Manzoni leoni da tastiera

Dagli sfaccendati di Manzoni ai leoni da tastiera dei social media

Dagli sfaccendati di Manzoni ai leoni da tastiera dei social media

Molti capisaldi della letteratura italiana, nonostante un folta e diffusa frequentazione esegetica secolare e una verve esteriormente appannata, offrono ancora numerosi spunti di riflessione, attuali e preservati dall’obsolescenza: il capolavoro di Alessandro Manzoni, “I Promessi Sposi”, noto soprattutto tra i banchi di scuola di giovani generazioni di studenti, per molti aspetti “si mantiene” tutt’oggi giovane, vigoroso e moderno, grazie alla presenza di un ampio ventaglio di tematiche perfettamente calzanti con i dettami ricorrenti della società odierna.

Ed è proprio in quest’ottica di confronto e “svecchiamento” che un romanzo apparentemente distante - sia negli anni che nella forma, apparentemente tedioso e poco accattivante per un’utenza più smart - può ancora suscitare con fragore l’interesse delle menti più “fresche”, quelle dei post-millennial, dei centennial o degli zoomer, avvezzi alle tecnologie di un mondo sempre più hi-tech, in cui la fruizione dei contenuti è rapida e meccanicizzata, scevra di forme di approccio ragionato e critico.

L’opera di Manzoni, uscita per la prima volta fra il 1825 e il 1827, in chiave avveniristica sembra allinearsi su un piano culturale e richiamare fenomeni e stereotipi contemporanei tra i più disparati: tra i tanti parallelismi, leggendo con attenzione il capitolo XVI, qualunque lettore potrebbe facilmente ravvisare negli “sfaccendati” del paese di Gorgonzola delle nitide somiglianze con gli attualissimi “leoni da tastiera”.

Il tumulto di San Martino, la “rivolta del pane” nell'illustrazione di Francesco Gonin, dall'edizione del 1840: I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII di Alessandro Manzoni. Tip. Guglielmini e Radaelli. Immagine Internet Archive in pubblico dominio

L'episodio sopracitato mette in scena la fuga di Renzo Tramaglino, giovane protagonista della vicenda narrata da Manzoni, che, carico di fede e speranza, si allontana repentinamente dai pericoli della tumultuosa Milano per raggiungere il cugino Bortolo nel bergamasco.

osteria promessi sposi coronavirus
L'osteria, la locanda della Luna piena, nell'illustrazione di Francesco Gonin, dall'edizione del 1840: I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII di Alessandro Manzoni. Tip. Guglielmini e Radaelli. Immagine Internet Archive in pubblico dominio

La tentacolare metropoli milanese si era rivelata particolarmente insicura per l'ingenuo giovane di provincia e le numerose insidie ne avevano perfino minato l'integrità morale. La sosta emblematica alla locanda della Luna piena, gremita di delinquenti, di loschi figuri, di personaggi dalla condotta esecrabile, aveva rappresentato il punto più basso del protagonista, il momento della degradazione, dell'offuscamento e delle tenebre.

Renzo Tramaglino oramai ubriaco nell'osteria, la locanda della Luna piena, nell'illustrazione di Francesco Gonin, dall'edizione del 1840: I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII di Alessandro Manzoni. Tip. Guglielmini e Radaelli. Immagine Internet Archive in pubblico dominio

Ma il traviamento si traduce in una rinascita, in un rinnovamento che ispira Renzo a recuperare ben presto la strada maestra e lo conduce a peregrinare tra le campagne milanesi fino a Gorgonzola. Qui un'altra sosta, in un'altra osteria, non più dominata dai "compagnoni" ma da un gruppo di inoperosi, abulici e inetti: gli "sfaccendati".

Manzoni leoni da tastiera
Dagli sfaccendati di Manzoni ai leoni da tastiera dei social media. L'osteria di Gorgonzola, nell'illustrazione di Francesco Gonin, dall'edizione del 1840: I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII di Alessandro Manzoni. Tip. Guglielmini e Radaelli. Immagine Internet Archive in pubblico dominio

La descrizione che ne fa Manzoni è coverta fin da subito da un velo di pungente ironia e palese disprezzo, che induce il lettore ad avanzare senza riserve un giudizio negativo. Questi ignavi dominano parte di una delle scene topiche della narrazione, quella “girata” all’interno dell’osteria di Gorgonzola, e mostrano immediatamente alcune delle peculiarità che connotano il loro carattere: sono invadenti, inerti, impiccioni e irresoluti. La curiosità che li tormenta è futilmente eccessiva e, talvolta, insensatamente aggressiva. Logorati da un opprimente senso di inferiorità nei confronti della metropoli e schiacciati dal peso di una mentalità gravida di provincialismo, vivono da assoluti spettatori le vicende dei disordini milanesi, relegati in una tranquilla zona di confine, dove la sommossa si riverbera soltanto in notizie e non in azioni concrete. Essi rivendicano timidamente i propri diritti e, in tono sommesso, parlano di rivoluzione, evitando di attirare pericolosamente troppe attenzioni. Soltanto l’avvento di un mercante proveniente da Milano, immagine ideologica e icastica della borghesia agiata e delle aspirazioni forcaiole, placa le vane agitazioni degli aspiranti facinorosi con una retorica ordinata e un accurato istrionismo, spegnendo ogni fuoco sovversivo. Poche parole bastano per far tentennare gli “sfaccendati” e farli riflettere sul fatto che restare a casa sia più conveniente. Insomma, questi uomini poco audaci rivelano un atteggiamento velleitario che è tipico dei “rivoluzionari da farmacia”, così come li ha rappresentati Giovanni Verga nei “Malavoglia”, o dei già menzionati “leoni da tastiera”, che pullulano tristemente sui social media e in pantofole affermano di aspirare al cambiamento, sfociando troppo spesso nella shitstorm, attraverso commenti di violenza gratuita e odio dilagante.

Gli sfaccendati di Manzoni e i “rivoluzionari da farmacia” di Verga, anticipazione degli attuali leoni da tastiera? Aci Trezza nel film di Luchino Visconti, La terra trema, tratto dal romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga. Foto dal film in pubblico dominio

Nell’ambientazione del romanzo verghiano oltre ai comuni e paradigmatici luoghi di ritrovo, come osterie e piazze, dove la comunità consolida i rapporti sociali e nuove idee trovano terreno fertile, esiste un altro topos significativo che catalizza sedizioni e fervori populistici: la farmacia. La farmacia dello speziale don Franco ad Aci Trezza rappresenta lo spazio in cui gli uomini più istruiti del paese si riuniscono per discutere animatamente di politica e di rivoluzione. Qui le voci di don Giammaria, don Michele, don Silvestro e dello stesso don Franco sembrano sovrapporsi e affastellarsi con brio, fino a quando le occhiate fulminee e severe delle mogli non rendono evanescenti tutti i lungiloqui ambiziosi e le ampollose dissertazioni. Anche in questo caso gli ideali si rivelano labili e tutti i proponimenti si dissolvono in un nulla di fatto.

Nel momento in cui subentra l’autorevolezza del mercante e delle mogli gli pseudo-rivoltosi si tirano indietro, si rivelano pusillanimi e incapaci di reagire, proprio come accade ai famigerati “leoni da tastiera” una volta messi alle strette, smascherati e ridicolizzati dalla loro stessa natura.

Dunque, gli aspetti che accomunano gli hater o i cyberbulli con i tronfi e “baldanzosi” intellettuali di Aci Trezza e i rivoluzionari sfaccendati di Gorgonzola sono la mancanza di coraggio, l’incapacità di esporsi in prima persona e di affrontare con lucidità gli eventi, la disinformazione e la malsana abitudine di avanzare giudizi affrettati, spesso sprezzanti e provocatori, dall’alto di un piedistallo o dietro uno schermo. Gli “odiatori” feriscono, colpiscono violentemente, distruggono inconsapevolmente, radono al suolo la positività, e tutto ciò li appaga, li riempie di soddisfazione. La dialettica è quella derisoria, irriverente, tendente a schernire l’interlocutore o l’uditorio, senza alcun riguardo e rispetto. Questi individui traggono la loro forza dal “gruppo”, dalla massa alla quale appartengono, che li fa sentire invulnerabili, protetti, inarrivabili. Dietro questa facciata di sicurezza e iattanza si nascondono spesso personalità problematiche, fragili, in continuo conflitto con se stesse; ma la sofferenza non dovrebbe giustificare mai l’odio, e l’odio va arginato e combattuto.

Dunque, al termine di questa brevissima disamina, gli “sfaccendati” descritti da Manzoni e gli eruditi rivoluzionari di Verga sembrano quasi appartenere all’epoca contemporanea, presentando effettivamente dei tratti comuni con una delle categorie social più diffuse, i “leoni da tastiera”.

La storia, in questo caso la storia letteraria, permette ancora una volta di individuare delle interconnessioni tra passato e presente, tra epoche che sembrano remote e la contemporaneità che velocemente tende al futuro. Ecco come un testo di quasi due secoli può ancora rappresentare un valido supporto, uno strumento utile per comprendere molte sfaccettature della realtà attuale e, in chiave didattico-pedagogica, una guida sicura per ogni giovane che si accinge a diventare parte integrante della società. L’odio si può fronteggiare grazie alla storia, grazie ai suoi insegnamenti, che ci permettono di discernere ciò che è corretto da ciò che può essere oltraggioso, ciò che è costruttivo da ciò che può risultare tossico, e ciò che è sicuro da ciò che è politicamente amorale.

Riferimenti:

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, con commento di Romano Luperini e Daniela Brogi, Milano, 2013.

Giovanni Verga, I Malavoglia, Einaudi, 2014.

CarloCalcaterra, Egidio Gorra, Francesco Novati, Giulio Bertoni, Vittorio Cian, Giornale storico della letteratura italiana, volume 182, p. 218-224, Pearson, 2005.

Saverio Tommasi, Cyberbullismo in Siate ribelli, praticate gentilezza, Sperling & Kupfer, 2017.


Gonnostramatza Project

Gonnostramatza Project, ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Lo studio del passato e la sua divulgazione via social

Archeologia, conoscenza e cultura che fanno rima col mondo dei social e della divulgazione ai cittadini: questi i punti di forza del “Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla”, evento nato per ricostruire la vita nelle comunità della Marmilla tra la fine dell’età del Rame e del Bronzo. Con un punto di partenza d’eccezione: la Tomba di Bingia e Monti, uno dei più importanti siti d’Europa. Il via al progetto, alla sua quarta edizione, è stato dato lo scorso 30 settembre: un team di studenti e archeologi dell’Università di Cagliari è arrivato in paese per portare avanti attività di ricognizione archeologica.

“Si tratta di un qualcosa di totalmente nuovo, spiega Riccardo Cicilloni, archeologo dell’Università di Cagliari e Direttore Scientifico dei lavori. Non si tratta di un semplice censimento del territorio ma di Field Walking, uno studio eseguito a tappeto attraverso tecniche sistematiche e statistiche il cui frutto dovrà portare ad avere un quadro d’insieme della situazione archeologica della zona presa in esame. Abbiamo utilizzato sistemi scientifici avanzati volti a produrre delle pubblicazioni per riviste d’eccellenza”.

Gonnostramatza ProjectMa la novità e l’unicità del progetto sta nell’affiancare il progetto scientifico a quello della divulgazione. Secondo Marco Cabras, l’archeologo che coordina le operazioni sul campo, “la comunità deve essere sempre più informata e coinvolta nelle attività che facciamo. E se per far conoscere i nostri studi c’è bisogno dei social ben venga, li usiamo e li useremo, così come abbiamo già fatto”. Basti pensare che anche YouTube è entrato a far parte del progetto attraverso il docufilm dal titolo “Gonnostramatza Project: the movie”, realizzato da Nicola Castangia. In questo cortometraggio i responsabili scientifici e i ragazzi del team hanno potuto raccontare, in maniera semplice e divulgativa, quanto avvenuto durante la campagna di ricerca archeologica. Il documentario racconta nel dettaglio le fasi di ricerca ma anche semplici momenti della vita del team. Insieme a questa modalità divulgativa “social” (Facebook e Instagram) sono state organizzate conferenze, mostre, laboratori didattici per i più piccoli, visite guidate ai siti: il tutto culminato nell’Archeofestival, tenutosi lo scorso 19 ottobre, un evento a carattere scientifico-divulgativo che annualmente si tiene a fine lavori.

L’Università, tiene a precisare inoltre Cicilloni, ha tre missioni: didattica, ricerca, divulgazione. “Tra le altre cose lavoro coi bambini è stato uno dei focus su cui abbiamo maggiormente puntato. La scoperta, l’azione, la gioia del riunire i pezzi di ciò che si è o non si è trovato, ai piccoli entusiasma parecchio. E, chi lo sa, magari qualcuno di loro, grazie al Gonnostramatza Project, sarà un archeologo di domani!”.

Il progetto - Il Gonnostramatza Project nasce dalla collaborazione, iniziata dal 2016, tra l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza e l’Insegnamento di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari. L’Amministrazione comunale, e in particolar modo il sindaco, Alessio Mandis, ha fortemente voluto intraprendere l’iniziativa con l’intento di approfondire lo studio delle risorse archeologiche del territorio ai fini della loro valorizzazione. Il territorio di Gonnostramatza offre infatti numerosi ed interessanti contesti archeologici di pregio, una su tutti la tomba ipogeico-megalitica di Bingia’e Monti scoperta e scavata da Enrico Atzeni. Le indagini effettuate dall’archeologo negli anni ’80 del secolo scorso hanno messo in luce, presso l’omonimo nuraghe, una tomba preistorica dalle caratteristiche straordinarie, sia per la formula architettonica ipogeico-megalitica che per l’eccezionalità dei ritrovamenti, riferibili ad una fase di transizione tra l’Eneolitico e l’età del Bronzo Antico. Alcuni dei siti nuragici erano già segnalati in letteratura, ma la raccolta di segnalazioni da parte della comunità locale riguardanti altre emergenze sconosciute in bibliografia ha portato a nuove scoperte, tra cui, ad esempio il nuraghe complesso in località Procilis.

Il contesto funerario della tomba di Bingia’e Monti ha restituito un prezioso spaccato archeologico relativo al momento di passaggio tra l’età del Rame e del Bronzo; dialto interesse scientifico, lo scavo della tomba ha restituito materiali archeologici di grande pregio, tra cui una preziosa torque (collier, girocollo) in oro.

Le ricerche, effettuate su autorizzazione della competente Soprintendenza archeologica, si sono articolate in quattro anni e hanno visto un collaudato team di allievi di diverse università (Cagliari, Bologna, Granada) al lavoro sul campo alla ricerca dei siti già segnalati a cui si è provveduto, però, ad una nuova schedatura. Il lavoro, oltre ad essere finalizzato ad aggiornare lo stato delle condizioni attuali dei siti e dei monumenti, ha costituito una proficua attività didattica tramite l’esercizio, per gli studenti assistiti sul campo da tutor, di schedatura dei monumenti. Le attività del primo anno hanno permesso al team di familiarizzare con il contesto territoriale al punto di progettare in maniera pertinente la ricerca da svolgere durante gli anni successivi. Durante la seconda annualità, infatti, l’indagine si è concentrata su un’area campione del territorio comunale nel quale in precedenza non erano state segnalate emergenze archeologiche. Si è proceduto all’indagine sistematica di un transetto di ca. 150 ettari. Anche durante la terza e quarta annualità l’approccio è stato quello della raccolta sistematica e si è concentrato su alcune aree già oggetto di ricognizione durante le precedenti campagne. L’intento dell’equipe di ricerca e dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di ricostruire il rapporto tra le persone e il territorio tramite la scoperta del passato.

Precisione scientifica e linguaggio adatto a tutti: il Gonnostramatza Project ha puntato, punta e punterà ad unire questi due obiettivi, lo studio attento e scrupoloso e la divulgazione ai cittadini, ormai sempre più partecipi e attenti al lavoro degli archeologi, nell’ottica della valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Gonnostramatza e dalla Fondazione di Sardegna – Bando “Arte, Attività e Beni Culturali” (Anno 2018 e 2019).

Gonnostramatza Project

Per info

Sito web: www.gonnostramatzaproject.it

Facebook: Gonnostramatza Project

Instagram: Gonnostramatzaproject

YouTube: docufilm di Nicola Castangia “Gonnostramatza Project: the movie”; docufilm curato da Marco Cabras e dagli allievi dell’Università di Cagliari “Gonnostramatza Project 2019 - Ricerche Archeologiche in Marmilla


Milano da Vinci Leonardo da Vinci bando

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Cultura

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Il bando è attivo da oggi al 4 febbraio 2019. Maggiori informazioni sul sito https://milanodavinci.ideatre60.it/

 

Milano, 5 dicembre 2018 - È stato presentato oggi a BASE il concorso “Milano da Vinci”, che premierà le migliori idee creative, presentate da team under 35, capaci di raccontare lo spirito innovatore di Leonardo da Vinci attraverso l’utilizzo dei nuovi media.

Il concorso è promosso da Fondazione Italiana Accenture in collaborazione con il Comune di Milano e in partnership con Fondazione Milano - Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e rappresenta, in occasione delle imminenti celebrazioni dei 500 anni dalla morte dell’artista, un progetto che mira a valorizzare l’eredità intellettuale e la spinta creativa che Leonardo ha lasciato alla città di Milano.

“Dopo la proficua collaborazione portata avanti in passato, il Comune di Milano ci ha chiesto di lanciare un nuovo concorso che si inserisce nelle iniziative del palinsesto 2019 per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci - ha ricordato Diego Visconti, Presidente di Fondazione Italiana Accenture -. Con il concorso Milano da Vinci vogliamo dare la possibilità ai giovani di sperimentare nuovi modi di comunicare e rappresentare l’anima innovativa che contraddistingue la città di Milano. Leonardo ha lasciato una preziosa eredità che ci auguriamo i giovani creativi sapranno accogliere e valorizzare”

“I nove mesi di celebrazioni di Leonardo da Vinci rappresenteranno una straordinaria opportunità per Milano per rafforzare la sua vocazione di città turistica – ha ricordato Roberta Guaineri, Assessore Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano -. La spinta creativa di Leonardo, come icona globalmente riconosciuta, nel suo essere innovativa, aperta, interdisciplinare, è un’eredità importante per la città, che mantiene uno sguardo al patrimonio storico del proprio passato e guarda oltre, a un futuro di cambiamento e di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Per questo il concorso ideato da Fondazione Italiana Accenture si inserisce perfettamente nell’ampio piano di promozione che coinvolge istituzioni e soggetti privati per questo storico appuntamento: chi infatti se non gli studenti e i giovani creativi possono incarnare l’eredità di Leonardo, e trovare un modo nuovo per promuovere Milano come la città di Leonardo Da Vinci, attrattiva, turistica, tecnologica, sostenibile, aperta?”

“Siamo orgogliosi di presentare questo concorso che invita tutti i partecipanti a indagare e reinterpretare l’eredità creativa e tecnologica che Leonardo ci ha lasciato – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. In occasione dei 500 anni dalla morte del genio vinciano, a cui il Comune di Milano ha dedicato un palinsesto annuale, chiediamo infatti ai giovani di presentare progetti innovativi che sappiano valorizzare questo lascito materiale e immateriale, contribuendo alla promozione del patrimonio artistico, culturale e tecnologico della nostra città.”

"La nostra convinta adesione a questo progetto - che rinnova la positiva collaborazione con Fondazione Accenture e il Comune di Milano, avviata in occasione della campagna ‘A place to be-expo 2015’- nasce dal fatto che non si tratta solo di un concorso, ma di un'intensa esperienza di crescita professionale per tutti i partecipanti - ha dichiarato Marilena Adamo, Presidente Fondazione Milano -. La Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, oltre ad aver collaborato alla progettazione del contest, seguirà infatti l'attività di formazione, tutoring e realizzazione dei progetti, sostenendo i giovani nella realizzazione di prodotti multimediali innovativi e di qualità. In questo concorso emerge un tema a noi molto caro: lo stretto legame tra innovazione e formazione.”

La vera sfida per i partecipanti sarà quella di raccontare in modo innovativo il genio creativo di Leonardo a Milano, con l’obiettivo di promuovere la città come polo attrattivo, turistico e tecnologico. Le idee progettuali dovranno riflettere sull’eredità materiale e immateriale del grande genio attraverso la valorizzazione dei luoghi e delle opere a lui legate, come ad esempio: la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, la Biblioteca Ambrosiana, il Cenacolo, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e tante altre.

Le idee progettuali potranno spaziare tra le altre dall’interactive art alla video art, dal light design ad esempi di media performance e installation art e dovranno essere strutturate appositamente per gli spazi e i canali online del Comune di Milano e più in generale per attività di promozione del territorio in Italia e all’estero.

Il concorso si distingue per il valore dato alla formazione, che si articola in diverse attività tra cui 4 moduli e-learning per tutti i partecipanti, due giornate di workshop e un percorso di mentorship per gli 8 team finalisti, tre mesi di coaching per i 2 team vincitori. A ognuno di questi ultimi sarà inoltre corrisposto un premio in denaro del valore di 12.500 euro per la realizzazione del progetto.

I progetti saranno valutati prima da una giuria online composta da membri del Comune di Milano, di Fondazione Italiana Accenture e di Fondazione Milano e in seguito da una seconda giuria che comprenderà oltre ai promotori e partner del concorso anche esperti del settore arte e cultura, digitale e creatività.

Milano da Vinci, attivo a partire da oggi 5 dicembre fino al 4 febbraio 2019, è ospitato sulla piattaforma digitale di Fondazione Italiana Accenture dove è possibile consultare il bando, seguire il percorso e-learning e partecipare al concorso.

 

Come da Comune di Milano.


L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscorealeweb: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

 

Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

#Febbraioalmuseo all'insegna della leggerezza del gioco

MUSEI, ONLINE LA NUOVA CAMPAGNA SOCIAL DI @MUSEITALIANI INCENTRATA SU GIOCATTOLI, SVAGO E DIVERTIMENTO MIBACT: #FEBBRAIOALMUSEO CON LA LEGGEREZZA DEL GIOCO

FIRENZE. MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO
PEZZO PER IL GIOCO DEGLI SCACCHI: CAVALLO
XI secolo

Giocare è sempre stata una cosa serissima. Non esiste bambino nella storia del genere umano che non abbia tenuto in mano un giocattolo e non esiste adulto che rinunci al gioco per gara, per scherzo, per passatempo, per divertimento o per sfidare la fortuna. Della “suprema leggerezza del gioco e della sua serietà più elevata” hanno trattato filosofi e artisti, ed ecco che al tema del gioco il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dedica la campagna del mese di febbraio: su tutti i propri account social posta e condivide con l’hashtag #giochidarte oltre 60 locandine digitali, sorprendendo con giocattoli evergreen (i dadi, le carte, la palla..) e perfino con veri e propri archetipi dei più moderni balocchi.
‘Si scopre’ ai Musei Nazionali Archeologici di Jatta, a Ruvo di Puglia, di Aquileia e di Taranto che il gioco della palla era un gioco principalmente da ragazze (rispettivamente Scena con gioco della palla, Vaso per l’acqua a figure rosse, 400 – 375 a.C., Donna che tiene in mano una palla cucita con pezze esagonali, Altare funerario della famiglia dei Caesernii, I secolo d.C. e Anfora a figure rosse con fanciulle che giocano a palla, seconda metà del IV secolo a.C) e che la fashion doll adulta più famosa al mondo ha antenate lontane, come potrebbe sembrare osservando la bambola in avorio appartenente al corredo funerario di una bambina, risalente al II secolo a.C. conservata al Museo Archeologico Nazionale Romano - Palazzo Massimo.
Dagli scacchi (Scacchiera in osso VI – VII sec. D. C., Museo Crypta Balbi) alla Pentolaccia (Carlo Casinio, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi), dal Gioco del civettino (una specie di telefono senza fili, rappresentato da Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia e conservato a Palazzo Davanzati, Musei del Bargello) alle bocce (Ruggero Focardi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), fino alle Bolle di sapone (Pierter Cornelisz van Slingelan, Galleria degli Uffizi) e al Solletico (Giuseppe Angeli, Gallerie dell’Accademia di Venezia), l'arte racconta l'evoluzione e l'eternità dello svago, che travalica le epoche e accompagna le età dell’uomo, con divertenti testimonianze: trottole (Trottola etrusca figurata, Museo Archeologico Nazionale di Orvieto), burattini (La giornata del giocattolo italiano, Guglielmo Sansoni detto Tato, Collezione Museo Salce) e biribisse (Gallerie Estensi, Ferrara).
E gli account del Mibact, in particolare @museitaliani, invitano a giocare, a divertirsi cercando e fotografando nelle collezioni degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani tutto ciò che rappresenta il tema del mese, condividendolo con #giochidarte.
Tutte le opere e le locandine della campagna #febbraioalmuseo sono disponibili su www.beniculturali.it/febbraioalmuseo
#museitaliani

Roma, 1 febbraio 2018
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, redattrice Simonetta Ronchini

Immagine da MiBACT.


Musei: parte #mirabilivisioni, nuova campagna social per settembre

MUSEI: MIBACT, PARTE #MIRABILIVISIONI LA NUOVA CAMPAGNA SOCIAL PER IL MESE DI SETTEMBRE


Una caccia al tesoro digitale nei musei di tutta Italia per catturare ‘istantanee di meraviglia’ dal patrimonio culturale
Quante mirabili visioni offre il patrimonio museale italiano! All’ammirazione, allo stupore, alla grandiosità, all’evento prodigioso, straordinario – sia esso spaventoso o celestiale - alle vedute magnifiche così come all’inganno sorprendente della tecnica artistica - il trompe l’oeil o l’illusione ottica -, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dedica la campagna di comunicazione del mese di settembre che sarà pubblicata attraverso l’account social @museitaliani.
Il MiBACT ‘sfida’ i visitatori a setacciare i luoghi della cultura statali con smartphone e macchina fotografica per scattare e condividere tutto ciò che può essere rappresentato dall’hashtag #mirabilivisioni, dunque, #settembrealmuseo. Sul tema lancia, attraverso il profilo ufficiale Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali, più di trenta locandine: sono le immagini dei fuochi di artificio nei diorami di manifattura olandese della Casa Museo Mario Praz; la poesia che suscita la Fanciulla che si pettina di Alessandro Allori affresco della Loggetta della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze; l’ambientazione architettonica che funge da scenografia all’Annunciazione di Piero della Francesca nel Polittico di Sant’Antonio della Galleria Nazionale dell’Umbria; oppure il gioco che offre il mosaico “palindromo” del Museo Archeologico statale di Ascoli Piceno - un volto che, a seconda della prospettiva, raffigura un vecchio barbuto o un giovane imberbe - o quello dei cerchi colorati ipnotici Siebzehnjanuarneunzehnhundertvierundneunzig, di Ugo Rondinone, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma; le dimensioni eccezionali – oltre tre metri - dell’Elliptical Column in acciaio di Tony Cragg in esposizione temporanea nel cortile d’onore del Palazzo Ducale di Urbino fino al Narciso di Caravaggio, conservato alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, nella capitale.
Ma gli instagrammers potranno, come sempre, anche scattarsi un selfie davanti alle opere che, con citazione dantesca, costituiranno le proprie #mirabilivisioni.
www.beniculturali.it/settembrealmuseo
Roma, 1 settembre 2017
Ufficio Stampa MiBACT
Come da MiBACT, redattrice Simonetta Ronchini


"Le mani che recuperano il patrimonio ferito", campagna social a un anno dal terremoto

LA CAMPAGNA SOCIAL A UN ANNO DAL TERREMOTO DEL CENTRO ITALIA
MIBACT, SU INSTAGRAM LE MANI CHE RECUPERANO IL PATRIMONIO FERITO


Ad un anno dal terremoto che ha colpito drammaticamente le regioni del centro Italia Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha ideato una campagna social per non dimenticare anche quanto accaduto a seguito dei colpi inferti al patrimonio culturale.
Da due giorni [dal 22 agosto] il profilo @museitaliani dedica infatti una galleria inedita di fotografie simbolo per raccontare non solo il dramma del terremoto, ma anche la cura del patrimonio, attraverso le immagini del recupero e del restauro delle migliaia di beni culturali feriti.
Sin dalle prime ore del mattino del 24 agosto scorso, infatti, le squadre di rilevamento danni del MiBACT, insieme alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, ha messo in moto una macchina che in questi 12 mesi non ha mai smesso di lavorare.
Protagoniste della campagna del MiBACT sono anche le mani, che oggi, su Instagram, nel primo anniversario del dramma, diventano il simbolo della cura del patrimonio e del lavoro accurato e sapiente dei tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, dell’Opificio delle Pietre Dure, dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario e del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Il post di @museitaliani che accompagna gli scatti vuole essere un ringraziamento a tutte le professionalità che lavorano per recuperare il patrimonio e la memoria dei territori colpiti e dell’Italia: “Ecco le mani che curano il patrimonio culturale ferito dal sisma. Sono quelle dei professionisti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: dagli storici dell'arte ai restauratori e agli archeologi, dagli archivisti ai bibliotecari, dagli architetti agli antropologi, e poi biologi, chimici, fisici, geologi, ingegneri, fotografi, amministrativi, informatici e statistici. Con loro ci sono i Vigili del fuoco, i Carabinieri, i volontari della Protezione Civile e i militari dell’Esercito.
Grazie al lavoro di queste professionalità, dal 24 agosto 2016 sono stati messi in sicurezza quasi 1000 beni immobili e sono stati recuperati 17mila beni storico artistici e archeologici, 9.500 libri e più di 4.500 metri lineari di archivi. Grazie a tutti coloro che quotidianamente si impegnano con professionalità e passione nel recupero della memoria del cuore dell'Italia”.
 
Roma, 24 agosto 2017
L’Ufficio Stampa del MiBACT
Come da MiBACT, redattore Claudio Maurizi


MiBACT, al via nuova campagna social #attimidigioia per l'agosto nei musei

MUSEI: Mibact, al via #attimidigioia la nuova campagna social per il mese di agosto
Una caccia al tesoro digitale nei musei di tutta Italia per catturare ‘istantanee di felicità’ dal patrimonio culturale

Attimi di gioia, stupore, istantanee di felicità immortalate nelle opere, nei quadri, nei dipinti, nelle sculture delle collezioni dei musei statali. Ma non solo, la gioia e la meraviglia di fronte alla vista e alla scoperta della nostra opera d’arte del cuore: al via #attimidigioia la campagna social di @museitaliani, per il mese di agosto, lanciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Oltre 40 locandine digitali animeranno il profilo ufficiale Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali: dal Ritratto di Luce Balla firmato dal padre e conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze alla Testa di Giovane che ride di Annibale Carracci esposta alla Galleria Borghese di Roma, dal Satiro Danzante dipinto sulle mura della Villa dei Misteri a Pompei ad uno degli specchi di Michelangelo Pistoletto, Un Giovanotto (La Smorfia), esposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dai Putti e Baccanti di Giovan Gioseffo Santi in mostra alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari ai Divertimenti in Villa di Giuseppe Zais alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. E ancora le Baccanti del Grechetto alla Galleria Sabauda di Torino fino al Giovane Satiro del Parco Archeologico di Ostia Antica e alla Baccante di Sophie Giordano della Pinacoteca Nazionale di Sassari.
Il MiBACT rinnova quindi l’invito ad una vera e propria caccia al tesoro digitale nei musei italiani: i visitatori, muniti di smartphone o macchina fotografica, sono chiamati ad andare alla ricerca di immagini di festa raffigurate in sculture, vasi figurati, arazzi e affreschi delle, ma anche a raccontare attraverso gli scatti il proprio stupore di fronte alle collezioni museali del cuore. Tutti possono condividere le proprie foto con gli hashtag #attimidigioia e #agostoalmuseo e invadere i social con opere da tutta Italia, seguendo un filo rosso che unisce, nella bellezza, le straordinarie collezioni dei Musei Italiani.

Al via la campagna per la promozione del libro "Io leggo, e tu?"

“IO LEGGO, E TU?”. AL VIA LA CAMPAGNA TELEVISIVA E SOCIAL PER LA PROMOZIONE DEL LIBRO
Spot, testimonial e spazi nelle trasmissioni delle principali emittenti in occasione del Maggio dei Libri

Franceschini: “Le televisioni italiane mobilitate per avvicinare il pubblico alla lettura”

A seguito dell’appello lanciato dal Ministro Dario Franceschini alle emittenti italiane per promuovere la lettura in televisione, il 24 maggio 2016 è stato firmato il 'Patto per la Lettura', sottoscritto dallo stesso Ministro dai vertici delle principali televisioni italiane: Rai, Mediaset, Sky, La7, Discovery Italia, TV2000. Tra i punti più importanti del patto, l'impegno delle tv a pubblicizzare e diffondere i progetti nazionali di promozione della lettura realizzati dal CEPELL per informare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, a promuovere e valorizzare la letteratura specifica per bambini e ragazzi attraverso programmi e format rivolti ai più giovani, a creare occasioni di promozione della lettura e dei libri all’interno di ogni genere di programma e non esclusivamente nei contenitori culturali, a realizzare contenuti dedicati alla promozione della lettura in un’ottica multipiattaforma allo scopo di creare un’interazione con i nuovi media digitali e i social network; a creare e sviluppare approfondimenti e progetti sui più importanti appuntamenti italiani legati ad autori, titoli, generi e festival e a valorizzare la memoria dei grandi autori della letteratura italiana, in particolar modo in occasione di anniversari e ricorrenze.
Il gruppo di lavoro istituito con tutti i rappresentanti degli editori televisivi ha deciso di compiere il primo passo in occasione del Maggio dei Libri promosso dal MiBACT, quando in tutta Italia oltre 3000 iniziative sono dedicate al libro e al suo mondo, con la campagna multipiattaforma e trasversale ai broadcaster “Io leggo, e tu?”, presentata oggi in conferenza stampa dal Ministro Franceschini e dai rappresentanti delle emittenti aderenti: il Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, l’Amministratore Delegato La7, Marco Ghigliani, il Vice Presidente Esecutivo di Sky Italia, Riccardo Pugnalin, il General Manager di Discovery Italia, Alessandro Araimo, e il Direttore generale di TV2000, Lorenzo Serra. La campagna, con uno spot “madre” girato dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la regia dell’ex allievo Paolo Santamaria, verrà trasmesso in tutte le reti televisive coinvolte, che a loro volta declineranno nei propri palinsesti una diffusa promozione del libro e della lettura attraverso spot autoprodotti, spazi nelle trasmissioni e interventi dei propri testimonial che verranno marcati con un logo animato realizzato per l’occasione. La campagna #ioleggoetu verrà rilanciata dai social attraverso gli account delle diverse reti interessate e del MiBACT, dove è già attiva la campagna #lartechelegge che attraverso locandine tratte dalle opere dei principali musei italiani coinvolge i visitatori nella ricerca e nella scoperta delle libro e della lettura nelle opere conservate nelle collezioni.
“Per il Maggio dei Libri – dichiara il Ministro Franceschini - le televisioni italiane sono mobilitate per avvicinare il pubblico alla lettura, un risultato forte e concreto che realizza il patto firmato un anno fa.”
Roma, 10 maggio 2017
Ufficio Stampa MiBACT
www.beniculturali.it/ioleggoetu
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone.

Come ci (dis)informiamo su Facebook?

Pubblicato studio sul comportamento online di 376 milioni di utenti durante 5 anni

COME CI (DIS)INFORMIAMO SU FACEBOOK?

CERCHIAMO ‘ECO’ DELLE NOSTRE IDEE SULLE ‘SOLITE’ PAGINE

Cafoscarina tra gli autori: “Problema disinformazione dovuto alla polarizzazione degli utenti su posizioni contrapposte”

 
VENEZIA - Contrastare il dilagare di notizie false sui social network mettendo un freno ai ‘falsari’ potrebbe rivelarsi inefficace senza un cambiamento nel comportamento degli utenti stessi, fruitori di poche pagine informative, all’ascolto di poche voci e sordi alle tesi che non amano, a prescindere dall’attendibilità delle notizie.
Lo sostiene un team internazionale di ricercatori, a guida italiana, che ha analizzato il ‘consumo’ di news in lingua inglese da parte di 376 milioni di utenti Facebook dal 2010 al 2015. Lo studio è stato pubblicato oggi su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
«Finora sembrava che la sfida fosse ‘correggere’ persone poco istruite che abboccano a notizie pseudoscientifiche e complottiste - commenta Fabiana Zollo, post-doc all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautrice della ricerca - i nuovi dati dimostrano, invece, che la questione è molto più articolata e chiama in causa la crisi dell’intero sistema informativo e il disorientamento legato alla destrutturazione della società».
Gli utenti di Facebook si muovono in una ‘cassa di risonanza’ dove le informazioni che trovano sono sempre più in sintonia con i loro pregiudizi. Il fenomeno riguarda anche la fruizione di notizie sul social network: lo studio ha dimostrato come ogni utente segua un numero limitato di pagine di testate giornalistiche, con le quali non è necessariamente in totale sintonia, ma dalle quali seleziona i contenuti preferiti sulla base dei propri preconcetti, entrando a far parte di una comunità ben definita di utenti che la pensano allo stesso modo.
Gli studiosi hanno guardato anche all’aspetto geografico, riscontrando che il focus delle testate è ristretto rispetto a quello dei loro, più ‘cosmopoliti’, utenti. La ‘prossimità’ sembra quindi perdere importanza tra i criteri con cui selezionare le notizie da pubblicare.
Mentre i grandi player dell’informazione online, come Google e Facebook, puntano a limitare chi diffonde bufale, ‘etichettare’ le notizie verificate o creare ‘black list’ di siti produttori di notizie false - fanno notare gli autori dello studio - la principale causa della disinformazione sembra risiedere nella polarizzazione degli utenti in reteLeggere di più