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Il più grande spettacolo del mondo, il romanzo di formazione di Don Robertson

Uscito per Nutrimenti, Il più grande spettacolo del mondo di Don Robertson è l'esempio perfetto del romanzo di formazione di derivazione nord americana, tant'è che è evidente da dove abbia tratto ispirazione Stephen King o il più recente talento letterario di Tiffany McDaniel. Nella curatissima traduzione di Nicola Manuppelli siamo partecipi delle microstorie della cittadina di Cleveland, Ohio, che si intersecano nel grande arazzo storico della seconda guerra mondiale, in quel 1943 che vede l'America protagonista di una riscossa bellica contro le potenze dell'Asse.

Don Robertson prende spunto dalle storie locali che nel tempo sembrano contornate da un alone mitico e scrive il suo romanzo ricalcando proprio quelle imprese epiche e buffe della periferia americana; siamo così al cospetto del serioso bambino di nove anni Morris Bird III, che fa di tutto per tenere saldo uno strambo legame di amicizia con Stanley Chaloupka. Proprio il trasferimento di quest'ultimo è il conflitto che mette in moto la macchina narrante di Robertson perché Morris Bird III si era ripromesso di essere per sempre amico di Stanley e nemmeno la distanza può essere d'intralcio.

Sono due bambini dal carattere e dal temperamento singolare, il goffo e fuori forma Stanley e l'insicuro e introverso Morris Bird III che tuttavia si spoglia delle sue ansie per intraprendere, come un vecchio eroe del Far West, la sua personale impresa spericolata che lo porterà a vivere mille avventure insieme al suo carretto rosso e la sorellina Sandra di sei anni.  Marinando la scuola e saltando la gita al Museo d'Arte di Cleveland, Morris Bird III abbandona la normalità per inseguire il sogno dell'amicizia soltanto con pochi soldi in tasca, una bussola giocattolo e un temperino.

Don Robertson grande spettacolo
La copertina (©Thurston Hopkins Stringer, Getty Images) del romanzo Il più grande spettacolo del mondo di Don Robertson, tradotto da Nicola Manuppelli e pubblicato da Nutrimenti (2020)

Mentre l'epopea dell'amicizia viene narrata, Don Robertson innesta nel romanzo un carosello di figure stralunate che vedono le loro esistenze travolte e distrutte dallo scoppio di un impianto di gas. Così la leggera storia di amicizia plasma fino ad assumere i contorni fumosi di un racconto catastrofico e magico dove una divina provvidenza mette al riparo i nostri protagonisti bambini.

La genialità di Robertson consiste nel narrare con lucidità entrambi gli scenari e di orchestrare con ritmo un ampio ventaglio di sentimenti, emozioni e colpi di scena.  Dialoghi costantemente calibrati per strappare il sorriso e per ritrarre un'atmosfera scanzonata e ingenua, come può essere la mente di un bambino: sono soltanto echi di una macro storia epica e meravigliosa, che nell'apocalisse dell'Ohio trova un barlume di genuina felicità.

L'innocenza dei personaggi di giovane età, che serve a rappresentare simbolicamente un'America attenta ai valori nazionali, viene spezzata dal disincanto e dal tetro pragmatismo dei personaggi adulti, che con i loro chiaroscuri tratteggiano la decadenza e il negativismo di quelle generazioni schiacciate tra le due guerre mondiali e il proibizionismo.  Un romanzo potente per cui dobbiamo ringraziare l'editore Nutrimenti per aver riconsegnato all'Italia un autore purtroppo dimenticato.

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Boom di popolazioni prima della domesticazione delle piante in Nord America

2 Agosto 2016

L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.
L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.

Un nuovo studio, pubblicato su Royal Society Open Science, è giunto alla conclusione che - cinquemila anni fa nella parte orientale del Nord America - la domesticazione delle piante, per ricavarne cibo, fu in ultima analisi determinata da un boom demografico con conseguente scarsità di fonti selvatiche di cibo.

Uno degli autori dello studio, l'antropologo Elic Weitzel, ha sottolineato come per la maggior parte della storia umana, le persone siano vissute grazie a fonti di cibo selvatiche: è solo di recente che si è avuto questo cambiamento.

La ricerca ha preso in esame le datazioni al radiocarbonio di manufatti provenienti da siti archeologici dell'area, esaminando non le economie agricole pienamente sviluppate, ma il precedente passo riguardante la domesticazione. Le prime piante ad essere domesticate qui furono zucche, girasoli, Iva annua, chenopodium berlandieri. Solo le prime due rimangono importanti oggi, anche se lo è pure la quinoa, alla quale l'ultima è relazionabile. Anche dopo le domesticazioni, queste popolazioni continuarono le loro attività di caccia e foraggiamento.

Almeno 11 eventi di domesticazione sono stati identificati nella storia dell'uomo, partendo da quella del frumento nella Mezzaluna Fertile, 11.500 anni fa. Quello relativo al Nord America orientale sarebbe il nono, e si verificò 5.000 anni fa in conseguenza del boom di popolazione verificatosi tra 6.900 e 5.200 anni fa. In questo modo, permisero l'emergere delle civilizzazioni nell'area. L'inizio della sedentarietà determina un'espansione delle comunità e di una serie di cambiamenti sociali.

A lungo, sono state due le teorie sugli esordi dell'agricoltura. Per la prima, la crescita delle popolazioni e scarsità di cibo determinarono la necessità di far crescere le colture per le quali già si svolgevano attività di foraggiamento. Per la seconda, le attività di sperimentazione cominciarono in tempi di abbondanza, quando queste non erano ancora immediatamente necessarie.

Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah
Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah

Lo studio "Population growth as a driver of initial domestication in Eastern North America", di Elic M. Weitzel, Brian F. Codding, è stato pubblicato su Royal Society Open Science.
Link: Royal Society Open ScienceEurekAlert! via University of Utah


Stati Uniti: edificio di 4000 anni fa dall'Ohio

14 Luglio 2015
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Portato alla luce dagli archeologi dal Cleveland Museum of Natural History un edificio di 4.000 anni fa (periodo tardo arcaico), presso un sito nella Contea di Lorain, in Ohio. La collocazione dello stesso non è stata ancora rivelata per paura di vandali e saccheggiatori.

Link: Cleveland.com; The History Blog
L'Ohio, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug))
 


Ohio: tumulo ritrovato durante la costruzione di un centro commerciale

30 Gennaio 2015
La costruzione di un centro commerciale ha rivelato un'antico tumulo Indiano, a Chillicothe, in Ohio. Il tumulo viene datato tra il 200 a. C. e il 200 d. C.
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