Il Codice sul Volo di Leonardo celebrato dal MiC con un video

Dal Rinascimento a Giorgio Parisi, il MiC celebra il Codice sul Volo di Leonardo
Il prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca Reale di Torino protagonista di un video del MiC
A più di cento anni dalla ricomposizione integrale del “Codice sul Volo” di Leonardo da Vinci, il Ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini celebra il prezioso manoscritto con un mini documentario - ideato e interamente realizzato dall’Ufficio stampa e comunicazione - che ne rivela il contenuto e ripercorre alcuni degli episodi più singolari che lo hanno portato a far parte del fondo librario della Biblioteca Reale di Torino.
Nel breve cortometraggio la Direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella, e la Direttrice della Biblioteca Reale, Giuseppina Mussari, passano in rassegna le pagine dell’opuscolo che, fitte di note, schizzi e osservazioni, offrono una sorprendente testimonianza della tenacia che il maestro sempre profuse nel suo sforzo volto a individuare le leggi fisiche alla base del volo degli uccelli.
Le ricerche miravano a realizzare una chimera che il genio fiorentino inseguì a lungo: la costruzione di una macchina che permettesse all’uomo di librarsi in aria.
I suoi studi, compiuti più di cinque secoli fa, conservano ancora oggi grande valore: “Il Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi – racconta Enrica Pagella - ha spiegato come ricerche attuali in corso alla Sapienza di Roma e alla Normale di Pisa consentano di interpretare alcune attitudini sociali studiando il comportamento degli uccelli in volo, in particolare quello degli storni. Ancora oggi ci si interroga contemporaneamente sul destino degli uomini attraverso l’osservazione di ciò che ci circonda”.
Il “Codice sul Volo”, scritto con la tipica scrittura leonardesca, da destra verso sinistra, si configura più come un block notes ante litteram, in cui sono riportati gli appunti che Leonardo prese durante i propri studi sul volo. La parte scritta è arricchita con diversi disegni e abbozzi preparatori delle macchine e delle invenzioni che, lungi dall’avere una finalità meramente decorativa, come ricorda Giuseppina Mussari “servono a Leonardo per fissare dei pensieri e delle riflessioni: i due sistemi di scrittura sono dialoganti.”
Quello del volo è uno studio che il maestro riprese più volte: in prima battuta, quando a fine Quattrocento viveva a Milano, si concentrò soprattutto sull’aspetto meccanico dell’azione di volo e su ciò che la rendeva possibile: la struttura delle ali. Tuttavia, si rese conto ben presto di non avere a disposizione materiali sufficientemente leggeri e, quindi, adeguati per poter realizzare una macchina in grado di volare, così come mancava l’energia che potesse dare propulsione al mezzo. Abbandonati gli studi dopo aver preso consapevolezza della non fattibilità del progetto, gli stessi verranno ripresi nel 1503 circa, una volta che lo scienziato sarà tornato a Firenze.
“I nuovi approfondimenti portarono a una scoperta tutt’altro che secondaria per un uomo del Cinquecento: l’aria aveva in qualche modo una sua consistenza ed era anche quella consistenza a sostenere gli uccelli in volo, non solo la struttura delle ali”, continua Giuseppina Mussari. In coerenza con tale approdo, i numerosi disegni che affiancano gli appunti riproducono prevalentemente rapaci, in particolare Nibbi, uccelli predatori dotati di ali molto grandi che permettono di sfruttare le correnti ascensionali.
Ma i fogli dell’opuscolo riproducono anche alcuni disegni a pietra rossa che ritraggono soggetti dal vero, un progetto architettonico per una villa probabilmente mai realizzata, nonché l’unica scritta leonardesca non rovesciata: una lista della spesa composta da vari prodotti alimentari con i rispettivi prezzi.
Donato nel 1893 al re Umberto I dagli studiosi Giovanni Piumati e Theodor Sabachnikoff, che lo avevano scovato incompleto nel mercato antiquario, il piccolo quaderno di trentotto pagine entrò in questo modo a far parte della Biblioteca Reale di Torino. Tuttavia, venne totalmente ricomposto solo dopo il 1920 con l’omaggio del ginevrino Henri Fatio a Vittorio Emanuele III dei quattro fogli mancanti.
Come osservato dalla Direttrice dei Musei Reali di Torino: “Questo è un piccolo esempio che testimonia la consistenza del patrimonio che conserviamo nei musei e nelle biblioteche, che sebbene possa restare silente in alcuni periodi, in altri riemerge con forza. Sono forme carsiche, vale la pena di conservarle perché sappiamo che ogni oggetto e ogni libro ha un futuro. Le parole dei libri e il linguaggio delle immagini si intersecano in un’idea di sapere che fa della Biblioteca Reale di Torino un grande strumento di conoscenza e arricchimento per tutti i cittadini, fondamentale per disegnare il nostro futuro”.
Il video è disponibile sul canale YouTube del MiC: https://youtu.be/J9dnM40BlPI
Il Codice sul Volo Leonardo da Vinci
Testo e foto dall’Ufficio stampa e comunicazione​ del Ministero della Cultura

Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale

CULTURA - La Regione con la Sapienza di Roma per “Lazio Antico”

Presentato il Progetto con il Ministro Franceschini, il Presidente Zingaretti e la Magnifica Rettrice Polimeni

Nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma è stato presentato, giovedì 16 dicembre“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale”, il progetto realizzato dalla Regione Lazio con la collaborazione del Dipartimento di Scienze dell’Antichità. Hanno preso parte alla presentazione il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la Magnifica Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, il Prorettore al Patrimonio archeologico Paolo Carafa, la Prorettrice alla Ricerca della Sapienza Università di Roma Maria Sabrina Sarto e il Presidente del FAI, professore emerito Andrea Carandini.

IL PROGETTO

Tusculum, area forense di età giulio-claudia

“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” è una mappatura digitale completa dei beni e dei siti archeologici riferibili al periodo tra il IX secolo a.C. e il VI secolo d.C. nel territorio laziale a sud del Tevere. Uno strumento nuovo e di grande valore scientifico che, attraverso la creazione di una moderna Infrastruttura di Dati Territoriali (IDT), ha fatto sì che si potessero integrare i database digitali già in uso con i dati raccolti e tutte le fonti di informazione disponibili quali studi pregressi, ricerche edite e inedite e indagini archeologiche. Il risultato è una piattaforma digitale, www.lazioantico.it, in cui la memoria del Lazio e i suoi resti materiali sono stati ordinati nello spazio e nel tempo e riuniti in un’unica presentazione della storia urbana e rurale della nostra Regione.

Ventotene

Chiunque, anche dal proprio smartphone, potrà accedere a questo racconto e alle ricostruzioni grafiche e virtuali che restituiscono contesti e paesaggi oggi scomparsi, ridotti in frammenti o poco noti, frutto dei ritrovamenti archeologici effettuati nelle zone comprese nel Latium Vetus (incluso il suburbio di Roma) e Latium Adiectum.

Lazio Antico

Un lavoro enorme che, dal 2018 al 2021, ha visto il censimento e la catalogazione di epigrafi, sculture, decorazioni architettoniche, pavimentali e parietali in 215 comuni del Lazio con l’analisi di 69 contesti territoriali attribuibili a tutte le antiche città del settore indagato. Un totale di oltre 41 mila presenze archeologiche e monumentali, le cosiddette Unità Topografiche, che hanno condotto alla schedatura di oltre 10 mila oggetti. Sono stati, inoltre, analizzati i resti di 160 edifici e complessi monumentali (tra cui Villa Adriana a Tivoli) proponendone una ricomposizione dell’architettura e dell’arredo.

Minturnae, c. d. Foro repubblicano e teatro

Sono state così realizzate 216 tavole ricostruttive e 16 tavole “tipologiche” per classi di monumenti (terme, templi, teatri, etc.).

Praeneste, Santuario di Fortuna Primigenia

Chiunque potrà dunque intraprendere questo affascinante viaggio nell’antichità, navigando sulla mappa attraverso le diverse epoche storiche e scoprendo i cambiamenti che il nostro territorio ha subito nel corso del tempo.

Ostia, Villa c. d. di Plinio

STUDIO E RICERCA

Lazio Antico

Grazie al finanziamento della Regione Lazio, il progetto “Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” ha visto il coinvolgimento di più di 30 giovani studiosi tra i 22 e i 40 anni (dottori di ricerca e dottorandi, specializzati e specializzandi in archeologia, studenti e laureandi) che hanno collaborato in sinergia con i docenti e le istituzioni coinvolte coniugando conoscenze storico-archeologiche e innovazione. Un team di altissimo livello che la Regione ha supportato con 500mila euro grazie ai quali Sapienza, aggiungendo ulteriori contributi propri, ha bandito ed erogato in tutto 8 assegni di ricerca7 contratti di tipo A e 21 borse di studio.

Tor Paterno

Questo progetto, dunque, ha anche consentito ai giovani studiosi coinvolti nel progetto di conseguire titoli importanti per sostenere le loro future carriere scientifiche, professionali e accademiche. In particolare: i ricercatori “junior” hanno potuto presentare tesi e articoli in prestigiose riviste scientifiche basati sui nuovi dati acquisiti; i ricercatori “senior” hanno potuto ottenere gli anni di Assegno di Ricerca necessari a costruire la propria carriera.

“Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale” è un progetto fondamentale, dall’alto valore scientifico, ma che riveste anche un ruolo molto importante per la futura programmazione e l’attuazione di attività di pianificazione urbanistica e territoriale e che agevolerà in futuro l’opera di tutela e valorizzazione dei Beni Culturali nella Regione, favorendo la conoscenza da parte del pubblico attraverso la realizzazione di percorsi editoriali ed espositivo-museali virtuali o reali.

Testo, video e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma e dall'Ufficio Stampa Regione Lazio

Norba

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LAZIO ANTICO.IT: INDICAZIONI PER LA NAVIGAZIONE

La mappatura digitale completa di Lazio Antico può essere consultata sul sito www.lazioantico.it da qualsiasi dispositivo: PC, tablet e smartphone.

Comprende:

  • un database alfanumerico con più di 300.000 record di base;

  • più di 41.000 siti archeologici;

  • circa 70 tra città e centri abitati con i rispettivi territori;

  • circa 150 monumenti ricostruiti in più di 200 tavole;

  • 16 classi di complessi archeologici, articolati in 184 sottoclassi.

Una navigazione semplice e intuitiva attraverso cui sarà possibile:

  • scegliere lo sfondo della mappa: quello che rappresenta il territorio di 2000 anni fa o quello odierno, facendo click sul tasto “SATELLITE” in basso a destra nella fascia blu a fondo pagina;

Lazio Antico

  • navigare per ambito di studio: quelle in blu fanno parte della prima fase, completata, di progetto mentre quelle in grigio fanno parte della seconda fase, da avviare;

  • facendo click sul tasto “2D” (in alto a destra) si può passare dalla visione “a volo d’uccello” a quella verticale. Facendo click sul tasto “3D” si può tornare indietro;

Lazio Antico

  • facendo click sul tasto con l’icona circolare, subito sopra a “2D”, si può individuare la posizione in cui ci si trova;

  • facendo click sui tasti “+” e “-” si può zoomare (dal PC è possibile usare la rotella del mouse). Quando si ingrandisce molto l’inquadratura compaiono le sagome degli edifici esistenti oggi.

Lazio Antico

Il sito permette di accedere anche ad alcune funzioni avanzate:

  • ricerca per siti archeologici. Facendo click sul tasto “TERRITORI” si può visualizzare la lista di siti archeologici visibili sull’inquadratura corrente:

Lazio Antico

  • passando con il dito o con il mouse su uno dei siti, nella banda verticale che compare a destra, è possibile vederlo evidenziato sulla mappa;

  • facendo click sul box blu di un sito, banda verticale a destra, la mappa fa uno zoom e visualizza un box descrittivo;

  • facendo click sul tasto con la “matitina” è possibile fare una ricerca per nome.

Lazio AnticoLazio Antico

  • ricerca per epoca storica. Guardando la barra temporale a scorrimento, al centro della fascia blu a fondo pagina, si può fare click e trascinare gli estremi (che coprono dall’anno 1000 a.C. al 600 d.C.) per selezionare l’epoca voluta. La mappa, automaticamente, spegnerà gli oggetti di altre epoche lasciando visibili solo quelli prescelti;

Lazio Antico

  • ricerca per monumento. Diversi monumenti storici sono corredati di schede grafiche ricostruttive che consentono di capire come fossero fatti. Facendo click sul tasto “RICOSTRUZIONI” si può attivare il menu relativo e fare click sul box blu di un monumento per accedere a una descrizione e visualizzare le schede relative. È possibile anche raggiungere le schede direttamente dalla mappa, facendo click sulle icone dei monumenti in colore rosso.

Lazio Antico

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Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Regione Lazio


Enigma Raffaello: presentazione del volume in diretta streaming

Enigma Raffaello

Presentazione del volume dedicato al “Divin pittore” urbinate e alla sua scomparsa avvolta nel mistero. Gli esperti si interrogano sulle possibili cause della sua morte


Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 11,00
Aula magna – Palazzo del Rettorato – piazzale Aldo Moro 5, Roma

Segui la diretta streaming

Enigma Raffaello Sanzio volume diretta streaming

A distanza di oltre cinquecento anni dalla prematura scomparsa di Raffaello Sanzio, avvenuta il 6 aprile 1520, la morte dell’artista resta ancora avvolta nel mistero ed è fonte inesauribile di interrogativi per gli studiosi di varie discipline. L’Urbinate è stato vittima dei suoi stessi vizi amorosi, come racconta Giorgio Vasari nelle Vite, oppure dietro alla sua fine, si celano il rancore, l’animosità e l’invidia dei suoi rivali?

 Il volume raccoglie una serie di riflessioni transdisciplinari, proposte sia da studiosi del campo storico-artistico, che del settore scientifico-medico. I contributi analizzano più criticamente la personalità dell’artista e la cerchia dei suoi potenziali nemici; indagano i passaggi architettonici che, nel corso dei secoli, hanno interessato il luogo di sepoltura prescelto, la Cappella della Madonna del Sasso; passano in rassegna le cronache legate all’apertura della presunta tomba dell’artista nel 1833; sino ad arrivare alla ricostruzione del suo volto attraverso le nuove tecnologie dell’antropologia forense. Infine, affrontano, in prospettiva storico–medica, la morte e i possibili studi paleopatologici applicabili ai resti di Raffaello.

Il libro mette in fila tutta una serie di elementi, documenti ed expertise per dare un nuovo risvolto alle ricerche e ai quesiti sull’esistenza e sulla fine di uno degli artisti più celebrati della storia. La pubblicazione, che sarà presentata mercoledì 1 dicembre in Aula magna del palazzo del Rettorato, è il risultato di un progetto congiunto nato da un accordo di collaborazione nel 2019 tra diverse istituzioni: Sapienza Università di Roma, i Musei Vaticani, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il volume è stato realizzato con il contributo del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio del Ministero della Cultura (MiC)

I lavori in Aula magna saranno aperti dai saluti della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. L’introduzione è affidata a Pio Baldi, presidente della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon Raffaello, a Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani e Alberta Campitelli, presidente dell’Accademia di belle arti di Roma.

 Interventi

Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Roma Sapienza
La morte di Raffaello: un problema ancora aperto
Tiziana D’Acchille, docente dell’Accademia di belle arti di Roma

Enigma Raffaello: un approccio multidisciplinare
Sylvia Ferino-Pagden, storica dell’arte

I rivali e gli avversari di Raffaello

Flavia Cantatore, docente di Sapienza Università di Roma

La tomba di Raffaello al Pantheon

Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, Sapienza Università di Roma

Analisi e ricostruzione del volto di Raffaello Sanzio

Vittorio Fineschi, docente di Sapienza Università di Roma

La morte di Raffaello: una prospettiva di lettura storico-medica

Gino Fornaciari, docente dell’Università di Pisa

Studio bioarcheologico e paleopatologico di Raffaello 

Ulderico Santamaria, direttore del Laboratorio di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani
Metodologie e tecniche microinvasive applicabili alla tomba di Raffaello

Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=0CsmHIGj38g

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Korea Week Cinema 2021

Korea Week Cinema: la Korea incontra la Casa del Cinema

In data 9 novembre 2021 ha avuto inizio la Korea Week Cinema, una manifestazione interamente dedicata al cinema e alla cultura coreana. A prendervi parte sono stati tre enti siti a Roma: la Casa del Cinema, l'Università La Sapienza e l'Istituto Culturale Coreano. Le aule de La Sapienza hanno ospitato il dibattito di inaugurazione del festival, il cui scopo era scoprire la cultura coreana in ogni sua forma.
Noi di ClassiCult abbiamo preso parte ad alcuni eventi della Korea Week Cinema e siamo qui per raccontarli!

Korea Week Cinema 2021 Casa del Cinema

Perché il cinema coreano e la scelta della Korea Week Cinema

Dopo l'esplosione della serie Netflix Squid Game il mondo intero è stato conquistato dalla cultura coreana. Tuttavia, bisogna sottolineare che la cinematografia coreana ha iniziato a far breccia nel cuore degli occidentali già ad inizio duemila grazie a registi come Park Chan-wook. Queste pellicole hanno spesso raggiunto festival prestigiosi, da Cannes a Venezia, soffrendo però di una disastrosa distribuzione nelle sale.
Nel 2020 capita l'impossibile: arriva Parasite di Bong Joon-hoParasite vince la Palma D'Oro al Festival di Cannes del 2019 e da quel momento la sua fama diventa inarrestabile. L'apice per Bong Joon-ho è la vittoria per Miglior Film agli Oscar 2020. Per la prima volta nella storia del cinema un film straniero vince l'ambita statuetta di Miglior Film e Miglior Film Straniero nella stessa edizione. Questa rivoluzione ha fatto ricredere i distributori italiani che hanno così deciso di incrementare l'uscita in sala di prodotti made in Korea.

La Casa del Cinema di Roma ha deciso di ospitare questa ricca rassegna cinematografica, in cui si è dato spazio anche a cortometraggi diretti dai ragazzi del Centro Sperimentale dedicati al mondo coreano. Dal 9 al 14 novembre le sale sono state dedicate a film coreani poco noti qui in Italia, di fatti le pellicole sono state proiettate in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o in inglese.

An Old Lady

In data 13 novembre è stato proiettato il film An Old Lady opera prima della regista Lim Sun-Ae. Il film è disponibile sulla piattaforma streaming MUBI. La storia è perfettamente in linea con la volontà di far conoscere la cultura coreana unendola ad un fenomeno come il #metoo. La protagonista è Hyojeong, un donna di 69 anni appena uscita dall'ospedale dopo un'operazione alle spalle nel reparto di ortopedia. Hyojeong racconta al compagno Dong-in di essere stata violentata da un giovane dottore dell'ospedale. Appresa tale notizia, i due corrono dalla polizia per denunciare l'accaduto.

Quali sono le domande poste solitamente ad una vittima di stupro? Per quanto esse possano variare, di base paiono essere sempre le stesse: come è accaduto, ha conservato qualche indumento con tracce organiche, ecc. A Hyonjeong vengono poste tutte queste domande, ovviamente a nessuno viene in mente di chiederle come stia. La polizia trova subito il giovane dottore, tuttavia costui viene scarcerato per un fattore meramente burocratico e non perché non sia colpevole. Hyonjeong decide di frequentare un centro antiviolenza per poter elaborare il trauma. Sfortunatamente, dopo aver saputo dell'insuccesso delle indagini, la donna decide di auto isolarsi, distaccandosi persino da Dong-in.
Grazie all'intervento di un tenace detective, l'anziana donna capirà di essere l'unica a poter modificare la cose e ritroverà fiducia in sé stessa.

L'elemento dell'età

La peculiarità di An Old Lady risulta nella scelta di aver voluto raccontare una storia dal punto di vista di una donna anziana. Quando assistiamo a film dedicati al fenomeno dello stupro, tendenzialmente le sue protagoniste sono adolescenti o donne. La violenza carnale nei confronti di una signora anziana è una grave assente nel cinema occidentale. Lim Sun-Ae decide di affrontare un topic decisamente complesso, non cadendo in stereotipi o cliché che avrebbero potuto rendere il lavoro approssimativo. La regia poco invadente e la scelta di NON mostrare lo stupro, rendono la pellicola estremamente delicata. Lo spettatore si approccia alla vicenda di Hyonjeong con delicatezza e rispetto, tutte le caratteristiche che si dovrebbero possedere quando ci si confronta con una persona anziana.
Un altro elemento di riflessione dato dalla scelta di tale protagonista è quello, ovviamente, sull'età. Perché un ragazzo giovane dovrebbe violentare una signora anziana? Un giovane medico potrebbe avere tutte le giovani che vuole, quindi perché dovrebbe rovinarsi la vita con un atto simile?

Tutto ciò mira a farci riflettere su un altro fattore, ovvero che la violenza carnale non ha una sua tipologia. Il carnefice può scagliarsi contro chiunque. Non sono minigonne, alcool o tacchi alti a rendere le donne "oggetti del desiderio". Quando si parla di stupro, si parla di una vera e propria violenza priva di ragione. An Old Lady analizza per l'appunto questo fenomeno, ovvero il fenomeno di una malattia sociale divagante a cui si cerca disperatamente di dare un filo logico, quando la logica poco ha a che fare con lo stupro.


età arcaica Repubblica Dominicana Penisola di Samanà

Scoperto in Repubblica Dominicana abitato precolombiano di età arcaica

Scoperto in Repubblica Dominicana raro abitato precolombiano di età arcaica

Una nuova area di età arcaica appartenente a una comunità di tradizione pre-agricola è stata scoperta nella penisola di Samanà, a nord-est della Repubblica Dominicana. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico coordinata dal Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, con il contributo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) ed il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

Playa Frontón nella penisola di Samanà. Foto di Danu Widjajanto, CC BY-SA 4.0

Le informazioni archeologiche relative al primo popolamento delle isole del Centro America sono piuttosto scarse. Gli unici dati che abbiamo risalgono all’incirca a cinquant’anni fa e sono stati ottenuti a seguito di ricerche sporadiche condotte in maniera non totalmente scientifica e pubblicate non sistematicamente. Inoltre l’insediamento successivo di gruppi agriculturalisti che hanno popolato l’Isola Hispaniola ha contributo a cancellare le tracce del popolamento più antico, soprattutto nelle isole maggiori.

Mentre studi precedenti (in particolare una pubblicazione del gruppo di ricerca della Sapienza sulla rivista Nature sulla genomica dei popoli caraibici) hanno evidenziato in modo chiaro il modello del popolamento dei gruppi agriculturalisti Taino, l’origine delle popolazioni arcaiche preceramiche resta ancora irrisolta. Le sole informazioni che si hanno al riguardo è che i gruppi che popolavano le isole caraibiche nel periodo pre-agricolo erano caratterizzati da una mobilità stagionale, basavano la loro sussistenza sulla caccia di piccoli animali, la pesca e soprattutto la raccolta di grandi e piccoli molluschi, marini e terrestri, e si stabilivano principalmente a ridosso della costa.

Oggi un nuovo tassello viene aggiunto con il ritrovamento di un raro abitato precolombiano di età arcaica nel sito di El Pozito, località della penisola di Samanà nel nord-est della Repubblica Dominicana. La scoperta è avvenuta nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico del Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, diretta sul campo da Francesco Genchi, con la collaborazione di ricercatori dei dipartimenti di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali e di biologia Ambientale dello stesso Ateneo, del Museo del Hombre Dominicano di Santo Domingo e con il contributo della Direzione generale per la promozione del sistema Paese del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) e il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

L’area identificata si riferisce a un abitato caratterizzato principalmente da un’ampia porzione di una officina di lavorazione di materie prime come grandi molluschi marini quali lumache (Strombus Gigas anche detta conchiglia regina e Cittarium pica, la gazza di gabbiano) e i bivalvi (come la Codakia orbicularis, conosciuta anche come tigre lucina) accanto a una incredibile quantità di molluschi terrestri (es. Caracol excelens), sfruttati sia per uso alimentare che per la produzione di strumenti. Ma non solo, è stata rinvenuta anche la presenza di bacche selvatiche e resti di pesci di notevole dimensione.

Le installazioni prevedevano ripari leggeri del tipo shelter, costituiti da allineamenti semicircolari di buche di palo, al cui esterno sono riconoscibili ampie aree di cenere e carboni, risultato delle attività di cottura delle risorse marine.

Lo strumentario è composto da un centinaio di arnesi in pietra locale levigata, quali pestelli, martelli, incudini e grandi macine adatte alla triturazione dei semi, delle radici e delle conchiglie, sui quali le analisi hanno mostrato, oltre a marcati segni di usura, tracce di residui vegetali.

Tra questi, lo strumento più caratteristico è l’ascia mariposoide (ovvero a forma di farfalla) che si ritiene venisse utilizzata nell’abbattimento e nel taglio degli alberi con cui venivano realizzate canoe e remi. Questo strumento è distintivo dei gruppi pre-agricoli tardivi e fondamentale per circoscrivere le fasi arcaiche.

Il ritrovamento più importante, tuttavia, fa riferimento a 12 pestelli (majadores) di pregevole fattura deposti all’interno di un pozzetto rituale, che differiscono tra loro sia per la materia prima utilizzata che per la manifattura. Anche su questi strumenti sono visibili tracce di usura e numerosi residui perfettamente conservati. La scelta di deporre questi strumenti in un’area adibita alla lavorazione delle risorse primarie, necessarie alla sussistenza del gruppo, induce a credere che si tratti di una sorta di offerta rituale riferibile alla sfera cultuale di questi gruppi, ma connessa anche alle pratiche di sussistenza.

“La misura del valore di questa scoperta - commenta Francesco Genchi del Dipartimento di biologia ambientale della Sapienza - è direttamente proporzionale alle nostre conoscenze, pressoché inesistenti, tanto sulle pratiche di vita quotidiana quanto su quelle connesse all’economia di sussistenza e alla sfera rituale delle popolazioni che abitavano i Caraibi prima del periodo agriculturalista.

“I risultati ottenuti all’interno di questo nuovo sito dai caratteri arcaici - conclude Alfredo Coppa - ci proietta finalmente sulle tracce delle prime comunità che hanno colonizzato le isole del Centro America. Un ulteriore passo sarà realizzato dalla ricerca della necropoli, la quale consentirà di avviare analisi genetiche per far luce sulla provenienza dei gruppi che lo abitavano”.

Testo dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Correndo coi lupi running with the wolves mostra Lacco Ameno

“Correndo coi lupi” (“Running with wolves”), mostra a Lacco Ameno

CORRENDO COI LUPI / RUNNING WITH WOLVES
Mostra e workshop gratuito di grafica a Villa Arbusto, Lacco Ameno
 
Si intitola  “Correndo coi lupi” (“Running with wolves”) la mostra delle opere di illustratori provenienti da Estonia, Lettonia, Lituania scelte dall’artista estone Viive Noor, che si inaugura il 7 ottobre, ore 18:00, a Villa Arbusto in Lacco Ameno.
Promossa dal CEiC - Istituto di Studi Storici e Antropologici di Ischia nell’ambito delle sue attività di ricerca sui patrimoni narrativi tradizionali, la mostra resterà aperta fino al 2 novembre.
Mercoledì 6 ottobre, ore 16:00, l’artista estone Viive Noor terrà un workshop gratuito sulla grafica e l’illustrazione (prenotazioni inviando una mail a: [email protected] o collegandosi alla pagina Facebook @CeicIschia). Giovedì 7 ottobre alle 18:00 si aprirà la mostra con gli interventi di Viive Noor, di Ulle Toode (Centro Studi Baltici), Carla Tufano (Vice Sindaco di Lacco Ameno e Delegata alla Cultura), Marco Cortese (architetto, grafico d’arte e fotografo), Massimo Ielasi (esperto d’arte e gallerista), Ugo Vuoso (direttore Istituto CEiC e docente all’Università di Salerno).
Correndo coi lupi running with the wolves mostra Lacco Ameno
 
Il filo conduttore delle opere - tutte illustrazioni di libri per bambini - è il lupo, figura importantissima nelle tradizioni popolari e nelle fiabe europee.
Il lupo è simbolo di sopravvivenza, di confronto con le proprie paure, di collaborazione e convivenza, ma anche di forza e di potere in tante culture, in tutto il mondo. Nel mondo nordico è considerato simbolo di saggezza e indipendenza, di collaborazione e protezione. Nelle culture nord-europee sono molto diffuse le leggende sulla Donna-Lupa. Nell’antica tradizione estone esiste la credenza, secondo cui ogni donna porti dentro di sé lo spirito selvaggio della lupa che crea un’energia potente e vitale e lo esprima a diretto contatto con la natura. Non è un caso che in Estonia nel Medioevo la maggior parte dei processi alle streghe coinvolgessero donne accusate di possedere lo spirito del lupo e la saggezza di questo animale - totem per la gente del Baltico. La lupa sa di essere la matriarca del branco e sa guidare il suo gruppo, e nel contempo può diventare la leader per gli altri, senza timore né complessi, e impara dall’esperienza prendendo cura di se stessa.
 
Secondo le credenze popolari estoni vedere un lupo porta fortuna. La studiosa di folklore Marju Kõivupuu dice:
“Per questo a chi parte si augura: “Che tu abbia fortuna sul tuo cammino, e che un lupo ti venga incontro!””
La mostra “Correndo coi lupi” intende promuovere l’illustrazione come forma d’arte che accompagna l’uomo dalla nascita e che sa educare alla libertà, ai sentimenti e alle emozioni. La curatrice Viive Noor è già conosciuta in Italia per varie mostre che ha organizzato in collaborazione con l’Associazione Italia Estonia negli anni tra il 2014 e il 2019, come per esempio quella dal titolo “C’era una volta” dedicato alle illustrazioni delle fiabe dei fratelli Grimm.
 
Il progetto "Correndo coi lupi" è promosso dal Centro per la Letteratura Estone per Bambini di Tallinn, in collaborazione con l'Associazione Italia Estonia e il centro Studi sul Baltico presso l’Università della Sapienza di Roma, dal Ministero della Cultura in Estonia, dalle Ambasciate di Estonia, Lettonia e Lituania a Roma, dal Laboratorio di Antropologia “A. Rossi” Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno.  
Correndo coi lupi running with the wolves mostra Lacco Ameno
Testo e foto dal CEiC - Istituto di Studi Storici e Antropologici di Ischia

Pyrgi Nuove scoperte

Pyrgi: nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario

PYRGI: NUOVE SCOPERTE E NUOVI PROGETTI GRAZIE ALLASINERGIA TRA REGIONE LAZIO,

SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA, SOPRINTENDENZA PER L’ETRURIA MERIDIONALE

E COMUNE DI SANTA MARINELLA

Grazie alla collaborazione tra Regione Lazio, Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Comune di Santa Marinella negli ultimi anni si sta lavorando alla costruzione di un sistema territoriale unico sia dal punto di vista naturalistico, sia archeologico sia paesaggistico che va dal complesso monumentale del Castello di Santa Severa, al Monumento Naturale e all’area archeologica di Pyrgi, fino ad arrivare alla Riserva Naturale di Macchiatonda.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un modello virtuoso che sta mettendo in atto sinergie a vari livelli e multidisciplinari, dalla ricerca alla valorizzazione, dalla tutela dell’ambiente e dei reperti archeologici alla divulgazione nei confronti della comunità.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un grande polo culturale e turistico in un tratto della costa laziale unico per le ricchezze naturali e per le testimonianze storiche che rappresenta un modello per le ricche potenzialità di impatto positivo sul territorio e che sarà ulteriormente valorizzato grazie a nuove, importanti novità.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

È in corso fino al 30 settembre la campagna annuale di scavo didattico diretta dalla professoressa Laura M. Michetti con gli studenti di Etruscologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma mentre la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale sta portando avanti dal 2019 due progetti: il primo è un progetto di musealizzazione all’aperto dell’area archeologica, che prevede di rendere l’area accessibile a tutti, tramite un sistema di pedane e passerelle, e di realizzare un importante intervento di ingegneria ambientale per la riqualificazione del sistema dei fossi esistenti, al fine di drenare il terreno ed evitare così gli allagamenti periodici - particolarmente dannosi per la conservazione dei resti archeologici e che rendono impossibile la fruizione dell’area nei mesi invernali.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Il progetto è stato realizzato in piena collaborazione tra la Soprintendenza e la Regione Lazio (Direzioni Ambiente e Demanio e Patrimonio, Riserva Naturale di Macchiatonda e Laziocrea spa) e sarà complementare al progetto regionale di difese a mare della costa e ricostruzione della duna lato spiaggia.

Pyrgi Nuove scoperte
Studenti a lavoro in cantiere

Il secondo progetto riguarda il nuovo allestimento del deposito archeologico con funzioni di sala-studio/laboratorio di restauro e del nuovo centro visita, per la fruizione congiunta della Riserva di Macchiatonda e del Monumento Naturale e dell’area archeologica di Pyrgi. Lo studio e il perfezionamento di questi percorsi condivisi saranno oggetto di un protocollo di intesa, in corso di definizione, tra il Ministero e la Regione.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Infine, sul piano della divulgazione, una importante novità è rappresentata dai nuovi pannelli concepiti dall’équipe della Sapienza e realizzati dalla Regione Lazio, in collaborazione con la falegnameria del Parco dei Castelli Romani, nei quali vengono illustrati il percorso naturalistico-archeologico e i risultati delle ricerche dell’Università di Roma nel porto e nel santuario etrusco di Pyrgi.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Sono inoltre in corso di elaborazione progetti relativi a una migliore fruizione dei resti archeologici tramite la realtà aumentata.

LO SPAZIO MUSEALE DENOMINATO “ANTIQUARIUM DI PYRGI”

La Regione Lazio e il MIC - Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale hanno siglato nel 2019 un apposito Protocollo di Intenti con l’obiettivo di ampliare la fruizione dell’offerta culturale, favorire l’accesso al Castello di un pubblico sempre più vasto, creando un unico circuito di visita con l’Antiquarium ed i templi monumentali di Pyrgi.  Grazie a questo protocollo, la Soprintendenza in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, potrà allestire negli ambienti della Manica Lunga - all’interno del Castello di Santa Severa - il nuovo Antiquarium; questo spazio costituirà la naturale integrazione della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Vi saranno esposti, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con l’ausilio di tecnologie multimediali, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere.

Saranno rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli ed esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino, preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria, offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, ornamenti in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei), che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre, grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Sarà anche possibile ammirare una copia delle tre famose lamine auree con iscrizioni, due, di diversa lunghezza, in lingua etrusca ed una in fenicio, quest’ultima traduzione della lamina etrusca più lunga. Rinvenute nel 1964, esse ricordano come Thefarie Velianas, re/tiranno di Caere, avesse dedicato una statua ed un luogo di culto alla dea Uni (chiamata Astarte nel testo fenicio). I visitatori avranno dunque la meravigliosa opportunità di approfondire la conoscenza del comprensorio archeologico di Pyrgi, il più importante santuario e scalo marittimo dell'antica Caere che ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nella storia del Mediterraneo antico, uno dei pochi menzionati dalle fonti letterarie antiche, essendo connesso con eventi storici cruciali per l’equilibrio politico ed economico nell’area mediterranea.

Direttore dell’Antiquarium: dott.ssa Rossella Zaccagnini.

LO SCAVO DI PYRGI

Pyrgi, porto e grande santuario marittimo sulla costa del Lazio etrusco, ha svolto una funzione primaria nella storia del Mediterraneo antico ed è stato lo scenario di eventi di fondamentale rilevanza, come evidenziato in modo esemplare dallo straordinario documento storico delle lamine d'oro. L’insediamento di Pyrgi ha svolto differenti funzioni grazie alla favorevole ubicazione lungo le rotte tirreniche. A causa dell’abbandono successivo alla fase della “romanizzazione” (prima metà del III sec. a.C.), rappresenta per gli archeologi un eccezionale caso-studio per la possibilità di condurre un’indagine su larga scala delle differenti componenti del suo assetto urbanistico.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi. Veduta aerea degli scavi Sapienza e particolare sull'area dei templi

Stabilmente finanziato tra i "Grandi Scavi" dell'Ateneo romano, è una delle più antiche e illustri imprese di scavo dell'Università di Roma e costituisce un esempio di ricerca in ambito archeologico nel quadro della cosiddetta "Terza Missione" dell'Università, per l'impatto positivo sul territorio che le attività sul campo hanno finora avuto e potranno sempre più avere nel futuro grazie alla preziosa realtà locale e alle diverse collaborazioni in atto. Attività che coinvolgono, infatti, a vario livello, la Regione Lazio, nelle sue diverse strutture, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e il Comune di Santa Marinella.

Il progetto di ricerca è incentrato sull’analisi del rapporto tra la città di Caere (Cerveteri) e Pyrgi, il suo principale porto, collegato alla città da un monumentale percorso viario.

Il primo colpo di piccone nel 1957

Gli scavi della Sapienza, condotti a partire dal 1957 da Massimo Pallottino e Giovanni Colonna, hanno portato alla luce un esteso complesso santuariale il cui fulcro è il grande santuario di Uni-Astarte voluto dal re/tiranno di Caere Thefarie Velianas con il tempio B (510 a.C.) e l’“Edificio delle Venti Celle”, forse destinato alla pratica della prostituzione sacra. A questo nucleo si è aggiunto, raddoppiando l’estensione del santuario, il grande tempio A (470/460 a.C.) decorato sulla facciata posteriore con un eccezionale altorilievo in terracotta rappresentante il mito dei Sette contro Tebe, considerato tra i capolavori assoluti dell’arte antica.

Giovani scavatori universitari e funzionari della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale nel 1957

Area dei templi con il grande altorilievo del tempio A e modellino ricostruttivo

Una seconda area sacra è dedicata alla coppia di divinità Śur e Cavatha citate nelle iscrizioni votive in etrusco; largamente frequentata da greci, vi si praticavano culti di tipo demetriaco e connessi a divinità infere, come attestato da depositi votivi costituiti in gran parte da ceramiche importate da Atene.

Dal 2009, le indagini dirette da M. Paola Baglione e dal 2016 da Laura M. Michetti hanno interessato l’area a Nord del santuario, dove sono stati messi in luce una serie di isolati con un complesso di edifici anche di carattere pubblico, delimitati verso l’entroterra dal tratto parallelo alla costa della via Caere-Pyrgi. La vicinanza con l’area sacra, la monumentalità delle strutture e lo svolgimento di pratiche rituali hanno suggerito di interpretare questo settore di cerniera tra il santuario e l’abitato come un quartiere “pubblico-cerimoniale” che ha svolto funzioni amministrative e di rappresentanza in rapporto con il porto orientale anche prima della monumentalizzazione dell’area sacra. Negli ultimi anni, le ricerche sono riprese nell’area del grande santuario monumentale e hanno consentito di mettere in evidenza il tratto terminale della via monumentale che dalla città di Caere giungeva nel porto di Pyrgi dopo un tragitto di circa 10 km.

Il grande altorilievo dei Sette contro Tebe, dal Tempio A

Le straordinarie scoperte di Pyrgi, esposte in una sala dedicata nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, hanno contribuito all’attivazione da parte della Sapienza del finanziamento dedicato ai “Grandi Scavi di Ateneo”, grazie al quale ogni anno una cinquantina di studenti – anche stranieri – specializzandi e dottorandi in Etruscologia sono coinvolti nelle attività sul campo e nei laboratori di schedatura e documentazione dei reperti che si svolgono nel corso dell’inverno nelle strutture universitarie. Fin dal suo inizio, infatti, lo scavo di Pyrgi è stato concepito come uno “scavo-scuola” e in esso si sono formate generazioni di archeologi che hanno poi ricoperto ruoli importanti nelle Soprintendenze, nei Musei, nelle Università.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Le attività di ricerca, condotte dal settore di Etruscologia e Antichità italiche del Dipartimento di Scienze dell’Antichità in regime di concessione con il MIC, contano da anni sulla collaborazione interdisciplinare di varie componenti dell’Ateneo romano, come i Dipartimenti di Scienze della Terra (analisi geologiche e pedologiche), Ingegneria Civile Edile Ambientale e Ingegneria dell'Informazione Elettronica e Telecomunicazioni (prospezioni elettromagnetiche e georadar), Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" (studio dei resti osteologici), Chimica e Tecnologie del Farmaco e Scienze di base ed applicate per l’Ingegneria (analisi archeometriche), Storia Disegno Restauro dell’Architettura (ricostruzioni 3D), Architettura e Progetto (progetto di valorizzazione dell’area archeologica), Scienze Giuridiche (studio delle fonti letterarie, giuridiche, epigrafiche); la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio svolge attività di restauro delle strutture, mentre il Polo Museale Sapienza è impegnato nelle attività di musealizzazione e valorizzazione nel Museo delle Antichità Etrusche e Italiche della Sapienza).

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Direzione scientifica dello scavo: Laura M. Michetti; coordinamento del cantiere di scavo: Barbara Belelli Marchesini; responsabili dei settori di scavo: Alessandro Conti, Manuela Bonadies, Martina Zinni; responsabile del laboratorio reperti: Alessandro Conti; valorizzazione: Claudia Carlucci.

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Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

 

DI BERARDINO VISITA AREA ARCHEOLOGICA DI PYRGI

L’Assessore alla Scuola e Formazione, Claudio Di Berardino ha visitato questa mattina l’area archeologica di Pyrgi, porto-santuario della città etrusca di Caere, l’odierna Cerveteri, gestita dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, oggetto da decenni degli scavi condotti dalla Sapienza Università di Roma e situata accanto al Castello di Santa Severa.

Pyrgi Nuove scoperte
Il comprensorio di Pyrgi oggetto degli Scavi Sapienza

All’evento hanno partecipato Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Margherita Eichberg, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e il Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei.

L’evento, concepito come una giornata di “archeologia pubblica”, ha consentito all’Assessore di visitare il cantiere di scavo della Sapienza e di interagire con gli studenti impegnati nelle attività sul campo.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Questi scavi sono un grande progetto di sviluppo e raccontano una grande forza di questa Regione - ha dichiarato l’Assessore, Claudio Di Berardino, che ha aggiunto- sul nostro territorio insiste una delle più grandi concentrazione di beni artistici e archeologici che esista in tutto il pianeta, ma questo patrimonio è inerte se lo lasciamo a sé stesso. Siamo una superpotenza dei beni culturali, ma con una occupabilità al di sotto della media europea nel settore e questo è un paradosso che va superato.

Abbiamo fra le migliori scuole archeologiche del mondo, tra cui la facoltà di Scienze archeologiche della Sapienza di Roma, e non possiamo accettare che i nostri giovani archeologi debbano andare via per trovare lavoro nonostante tutto ciò che c'è ancora nel Lazio da scoprire. Per questo la Regione ha investito, fra le altre iniziative, nel progetto 'Lazioantico' per realizzare la mappatura completa di tutte le aree archeologiche regionali, effettuata dagli studenti universitari attraverso le borse di studio finanziate grazie al contributo complessivo di circa 500 mila euro. A questi si aggiungono 42 milioni di euro destinati al finanziamento di un distretto tecnologico per i beni culturali per mettere in rete università, centri di ricerca, industrie culturali e creative, imprese digitali e creative, comuni e altri enti pubblici e privati; una delle più grandi infrastrutture europee dedicate alla valorizzazione dei beni culturali.”

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi: veduta aerea degli scavi Sapienza

Le più recenti acquisizioni dagli scavi in corso a Pyrgi

Riti e cerimonie in un porto etrusco

Il porto di Pyrgi era il principale scalo della grande città etrusca di Caere (Cerveteri), fondato alla fine del VII sec. a.C. in corrispondenza di un’ampia insenatura, nel III sec. a.C. l'abitato è stato inglobato per metà della sua estensione all'interno della colonia marittima romana, a sua volta in parte occupata dal Castello di Santa Severa.

Le ricerche della Sapienza Università di Roma si sono recentemente concentrate sull’analisi dell’assetto urbanistico, nel quale un ruolo fondamentale è svolto dal tracciato della monumentale via Caere-Pyrgi, un’eccezionale opera di ingegneria che collegava la città al suo porto (lunga 10 km circa, con una carreggiata larga tra i 6 e i 10 m), in un’organizzazione degli spazi che vede il grande santuario parte integrante di un piano urbanistico complessivo.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere. Fig. 1 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Gli scavi sono condotti dalla sezione di Etruscologia e coinvolgono annualmente decine di studenti della Sapienza per i quali l’attività di scavo rappresenta una fondamentale esperienza didattica (fig. 1). Nelle ultime campagne di scavo si sta portando alla luce un complesso di edifici certamente di carattere pubblico nei quali hanno probabilmente trovato spazio attività di tipo economico, amministrativo, doganale in relazione con il porto, ma che hanno avuto funzioni di rappresentanza e di tipo cerimoniale e rituale a partire almeno dalla metà del VI sec. a.C. Si segnala in particolare un grande edificio porticato con un tetto rivestito da decorazioni in terracotta dipinta (530-520 a.C.) (fig. 2), dedicato tra l’altro all'immagazzinamento di derrate.

Fig. 3a © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3b © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto numerose e interessanti le tracce di pratiche rituali che suggellano i momenti di fondazione, cambiamento d’uso o dismissione di edifici o specifici ambienti: si segnalano in particolare il sacrificio di un cane (fig. 3) all’entrata di uno degli edifici, la presenza di fosse votive come quella “dei pesi da telaio” contenente decine di questi strumenti in terracotta, le deposizioni di anfore e altri contenitori con offerte alimentari (fig. 4), ceramiche, lingotti di piombo, bronzo fuso con carattere premonetale, punte miniaturistiche di frecce in bronzo, il seppellimento di una brocca conficcata nel suolo con un chiodo di ferro ad indicare la sua inamovibilità. L’offerta di vasi greci (fig. 5), di lucerne di produzione cartaginese (fig. 6) e di un’ancora in pietra (fig. 7) di un tipo usato anche nel mondo vicino-orientale testimoniano la frequentazione del porto da parte di stranieri.

Fig. 5 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Tutti questi ritrovamenti, indizio sicuro di cerimonie che si svolgevano nell’area, suggeriscono di interpretare questo settore come un quartiere “pubblico-cerimoniale” la cui vita si è sviluppata anche a servizio del vicino santuario.

Reperti eccezionali per il nuovo Antiquarium di Pyrgi

nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

La collaborazione tra Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e Regione Lazio nel comprensorio di Pyrgi sta dando ottimi frutti sia sul piano della tutela sia su quello della valorizzazione, nell’ottica di un’ampia divulgazione presso le comunità locali dei risultati dell’attività di ricerca universitaria.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

Sono infatti in avanzata fase di elaborazione sia i progetti relativi alla musealizzazione all’aperto dell’aerea archeologica, sia quelli inerenti al nuovo allestimento dell’Antiquarium, che sarà ospitato nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa e costituirà la naturale integrazione, a pochi passi dal luogo di ritrovamento, della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove sono esposti il celebre altorilievo in terracotta con il mito dei “Sette contro Tebe” e le famosissime lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

L’allestimento consentirà di esporre, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con tecnologie multimediali all’avanguardia, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle pluriennali indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere (odierna Cerveteri - RM).

Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3 Busto in terracotta raffigurante la divinita fluviale Acheoloo, dal  Santuario Merdionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 Statua di offerente con porcellino, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 5 Brocca configurata a testa femminile importata da Atene, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Saranno ampiamente rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli (Figg. 1-3) e saranno esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino (Fig. 4), preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria (Fig. 5), offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, oggetti in materiale prezioso realizzati in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei: Fig. 6) che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Fig. 6a Coppia di orecchini in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6b Orecchino in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre (Fig. 7), grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso, che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Fig. 8 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Testi, foto e video dall'Ufficio Stampa Regione Lazio


tartaro agricoltura Europa

Nel tartaro dei nostri antenati preistorici, le origini dell’agricoltura in Europa

Nel tartaro dei nostri antenati preistorici, le origini dell’agricoltura in Europa

L’analisi del tartaro preistorico di 44 individui provenienti da siti archeologici italiani e balcanici ha permesso di confrontare le abitudini alimentari dei cacciatori-raccoglitori-pescatori del Paleolitico e Mesolitico con quelle dei primi agricoltori del Neolitico e di individuare una specie batterica del cavo orale la cui variabilità genetica permette di ripercorrere le migrazioni dei primi agricoltori. I risultati dello studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma nell’ambito del progetto ERC Starting Grant HIDDEN FOODS sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.

tartaro agricoltura Europa
Nel tartaro dei nostri antenati preistorici, le origini dell’agricoltura in Europa

Il tartaro dentale, da sempre considerato un grande nemico della nostra salute orale, negli ultimi anni è diventato oggetto di studio della bioarcheologia, rivelandosi uno strumento fondamentale per la ricerca sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di individui che vivevano in epoca preistorica. Infatti, durante il processo della sua formazione le cellule dei microrganismi che popolano il cavo orale (la cosiddetta flora batterica), le microscopiche particelle di cibo e anche strutture vegetali e/o animali e le loro molecole di DNA, possono essere intrappolate e conservate per millenni.

Nello studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS e condotto nell’ambito del progetto ERC Starting Grant HIDDEN FOODS dal team del laboratorio DANTE - Diet and ANcient TEchnology Laboratory del Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali della Sapienza in collaborazione con l’Università di Vienna, l’analisi del DNA antico conservato nel tartaro di 44 individui provenienti da siti archeologici in Italia e nei Balcani, risalenti fino a oltre 15.000 anni fa, ha permesso di ricostruire l’evoluzione della flora orale degli antichi cacciatori e raccoglitori del Paleolitico e Mesolitico e dei primi gruppi di agricoltori che arrivarono dal Vicino Oriente durante il Neolitico, delineando così le tappe che hanno segnato in Europa meridionale la transizione verso l’agricoltura.

“Le analisi sui denti preistorici – commenta Claudio Ottoni, paleogenetista e primo autore dell’articolo – sono state condotte utilizzando tecniche avanzate di estrazione del DNA e di sequenziamento genico chiamate Next-Generation Sequencing (NGS) e hanno evidenziato come l’arrivo dei primi agricoltori abbia modificato solo parzialmente la composizione della flora orale degli antichi cacciatori. Nonostante ciò, tale evento è stato registrato nel genoma umano e in quello di molte specie di animali che sono state portate dagli antichi agricoltori. Attraverso lo studio della variabilità genetica e l’analisi filogeografica di una specie batterica che popola la cavità orale, l’Anaerolineaceae bacterium oral taxon 439, siamo riusciti a ricostruire il flusso migratorio dei primi agricoltori che, circa 8.500 anni fa, spostandosi dal Vicino Oriente, sono giunti nei Balcani e in Italia”.

“La nostra analisi - continua Emanuela Cristiani del Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali, responsabile scientifico del progetto HIDDEN FOODS e coordinatrice dello studio - ha permesso di individuare in due campioni di tartaro degli antichi cacciatori, rinvenuti nel sito di Vlasac, in Serbia, alcune tracce di DNA di piante tra cui betulla, nocciola e sambuco. Macro-resti di queste specie vegetali sono stati rinvenuti anche nei contesti mesolitici nello stesso territorio e confermano il consumo di tali specie a scopo alimentare e/o tecnologico”.

Precedenti studi avevano già dimostrato che la resina di betulla veniva masticata per essere poi usata come collante, ad esempio per la fabbricazione di utensili, un’attività che potrebbe aver lasciato una traccia molecolare nel tartaro degli antichi cacciatori-raccoglitori.

“Un cambiamento più profondo nella composizione della nostra flora batterica - spiega Claudio Ottoni - è avvenuto successivamente al Neolitico, come ha dimostrato il confronto con alcuni dataset di tartaro umano riferibili al 18° e 19° secolo fino a oggi. Nello specifico, i nostri risultati hanno evidenziato come l’attività funzionale della flora orale umana moderna sia mutata a seguito dell’uso massiccio di antibiotici a partire dagli anni ’40 del secolo scorso, un utilizzo che ha portato all’insorgenza di meccanismi di resistenza agli antibiotici precedentemente assenti nei campioni preistorici”.

“Lo studio – conclude Cristiani - rappresenta un decisivo passo avanti nell’analisi del tartaro antico sebbene occorreranno ulteriori indagini per stabilire se le dinamiche osservate nei Balcani e in Italia si siano verificate anche in altre regioni d’Europa. Per capire esattamente quando la nostra flora orale è cambiata, sarà necessario analizzare campioni più recenti, dall’Età del Bronzo fino al Medioevo”.

 

Riferimenti:

Tracking the transition to agriculture in Southern Europe through ancient DNA analysis of dental calculus - Claudio Ottoni, Dušan Boric, Olivia Cheronet, Vitale Sparacello, Irene Dori, Alfredo Coppa, Dragana Antonovic, Dario Vujevic, T. Douglas Price, Ron Pinhasi, and Emanuela Cristiani - PNAS 2021 https://doi.org/10.1073/pnas.2102116118

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Neanderthal Nesher Shamra Israele fossili

Ritrovati nuovi fossili di Neanderthal in Israele: l’Oriente era così “vicino” anche per i nostri antenati?

Ritrovati nuovi fossili di Neanderthal in Israele: l’Oriente era così “vicino” anche per i nostri antenati?

Il recente ritrovamento di resti fossili nel sito israeliano di Nesher Ramla, riconducibili a un possibile antenato dei Neanderthal, porta alla luce il ruolo di popolazioni del Vicino Oriente nell’evoluzione di questa forma umana estinta. Lo studio, che ha visto la partecipazione di ricercatori del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza Università di Roma e del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze, è stato pubblicato sulla rivista Science, che gli ha anche dedicato la copertina.

Il ritrovamento di resti fossili di Neanderthal a Nesher Ramla, Israele

I Neanderthal sono la specie umana estinta che conosciamo meglio. Si è sempre pensato che la loro evoluzione fosse del tutto endogena, avvenuta interamente in Europa a partire da popolazioni del Pleistocene Medio, e che solo in seguito abbia previsto ondate di diffusione verso l'Asia.

Oggi un nuovo studio internazionale, che ha visto la collaborazione anche di ricercatori del Laboratorio di Paleoantropologia e bioarcheologia del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, mostra come le cose potrebbero essere state, in realtà, molto più complesse.

Il recente ritrovamento di fossili umani nel sito del Paleolitico medio di Nesher Ramla, in Israele, suggerisce infatti che il processo evolutivo potrebbe essere avvenuto con il contributo di popolazioni umane vissute al di là del Mediterraneo e, nello specifico, che siano quelle del Vicino Oriente ad aver avuto un ruolo importante.

Seppur frammentari, i fossili di Nesher Ramla – rappresentati da porzioni del cranio, da una mandibola e alcuni denti, tutti databili tra 140 e 120 mila anni fa – mostrano una combinazione unica di caratteristiche neandertaliane e tratti più arcaici.

"È questa la conferma – spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza Università di Roma, che ha partecipato allo studio – che le popolazioni umane del Pleistocene Medio sono andate incontro a fenomeni evolutivi “a mosaico”, che hanno fatto emergere le caratteristiche tipiche dei Neanderthal, come anche quelle di noi Homo sapiens. È ciò che osserviamo anche in Italia con lo scheletro della grotta di Lamalunga, vicino Altamura, nel quale tutte le analisi che abbiamo potuto condurre finora mostrano un sorta di blend evolutivo."

I Neanderthal sono noti alla paleoantropologia sin dalla metà del XIX secolo, quando venne rinvenuto il primo scheletro; successivamente, le scoperte e le ricerche riguardanti questa umanità estinta si sono molto sviluppate, tanto che oggi conosciamo bene i Neanderthal e la loro storia, ne ricostruiamo la morfologia e i comportamenti, come pure la genetica, tanto da individuare una piccola frazione del loro DNA ancora presente nel genoma delle popolazioni umane moderne. Il recente rinvenimento di nuovi reperti fossili nella Grotta Guattari al Monte Circeo, 80 anni dopo la scoperta di uno dei crani più rappresentativi della preistoria europea, ha riacceso ultimamente anche in Italia l’interesse per questa umanità proveniente da una remota preistoria.

Neanderthal Nesher Ramla Israele fossili
Il ritrovamento di resti fossili di Neanderthal a Nesher Ramla, Israele

"Con i nuovi fossili israeliani, sappiamo che la storia potrebbe essere stata anche più complessa e non solo confinata all'Europa – aggiunge Fabio Di Vincenzo, oggi Curatore della sezione di antropologia del Museo di Storia naturale di Firenze, anche lui tra gli autori del nuovo studio. – "La geografia dell’area Mediterranea, con la sua eterogeneità ambientale durante il Pleistocene, ha necessariamente svoto un ruolo chiave nel plasmare le caratteristiche dei Neanderthal da un capo all’altro del continente, includendo anche le regioni balcaniche e le limitrofe aree asiatiche".

Neanderthal Nesher Ramla Israele fossili
Il ritrovamento di resti fossili di Neanderthal a Nesher Ramla, Israele

I nuovi reperti sono stati studiati con sofisticate tecniche digitali che hanno permesso di svelare le caratteristiche più nascoste e informative dell’anatomia cerebrale dei resti fossili e dei denti di Nesher Ramla. "Tali metodologie di antropologia virtuale – sottolinea Antonio Profico, attualmente ricercatore Marie Sklodowska Curie all’Università di York – rappresentano il nuovo standard della ricerca antropologica e il loro utilizzo sempre più diffuso sta aprendo nuovi e inediti orizzonti per lo studio dell’evoluzione umana."

Riferimenti:

A Middle Pleistocene Homo from Nesher Ramla, Israel - Israel Hershkovitz, Hila May, Rachel Sarig, Ariel Pokhojaev, Dominique Grimaud-Hervé, Emiliano Bruner, Cinzia Fornai, Rolf Quam, Juan Luis Arsuaga, Viktoria A. Krenn, Maria Martinón-Torres, José María Bermúdez de Castro, Laura Martín-Francés, Viviane Slon, Lou Albessard-Ball, Amélie Vialet, Tim Schüler, Giorgio Manzi, Antonio Profico, Fabio Di Vincenzo, Gerhard W. Weber, Yossi Zaidner - Science 2021 DOI: 10.1126/science.abh3169

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Accordo per recupero e valorizzazione dell’ex Carcere Borbonico dell’Isola di Santo Stefano - Ventotene

Siglato un accordo quadro tra Sapienza e il Commissario straordinario del Governo per il Progetto di Recupero e Valorizzazione dell’ex Carcere Borbonico dell’Isola di Santo Stefano - Ventotene

La collaborazione punta allo studio di nuove tecnologie per la salvaguardia del territorio e ad attività che valorizzino il patrimonio storico-culturale dell’Isola

 

accordo ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano - Ventotene
L'accordo siglato da Silvia Costa, Commissario straordinario del Governo per il Progetto di Recupero e Valorizzazione dell’ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano - Ventotene, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza

Mercoledì 16 giugno alle ore 11.00, presso la Sala Senato, Silvia Costa, Commissario straordinario del Governo per il Progetto di Recupero e Valorizzazione dell’ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano - Ventotene, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza hanno siglato un accordo quadro. Alla cerimonia ha partecipato in modalità telematica il Sindaco di Ventotene Gerardo Santomauro.

L’intesa promuove iniziative di ricerca, trasferimento tecnologico, formazione, educazione e divulgazione integrate, aventi ad oggetto il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere di Santo Stefano e dell’Isola di Ventotene dal punto di vista culturale e paesaggistico ed ambientale, in stretta connessione con le caratteristiche storico-ambientali dei contesti di riferimento e con particolare attenzione alla loro vocazione europea, puntando su tecnologie innovative di intervento in un’ottica di Green Deal e di raggiungimento degli obiettivi 2030 dell’ONU.

accordo ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano - Ventotene

“La collaborazione che si avvia con la firma di oggi è un’ulteriore conferma dell’impegno della Sapienza nel territorio e  della volontà di dialogo con le istituzioni del Paese – dichiara la Rettrice, Antonella Polimeni – Voglio sottolineare in particolare l’importanza di una sinergia realizzata su temi di estrema attualità, come la crescita sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, la valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico, storico, paesaggistico, naturalistico, materiale e immateriale, in un luogo fortemente simbolico per l’Italia e per l’Europa”.

accordo ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano - Ventotene

“Ritengo di grande importanza questo accordo quadro che dà seguito all’impegno preso già in ambito CRUL di attivare forme di collaborazione stabili con il sistema universitario del Lazio - sottolinea la Commissaria Silvia Costa - In questo caso si tratta della più grande università d’Europa, la “mia“ università, che con le competenze altamente specialistiche e interdisciplinari dei suoi importanti dipartimenti, con i suoi docenti, ricercatori e studenti,  potrà dare un supporto significativo alle attività legate a due isole dal così alto valore simbolico. Oggi è il primo passo di un accordo in cui a breve entrerà formalmente anche il Comune di Ventotene grazie a un Addendum che andremo a sottoscrivere quanto prima”. Aggiunge la Commissaria: “Lo sviluppo di questa progettualità comune ha il suo fulcro nella valorizzazione, ricerca e innovazione per la fruizione del Patrimonio culturale e delle aree archeologiche, nella ricerca nell’ambito delle infrastrutture innovative e sostenibili, nell’alta formazione in ambito europeo e mediterraneo, nella prospettiva della New European Bauhaus a cui il progetto di recupero si ispira.”

A supporto dei progetti mirati allo sviluppo e recupero, alla promozione e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, saranno approfonditi i temi legati alla sostenibilità ambientale ed energetica, allo sviluppo di tecnologie innovative e green nel campo dell’approvvigionamento di energia elettrica, dell’efficientamento energetico, della resilienza dei sistemi, della gestione delle risorse idriche, dello smaltimento e riciclo dei rifiuti.

“Sapienza realizzerà le attività previste attivando progetti di ricerca ed innovazione tecnologica, - sottolinea Maria Sabrina Sarto, Prorettrice alla Ricerca - attraverso l'elaborazione di studi volti alla valorizzazione e alla fruizione dei contesti oggetto di intervento, da un punto di vista storico-culturale e paesaggistico, promuovendo sinergie con il Distretto Tecnologico Culturale della Regione Lazio - DTC Lazio.”

Focus - Ventotene e Santo Stefano

Un solo comune, due isole situate al confine geografico e storico tra Lazio e Campania, hanno condiviso la destinazione a reclusorio e confino legate anche alla dissidenza politica, alla libertà di pensiero e alla costruzione dei principi democratici e europeisti.

Luogo di esilio coatto già a partire dagli antichi romani, e in seguito bagno penale dei Borbone ed ergastolo del Regno d’Italia, del regime fascista e della Repubblica, Santo Stefano viene scelta alla fine del ‘700 da Francesco IV di Borbone per l’edificazione di una possente struttura detentiva immaginata come un teatro San Carlo rovesciato, per consentire un totale controllo dei galeotti comuni e dei deportati politici, secondo i principi illuministi dei fratelli Bentham, ripresi dall’arch. Francesco Carpi.

Tra i detenuti i Settembrini, padre e figlio, Giuseppe Poerio, Silvio Spaventa, accanto a Fra Diavolo, e poi Gaetano Bresci e Pietro Acciarito, Rocco Pugliese e il bandito Giuseppe Musolino. E, non da ultimi, Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia, Umberto Terracini e il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, poi confinato a Ventotene, la più grande struttura confinaria del fascismo. Nel 1952, un nuovo direttore, Eugenio Perucatti, sperimentò a Santo Stefano pratiche di recupero dei detenuti alla comunità civile.

L’ergastolo fu chiuso nel 1965 e da allora giace in stato di abbandono.

Il panopticon

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma