19 Giugno 2015

Ricostruzione di un abitante dell'area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda
Ricostruzione di un abitante dell’area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda

Studi genetici su scala senza precedenti sono stati condotti sui resti di oltre cento persone che vissero in Eurasia 3-5 mila anni fa. Trasformazioni, che ebbero luogo durante quel periodo, condussero infine alla creazione dell’attuale “panorama genetico” dell’Eurasia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati lo scorso mercoledì nella prestigiosa rivista “Nature”. Gli scienziati polacchi sono stati impegnati nello studio.

“I nostri colleghi dal centro per la GeoGenetica all’Università di Copenaghen (Danimarca) hanno sequenziato con successo i genomi di 101 individui dal tardo Neolitico, dall’Età del Bronzo e del Ferro. I risultati sono notevoli quando ci si rende conto che la loro fonte sono i resti delle persone di migliaia di anni fa, le cui ossa, ma pure il DNA, sono spesso molto malamente danneggiati”- ha commentato per PAP uno dei co-autori dello studio, il dott. Mirosław Furmanek dall’Istituto di Archeologia dell’Università di Wroclaw. Un altro co-autore, il dott. Paweł Dąbrowski dall’Università Medica di Wroclaw, ha spiegato a PAP che lo studio mostra non solo lo sfondo di cambiamenti genetici, fenotipici, ma anche i cambiamenti culturali nelle antiche popolazioni che vivevano nei bassipiani polacchi e ungheresi, nelle steppe dell’Ucraina e fino a quelle Pontico-Caspiche, al Caucaso e all’Altai.
Il dott. Furmanek ammise che gli scienziati erano sorpresi, ad esempio, dallo scarso manifestarsi del gene responsabile per la tolleranza al lattosio nei genomi studiati. È risultato che nell’Età del Bronzo solo il dieci per cento degli Europei consumava latte. La ricerca ha anche mostrato come apparivano le persone che vivevano in Eurasia durante l’Età del Bronzo. La pigmentazione scura dell’iride (vicina al colore pallido del Mesolitico) e la carnagione chiara cominciarono ad apparire nelle popolazioni. Durante questi cinquemila anni, comunque, l’apparenza delle popolazioni non è cambiata in modo significativo. “Molto probabilmente, non saremmo in grado di distinguere tra tali rappresentanti di una popolazione dell’Età del Bronzo e altri contemporanei Europei” – ha spiegato il dott. Furmanek.
“Ad ogni modo, se fossero delle bellezze dai capelli chiari, occhi azzurri con un fisico prorompente, o una brunetta alta e dalla carnagione scura – entrambe con anelli temporali e braccialetti fatti di bronzo, queste signore attirerebbero sicuramente l’attenzione” – ha scherzato il dott. Dąbrowski.
Il dott. Paweł Dąbrowski ha anche affermato: “Le prime popolazioni del Mesolitico (che portavano ancora un >>ampio germoglio<< (NdT: Large Shot in Inglese) del genoma neanderthaliano) erano meno cagionevoli di salute e in media di alcuni centimetri più alte degli agricoltori e degli artigiani dell’Età del Bronzo. I loro scheletri spesso mostrano segni di malnutrizione e anemia”. Ha spiegato che questa era associata al cambiamento dello stile di vita. Ha ammesso, comunque, che ad esempio le carie erano meno comuni di quanto non siano oggi nella popolazione europea.
Pawel Dabrowski ha spiegato che i cambiamenti che risultarono nella popolazione possono essere studiati a livello macroscopico – per esempio tracciando i tratti scheletrici (dimorfismo sessuale, gli effetti dello stress muscolare), cambiamenti in altezza, parametri del cranio, la natura del danno allo smalto, gli effetti della mancanza di igiene dentaria, ecc. e a livello molecolare – valutando il polimorfismo delle sequenze brevi di nucleotide nel materiale nucleare e mitocondriale.
Teschio dal tempo della cultura di Yamma, dalla regione di Samara, pittato con ocra rossa. Foto di Natalia Shishlina.
Teschio dal tempo della cultura di Yamma, dalla regione di Samara, pittato con ocra rossa. Foto di Natalia Shishlina.

“Sulla base di precedenti studi genetici, sappiamo che tre grandi migrazioni ebbero un’influenza decisiva sulla formazione della struttura genetica dell’Europa moderna” – ha descritto Mirosław Furmanek. Ha spiegato che la prima migrazione fu associata a comunità di cacciatori raccoglitori che apparvero nella nostra area 45-36 migliaia di anni fa circa, la seconda era collegata alle comunità dei primi agricoltori che apparvero qui 8-7 migliaia di anni fa. Relativamente poco è noto sulla terza delle grandi migrazioni . “Lo studio riguarda precisamente questa migrazione e mostra che fu collegata all’emergere dei gruppi di popolazione della steppa della cultura Yamma. Cambiò completamente l’immagine dell’Europa Centrale. Con questa popolazione arrivarono nuovi schemi culturali, sociali ed economici. Questi dati possono anche indicare che la diffusione di questa popolazione causò il processo di Indo-Europeizzazione, vale a dire l’emergere dei linguaggi Indoeuropei, ma anche nuovi modi di vivere e percepire il mondo, associati con un nuovo sistema di miti” – ha spiegato il ricercatore.
Sommando l’importanza di questi studi, il dott. Dąbrowski nota: “Quando guidi attraverso le strade della città, una strada di campagna o un’autostrada, è bene conoscere che la ruota, la slitta, la bardatura, la sella – furono invenzioni a livello di Premio Nobel dell’Età del Bronzo. La ricchezza di plastiche, metalli che utilizziamo oggi non sorprende nessuno. Ma nell’Età del Bronzo, gli strumenti, le armi e gli ornamenti erano definiti dall’abilità di ottenere leghe di rame e stagno. Oggi, formaggi, creme, gelati e persino cappuccini sono facilmente disponibili nei negozi. Ma solo poche migliaia di anni fa nell’area dell’attuale Bassa Slesia, il consumo di latte non umano non era così ovvio a causa della bassa presenza della mutazione del gene responsabile per l’espressione di informazione sulla lattasi (enzima che permette di consumare latte di mucca o capra). Senza rendercene conto, portiamo un’eredità di quell’era. È importante ricordare da dove veniamo e chi costruì l’identità dell’Eurasia”.
Nel progetto di ricerca internazionale, i polacchi hanno fornito, tra le altre cose, materiali ossei con le loro analisi iniziali e valutazione cronologica. Hanno anche preso parte al lavoro sull’interpretazione dei risultati di ricerca. I materiali dalla Polonia furono associati con i siti della cultura di Únětice in Slesia e Grande Polonia (Wielkopolska).
La pubblicazione si basa sui dati ottenuti dai genomi, ricreati sulla base dei resti umani da siti archeologici, tra gli altri, a Chociwel, Przecławice, Wojkowice, Szczepankowice (tomba principesca), Łęki Małe (tomba principesca) e Obłaczkowo (tomba della cultura della Ceramica Cordata).

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, di Ludwika Tomala. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.