Spoleto Due Mondi fratellanza

Spoleto Due Mondi, giù il sipario nel segno della fratellanza

Giù il sipario della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto: la manifestazione si è conclusa ieri sera nel segno della fratellanza, come ha sapientemente sottolineato il maestro Riccardo Muti riferendosi alla nona Sinfonia di Beethoven e a cui, con la direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini da lui fondata nel 2004, è stato affidato in piazza Duomo il concerto finale.

I movimenti del compositore tedesco, di nuovo celebrato nel duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita e dopo che l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova due giorni prima aveva eseguito Le creature di Prometeo (concerto in forma scenica che abbinava le suggestive creature dello stilista Roberto Capucci, n.d.r.), si trova a fornire il vero significato all’intera edizione.

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Piazza Duomo, Le creature di Prometeo. Le creature di Capucci. Foto copyright Kim Mariani

 

28/08/2020 - 63a edizione del Festival dei Due Mondi, Teatro Romano, Maria Callas. Lettere e Memorie. Foto copyright Kim Mariani

Un anno particolare questo, nel quale a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, fino all’ultimo non era neanche sicuro che il Festival si potesse fare. Per questo Umberto De Augustinis, sindaco della Città e presidente della Fondazione Festival, ha più volte ringraziato il direttore artistico uscente, Giorgio Ferrara, per il coraggio e il sacrificio.

Sebbene questa edizione abbia subito ristrettezze dal punto di vista precauzionale (uso di mascherine, pulizia delle mani, distanziamento sociale), dei posti a sedere ridotti (così come del pubblico anche della stampa), dei prezzi dei biglietti (per i più troppo alti), dei luoghi messi a disposizione (solo due, il Teatro Romano e la piazza del Duomo che all’aperto, potessero garantire sicurezza e permettere a quante più persone di assistere agli spettacoli) e la durata dell’intera kermesse (solo otto serate, seppur con nomi di più richiamo quali Dante, Ferrari, Bellucci e Zingaretti) il bilancio conclusivo non può che essere positivo: la prospettiva che il Festival dovesse saltare un’edizione – cosa mai avvenuta da quando Gian Carlo Menotti lo aveva fondato nel 1958 – per gli avventori era di fatto impensabile.

20/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, Spettacolo - Concerto da Euripide e Sofocle I Messaggeri regia di Emma Dante, nella foto Elena Borgogni. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
21/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, 3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra. Arianna, Fedra, Didone Ovidio – Epistulae Heroidum, musica di Silvia Colasanti; adattamento e traduzione di Rene' de Ceccatty, nella foto il direttore Roberto Abbado, Orchestra Giovanile Italiana International Opera Choir, maestro del coro Gea Garatti con Isabella Ferrari. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Il repertorio francese con cui il maestro Daniele Gatti aveva concluso l’edizione dello scorso anno, in questo ha ceduto il passo ad un più formale classicismo (Mozart, Cimarosa e Mercadante) che nel romanticismo (Schubert) ha poi conosciuto la grande opera con Verdi e Bellini (con arie interpretate dalla soprano Rosa Feola) grazie ad un’orchestra che è sempre preghiera e compimento per l’armonia. Ecco perché Riccardo Muti sprona affinché la Chiesa e lo Stato non dimentichino quale “colonna portante” rappresenti per il Paese “la storia della musica”.

23/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Romano, spettacolo Pianoforte con la pianista Beatrice Rana. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Nel fare questo – anche ricalcando il tentativo della pianista Beatrice Rana in concerto solista nella prima settimana del Festival, nella messa in scena dell’Orfeo di Monteverdi che ne aveva inaugurato le gesta, o anche nel termine della trilogia del mito con musiche della Colasanti - con gli applausi finali è stato il maestro Muti, accompagnato da Maria Teresa Venturini Fendi, a dare all’infermiera Elena Pagliarini il premio Carla Fendi 2020 perché con il suo lavoro ha consacrato la sua vita al servizio dell’umanità senza in nessun caso abbandonare il malato (parafrasi dal “Giuramento degli Infermieri” tratto dal testo di Florence Nightingale, ndr.).

19/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova generale teatro con l'Opera de L'Orfeo, regia del maestro Pier Luigi Pizzi, nella foto il direttore Ottavio Dantone con l' Accademia Bizantina. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF
Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 63a edizione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto: un messaggio di fratellanza. Piazza Duomo, Concerto Finale, nella foto il direttore Riccardo Muti, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Al sacrificio e alla fratellanza si è infine aggiunto l’augurio di un futuro prospero, ieri in una conferenza stampa pomeridiana, della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, Monique Veaute, il cui mandato inizia oggi per cinque anni: tra le anticipazioni quella di voler coinvolgere di più il territorio di Spoleto e di voler far tornare la musica protagonista. Il Festival 2021 che si svolgerà dal 24 giugno all’11 luglio, si prepara dunque ad affrontare nuovi impegni: ”Le tre parole d’ordine saranno novità, rarità e originalità. Spero di essere all’altezza delle aspettative”, ha concluso la Veaute a margine dell’incontro.

 

Spoleto Due Mondi fratellanza
30/08/2020 - Spoleto, Palazzo Comunale, conferenza stampa di presentazione della nuova direttrice artistica del Festival dei Due Mondi Monique Veaute. Da sinistra: Daniela D'Agata del collegio dei revisori dei conti, Dario Pompili vice presidente della Fondazione Festival, Maria Teresa Venturini Fendi, il sindaco Umberto De Augustinis, Monique Veaute e la direttrice amministrativa Paola Macchi. Foto da Ufficio Stampa del Comune di Spoleto.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven

Una pantomima per Beethoven

“Quando disegno mi sento distaccato dal mondo e quindi disegno, non ne potrei fare a meno”, si è aperta così la seconda serata dell’ultimo fine settimana della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, con le parole e il cuore dello stilista Roberto Capucci ritratto in un filmato che ieri sera sovrastava il pubblico in piazza Duomo.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Prima che l’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, diretta dal maestro Andrea Battistoni, iniziasse a suonare, nel filmato che scorreva ancora si vedevano scene di prove e di sartoria, mentre lo spettatore cominciava ad essere immerso nell’arte di due grandi protagonisti: Ludwig van Beethoven, per festeggiarne i duecentocinquant’anni dalla nascita, e Roberto Capucci che su iniziale storia raccontata nella coreografia di Salvatore Viganò ha avvicinato nella messa in scena due movimenti scenici.

Non essendo presente il compositore, seppur celebrato, il narratore Capucci – applaudito a lungo in platea – ha estrapolato il dramma dalle sue sculture di stoffa. L’epica di Prometeo nel voler raggiugere e strappare agli dei il fuoco è violato dai colori, interpreti cospicui che aderiscono alle pelli dei danzatori. L’identificazione nell’opera 43 di Beethoven e nella più famosa Eroica (sinfonia n. 3) che, tra natura floreale e apparenza è posta sul palco laterale e nelle immagini riflesse sulla facciata del vicino Teatro Caio Melisso, differisce senza alterare l’azione gestuale e musicale.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Beethoven, nel volersi conoscere fuori di sé, riesce a spingere la sua musica ben oltre la quasi sordità che già nel primo Ottocento era per lui un vero dramma. È nella sua vita avversa che lo stilista riconosce il valore delle sue creature, seguendo il mito del titano Prometeo che pur nel combattere per l’umanità sfiderà Zeus per subirne poi le gravi punizioni. Un favore per l’intima battaglia della vita che il compositore tedesco, già per la prima rappresentazione del balletto nel 1801, conosceva bene: la sua opus creativa ne era imperniata totalmente.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Per comprendere il suo animo riporto ciò che egli un anno dopo, a trentadue anni, scrisse ai suoi fratelli:

“La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta a essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esservi conversazioni elevate, né confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. (…) quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza e io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore e ancora io nulla udivo. – Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza (…) – Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche inesorabili piacerà spezzare il filo (…) che, almeno dopo la mia morte, il mondo e io possiamo riconciliarci, per quanto è possibile”.

(tratto dal libro a cura di Michele Porzio, Autobiografia di un genio, ed. Piano B 2018, pp. 58-9)

A Spoleto, intanto, le variazioni incluse nell’Eroica anticipavano il plauso finale dove il pubblico, in visibilio per i quindici costumi viventi (i quali bozzetti erano stati da poco esposti nella mostra “Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro” agli Uffizi di Firenze) e per l’impeccabile prassi esecutiva dell’orchestra, era rimasto ispirato dall’epica di questo insolito concerto in forma scenica.

Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova del Concerto in forma scenica Le Creature di Prometeo / Le Creature di Capucci, musica di Ludwig van Beethoven, costumi originali di Roberto Capucci. Nella foto il direttore Andrea Battistoni, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, a cura di Daniele Cipriani. Danzatori ( in ordine di apparizione ): Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio. Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Beatrice Rana Spoleto

Magia liberata, a Spoleto il concerto di Beatrice Rana

Salentina, 27 anni, famiglia di musicisti, a due anni le mani sulla tastiera. Molte testate, nell’attesa di ascoltarla a Spoleto all’interno della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi, hanno descritto e intervistato Beatrice Rana che ieri sera, domenica 23 agosto 2020, infine, si è esibita davanti al pubblico del Teatro Romano. Reduce dall’aver interpretato le Variazioni Goldberg di Bach e dall’aver diretto l’estivo Classiche Forme festival da lei ideato per la musica da camera, sarà presto richiesta a Roma per il concerto n. 2 di Rachmaninov diretto da Alpesh Chauan e per cui Martha Argerich, suo mito, sembra aver già inviato messaggio di stima.

Insomma, il rotocalco era ricolmo di informazioni già prima che la serata avesse inizio tanto da chiederci che cosa, a parte l’opinione estetica soggettiva da omettere cortesemente al lettore, potesse ancora suggestionarci. Poi, d’un tratto, al primo echeggio di accordi si alzò il vento e le note presero a rincorrersi tra le curve in pietra della cavea.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Con un instabile movimento armonico venne introdotto lo Scherzo n. 1 (in si minore op. 20) di Fryderyk Chopin che, datato presumibilmente nel 1831 è il più giovane dei quattro che troverà compimento solo undici anni dopo: un arco temporale nel quale egli comporrà la maggior parte delle sue opere tra polacche, notturni e preludi. In principio del quarto Scherzo (in mi maggiore op. 54), osservando la metrica odo che il respiro della signora che mi siede accanto è meno irrequieto, i suoi scatti senza tempo sembrano aver trovato serenità in mezzo ai tanti pensieri che prima lo appesantivano.

Il concerto solista che Rana propone a memoria segue un continuum narrativo ben riconoscibile e che dal romantico introspettivo arriva all’impressionismo cui Isaac Albéniz aderisce insieme a Maurice Ravel che è sintesi prima ancora che provocazione. L’estratto del terzo quaderno dell’Iberia di Albéniz entusiasma ancor di più la signora: ho come la sensazione che quella musica, parafrasando Adorno, fosse per lei veramente magia liberata.

Beatrice Rana a Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Come tutti i virtuosi che dalla conoscenza estrapolano la perfezione, ispirata da cose remote l’imitazione di Rana non è decadente perché prospera nella mente il piacere e i suoi maestri, che escono dai libri senza annegare nel passato, riemergono nell’umanità profonda.

Sul finire del concerto prima dei cinque richiami del pubblico (regalando un notturno di Chopin per bis, op. 48 n. 1), il suo Ravel riesce ancora a favorire reazioni mentre con gratitudine, sporgendo il corpo sottile di fianco allo strumento, la vediamo accogliere l’applauso vigoroso.

La serata ha chiuso la prima settimana del Festival che dà appuntamento alla prossima, conclusiva, dal 27 al 30 agosto 2020 con Bellucci, Capucci, Zingaretti e Muti.

Beatrice Rana Spoleto Festival dei Due Mondi
Beatrice Rana a Spoleto. Foto di Valentina Tatti Tonni

Spoleto: Festival dei Due Mondi, ucciso fu il Minotauro

In quel particolare momento era esattamente la musica che ci si aspettava di udire, sentire addosso, dentro, entrare, restare. È con Arianna, Fedra, Didone che la compositrice Silvia Colasanti chiude il cerchio della triade dedicata ai personaggi greco-romani ed iniziata con le opere Minotauro e Proserpine. Ieri sera, sabato 22 agosto 2020, i tre monodrammi sono andati in scena nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto: nella terza serata di questa sessantatreesima edizione si è vista calcare il palco – richiamata infine per ben tre volte, fra gli scroscianti applausi - l’attrice Isabella Ferrari, a lei il compito di interpretare le protagoniste con i loro lamenti e tributi d’amore su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio, accompagnata dall’Orchestra Giovanile Italiana diretta dal maestro Roberto Abbado e dal coro femminile dell’International Opera Choir diretto da Gea Garatti.

Spoleto Minotauro
Isabella Ferrari; Arianna, Fedra e Didone. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Siamo tornati in piazza Duomo con quel classico che sembra esser servito a Colasanti per raggiungere la maturità del suono: a compimento della trilogia si rintraccia nel fraseggio la stessa intensità che le riconosce il pubblico e, mentre il coro riempie le pause sospese, gli archi e i corni resistono ed investono sulla ferocia delle parole. Instancabili come la ricerca della verità, nella musica e nella poesia.

“Lettere immaginarie d’amore, di lontananza, di morte, improntate al tema dell’assenza dell’amato, caratterizzate dal tono nostalgico per un passato felice e dal disperato desiderio di riviverlo – aveva spiegato la compositrice a proposito di questo lavoro – L’attrice interpreta le tre donne, ciascuna con una storia e un carattere a sé stante, tracciando però al tempo stesso un meraviglio affresco dell’universo femminile. In alcuni casi la voce la voce della protagonista – concludeva Colasanti – è affidata a un Coro di donne (che canta il testo originale in latino) nel quale l’attrice può specchiarsi, guardandosi dall’esterno, indagando le sue diverse anime, o amplificando i ricordi passati rendendoli reali e vicini”.

Saluti finali per Arianna, Fedra e Didone. Photo Cristiano Minichiello/AGF

Difficile presagire quanto, malgrado il periodo Covid-19, avessimo ancora la pazienza e la benevolenza di restare ad ascoltare i versi, ad esempio, di una Didone che ingannata dall’immagine di Enea che da lei si distanzia raccoglie in sé quei sentimenti di tempesta che l’orchestra ben restituisce con una mimesis melodica. Un melologo dove, anche nel preludio dell’accordatura, quegli inquieti timori si distendono: in Proserpine interpretati da archi post-wagneriani finiscono qui per uccidere il Minotauro, sovrapposto per amore alla metafora e al pensiero.

Spoleto Minotauro
Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Spoleto Orfeo

A Spoleto la pietà di Orfeo

Cosa faresti se potessi portare indietro l’amore della tua vita? Orfeo, scortato da Poliziano, Virgilio e Ovidio, sfida persino gli inferi per Euridice ma poi, proprio quando la sua musica sembra aver vinto sulla morte, ha un dubbio, un cedimento. Mentre la conduce verso la luce, nella piazza fumosa si volta a guardarla e “per troppo amore” la perde nuovamente. Ade che era stato lusingato dalla sua voce, controcanto di violino, tromba e arpa della centrale Accademia Bizantina guidata dal maestro Ottavio Dantone, perde in lui la fiducia e ad Orfeo rimane la disperazione.

L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

È con l’Orfeo di Monteverdi che ieri sera, giovedì 20 agosto 2020, si è aperta la sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto che, a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, vedremo allestito in questo e nel prossimo fine settimana in Piazza Duomo e al Teatro Romano con complessivi otto spettacoli.

Una piazza Duomo non gremita, ieri, dove il pubblico era composto e distante: erano circa 750 i posti a sedere rispetto ai 2200 degli anni scorsi. Una riduzione sensibile a cui la Fondazione Festival ha cercato di porre rimedio con le dirette streaming della maggior parte delle serate fruibili sul proprio sito e su piattaforme partner.

L’opera lirica del mito composta da Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio, in principio formata di cinque atti, fu presentata alla corte dei Gonzaga nel 1607. All’inizio del periodo barocco fu la prima partitura a servirsi della polifonia e di un linguaggio più figurativo che riusciva a combinarsi con la storia la cui trama venne affidata al clavicembalo che aveva il compito di orientare gli archi, i fiati e i cantanti in scena. Dantone così ben esegue il ruolo, insieme al coro Costanzo Porta e al maestro Antonio Greco, in un’orchestra che al pubblico appare fin da subito protagonista perché posta al centro del palco, sotto l’illuminazione suggestiva degli archi della cattedrale.

Al lato, invece, all’entrata che conduce al Teatro Caio Melisso, nell’incontro con gli interpreti giungono dalle scalinate ballerini in bicicletta con abiti velati bianchi e neri, sotto la regia, le scene e i costumi di Pier Luigi Pizzi. “Ho scelto di raccontarlo con la massima semplicità e in perfetta sintonia con questo La favola di Orfeo, come l’ha pensata Poliziano, tocca temi universali – aveva raccontato il regista – ai quali Monteverdi fa dono di una unità musicale interiore. Si passa attraverso la morte, in un tempo così rapido e breve che neppure si riesce a realizzare, dalla felicità assoluta al dolore straziante del distacco e della solitudine. La morale – aveva concluso – insegna che da ogni dura prova si esce rafforzati. È ciò che abbiamo appena vissuto, e che ha duramente colpito e segnato tanta parte dell’umanità”.

Spoleto Orfeo
L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Una vita che dipende da un’altra, ecco la metafora contemporanea che dal mito riconduce alla nostra realtà quotidiana. Una similitudine che il pubblico non ha potuto non notare con apprezzamento e applausi, gli stessi che ne avevano anticipato le gesta con i saluti istituzionali da parte del sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis e da parte del direttore del Festival Giorgio Ferrara che, a compimento dei suoi tredici anni di mandato (in particolare ha dedicato questa edizione a Carla Fendi, Franca Valeri e Luca Ronconi), per l’occasione “con riconoscenza e lungimiranza” è stato insignito del Premio Fondazione Carispo 2020 dal suo presidente Sergio Zinni.