Svetonio, magister dell'aneddotica imperiale

SVETONIO, MAGISTER DELL’ANEDDOTICA IMPERIALE

Quando si esaminano le letterature antiche, spesso ci si sofferma sulle informazioni più importanti per dedurne la rilevanza storica di un personaggio o di un evento. Capita, quindi, di non prendere in considerazione quelle notizie ritenute poco fededegne ovvero di scarsa importanza. E non deve meravigliare se, al lettore o al semplice ascoltatore, proprio queste ultime informazioni risultano essere più semplici da memorizzare.

Ancora oggi, nel mondo dei social ormai alla ribalta, capita di imbattersi in notizie relative alla vita privata di un personaggio, al suo modus operandi, ai suoi vizi e vezzi. Quella che può definirsi, con la cautela del caso, la ‘letteratura del gossip’ abbraccia un pubblico vasto e variegato.

A questo punto sorge, lecita, una domanda: gli antichi nutrivano interesse per le informazioni più intime ovvero eclissavano, in qualche modo, la loro portata? A questa domanda si può rispondere citando Gaio Svetonio Tranquillo, vissuto nel I d.C. e probabilmente originario di Ostia. Come per ogni scrittore, anche per Svetonio si può prendere in considerazione l’opera che lo ha reso celebre al pubblico, specialista e non: il De vita Caesarum (La vita dei Cesari), nella quale, in otto libri, lo scrittore traccia le biografie di dodici imperatori, da Cesare a Domiziano.

Svetonio, De vita Caesaris, Apud Theobaldum Paganum - Lugduni 1541, foto MH Collections, CC BY-SA 4.0

Lo stile dell’opera risulta semplice e, a tratti, disadorno, motivo per cui si può dedurre che essa fosse destinata non soltanto ai più eruditi, ma anche e soprattutto a lettori dalle piccole pretese. Questo stile semplice e quasi elementare è stato adoperato da Svetonio non solo per motivi di fruizione, ma anche per questioni di genere. Svetonio, infatti, non può essere ritenuto uno storico stricto sensu, come Sallustio (I a.C.) o Tacito (I d.C.), per esempio, bensì un biografo; è stato colui che ha continuato, idealmente, l’opera di Varrone (II a.C.) prima e Cornelio Nepote (I a.C.) poi.

Il De vita Caesarum, al di là dello stile semplice e lineare, presenta una trattazione degli argomenti che esula dai comuni trattati storici. Le biografie, infatti, mancano di un corretto susseguirsi cronologico degli avvenimenti (si potrebbe confrontare l’opera, per esempio, con l’Anabasi di Senofonte (V-IV a.C.) che, alla trattazione storica, antepone il gusto dell’autobiografia; infatti l’opera senofontea può essere definita, non a torto, un vero e proprio diario di viaggio) e risultano essere abbondanti per quanto riguarda gli aneddoti imperiali. Svetonio si dimostra un vero e proprio magister dell’aneddoto, il suo interesse per il cavillo biografico, per le notizie di scarso valore e per vizi e virtù degli imperatori è al centro della trattazione. Nell’esaminare le biografie, questi elementi risaltano sin da subito all’occhio del lettore: di Augusto, per esempio, racconta della sua creduloneria; di Caligola, del tentativo di candidare al consolato il suo cavallo, Incitatus; di Claudio, della sua vigliaccheria; di Vespasiano, delle sue abitudini sessuali e così via. La trattazione aneddotica, così presente nelle biografie svetoniane, si può giustificare se si prendono in considerazione i destinatari dell’opera; il professor Paolo Fedeli, nella sua Storia letteraria di Roma (edita da Fratelli Ferraro Editori, Napoli 2004), spiega, infatti che «Il gusto dell’aneddoto […] serve a tener desta l’attenzione di lettori non particolarmente esigenti e ci fa capire come si sia ampliato, anche in conseguenza della più diffusa alfabetizzazione […] il panorama dei fruitori delle opere letterarie. È questo un dato di un’importanza sostanziale per capire i contenuti dell’opera biografica di Svetonio […]». Nella narrazione degli aneddoti svetoniani, si ravvisano, a volte, imprecisioni e racconti al limite della verosimiglianza. Nella vita di Otone, per esempio, nel raccontare le vicissitudini che portarono, poi, l’imperatore al successo sulle truppe comandate da Vitellio, Svetonio si dimostra confuso ed impreciso. E ancora, nella vita di Domiziano, Svetonio racconta che l’imperatore ordinò che si tenessero cento gare in un unico giorno destinato ai giochi circensi, un numero che va al di là delle potenzialità degli atleti del tempo e che, anche oggi, sarebbe impensabile per un qualsiasi sportivo ben allenato.

Affresco (1563) dalla "Sala di Cesare", che orna lo studio del Marchese Diomede nel Palazzo della Corgna, a Castiglione del Lago (Umbria), sulla base di quanto nel testo di Svetonio. Qui si ritrae la battaglia di Farsalo. Foto di Wolfgang Sauber, CC BY-SA 4.0

Al di là delle imprecisioni, le biografie svetoniane presentano diverse ripetizioni; per esempio, nella vita di Cesare, l’impresa in Britannia è ripetuta due volte. Queste ripetizioni hanno delle sostanziali motivazioni: Svetonio, attraverso la riproposizione di un avvenimento politico-militare, presenta il mutevole atteggiamento di un imperatore durante la sua impresa politico-militare.

Ogni biografia presenta una struttura fissa: ad una prima parte legata alla presentazione dell’imperatore, sotto le spoglie del prodigio, e alle sue imprese militari, segue una seconda parte dedicata agli aneddoti e al racconto della morte, quasi sempre frutto di un presagio nefasto. Si può aggiungere, anche, che le biografie presentano un’autonomia tale che, prese singolarmente, possono ritenersi delle vere e proprie opere. Non è necessario leggere, per esempio, la vita di Tiberio per comprendere quella di Caligola e così via.

È doveroso, a questo punto, porsi un’ulteriore domanda: è possibile cavare il giudizio dell’autore dalle diverse biografie? A questo quesito si può rispondere esaminando la biografia di Tito e quella di Domiziano, per esempio. Se il primo è presentato quasi come un princeps illuminato e come se fosse il miglior imperatore che l’Impero avesse avuto sino a quel momento, tanto che, da Svetonio, è definito amor ac deliciae generis humani (amore e delizia del genere umano), al contrario, Domiziano è il princeps da scongiurare, a tal punto che ogni sua azione, anche la più virtuosa, è frutto della sua indole malvagia (il giudizio di Svetonio su Domiziano dipende, anche, dalla situazione socio-politica nella quale vide la luce il De vita Caesarum; infatti l’opera svetoniana è successiva al 70 d.C., anno di nascita, probabile, di Svetonio, quindi successiva alla morte di Domiziano, nel 68 d.C.: è chiaro che la damnatio memoriae cui fu sottoposto l’ultimo dei Flavi ha influito non poco sul giudizio del biografo). Svetonio, però, dimostra di possedere un’ideologia vicina a quella del Senato, infatti sono esenti da critiche feroci tutti quegli imperatori che, durante la loro vita, non hanno osteggiato, in alcun modo, il Senato romano.

Il De vita Caesarum ha suscitato non poco interesse, anche, nelle generazioni successive. Se si pensa che, durante l’epoca tardoantica e medievale, Svetonio è stato il modello di S. Girolamo e Isidoro di Siviglia, per esempio, si può comprendere l’importanza dell’opera svetoniana quale modello ‘cardine’ del genere biografico romano.

Svetonio De vita Caesaris
Svetonio, in una miniatura del Liber Chronicarum (foglio CXI), trattato di Hartmann Schedel (1493), scansione di Michel Wolgemut, Wilhelm Pleydenwurff, pubblico dominio

Insediamenti traci, bizantini, e un monastero medievale sull'isola di San Tommaso

Gli archeologi trovano insediamenti traci, bizantini, e un monastero medievale sull'isola di San Tommaso in Bulgaria, nel Mar Nero

Pubblicato su Archaeology in Bulgaria il 23 agosto 2018 da Ivan Dikov; traduzione italiana ad opera di Margherita Guccione

Le rovine di un piccolo monastero medievale (angolo in alto a destra) sono state scoperte tra strutture tracie, bizantine, sulla minuscola isola nel Mar Nero, al largo della costa bulgara. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

Un antico insediamento tracio, un insediamento del primo periodo bizantino e un piccolo monastero tardo medioevale sono stati scoperti dagli archeologi nella piccola isola di San Tommaso (Snake Island) in Bulgaria, nel Mar Nero.

Le strutture archeologiche sull'isola di San Tommaso sono state scoperte nel giugno 2018, durante la prima fase della prima ricerca archeologica condotta sull’isola, guidata dal Prof. Ivan Hristov del Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia.

Nella seconda fase della ricerca, nell'agosto 2018, il team di Hristov ha effettuato una spedizione di archeologia subacquea.

È stata scoperta una fortezza, ormai affondata, dell’Antica Tracia nelle acque tra l’isola e la terraferma bulgara, o quello che un tempo era un istmo, mentre l'isola di San Tommaso era una penisola fino al Medioevo.

I resti archeologici che, invece, sono stati scoperti adesso sull'isola di San Tommaso, comprendono i resti di un antico insediamento tracio risalente alla Prima Età del Ferro, antiche fosse rituali traci e un insediamento Proto Bizantino (Tardo-romano) del V-VI secolo d.C. , e un piccolo monastero medioevale, più precisamente del XII-XIV sec., periodo del Secondo Impero Bulgaro (1185 - 1396/1422).

L'isola di San Tommaso è collocata a nord della foce del fiume Ropotamo, nella Baia di Arkutino, ed è attualmente parte della Ropotamo Natural Preserve. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

L'esplorazione archeologica dell'isola di San Tommaso nel Mar Nero è stata effettuata secondo i severi requisiti del Ministero dell'Ambiente e delle Acque della Bulgaria, poiché l'isola fa parte della Ropotamo Natural Preserve.

L'isola di San Tommaso giace a sole 0,2 miglia nautiche (circa 370 metri) dalla terraferma bulgara, al largo della costa di Primorko, sul Mar Nero. Foto: Municipalità di Sozopol

L'esplorazione stessa dell'isola e la ricerca archeologica subacquea nella Baia di Arkutino sono finanziate dal Ministero della Cultura della Bulgaria.

"Circa un secolo fa, l'isola è stata fotografata da un aero e le foto mostravano i contorni del piccolo monastero", ha detto su Air TV il subacqueo Tencho Tenev, che è stato responsabile della spedizione subacquea.

Il Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia, ipotizza che probabilmente ci sono più antiche fosse rituali traci sull'isola di San Tommaso, al largo della costa del Mar Nero, in Bulgaria, Primorsko, oltre alle due che sono state scoperte.

Frammenti di antiche anfore rinvenute nelle fosse indicano che furono utilizzate dagli antichi Traci per rituali sacrificali a partire dal V secolo a.C.

"I reperti esposti indicano che un grande santuario marittimo si trovava sull'isola di San Tommaso", dice il Museo, riferendosi a quella che era una piccola penisola del Mar Nero in quel momento.

"Il posto è stato scelto per una precisa ragione, dal momento che si trovava proprio al largo dell’antica strada che collegava Sozopol (Apollonia Pontica, Sozopolis) a Costantinopoli (all’epoca antica colonia greca di Byzantium o Byzantion)", aggiunge il Museo.

Le rovine recentemente dissotterrate del piccolo monastero che esisteva nel dodicesimo-quattordicesimo secolo sull'isola di San Tommaso. Foto: Museo Nazionale di Storia della Bulgaria

La prima e unica precedente spedizione archeologica sull'isola di San Tommaso, in Bulgaria, nel Mar Nero iniziò nel 1955.

Allora gli archeologi portarono alla luce le rovine di una piccola chiesa e alcuni edifici ausiliari. Ora, la spedizione archeologica del 2018 ha ipotizzato, sulla base di quella ricerca, le rovine di quello che era un piccolo monastero medievale.

L'isola di San Tommaso si trova al largo della costa della località bulgara del Mar Nero di Primorsko (che più recentemente ha fatto notizia per la scoperta dell'Antico tesoro tracio d'oro di Primorsko).

L'isola di San Tommaso nel Mar Nero ha un territorio totale di 0,012 chilometri quadrati (12 ettari o 3 acri).

Si trova a soli 0,2 miglia nautiche (circa 370 metri) dalla terraferma e a nord della foce del fiume Ropotamo, nella baia di Arkutino, attualmente parte della Ropotamo Natural Preserve.

È anche conosciuta come Snake Island/Isola dei Serpenti (da non confondere con la Snake Island ucraina - o Serpent Island - nel Mar Nero settentrionale) a causa del gran numero di serpenti d’acqua grigi che la abitano.

La Bulgaria conta solo alcune piccole isole al largo delle sue coste nel Mar Nero (sei, sette o otto a seconda della definizione di un'isola e se le isole ora artificialmente collegate alla terraferma vengono contate.)

Molte di queste erano apparentemente delle penisole, e praticamente tutta la costa del Mar Nero in Bulgaria vanta straordinarie scoperte archeologiche sottomarine, proprio grazie all’inabissamento parziale o totale della costa nella preistoria, nell'antichità e nel medioevo.

Altrimenti, la più notevole delle isole bulgare del Mar Nero, negli ultimi anni, è stata l'isola di Sant'Ivan al largo della costa di Sozopol, che è conosciuta per il suo monastero Paleocristiano/Proto Bizantino dove nel 2010 furono rinvenute le reliquie di San Giovanni Battista, e l'isola di Sant'Anastasia vicino a Burgas con il suo monastero tardo medievale.

Un'altra intrigante storia di archeologia subacquea recentemente collegata al Mar Nero, è stata l'ipotesi che una grande isola affondata esistesse nella zona sud-occidentale, vicino alla costa odierna della Bulgaria e della Turchia.

Un’antica nave romana affondata 2000 anni fa, è stata recentemente scoperta sul fondo del Mar Nero in acque territoriali bulgare dalla spedizione internazionale “M.A.P.”, oltre a diverse dozzine di altri relitti di Età antica, medievale e moderna.

L'antica fortezza tracia affondata, recentemente scoperta presso l'isola di San Tommaso aggiunge un altro grande punto di riferimento archeologico sottomarino per la costa del Mar Nero bulgaro.

Il prof. Ivan Hristov del Museo Nazionale di Storia della Bulgaria, a Sofia, è un ricercatore di lunga data di siti archeologici lungo la costa bulgara del Mar Nero, tra cui un certo numero di insediamenti e fortezze completamente o parzialmente affondati.

Recentemente ha pubblicato un libro basato su 8 anni di ricerche sul campo di fortezze e insediamenti sulla costa meridionale del Mar Nero della Bulgaria odierna, o quella che una volta era Haemimontus, provincia di Bisanzio.

Il libro è intitolato "Mare Ponticum. Fortezze costiere e zone portuali nella Provincia di Haemimontus, V-VII secolo d.C.", e tratta la provincia di Haemimontus del primo Impero bizantino nella Tarda Antichità e nell'Alto Medioevo.