La vita è una donna che danza

Sia nell’incedere solenne e pudico delle vergini, che si avviavano verso il tempio durante le antiche feste religiose, sia negli irresistibili ritmi invasati delle Baccanti, ebbre di vino in onore delle celebrazioni dionisiache, la danza ha sempre rivestito un ruolo significativo nell’immaginario del mondo classico e nelle sue rappresentazioni: il teatro, che della vita ateniese è stato inarrivabile espressione, prevedeva che l’ingresso in scena del coro fosse scandito dalla musica e da movimenti coreografici, appunto, in una simbolica fusione rituale con il cosmo di cui oggi non resta purtroppo testimonianza tangibile, fatta eccezione per alcune allusioni e deduzioni che possiamo ricavare dai testi delle tragedie e delle commedie pervenute.

Questo volteggiare fuori dal tempo, in una dimensione astratta e universale, rivive in un celebre dipinto di Matisse, nel cerchio armonioso che fa sentire il singolo parte di una comunità, pur conservando gli slanci e le asperità che lo rendono unico. A ben guardare, l’opera potrebbe essere interpretata come un’allegoria dell’esistenza, per via di quell’alternarsi ciclico tra momenti di leggiadria e inevitabili inciampi, in una tensione mai del tutto ricomposta tra il desiderio di volo e una pesantezza atavica che si trascina per inerzia.

Ammirando il quadro si è dunque contagiati da un fluire di grazia: in effetti, «la vita è una donna che danza», sentenzia Socrate in un dialogo firmato dal Paul Valéry nel 1925. Filosofia e creazione poetica si condensano ne L’anima e la danza, in particolare nel passaggio in cui lo scrittore francese fa dire al saggio greco che l’esistenza non è altro che un moto misterioso in cui ogni giro è capace di trasformare senza tregua l’essere umano in se stesso, proprio come una ballerina che tende alle nuvole e al divino e che, mentre la musica le consente di diventare una creatura altra, contempla in sé l’immagine e l’idea dell’infinito. Tuttavia questa parentesi di sospensione è per definizione temporanea, effimera, e così la terra e le contingenze accidentali che avevano respinto la danzatrice finiscono inevitabilmente per richiamarla alla sua natura di donna.

Tale ragionamento può essere applicato anche al mito classico e, in particolare, alla riscrittura novecentesca della vicenda di Elettra a opera del drammaturgo Hugo von Hofmannsthal. La figlia di Agamennone, che ha dovuto assistere impotente all’assassinio del padre per mano di sua madre Clitemnestra, cova dentro di sé un desiderio di vendetta che la isterilisce e che non potrà avverare fino al ritorno di suo fratello Oreste; quando costui riesce a mettere a punto il piano della sorella, quest’ultima, ormai in preda a un delirante tripudio, si arrende al furore estatico di una danza spasmodica, prima di crollare a terra senza vita: «Se non sento? Se non sento / la musica? Esce da me, quella musica. / I mille che portano le fiaccole, ai cui passi, / interminabile miriade di passi, la terra sorda / rimbomba ovunque, tutti aspettano / me: lo so, tutti aspettano, perché a me tocca / guidare la danza, e io non posso. Oceano, / l’immenso, l’oceano venti volte più grande, / mi copre tutte le membra con il suo peso, e io / non mi posso sollevare!». L’esplosione di vitalità che all’improvviso contagia Elettra è di colpo smorzata: sposa dell’Ade, la principessa ha compiuto il suo destino e il dolore non canta più; il corpo, abituato a stare in gabbia e gravato dal fardello del lutto, non sa reggere l’estasi perché neanche la mente conosce la lingua della gioia. Nel momento stesso cioè in cui l’anima sta per tradurre lo strazio in viva energia, l’impeto di rivoluzione la annienta e la cristallizza. Dopo lo slancio verso l’infinito, la donna deve infatti tornare a essere tale, ma la figlia di Clitemnestra ignora la femminilità, schiacciata com’è dall’ostentata sensualità materna; l’unico legame che la ragazza conserva con la terra è dato dal lutto, e allora il ritorno a se stessa e all’amato (il padre) dovrà coincidere per lei con la fine.

Portatrice di vita e di fertilità è invece la danza della signora del labirinto, Arianna, sapientemente istruita dall’architetto Dedalo, inventore dell’intrico di vie nel quale il re Minosse ha rinchiuso Asterione, il monstrum, la creatura prodigiosa, metà uomo e metà toro, che la regina Pasifae ha messo al mondo come frutto di una passione adulterina e animalesca. Se l’immaginario collettivo considera la casa del Minotauro come una trappola lugubre e penosa, una parte della tradizione reinventa quello spazio come culla dei piaceri (basti pensare al Teseo di André Gide); particolarmente suggestiva risulta in tal senso la versione che del mito dà Julio Cortázar: nel 1949, in un testo drammatico colmo di allusioni all’Argentina peronista (I re), lo scrittore dipinge il labirinto come luogo di danze e canti, isola felice di creatività che il potere tirannico non tarda ad assoggettare. La bellezza del lascito cortazariano consiste in una folgorante intuizione, che l’autore ci consegna attraverso le parole di un citarista: «Ci libereranno tutti, torneremo ad Atene. […] Perché danzi, Nydia? Perché la mia cetra si ostina a reclamare il plettro? Siamo liberi, liberi! […] Ma non per la sua morte… […] Perché ricominci la danza, Nydia? Perché ti dà la mia cetra la misura del suono?». Non è cioè il soccombere del mostro a garantire la libertà, ma il perdurare del suo insegnamento, che dell’arte si è nutrito e continua a nutrire.

Una danza solitaria, ma scenograficamente centuplicata grazie agli specchi che rivestono le pareti dedaliche, è quella magistralmente orchestrata da Friedrich Dürrenmatt in una ‘ballata’ del 1985 (Minotauro), canto potentissimo e insieme struggente dell’incontro-scontro con il sé e con l’alterità: «Danzò la sua felicità, danzò la sua dualità, danzò la sua liberazione, danzò il tramonto del labirinto, lo sprofondare fragoroso di pareti e specchi nella terra, danzò l’amicizia fra minotauri, uomini e dei». Il filo rosso, che nella tradizione era servito a Teseo per orientarsi e che nella visione di Cortázar diventava invece il simbolo dell’amore di Arianna per il fratellastro prigioniero e vittima, qui si trasforma in labirinto esso stesso, in un groviglio di intrecci mille volte intessuti e altre mille poi sciolti, quasi fosse un gioco pericoloso di riflessi e riflessioni sull’illusorietà di certe convinzioni, che solo la danza è in grado di scardinare, con il suo fiero manifesto d’indipendenza dalle leggi del mondo.

Pregno di orgoglio e dignità è infine lo stare sulle punte, nel monologo che il poeta greco Ghiannis Ritsos dedica a un’Elena ormai sfiorita, la quale conserva ancora il ricordo dei tre boccioli bianchi che era solita portare indosso: uno tra i capelli, uno tra i seni, uno tra le labbra, per celare il sorriso della libertà. Nel fumo della memoria, la donna è al di sopra dei gridi ferini dei mortali, risplende carnale e al tempo stesso inaccessibile come solo l’amore sa essere. La sua è una poesia d’inappartenenza, tant’è che appena lascia cadere i primi due fiori, gli uomini si azzuffano per riprenderli e offrirglieli, avversari e alleati in una guerra senza senso rispetto alla quale Elena è distante, forse già in un altrove tutto suo fatto di danza e di infinito: «Avevo mosso le mani, / mi ero sollevata sulle punte dei piedi, e ascesi al cielo / lasciandomi cadere di bocca anche il terzo fiore». E verso il firmamento si proiettano davvero i versi di Ritsos, testimonianza dell’armonia che vince il silenzio forzato imposto negli anni Settanta dalla dittatura dei Colonnelli.

Nel suo eterno e inarrestabile piroettare, il mito offre un’impagabile lezione di equilibrio, tra l’indipendenza del singolo e il suo bisogno di comunità: solo accordando i propri passi a quelli altrui, fidandosi di se stessi e contemporaneamente affidandosi agli altri, i labirinti dell’anima possono essere attraversati e, con coraggio, sfidati.

danza
Léon Bakst, una Baccante, costume per il balletto NarcisseDall'edizione Dover del 1972 del libro "The Decorative Art of Léon Bakst", pubblicata per la prima volta nel 1913 da The Fine Art Society, Londra. Dipinto originale del 1911. Pubblico dominio

Questo articolo è comparso originariamente sulla rivista Midnight.


Palermo: una call per la città. Il Salinas Culture Hub accoglie 15 progetti

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS CULTURE HUB ACCOGLIE 15 PROGETTI

La presentazione venerdì 5 aprile alle 11,30

 

#Domenica al museo: ingresso gratuito

Visite alla mostra sui Borbone | prorogata fino al 30 giugno

Laboratori in inglese per bambini | Colazione o brunch al museo

Salinas Culture Hub
Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

 Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub che sarà presentato venerdì 5 aprile alle 11,30 al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una call che il museo e CoopCulture hanno lanciato il 24 novembre e aperto alla città per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata anche oltre le aspettative, visto che sono giunti addirittura 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti che hanno selezionato le proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo. Il calendario partirà a fine aprile.

 #Domenica al museo: ingresso gratuito

Questa domenica (7 aprile), come accade ad ogni inizio mese, l’ingresso ai siti e ai musei istituzionali è gratuito. Così anche al Museo Archeologico Salinas, aperto dalle 9 alle 13. CoopCulture organizza un bel programma di visite guidate e laboratori per bambini. Si potranno scoprire le collezioni del museo e la mostra dedicata ai lasciti dei Borbone, con la guida di un archeologo, scegliendo di fermarsi per la colazione o proseguire con il brunch al Café Culture. I bambini (tra 6 e 12 anni) potranno invece partecipare alla prima visita didattica in inglese per scoprire miti ed eroi.

Chiacchiere al museo 

Domenica alle 10,30 un archeologo accoglierà  i visitatori al Cafè Culture e, durante la colazione, racconterà la storia del museo e leggerà fonti antiche che narrano la storia di Pompei. Finita la colazione, visita alle sale espositive e alla mostra su “I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei” che è stata prorogata fino al 30 giugno. Saranno illustrati reperti che provengono dalle prime campagne di scavo avviate ad inizio ‘700 da Carlo III di Borbone che, appassionato di archeologia, emanò le prime leggi a tutela del patrimonio artistico del Regno. La mostra racconta l’unico anno (1816) che Palermo visse da “capitale del Regno delle Due Sicilie”. In collaborazione con il MANN di Napoli, il Parco archeologico di Pompei, e CoopCulture. Per chi invece preferisce pranzare al museo, è programmata una seconda visita guidata alle 12, poi il brunch dalle 12,30 alle 15, nel settecentesco chiostro del museo.

Erote che regge una maschera I sec a. C. dalla Casa di Sallustio a Pompei Foto Vittorio Fazio

8 € colazione + visita guidata mostra

15 € brunch + visita guidata mostra

Per info e prenotazioni: 091 7489995 | 345 7765493 

 

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

 Let’s Go! - Visita didattica in inglese per bambini

Goods and Heroes

Let's Go!  è un ciclo di quattro visite didattiche in inglese per bambini tra i 6 e i 12 anni, organizzato con Up! English Center all'interno di alcuni dei siti gestiti da CoopCulture a Palermo. La prima visita sarà questa domenica al Museo Salinas, poi si continuerà al Palazzo della Zisa, al Museo di Zoologia Doderlein e all’Orto Botanico.

Un modo per imparare l’inglese giocando, imparando nuovi termini e scoprendo il patrimonio culturale della città. Le visite saranno in inglese, con un linguaggio colloquiale e comprensibile adatto ai più giovani, con l’assistenza di un traduttore: domenica alle 11, la visita Goods and Heroes (Dei ed eroi)storie legate alle divinità antiche. Per scoprire che Zeus era il padre di tutti e il dio più potente, Afrodite era bellissima e Apollo rappresentava il Sole… I giovani visitatori dovranno superare degli ostacoli per conseguire il diploma di “english archaeologist”.

7 € attività didattica

Per info e prenotazioni: 091 7489995

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Testo e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia


Serata Picasso-Massine, in scena Parade e Pulcinella al Teatro Grande degli Scavi di Pompei

Serata Picasso-Massine, in scena Parade e Pulcinella

al Teatro Grande degli Scavi di Pompei

con il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma

26 luglio 2017

Domani giovedì 27 luglio debutta al Teatro Grande degli Scavi di Pompei la Serata Picasso-Massine con il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. Un programma speciale promosso dal Parco archeologico di Pompei in collaborazione con Mondadori Electa per celebrare il viaggio che Picasso compie nel 1917 in Italia insieme a Jean Cocteau per lavorare con i Balletti Russi a Parade. Durante il soggiorno l’artista visita Roma, Napoli e Pompei.

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo celebra il centenario di quel viaggio di Picasso con importanti iniziative e mostre, quali l’esposizione, appena conclusa, Picasso e Napoli: Parade, nelle sedi del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli e nell’Antiquarium degli Scavi di Pompei.

Da domani giovedì 27 a sabato 29 luglio 2017 i Primi Ballerini Rebecca Bianchi, Claudio Cocino, Manuel Paruccini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma faranno rivivere i personaggi e la magia dei balletti Parade e Pulcinella.

Il Balletto Parade nasce a Roma nel 1917 dalla collaborazione – magistralmente orchestrata dall’impresario dei Balletti Russi, Sergej Djagilev – tra Pablo Picasso, Jean Cocteau, Léonide Massine ed Erik Satie, quest’ultimo rimasto però in Francia. Il celebre scrittore Guillaume Apollinaire vede in questa collaborazione un Esprit Nouveau e nel programma di sala afferma: “Parade sconvolgerà non poco le idee degli spettatori”.

Parade è pensato fin da subito dai suoi creatori come un balletto nuovo e rivoluzionario, dove per la prima volta danzano costumi-scultura tridimensionali, su una partitura coreografica innovativa fatta di movimenti asciutti e veloci.

L’ambientazione è il presente dell’epoca, una strada di Parigi in cui alcuni artisti appartenenti all’universo del circo e del music-hall – un mago cinese, una giovane ragazza americana e due acrobati – si esibiscono con l’intento di attirare gli spettatori. Parade porta in scena personaggi contemporanei che Massine ritrae in occupazioni quotidiane, si differenzia per questo dagli altri balletti, basati principalmente sul mito, sulle fiabe e sul folklore ed esercita una forte influenza sul repertorio ballettistico del ventesimo secolo.

Parade è rappresentato in prima assoluta il 18 maggio 1917 al Théâtre du Châtelet di Parigi, in piena guerra, ma tutta la sua modernità, volta a catturare gli aspetti più sfacciati, volgari e vivaci della natura umana, non viene colta dal pubblico che grida allo scandalo. I personaggi del balletto si esibiscono in danze molto vicine alla spettacolarità popolare, che poco si sposa con l’immagine seria e sublime che gli spettatori del tempo avevano dei ballerini russi. Tuttavia, Parade non è un esempio di teatro di varietà, ma una trasformazione artistica di esso. I suoi quattro geni creativi, Picasso, Cocteau, Massine e Satie – abituali frequentatori del circo, del cinema e del music-hall – sono i collaboratori ideali per un progetto pensato con l’obiettivo di portare nel balletto un po’ della vitalità e della schiettezza del teatro popolare.

Picasso recupera il tema del circo a lui caro per il famoso sipario del balletto e realizza una scenografia e dei costumi non convenzionali. Satie compone una musica che include sonorità realistiche e quotidiane. Il ruolo di Cocteau è determinante: crea il progetto, ne scrive il soggetto, partecipa a ogni aspetto della sua evoluzione artistica e coinvolge entusiasticamente Picasso e Satie in questa avventura.

Al Teatro Costanzi, Parade è stato danzato per la prima volta nel giugno del 1964 dalla compagnia ospite Il Balletto del XX secolo di Maurice Béjart e solo il 6 febbraio 2007 dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera.

Pulcinella, balletto in un atto ambientato nella città di Napoli, è andato in scena per la prima volta il 15 maggio del 1920 al Teatro dell’Opéra di Parigi e la “provocazione visiva” di Picasso ha subito riscosso il consenso dei presenti. Triplice è la firma: la musica di Igor Stravinskij, la coreografia di Léonide Massine, la scenografia e i costumi di Pablo Picasso. L’idea nasce dalle suggestioni raccolte da Diaghilev, Stravinskij, Massine e Picasso durante i due viaggi nella città di Napoli e la gita a Pompei, nel marzo e nell’aprile del 1917. Fonte d’ispirazione per il balletto sono le atmosfere vissute nei vicoli e nei mercati napoletani, il fascino per la città antica di Pompei e la grande tradizione della Commedia dell’arte italiana. Picasso e Stravinskij, durante il secondo viaggio, restano affascinati dalla forza espressiva di uno spettacolo teatrale di matrice dialettale, notando come si possano superare le barriere della lingua trascinando il pubblico con una dinamica vena popolare. A suggerire il soggetto del balletto è il ritrovamento di un manoscritto nella Biblioteca Nazionale di Napoli, incentrato sulla celeberrima maschera di Pulcinella. I concepteurs cominciano a lavorare intorno alla figura di Pulcinella dandogli una forma del tutto originale. Stravinskij, nel comporre la musica, intraprende una nuova direzione e realizza la prima composizione neoclassica, il cui materiale tematico è tratto da Giovanni Battista Pergolesi ma rielaborato in chiave moderna. Il compositore russo più tardi affermerà che Pulcinella è stato la sua scoperta del passato, l’epifania grazie a cui tutta la sua opera posteriore è diventata possibile, uno sguardo all’indietro, il primo di molti amori in quella direzione, e anche uno sguardo allo specchio. Massine, per supplire alla mancanza di espressività nel volto di Pulcinella che indossa una maschera, crea una coreografia non solo ricca di valori pantomimici ma in grado di modellare espressivamente il corpo dei danzatori.

A Napoli aveva infatti avuto modo di assistere a numerosi spettacoli di marionette con Pulcinella protagonista, rimanendo particolarmente affascinato dai suoi continui cambiamenti nel gesto.

Picasso realizza una scenografia la cui scomposizione in rettangoli, quadrati e trapezi si rifà all’impostazione geometrica del cubismo e le cui tinte fredde esaltano i colori brillanti dei costumi.

Al Teatro Costanzi, Pulcinella è stato rappresentato per la prima volta dai Balletti Russi il 30 gennaio 1921.

La coreografia di Léonide Massine è ripresa da suo figlio Lorca Massine, ballerino e coreografo di fama internazionale, che da sempre mantiene viva la tradizione artistica tramandatogli dal padre e intrattiene con il Teatro dell’Opera di Roma, di cui ha diretto il Balletto dal 1981 al 1983, una relazione speciale. Assistenti alla ripresa coreografica sono Anna Krzyskow e Manuel Paruccini. Le scene e i costumi di Pablo Picasso sono ricostruite da Maurizio Varamo le prime e da Anna Biagiotti le seconde per l’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma. Le luci sono di Mario De Amicis. Le musiche sono eseguite su base registrata.

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Teatro del Lido di Ostia: appuntamenti 1-4 dicembre

TEATRO DEL LIDO DI OSTIA
MUSICA DANZA E TANTO ALTRO AL TEATRO DEL LIDO DI OSTIA | 1-4 DICEMBRE
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Estate Romana 2016: appuntamenti fino al 18 Agosto

ESTATE ROMANA 2016

#estateromana2016

39° EDIZIONE

Musica, teatro, danza, cinema, cultura, appuntamenti per bambini per riscoprire luoghi della vita quotidiana e monumenti, parchi, ville storiche, siti archeologici e storico artistici

www.estateromana.comune.roma.it

Appuntamenti dal 12 al 18 agosto

Estate Romana

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Estate Romana 2016: appuntamenti fino al 21 Luglio

ESTATE ROMANA 2016

#estateromana2016

39° EDIZIONE

Musica, teatro, danza, cinema, cultura, appuntamenti per bambini per riscoprire luoghi della vita quotidiana e monumenti, parchi, ville storiche, siti archeologici e storico artistici

www.estateromana.comune.roma.it

roma estate romana

Una ricca offerta di musica, teatro, cinema all’aperto, incontri culturali, eventi di arte e manifestazioni per bambini aspetta turisti e romani in questa nuova settimana di Estate Romana 2016.

A soddisfare la voglia di cinema all’aperto ci pensano le tre sale allestite dall’Isola del Cinema sull’Isola Tiberina, la rassegna Effetto Notte alla Casa del Cinema, le proiezioni del Fantafestival, che dalle sale del cinema Savoy si spostano sulle rive del Tevere, la rassegna Arena del Trasporto in corso al Polo Museale Atac in zona Pramide-Ostiense.

La musica trova invece il suo spazio grazie a rassegne storiche quali Roma incontra il mondo a Villa Ada, Luglio Suona Bene all’Auditorium Parco della Musica, Summertime alla Casa del Jazz, i concerti alla Terme di Caracalla, ma anche a nuovi eventi come Ex Dogana Quartiere a San Lorenzo.

Ricca e diffusa sul territorio anche l’offerta di teatro, con gli spettacoli in corso al Silvano Toti Globe Theatre, al Teatro Tor Bella Monaca, nel Giardino della Basilica di Sant’Alessio all'Aventino, sede di Pirandelliana, a Villa Pamphilj, nei Giardini della Filamonica Romana, dove inizia la storica rassegna ‘I solisti del Teatro’, e nei vari contesti del Festival Teatro a Righe, tra cui la rotonda del carcere giudiziario di Regina Coeli.

L’Estate Romana  è promossa da Roma Capitale, l’edizione 2016 è realizzata grazie ad ATAC SpA che fornisce un sostegno alla campagna di comunicazione e grazie alla SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) che riconosce particolari agevolazioni sul diritto d’autore. Le attività di comunicazione sono realizzate grazie al supporto di Zètema Progetto Cultura.

Online il sito www.estateromana.comune.roma.it e attivi i canali di comunicazione sui social network, facebook.com/EstateRomanaRomaCapitale e twitter.com/estateromana,instagram.com/estateromana, mentre #EstateRomana2016 è l’hashtag ufficiale della rassegna. Inoltre, è possibile contattare il numero 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 21 per informazioni e acquisto dei biglietti.

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"Formidabili quegli anni" al Casale di Malborghetto

Invito alla Danza

FORMIDABILI QUEGLI ANNI

In collaborazione con L’Accademia Nazionale di Danza

Coreografie Roberta Escamilla Garrison, Joseph Fontano, Sandra Fuciarelli, Enrica Palmieri

9 LUGLIO 2016

Ore 21,15

CASALE MALBORGHETTO– ARCO DI COSTANTINO

Via Malborghetto, 3 (Via Flaminia – Stazione Sacrofano/Roma)

formidabili quegli anni

Prosegue nel 2016 l’originale progetto triennale “Formidabili Quegli Anni”, riferito alla conoscenza e diffusione della danza contemporanea americana attraverso i suoi linguaggi fondamentali. Dopo l’approfondimento sulla tecnica Graham realizzata lo scorso anno, si prevede per l’attuale programmazione la conoscenza e l’approfondimento della tecnica Limòn, Cunningham e Nikolais. I coreografi coinvolti sono Joseph Fontano, Sandra Fuciarelli, Roberta Garrison ed Enrica Palmieri. Lo spettacolo prevede performances e suite dei lavori più significativi realizzati nel decennio 1980-1990, che hanno rivoluzionato il modo di esprimersi sul palcoscenico.

Joseph Fontano presenterà “Duetto in Nero”; Sandra Fuciarelli presente con “Spazio Aperto” su musica di Vivaldi; Roberta Garrison presenterà una suite dalle coreografie “Way Out”, “Song”, “Slow Blues”; Enrica Palmieri realizzerà un “work in progress” della tecnica Nikolais. Gli interpreti saranno i diplomandi del biennio e del triennio dell’Accademia Nazionale di Danza.

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Programma gennaio - febbraio del Teatro del Lido di Ostia

PROSEGUE LA STAGIONE
DEL TEATRO DEL LIDO DI OSTIA

 In programma mostre, teatro ragazzi,
musica, grande danza, laboratori e spettacoli

 
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Dopo la grande risposta di pubblico dei primi mesi, prosegue la stagione del Teatro del Lido di Ostia con una programmazione attenta alle differenti visioni artistiche, alla multidisciplinarietà e al contemporaneo.
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#MigrArti: due bandi per il sostegno alla promozione della pluralità di culture

#MigrArti
Aperti due bandi per il sostegno alla promozione della pluralità di culture: finanziamenti per 400mila euro al cinema e 400mila euro allo spettacolo dal vivo. Un premio di 4.000 euro destinato alla scuola vincitrice del concorso per la realizzazione del logo MigrArti.

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Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, consapevole della necessità di favorire quanto più possibile la conoscenza delle culture dei nuovi italiani per superare paure, diffidenze e pregiudizi, lancia il progetto MigrArti, un’iniziativa che guarda con attenzione e in profondità a una società in continua evoluzione. L’obiettivo a lungo termine è cercare e riconoscere le varie realtà che nel nostro Paese si occupano di quei popoli migranti che fanno ormai parte integrante dal punto di vista umano, economico, culturale e lavorativo del tessuto sociale del sistema Paese.
MigrArti vuole creare le condizioni e le opportunità per far conoscere al meglio le culture di provenienza dei nuovi italiani con un'attenzione particolare alle seconde generazioni, autentico ponte tra i loro genitori ed il futuro che in questo Paese li attende. MigrArti vuole essere rassegne di cinema, letture teatrali, arti visive, musica tutto ciò che può far conoscere meglio l’altro, le sue tradizioni, le sue origini, i suoi percorsi, i suoi viaggi.

Roma: al ritmo di boogie-woogie con "WAR IS OVER… shall we dance?"

Domenica 13 dicembre, ore 12.00 e ore 17.00

Museo di Roma Palazzo Braschi

In occasione della mostra

WAR IS OVER!  L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce, 1943-1946

 WAR IS OVER…  shall we dance?

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Se l’Italia della Liberazione parla americano e mastica chewing gum, la colonna sonora ideale del suo ritorno alla vita - dopo gli anni terribili della guerra e dell’occupazione – è certamente rappresentata dal ritmo trascinante e coinvolgente del BOOGIE-WOOGIE.
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Il Museo di Roma, in occasione della mostra “WAR IS OVER. L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce, 1943-1946”, vuole far rivivere l’entusiasmo di quei giorni nelle coreografie dei ballerini della Scuola di Danza Fuoricentro, diretta da Simona Crivellone, che accoglieranno i visitatori nel cortile di Palazzo Braschi e lungo lo scalone monumentale, fin dentro le sale espositive ed il Salone d’Onore al primo piano.
Un’occasione per visitare la bella mostra fotografica accompagnati dal sound inconfondibile di un’epoca già lontana per molti, ma in realtà mai dimenticata e anzi continuamente evocata nella musica e nella moda. Come dimostrano gli abiti indossati dai ballerini e cortesemente messi a disposizione dalla prestigiosa Maison Anna Mode, filologicamente inappuntabili e straordinariamente attuali.
“WAR IS OVER….shall we dance?” è un invito a cogliere la bellezza e la forza evocatrice delle immagini fotografiche in mostra, lasciandosi trascinare dal ritmo coinvolgente del boogie-woogie quale metafora dello spirito dinamico e propositivo del Dopoguerra.  Leggere di più