Villaggio neolitico del quinto millennio a Tell al-Samara

La missione congiunta franco-egiziana a Tell al-Samara, guidata da Frederic Guyot dell'Institut Français d’Archéologie Orientale, ha svelato uno dei più antichi villaggi nel Delta del Nilo, nella provincia settentrionale egiziana del Governatorato di Daqahliyya. Daterebbe alla fine del quinto millennio a.C. Nella regione del Nilo, ritrovamenti risalenti al periodo neolitico sono presenti solo a Sais.

Tra i ritrovamenti effettuati dalla missione congiunta dell'IFAO e del Ministero delle Antichità egizie: ceramiche, strumenti litici, diversi silos nei quali erano resti animali e vegetali.

Le dichiarazioni di Ayman Ashmawy, a capo delle Antichità Egiziane per l'area, e di Nadia Khedr, responsabile del Ministero per le antichità egizie, romane e greche nel Mediterraneo, sembrano andare nella stessa direzione: i risultati della missione che opera a Tell Samara dal 2015 da una parte, e i materiali ritrovati dall'altra, permetteranno una migliore comprensione delle prime comunità insediate sul Delta del Nilo.

In particolare, potranno aiutare nella comprensione della transizione e del conseguente balzo tecnologico che portò da un'agricoltura neolitica fondata sulla pioggia a una invece fondata sull'irrigazione grazie al Nilo.

Link: Ministry of Antiquities, Luxor Times, Djed MeduEgypt Independent, Reuters.


Egitto: manufatti dagli scavi a Tell Tebilla

7 Marzo 2016

Scoperti reperti presso il Delta settentrionale del Nilo————————————————————————————————————

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Il dott. Mamdouh Eldamaty, Ministro delle Antichità, ha dichiarato che la Missione del Ministero delle Antichità, al lavoro al sito di Tell Tebilla, presso Dekernes (Delta nord-orientale), nel Governatorato di Dakahlia, ha scoperto diversi manufatti durante gli scavi.
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Eldamaty ha affermato che i lavori di scavo presso il sito sono cominciati agli inizi dell'ultimo Settembre, con l'approvazione della Commissione Permanente delle Antichità Egiziane, visto che il sito ha un'importanza storica e archeologica; contiene diverse grandi tombe costruite di mattoni di fango, risalenti all'epoca greco-romana, oltre ad alcune sepolture del Periodo Tardo.
Il dott. Mahmoud Afifi, a capo del Settore delle Antichità Egiziane al Ministero, ha affermato che il Ministro ha dato istruzioni per porre i reperti ritrovati nel magazzino del museo a Dakhalia. Questi reperti sono: parecchie statue di diversi dei egiziani, oltre ad accessori e amuleti in bronzo, faïence, ceramica, alabastro, e avorio.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie, Ufficio Stampa. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.


La tomba di Weret da Tombos ci parla del legame tra cultura nubiana ed egizia

1 Marzo 2016
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Una tomba intatta di una donna della classe media, scoperta a Tombos (appena ad est del Nilo in Alta Nubia, nell'odierno Sudan), getta luce sull'incontro tra le due civiltà.
Nonostante la tomba dell'anziana donna fosse difatti egiziana, lei fu seppellita alla maniera nubiana, e cioè contratta sul fianco e su di un letto. All'interno della bara, la donna (il cui nome era Weret) è stata ritrovata insieme a uno scarabeo del cuore, mentre al collo portava un amuleto del dio Bes. Sembrerebbe vi sia stata parecchia possibilità di scelta riguardo gli elementi delle due culture che potevano essere utilizzati.
Tombos divenne un importante centro dopo la conquista egizia della Nubia, avvenuta attorno al 1500 prima dell'era volgare. Scavi recenti hanno riguardato sepolture del periodo del Nuovo Regno (1550-1070 prima dell'era volgare) e del Terzo Periodo Intermedio  (1070-615 prima dell'era volgare). Di particolare interesse il periodo di transizione culturale relativo alla conquista nubiana dell'Egitto e alla Venticinquesima Dinastia (l'ultima del Terzo Periodo Intermedio). Allora, i sovrani nubiani si presentarono come autenticamente egizi (persino più di quelli da loro sconfitti), come legittimi restauratori dell'ordine delle cose.
Gli autori del nuovo studio, pubblicato su American Anthropologist, ritengono in conclusione che l'intreccio tra cultura nubiana ed egizia sia da spiegarsi in maniera più sfumata, con maggiore attenzione alle scelte individuali.
Link: EurekAlert! via University of California - Santa Barbara
Volto della statua del sovrano Shebitku della Venticinquesima Dinastia, dal Museo Nubiano di Assuan. Foto di Flop Eared Mule - http://www.flickr.com/photos/[email protected]/2237851999/, da WikipediaCC BY 2.0


Egitto: Tell Dafna e conseguenze dell'eruzione di Santorini

29 Dicembre 2015
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Il dott. Mamdouh Eldamaty, ministro delle Antichità, ha annunciato - durante la sua visita odierna (NdT: ieri) a Tell Dafna - la scoperta dei resti relativi all'eruzione del vulcano greco di Santorini; questa eruzione vulcanica è considerata la prima crisi naturale ad aver investito il Mar Mediterraneo. I resti sono stati ritrovati presso Tell Dafna, a 11 km dal Canale di Suez occidentale presso Al-Qantara, Governatorato di Ismailia.

Eldamaty ha espresso alto apprezzamento per la Spedizione Archeologica Egizia al lavoro presso il sito, sotto l'autorità del Ministero delle Antichità; la spedizione è guidata dal dott. Muhammad Abd Al-Maksoud, i cui scavi nel sito contribuirono ad effettuare molte importanti scoperte che aiuteranno ricerche e studi per il ramo Pelusiaco del Nilo, e siti archeologici sulle rive del Nilo che non sono stati ancora rivelati.
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Da parte sua, il dott. Muhammad Abd El-Maksoud ha affermato che la spedizione ha scoperto presso lo stesso sito, parte di un'isola fortificata, circondata da muri di argilla e mattoni di fango, che questi muri operavano come barriera per bloccare le acque e per proteggere l'isola dai flutti presso la parte nord-occidentale della fortezza. Questa è una delle tre enormi fortezze costruite dal Faraone Psammetico I: a Tell Dafna, al fine di proteggere l'entrata orientale in Egitto; un'altra di queste fortezze fu costruita a Maria per respingere gli attacchi libici; l'altra è ad Elefantina per proteggere l'Egitto dagli Etiopi. La terza fortezza, che è quella a Tell Dafna, i cui muri sono spessi circa 20m, con dimensioni di 400mx800m, contiene diverse residenze fortificate con muri spessi.
Abd El-Maksoud ha anche aggiunto, che si sono scoperti resti di mastaba, laboratori e forni usati per fondere i metalli e cuocere il pane, oltre a resti scheletrici di pesci e coccodrilli.
Il dott. Mahmoud Afifi ha affermato che il progetto di scavi presso il sito di Tell Dafna è portato avanti in collaborazione tra il Ministero delle Antichità e il Ministero delle Abitazioni e della Difesa, e in cooperazione con l'Autorità di costruzione nel Sinai. Il progetto avviene nella cornice di un altro progetto, di sviluppo dei siti archeologici presso il Corridoio del 30 di Giugno, e questa lo si considera la terza fase dei lavori del corridoio, mentre gli scavi sono stati effettuati nel raggio di 2300m, con ampiezza di 100m, e nessuna prova archeologica è emersa.
Ha anche menzionato che il sito di Tell Dafna è considerato uno dei cinque siti archeologici scelti all'entrata orientale dell'Egitto per essere sviluppato nell'ambito del progetto sul Panorama della Storia Militare Egiziana, e dello sviluppo di siti archeologici presso il Corridoio del Canale di Suez (questi siti sono Tell Habwa, Tall Abu-Saify, Blusium, e Tall Al-Maskhouta).
Afifi ha anche aggiunto che, tutta la documentazione e i lavori di misurazione sono stati effettuati, per preservare e proteggere il sito.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Mounir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
30 Dicembre 2015

Rassegna Stampa

Link: Ahram Online; Archaeology News Network.


Egitto: scavi presso il ramo Pelusiaco del Nilo

14 Settembre 2015
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Gli scrittori antichi ci indicano che il Nilo aveva un tempo ben sette rami: oggi ne rimangono due. Tra i primi c'era il Pelusiaco: presso Tel Al-Dafna, in Qantara, gli scavi hanno dissotterrato duecento metri dell'antico corso. Durante la XXVIª Dinastia era anche una via d'acqua, che si riempì di limo attorno al 25 d. C.
Link: Ahram Online
I rami antichi del Nilo, di Kelvin Case (The Exodus Enigma (1985) by Ian Wilson, page 46, London: Wiedenfeld & Nicolson. Personal drawing, based upon image found in The Exodus Enigma (1985) by Ian Wilson, page 46, London: Wiedenfeld & Nicolson), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Urdangaray.
 


Egitto: magazzini del periodo Ramesside a Sais

17 Luglio 2015
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Scavi a Sais, sul Delta del Nilo, presso magazzini per cibo, del tardo periodo Ramesside. Sembrerebbe che a quell'epoca ci sia stato un evento catastrofico che ha riguardato l'intera cittadina, seppellita tra le macerie. Nel Terzo Periodo Intermedio, poi, una grande struttura murata e diverse attività domestiche sono registrate.
 

Link: Archaeology News Network via Egyptian Ministry of Antiquities
Foto satellitare del Delta del Nilo, foto della NASA (Captured and cropped from NASA World Wind), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da ChrisO
 


Egitto: quattro tombe predinastiche da Tel Al-Farkha

7 Luglio 2015
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Quattro tombe predinastiche son state scoperte a Tel Al-Farkha, nel governatorato di Daqahliyah sul Delta del Nilo. Tre tombe non sono in buone condizioni e accoglievano bambini, mentre la quarta è in buone condizioni. Si tratta di una piccola mastaba, ritrovata anche una birreria con manufatti relativi.
Link: Ahram Online; Archaeology News Network
Il governatorato di Daqahliyah, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di NordNordWest.
 


Tempio egizio scoperto nella cava di Gebel el Silsila

17 Maggio 2015
Proseguono gli scavi a Gebel el Silsila, nell'Aswan: un tempio egizio, datato a 3300 anni fa, è stato portato alla luce nella cava locale. Il tempio era noto dal secolo scorso, ed è stato probabilmente costruito durante la diciottesima dinastia, dal Faraone Thutmose II.
Il tempio misura 35,2 m per 18,4, ed è costruito su quattro livelli. Ulteriori ricerche son necessarie per rendersi conto dell'importanza e del ruolo di questo tempio, nel frattempo si sono già ritrovati moltissimi manufatti: scarabei, frammenti in faïence e di vasi, grani di accessori.
Link: Ministry of Antiquities (Egypt)Gebel el Silsila Survey Project; Luxor Times; The Cairo Post; Discovery News


Egitto: raro ritrovamento di parte di statua del faraone Sahure

30 Aprile 2015
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Ritrovata la parte inferiore di una statua del faraone Sahure, il secondo regnante della Quinta Dinastia, che regnò per dodici - tredici anni, all'incirca nel primo quarto del venticinquesimo secolo a. C. Il ritrovamento è avvenuto ad Al-Kab (precedentemente nota come Nekheb) in Aswan, sulla riva destra del Nilo. Si tratta della terza statua del faraone, e perciò di un raro ritrovamento.
Link: Mada Masr; Archaeology News Network
Volto del faraone Sahure da statua in gneiss dalla gallery 103 del New York Metropolitan Museum of Art, foto di Keith Schengili-Roberts, da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da Captmondo. Non si tratta evidentemente del ritrovamento oggetto del post.
 


L'inaridimento del Sahara fu più rapido e disomogeneo di quanto ritenuto

31 Dicembre 2014 - 9 Febbraio 2015
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L'inaridimento del Sahara, col passaggio da un clima relativamente umido a uno estremamente asciutto, sarebbe avvenuto in modo meno omogeneo e anche più rapido di quanto si ritenesse finora. Non è ancora chiaro quanto avvenuto durante questa transizione.
[Dall'abstract:] Il termine del Periodo Africano Umido nel nord est dell'Africa, durante il primo Olocene, è stato caratterizzato da uno spostamento verso sud della fascia delle piogge e dalla scomparsa del Sahara verde. Questo periodo è anche caratterizzato dall'inizio della produzione di cibo da parte delle popolazioni di cacciatori raccoglitori, e quindi può fornire informazioni critiche sulla relazione tra uomo e ambiente. Vi sono però differenze anche notevoli nei tempi e nei modi della transizione da umido ad asciutto, alla fine del Periodo Africano Umido. [...] Il degradare dell'ambiente nell'Africa nord orientale è stato più repentino e sarebbe avvenuto prima di quanto finora ritenuto, e potrebbe aver accelerato il processo di domesticazione al fine di assicurare risorse di cibo sostenibili per le popolazioni africane del Neolitico.
I cambiamenti possono fornire risposte, dunque, e la rapida desertificazione potrebbe aver dato impulso a sviluppi umani e, ad esempio, aver contribuito al sorgere delle prime dinastie dell'Egitto faraonico.
Lo studio "Asynchronous Changes in Vegetation, Runoff and Erosion in the Nile River Watershed during the Holocene", di Cécile L. Blanchet, Martin Frank, Stefan Schouten, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Past Horizons
Figure 2. Changes in precipitation, vegetation and erosion dynamics in the Nile watershed during the Holocene. Da PLOS One, © 2014 Blanchet et al., Creative Commons Attribution License.