Flavia Venditti riciclo Paleolitico

Il riciclo ai tempi del Paleolitico. Il Tübingen Prize conferito a Flavia Venditti

In un momento in cui i concetti stessi di “sostenibilità”, “riciclo” e “riutilizzo” sono quanto mai attuali e visti come possibili soluzioni ai danni galoppanti recati dall’uomo al pianeta, ecco che una ricerca può aiutarci a comprendere come certi buoni esempi in questo senso, possono derivarci non dai nostri nonni, ma da progenitori ancora più antichi. Parliamo dei nostri antenati del Paleolitico.

Già 400.000 anni fa, infatti, comunità di cacciatori-raccoglitori riciclavano strumenti in pietra non più utilizzati, per ricavarne schegge più piccole da impiegare in altre attività. È quanto riporta la ricerca di Flavia Venditti che le è valso il Tübingen Prize, conferitole il 6 febbraio scorso.

Lo studio è intitolato “The recycling phenomenon during the Lower Paleolithic: the case study of Qesem Cave (Israel)” ed è il frutto degli esperimenti condotti dalla dottoressa all’interno del Laboratory of Technological and Functional Analyses of Prehistoric Artefacts del Dipartimento di Scienze delle Antichità della Sapienza di Roma. Tutor del dottorato di ricerca e insieme, direttrice del laboratorio è la professoressa Cristina Lemorini.

Le prove microscopiche e chimiche eseguite sugli artefatti del sito di Qesem hanno evidenziato tracce riconducibili a diverse fasi dei processi di lavorazione di piante, tuberi e carcasse animali: dalla macellazione, alla manipolazione di ossa e pelli. Da grandi strumenti in pietra quindi, gli abitanti del sito recuperavano poi schegge più piccole, più affilate, destinate ad impieghi diversificati e specifici.

Lo studio inoltre evidenzia come la distribuzione degli oggetti nella grotta provi una organizzazione degli spazi in funzione delle diverse attività condotte al suo interno.

Il risultato ultimo è la consapevolezza di come alcuni tra i nostri più antichi progenitori si impegnassero profondamente in azioni mirate al riutilizzo delle risorse a loro disposizione. Se tale prova apre la porta a nuovi studi in materia da un lato, dall’altro ci fa riflettere su come un uso circolare e responsabile di quanto offra il pianeta, possa esserci suggerito da chi, quello stesso pianeta, lo ha abitato centinaia di migliaia di anni fa.

Flavia Venditti riciclo Paleolitico
Flavia Venditti. Per la foto si ringrazia l'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Anche tartarughe nella dieta degli ominidi della Grotta di Qesem

1 Febbraio 2016
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A partire da 400 mila anni fa circa, l'alimentazione degli ominidi cacciatori raccoglitori della Grotta di Qesem (nei pressi di Tel Aviv) comprendeva pure le tartarughe, che erano consumate regolarmente.
I segni ritrovati sui gusci di questi animali, lì ritrovati, dimostrano infatti le sequenze di una lavorazione. Questa partiva dal romperne la corazza con un martello: l'animale era talvolta macellato e cucinato nel suo stesso guscio. La scoperta aggiunge un'ulteriore dimensione, culturale e culinaria, per questi ominidi.
Le tartarughe costituivano qui un supplemento alla dieta, oggetto di uno studio precedente, e che per questi ominidi comprendeva vegetali e anche prede più grandi. Probabilmente erano utilizzate anche come un alimento che era possibile conservare, o semplicemente quegli ominidi stavano massimizzando le risorse locali. L'animale era pure una risorsa importante di materiali non edibili.
Sebbene di rado, ancor oggi tartarughe e testuggini sono consumate nella cucina umana, soprattutto nell'Asia orientale.
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Israele: le abitudini alimentari della Grotta di Qesem

11 - 12 Novembre 2015
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Nuove informazioni sulle abitudini alimentari dei nostri antenati provengono dai denti ritrovati nella Grotta di Qesem, presso Tel Aviv, e abitata da ominidi tra 400 e 200 mila anni fa.
In pratica, mentre tenevano il cibo fermo coi denti, questi ominidi utilizzavano selci per aiutarsi a tagliare una porzione più piccola. Le selci però erano affilate, per cui gli stessi denti potevano graffiarsi. Si è giunti a queste conclusioni esaminando i microscopici graffi sulla superficie dentaria, ed escludendo altre spiegazioni. I denti erano anche molto logori: questo indicherebbe che il cibo che consumavano (carne, radici e vegetali) richiedeva molta masticazione.
La grotta, sigillata negli ultimi 200 mila anni, è divenuta una sorta di capsula temporale per i moderni studiosi. Ancora dubbi sulla tipologia di ominide lì presente.
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Israele: grazie ai denti, si scopre l'inquinamento di 400 mila anni fa

17 Giugno 2015
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Presso la Grotta di Qesem, presso Tel Aviv, è stato possibile ritrovare denti datati a 400 mila anni fa che contenevano tartaro: ne è risultata la presenza di sostanze irritanti nel cibo e nell'aria. La scoperta è stata possibile perché i denti erano ben preservati nella grotta che, sigillata negli ultimi 200 mila anni, è divenuta una sorta di capsula temporale.
I risultati indicherebbero, per il Paleolitico Inferiore, le conseguenze dell'inquinamento relativo all'utilizzo del fuoco, ad esempio per cuocere le carni. Il tartaro, o calcolo dentario, si forma con l'indurimento della placca batterica.
Link: Tel Aviv University - American Friends; Science Daily
L'entrata alla Grotta di Qesem, foto di 66AVI - צילמתי, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Matanya.