Al Lapis Museum due mostre raccontano Napoli antica

Il Complesso di Santa Maria della Pietrasanta è posto alle porte del decumano maggiore, oggi meglio conosciuto come via Tribunali, della città greco – romana di Neapolis. Comprende una serie di monumenti di eccezionale rilievo, come la Cappella Pontano, capolavoro rinascimentale con il bellissimo pavimento maiolicato del Quattrocento, la Cappella del Santissimo Salvatore, il campanile romanico, che è in assoluto il più antico di Napoli, e per finire la Basilica progettata da Cosimo Fanzago.

Già esternamente si riconoscono chiaramente i muri perimetrali di quella che una volta era una insula ma se si scende nella cripta si ha la possibilità di ritrovare i resti di un’antica e ricca domus romana decorata da preziosi mosaici. Nel percorso sotterraneo si raggiungono anche le cave della Pietrasanta che furono scavate proprio per costruire la Basilica.

La Basilica di Santa Maria Maggiore, recuperata e restaurata, ha saputo conquistare il pubblico non solo napoletano, diventando sede d’eccellenza per ospitare grandi mostre temporanee quali ad esempio sono state “Tesori nascosti” e “Il Museo della Follia”.

L’Associazione Pietrasanta Polo Culturale onlus si è fatta promotrice anche del recupero e della valorizzazione del sottosuolo della Basilica che trova la sua iniziale espressione nel progetto “Museo Lapis” che ha come protagonista la Cripta della Basilica e l’ipogeo che da essa diparte con il suo patrimonio storico, architettonico e le tecnologie più moderne a servizio dei beni culturali compreso il recupero e l’esposizione di numerosi reperti archeologici.

Il 22 dicembre scorso sono state inaugurate due mostre davvero interessanti:

“Napoli. Storia, arte, vulcani”, in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano.

“Sacra Neapolis. Culti, miti e leggende”, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Sacra Neapolis, nasce grazie alla collaborazione tra il MANN e l’Associazione Pietrasanta Polo Museale Onlus per rafforzare e consolidare il ruolo del Museo archeologico come punto di riferimento e simbolo dell’identità cittadina, il legame con il territorio e raccontare al contempo proprio nel cuore del centro antico, la storia e i culti della Neapolis greco – romana.

Il percorso espositivo racconta miti, riti, divinità e il legame che la città moderna ha ancora forte con il passato. La maggior parte dei reperti esposti giunge dai depositi dell’Archeologico di Napoli: monete in argento e bronzo con volti femminili, iscrizioni, sculture in marmo quali busti, erme, teste di donna che risalgono tra il III e il IV secolo,  piccole riproduzioni in terracotta componenti la stipe votiva di Caponapoli, per terminare con le belle statue di Iside e Nike.

I reperti della collezione del MANN dedicata a Napoli antica sono esposti per la prima volta al pubblico. Raffaele Iovine, presidente dell’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ci spiega la collaborazione con l’Archeologico e l’Osservatorio Vesuviano:

“ In questo modo l’Associazione vuole rilanciare il proprio impegno per la città grazie al modello di collaborazione pubblico – privato, diventando da fabbrica ecclesiae, fabbrica della cultura grazie al coinvolgimento di importanti enti come il Museo archeologico Nazionale di Napoli e l’Osservatorio Vesuviano”.

Sarà possibile visitare “Sacra Neapolis” fino al 15 settembre nel Lapis Museum presso la Basilica di Santa Maria della Pietrasanta in piazzetta Pietrasanta 17, Napoli.

L’altra mostra “Napoli – storia , arte, vulcani”, in collaborazione con l’INGV – Osservatorio Vesuviano,  sarà visitabile fino al 30 marzo.

Racconta il sottosuolo della città, le eruzioni, la stratigrafia. Quattro videowall con touch interattivo consentono di visualizzare gli epicentri dei terremoti replicando la sala di sorveglianza dell’Osservatorio Vesuviano. Al percorso si aggiungono un vulcanologo di nome Pietro come guida virtuale con la sua singolare amica Strella che non è altro che un pipistrello ( in collaborazione con la Scuola Internazionale Comics Napoli), 15 gouaches del Settecento e dell’Ottocento che rappresentano eruzioni del Vesuvio e opere dell’artista Gennaro Regina presentate alla decima edizione di Cities on Volcanoes. Il ricavato degli ingressi a questa mostra servirà a finanziare un progetto di ricerca a un giovane studioso/a che avrà come tema il titolo della mostra con la supervisione dell’INGV.

Info: http://www.lapismuseum.com

 


“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere scintilla dell'interesse dei moderni geologi

“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere la scintilla dell'interesse dei moderni geologi

Fuoriuscite superficiali di Gas e petrolio son state parte delle pratiche religiose e culturali per migliaia di anni

New York| Heidelberg, 18 Maggio 2015 (testo Inglese cortesemente fornito da Springer, e qui tradotto)

“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope
“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope

Le fuoriuscite superficiali di gas e petrolio hanno avuto un ruolo formativo in molte antiche culture e società. Hanno fatto sorgere leggende riguardanti l'Oracolo di Delfi, i fuochi della Chimera e le  “fiamme eterne” che furono centrali in molte pratiche religiose - dall'Indonesia e dall'Iran all'Italia e all'Azerbaijan. I moderni geologi e coloro che si occupano di prospezione per la ricerca di petrolio e gas possono imparare molto approfondendo le storie geologiche e mitologiche sulle pratiche religiose e sociali del Mondo Antico, scrive Giuseppe Etiope dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Italiano. La sua ricerca è ora pubblicata in un nuovo libro di Springer: Natural Gas Seepage.
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Meteoriti nelle leggende aborigene australiane

3 Marzo 2015
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In una ricerca pubblicata su Archaeoastronomy, il dott. Duane Hamacher della University of New South Wales ha collegato le leggende aborigene dell'Australia agli eventi naturali verificatisi nell'arco di millenni: tra questi anche gli impatti dei meteoriti.
Hamacher suggerisce che il livello di dettaglio contenuto nelle tradizioni orali locali suggerisce che il meteorite caduto a Henbury 4.700 anni fa sia divenuto leggenda tramandata di generazione in generazione. Gli aborigeni si rifiutavano di andare presso i crateri, affermando che lì il diavolo di fuoco discese dal sole sulla terra, uccidendo tutti. Ci sono storie simili in tutta l'Australia, di stelle di fuoco che cadendo incendiarono la terra. In alcuni casi, addirittura, queste storie portarono i locali al ritrovamento di meteoriti.
[Dall'Abstract:] La descrizione di eventi naturali, come palle di fuoco e impatti di meteoriti, si ritrovano nelle tradizioni orali degli indigeni australiani. Lo studio delle tradizioni orali dimostra che essi estesero il reame del mito e della leggenda: queste contengono conoscenze strutturate circa il mondo naturale come sui resoconti storici di eventi naturali e pericoli geologici. Queste tradizioni potevano condurre alla scoperta di meteoriti e siti ove si era verificato l'impatto, che erano precedentemente ignoti alla scienza occidentale. Oltre a beneficiare lo studio scientifico dei meteoriti, questo studio può aiutare gli scienziati sociali a meglio comprendere la natura e la longevità delle tradizioni orali e supportare ulteriormente il crescente corpo di prove sul fatto che le tradizioni orali contengano resoconti storici di eventi naturali. In un precedente studio dell'autore nel 2009, nessuna tradizione orale relativa a meteoriti era ancora identificata, portando alla scoperta di meteoriti e crateri determinati dall'impatto. Questo documento sfida quei risultati iniziali.
Lo studio "Recorded Accounts of Meteoritic Events in the Oral Traditions of Indigenous Australians", di Duane W. Hamacher, è pubblicato sull'ultima edizione di Archaeoastronomy.

Link: arXiv; University of New South Wales 1, 2; The Conversation
Henbury Meteorites Conservation Reserve, foto di W & S Roddom - (Flickr), da WikipediaCC BY 2.0, caricata da FlickreviewR.