Polonia: dozzine di reperti dell'Età del Bronzo recuperati dalla polizia a Janowiec Wielkopolski

23 Marzo 2016

Grande Polonia: scoperta di un tesoro con reperti risalenti a tremila anni fa

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Diverse dozzine (almeno) di reperti dell'Età del Bronzo, risalenti a circa tremila anni fa sono state scoperte il 10 Marzo dalla polizia di Poznań police. La scoperta è stata fatta nella foresta vicino Janowiec Wielkopolski.
"Dozzine di reperti ritrovati dalla polizia erano per la maggior parte oggetti posseduti da donne; collane, spille per capelli, braccialetti, e pure punte di lancia e asce" - così ha riferito a PAP il portavoce del Comandante della Polizia Provinciale a Poznań, Andrzej Borowiak.
Ha aggiunto che i reperti dell'Età del Bronzo sono stati scoperti dagli ufficiali della Polizia di Poznań dei Dipartimenti di Investigazione Criminale e Ricerca, i cui compiti comprendono quello del recupero delle opere d'arte e della protezione del patrimonio culturale.
"La polizia ha scoperto questi oggetti di rilevanza storica mentre svolgeva i propri compiti; stavano controllando alcune informazioni quando alcune persone con un metal detector son state viste nell'area di Janowiec Wielkopolski. Questa mattina andarono a controllare questa informazione, perché questo tipo di attività effettuate da individui sono illegali" - spiega Borowiak.
La polizia ha già informato il Ministero della Cultura e del Patrimonio Culturale Nazionale circa la scoperta. Gli oggetti di rilevanza storica saranno ora messi al sicuro ed esaminati dagli archeologi.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
La Grande Polonia, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (di Poznaniak - własna praca na podstawie: Historia Polski, Polska do 1586, Kraków 2007 r., s. 508, ISBN 978-84-9819-808-9).


Migrazioni di 1500 anni fa modellarono la Polonia e l'Europa moderna

22 Febbraio 2016

Le migrazioni delle popolazioni di 1500 anni fa modellarono l'Europa moderna

Foto: Fotolia
Foto: Fotolia
Le divisioni politiche contemporanee del continente europeo sono una delle conseguenze della vasta migrazione di persone avvenuta più di 1500 anni fa. Gli scienziati continuano a discutere sullo svolgimento di questo periodo di disordini nel territorio dell'odierna Polonia.
Secondo il prof. Andrzej Michałowski dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań, un' inusuale mobilità dei gruppi umani è scritta nella nostra natura. "Questo desiderio di vagabondare, probabilmente ereditato dal primo antenato che viaggiò nel mondo, l'Homo erectus, ha modellato l'intera storia dell'umanità, a cominciare dal momento della prima apparizione della nostra specie (200.000 anni fa in Africa) fino ad oggi, con esodi di massa che possono essere osservati a partire dagli inizi del ventesimo secolo" - lo scienziato, specializzato nello studio delle invasioni barbariche (NdT: Migration Period in Inglese), così spiega la sequenza di eventi che durò dalla metà del quarto fino al settimo secolo d. C. in tutto il continente europeo. Il prof. Andrzej Michałowski ha sintetizzato l'argomento - dalla prospettiva degli scavi nella Grande Polonia - nell'articolo "Before, after or between", che è stato pubblicato nel periodico "Studia nad dawną Polską" (Studi sull'antica Polonia) (Volume 4), pubblicato dal Museo delle Origini dello Stato Polacco a Gniezno.
Il ricercatore si chiede perché il periodo dal quarto al settimo secolo sia diventato sinonimo di migrazioni di massa. Dal suo punto di vista, in precedenza in Europa popoli diversi si mescolarono tra loro, e le ondate migratorie non erano niente di speciale. Ad ogni modo, questi movimenti riguardarono il "barbaricum", le aree al di fuori del mondo della civiltà classica, e quindi non furono registrati dagli scrivani. La grande migrazione umana, che cominciò alla metà del quarto secolo, riguardò in maniera molto forte il vecchio ordine del continente.
"L'interruzione dell'ordine +eterno+ delle cose, che violò i confini dell'Impero e riversò in esso la massa umana che fino ad allora era stata respinta, e che non poté essere domata o battuta dallo stato, fu il momento che attirò un'attenzione speciale (...) che i cronisti ebbero per questi eventi fatidici per l'Impero" - così ha scritto il prof. Michałowski.
Il movimento di popolazione nel quarto secolo fu iniziato dall'espansione della tribù unne della steppa in Europa. I popoli incontrati soccombettero agli Unni, li combatterono o fuggirono ad occidente dopo aver perso lo scontro. Questo fu il caso dei Goti, che dopo la sconfitta chiesero aiuto e la possibilità di insediarsi all'interno dei confini dell'Impero Romano all'Imperatore Valente, alla qual cosa disse di sì. Ad ogni modo, a causa della fame e delle privazioni prevalenti tra loro, cominciarono una ribellione armata, l'apogeo della quale si vide alla battaglia di Adrianopoli contro l'esercito romano, nel 378. I Romani persero e l'Imperatore Valente cadde in battaglia. Questo momento simbolico è considerato come l'inizio delle invasioni barbariche. Altri popoli si riversarono nell'Europa occidentale, inclusi gli Alani, i Burgundi, i Marcomanni, gli Suebi e i Vandali - con gli ultimi che si spinsero fino in Nord Africa.
Gli archeologi polacchi hanno creduto a lungo che vi fosse una completa scomparsa di insediamenti tra il periodo delle Grandi Migrazioni e il Medio Evo - le aree dell'odierna Polonia si supponevano abbandonate, e solo dopo gli Slavi arrivarono dall'Oriente. Gli scavi relativi alla ricerca di recupero estensiva, effettuata negli ultimi decenni, hanno modificato questa immagine, e specialmente nel caso della Grande Polonia.
L'archeologo indica in particolare la scoperta a Konarzewo. Qui, gli archeologi hanno scoperto il più gran numero mai ritrovato di case su pali della Polonia,  il che smentisce l'affermazione che queste aree fossero abbandonate o abitate da comunità poco avanzate. Le abitazioni erano grandi e accompagnate da una ricca infrastruttura economica. Le strutture datano al quinto-sesto secolo. Sono associate ai rappresentanti della cultura Przeworsk. "Per tutta la sua esistenza, la cultura di Przeworsk fu indubbiamente un gruppo con un modello culturale germanico, il che non significa che dovesse essere formata esclusivamente da Germani" - nota il prof. Michalowski.
Il prof. Michałowski non può dare una risposta definita, su chi vivesse negli insediamenti che fiorirono nella Grande Polonia nei secoli dal quarto al sesto. La cultura materiale - e cioè gli oggetti ritrovati indicano un'influenza germanica, "ma non sappiamo con cosa si identificasse in realtà da un punto di vista etnico - probabilmente pensavano a loro stessi semplicemente come locali, nati qui, che volevano morire qui" - così conclude il ricercatore. Gli Slavi sarebbero comparsi in quella che è l'attuale Polonia nella seconda metà del sesto o nel settimo secolo.
Le conclusioni del prof. Michałowski sono supportate dai ritrovamenti del progetto di ricerca "Migration Period of Nations in the Oder and Vistula Basin" guidato dal prof. Aleksander Bursche. Si è scoperto che nell'area tra l'Oder e la Vistola gli insediamenti non erano completamente scomparsi nella metà del primo millennio. Secondo il team di ricerca, il popolo dalle tradizioni germaniche che visse nel territorio dell'odierna Polonia durante le invasioni barbariche si assimilò agli Slavi.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 

Cosa ci raccontano i pozzi dei nostri antenati?

8 Febbraio 2016

Cosa i pozzi ci raccontano dei nostri antenati

Uno dei pozzi studiati a Kwiatków. Foto di E. Schellner
Uno dei pozzi studiati a Kwiatków. Foto di E. Schellner
Un vero e proprio raggruppamento di pozzi risalenti approssimativamente a 1800 anni fa è stato scoperto dagli archeologi a Kwiatków, vicino Koło, nella Grande Polonia. In un insediamento preistorico hanno contato esattamente 101 pozzi. Un simile addensamento è unico nell'Europa Centrale.
"È un vero mistero" - ha riferito a PAP Magdalena Piotrowska dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz University a Poznań, che ha ricevuto un finanziamento dal Centro Nazionale della Scienza per la risoluzione dell'enigma. "L'insediamento era collocato molto opportunamente vicino a sorgenti d'acqua, incluso il fiume Warta che scorre nelle vicinanze" - ha aggiunto. Ha riferito che in anni recenti il numero di pozzi scoperti presso siti archeologici è molto aumentato, il che è da associarsi a una ricerca su larga scala e a operazioni di recupero. Ad ogni modo, uno studio che ordini e aggiorni la conoscenza sui pozzi non è stato ancora pubblicato. Come parte del finanziamento dal Centro Nazionale della Scienza, la ricercatrice guarderà al problema in maniera esaustiva, ma concentrandosi principalmente sull'esempio di Kwiatków.
Kwiatków è situato nella valle del Warta, nella Valle Kolska, attraverso la quale, secondo alcuni ricercatori, poteva condurre una delle varianti della "via dell'ambra". Si trattava di una presunta via mercantile che collegava l'Impero Romano al Barbaricum - termine col quale i Romani chiamavano le terre al di là dei loro confini. Gli Archeologi sono stati in grado di identificare gli abitanti del villaggio; in termini tassonomici (sula base di manufatti specifici e costumi relativi alla sepoltura) la comunità si definisce come relativa alla cultura Przeworsk. Secondo alcuni ricercatori, i suoi rappresentanti dovrebbero essere identificati coi Germani.
Scavi a Kwiatków. Foto di E. Schellner
Scavi a Kwiatków. Foto di E. Schellner

"Un numero di oggetti dedicati senza precedenti, e si tratta di una categoria di ritrovamenti unica - in aggiunta a numerosi frammenti di ceramiche - che comprendono monete, gettoni, frammenti di oggetti esclusivi in terra sigillata e numerose decorazioni nella forma di fermagli, mostrano che quello localizzato a  Kwiatków era un vasto e ricco insediamento che operò per diversi secoli" - ha affermato la dott.ssa Piotrowska.
Gli Archeologi credono che i pozzi siano fonti di conoscenza molto preziose per quanto riguarda le antiche popolazioni. I rivestimenti preservati dei pozzi permetteranno di ottenere datazioni degli alberi abbattuti, che a loro volta permetteranno di determinare il periodo di operatività dell'intero insediamento. Queste analisi sono ancora di là da venire per i ricercatori. "A causa dell'assenza di siti simili in Polonia avremo bisogno di confrontarlo con le fonti dal Barbaricum Centrale" - ha aggiunto la dott.ssa Piotrowska. La ricercatrice non limiterà il suo progetto all'analisi dei pozzi e del loro interno - per comprendere pienamente le loro funzioni proverà a ricostruire il funzionamento dell'insediamento e il suo carattere.
Non è chiaro per quanto ciascuno dei pozzi sia stato in uso. Ma gli scienziati hanno notato che i pozzi sono stati creati utilizzando vari metodi; questo potrebbe indicare diverse tempistiche di costruzione, o diverse funzioni. Ci sono molte domande simili. In molti pozzi gli archeologi hanno ritrovato macine e resti animali.
"Crediamo che queste pratiche possano essere associate con la +chiusura+ simbolica di queste strutture una volta cessato il funzionamento. Ulteriori analisi dei reperti ritrovati nei pozzi potrà rivelare di più sulle credenze degli abitanti del villaggio" - ha aggiunto la ricercatrice.
È sua opinione che sia possibile che alcuni degli oggetti identificati come pozzi a Kwiatków, in realtà non siano affatto pozzi. "Sembra che l'analisi geochimica contribuirà a rispondere alla domanda: se, nel caso degli oggetti dal sito presso Kwiatków, l'acqua dai pozzi fosse sicura da bere, o utilizzata solo per scopi +industriali+" - ha aggiunto. Questo è un altro indizio da investigare per gli scienziati. I risultati preliminari indicano che i pozzi erano necessari per le attività estensive di produzione. All'interno dell'insediamento, gli archeologi hanno ritrovato numerosi reperti associati alla tessitura - fino a 160 fusi, molti pesi e strumenti in legno che assomigliano a remi - l'ultima categoria di oggetti non è comune nell'archeologia polacca.
"Lo scopo economico dei pozzi potrebbe, ma non deve necessariamente essere associato alla tessitura" - ha affermato prudentemente la dott.ssa Piotrowska. Ha anche attirato l'attenzione sul fatto che l'acqua potrebbe aver avuto proprietà speciali a causa della presenza di una foresta fossile al di sotto dell'insediamento. Questo è un altro argomento delle analisi peritali in corso.
È già noto che alcuni dei pozzi scoperti erano collocati nei pressi di piccoli edifici costruiti con pali e lievemente incassati, che si crede fossero laboratori, il che potrebbe indicare la loro associazione con una produzione specializzata.
La dott.ssa Piotrowska ha enfatizzato l'eccellente stato di conservazione dei rivestimenti dei pozzi che permetteranno lo studio delle abilità nella carpenteria da parte degli abitanti dell'insediamento, analizzeranno le modalità della progettazione e delle preferenze nella selezione delle materie prime. "Finora, nessun sito presenta così tante soluzioni di progettazione diverse come Kwiatków" - ha notato.
Gli Scienziati programmano di ricostruire l'ambiente dell'insediamento in dettaglio - effettueranno pure analisi palinologiche (dei pollini), analisi della carbonella (per determinare la specie degli alberi). Guarderanno pure ai resti di semi ritrovati nei pozzi. L'età dei pozzi sarà determinata dalla datazione dell'isotopo del carbonio C14 e da analisi dendrocronologiche. Gli Archeozoologi, a loro volta, determineranno le specie animali sulla base delle ossa.
L'antico insediamento a Kwiatków è stato scoperto nel 1996. Gli scavi cominciarono nel 2012 e sono proseguiti per alcuni anni, perché il luogo era minacciato dall'espansione programmata della vicina miniera di carbone a cielo aperto.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Polonia: microstorie di oltre 4000 anni fa da Bruszczewo

30 Dicembre 2015

Microstorie di oltre 4000 anni fa

Resti di strutture lignee bruciate. Foto di Mateusz Cwaliński
Resti di strutture lignee bruciate. Foto di Mateusz Cwaliński
Recenti studi dell'insediamento fortificato dell'Età del Bronzo a Bruszczewo (Grande Polonia) permetteranno una comprensione molto dettagliata dell vita quotidiana dei suoi abitanti.
Tutto questo sarà dovuto ai numerosi campioni organici raccolti per la datazione al radiocarbonio. Questa è la modalità più comune per determinare l'età dei ritrovamenti scoperti dagli archeologi. Ad ogni modo, più antica la posizione rilevata, meno accurate saranno le datazioni stimate - col tempo, la possibilità di stimare precisamente l'età viene ridotta.
"Utilizzeremo statistiche bayesiane, che tengono conto di diverse variabili riferite al tempo. Otterremo un'immagine piena e molto dettagliata di ogni parte dell'insediamento dopo l'abbinamento dei dati che vengono dalle analisi di stratigrafia, contesto, tipologia dei ritrovamenti e datazioni C14" - ha spiegato il prof. Janusz Czebreszuk, a capo della ricerca a Bruszczewo per l'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań.
Oggi gli archeologi sanno che l'insediamento fortificato fu fondato da rappresentanti di comunità della cultura Unetice poco dopo il 2000 a. C. e che operarono per circa 350-400 anni. Le statistiche bayesiane permetteranno di guardare alle microstorie all'interno dell'insediamento, non solo alla cornice cronologica e alla determinazione dell'esistenza dell'insediamento "dal / al". Finora, gli scienziati hanno ottenuto circa 100 risultati di datazioni al C14, ma grazie al programma Beethoven in corso, e implementato dall'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań insieme a partner tedeschi, ne otterranno almeno 100 in più, il che costituirà un buon complemento.
Gli scavi presso Bruszczewo cominciarono negli anni sessanta, quando gli archeologi dal Museo Archeologico di Poznan lavorarono nell'area. Entrarono in una fase interdisciplinare e internazionale nei tardi anni novanta, quando cominciò un progetto di ricerca ad ampio raggio dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz e dell'Università di Kiel.
"Quello che scaviamo è importante per l'analisi degli esordi dell'Età del Bronzo in Europa" - afferma il prof. Czebreszuk.
Profilo del fossato. Foto di Mateusz Cwaliński
Profilo del fossato. Foto di Mateusz Cwaliński

L'insediamento ovale occupava un'area di 1,5 ettari e misurava approssimativamente 120m di diametro. Aveva al massimo 100 residenti. Era protetto da un profondo fossato e almeno due linee di palizzate in legno. Le fortificazioni erano l'obiettivo di quest'anno di scavi.
"Abbiamo trovato segni di bruciature che chiaramente indicano che le fortificazioni furono distrutte dal fuoco diverse volte durante l'esistenza dell'insediamento. A questo punto non possiamo dire se il fuoco contribuì all'abbandono dell'insediamento" - ha affermato il prof. Czebreszuk. C'erano anche numerose tracce di riparazioni e alterazioni nell'arco dei secoli. In aggiunta, l'analisi ambientale effettuata negli anni precedenti mostra chiaramente che la regione attorno a Bruszczewo, attorno al 1500 a. C., fu pesantemente sfruttata in termini ecologici. Secondo i ricercatori, la fine dell'insediamento potrebbe essere associata con un disastro ambientale locale. Indizio aggiuntivo è la scoperta di dozzine di punte di freccia in selce in vari luoghi dell'insediamento - più che in tutti gli altri insediamenti della Cultura Unetice combinati. Forse un disastro ecologico coincise con un'invasione - suggeriscono gli scienziati.
Tra gli ultimi ritrovamenti degli archeologi ci sono anche sensazionali scoperte riguardanti laboratori in bronzo esistenti all'interno dell'insediamento. L'analisi di tutti gli oggetti fatti di metallo permette di dire che i metallurghi lavorarono qui continuativamente per centinaia di anni. "È difficile determinare se fosse un commercio familiare, o se un maestro addestrasse apprendisti in questo commercio, ma una conoscenza continua, passata di generazione in generazione è certa - prodotti finiti non arrivavano qui dall'esterno" - ha spiegato l'archeologo. Nuova è pure la scoperta di tracce della lavorazione dell'oro sugli strumenti litici.
Bruszczewo è stata inserita nel registro dei monumenti dal conservatore della Grande Polonia. Ad ogni modo, a causa del lavoro agricolo intensivo, il sito preistorico è minacciato dalla distruzione. Ad oggi, gli archeologi hanno esaminato circa il 20% della superficie dell'insediamento. Fortunatamente, è anche parzialmente nella torba, che preserva efficacemente monumenti e strutture, come nel caso del famoso Biskupin lusaziano.
"Mantenere le proporzioni dell'acqua all'interno dell'insediamento è cruciale. Sfortunatamente, l'area è costantemente prosciugata e adattata a una coltivazione più intensiva, che potrebbe mettere a rischio il mantenimento dei monumenti. È importante che i resti dell'insediamento sopravvivano per le future generazioni di ricercatori" - così crede il prof. Czebreszuk, che ha il supporto del governo locale riguardo ciò.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 

I geni dei nostri antenati dall'Età del Bronzo, senza segreti

19 Giugno 2015

Ricostruzione di un abitante dell'area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda
Ricostruzione di un abitante dell'area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda

Studi genetici su scala senza precedenti sono stati condotti sui resti di oltre cento persone che vissero in Eurasia 3-5 mila anni fa. Trasformazioni, che ebbero luogo durante quel periodo, condussero infine alla creazione dell'attuale "panorama genetico" dell'Eurasia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati lo scorso mercoledì nella prestigiosa rivista "Nature". Gli scienziati polacchi sono stati impegnati nello studio.
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