Osanna nuovo Direttore Generale Musei

Musei, Franceschini: il nuovo direttore generale Musei sarà Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo
Sarà Massimo Osanna il nuovo direttore generale dei musei dello Stato. Lo ha deciso il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini al termine della procedura di interpello avviata a inizio giugno dal Mibact per il conferimento dell’incarico apicale della direzione generale del ministero che coordina le politiche di gestione, fruizione e comunicazione dei musei statali, garantisce lo sviluppo del sistema museale e un’offerta culturale accessibile e di qualità.
Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo
“Un incarico prestigioso con una forte proiezione internazionale” ha sottolineato Franceschini ringraziando l’uscente Antonio Lampis “per l’impegno e la professionalità dimostrata in questi anni”.
“Massimo Osanna - ha aggiunto Franceschini - ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale: una storia di riscatto che ci rende orgogliosi. L’esperienza e la professionalità di Osanna serviranno adesso a rinnovare l’intero sistema museale nazionale e a traghettarlo nel futuro”.
Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del Mibact il primo di settembre 2020.
“Il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei - ha annunciato Franceschini - verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.
Testo dall'Ufficio Stampa e Comunicazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo
lL DIRETTORE MASSIMO OSANNA ALLA DIREZIONE GENERALE DEI MUSEI
Foto courtesy Parco Archeologico di Pompei
Il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna dal 1 settembre assumerà l’incarico di Direttore Generale dei Musei, come ufficialmente annunciato dal Ministro Franceschini, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.
 “Sono onorato della scelta del Ministro Franceschini, della stima manifestatami e soprattutto del riconoscimento per l’ attività svolta in questi anni a Pompei. - dichiara il Direttore Osanna -  Un impegno grande che ha alle spalle un importante  lavoro di squadra. Nei mesi a venire proseguiranno regolarmente le attività in corso, saranno portati a termine gli interventi avviati e gli eventi in programma, fino all’arrivo del nuovo direttore. 
Non è mia intenzione abbandonare Pompei, ma anzi continuare a seguirla da un altro punto di vista e soprattutto portare l’esperienza qui maturata anche ad altre realtà: dalla manutenzione programmata raggiunta a Pompei, al ruolo fondamentale della ricerca e delle tecniche del restauro nella tutela, al confronto con i grandi musei internazionali verso  i quali rapportarsi come “sistema”, lavorando sulla valorizzazione,  la comunicazione, la tecnologia  e finanche sulla contaminazione tra arte contemporanea e antico.  Alla Direzione dei Musei  sono chiamato ad una responsabilità ancora più grande nei confronti del patrimonio culturale italiano, che cercherò di adempiere al meglio,  in continuità con l’attività di Antonio Lampis, a cui auguro il meglio per il futuro”
06/26/2019 Pompeii, Italy. Massimo Osanna nella Casa con Giardino, Regio V a Pompeii, 26 Giugno 2019. Foto di Chiara Goia, courtesy Parco Archeologico di Pompei
Testo dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei

Pompei vola a Parigi e racconta i nuovi scavi della Regio V

Pompei oltre Pompei. Grazie ad una collaborazione internazionale tra la Réunion des musées nationaux – Grand Palais e il Parco Archeologico di Pompei, nasce questa nuova interessante mostra che si preannuncia già spettacolare, per esclusivi contenuti in anteprima sulle recenti scoperte nella Regio V e per la modalità immersiva di visita che proietterà lo spettatore in una dimensione quasi realistica nella città vesuviana.

Pompei Grand Palais
Ricostruzione dell'eruzione del Vesuvio. Immagine © GEDEON Programmes

Per realizzare ciò è stata chiamata a collaborare la società GEDEON Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio che, utilizzando tecnologie d’avanguardia sul sito, cartografia laser, termografia a infrarossi, fotogrammetria, droni, ha effettuato riprese ad altissima risoluzione e realizzato fedeli riproduzioni in 3D di estrema precisione. Fin dalla sua riscoperta, nel XVIII secolo ad opera degli scavi organizzati da Carlo III di Borbone, Pompei ha affascinato archeologi, artisti, letterati che hanno scritto fiumi d’inchiostro sui “misteri” e segreti della città antica.

Jules-Léon Chifflot, Maison du Centenaire à Pompéi, gouache su carta, 69 cm x 156 cm (1903), Paris, École nationale supérieure des Beaux-Arts. Foto © Beaux-Arts de Paris, Dist. Rmn-Grand Palais / image Beaux-arts de Paris

Ricca, multietnica, popolosa, Pompei è stata al centro del Mediterraneo per traffici e scambi culturali tra diversi popoli, facendo proprie caratteristiche etniche e religiose delle genti che la attraversavano o che vi abitavano. L’arte era fiorente, ne sono testimonianza i bellissimi affreschi conservatesi nelle domus, e l’ombra del Vesuvio era benevola anche per la produttività ma tuttavia, proprio quella fonte ricca e benevola, ha cambiato per sempre le sorti della città romana annientandone la popolazione e conservandone perenne memoria nelle sue fragili rovine.

Via della Fortuna a Pompei. Foto © GEDEON Programmes

Nel corso della sua storia e soprattutto in quella più recente, la città ha attraversato nuovamente una fase di decadenza soprattutto per l’incuria del suo essere più fragile. Nel 2010 il crollo della Schola Armaturarum ha richiamato all’attenzione internazionale la fatiscenza di Pompei, imponendo alla comunità scientifica mondiale l’assoluta necessità di tutelare le rovine più famose al mondo patrimonio UNESCO.

Pompei, la scoperta dell'affresco con Adone e Venere. Foto © GEDEON Programmes

Nasce così il Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e il restauro del sito, associato, negli ultimi anni, a scoperte importanti  nel sito archeologico. Proprio queste scoperte e i reperti associati provenienti dalla Regio V, esposti in esclusiva per il pubblico francese, sono testimonianza della grande attività di scavo e ricerca che ha caratterizzato gli ultimi anni a Pompei e che hanno rilevato ambienti ed edifici ancora inediti e ricchi di nuovi dati.

https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/videos/1033505163755096/?epa=SEARCH_BOX

 

Ed è grazie all’esperienza digitale che i visitatori potranno entrare nel vivo della città, ammirare vie, vedere i ricchi affreschi e rivivere la freneticità dei luoghi più famosi di Pompei. Al centro del percorso, inoltre, un dispositivo inviterà il visitatore ad entrare nel cuore del dramma che distrusse la città nel 79 d.C. e la rese famosa nella storia.

Ricostruzione © GEDEON Programmes

L’eruzione  del Vesuvio ha distrutto Pompei e ha distrutto vite e la città costituisce oggi un tesoro archeologico unico al mondo per bellezza e importanza di informazioni sullo stile di vita di un sito di epoca romana più vivo che mai.

Pompei Grand Palais
La locandina della mostra. Immagine © Affiche de la Réunion des musées nationaux-Grand Palais, 2020 © GEDEON Programmes

Informazioni sulla mostra Pompei al Grand Palais: https://www.grandpalais.fr/en/event/pompeii

Pompei Grand Palais
Vénus sul suo carro trainato da elefanti, affresco del I° secolo a. C., 151 x 196 cm. Pompei, Officina dei Feltrai (IX 7, 5). Foto © Parco Archeologico di Pompei, Amedeo Benestante

Pompei e il solstizio d'estate: orientamento urbano e astronomico

POMPEI E IL SOLSTIZIO D’ESTATE

Orientamento urbano e orientamento astronomico

Il solstizio d'estate a Pompei. Foto Parco Archeologico di Pompei

Il solstizio d’estate (dal latino solstĭtĭum, sōl, «Sole»,e sistĕre, «fermarsi») è il primo giorno estivo e quello più lungo dell’intero anno.

Già agli inizi del secolo scorso, l’antiquaria e la ricerca archeologica hanno indagato sull’orientamento urbano di Pompei e sul suo rapporto con gli orientamenti astronomici e il sole. Nell’ambito del più ampio programma di studi sulle città campane, il corso di dottorato del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania unendo astronomia e archeologia e muovendo da dati scientifici, indaga gli impianti urbanistici antichi, da Capua a Calatia a Sorrento.

Pompei solstizio estate
Le immagini da Pompei. Foto Parco Archeologico di Pompei

Il Parco Archeologico di Pompei ha aperto le porte poco prima dell’alba al piccolo gruppo di studiosi composto da Carlo Rescigno, Michele Silani, Carmela Capaldi e Ilaria De Cristofaro. Documentando la città si è festeggiato il solstizio di estate in una Pompei rischiarata dalle prime luci dell’alba, immersi nella storia e nelle sue tante possibilità di conoscenza.

Pompei solstizio estate
Le immagini da Pompei. Foto Parco Archeologico di Pompei

Il sole, nel giorno in cui più a lungo ‘sta’ nel cielo è sorto dalla punta del monte su via di Nola e dell’Abbondanza e da queste strade è stato fotografato nel suo alone accecante. La città di Atena e di Apollo, di Diana e Venere, si racconta anche dalle linee, in apparenza silenti, dei suoi tanti orientamenti.

Pompei solstizio estate
Il solstizio d'estate a Pompei. Foto Parco Archeologico di Pompei

Testo e foto del solstizio d’estate (21/06/2020) a Pompei - Orientamento urbano e orientamento astronomico - dall'Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
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YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Le immagini da Pompei. Foto Parco Archeologico di Pompei

Pompei. Ecco i nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici

Dopo due settimane dalla riapertura, il Parco Archeologico di Pompei si avvia ad inaugurare nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici. Sempre con attente misure di sicurezza, secondo le norme del Ministero della Salute, dal 9 giugno sarà possibile accedere al sito anche dall'ingresso di Porta Marina da dove sarà possibile, tramite percorsi unidirezionali e differenziati, ammirare nuovi edifici riaperti dopo alcuni interventi di manutenzione.

Proprio da questo ingresso i visitatori potranno ammirare le suggestive Terme Suburbane, un tempo posizionate con vista panoramica sul mare e note in letteratura per la presenza, all'interno dell'apodyterium, lo spogliatoio, di scene erotiche che contrassegnavano le cassette poggia vestiti.

Le scene, raffiguranti un poeta erotico e una serie di atti sessuali di vario tipo, sono collocate al di sopra di capsae numerate ma sul significato da attribuire a questo tipo di scene presenti in luoghi termali ancora si discute molto.

Terme Suburbane

Vari studiosi hanno proposto di riconoscervi un originario sistema di individuazione del luogo in cui erano state sistemate le capsae utilizzate dai bagnanti o ad un'allusione esplicita dei servizi di prostituzione che potevano essere richiesti nell'edificio, come testimonierebbe la presenza di numerosi graffiti di carattere erotico sulle pareti di questi edifici sia a Pompei che ad Ercolano e la presenza di un vasto settore al piano superiore, accessibile anche dall'apodyterium, nel quale si trovavano stanze da letto di varia grandezza.

Inedito e interessante è anche il percorso del verde che si sviluppa dall'ingresso di Piazza Anfiteatro e aggiunge alcune novità rispetto al percorso precedente della fase 1 proposta dal Parco. Si potrà passeggiare nel Giardino della Palestra Grande o dell'Anfiteatro, si potrà attraversare la bella abitazione di Giulia Felice ricca di verde, di alberi e di fiori, o la Casa di Octavio Quartio al cui centro dello spazio verde spicca l'euripo longitudinale la cui restituzione architettonica fu resa possibile dagli approfonditi studi di Spinazzola seguiti da quelli di Maiuri e Pane.

Giardino Nave Europa

Da qui sarà possibile raggiungere la Domus della Nave Europa che per la prima volta riapre il suo vigneto, sul retro dell'abitazione, utilizzato un tempo dai suoi proprietari per la produzione e il commercio della vite. La casa, che prende il nome da un graffito raffigurante una nave chiamata Europa fu scavata nel suo intero complesso nel 1957 ma ancora negli anni '70 fu possibile rilevare, nell'area verde distribuita su due livelli, i calchi di 146 radici.

Di queste molte appartenevano a viti, altre ad alberi da frutto che, dai semi ritrovati, sono stati identificati con fichi, noccioli e mandorli. Ripristinata anche l'antica coltivazione della vite ricostruita grazie ai trattati storici sull'agricoltura di Plinio il Vecchio e Columella, e in epoca moderna studiati dalla grande esperta del verde di Pompei, Wilhelmina Jashemski. E’ restituito al suo splendore anche il giardino interno, grazie al recente progetto di ricostruzione storica, con l’impianto della vite maritata, una tecnica che prevede la coltivazione della vite su altro albero che funge da sostegno, utilizzata fin dai tempi antichi e fino a tutto l’800 nel territorio vesuviano.

Casa del Menandro

“Queste due settimane ci hanno consentito di monitorare l’impatto dei visitatori  e  il rispetto delle  misure sanitarie, registrando un positivo riscontro. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna -  Anche gli accessi al sito, benché’ limitati ai visitatori campani, sono progressivamente cresciuti con alcune giornate di sold out, come il 2 giugno,  a conferma della grande voglia di tornare a godere di questi luoghi.

Vigneto Nave Europa

Con l’apertura dei confini regionali ci aspettiamo un ulteriore incremento dei flussi. In questa nuova fase si aggiungono alcune novità ai percorsi, rese possibili grazie agli interventi di manutenzione e restauro portati avanti durante il lockdown, Abbiamo approfittato per intervenire anche sul decoro degli ingressi, in particolare a Porta Marina e Piazza Esedra, che sono stati oggetto di alcuni interventi di sistemazione. In particolare si è provveduto alla riqualificazione pavimentale del viale delle Ginestre, per migliorare il percorso di accesso al quartiere dei teatri.

Giardino Nave Europa

E sono proseguiti gli interventi sul verde, che in tutta la città antica è oggetto di monitoraggio da parte degli esperti dei giardini del Parco. Se in alcuni casi è stato inevitabile l’abbattimento di alcuni alberi, a tutela delle strutture archeologiche e dell’incolumità dei visitatori, a seguito di indagini fitostatiche, deputate alla verifica della stabilità e delle condizioni di vita delle piante – come nel caso del pino posto all’ingresso del quadriportico, che non è stato in nessun modo possibile recuperare - contestualmente si sta portando avanti il piano di ripristino dei giardini delle domus, con la ricostruzione storica e l’ integrazione delle diverse specie vegetali”.

Carro, Casa del Menandro

Altra novità è costituita dal percorso che conduce ad alcuni ambienti servili della Casa del Menandro dove sarà possibile ammirare un cisium, un carro con ruote alte che in antico veniva utilizzato per poter superare con agilità gli alti attraversamenti stradali nelle vie della città. Il mezzo presenta ancora delle parti originali che sono state oggetto di restauro e che, grazie alla ricostruzione proposta negli anni '30 da Maiuri, restituisce un'immagine perfetta di come doveva essere.

Dall’Anfiteatro è possibile anche attraversare la necropoli di Porta Nocera e visitare l’orto dei Fuggiaschi con il suo vigneto. E lungo via dell’abbondanza visitare la Domus di Cornelio Rufo con il bel peristilio, riaperta di recente.

Villa Regina Boscoreale

Anche i siti minori riapriranno in maniera scaglionata nelle prossime settimane. Si riparte con Villa Regina a Boscoreale che dal 10 giugno accoglierà i visitatori dalle 9,00 alle 19,00 (ultimo ingresso 17,30). Il numero di visitatori per fascia oraria è di massimo 15 persone, ogni 30 minuti al costo di 2€ (più prevendita on-line 1€). L’Antiquarium sarà accessibile in un secondo momento. Il sito resterà chiuso il martedì.

Per info sulle modalità di visita: http://pompeiisites.org/info-per-la-visita/percorsi-dal-9-giugno/

Foto: Parco Archeologico Pompei

 


Museum Week 2020: ne parliamo con Fabio Pariante

È tempo di bilanci per questa insolita edizione di MUSEUM WEEK 2020. Il festival culturale internazionale, dedicato alle Istituzioni sui social, ha visto affrontare questa edizione con tanti dubbi e domande, a causa di questa delicata situazione sanitaria che l'intero mondo sta vivendo. Dopo un'attenta e accurata riflessione però, si è deciso di andare avanti ed essere comunque presenti, modificando gli hashtag dell'edizione ma non lo spirito della manifestazione.

Ora più che mai, la riscoperta dei social ha permesso, durante il lockdown, una vicinanza che forse mai prima si era avvertita, distanti ma uniti e con la possibilità soprattutto per le Istituzioni, di condividere collezioni, oggetti, far parlare volti che fino ad ora il pubblico conosceva magari solo parzialmente.

Un mondo nuovo di utilizzare uno strumento di comunicazione che è stato sempre più rivalutato anche per il mondo della cultura e un'opportunità quanto mai irripetibile per non staccarsi dal proprio pubblico di visitatori e potenziali visitatori creando rete tra le stesse Istituzioni e gettando le basi di un futuro che ci vedrà sempre più in rete facendo rete.

https://www.facebook.com/MuseumWeekOfficial/photos/a.308895969541586/951970425234134/?type=3&theater

Togetherness è stato l'hashtag lanciato per questa edizione 2020; ora più che mai questa parola assume un valore: "insieme". L'unione è stata fondamentale proprio perchè il virus ci ha allontanati ma solo con l'unione stiamo riuscendo ad uscire da questa tragica situazione e sarà, anche per il futuro, l'unico modo con cui l'umanità potrà affrontare le sfide del ventunesimo secolo.

Unione che sottolinea anche il mondo della cultura, che crea un legame, lo rafforza, lo porta a livelli sempre più alti e costituisce le basi della nostra società. L'arte e la cultura sono fondamentali per l'umanità e kermesse come la Museum Week non fanno altro, attraverso le Istituzioni, a celebrarla nelle sue forme più alte.

https://www.youtube.com/watch?v=MCp5yXBieC8&feature=emb_logo

Gli obiettivi della #MuseumWeek sono quanto mai importanti: consegnare e fare conoscere a tutto il mondo l'arte e permette, ancora una volta in maniera eccezionale di legare, scambiare, far circolare idee, nuovi orizzonti di ricerca anche sulle piattaforme digitali. Anche l'Italia partecipa sempre più attivamente a questa iniziativa con la diffusione di immagini e contenuti che fanno dialogare in una escalation di emozioni i temi lanciati per 7 giorni sui social.

Con l'occasione abbiamo chiesto a Fabio Pariante, giornalista e referente per l'Italia del progetto #MuseumWeek di fare un bilancio di questa edizione.

La #MuseumWeek unisce virtualmente tutto il mondo della cultura attraverso i canali social e mai come quest’anno si è sentita maggiormente la necessità di iper-connessione. Si è avvertito anche fra istituzioni questo particolare legame?

Assolutamente sì. Abbiamo confermato l’edizione 2020 quasi come una sfida, consapevoli del lockdown, considerando i musei chiusi.

Ad eccezione di qualche piccolo aggiornamento per adeguarci alla situazione, abbiamo ritenuto opportuno confermare il nostro programma definito in tempi non sospetti, a partire dal tema centrale di quest’anno con #togetherness: oggi più che mai appunto, l’unione ha un valore molto importante che bisogna cogliere sempre e farne tesoro.

Abbiamo avuto oltre 60mila utenti unici in tutto il mondo: un’unione molto evidente tra i partecipanti tutti, non solo per quanto riguarda l’Italia. Insomma, un ottimo risultato!

https://www.facebook.com/275660979531752/posts/956959014735275/

Come vengono visti i canali virtuali in Italia e nel resto del mondo? Ritieni che siano strumenti ormai imprescindibile per una buona diffusione dell’arte e dell’istituzione stessa? Riscontri differenze tra Italia e resto del mondo?

In generale, considero il digitale una prerogativa importante per qualsiasi realtà, brand e paese. Bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano e quindi è fondamentale investire in questo senso. Significa darsi nuove opportunità e questo vale anche per le figure professionali del settore, a mio avviso, non solo per le istituzioni.

Nel mio lavoro, sia in Italia che all’estero, mi capita spesso di conoscere soprattutto artisti che non hanno un sito internet per pigrizia o per poco interesse. Preciso: non è obbligatorio, ma secondo il mio parere è un punto importante sul quale bisogna fare leva per il proprio business e spesso, anche le istituzioni purtroppo, non sono presenti su alcuni social network principali, quali Instagram, Facebook, LinkedIn e Twitter.

In Italia stiamo sulla buona strada, anzi. Ci sono musei che investono molto in questo senso, anche per quanto riguarda le mostre, dove la tecnologia aiuta molto il pubblico di massa ad avvicinarsi all’arte, soprattutto, per farla conoscere ai più piccoli.

#Togetherness è stato l’# ufficiale della manifestazione 2020. Quanto è stato sentito in questo particolare momento questo tema?

Come ho precisato prima è stato un tema molto sentito. Ne ho avuto la netta percezione quando l’ultimo giorno del festival, il 17 maggio con #SogniMW, molte istituzioni hanno condiviso in rete il desiderio di tornare al proprio quotidiano, di riaprire le porte ai visitatori e ai nuovi progetti.

Va bene il digitale, ma il rapporto umano viene prima di tutto. Bisogna trovare il giusto compromesso come in ogni cosa: la forza risiede nell’entusiasmo di chi svolge il proprio lavoro con dedizione e passione.

https://www.facebook.com/MuseumWeekOfficial/photos/a.308895969541586/950884912009352/?type=3&theater

 

7 giorni, 7 temi, 7#. Com’è organizzare un evento mondiale e come si scelgono le tematiche che lanciate ogni anno?

Dietro a un evento del genere c’è un grande lavoro di squadra e di pianificazione. Certo, l’imprevisto, le difficoltà non mancano mai, ma si è sempre pronti a qualsiasi necessità.

Diversi in ogni edizione, gli hashtag sono il risultato di una scelta ponderata di Benjamin Benita, fondatore e coordinatore del progetto #MuseumWeek, e dal confronto con i community manager di tutto il mondo. Ad ogni modo, i sette temi come il main hashtag, la causa globale, talvolta vengono valutati anche in base agli eventi collaterali.

https://www.facebook.com/MuseumWeekOfficial/photos/a.308895969541586/951322265298950/?type=3&theater

L’emergenza che stiamo affrontando ha inevitabilmente cambiato anche il modo di gestire la comunicazione delle Istituzioni culturali. Pensi che questa vicenda abbia rafforzato la voglia di aumentare i contenuti online o invece quando tutto tornerà alla normalità la quantità e la qualità pian piano andranno a scemare?

Credo che questa emergenza sanitaria abbia risvegliato e in alcuni casi svegliato la voglia e la necessità di produrre contenuti online per non cadere nell’oblio. Voglio dire: credo sia giusto provare a offrire al pubblico maggiori opportunità di interazione, poi la scelta resta sempre all’utente.

Mi auguro quindi che la quantità, ma soprattutto la qualità dei contenuti online, sia sempre presente. La tecnologia offre tante opportunità e bisogna saperle individuare e metterle a disposizione.

Da giornalista conosci bene anche delle piccole regole per una buona comunicazione. Secondo te in che modo un Museo, un Parco può definirsi un “buon vettore” per i propri contenuti online?

Una realtà culturale deve raccontarsi il più possibile e quindi individuare il proprio storytelling e i punti di forza. In realtà, in qualità di utente, mi piacerebbe leggere la storia di un’opera, qualche aneddoto particolare - così da incuriosire il pubblico-, il backstage di un progetto e poi certo, visite virtuali, live con il personale e perché no, qualche intervento di visitatori speciali.

Come hanno risposto le Istituzioni Italiane alla #MuseumWeek?

Direi benissimo! In riferimento ai dati globali, l’Italia è il primo paese, segue la Spagna, la Francia, poi gli Stati Uniti e altri. Tra le dieci istituzioni che hanno creato maggior engagement, quest’anno ci sono ben tre realtà italiane: all’ottavo posto il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, al sesto MuseItaliani e al quarto posto il Parco Archeologico di Pompei.

In merito ai risultati europei invece, rispettivamente quinto e quarto posto, MuseItaliani e il Parco Archeologico di Pompei.

https://www.facebook.com/MuseumWeekOfficial/photos/pcb.956520661445777/956512741446569/?type=3&theater

 

Secondo te esiste ancora questa reticenza nell’utilizzo dei social o pian piano pensi che la comunicazione si stia aprendo sempre più a nuove sfide comunicative?

Penso che i social network debbano essere considerati un’opportunità, un collante per creare engagement in rete, con la mission di far arrivare l’utente nelle istituzioni. Quindi, dal virtuale alla realtà concreta, per farla breve. Poi certo, bisogna seguire il mondo della comunicazione, in continuo cambiamento.

Bilancio MW2020?

Considerando il periodo nel quale si è svolta questa edizione, direi pienamente positivo, oltre ogni aspettativa! La #MuseumWeek si conferma il primo festival digitale al mondo dedicato alle istituzioni e inoltre, quest’anno abbiamo lanciato ufficialmente il magazine MuseumWeek, di cui sono editorial chief.

Quali saranno gli obiettivi futuri della MW?

Abbiamo già annunciato una seconda edizione a novembre, per la prima volta due in un anno: pensiamo che sia giusto supportare le realtà culturali di tutto il mondo in questo particolare periodo storico. Inoltre, stiamo lavorando ad alcune idee in merito al magazine e ad altri progetti, ma è ancora presto per darne notizia. Intanto potete seguirci sul sito istituzionale, attraverso la newsletter e sui social network ufficiali.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=SPZZU_fDE80&feature=emb_logo

Fabio Pariante Museum Week
Foto di Daniel Nebreda

Affreschi e graffiti. Dal sito di Civita Giuliana emergono ancora novità sulla villa

La zona esterna ai confini di Pompei, il suburbio, è sempre stato popolato da numerosi complessi insediativi che rispondevano ad esigenze di carattere produttivo (vino, olio), residenze sia temporanee che di soggiorno fisso da parte del proprietario. Gli scavi in località Civita Giuliana, a 700 metri a nord ovest dalle mura dell’antica Pompei, hanno infatti rivelato una villa rustica, già in parte indagata agli inizi del ‘900 e solo recentemente oggetto di scavi stratigrafici da parte degli archeologi.

Tra il 1907- 1908, ad opera del Marchese Giovanni Imperiali su concessione del Ministero della Pubblica Istruzione, fu data la possibilità di scavare nella zona a nord dell’area attualmente portata alla luce e già ad emergere furono importanti resti del settore residenziale e produttivo di una villa (15 ambienti).

Il settore residenziale si articolava intorno ad un peristilio e su due lati era delimitato da un porticato con colonne in muratura. Degli ambienti messi in luce sul lato orientale del peristilio, solo cinque hanno avuto un’adeguata documentazione fotografica che ha permesso di ubicare con precisione le strutture.

Le pareti erano decorate in III e IV stile e gli ambienti hanno anche restituito oggetti legati alla vita quotidiana, all’ornamento personale e al culto domestico dei residenti. Del settore produttivo, invece, non si hanno informazioni tali da poterlo ubicare in maniera precisa, ma sicuramente doveva essere dotato di un torcularium, di una cella vinaria e di altri ambienti per lo stoccaggio delle derrate prodotte dal fondo agricolo che circondava la villa. Di incerta posizione anche un lararium dipinto su un angolo del cortile.

I resoconti degli scavi del Marchese Imperiali sono stati pubblicati nel 1994 dall’allora Soprintendenza di Pompei con una monografia. Ulteriori resti di strutture sono state trovate in maniera casuale nel corso degli anni e dalla stessa Soprintendenza nel 1955, ma l’incuria e l’abbandono hanno fatto si che la zona fosse preda di scavi clandestini individuati solo grazie alle proficue indagini svolte dai Carabinieri.

Questi professionisti dell’illecito avevano infatti realizzato dei cuniculi che seguivano perfettamente le pareti perimetrali degli ambienti, provocando irreparabili brecce nei muri antichi, danneggiamento degli intonaci e la perdita di importantissimi reperti e strati archeologici. L’esigenza di interrompere questo scempio, ha portato finalmente l’avvio di nuovi scavi grazie alla sinergia tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Gli archeologi hanno individuato una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare il calco, così anche di uno dei due cavalli che si trovavano all’interno. Ulteriori indagini hanno poi successivamente permesso di portare alla luce integralmente l’ambiente e hanno messo in luce anche la parte restante di un secondo cavallo e di un terzo equide sfuggito all’attenzione degli scavatori clandestini, ritrovato integro con l’apparato scheletrico completo in connessione, bardato con morso e briglie in ferro e sull’osso occipitale, tra le orecchie, elementi decorativi in bronzo applicati probabilmente su elementi di cuoio non rinvenuti.

Un fiore bianco dipinto su una parete con fondo nero e un graffito con il nome di una bambina, Mummia, sono invece le ultime scoperte da un ambiente, la volta di un criptoportico della villa.

Questi ritrovamenti hanno portato anche a fare delle ipotesi sul proprietario della residenza, forse un generale o un illustre cittadino di Roma appartenente all'illustre famiglia dei Mummii, come sembra suggerire quel nome graffito sul muro che sarà oggetto di studi assieme ad altre iscrizioni da parte del noto studioso ed epigrafista Antonio Varone. La villa venne solo parzialmente danneggiata da alcune scosse pre-eruzione del 79 d.C. e sarà ancora oggetto di scavi sistematici così da restituirla al territorio e sottrarla agli scavatori clandestini.

Foto: Parco Archeologico di Pompeii


Fontane pubbliche e approvvigionamento idrico a Pompei

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il Parco Archeologico di Pompei  svela altri ritrovamenti nel cuore della Regio V. Ad un incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, gli archeologi, durante i recenti scavi per la messa in sicurezza dei fronti di scavo, hanno rinvenuto una fontana pubblica.

Questa, che era riempita da una spessa coltre di lapilli, non dissimile da altre sparse in tutta la città, appare con una grande vasca composta da blocchi in pietra lavica e con l’erogatore decorato da un elemento circolare. Si è conservata perfettamente anche la fistula, il tubo di piombo che portava l’acqua e che ne permetteva l’erogazione. Non distante dalla fontana è stato ritrovato anche il pozzo cisterna per attingere acqua e la torre pizometrica collegata al castellum aquae della città.

Fontana nella Regio V. Foto: Pompei Parco Archeologico

L’approvvigionamento idrico in città fu risolto inizialmente tramite l’utilizzo di cisterne e pozzi collocati nelle strade, negli edifici pubblici ma anche nei giardini e nelle case private. Le cisterne erano alimentate dall’acqua piovana che veniva raccolta grazie all’apertura del tetto della domus (compluvium) nel sottostante bacino (impluvium).

Successivamente, l’approvvigionamento migliorò grazie alla costruzione in età augustea di un acquedotto alimentato dalle sorgenti dell’Acquaro, presso Serino. Di qui il monumentale complesso che attraversava varie città tra cui Pompei e arrivava, nella diramazione cittadina, nel punto più alto, presso Porta Vesuvio, in un grande serbatoio che era appunto il castellum aquae.

Qui partivano tre diramazioni che servivano a distribuire l’acqua in tutta la città. Secondo quanto ipotizzato dall’architetto Vitruvio, la tripartizione del castellum aquae serviva per la distribuzione idrica delle utenze più importanti di una città, cioè abitazioni private, fontane, terme e giochi d’acqua. L’impianto idrico di Pompei fu danneggiato durante il terremoto del 62 d.C. ma al momento dell’eruzione del 79 sembra fossero in atto altre riparazioni causate dai danni provocati dai terremoti che avevano preceduto l’eruzione.

Fontana nella Regio V. Foto: Pompei Parco Archeologico

Le fontane pubbliche della città ricevevano la maggior quantità di acqua che fluiva ininterrottamente giorno e notte a differenza delle altre utenze che avevano rubinetti che ne regolavano la distribuzione. Per garantire una migliore copertura, anche la distanza tra una fontana e l’altra era ben stabilita.

Le fontane sono poste ad una distanza che variava fra i settanta e gli ottanta metri l’una dall’altra in maniera tale che ogni cittadino ne potesse fruire senza allontanarsi troppo dalla sua abitazione. In città se ne contano una quarantina e presentano una struttura pressoché uguale con bacino rettangolare costituito da quattro lastre in pietra lavica o di calcare e un tubo di piombo per l’erogazione dell’acqua posizionato su un pilastrino forato che spesso era decorato.


Un esercito di Lego Classicist pronto ad invadere i social

Grandi e piccoli, tutti conoscono i Lego. Ma gli appassionati del mondo classico non possono perdersi, grazie ai social, il progetto LEGO CLASSICIST. Da un’idea di Liam D. Jensen, alias The Lego Classicist, archivista storico australiano, un esercito di classicisti ha invaso il web e ha conquistato gli studiosi del mondo antico in un sapiente mix fatto di pop art e storica antica.

Come rivela lo stesso Liam, tutto è iniziato per caso. Ricreare studiosi classici in mattoncini Lego ha superato ogni aspettativa ed è stata una voluta celebrazione del mondo antico e soprattutto del lavoro dei tanti studiosi che in più svariati enti e campi adorano il loro lavoro e ci permettono di conoscere quanto più della storia e dell’archeologia. Elemento innovativo e inclusivo l’utilizzo dei social, dove Liam annuncia di volta in volta nuovi membri della famiglia Lego Classicist.

Liam al lavoro nella realizzazione di uno dei suoi LC

In breve tempo e grazie al folto numero di curiosi, il progetto è diventato internazionale. Il potere della comunicazione passa anche attraverso il gioco e la capacità di abbattere ogni tipo di frontiera è tipica anche dei famosi omini LEGO amati in tutto il mondo e capaci di creare sempre scenari e avventure diversi. Tanti sono i personaggi che hanno aderito alla famiglia LC tra cui Mary Beard la cui minifigure è diventata virale tanto da essere stata ripresa anche dal canale BBC, dalla prestigiosa rivista tedesca di archeologia, Antike Welt, dal giornale della Society of Antiquaries of London, SALON e dalla Cambridge University. La stessa Beard ha in seguito utilizzato la sua minifigure all’interno di un suo programma televisivo, Front Row Late.

L’Italia al momento può vantare ben tre personaggi ritratti in minifigure Lego: Alessandra Giovenco, archivista della British School at Rome, il Prof. Massimo Osanna, archeologo e Direttore del Parco Archeologico di Pompei e il Prof. Giacomo Pardini, archeologo e numismatico, docente presso l’Università di Salerno. Allora abbiamo chiesto proprio a Liam, di parlarci del suo progetto e di alcuni dei suoi più importanti personaggi.

LEGO CLASSICIST
Alessandra Giovenco, Massimo Osanna e Giacomo Pardini

Liam, quando e come è nato il progetto Lego Classicist?

La prima minifigure Lego è stata pubblicata sui social media il 20 febbraio del 2016, ma il nome Lego Classicist è stato pensato solo dopo altre 3 minifigure e così ho creato una pagina Facebook dedicata al progetto. Questo è stato il vero momento in cui è nato Lego Classicist.

Quanti classicisti include il progetto e chi fa parte della famiglia LC?

In questo momento la famiglia LC include 90 studiosi scelti direttamente nell’ambito della disciplina classica ma presto mi piacerebbe includere anche categorie differenti come egittologi e chiunque sostenga lo studio della storia non solo antica come conservatori, bibliotecari e archivisti.

Chi è stato il primo personaggio LC?

Tecnicamente la prima minifigure realizzata quasi per caso è quella del Dott. Tom Hillard, docente di storia romana e vecchio amico di famiglia. Ma Michael Turner, creatore e designer dei tre modelli famosi del mondo antico tra cui Lego Pompeii , Lego Colosseo e Lego Acropoli, può ritenersi il primo vero ispiratore per la famiglia Lego Classicist.

Dall’Australia hai conquistato il mondo dei classicisti. Ti aspettavi tutto questo clamore?

Tutto è iniziato come gioco tra me e i miei amici e mai avrei pensato al fatto che LC potesse raggiungere il mondo dei classicisti con così tanto entusiasmo.

L’Italia è stata rappresentata attraverso tre personaggi. Cosa ci puoi dire di loro?

Massimo Osanna e il suo alter LC

La minifigure del Prof. Massimo Osanna mi è stata richiesta dal Nicholson Museum, Università di Sydney che voleva omaggiare il Professore  e inserire il suo personaggio all’interno del modello Lego Pompeii. Due accademici dell’Università di Sydney hanno consegnato di persona il piccolo Lego e lui ha diffuso la notizia tramite il suo canale Twitter.

Alessandra Giovenco è archivista alla British School di Roma e ho avuto il grande piacere di conoscerla personalmente nel 2016. Le nostre conversazioni quotidiane mi hanno ispirato e così è entrata a far parte della famiglia LC. La minifigure le è stata consegnata dal Direttore della BTR a nome mio.

Giacomo Pardini con il suo LC

Infine, il Prof. Giacomo Pardini mi aveva taggato in una foto che lo ritraeva come minifigure Lego, realizzato da suo nipote, con la scritta “quasi Lego Classicist”. Da allora abbiamo avuto una fitta corrispondenza legata sia al mondo dei Lego che a quello dell’archeologia e quindi ho sentito la necessità di farlo divenire membro della famiglia LC anche se penso che la minifigure di suo nipote sia sicuramente migliore della mia! Il Prof. Pardini ha ricevuto giusto poche settimane fa la sua minifigure LC presso l’Università di Salerno.

Tutti e tre hanno risposto con grande entusiasmo che non può essere espresso a parole ma è visibile sui loro volti e nelle foto che mi hanno inviato assieme alle minifigures. I Romani hanno avuto un grande ruolo nella storia antica ed è giusto che nella famiglia LC ci siano molti altri membri in futuro.

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso il tuo progetto?

Spero che LC possa dare la possibilità a tutti di diffondere quanto più possibile il mondo antico e il suo studio. LC ha lo scopo di aiutare ad unire la comunità di classicisti così da evidenziare il loro lavoro e renderlo quanto più fruibile per tutti e ad un pubblico sempre più ampio. Il mondo LC vuole unire la classicità senza banalizzarla ma rendendola solo un po’ più giocosa.

Il primo Lego Classicist di questo 2020 è stato realizzato per il Prof. Pardini, ci puoi dire se ci saranno altri italiani nella famiglia?

Sono in contatto con un classicista italiano che spero presto possa entrare a far parte di LC e ne ho altri due in mente che saranno rivelati più in là.

Cos’è l’Internation Lego Classicism Day e come si svolgerà?

LEGO CLASSICIST

è un evento social che gestisco dal 2017 e che ricade proprio il 20 di febbraio. È l’anniversario dei Lego Classicist e mi piace utilizzare questa data per invitare tutti a festeggiare e celebrare la storia antica attraverso i mattoncini Lego. Ognuno lo può fare  a modo suo. Può condividere il suo modello Lego preferito, quello che ritrae Pompei al Nicholson Museum è il mio preferito, oppure puoi scattare una foto dove ci sono rovine classiche e una figura Lego seduta in un famoso sito antico. L’hashtag ufficiale di quest’anno è #LCD2020

 

 

 


Nuove indagini a Pompei. Gli speleologi indagano il sottosuolo tra cunicoli e canali

Questa volta si scende nel ventre della città antica e un gruppo di speleologi esplora 457 metri di cunicoli e canali di drenaggio delle acque che attraversavano l’area del Foro da Porta Marina alla villa Imperiale. Le ricerche sono state possibili grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il gruppo di speleologi dell’Associazione Cocceius con cui si è stipulato un accordo di collaborazione già dal 2018 e che porterà alla ricognizione e allo studio del sistema di drenaggio delle acque della città a partire dal Foro Civile.

In questi anni l’analisi del sottosuolo è risultata assai complessa sia per una mancanza di adeguata preparazione sia per diversi fattori che ne hanno impedito l’approfondimento. Anzitutto la difficoltà logistica delle strutture, irrangiungibili senza la dovuta attrezzatura e l'adeguata preparazione da parte del personale oltre che di mezzi idonei per scendere al di sotto del terreno calpestabile. La recente esplorazione ha portato ad un’analisi dettagliata del sistema delle acque e informazioni importanti sul contesto di scavo e sul materiale recuperato ma anche dati sulle potenziali criticità del sistema e le modalità di rimedio in caso di necessità.

Massimo Osanna. Foto: Parco archeologico di Pompei

La prima fase del progetto si è conclusa agli inizi di gennaio. La seconda mirerà alla rifunzionalizzazione di canali e cisterne per il drenaggio delle acque con forte impulso ai fini della tutela. Le indagini hanno permesso l’identificazione di una rete di cunicoli e canali che si dirama da una coppia di cisterne al di sotto del Foro, corre sotto via Marina e arriva fino alla Villa Imperiale. In antico, il sistema permetteva lo scarico dell’acqua piovana in eccesso nel condotto di via Marina verso il mare. Il sistema è stato ripristinato e ripulito dai depositi antichi e sono state ripristinate le funzionalità.

Foto: Parco Archeologico di Pompei

Sebbene ancora in via preliminare sono state datate le strutture antiche e si sono ipotizzate tre fasi principali di vita; una prima fase di età ellenistica (fine III – II secolo a.C.); una seconda fase di età tardo repubblicana (inizio – fine I secolo a.C.); una terza fase di età augustea fino al 79 d.C.

Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il progetto di esplorazione dei cunicoli fa parte delle attività del Parco Archeologico di Pompei, finalizzate ad ampliare la conoscenza del sito, base imprescindibile di ogni intervento di monitoraggio e tutela dello stesso. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – Questa prima, ma completa esplorazione del complesso sistema di canali sotterranei conferma il potenziale conoscitivo che il sottosuolo di Pompei conserva, e dimostra quanto ancora ci sia da indagare e studiare. Inoltre, molte lacune del passato sulla conoscenza di alcuni aspetti o aree della città antica si stanno colmando, grazie alla collaborazione di esperti nei vari settori, che rendono l’acquisizione dei dati sempre più accurata, grazie a competenze specialistiche che in altre epoche di scavo o di studio mai erano state coinvolte.”

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Arriva POMPEI 365 L’abbonamento per visitare Pompei ogni volta che vuoi – dal 1 gennaio 2020

​Dal 1 gennaio 2020 gli appassionati di Pompei potranno visitare i siti archeologici ogni volta che vorranno ad un prezzo agevolato, grazie all’abbonamento annuale Pompei 365.

La tessera di accesso avrà il costo di 60€ per Pompei e di 80€ per Pompei, Oplontis e Boscoreale (l’ingresso a Stabia è gratuito). Un’ ulteriore agevolazione è prevista per i giovani tra i 18 e i 25 anni (non compiuti), che potranno accedere illimitatamente al solo costo di 8€.

In occasione delle festività natalizie inoltre, - dal 15 dicembre al 31 dicembre - attraverso la piattaforma www.ticketone.it  (senza alcun costo di commissione nel periodo di lancio)  sarà possibile acquistare e/o regalare  l’abbonamento ad un prezzo ulteriormente ridotto: 50€ per Pompei e 70€ per tutti i siti. Sarà rilasciato un documento di prenotazione che darà poi diritto al ritiro della tessera cartacea in biglietteria a partire dal 1 gennaio.

Dal 2020 l’abbonamento sarà, poi, acquistabile sia on-line sul sito www.ticketone.it sia presso lo sportello dedicato della biglietteria di Porta Marina.

La tessera nominativa e non trasferibile, con durata annuale dalla data di emissione, darà diritto - previa esibizione del documento d’identità - ad ingressi illimitati ai siti archeologici nonché alle mostre temporanee in corso. Sarà utilizzabile esclusivamente nei giorni e negli orari di apertura ordinari. E saranno escluse dall’abbonamento le iniziative non gestite dal Parco e non comprese nella bigliettazione o nella programmazione ordinaria.

Inoltre, sempre a partire dal 1° gennaio, il prezzo del biglietto ordinario di accesso al sito di Pompei sarà di 16€.

“La scelta di introdurre un abbonamento per i siti archeologici, a cui già da tempo pensavamo, - dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - ha voluto rispondere alle forti sollecitazioni dei tanti appassionati di archeologia e dei tanti cittadini che hanno manifestato il loro interesse attraverso una recente petizione fattaci pervenire. Un’iniziativa che abbiamo deciso di omaggiare, riprendendo il nome proposto di Pompei365.

Se contestualmente abbiamo aumentato il costo del biglietto di ingresso agli scavi di 1€, in considerazione delle esigenze di spesa di un’area archeologica tanto vasta e tanto visitata, ma restando in linea anche con gli standard dei principali musei italiani e stranieri, dall’altro siamo fortemente voluti andare incontro alle richieste del territorio al fine di garantire la più ampia partecipazione e inclusione di tutta la cittadinanza. Un coinvolgimento che consideriamo fondamentale per trasferire in maniera sempre più profonda la consapevolezza dell’inestimabile tesoro culturale che ci è stato consegnato e dell’importanza di salvaguardarlo.

L’abbonamento assieme all’iniziativa delle domeniche gratuite, introdotta dal Mibact,  sono mirati ad ampliare le possibilità di visita al sito e avvicinare ogni categoria di utente a questo patrimonio unico che è a portata di mano, ma va riscoperto e fruito sempre al meglio.”