La storia genetica della popolazione dell’Umbria

La storia genetica della popolazione dell’Umbria, studio dei ricercatori degli Atenei di Perugia, Pavia e Firenze

Un nuovo articolo dal titolo “The mitogenome portrait of Umbria in Central Italy as depicted by contemporary inhabitants and pre-Roman remains” e pubblicato dall’autorevole rivista internazionale “Scientific Reports” ricostruisce per la prima volta la storia genetica della popolazione dell’Umbria. Dall’analisi del DNA di campioni antichi e moderni, i ricercatori delle Università di Perugia, Pavia e Firenze hanno evidenziato molteplici input genetici da parte di diverse popolazioni che nel tempo hanno plasmato il pool genico mitocondriale degli antichi Umbri, compresi flussi genici con l'Europa centrale.

genetica Umbria Umbri DNA antico genoma mitocondriale
Origine dei campioni Umbri analizzati e distribuzione delle principali linee genetiche mitocondriali identificate nei campioni antichi e moderni

Recenti studi di genetica di popolazione hanno evidenziato una straordinaria complessità del patrimonio genetico degli Italiani, molto maggiore di quella che si osserva nel resto d’Europa. In questo contesto i ricercatori hanno voluto affrontare uno studio a livello micro-geografico focalizzando l’attenzione, per la prima volta, sull’Umbria. Situata nel cuore dell’Italia, questa regione ha rappresentato fin dalla preistoria un punto nodale della comunicazione tra il mar Tirreno e il mare Adriatico. Seppur annoveri una delle più antiche popolazioni italiche di cui si abbia traccia, con una identità culturale forte e ben definita, quello degli Umbri rimane ancora un popolo sottovalutato, soprattutto se confrontato con i “vicini” Etruschi e Piceni.

Professori Hovirag Lancioni e Alessandro Achilli

La ricerca è frutto di una collaborazione tra gruppi di ricercatori, coordinati dai Professori Alessandro Achilli (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “L. Spallanzani”, Università di Pavia) e Hovirag Lancioni (Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie, Università degli Studi di Perugia), a cui hanno contribuito anche genetisti dell’Università di Firenze, di Porto (Portogallo) e i genetisti forensi di Innsbruck (Austria). A sottolineare l’aspetto multidisciplinare della ricerca, va menzionato il prezioso apporto (sia in termini di materiale da analizzare che di conoscenze storiche) di esperti archeologi, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria e il contributo degli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale Foligno 5 (Perugia) e di tutti i volontari che hanno partecipato alla ricerca.

genetica Umbria Umbri DNA antico genoma mitocondriale
Alcuni reperti ossei rinvenuti nella necropoli di Plestia, Colfiorito, utilizzati per l’analisi del DNA antico

La Prof. Hovirag Lancioni sottolinea come “grazie all’Archeogenetica, una nuova disciplina che associa dati genetici a studi storici e preistorici, i ricercatori hanno messo a confronto i dati genetici di 545 volontari Umbri con quelli ottenuti da 19 reperti ossei umani rinvenuti nella necropoli pre-Romana di Plestia, Colfiorito, risalenti tra il IX e III secolo a. C.” La Dott.ssa Alessandra Modi aggiunge che “dall’analisi diacronica della variazione di sequenza di interi genomi mitocondriali è emerso il quadro genetico della popolazione umbra, come risultato di una lunga e complessa storia di migrazioni e mescolamenti favoriti dalla posizione geografica al centro della penisola Italiana.”

Dottori Irene Cardinali e Marco Rosario Capodiferro

La Dott.ssa Irene Cardinali riassume che i risultati ottenuti indicano che “alcune varianti mitocondriali sono state introdotte nella regione dagli antenati degli Umbri antichi e mantenute fino ai tempi nostri nelle aree più orientali, probabilmente per il loro isolamento geografico. Questi antenati ebbero origine da diverse popolazioni che in tempi diversi raggiunsero l'Umbria a partire dai primi agricoltori neolitici che si diffusero attraverso il Mediterraneo.” Inoltre, precisa il Dott. Marco Rosario Capodiferro, “le successive connessioni risalenti all’età del Bronzo e periodi medievali con gli europei centro-orientali, probabilmente includendo anche alcuni gruppi di nomadi (Yamnaya) dalle steppe pontico-caspiche sono a sostegno dell'ipotesi di un input genetico da nord-est fin da tempi antichi, come confermato anche dall'origine indoeuropea della lingua degli antichi Umbri”.

Conclude il Prof. Alessandro Achilli, dicendo che “il lavoro dimostra ancora una volta come il genoma mitocondriale sia uno strumento indispensabile per analizzare tracce genetiche e riscoprire eventi storici e preistorici che rimarrebbero altrimenti sconosciuti. In particolare, questi risultati genetici rappresentano un primo passo verso la ricostruzione della storia genetica della popolazione dell’Umbria e dei complessi rapporti di interscambio con le popolazioni confinanti (come gli Etruschi e i Piceni prima, e i Romani poi), ma anche con quelle più lontane. Più in generale questo approccio multidisciplinare basato su dati archeologici, storici e genetici rappresenta uno strumento indispensabile per la conoscenza del nostro patrimonio storico-culturale e quindi per la valorizzazione del nostro territorio.”

Alcuni tra gli autori principali delle Università di Perugia e Pavia coinvolti nel lavoro, da sinistra: Hovirag Lancioni, Irene Cardinali, Marco Rosario Capodiferro, Alessandro Achilli

“The mitogenome portrait of Umbria in Central Italy as depicted by contemporary inhabitants and pre-Roman remains”, di Alessandra Modi#, Hovirag Lancioni#, Irene Cardinali#, Marco R. Capodiferro#, Nicola Rambaldi Migliore, Abir Hussein, Christina Strobl, Martin Bodner, Lisa Schnaller, Catarina Xavier, Ermanno Rizzi, Laura Bonomi Ponzi, Stefania Vai, Alessandro Raveane, Bruno Cavadas, Ornella Semino, Antonio Torroni, Anna Olivieri, Martina Lari, Luisa Pereira, Walther Parson, David Caramelli, Alessandro Achilli è pubblicato sulla rivista Scientific Reports 10:10700. doi.org/10.1038/s41598-020-67445-0 www.nature.com/scientificreportsEqual contribution

 

Testo e foto sullo studio della storia genetica della popolazione dell'Umbria dall'Ufficio Stampa dell'Università degli Studi di Perugia


Un nuovo studio sull'antica origine dei racconti popolari

19 - 20 Gennaio 2016
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È noto che fiabe e racconti popolari contengano elementi vecchi di migliaia di anni, o anche tramandati di generazione in generazione da una remota e indefinita antichità. L'opinione che determinati racconti popolari abbiano migliaia di anni fu sostenuta ad esempio dai fratelli Grimm già due secoli fa, ma c'è chi ha invece pensato che molte fossero solo delle invenzioni recenti.
Con un nuovo studio si è tentato ora di datare le origini delle storie, grazie ai legami statistici tra un insieme di racconti popolari (si tratta delle storie di magia dall'Indice Aarne-Thompson-Uther) e lingue dell'Eurasia. Queste storie sarebbero in realtà di molto più antiche delle prime testimonianze letterarie.
Ne è risultato che il Fabbro e del Diavolo risalirebbe all'Età del Bronzo, e per le autrici dello studio si tratterebbe di un racconto proto-indoeuropeo. La Bella e la Bestia e Raperonzolo sono invece due storie che, per quanto pervenuteci tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo d. C., sarebbero significativamente più antiche persino degli antecedenti Greci e Romani proposti. Sarebbero infatti da ricondurre all'emergere delle principali sotto-famiglie indoeuropee occidentali e forse persino all'ultimo antenato comune delle lingue indoeuropee occidentali.
Si ricorda che i metodi filogenetici furono prima sviluppati in biologia e poi applicati pure ad altri campi, come le relazioni tra le storie delle popolazioni e altri elementi culturali (ad esempio, le lingue).
[Dall'Abstract:] Le espansioni e le dispersioni delle antiche popolazioni spesso hanno lasciato segni duraturi nelle tradizioni culturali dei loro discendenti, così come nei geni e nelle lingue. Le registrazioni del folklore internazionale sono state a lungo considerate un contesto ricco da esplorare per la ricerca di queste eredità. Ad oggi, le investigazioni in questo campo sono state complicate dalla mancanza di dati storici e dall'impatto di più recenti ondate di diffusione. Nello studio si introducono nuovi metodi per affrontare questi problemi, applicando metodi filogenetici comparativi e modellamento autologistico, al fine di analizzare le relazioni tra racconti popolari, storie delle popolazioni e distanze geografiche nelle società di lingua indoeuropea. Si sono trovate forti correlazioni tra le distribuzioni di diversi racconti popolari e associazioni filogenetiche (ma non spaziali) tra le popolazioni, che sono coerenti coi processi verticali di eredità culturale. Inoltre, si dimostra che queste tradizioni orali probabilmente si originarono molto prima dell'emergere delle registrazioni letterarie, e si trovano prove del fatto che un racconto (‘Il Fabbro e il Diavolo’, in Inglese ‘The Smith and the Devil’) può essere seguito fino all'Età del Bronzo. A un livello più ampio, i generi di storie raccontate nelle società ancestrali possono fornire importanti conoscenze circa sulla loro cultura, fornendo nuove prospettive sulle ricostruzioni linguistiche, genetiche e archeologiche della preistoria umana.
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Quarto ramo della stirpe europea dai cacciatori raccoglitori isolati nell'Era Glaciale

16 Novembre 2015

‘Quarto ramo’ della stirpe europea ebbe origine dai cacciatori raccoglitori isolati dall'Era Glaciale

Popolazioni di cacciatori raccoglitori superarono l'Era Glaciale in apparente isolamento per millenni nella regione montagnosa del Caucaso, mescolandosi in seguito con altre popolazioni ancestrali, dalle quali emerse la cultura Yamnaya che avrebbe portato questo lignaggio di cacciatori raccoglitori nell'Europa Occidentale.

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Il primo sequenziamento di antichi genomi estratti da resti umani datati al Tardo Paleolitico Superiore per un periodo di 13.000 anni ha rivelato un “quarto ramo” dell'antica stirpe europea, precedentemente non noto.
Questo nuovo lignaggio deriva da popolazioni di cacciatori raccoglitori che si divisero dai cacciatori raccoglitori occidentali, subito dopo l'espansione ‘fuori dall'Africa’ che avvenne 45.000 anni fa circa, e andarono ad insediarsi nella regione del Caucaso, dove la Russia meridionale incontra oggi la Georgia.
Qui questi cacciatori raccoglitori fondamentalmente rimasero per millenni, diventando sempre più isolati col culminare dell'Era Glaciale nell'ultimo  ‘Massimo Glaciale’ 25.000 anni fa circa: lo superarono nel relativo rifugio sulle montagne del Caucaso, fino a quando il disgelo permise il movimento e li portò in contatto con altre popolazioni, probabilmente provenienti dalle aree ulteriormente ad Est.
Questo condusse a un mescolamento genetico che produsse la cultura Yamnaya: allevatori della steppa portati dal cavallo, che dilagarono nell'Europa Occidentale attorno a 5.000 anni fa, presumibilmente annunciando l'inizio dell'Età del Bronzo e portando con loro la metallurgia e le capacità di allevamento, insieme al ramo di DNA ancestrale di cacciatori raccoglitori del Caucaso – ora presente in quasi tutte le popolazioni del continente europeo.
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Iconicità nelle lingue Indoeuropee (Inglese e Spagnolo)

9 Settembre 2015
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Perché chiamiamo il cane così, e non in altro modo, ad esempio gatto? Si tratta di un fatto casuale o arbitrario, o è determinato dall'iconicità, e cioè dalla somiglianza tra struttura della parola e significato?
Molte lingue non Indoeuropee presentano considerevoli classi di parole iconiche note come ideofoni. In confronto quelle Indoeuropee sembrerebbero arbitrarie nella scelta, al di là di un piccolo gruppo di parole onomatopeiche. Una ricerca ha effettuato tre esperimenti per valutare l'iconicità di 600 parole circa, in Inglese e Spagnolo. Ne è risultato che l'iconicità delle parole nei due linguaggi variava in modo significativo a seconda della categoria lessicale. Gli aggettivi sarebbero perciò più iconici dei nomi e delle parole funzione. I verbi inglesi erano relativamente iconici in confronto a quelli spagnoli. Le due lingue esibivano inoltre la tendenza per cui le parole acquisite in epoca più antica erano più iconiche.
In conclusione, anche le lingue che apparentemente non sarebbero "iconiche", come quelle indoeuropee, manifesterebbero invece questa qualità. Leggere di più


I geni dei nostri antenati dall'Età del Bronzo, senza segreti

19 Giugno 2015

Ricostruzione di un abitante dell'area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda
Ricostruzione di un abitante dell'area delle Steppe del Ponto di circa 5000-4800 anni fa. Fonte: Alexey Nechvaloda

Studi genetici su scala senza precedenti sono stati condotti sui resti di oltre cento persone che vissero in Eurasia 3-5 mila anni fa. Trasformazioni, che ebbero luogo durante quel periodo, condussero infine alla creazione dell'attuale "panorama genetico" dell'Eurasia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati lo scorso mercoledì nella prestigiosa rivista "Nature". Gli scienziati polacchi sono stati impegnati nello studio.
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La nascita della moderna Eurasia

10 - 11 Giugno 2015
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L'Età del Bronzo fu in Eurasia un'epoca di grandi rivolgimenti. Si discute però se questi abbiano avuto natura culturale o se siano stati determinati da migrazioni. Le culture agricole del Neolitico furono soppiantate da nuove concezioni della persona, della famiglia e della proprietà.  In un nuovo studio pubblicato su Nature, che ha considerato campioni dagli Urali alla Scandinavia, partendo dal 3000 a. C., si offre una spiegazione su base genetica. Lo studio sarebbe anche il primo effettuato su larga scala per del genoma antico.
L'Età del Bronzo sarebbe stata un'epoca di grandi migrazioni su vasta scala, responsabile di parti principali dell'attuale demografia di Europa ed Asia. L'analisi sarebbe coerente con una diffusione delle lingue Indoeuropee durante gli inizi dell'Età del Bronzo, ma le popolazioni con la pelle chiara sarebbero state allora già molto frequenti, mentre la tolleranza al lattosio sarebbe da riferire a un'epoca ben più recente rispetto a quanto ritenuto. Le attuali popolazioni dell'Eurasia sarebbero perciò molto più vicine a quelle dell'Età del Bronzo di quanto non lo fossero quelle lì residenti in epoche precedenti.
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Una massiccia migrazione dalle steppe orientali alla base degli Indoeuropei

10 - 12 Febbraio 2015
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Una massiccia migrazione dalle steppe orientali, verificatasi 4.500 anni fa, sarebbe stata all'origine dei linguaggi oggi parlati in Europa, e avrebbe portato anche tecnologie come la ruota.
[Dall'Abstract:] A queste conclusioni sarebbe giunto una ricerca che, partendo dal DNA di 69 individui vissuti tra gli 8 mila e i 3 mila anni fa, ha esaminato le traiettorie compiute dalle popolazioni negli spostamenti. Le popolazioni occidentali e orientali avrebbero seguito traiettorie opposte tra gli 8 mila e i 5 mila anni fa.
Tra gli 8 mila e i 7 mila anni fa, gruppi strettamente correlati di contadini apparvero in Germania, Ungheria e Spagna, e diversi da quelli dei cacciatori raccoglitori, mentre in Russia vi erano cacciatori raccoglitori simili a quelli di un tipo di 24 mila anni fa. Tra i 6 mila e i 5 mila anni fa, ci fu in Europa una rinascita dei cacciatori raccoglitori, a partire da una discendenza proveniente dal Vicino Oriente. Europa Occidentale ed Orientale vennero in contatto attorno ai 4.500 anni fa, quando i 3/4 degli individui della tarda cultura della ceramica cordata in Germania potevano tracciare la propria discendenza dagli Yamnaya, documentando quindi una massiccia migrazione dalla periferia orientale. Questa stirpe della steppa persistette in tutti i campioni dall'Europa centrale fino a 3 mila anni fa, ed è ancora oggi onnipresente nei moderni Europei.
Questa analisi fornirebbe dunque prova alle tesi di un'origine nella steppa per almeno alcuni dei linguaggi Indoeuropei d'Europa.
Lo studio "Massive migration from the steppe is a source for Indo-European languages in Europe", di , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , è attualmente disponibile in prestampa su bioRxiv.
Link: bioRxiv; Nature.com
Ceramica cordata dal Museum für Vor- und Frühgeschichte di Berlino, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, di e caricata da Einsamer Schütze
 


Nelle steppe pontico-caspiche l'origine degli Indoeuropei?

1 - 2 Febbraio 2015
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Un nuovo studio, ad opera di David W. Anthony e Don Ringe, ribadisce con forza l'origine degli Indoeuropei nelle steppe pontico-caspiche.
[Dall'abstract] Le prove archeologiche e linguistiche sarebbero tali e convergenti, in favore di una origine degli Indoeuropei nelle steppe pontico-caspiche, da collocarsi 4 mila anni fa circa. Le prove sarebbero così forti per cui bisognerebbe riesaminare gli argomenti in favore delle altre ipotesi.
Lo studio "The Indo-European Homeland from Linguistic and Archaeological Perspectives", di David W. Anthony and Don Ringe, è stato pubblicato su Annual Review of Linguistics.
Nel suo blog, Dienekes Pontikos ha però criticato per esteso le prove addotte dai due studiosi, non ritenendole così convincenti, pur continuando a ritenere la tesi rispettabile e popolare, ma non al punto da escludere le altre.
Link: Annual Review of Linguistics; Dienekes' Anthropology Blog
La steppa si estende approssimativamente dal Dniepr all'Ural (o dal 30° al 55° est di longitudine), e dal Mar Nero e il Caucaso nel sud, alla foresta temperata e taiga a nord, o dal 45° al 55° nord di latitudine. Da WikipediaCC BY-SA 3.0, di e caricata da Dbachmann.