Gonnostramatza Project

Gonnostramatza Project, ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Lo studio del passato e la sua divulgazione via social

Archeologia, conoscenza e cultura che fanno rima col mondo dei social e della divulgazione ai cittadini: questi i punti di forza del “Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla”, evento nato per ricostruire la vita nelle comunità della Marmilla tra la fine dell’età del Rame e del Bronzo. Con un punto di partenza d’eccezione: la Tomba di Bingia e Monti, uno dei più importanti siti d’Europa. Il via al progetto, alla sua quarta edizione, è stato dato lo scorso 30 settembre: un team di studenti e archeologi dell’Università di Cagliari è arrivato in paese per portare avanti attività di ricognizione archeologica.

“Si tratta di un qualcosa di totalmente nuovo, spiega Riccardo Cicilloni, archeologo dell’Università di Cagliari e Direttore Scientifico dei lavori. Non si tratta di un semplice censimento del territorio ma di Field Walking, uno studio eseguito a tappeto attraverso tecniche sistematiche e statistiche il cui frutto dovrà portare ad avere un quadro d’insieme della situazione archeologica della zona presa in esame. Abbiamo utilizzato sistemi scientifici avanzati volti a produrre delle pubblicazioni per riviste d’eccellenza”.

Gonnostramatza ProjectMa la novità e l’unicità del progetto sta nell’affiancare il progetto scientifico a quello della divulgazione. Secondo Marco Cabras, l’archeologo che coordina le operazioni sul campo, “la comunità deve essere sempre più informata e coinvolta nelle attività che facciamo. E se per far conoscere i nostri studi c’è bisogno dei social ben venga, li usiamo e li useremo, così come abbiamo già fatto”. Basti pensare che anche YouTube è entrato a far parte del progetto attraverso il docufilm dal titolo “Gonnostramatza Project: the movie”, realizzato da Nicola Castangia. In questo cortometraggio i responsabili scientifici e i ragazzi del team hanno potuto raccontare, in maniera semplice e divulgativa, quanto avvenuto durante la campagna di ricerca archeologica. Il documentario racconta nel dettaglio le fasi di ricerca ma anche semplici momenti della vita del team. Insieme a questa modalità divulgativa “social” (Facebook e Instagram) sono state organizzate conferenze, mostre, laboratori didattici per i più piccoli, visite guidate ai siti: il tutto culminato nell’Archeofestival, tenutosi lo scorso 19 ottobre, un evento a carattere scientifico-divulgativo che annualmente si tiene a fine lavori.

L’Università, tiene a precisare inoltre Cicilloni, ha tre missioni: didattica, ricerca, divulgazione. “Tra le altre cose lavoro coi bambini è stato uno dei focus su cui abbiamo maggiormente puntato. La scoperta, l’azione, la gioia del riunire i pezzi di ciò che si è o non si è trovato, ai piccoli entusiasma parecchio. E, chi lo sa, magari qualcuno di loro, grazie al Gonnostramatza Project, sarà un archeologo di domani!”.

Il progetto - Il Gonnostramatza Project nasce dalla collaborazione, iniziata dal 2016, tra l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza e l’Insegnamento di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari. L’Amministrazione comunale, e in particolar modo il sindaco, Alessio Mandis, ha fortemente voluto intraprendere l’iniziativa con l’intento di approfondire lo studio delle risorse archeologiche del territorio ai fini della loro valorizzazione. Il territorio di Gonnostramatza offre infatti numerosi ed interessanti contesti archeologici di pregio, una su tutti la tomba ipogeico-megalitica di Bingia’e Monti scoperta e scavata da Enrico Atzeni. Le indagini effettuate dall’archeologo negli anni ’80 del secolo scorso hanno messo in luce, presso l’omonimo nuraghe, una tomba preistorica dalle caratteristiche straordinarie, sia per la formula architettonica ipogeico-megalitica che per l’eccezionalità dei ritrovamenti, riferibili ad una fase di transizione tra l’Eneolitico e l’età del Bronzo Antico. Alcuni dei siti nuragici erano già segnalati in letteratura, ma la raccolta di segnalazioni da parte della comunità locale riguardanti altre emergenze sconosciute in bibliografia ha portato a nuove scoperte, tra cui, ad esempio il nuraghe complesso in località Procilis.

Il contesto funerario della tomba di Bingia’e Monti ha restituito un prezioso spaccato archeologico relativo al momento di passaggio tra l’età del Rame e del Bronzo; dialto interesse scientifico, lo scavo della tomba ha restituito materiali archeologici di grande pregio, tra cui una preziosa torque (collier, girocollo) in oro.

Le ricerche, effettuate su autorizzazione della competente Soprintendenza archeologica, si sono articolate in quattro anni e hanno visto un collaudato team di allievi di diverse università (Cagliari, Bologna, Granada) al lavoro sul campo alla ricerca dei siti già segnalati a cui si è provveduto, però, ad una nuova schedatura. Il lavoro, oltre ad essere finalizzato ad aggiornare lo stato delle condizioni attuali dei siti e dei monumenti, ha costituito una proficua attività didattica tramite l’esercizio, per gli studenti assistiti sul campo da tutor, di schedatura dei monumenti. Le attività del primo anno hanno permesso al team di familiarizzare con il contesto territoriale al punto di progettare in maniera pertinente la ricerca da svolgere durante gli anni successivi. Durante la seconda annualità, infatti, l’indagine si è concentrata su un’area campione del territorio comunale nel quale in precedenza non erano state segnalate emergenze archeologiche. Si è proceduto all’indagine sistematica di un transetto di ca. 150 ettari. Anche durante la terza e quarta annualità l’approccio è stato quello della raccolta sistematica e si è concentrato su alcune aree già oggetto di ricognizione durante le precedenti campagne. L’intento dell’equipe di ricerca e dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di ricostruire il rapporto tra le persone e il territorio tramite la scoperta del passato.

Precisione scientifica e linguaggio adatto a tutti: il Gonnostramatza Project ha puntato, punta e punterà ad unire questi due obiettivi, lo studio attento e scrupoloso e la divulgazione ai cittadini, ormai sempre più partecipi e attenti al lavoro degli archeologi, nell’ottica della valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Gonnostramatza e dalla Fondazione di Sardegna – Bando “Arte, Attività e Beni Culturali” (Anno 2018 e 2019).

Gonnostramatza Project

Per info

Sito web: www.gonnostramatzaproject.it

Facebook: Gonnostramatza Project

Instagram: Gonnostramatzaproject

YouTube: docufilm di Nicola Castangia “Gonnostramatza Project: the movie”; docufilm curato da Marco Cabras e dagli allievi dell’Università di Cagliari “Gonnostramatza Project 2019 - Ricerche Archeologiche in Marmilla


Milano da Vinci Leonardo da Vinci bando

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Cultura

Al via il concorso “Milano Da Vinci”: giovani e new media per raccontare l’eredità milanese di Leonardo

Il bando è attivo da oggi al 4 febbraio 2019. Maggiori informazioni sul sito https://milanodavinci.ideatre60.it/

 

Milano, 5 dicembre 2018 - È stato presentato oggi a BASE il concorso “Milano da Vinci”, che premierà le migliori idee creative, presentate da team under 35, capaci di raccontare lo spirito innovatore di Leonardo da Vinci attraverso l’utilizzo dei nuovi media.

Il concorso è promosso da Fondazione Italiana Accenture in collaborazione con il Comune di Milano e in partnership con Fondazione Milano - Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e rappresenta, in occasione delle imminenti celebrazioni dei 500 anni dalla morte dell’artista, un progetto che mira a valorizzare l’eredità intellettuale e la spinta creativa che Leonardo ha lasciato alla città di Milano.

“Dopo la proficua collaborazione portata avanti in passato, il Comune di Milano ci ha chiesto di lanciare un nuovo concorso che si inserisce nelle iniziative del palinsesto 2019 per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci - ha ricordato Diego Visconti, Presidente di Fondazione Italiana Accenture -. Con il concorso Milano da Vinci vogliamo dare la possibilità ai giovani di sperimentare nuovi modi di comunicare e rappresentare l’anima innovativa che contraddistingue la città di Milano. Leonardo ha lasciato una preziosa eredità che ci auguriamo i giovani creativi sapranno accogliere e valorizzare”

“I nove mesi di celebrazioni di Leonardo da Vinci rappresenteranno una straordinaria opportunità per Milano per rafforzare la sua vocazione di città turistica – ha ricordato Roberta Guaineri, Assessore Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano -. La spinta creativa di Leonardo, come icona globalmente riconosciuta, nel suo essere innovativa, aperta, interdisciplinare, è un’eredità importante per la città, che mantiene uno sguardo al patrimonio storico del proprio passato e guarda oltre, a un futuro di cambiamento e di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Per questo il concorso ideato da Fondazione Italiana Accenture si inserisce perfettamente nell’ampio piano di promozione che coinvolge istituzioni e soggetti privati per questo storico appuntamento: chi infatti se non gli studenti e i giovani creativi possono incarnare l’eredità di Leonardo, e trovare un modo nuovo per promuovere Milano come la città di Leonardo Da Vinci, attrattiva, turistica, tecnologica, sostenibile, aperta?”

“Siamo orgogliosi di presentare questo concorso che invita tutti i partecipanti a indagare e reinterpretare l’eredità creativa e tecnologica che Leonardo ci ha lasciato – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. In occasione dei 500 anni dalla morte del genio vinciano, a cui il Comune di Milano ha dedicato un palinsesto annuale, chiediamo infatti ai giovani di presentare progetti innovativi che sappiano valorizzare questo lascito materiale e immateriale, contribuendo alla promozione del patrimonio artistico, culturale e tecnologico della nostra città.”

"La nostra convinta adesione a questo progetto - che rinnova la positiva collaborazione con Fondazione Accenture e il Comune di Milano, avviata in occasione della campagna ‘A place to be-expo 2015’- nasce dal fatto che non si tratta solo di un concorso, ma di un'intensa esperienza di crescita professionale per tutti i partecipanti - ha dichiarato Marilena Adamo, Presidente Fondazione Milano -. La Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, oltre ad aver collaborato alla progettazione del contest, seguirà infatti l'attività di formazione, tutoring e realizzazione dei progetti, sostenendo i giovani nella realizzazione di prodotti multimediali innovativi e di qualità. In questo concorso emerge un tema a noi molto caro: lo stretto legame tra innovazione e formazione.”

La vera sfida per i partecipanti sarà quella di raccontare in modo innovativo il genio creativo di Leonardo a Milano, con l’obiettivo di promuovere la città come polo attrattivo, turistico e tecnologico. Le idee progettuali dovranno riflettere sull’eredità materiale e immateriale del grande genio attraverso la valorizzazione dei luoghi e delle opere a lui legate, come ad esempio: la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, la Biblioteca Ambrosiana, il Cenacolo, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e tante altre.

Le idee progettuali potranno spaziare tra le altre dall’interactive art alla video art, dal light design ad esempi di media performance e installation art e dovranno essere strutturate appositamente per gli spazi e i canali online del Comune di Milano e più in generale per attività di promozione del territorio in Italia e all’estero.

Il concorso si distingue per il valore dato alla formazione, che si articola in diverse attività tra cui 4 moduli e-learning per tutti i partecipanti, due giornate di workshop e un percorso di mentorship per gli 8 team finalisti, tre mesi di coaching per i 2 team vincitori. A ognuno di questi ultimi sarà inoltre corrisposto un premio in denaro del valore di 12.500 euro per la realizzazione del progetto.

I progetti saranno valutati prima da una giuria online composta da membri del Comune di Milano, di Fondazione Italiana Accenture e di Fondazione Milano e in seguito da una seconda giuria che comprenderà oltre ai promotori e partner del concorso anche esperti del settore arte e cultura, digitale e creatività.

Milano da Vinci, attivo a partire da oggi 5 dicembre fino al 4 febbraio 2019, è ospitato sulla piattaforma digitale di Fondazione Italiana Accenture dove è possibile consultare il bando, seguire il percorso e-learning e partecipare al concorso.

 

Come da Comune di Milano.


L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscorealeweb: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

 

Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

#Febbraioalmuseo all'insegna della leggerezza del gioco

MUSEI, ONLINE LA NUOVA CAMPAGNA SOCIAL DI @MUSEITALIANI INCENTRATA SU GIOCATTOLI, SVAGO E DIVERTIMENTO MIBACT: #FEBBRAIOALMUSEO CON LA LEGGEREZZA DEL GIOCO

FIRENZE. MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO
PEZZO PER IL GIOCO DEGLI SCACCHI: CAVALLO
XI secolo

Giocare è sempre stata una cosa serissima. Non esiste bambino nella storia del genere umano che non abbia tenuto in mano un giocattolo e non esiste adulto che rinunci al gioco per gara, per scherzo, per passatempo, per divertimento o per sfidare la fortuna. Della “suprema leggerezza del gioco e della sua serietà più elevata” hanno trattato filosofi e artisti, ed ecco che al tema del gioco il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dedica la campagna del mese di febbraio: su tutti i propri account social posta e condivide con l’hashtag #giochidarte oltre 60 locandine digitali, sorprendendo con giocattoli evergreen (i dadi, le carte, la palla..) e perfino con veri e propri archetipi dei più moderni balocchi.
‘Si scopre’ ai Musei Nazionali Archeologici di Jatta, a Ruvo di Puglia, di Aquileia e di Taranto che il gioco della palla era un gioco principalmente da ragazze (rispettivamente Scena con gioco della palla, Vaso per l’acqua a figure rosse, 400 – 375 a.C., Donna che tiene in mano una palla cucita con pezze esagonali, Altare funerario della famiglia dei Caesernii, I secolo d.C. e Anfora a figure rosse con fanciulle che giocano a palla, seconda metà del IV secolo a.C) e che la fashion doll adulta più famosa al mondo ha antenate lontane, come potrebbe sembrare osservando la bambola in avorio appartenente al corredo funerario di una bambina, risalente al II secolo a.C. conservata al Museo Archeologico Nazionale Romano - Palazzo Massimo.
Dagli scacchi (Scacchiera in osso VI – VII sec. D. C., Museo Crypta Balbi) alla Pentolaccia (Carlo Casinio, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi), dal Gioco del civettino (una specie di telefono senza fili, rappresentato da Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia e conservato a Palazzo Davanzati, Musei del Bargello) alle bocce (Ruggero Focardi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), fino alle Bolle di sapone (Pierter Cornelisz van Slingelan, Galleria degli Uffizi) e al Solletico (Giuseppe Angeli, Gallerie dell’Accademia di Venezia), l'arte racconta l'evoluzione e l'eternità dello svago, che travalica le epoche e accompagna le età dell’uomo, con divertenti testimonianze: trottole (Trottola etrusca figurata, Museo Archeologico Nazionale di Orvieto), burattini (La giornata del giocattolo italiano, Guglielmo Sansoni detto Tato, Collezione Museo Salce) e biribisse (Gallerie Estensi, Ferrara).
E gli account del Mibact, in particolare @museitaliani, invitano a giocare, a divertirsi cercando e fotografando nelle collezioni degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani tutto ciò che rappresenta il tema del mese, condividendolo con #giochidarte.
Tutte le opere e le locandine della campagna #febbraioalmuseo sono disponibili su www.beniculturali.it/febbraioalmuseo
#museitaliani

Roma, 1 febbraio 2018
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, redattrice Simonetta Ronchini

Immagine da MiBACT.


Musei: parte #mirabilivisioni, nuova campagna social per settembre

MUSEI: MIBACT, PARTE #MIRABILIVISIONI LA NUOVA CAMPAGNA SOCIAL PER IL MESE DI SETTEMBRE


Una caccia al tesoro digitale nei musei di tutta Italia per catturare ‘istantanee di meraviglia’ dal patrimonio culturale
Quante mirabili visioni offre il patrimonio museale italiano! All’ammirazione, allo stupore, alla grandiosità, all’evento prodigioso, straordinario – sia esso spaventoso o celestiale - alle vedute magnifiche così come all’inganno sorprendente della tecnica artistica - il trompe l’oeil o l’illusione ottica -, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dedica la campagna di comunicazione del mese di settembre che sarà pubblicata attraverso l’account social @museitaliani.
Il MiBACT ‘sfida’ i visitatori a setacciare i luoghi della cultura statali con smartphone e macchina fotografica per scattare e condividere tutto ciò che può essere rappresentato dall’hashtag #mirabilivisioni, dunque, #settembrealmuseo. Sul tema lancia, attraverso il profilo ufficiale Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali, più di trenta locandine: sono le immagini dei fuochi di artificio nei diorami di manifattura olandese della Casa Museo Mario Praz; la poesia che suscita la Fanciulla che si pettina di Alessandro Allori affresco della Loggetta della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze; l’ambientazione architettonica che funge da scenografia all’Annunciazione di Piero della Francesca nel Polittico di Sant’Antonio della Galleria Nazionale dell’Umbria; oppure il gioco che offre il mosaico “palindromo” del Museo Archeologico statale di Ascoli Piceno - un volto che, a seconda della prospettiva, raffigura un vecchio barbuto o un giovane imberbe - o quello dei cerchi colorati ipnotici Siebzehnjanuarneunzehnhundertvierundneunzig, di Ugo Rondinone, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma; le dimensioni eccezionali – oltre tre metri - dell’Elliptical Column in acciaio di Tony Cragg in esposizione temporanea nel cortile d’onore del Palazzo Ducale di Urbino fino al Narciso di Caravaggio, conservato alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, nella capitale.
Ma gli instagrammers potranno, come sempre, anche scattarsi un selfie davanti alle opere che, con citazione dantesca, costituiranno le proprie #mirabilivisioni.
www.beniculturali.it/settembrealmuseo
Roma, 1 settembre 2017
Ufficio Stampa MiBACT
Come da MiBACT, redattrice Simonetta Ronchini


"Le mani che recuperano il patrimonio ferito", campagna social a un anno dal terremoto

LA CAMPAGNA SOCIAL A UN ANNO DAL TERREMOTO DEL CENTRO ITALIA
MIBACT, SU INSTAGRAM LE MANI CHE RECUPERANO IL PATRIMONIO FERITO


Ad un anno dal terremoto che ha colpito drammaticamente le regioni del centro Italia Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha ideato una campagna social per non dimenticare anche quanto accaduto a seguito dei colpi inferti al patrimonio culturale.
Da due giorni [dal 22 agosto] il profilo @museitaliani dedica infatti una galleria inedita di fotografie simbolo per raccontare non solo il dramma del terremoto, ma anche la cura del patrimonio, attraverso le immagini del recupero e del restauro delle migliaia di beni culturali feriti.
Sin dalle prime ore del mattino del 24 agosto scorso, infatti, le squadre di rilevamento danni del MiBACT, insieme alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, ha messo in moto una macchina che in questi 12 mesi non ha mai smesso di lavorare.
Protagoniste della campagna del MiBACT sono anche le mani, che oggi, su Instagram, nel primo anniversario del dramma, diventano il simbolo della cura del patrimonio e del lavoro accurato e sapiente dei tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, dell’Opificio delle Pietre Dure, dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario e del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Il post di @museitaliani che accompagna gli scatti vuole essere un ringraziamento a tutte le professionalità che lavorano per recuperare il patrimonio e la memoria dei territori colpiti e dell’Italia: “Ecco le mani che curano il patrimonio culturale ferito dal sisma. Sono quelle dei professionisti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: dagli storici dell'arte ai restauratori e agli archeologi, dagli archivisti ai bibliotecari, dagli architetti agli antropologi, e poi biologi, chimici, fisici, geologi, ingegneri, fotografi, amministrativi, informatici e statistici. Con loro ci sono i Vigili del fuoco, i Carabinieri, i volontari della Protezione Civile e i militari dell’Esercito.
Grazie al lavoro di queste professionalità, dal 24 agosto 2016 sono stati messi in sicurezza quasi 1000 beni immobili e sono stati recuperati 17mila beni storico artistici e archeologici, 9.500 libri e più di 4.500 metri lineari di archivi. Grazie a tutti coloro che quotidianamente si impegnano con professionalità e passione nel recupero della memoria del cuore dell'Italia”.
 
Roma, 24 agosto 2017
L’Ufficio Stampa del MiBACT
Come da MiBACT, redattore Claudio Maurizi


MiBACT, al via nuova campagna social #attimidigioia per l'agosto nei musei

MUSEI: Mibact, al via #attimidigioia la nuova campagna social per il mese di agosto
Una caccia al tesoro digitale nei musei di tutta Italia per catturare ‘istantanee di felicità’ dal patrimonio culturale

Attimi di gioia, stupore, istantanee di felicità immortalate nelle opere, nei quadri, nei dipinti, nelle sculture delle collezioni dei musei statali. Ma non solo, la gioia e la meraviglia di fronte alla vista e alla scoperta della nostra opera d’arte del cuore: al via #attimidigioia la campagna social di @museitaliani, per il mese di agosto, lanciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Oltre 40 locandine digitali animeranno il profilo ufficiale Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali: dal Ritratto di Luce Balla firmato dal padre e conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze alla Testa di Giovane che ride di Annibale Carracci esposta alla Galleria Borghese di Roma, dal Satiro Danzante dipinto sulle mura della Villa dei Misteri a Pompei ad uno degli specchi di Michelangelo Pistoletto, Un Giovanotto (La Smorfia), esposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dai Putti e Baccanti di Giovan Gioseffo Santi in mostra alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari ai Divertimenti in Villa di Giuseppe Zais alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. E ancora le Baccanti del Grechetto alla Galleria Sabauda di Torino fino al Giovane Satiro del Parco Archeologico di Ostia Antica e alla Baccante di Sophie Giordano della Pinacoteca Nazionale di Sassari.
Il MiBACT rinnova quindi l’invito ad una vera e propria caccia al tesoro digitale nei musei italiani: i visitatori, muniti di smartphone o macchina fotografica, sono chiamati ad andare alla ricerca di immagini di festa raffigurate in sculture, vasi figurati, arazzi e affreschi delle, ma anche a raccontare attraverso gli scatti il proprio stupore di fronte alle collezioni museali del cuore. Tutti possono condividere le proprie foto con gli hashtag #attimidigioia e #agostoalmuseo e invadere i social con opere da tutta Italia, seguendo un filo rosso che unisce, nella bellezza, le straordinarie collezioni dei Musei Italiani.

Al via la campagna per la promozione del libro "Io leggo, e tu?"

“IO LEGGO, E TU?”. AL VIA LA CAMPAGNA TELEVISIVA E SOCIAL PER LA PROMOZIONE DEL LIBRO
Spot, testimonial e spazi nelle trasmissioni delle principali emittenti in occasione del Maggio dei Libri

Franceschini: “Le televisioni italiane mobilitate per avvicinare il pubblico alla lettura”

A seguito dell’appello lanciato dal Ministro Dario Franceschini alle emittenti italiane per promuovere la lettura in televisione, il 24 maggio 2016 è stato firmato il 'Patto per la Lettura', sottoscritto dallo stesso Ministro dai vertici delle principali televisioni italiane: Rai, Mediaset, Sky, La7, Discovery Italia, TV2000. Tra i punti più importanti del patto, l'impegno delle tv a pubblicizzare e diffondere i progetti nazionali di promozione della lettura realizzati dal CEPELL per informare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, a promuovere e valorizzare la letteratura specifica per bambini e ragazzi attraverso programmi e format rivolti ai più giovani, a creare occasioni di promozione della lettura e dei libri all’interno di ogni genere di programma e non esclusivamente nei contenitori culturali, a realizzare contenuti dedicati alla promozione della lettura in un’ottica multipiattaforma allo scopo di creare un’interazione con i nuovi media digitali e i social network; a creare e sviluppare approfondimenti e progetti sui più importanti appuntamenti italiani legati ad autori, titoli, generi e festival e a valorizzare la memoria dei grandi autori della letteratura italiana, in particolar modo in occasione di anniversari e ricorrenze.
Il gruppo di lavoro istituito con tutti i rappresentanti degli editori televisivi ha deciso di compiere il primo passo in occasione del Maggio dei Libri promosso dal MiBACT, quando in tutta Italia oltre 3000 iniziative sono dedicate al libro e al suo mondo, con la campagna multipiattaforma e trasversale ai broadcaster “Io leggo, e tu?”, presentata oggi in conferenza stampa dal Ministro Franceschini e dai rappresentanti delle emittenti aderenti: il Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, l’Amministratore Delegato La7, Marco Ghigliani, il Vice Presidente Esecutivo di Sky Italia, Riccardo Pugnalin, il General Manager di Discovery Italia, Alessandro Araimo, e il Direttore generale di TV2000, Lorenzo Serra. La campagna, con uno spot “madre” girato dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la regia dell’ex allievo Paolo Santamaria, verrà trasmesso in tutte le reti televisive coinvolte, che a loro volta declineranno nei propri palinsesti una diffusa promozione del libro e della lettura attraverso spot autoprodotti, spazi nelle trasmissioni e interventi dei propri testimonial che verranno marcati con un logo animato realizzato per l’occasione. La campagna #ioleggoetu verrà rilanciata dai social attraverso gli account delle diverse reti interessate e del MiBACT, dove è già attiva la campagna #lartechelegge che attraverso locandine tratte dalle opere dei principali musei italiani coinvolge i visitatori nella ricerca e nella scoperta delle libro e della lettura nelle opere conservate nelle collezioni.
“Per il Maggio dei Libri – dichiara il Ministro Franceschini - le televisioni italiane sono mobilitate per avvicinare il pubblico alla lettura, un risultato forte e concreto che realizza il patto firmato un anno fa.”
Roma, 10 maggio 2017
Ufficio Stampa MiBACT
www.beniculturali.it/ioleggoetu
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone.

Come ci (dis)informiamo su Facebook?

Pubblicato studio sul comportamento online di 376 milioni di utenti durante 5 anni

COME CI (DIS)INFORMIAMO SU FACEBOOK?

CERCHIAMO ‘ECO’ DELLE NOSTRE IDEE SULLE ‘SOLITE’ PAGINE

Cafoscarina tra gli autori: “Problema disinformazione dovuto alla polarizzazione degli utenti su posizioni contrapposte”

 
VENEZIA - Contrastare il dilagare di notizie false sui social network mettendo un freno ai ‘falsari’ potrebbe rivelarsi inefficace senza un cambiamento nel comportamento degli utenti stessi, fruitori di poche pagine informative, all’ascolto di poche voci e sordi alle tesi che non amano, a prescindere dall’attendibilità delle notizie.
Lo sostiene un team internazionale di ricercatori, a guida italiana, che ha analizzato il ‘consumo’ di news in lingua inglese da parte di 376 milioni di utenti Facebook dal 2010 al 2015. Lo studio è stato pubblicato oggi su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
«Finora sembrava che la sfida fosse ‘correggere’ persone poco istruite che abboccano a notizie pseudoscientifiche e complottiste - commenta Fabiana Zollo, post-doc all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautrice della ricerca - i nuovi dati dimostrano, invece, che la questione è molto più articolata e chiama in causa la crisi dell’intero sistema informativo e il disorientamento legato alla destrutturazione della società».
Gli utenti di Facebook si muovono in una ‘cassa di risonanza’ dove le informazioni che trovano sono sempre più in sintonia con i loro pregiudizi. Il fenomeno riguarda anche la fruizione di notizie sul social network: lo studio ha dimostrato come ogni utente segua un numero limitato di pagine di testate giornalistiche, con le quali non è necessariamente in totale sintonia, ma dalle quali seleziona i contenuti preferiti sulla base dei propri preconcetti, entrando a far parte di una comunità ben definita di utenti che la pensano allo stesso modo.
Gli studiosi hanno guardato anche all’aspetto geografico, riscontrando che il focus delle testate è ristretto rispetto a quello dei loro, più ‘cosmopoliti’, utenti. La ‘prossimità’ sembra quindi perdere importanza tra i criteri con cui selezionare le notizie da pubblicare.
Mentre i grandi player dell’informazione online, come Google e Facebook, puntano a limitare chi diffonde bufale, ‘etichettare’ le notizie verificate o creare ‘black list’ di siti produttori di notizie false - fanno notare gli autori dello studio - la principale causa della disinformazione sembra risiedere nella polarizzazione degli utenti in reteLeggere di più


Museo Salinas di Palermo: un case study di social museum... a porte chiuse

Il Museo Salinas di Palermo: un case study di social museum... a porte chiuse


Può un polveroso museo chiuso da 4 anni per restauri attrarre più visitatori di quando era aperto? Si può ottenere una straordinaria brand awareness partendo da una disastrosa web reputation e senza avere 1 cent di budget? E la Sicilia, il profondo Sud, può raggiungere un primato positivo, e per di più nel campo dell’innovazione sociale? Sì, è possibile! E questa anomalia potrebbe creare un cortocircuito capace di smuovere il dormiente settore della comunicazione culturale. 
IL CASE STUDY IN SINTESI
Sul numero 13 de Il Capitale Culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, semestrale pubblicato dall’Università di Macerata (https://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult/article/view/1225) è stato pubblicato il paper di Elisa Bonacini (Università di Catania https://unict.academia.edu/ElisaBonacini) dall’esaustivo titolo “Museo Salinas: un case study di social museum… a porte chiuse”. Lo studio, la cui prossima uscita era stata annunciata dalla rivista scientifica Tafter Journal - Esperienze e Strumenti per Cultura e Territorio, è frutto di due anni di ricerca in cui sono state indagate le strategie di comunicazione adottate dal Museo palermitano sui social media, sottolineando la singolarità di un’istituzione che, chiusa per un restauro che rischiava di condannarla all’oblio, si è aperta al mondo attraverso le pratiche e i linguaggi della contemporaneità. “Chiusi per restauro, aperti per vocazione” è stato lo slogan che ha sintetizzato al meglio la campagna.
«Dall’analisi dei dati emerge come, nonostante una situazione di empasse, le belle parole dello slogan si sono tradotte in una solida, talvolta avanguardistica, attività di comunicazione nel nome della social innovation e della progettualità partecipata con la creazione di un brand riconoscibile e in cui riconoscersi, perfettamente sintetizzato nel pay-off #lestoriedituttinoi» dice Bonacini.
Un mix strategico di attività culturali e didattiche, mostre, spot visuali sui vari social network e l’adesione a campagne sociali di rilancio dei musei come le pioneristiche #invasionidigitali3D (https://furnacejournal.files.wordpress.com/2015/09/bonacini.pdf, i cui risultati sono diventati oggetto di studio in sedi scientifiche internazionali (come l’Università di Birminghman) hanno portato il Museo Salinas all’esterno, sugli schermi e nel cuore dei suoi follower.
È così che questa istituzione museale – la più antica della Sicilia – è riuscita a distinguersi nel generale clima di analfabetismo digitale in cui versa la maggior parte dei musei pubblici italiani. Le criticità evidenziate da queste istituzioni secondo l’ultimo rapporto di Civita, intitolato appunto “#SOCIALMUSEUMS” (co–curatore Luca De Biase, 2016), vale a dire la mancanza di fondi e l’assenza o peggio la svalutazione di personale qualificato, sono state invece colte come una sfida dagli artefici della rinascita del Salinas, il Direttore del Museo l’archeologa Francesca Spatafora e il social media manager Sandro Garrubbo, che cura le strategie di comunicazione. Ovviamente con il coinvolgimento attivo di quanti -  archeologi, tecnici, operatori che agiscono all’interno dell’Istituzione -  hanno creduto in questa mission e nel nuovo corso impresso alla vita stessa del Museo.
«Un salto nel buio» lo definisce il Direttore Spatafora, che avrebbe potuto esporre a critiche un museo di fatto chiuso, ma che con costanza ha dimostrato come «un museo davvero “aperto” non è fatto solo di sale e gallerie accessibili: deve piuttosto essere aperto ai suoi interlocutori, la città e il territorio, e attraverso le testimonianze del passato aiutarli a comprendere la storia per dare radici tenaci al futuro. Un museo che va tra la gente, nelle sale dell’aeroporto e nelle stanze di un carcere minorile, perché le opere d’arte sono mediatori linguistici e culturali straordinari. Una linea che seguiamo con ancora più convinzione da quando il Salinas è stato riaperto lo scorso luglio».
Grazie a un’abile azione di crisis management e tra sacrifici personali ed economici (come quelli del social media manager che paga di tasca propria la chiavetta per “dare voce” al Museo) il Salinas è riuscito a progettare e pianificare azioni comunicative efficaci. E per far passare un’istituzione culturale da una fase autoreferenziale a una autenticamente comunicativa, Garrubbo (precario non di ruolo, con esperienza nel campo della comunicazione e marketing) è partito da due premesse fondamentali:
«la prima, che la cultura non è un valore in sé ma – oggi più che mai – un valore relazionale; la seconda, che i nuovi mezzi di comunicazione sono efficaci solo se utilizzano linguaggi connessi con la contemporaneità. Inoltre, l’assenza di tutto (museo chiuso, linee telefoniche disabilitate, adsl inibita ai social) ci ha permesso di fare un’esperienza “da laboratorio” senza condizionamenti e di provare l’efficacia della rete anche senza rete».
Nasce così una community digitale, spiega Bonacini, in progressiva crescita basata su una relazione bi-direzionale tra museo e follower che da “seguaci” diventano protagonisti attivi di una collettività in cui ciascuno può attingere conoscenza e fornire il proprio contributo, in virtù di una concezione di social innovation che fa della “socialità” un elemento imprescindibile. La linea editoriale seguita è, infatti, quella dello storytelling: storie raccontate con un linguaggio chiaro e ironico, accessibile a tutti, in grado di creare empatia ed emozionare. Con questo stile persino una Netiquette può trasformarsi da decalogo formale in un ironico invito a seguire le buone maniere, se non si vuole “perdere la testa”  (https://www.facebook.com/Museo.Archeologico.Antonino.Salinas.Palermo/app/208195102528120/)
La portata di questo engagement in alcuni insights relativi alla copertura organica dei contenuti: video da 53.553 visualizzazioni, e post da 64.646 persone raggiunte. A quella digitale si accompagna una comunità reale, sottolinea il Direttore, fatta di persone che sposano la causa del Museo e contribuiscono alla sua crescita: il personale tutto e gli “amici del Museo”, che a vario titolo prestano il loro contributo gratuitamente. E i dati della fruizione confermano la validità della strategia e la premiano: «nel 2015 con un’area espositiva pari allo 0,3% della superficie totale, si è registrato un afflusso di 51.751 visitatori con cui sono stati già superati (+24%) i dati di affluenza relativi al 2008 (39.477 visitatori), ultimo anno in cui il Museo era ancora completamente fruibile» spiega Bonacini.
Un trend confermato con la riapertura (del solo piano terra), la prova del nove che in un afoso pomeriggio di fine luglio ha portato all’inaugurazione 2.000 “fan”. Le “buone pratiche” sono quindi fattibili e – continua Bonacini – «il Salinas potrebbe costituire un esempio virtuoso, per quanto perfettibile, in grado di far comprendere a livello politico e decisionale come nulla in questo campo possa essere lasciato al caso: né le professionalità che si occupano di programmazione culturale, né le modalità e le strategie stesse d’azione. Che sia la scintilla di un vero e proprio cortocircuito culturale? Ce lo auguriamo tutti, e per tutti».
Testo e immagine da Ufficio Stampa Museo Salinas - Palermo