acqueforti e collages e quindici impressioni tipografiche - Mimmo Paladino si fa sedurre dal personaggio tratteggiato nel libro di Cervantes.
Le immagini dell’artista dialogano con i versi del poeta Giuseppe Conte, che narra “l’eroe mitico mediterraneo”.
Qui parlare di illustrazione è davvero riduttivo: l’artista non “illustra” il Don Chisciotte, ma dialoga e gioca con il libro, l’autore e i personaggi, facendo insistentemente emergere il suo personale mondo visionario.
«Credo che il sogno di Don Chisciotte, alimentato dalla fantasia dell’immaginario, sia l’unico mondo possibile – scrive Paladino in proposito - è l’utopia vincente. Il folle in realtà non è folle. La pazzia è altrove”.
E
splosione di colori, scarnificazione del segno: Paladino “riscrive” il romanzo spagnolo con gli strumenti dell’arte figurativa, sfruttando la sua profonda conoscenza dei procedimenti tecnici della grafica per accentuare le possibilità espressive ed evocative del segno e del colore. Don Chisciotte smetterà di fare il cavaliere “perché in questo mondo di bombe e di spingarde non c’è più posto per la cavalleria”: Paladino sente l’attualità del messaggio
“ma la mia speranza – conclude - è che la sua follia sia davvero contagiosa».
Insomma se l’amore per la letteratura ha spinto il maestro della transavanguardia a confrontarsi con alcuni capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi - dall’Agamennone di Eschilo alla Divina Commedia, dall’Ulisse di Joyce a La luna e i falò di Pavese - è il Don Chisciotte che lo affascina, inducendolo a nuovi sogni e fantasie.
Ed è infatti il visionario cavaliere della Mancha, trasportato questa volta nella terra d’origine dell’artista - il Sannio - il protagonista della prima opera cinematografica, di Mimmo Paladino, presentata nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia e ora inserita nel percorso della mostra a Cagliari.
Quijote, con Peppe Servillo nel ruolo del protagonista e Lucio Dalla nei panni di Sancho Pancha, liberamente ispirato al romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha di Cervantes, è innanzitutto un “poema visivo” - come lo definisce Enzo Di Martino - in cui il paesaggio, il territorio agricolo e industriale della provincia di Benevento non lontano da Paduli, viene caricato di elementi simbolici; una trasposizione pittorica – con citazioni continue da Pasolini a Tarkvoskij – che si avvale di un taglio teatrale e di immagini statiche all’interno di scenografie, in cui appaiono le stesse opere di Mimmo Paladino ma anche riferimenti a Caravaggio e Jacques-Louis David.
Un mondo di rimandi, di suggestioni, di immaginazioni funamboliche a creare un universo in cui, forse, lo spirito cavalleresco ha ancora possibilità di esistere.
In mostra anche un grande torchio per una sezione laboratoriale che si preannuncia molto frequentata.
Laboratori di incisione sono previsti il 22 gennaio, il 5 e il 19 febbraio, il 5 e il 12 marzo dalle 10:30 alle 13:00 (gruppi max 8 persone, solo adulti).
È richiesta la prenotazione a Palazzo di Città
(tel. 070 6776482 - [email protected]museicivicicagliari.it).

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Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International