"Degas - passione e perfezione" al cinema

DEGAS PASSIONE E PERFEZIONE AL CINEMA

Riprende la stagione cinematografica dedicata alla Storia dell’Arte con Degas: Passione e Perfezione, il docufilm diretto da David Bickerstaff, ideato per la Grande Arte al Cinema dalla Nexo Digital.

Dal 28 al 30 gennaio, l’artista parigino viene raccontato attraverso le opere esposte nel museo Fitzwilliam a Cambridge, Regno Unito.

Edgar Degas (Parigi, 1834 - Parigi, 1917), padre francese madre creola, pittore, scultore, ritrattista, sonettista, personalità complessa, concepisce la sua arte amando stare nel suo studio e uscendo raramente, ma allo stesso tempo, come ci racconta chi con lui ha trascorso del tempo, quando si trova nei salotti letterari è catalizzatore di attenzioni, pieno di spirito d’invettiva, molto arguto, e a volte anche tagliente nel parlare.

Nel creare le sue opere è molto preciso, ma come lui stesso ci dice, ha piacere nel distruggerle e ricrearle, anche se le stesse, prima della distruzione erano perfette.Si forma, in un primo tempo in una delle principali scuole d’arte di Parigi, poi, si reca dal nonno, a Napoli, il quale, si trovava stabilmente dopo essere scappato dalla Rivoluzione francese. In Italia, accresce la sua formazione artistica, compie quel Grand Tour formativo, ed è attratto soprattutto dai grandi artisti Rinascimentali.

Soggiorna in America e si reca a trovare il fratello a New Orleans (terra natia della madre); del periodo Americano ci ha lasciato anche un bel dipinto con tema il commercio del cotone.

Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, dettaglio dal video
Edgar Degas passione e perfezione
Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, Musée des Beaux-Arts, Pau

Gravi disturbi alla vista lo affliggono, fino quasi a rischiare la cecità, ma non demorde, trova un modo per eludere questo problema di salute: si dedica al modellare statue in cera, creta, bronzo, plasmando mirabili figure di ballerine.

Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, 1878-1881, bronzo/cera, National Gallery of Art, NGA 110292, CC0

Degas predilige il disegno per dare forma alla sua arte, e sarà una caratteristica certa di tutta la sua vita artistica. Ritratti, composizioni storiche, ma anche soggetti ispirati alla vita quotidiana (e contemporanea dell’artista), rappresenta la quotidianità in movimento: ballerine, balletti all'Opera, cantanti di caffè, cantanti sul palcoscenico, fantini, cavalli in corsa, stiratrici, serie di donne nell'atto di compiere la propria toilette. Tutte figure mai in posa, ma raffigurate in gesti e atteggiamenti naturali. Crea il movimento attraverso l’esaltazione del colore, un cromatismo tessuto riccamente e in maniera trasparente.

Edgar Degas, Ballerina che guarda la suola del piede destro, dettaglio dal video


Antico repertorio di canzoni medievali ricostruito a Cambridge

23 Aprile 2016

Prima performance in 1.000 anni: brani ‘perduti’ dal Medio Evo sono riportati in vita

Il foglio mancante delle 'Cambridge Songs'.

Un antico repertorio di canzoni sarà ascoltato per la prima volta in 1.000 anni questa settimana (NdT: il 23 Aprile), dopo essere stato ‘ricostruito’ da un ricercatore di Cambridge e da un esecutore di musica medievale di livello mondiale.

Le ‘Songs of Consolation’, sono state suonate alla Pembroke College Chapel di Cambridge il 23 Aprile, ricostruite a partire dai neumi (simboli che rappresentano le notazioni musicali nel Medio Evo) e attingendo fortemente da un foglio proveniente da un manoscritto dell'undicesimo secolo, che fu rubato da Cambridge e ritenuto perduto per 142 anni.

L'esecuzione di sabato riguarda musica legata a porzioni poetiche dell'opera magna del filosofo romano Boezio, De Consolatione philosophiæ. Uno dei lavori più ampiamente letti e importanti del Medio Evo, fu scritto durante l'imprigionamento di Boezio nel sesto secolo, e prima della sua esecuzione per tradimento. Tale fu la sua importanza, che fu tradotta da molte figure importanti, comprendenti Alfredo il Grande, Chaucer ed Elisabetta I.
Centinaia di canzoni in latino furono registrate nei neumi dal nono e fino al tredicesimo secolo. Questi comprendono passaggi dai classici di Orazio e Virgilio, autori tardo antichi come Boezio, e testi medievali dai lamenti alle canzoni d'amore.
Ad ogni modo, il compito di suonare tali antichi brani oggi non è così semplice come leggere e suonare la musica di fronte a te. 1.000 anni fa, la musica era scritta in un modo che registrava i contorni musicali, ma non le ‘note’ come sarebbero riconosciute dai musicisti odierni; affidandosi alle tradizioni aurali e alla memoria dei musicisti per tenerle vive. Poiché queste tradizioni aurali morirono nel dodicesimo secolo, si è spesso pensato che fosse impossibile ricostruire la musica ‘perduta’ da quest'epoca – precisamente per il fatto che i toni erano ignoti.
Ora, dopo oltre due decenni di attento lavoro nell'identificare le tecniche usate per collocare particolari forme di verso, la ricerca intrapresa dal dott. Sam Barrett dell'Università di Cambridge gli ha permesso di ricostruire le melodie di un foglio - riscoperto e risalente dell'undicesimo secolo - delle ‘Cambridge Songs’.
“Questo particolare foglio – ‘accidentalmente’ rimosso dalla Biblioteca dell'Università di Cambridge da uno studioso tedesco negli anni quaranta dell'Ottocento – è un pezzo cruciale del puzzle, per quanto riguarda il recupero dei brani,” ha affermato il dott. Barrett.
In parte detective, in parte viaggiatore nel tempo musicale, le fondamenta del lavoro accademico di Barrett hanno riguardato il raccogliere le annotazioni che sopravvivono dalle Cambridge Songs e da altri manoscritti dal mondo, per poi applicarle ai principi dell'ambientazione musicale durante quest'epoca.
“Dopo aver riscoperto il foglio delle Cambridge Songs, quello che restava era il balzo finale nel suono,” ha affermato. “I neumi indicano la direzione musicale e i dettagli della capacità vocale senza specificare ogni tono, e questo pone un problema considerevole.”
“Le tracce dei repertori dei brani perduti sopravvivono, ma non la memoria aurale che un tempo li supportava. Conosciamo i contorni delle melodie e molti dettagli su come erano cantate, ma non i toni precisi che formavano i brani.”
Dopo aver messo insieme un 80-90 per cento stimato di ciò che può essere noto sulle melodie per il De Consolatione philosophiæ, Barrett si è affidato all'aiuto di Benjamin Bagby di Sequentia – un gruppo con tre strumenti e musicisti di esperienza che hanno costruito la loro memoria operativa di un brano medievale.
Bagby, co-fondatore di Sequentia, è pure direttore del Lost Songs Project al quale è pure attribuito il merito di riportare in vita repertori da Beowulf fino ai Carmina Burana.
Durante gli ultimi due anni, Bagby e Barrett hanno sperimentato, testando le teorie accademiche in rapporto ai requisiti pratici di mano e voce, esplorando le possibilità offerte dall'accompagnamento su strumenti del periodo. Lavorando passo-dopo-passo, e raggiunti da poco da un altro membro di Sequentia, l'arpista-cantante Hanna Marti, i brani del De Consolatione philosophiæ sono stati riportati in vita, ora.
Ha aggiunto Barrett: “Ben prova varie possibilità e io reagisco ad esse – e viceversa. Quando lo vedo al lavoro tra le opzioni che aveva una persona dell'undicesimo secolo, è davvero sensazionale; alle volte pensi semplicemente ‘eccola!’ Porta il lato umano al puzzle intellettuale che sto provando a risolvere durante anni di frustrazione continua.”
Anche se è poco chiaro se Boezio scrisse mai i versi del De Consolatione philosophiæ perché fossero cantati, il filosofo romano registrò e raccolse idee sulla musica in altri lavori enormemente influenti. Durante il Medio Evo, fino alla fine del dodicesimo secolo, era normale che grandi lavori come quello di Boezio fossero messi in musica come modo per imparare e ritualizzare i testi.
Ci sono stati altri tentativi di ambientazione del De Consolatione philosophiæ nei secoli; specialmente durante il Rinascimento e nel diciannovesimo secolo, quando le melodie erano inventate perché suonassero come i brani popolari dell'epoca.
Ma fu il foglio riscoperto delle Cambridge Songs che permise la svolta cruciale nell'essere finalmente in grado di riassemblare il lavoro che si sarebbe sentito attorno a 1.000 anni fa.
Nate nella Renania nella prima metà dell'undicesimo secolo, le Cambridge Songs costituirono la parte finale di un'antologia di testi in latino che fu conservata a Canterbury prima di farsi strada nella Biblioteca dell'Università di Cambridge nel tardo diciassettesimo secolo.
Negli anni quaranta dell'Ottocento, uno studioso di lingua tedesca tagliò un'importante foglio e lo riportò a casa. Per 142 anni, Cambridge lo ritenne perduto, prima che della scoperta casuale da parte della storica e accademica dell'Università di Liverpool, Margaret Gibson, nel 1982.
Durante una visita non programmata a una biblioteca di Francoforte, Gibson domandò se vi fossero manoscritti di Boezio, e le fu risposto di un singolo foglio nelle loro collezioni. Gibson riconobbe subito il foglio come proveniente da una copia del De Consolatione philosophiæ e la sua probabile importanza per il numero di neumi che conteneva.
Gibson si mise in contatto col medievalista dell'Università di Cambridge, Christopher Page - allora un dottorando - che si rese conto che si trattava del foglio mancante delle Cambridge Songs  e che garantì il suo ritorno alla città quasi un secolo e mezzo dopo la sua scomparsa.
“Senza questo straordinario colpo di fortuna, sarebbe stato molto, molto più difficile ricostruire i brani,” ha aggiunto Barrett. “Le notazioni su questo singolo foglio ci permettono di raggiungere una massa critica che non sarebbe stato altrimenti possibile raggiungere.
“Ci sono state volte, mentre ero al lavoro su questo, che ho pensato di essere nell'undicesimo secolo, quando la musica era così vicina da poterla quasi toccare. Ed è per questi momenti che ne è valsa davvero la pena degli ultimi 20 anni di lavoro.”
La performance di sabato, 'Songs of Consolation from Boethius to the Carmina Burana', ha avuto luogo presso la Pembroke College Chapel dalle 8 alle 9:30 di sera. I biglietti erano a £20, £15 (concessioni) e £5 per gli studenti, ed erano disponibili presso  songsofconsolation.eventbrite.co.uk o dalla Loggia del Pembroke College Porters.

Testo tradotto dalla University of Cambridge (e lievemente adattato causa data passata del concerto); Link e foto: AlphaGalileo.


Il peso genetico delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna

19 Gennaio 2016
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Un nuovo studio è stato in grado di valutare il peso delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna, da un punto di vista genetico. Gli autori lo hanno fatto sequenziando il DNA da dieci scheletri della tarda Età del Ferro (attorno al 50 a. C.) fino alla metà del periodo anglosassone (500-700 d. C.), e provenienti da scavi da siti vicino Cambridge. Ne è risultato che oltre un terzo del DNA dei moderni britannici deriva dalle migrazioni anglosassoni.
Contrariamente a quanto talvolta affermato, quindi, quei migranti non rimasero isolati, ma si sarebbero mescolati alla popolazione locale. I dieci campioni provengono dai siti di Hinxton, Linton e Oakington, vicino Cambridge. Quelli da Oakington, ad esempio, mostrano due migranti anglosassoni, un nativo e un individuo che è il risultato della mescolanza delle due componenti.
Quei migranti anglosassoni erano molto simili agli odierni Olandesi e Danesi, contribuendo al 38% del DNA dei moderni abitanti dell'Est dell'Inghilterra, una percentuale che scende al 30% per Gallesi e Scozzesi.
[Dall'Abstract:] La storia della popolazione britannica è stata modellata da una serie di immigrazioni, comprese le prime migrazioni anglosassoni dopo il 400 dell'era volgare. Rimane una questione aperta quella riguardante il modo con cui questi eventi influenzarono la composizione genetica dell'attuale popolazione britannica. Qui si presentano le sequenze dell'intero genoma da 10 individui da scavi vicino Cambridge, nell'Est dell'Inghilterra, che spaziano dalla tarda Età del Ferro alla metà del periodo anglosassone. Analizzando le varianti rare condivise con centinaia di moderni campioni dalla Gran Bretagna e dall'Europa, si è stimato che in media la popolazione contemporanea dell'Est dell'Inghilterra derivi il 38% della sua stirpe da migrazioni anglosassoni. Si ottengono ulteriori conoscenze con un nuovo metodo, denominato rarecoal, col quale si deduce la storia della popolazione e si identifica la stirpe genetica su una scala sottile, a partire dalle varianti rare. Utilizzando il metodo rarecoal si è scoperto che i campioni anglosassoni sono strettamente connessi alle moderne popolazioni olandesi e danesi, mentre i campioni dell'Età del Ferro condividono gli antenati con molteplici popolazioni nord europee, Gran Bretagna compresa.
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‘Riciclo’ effettuato durante la Riforma Protestante potrebbe aver salvato un raro dipinto dalla distruzione

27 Novembre 2015

Il ‘riciclo’ effettuato durante la Riforma Protestante potrebbe aver salvato un raro dipinto dalla distruzione

Dettaglio dal Bacio di Giuda Credit: Fitzwilliam Museum, Cambridge
Dettaglio dal Bacio di Giuda
Credit: Fitzwilliam Museum, Cambridge

Un raro dipinto medievale, che ritrae il tradimento di Cristo da parte di Giuda, potrebbe essere sopravvissuto alle distruzioni per mano degli iconoclasti del sedicesimo secolo, dopo esser stato ‘riciclato’ per elencare invece i Dieci Comandamenti.

Ora in mostra al Fitzwilliam Museum, Il Bacio di Giuda è una delle opere d'arte più rare del suo genere. Al tempo della Riforma Protestante e durante la Guerra Civile Inglese, i dipinti delle chiese furono distrutti a migliaia. Pochi sopravvissero nel Regno Unito, e di quelli che rimangono molti sono stati deturpati. Si crede che fino al 97% dell'arte religiosa inglese sia stata distrutta durante e dopo la Riforma Protestante.
Il pannello in legno, dipinto briosamente e con dettagli scelti su foglie d'argento e d'oro, data al 1460 circa ed è ancora più sorprendente in quanto ritrae il momento del tradimento del Cristo, ad opera di Giuda Iscariota. I devoti parrocchiani cattolici spesso graffiavano e scavavano l'odiata figura di Giuda, e quindi il dipinto sarebbe stato a rischio da parte delle congregazioni di Cattolici e Protestanti alla stessa maniera, nei secoli intercorsi.
Il Bacio di Giuda, Scuola Britannica, da Coventry? Olio su tavole di quercia, altezza 173 cm, larghezza 74.3 cm, 1470 circa. Iscrizione; u.c.; dipinto; IHC; monogramma sacro, ripetuto quattro volte. Iscrizione; l.c.; dipinto; Jhesu mercy and eue[r] mercy Ffor in thy mercy fully trust. Foto di Chris Titmus dell'Hamilton Kerr Institute, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
Il Bacio di Giuda, Scuola Britannica, da Coventry? Olio su tavole di quercia, altezza 173 cm, larghezza 74.3 cm, 1470 circa. Iscrizione; u.c.; dipinto; IHC; monogramma sacro, ripetuto quattro volte. Iscrizione; l.c.; dipinto; Jhesu mercy and eue[r] mercy For in thy mercy fully trust. Foto di Chris Titmus dell'Hamilton Kerr Institute, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
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La più antica stesura della Bibbia di Re Giacomo

14 - 15  Ottobre 2015
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La più antica stesura nota della Bibbia di Re Giacomo è stata ritrovata nel Sidney Sussex College dell'Università di Cambridge. Si tratta del libro in lingua Inglese più letto al mondo.
Il manoscritto era nascosto in un taccuino tra le carte di Samuel Ward, ministro puritano e uno dei 47 studiosi che si occuparono di correggere l'opera prima della pubblicazione. Il testo, che si compone di 70 pagine scritte a mano, sarebbe datato tra il 1604 e il 1608.
La Bibbia di Re Giacomo (King James Version, o King James Bible, o Authorized Version, anche abbreviato come KJV, KJB o AV) è la traduzione inglese della Bibbia autorizzata dalla Chiesa Anglicana. Fu commissionata da Re Giacomo I d'Inghilterra: i lavori cominciarono nel 1604 e fu quindi pubblicata nel 1611, opera di sei squadre di traduttori da Londra, Oxford e Cambridge.
Anche se altri studiosi non hanno ancora esaminato la scoperta, la si definisce già di grandissima importanza per gli ultimi decenni.
Link: The Times Literary SupplementThe New York Times; The Guardian; The Daily Mail; The TelegraphThe History Blog; Live Science; Discovery News
Frontespizio della prima edizione del 1611 della Bibbia di Re Giacomo, opera della Church of England (http://dewey.library.upenn.edu/sceti/printedbooksNew/index.cfm?TextID=kjbible&PagePosition=1 Color level (pick white point), cropped, and perspective fixed,with the GIMP 2.8), da WikipediaPubblico dominio, caricata da Jfhutson.


Waterloo: la prima stesura della storia

30 Aprile 2015

Waterloo: la prima stesura della storia

Una lettera scritta dal campo di battaglia disseminato di cadaveri di Waterloo, una mappa di invasione dal Regno Unito, e un libero dalla biblioteca personale di Napoleone in esilio saranno in mostra a Cambridge durante una delle prime mostre principali del bicentenario delle commemorazioni di Waterloo.

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La mostra A Damned Serious Business: Waterloo 1815, the Battle and its Books, sarà lanciata dall'attuale Duca di Wellington, Charles Wellesley, alla Biblioteca dell'Università di Cambridge nella notte del 30 Aprile e aprirà al pubblico il 1 Maggio. La mostra  durerà fino al 16 Settembre 2015.
Guardando a come si è scritto di Waterloo all'indomani della battaglia combattuta il 18 Giugno del 1815, attinge alle ricche e varie collezioni della Biblioteca e comprende la propaganda politica, giornali, libri di addestramento militare, mappe, piani, incisioni colorate e resoconti storici del massacro.
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“Quando ci sei dentro, la guerra è odiosa e assolutamente orribile.” Raccolte riunite del poeta soldato Rupert Brooke

23 Aprile 2015

“Quando ci sei dentro, la guerra è odiosa e assolutamente orribile.” Una delle principali collezioni di Rupert Brooke arriva a Cambridge

Nel centenario della morte di Rupert Brooke, il King’s College annuncia l'acquisizione di una delle principali raccolte di materiali relativi a uno dei più amati poeti nazionali. La collezione raggiungerà l'archivio esistente su Rupert Brooke presso il King’s College rendendo questo la preminente risorsa al mondo.

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Rupert Brooke e i Rugby Cadet Corps,1906 circa Credit: Photo by Maggs Bros

Il poeta della Prima Guerra Mondiale Rupert Brooke morì 100 anni fa (23 April 1915) sulla strada verso i combattimenti a Gallipoli. Un'estesa raccolta degli scritti di  Brooke è mantenuta dal King’s College, dove Brooke era uno studente universitario di primo grado e in seguito un Fellow. Fu il tempo trascorso a Cambridge che ispirò alcuni dei più famosi poemi di Brooke.
Rupert Brooke e i Rugby Cadet Corps,1906 circa Credit: Photo by Maggs Bros
Rupert Brooke
Credit: Photo by Maggs Bros

Un premio di 430,000 sterline dal National Heritage Memorial Fund (NHMF) permetterà ora al King’s College di acquisire l'ultima grande collezione di manoscritti di Rupert Brooke ancora in mano ai privati, e cioè la John Schroder Collection.
La Collezione Schroder contiene scritti di Brooke, centinaia di lettere tra Brooke e altre persone, le registrazioni della sua straordinaria storia di pubblicazioni, e altresì resoconti da parte di testimoni oculari sulla sua morte e sepoltura nell'Isola Greca di Sciro.  John Schroder fu un appassionato collezionista dei materiali di Brooke.
L'acquisizione completerà la raccolta esistente di scritti di Brooke presso il King’s College e fornirà una ricca fonte di materiali precedentemente passati inosservati a scrittori e ricercatori. Sarà anche di grande interesse per il pubblico e mostre basate sulla collezione sono in programma.
“Grazie al generoso premio di 430,000 sterline ottenute dal National Heritage Memorial Fund per il raggiungimento delle 500,000 sterline di prezzo dei manoscritti,  saremo in grado di mantenere l'integrità della Collezione Schroder edi permettere ai futuri ricercatori di ottenere una migliore comprensione dell'uomo e dei suoi tempi.  Il centenario della morte di Brooke del 23 Aprile 2015 rende questo annuncio particolarmente fausto,” ha spiegato Peter Jones, Bibliotecario Fellow del King’s College.
“È difficile rendersi conto oggi di quanto significativo fu l'impatto di Brooke cento anni fa. Agli esordi del ventesimo secolo come poeta si poteva esser fortunati a vendere 200-300 copie del proprio lavoro. Appena dopo la sua morte, gli amici più intimi di Brooke, insieme al sostenitore Eddie Marsh, pubblicarono 1914 and Other Poems. La prima edizione di mille copie andò immediatamente esaurita e, in totale, 160.000 copie furono vendute con varie ristampe. Fu un enorme evento letterario, alimentato dalla tempistica e dalle circostanze della morte di Brooke.”
Una venerazione sorse grazie a Winston Churchill ed altri ammiratori, che trasformarono Brooke in una figura mitica di giovane eroe-soldato-poeta.  Nel 1918 Eddie Marsh pubblicò una memoria su Brooke con la Raccolta dei suoi Poemi e vendette anch'esso più di 100,000 copie.
Jones spiega: “Alcuni dei familiari e amici più intimi di Rupert Brooke, quelli che lo conoscevano come il migliore, si risentirono del fatto che questi fosse trasformato in questa sorta di icona nazionale. Pensavano che l'immagine di Brooke che emergeva da questa storia eroica non fosse un quadro fedele dell'uomo.”
In una delle lettere che fanno parte della Collezione Schroder , scritta l'8 Agosto 1915, la madre di Brooke affermò fermamente la sua "ultima volontà" per Marsh di non pubblicare la memoria e aggiunse che  “Non penso che conoscereste più di una piccola parte di Rupert”.  In seguito cedette e permise la pubblicazione della memoria.
Jones continua: “Un'immagine molto più complicata e a tutto tondo emerge quando puoi guardare ai manoscritti già presenti nel King’s College, assieme a quelli della Collezione Schroder. Riunite, le due raccolte racconteranno una storia abbastanza diversa da quella che abbiamo fino ad adesso. Conosciamo ora molto di più su Brooke come persona ed è certamente più interessante, e per certi versi più difficile, dell'immagine eroica ritratta al tempo della sua morte. Era un individuo combattuto. Ebbe un importante collasso nervoso nel 1912 ed ebbe relazioni disastrose con le donne che lo amarono.”
La Collezione Schroder contiene 170 documenti scritti dallo stesso Brooke e molte centinaia di lettere provenienti da parti in contatto con lui.
La passione per il collezionismo di John Schroder cominciò da scolaro, quando comprò una copia dei Collected Poems di Rupert Brooke ed entro gli anni cinquanta era già un collezionista molto impegnato di tutto ciò che apparteneva a Brooke. Il suo acquisto più significativo fu quello degli scritti Marsh/Brooke. Incontrò e parlò anche con le persone che erano state importanti nella vita di Brooke e acquisì la loro corrispondenza.
Gli scritti esprimono i sentimenti di coloro sull'orlo dell'abisso. Cathleen Nesbitt, attrice e interesse romantico di Brook, scrisse delle lettere catartiche a Marsh, con ricordi commoventi del loro tempo insieme. In una lettera scrisse che “quando parlavo di tutte le cose che terminano, lui rideva sempre, dicendo: ‘Silenzio – Non c'è mai una fine quando le cose sono perfette’”.
L'intensità dell'emozione generata dalla guerra è esemplificata dalle lettere dell'intimo amico di Brooke, W Denis Browne, compositore e studioso al King’s College, che viaggiò con lui fino al Mediterraneo e morì a Gallipoli solo poche settimane dopo il poeta. La lettera di Browne che descrive la sepoltura di Brooke a Sciro, “uno dei luoghi più incantevoli di questa terra, con olivi grigio-verdi attorno a lui, uno piangente sopra la sua test: il terreno coperto di salvia in fiore, grigio bluastra, e che profuma in modo più delizioso di qualsiasi altro fiore che conosco”.
Il resoconto di Browne dell'attesa per la fine del bombardamento dello stretto dei Dardanelli, di modo che le truppe Britanniche potessero sbarcare, fu mandata ad Eddie Marsh nel 1915.  Browne scrisse: “Questa battaglia è la cosa più meravigliosa che ci sia mai stata. Tanto eroica per terra quanto meravigliosa per mare … c'è molto di tutto questo che son lieto che Rupert non l'abbia visto: eppure se solo avesse potutto vedere tutto quanto. È meraviglioso quando sei lontano: Quando ci sei dentro, la guerra è odiosa e assolutamente orribile.”
L'inclusione di un'ampia gamma e di fonti e di prospettive – e anche di originali dei testi che furono in seguito revisionati per il consumo pubblico – rende la Collezione Schroder una risorsa preziosa per i ricercatori.
Il tempo non ha ridotto l'interesse per Rupert Brooke. Insime, le collezioni del King’s College e di Schroder rappresenteranno il più significativo archivio del materiale di Rupert Brooke, accessibile per la prima volta, e non solo per gli studiosi ma per tutto il pubblico interessato. Una sezione speciale del sito web del King’s College e una mostra nella Cappella sono in programma più avanti, quest'anno.
Il King’s College sta ora cercando attivamente i fondi rimanenti per completare l'acquisto. http://www.kings.cam.ac.uk/library/munby-fund/how-donate.html
Traduzione da University of Cambridge


Il grande cimitero ospedaliero medievale per i poveri a Cambridge

1 Aprile 2015

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Foto: Ritrovamenti al di sotto dell'Old Divinity School, St John's College. Credit: Craig Cessford, Cambridge University Department of Archaeology and Anthropology

Un nuovo resoconto mostra come investigazioni archeologiche hanno scoperto uno dei più grandi cimiteri ospedalieri, contenente oltre mille resti umani, durante gli scavi al di sotto della Old Divinity School presso il St John’s College, a Cambridge.
Uno dei più grandi terreni sepolcreti ospedalieri in Britannia, contenente 1.300 sepolture stimate, un tempo si ergeva su quello che è oggi il Cambridge College, secondo un resoconto pubblicato nell'ultima uscita dell' Archaeological Journal.
Il resoconto segna il primo annuncio di prove raccolte da uno scavo archeologico al di sotto della Old Divinity School presso il  St John’s College, condotto come parte del rinnovamento della costruzione vittoriana nel 2010-2012. Le immagini dallo scavo, mostrando scheletri medievali perfettamente preservati dopo secoli di sepoltura, sono anche pubblicate per la prima volta oggi.
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