Torna a Pompei la XXII edizione della Vendemmia

Torna la vendemmia al Parco Archeologico di Pompei nella Casa del Triclinio all’aperto. Per l’occasione visitatori e stampa potranno assistere al consueto taglio delle uve coltivate nei vigneti delle antiche abitazioni dei pompeiani e dal quale si ricava il prestigioso vino Villa dei Misteri.

Vendemmia Pompei
Vendemmia Pompei. Foto: Umberto Cesino per Parco Archeologico di Pompei

La coltivazione delle uve e la produzione di vino fanno parte di un progetto scientifico già consolidato negli anni e avviato a partire dagli anni ’90 nell’ambito degli studi di ricerca botanica applicata all’archeologia da parte del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei a cui poi ha fatto seguito la collaborazione con l’Azienda Vinicola Mastroberardino.

Vendemmia Pompei
Vendemmia Pompei. Foto: Umberto Cesino per Parco Archeologico di Pompei

Il progetto iniziale riguardava dapprima un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una resa potenziale di circa 40 quintali per ettaro.

Vendemmia Pompei
Vendemmia Pompei. Foto: Umberto Cesino per Parco Archeologico di Pompei

La produzione del vino Villa dei Misteri rappresenta un modo davvero unico di pubblicizzare ulteriormente il sito di Pompei e farlo conoscere anche come luogo di produzione e prosecuzione di un’arte antica ampiamente raccontata anche dalle fonti classiche e dallo stesso Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.

Dice il comandante della flotta del Miseno morto durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che la bontà dei vini prodotti a Pompei era cosa nota e questi raggiungevano il massimo del pregio nell’arco dei 10 anni, anche se risultavano particolarmente pesanti tanto da procurare terribili mal di testa per ore. Una tipologia di vite, denominata Murgentina perché proveniente dalla città di Morgantina in Sicilia, fu trapiantata a Pompei e da lì in poi ebbe uno sviluppo tale da mutare addirittura il nome in Pompeiana.

Altra varietà di vite, denominata Holconia e poi diffusa anche in Etruria, prendeva il nome da un’importante famiglia, quella degli Holconi, celebri viticoltori di origine pompeiana  vissuti in età augustea. Anche la fortuna di un’altra celebre famiglia pompeiana, gli Eumachi, dipendeva in buona parte dalla coltivazione della vite oltre che dell’olivo.

Vendemmia Pompei
Vendemmia Pompei. Foto: Umberto Cesino per Parco Archeologico di Pompei

Il Villa dei Misteri è frutto  dell’uvaggio storico di Piedirosso e Sciascinoso cui si è aggiunto, a partire dal millesimo 2011, l'importante contributo dell'Aglianico, vitigno simbolo della della Campania, testimone millenario della viticoltura di origine ellenica e tra le varietà più adatte alla produzione di grandi rossi da lungo invecchiamento. Risale al 2007 l’ampliamento del progetto di ricerca sulla Vitis vinifera a Pompei, con l’individuazione di ulteriori aree da ripristinare a vigneto, aree destinate prevalentemente all'Aglianico.


A Villa Giulia il nuovo allestimento delle Tombe Barberini e Bernardini

È stato presentato alla stampa solo pochi giorni fa il nuovo allestimento permanente delle Tombe principesche Barberini e Bernardini di Palestrina custodite presso Villa Poniatowski.

Si tratta di due corredi principeschi tra i più belli e importanti dell’intero panorama etrusco scoperte nell’800 ed entrate a far parte della collezione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia all’inizio del ‘900.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Entrambi risalenti all’inizio del VII secolo a.C. e inquadrabili nel cosiddetto periodo orientalizzante, ciascun corredo è composto da oggetti di inestimabile valore storico e particolarmente raffinati soprattutto in alcuni dei campi di eccellenza della civiltà etrusca come l’oreficeria e la bronzistica.

I principi che indossavano questi oggetti provenienti dall’Egitto, dal Vicino Oriente volevano assomigliare a monarchi di ascendenza orientale e proprio le tombe Barberini e Bernardini con i loro ricchi corredi si fanno modelli di altissimo rilievo proprio di questa moda in un contesto italico.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Dal 2012 i due corredi delle tombe principesche sono esposte nelle dieci sale di Villa Poniatowski, ma dopo il furto di una parte degli Ori Castellani, per motivi di sicurezza, gli oggetti più preziosi sono stati prelevati dalle vetrine privando i visitatori del Museo di questi capolavori.

Valentino Nizzo, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per il nuovo allestimento ha potuto contare anche sulla collaborazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini  e del Parco Archeologico di Pompei diretto da Gabriel Zuchtriegel, con cui nel 2018 e nel 2021/2021 sono state organizzate due importanti mostre sugli Etruschi.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

In virtù di questa partnership sono state realizzate due nuove vetrine con le quali è stato possibile migliorare la sicurezza e la qualità dell’esposizione. Il progetto dell’attuale allestimento è dell’architetto Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori (Studio di Architettura, Roma), il progetto grafico è di Francesca Pavese, l’organizzazione generale di Electa; il progetto scientifico è stato curato dalla dott.ssa Antonietta Simonelli, funzionario archeologo del Museo di Villa Giulia e curatore della sezione museale di Villa Poniatowski, con la supervisione del Direttore Valentino Nizzo.

L’allestimento è stato realizzato dal personale del Museo coordinato dalla funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca supportata dalla collega Irene Cristofari.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Dopo 8 anni i due corredi delle Tombe principesche Barberini e Bernardini di Palestrina tornano fruibili al pubblico nella sala a loro dedicata a Villa Poniatowski.

Foto copertina: Finale angolare di carro di bronzo con figurine applicate


Da Ercolano importanti novità sulla dieta degli abitanti della città

Analisi sui resti umani di Ercolano hanno permesso di approfondire ulteriori informazioni sulla dieta degli antichi abitanti della città. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Silvia Soncin e dal Professor Olivier Craig ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

In collaborazione con l’Università di York dove si è svolto il lavoro di analisi anche altre prestigiose istituzioni italiane come il Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei e il Museo delle Civiltà di Roma.

Gli abitanti dell’antica città di Ercolano e i loro resti hanno offerto un’esperienza unica per l’analisi della vita in una comunità che visse e subì il medesimo destino. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso numerose sono state le vittime rintracciate nei fornici che si affacciano sull’antica spiaggia della città, esattamente 340 individui.

dieta Ercolano
Dieta Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Studi di antropologia e di bioarcheologia hanno permesso di migliorare in maniera significativa studi diretti sul modo di vivere, eventuali patologie e dirette conoscenze, in generale, sulla società romana in un arco temporale ben preciso. In questo studio internazionale, 17 individui recuperati dai fornici sono stati sottoposti ad analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto degli aminoacidi che compongono il collagene osseo al fine di ricostruirne la dieta con maggiore dettaglio e precisione.

dieta
Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Una comparazione tra fonti storiche ed analisi dirette ha permesso di chiarire che vi fosse un accesso alimentare differenziato fra uomini e donne. L’analisi degli aminoacidi – dice il Professor Craig – ha permesso di quantificare tali differenze e di riflettere sulle cause. Lo studio ha inoltre previsto alcuni prelievi di resti botanici da Ercolano ed in particolare di cereali e legumi. I risultati isotopici ottenuti dai cereali, insieme a quelli del collagene di specie animali e marine, sono stati utilizzati per il confronto con i valori determinanti per gli umani. Ad emergere chiare differenze fra uomini e donne nel consumo in particolare di pesce e prodotti animali.

Gli Ercolanesi consumavano una quantità di proteine dei prodotti della pesca superiori a quello delle donne, mentre queste avevano una dieta molto più ricca in prodotti animali. Questo studio innovativo dal punto di vista bioarcheologico è stato confrontato con dati associati a popolazioni contemporanee e in proporzione il risultato è che il consumo di pesce ad Ercolano è risultato superiore rispetto agli abitanti del Mediterraneo della seconda metà del secolo scorso.

dieta
Ercolano, foto: Alessandra Randazzo

Silvia Soncin riferisce: “Gli uomini erano più probabilmente maggiormente impegnati nella pesca e in altre attività marittime, generalmente occupavano posizioni più privilegiate nella società, e venivano liberati dalla schiavitù in età più giovane rispetto alle donne. Tutti questi fattori probabilmente facilitavano il loro accesso a prodotti alimentari più costosi, come il pesce fresco.”

La dieta seguita dagli antichi abitanti di Ercolano – interviene il Direttore del parco Archeologico Francesco Sirano - non ci racconta solo delle abitudini alimentari ma ci mette anche di fronte ad una società organizzata secondo canoni assai diversi da quella odierna. Un mondo dove l’accesso abitudinario a determinati alimenti dipendeva non dalla fame o dalla possibilità di acquisto, ma da fattori culturali: il genere, la condizione  sociale, la provenienza geografica dei componenti della comunità locale. Ercolano si conferma un laboratorio unico per l’avanzamento della conoscenza non solo guardando al passato ma anche e soprattutto, direi, al futuro e alle mille possibilità di innovazione e di miglioramento della qualità della vita che possono derivare dall’attivazione degli insegnamenti della storia, piuttosto che dalla semplice raccolta di dati. Il parco Archeologico di Ercolano è impegnato nella promozione di studi internazionali intorno alla ricostruzione sotto molteplici aspetti di un mondo la cui vita cessò in poche ore, ma la cui memoria attiva risuona tuttora nella mente e nell’animo di chi voglia ascoltarla.”

 


Pompei, scoperta la Tomba del liberto Marco Venerio Secundio

Pompei, siamo nell’area extra moenia della città antica presso la necropoli di Porta Sarno, dove la missione archeologica dell’Università Europea di Valencia, in collaborazione con il Parco Archeologico, ha scoperto una nuova tomba il cui proprietario era il liberto Marco Venerio Secundio.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Gli archeologi, durante l’ultima campagna di scavi che si è conclusa appena pochi giorni fa, hanno individuato presso la necropoli di Porta Sarno, ad est dell’antico centro urbano, una tomba con all’interno un individuo inumato ed, eccezionale per Pompei, il corpo non combusto ma in parte mummificato con residui di capelli del defunto.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Sulla lastra marmorea posta sul frontone della tomba l’iscrizione commemorativa ne ha permesso la decifrazione e l’attribuzione ad un proprietario ben preciso cioè proprio Marcus Venerius Secundio, personaggio già noto in città. La struttura sepolcrale è stata datata all’ultimo decennio di vita di Pompei ed è costituita da un recinto in muratura dove si conservano ancora tracce di policromia e disegni: piante verdi su fondo blu.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Chi era questo personaggio? Certamente non sconosciuto a Pompei, Marcus Venerius Secundio era presente nell’archivio delle tavolette cerate del banchiere Cecilio Giocondo e dal nome, riusciamo a ricostruire anche la sua storia, quella di liberto e custode del tempio di Venere.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Una volta “manomesso”, la “manumissio” indica nel diritto romano l’atto con cui il proprietario libera uno schiavo, ha raggiunto un certo livello sociale ed economico come confermerebbe non solo la bella tomba monumentale ma anche l’iscrizione dove, oltre ad essere citato come Augustale, cioè membro del collegio dei sacerdoti dediti al culto imperiale, è ricordato come “colui che diede ludi greci e latini per la durata di quattro giorni”. Una testimonianza diretta di ludi greci, cioè in lingua greca che prima si potevano solo ipotizzare sulla base di riscontri indiretti e oggi simbolo della κοινή mediterranea.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, Gabriel Zuchtriegel. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Abbiamo qui un'altra tessera di un grande mosaico, ovvero la Pompei multietnica della prima età imperiale, dove accanto al latino è attestato il greco, all’epoca la lingua franca del Mediterraneo orientale. Che si organizzassero anche spettacoli in greco è prova del clima culturale vivace e aperto che caratterizzava l’antica Pompei”- dichiara Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei.

Dal punto di vista antropologico interessante è anche lo stato di conservazione dello scheletro di questo noto personaggio, uno dei meglio conservati a Pompei. Il defunto fu inumato in una piccola cella ma non era solo perché nella restante parte del recinto sono state trovate due incinerazioni in urna tra cui una appartenente ad una donna di nome Novia Amabilis.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, columella e segnacolo tombale. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il rito funerario utilizzato è sicuramente insolito per l’usus pompeiano in quanto nella fase romana si utilizzava l’incinerazione per individui adulti mentre solo i fanciulli venivano inumati. Le analisi preliminari sul defunto hanno constatato un’età avanzata, aveva superato i 60, e le eccezionali condizioni di un ambiente ermeticamente chiuso hanno permesso all’équipe diretta da Llorenç Alapont di ritrovare anche tracce di capelli e una porzione di orecchio. Inoltre vi erano anche elementi di corredo tra cui un unguentario in vetro e numerosi frammenti riconducibili a quello che doveva essere del tessuto.

Tomba di Marco Venerio Secundio, scheletro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Bisogna ancora comprendere se la mummificazione parziale del defunto è dovuta a un trattamento intenzionale o menospiega il professor Llorenç Alapont dell’Università di Valencia - In questo l’analisi del tessuto potrebbe fornire ulteriori informazioni. Dalle fonti sappiamo che determinati tessuti come l’asbesto venivano utilizzati per l’imbalsamazione. Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerti da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture, ai reperti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco Archeologico hanno fatto in questo progetto.”

Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

I resti sono stati trasportati al Laboratorio di Ricerche Applicate nel sito di Pompei dove hanno subito i primi interventi di analisi e conservazione. Inoltre il Parco Archeologico ha avviato una serie di interventi di messa in sicurezza volti a garantire la manutenzione della necropoli di Porta Sarno con la speranza in futuro di rendere fruibile l’area che al momento si trova oltre il confine con la Circumvesuviana.

https://m.youtube.com/watch?v=G-bJQ-4A7y4&feature=youtu.be

Foto e video dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei


Pompei Regio V: apre il Termopolio e a breve nuove visite

La Regio V di Pompei ha permesso nel corso di questi ultimi anni di apportare ulteriori conoscenze all’archeologia e alla storia della città antica, consentendo a studiosi di varia formazione di aggiungere tasselli ulteriori ad una storia che oramai si intendeva quasi del tutto conosciuta.

Dal 12 agosto sarà possibile visitare il termopolio della Regio V di Pompei, portato in luce qualche mese fa che restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita. Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio di Pompei sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Regio V di Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Per proteggere la struttura è stata realizzata una copertura lignea a protezione del bancone dipinto e si è proceduto al rifacimento del balcone a sbalzo su cui è stata collocata parte dell’originaria pavimentazione in coccio pesto rinvenuta nel corso dello scavo.

Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle ore 12,00 alle 19,00 (ultimo ingresso ore 18,30), con accesso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. Non è necessaria la prenotazione.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

L’offerta si amplia e altri gioielli della Regio V saranno fruibili al grande pubblico attraverso delle apposite visite guidate: la Casa di Orione e del Giardino dove sono in corso ancora lavori di sistemazione in vista di interventi definitivi di restauro e coperte finalizzati ad una apertura permanente dell’area. Entrambe le abitazioni, riccamente decorate, sono state portate in luce durante i lavori di riprofilazione dei fronti di scavo e di messa in sicurezza della Regio V nell’ambito del Grande Progetto Pompei.

Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle ore 16,00 alle 19,00 (ultimo ingresso ore 18,30). L’accesso è previsto ogni 20 minuti, per gruppi di massimo 5 persone per volta accompagnati da personale del Parco. Ingresso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Casa del Giardino. Foto: Parco Archeologico di Pompei

“Sono molto lieto di vedere aperto al pubblico il termopolio al termine di tempestivi lavori di restauro dell’edificio rinvenuto nei nuovi scavi della Regio V – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei – Per consentirne la pubblica fruizione è stato necessario procedere alla messa in sicurezza delle strutture, al restauro dei delicati affreschi e garantire la protezione di tutto l’ambiente con adeguate coperture. Ai visitatori che stanno tornando ad affollare le strade dell’antica città si restituisce una nuova esperienza di visita in un’area del tutto inedita.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La scoperta, avvenuta nell’ambito di un sistematico intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, al fine di prevenire la minaccia del dissesto idrogeologico sulle strutture già in luce, ha costituito una occasione unica di ricerca interdisciplinare che ha portato a nuove acquisizioni sulla dieta e sulla vita quotidiana dei pompeiani. Un ringraziamento a tutto il team che ha contribuito alla straordinaria scoperta, alle successive ricerche e al bel progetto di fruizione.”

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: ©luigispina

 “L'apertura del thermopolium della Regio V di Pompei si pone in piena continuità con l'approccio adottato dal Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, che ringrazio insieme a tutta la squadra per il lavoro eccezionale che è stato svolto aggiunge il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel Si tratta di un approccio integrato tra conservazione, ricerca e fruizione, che con l'apertura al pubblico giunge al suo compimento, mentre stiamo lavorando sulla progettazione del restauro della casa di Orione e della casa del Giardino.

Il progetto di scavo e restauro del thermopolium, che è partito da esigenze di tutela e di messa in sicurezza dei fronti di scavo, ha portato a scoperte straordinarie che ci aiutano a comprendere meglio anche i circa ottanta thermopolia già noti a Pompei. Con le visite accompagnate alle case ancora da restaurare vogliamo sensibilizzare il pubblico per il fatto che Pompei è un grande cantiere dove ricerca, conservazione e restauro continuano sulla base dell'innovazione e della collaborazione con importanti enti di ricerca nazionali e internazionali.”

https://www.youtube.com/watch?v=qQGOyGgNpwI

 

 


Granai del Foro

Visita ai Granai del Foro, il più grande magazzino di Pompei

I Granai del Foro, l'edificio adibito a magazzino archeologico di Pompei che raccoglie al suo interno ogni sorta di reperti provenienti dal sito apre le sue porte per un tour esclusivo.

Ogni mercoledì dei mesi di luglio e agosto, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16 sarà possibile richiedere una visita accompagnati dai funzionari del Parco.

Granai del Foro
Granai del Foro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

In antico i Granai del Foro dovevano essere adibiti a mercato della frutta e verdura e vennero realizzati solo dopo il 62 d.C. in un’area originariamente porticata. Oggi la funzione è quella di grande magazzino dove si raccolgono oltre novemila reperti provenienti da scavi condotti a Pompei e nelle aree esterne sin dalla fine dell’800.

Numerose sono le anfore, utilizzate soprattutto per il commercio del vino, ma si conserva anche vasellame in uso a Pompei negli ultimi decenni di vita della città prima dell’eruzione, pentole, brocche, piatti e anche fornelli per la cottura dei cibi, oggetti assolutamente importanti per ricostruire la vita quotidiana di una città antica. Non mancano tavole in marmo, vasche per fontane, statue che adornavano le domus più ricche e alcuni calchi di vittime oltre al calco di un albero nella tecnica inventata dall’allora direttore Giuseppe Fiorelli che ebbe l’intuizione di colare gesso liquido all’interno dei vuoti nella cenere consolidata ottenendo così l’impronta lasciata da essi.

Granai del Foro
Granai del Foro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

L’edificio venne scavato tra il 1816 e il 1822 e forse non era terminato al momento dell’eruzione del 79 d.C.

Nel corso della loro travagliata storia, la cui documentazione l’abbiamo solo a partire da Maiuri, i Granai furono duramente colpiti dai bombardamenti degli Alleati che colpirono la città di Pompei nell’agosto- settembre del 1943 con la perdita della cosiddetta “sacrestia”, luogo adibito all’esposizione delle terrecotte arcaiche del Tempio di Apollo, e di altre parti strutturali dell’edificio.

Granai del Foro
Granai del Foro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il costo della visita è di 3€ (+ 1,50€ di prevendita on-line), in aggiunta al biglietto di ingresso al sito. La visita è riservata a gruppi di massimo 10 persone ogni mezz’ora.

Le visite ai granai saranno possibili anche di sera al costo di 5€, in aggiunta al biglietto serale di ingresso al sito, ogni venerdì e sabato nelle seguenti date 6 e 7, 27 e 28 agosto, 3 e 4, 10 e 11, 25 settembre con le stesse modalità di prenotazione.


Torna fruibile la Villa B di Oplontis a Torre Annunziata

Si amplia l’offerta di visita nel sito archeologico di Oplontis con la riapertura, per la prima volta al pubblico, della Villa B, conosciuta anche come villa di Lucius Crassius Tertius.

L’operazione è stata resa possibile grazie alla sinergia tra il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, al fine di rendere fruibile una parte della struttura in attesa dell’avvio del restauro e della valorizzazione dell’intero complesso.

Villa B di Oplontis
Villa B di Oplontis. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La villa B di Oplontis è stata scoperta casualmente nel 1974 durante i lavori di costruzione della Scuola Media Parini. In base ai materiali rinvenuti, più che di una villa potrebbe trattarsi della sede di un’azienda specializzata nella lavorazione dei prodotti agricoli e nella commercializzazione del vino, piuttosto che nella produzione.

Sulla base del ritrovamento di un anello con sigillo, durante i primi anni di scavo, la Villa B doveva appartenere a Lucius Crassius Tertius, da identificarsi con il proprietario o gestore dell’azienda commerciale. Il nucleo centrale è costituito da un imponente spazio colonnato su due ordini di colonne di tufo grigio con capitelli dorici, databile al II secolo a. C.; intorno a questo sono disposti numerosi ambienti adibiti al deposito di anfore per il vino, l’olio, il garum e la frutta. Il piano superiore della villa era invece destinato alla residenza del proprietario in cui si conservano pregiate pitture di II e IV Stile .

Villa B di Oplontis
Villa B di Oplontis. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Tra i ritrovamenti si può segnalare una cassa blindata con struttura in legno rafforzata con lamine e fasce di ferro e finemente decorata e provvista di un complesso sistema di chiusura; in lettere di agemina d’argento figura il nome dei costruttori: PYTHONYMOS, PYTHEAS, NIKOKRATES, attivi nella bottega di un tale Eraclide.

Anfore di vario tipo e dimensione, suppellettili con resti organici, pesi di marmo e terracotta, attrezzi ed oggetti in metallo, oltre ad una grande quantità di melograni conservati sotto strati di fieno, testimoniano un uso continuo dei locali come magazzini fino all’eruzione del 79 d. C.

Villa B di Oplontis
Villa B di Oplontis. Foto: Parco Archeologico di Pompei

In uno degli ambienti della Villa B, l’ambiente 10, sono stati trovati anche i resti di fuggiaschi, alcuni dei quali avevano portato con sé oggetti preziosi come gioielli, ornamenti in osso e avorio, monete d’oro e d’argento, suppellettili in bronzo; la maggior parte di questi oggetti furono trovati accanto agli scheletri dei fuggitivi, racchiusi in apposite custodie di cuoio, stoffa o corda, nonché ancora indosso ai proprietari in fuga.

“Il Parco archeologico di Pompei sta mettendo in atto una serie di azioni al fine di ampliare il più possibile l’offerta di visita in tutti i siti, con aperture straordinarie e visite serali, compatibilmente con le attività in ripresa post pandemia. – dichiara il Direttore Gabriel Zuchtriegel - Ci stiamo impegnando a migliorare gli itinerari e a promuovere anche percorsi inediti nell’ottica della massima fruizione e partecipazione alle attività del Parco. Il sito di Oplontis, come gli altri siti periferici, merita una grande attenzione e investiremo in tal senso senso con progetti di valorizzazione della vicina struttura dello Spolettificio e con interventi di ampliamento e scavo della Villa di Poppea. I progetti futuri prevedranno il miglioramento dell’accessibilità e l’ampliamento della fruizione dei due complessi di Oplontis con l’apertura permanente anche della cosiddetta Villa B. Iniziamo con piccoli passi. In tale direzione abbiamo tutto il supporto dell’amministrazione di Torre Annunziata con la quale stiamo proficuamente lavorando a iniziative comuni di rilancio del sito.”

Ogni venerdì di luglio e agosto, dalle 16:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:30) sarà possibile accedere all'edificio accompagnati dall'Archeoclub di Torre Annunziata, nell’ambito di una convenzione tra l'associazione e il Parco archeologico di Pompei.

L'ingresso è compreso nel biglietto della Villa A "di Poppea" (5,00 €) per un massimo di 10 persone ogni 30 minuti.

 


PRAEDIA Project: al via la campagna di scavi nel Complesso dei Riti magici

Prende avvio oggi la campagna di scavo del PRAEDIA Project con un team composto da alcuni ricercatori dell’Università di Pisa e della Scuola IMT: i lavori per la stagione 2021 si concentreranno nell’area del Complesso dei Riti Magici.

Praedia Project
Foto: Praedia Project

Il progetto di scavo avviato già nel 2016 ha come obiettivo la raccolta di informazioni e dati sull’edilizia residenziale della città di Pompei. Terminati i lavori di ricerca sui Praedia di Giulia Felice, gli archeologi concentreranno le loro ricerche sul Complesso dei Riti Magici situato su via di Nocera nella parte centrale dell’Insula I della Regio II.

La campagna 2021, coordinata da Anna Anguissola (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa) e Riccardo Olivito (Scuola IMT Alti Studi Lucca) avrà come finalità la ricostruzione delle fasi edilizie del Complesso, originariamente occupante un’area con tre case a schiera tra il III e il II secolo a.C. e successivamente riorganizzato in un complesso accorpato più ampio e riorganizzato nel corso dei secoli.

Praedia Project
Foto: Praedia Project

Il Complesso dei Riti Magici venne scavato e messo in luce tra il 1953 e il 1958 e deve il suo nome al rinvenimento al suo interno di due mani in bronzo decorate con figure animali e vegetali, due crateri con medesima simbologia e una serie di oggetti di appartenenza, si ritiene, ad una sibilla che svolgeva lì i propri riti. Studi recenti hanno invece ipotizzato che dal 62 d.C. e fino all’eruzione del 79 d.C, il luogo fosse utilizzato per le celebrazioni del culto tracico del dio Sabazio, venerato anche da un vicino di domus che del dio possedeva un busto. La particolare disposizione degli spazi esterni ed interni, tre ampie aree aperte sulle quali si dispongono altrettante stanze difficilmente può essere identificata come semplice abitazione domestica.

Foto: Praedia Project

Il team di ricerca del PRAEDIA Project è composto da una squadra mista Università di Pisa-Scuola IMT, di cui faranno parte Chiara Tarantino (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa) e Emanuele Taccola (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, laboratorio LaDiRe).

Con loro saranno impegnati nove studenti dell’Università di Pisa (Chiara Balestrino, Jessica Bartelloni, Manuela Cascetta, Dominika Walentyna Kaszubska, Lisa Lazzaroni, Daniele Renna, Giulia Sportelli, Angelica Tortorella) e alcuni dottorandi dell’Università di Pisa (Antonio Monticolo) e della Scuola IMT Alti Studi Lucca (Nicole Crescenzi, Rodolfo Gagliardi e Silvio La Paglia).

Per seguire lo scavo vi segnaliamo (www.praediaproject.com) e sui profili Instagram (www.instagram.com/praediaproject, #PRAEDIA) e Twitter (@PraediAproject).


Insula Occidentalis. Avviato il cantiere di messa in sicurezza

Prende avvio il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis, un’area posta fra la Regio VI e la Regio VII nella parte occidentale della città e affacciata, in antico, sull’area lagunare sottostante. Le abitazioni che a partire dal II secolo a.C. occuparono la zona erano dotate di un affaccio panoramico e di terrazze disposte al di sopra delle mura urbiche.

I lavori della durata di circa un anno permetteranno nuovamente la fruizione delle ville di Marco Fabio Rufo, di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’oro e della Biblioteca fino ad ora inaccessibili perché sede dei laboratori di restauro del Parco.

Insula Occidentalis
Insula Occidentalis. Foto: Parco Archeologico di Pompei

L’intervento ha previsto il montaggio di una gru di 65 metri d’altezza, suggestiva costruzione moderna nel panorama antico, che consentirà a fine lavori di restituire ai visitatori la fruizione di complessi abitativi unici e ricchi per raffinatezza e bellezza paesaggistica.

Il grandioso complesso dell’Insula Occidentalis, dopo la deduzione a colonia da parte di Silla (88 a.C.), consta di una serie di terrazze degradanti verso il mare, che si vennero progressivamente ad appoggiare alle mura una volta dismesse dalla loro funzione protettiva. I complessi residenziali messi in luce soprattutto negli ultimi decenni del Novecento sono tra i più grandi della città e a tutti gli effetti possono essere considerate vere e proprie “ville urbane”.

Insula Occidentalis
Insula Occidentalis, Casa Marco Fabio Rufo. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Da qui provengono alcuni dei reperti più preziosi della città vesuviana laddove mosaici, affreschi e arredi presenti nelle ville, delineano quel vivere colto di cui molti personaggi amavano circondarsi, soprattutto nei richiami letterari delle pitture o nella suggestiva bellezza dei giardini lussureggianti delle pareti dei triclini.

I lavori di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis sono finanziati da fondi CIPE del Piano Stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) oltre che con i fondi del Parco Archeologico di Pompei.


Restituiti al Parco archeologico di Pompei affreschi da Stabia e Civita

Frammenti di affreschi parietali provenienti da Stabia e Civita Giuliana, databili al I secolo d.C., sono stati restituiti  al DG del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, dal Generale di Brigata Roberto Ricciardi, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).

La riconsegna è avvenuta nel Museo Archeologico Libero D’Orsi di Castellammare di Stabia  alla presenza del professor Massimo Osanna, Direttore Generale Musei e del Sindaco della Città di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino.

Affreschi. Foto: Cesare Abbate

“Tornano al loro posto antiche opere di grandissimo pregio. –  afferma il Comandante Riccardi - La Bellezza che oggi celebriamo non è solo negli affreschi, è anche nella sinergia fra i rappresentanti delle istituzioni qui presenti, che hanno operato sentendosi figli della stessa storia. La Cultura che intendiamo valorizzare è anche quella della legalità”.

Durante la giornata sono stati restituiti anche altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati e trafugati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, situata fuori le mura di Pompei.

Le indagini di riconoscimento e recupero dei frammenti sono state avviate dai Nuclei TPC di Monza e di Napoli rispettivamente nel 2020 e nel 2012.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

“La restituzione di questi frammenti è significativa per più ragioni. – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei - Intanto viene ricomposto, in entrami i casi, un contesto archeologico che era stato violato e che permette di restituire completezza allo scavo. Ogni reperto, costituisce un tassello importante della storia e della conoscenza di un luogo e va sempre tutelato e preservato.  Ma soprattutto è una vittoria della legalità, contro il fenomeno degli scavi illeciti e del traffico di opere d’arte e reperti antichi, e una conferma dell’importante ruolo delle forze dell’ordine nella tutela del patrimonio culturale e della fondamentale collaborazione con le istituzioni del Ministero della Cultura.”

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Gli affreschi di Stabiae

I tre affreschi restituiti decoravano le pareti di Villa Arianna e Villa San Marco di Stabia e furono trafugati probabilmente durante gli anni '70 del secolo scorso e poi esportati illecitamente.

Successivamente al sequestro di numerosi beni, durante l’attività di contrasti dei traffici illeciti a cura del Nucleo TPC di Monza, i tre frammenti sono stati individuati ed identificati nel Luglio 2020. Inoltre il Nucleo TPC ha ricostruito i movimenti di questi reperti che poi sono stati venduti ad antiquari statunitensi, elvetici ed inglesi durante gli anni '90.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

L’autenticità e la provenienza degli affreschi pompeiani è stata accertata grazie alla collaborazione dell’ufficio tutela e dell’ufficio scavi di Stabia del Parco Archeologico di Pompei, su disposizione del Dipartimento VII della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha diretto le indagini fino alla restituzione.

“Le collaborazioni con le autorità per il contrasto agli scavi illegali e al traffico illecito di reperti archeologici avviate sotto la direzione di Massimo Osanna sono una best practice che il Parco seguirà anche in futuro. – dichiara Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei - Attraverso la valorizzazione dei siti nel territorio tra Stabia, Torre Annunziata, Boscoreale e Poggiomarino vogliamo inoltre contribuire a far emergere sempre di più l’immenso valore del patrimonio archeologico presente in maniera capillare in tutta l’area vesuviana.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

Reperti come l’iscrizione osca da porta Stabia, attualmente esposta alle Scuderie del Quirinale nella mostra ‘Tota Italia’, illustrano come la città di Pompei facesse parte di un paesaggio antico costituito di vie di comunicazione, ville, fattorie, necropoli e insediamenti rurali che vanno tutelati e valorizzati. Ringrazio a nome del Parco i Procuratori e i Carabinieri del Nucleo Tutela per il lavoro svolto.”

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

I Frammenti degli affreschi di Civita Giuliana

I tre frammenti provenienti dalla Villa Suburbana di Civita Giuliana appartenevano ad un ambiente scavato nel 2020 dal Parco Archeologico di Pompei dove fu rinvenuto anche il graffito di Mummia  che ha fornito indicazioni sui possibili proprietari della villa. Tutto l’ambiente presenta una raffinata decorazione in III Stile con tre pannelli a fondo nero scanditi da candelabri databile tra il 35 e il 45 d.C.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

La località di Civita Giuliana è stata protagonista di numerosi scavi clandestini tanto che nel 2017 il Parco Archeologico di Pompei ha dato il via, congiuntamente alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ad operazioni di individuazione di attività di scavi abusivi cui è seguito nel 2019 il Protocollo d’Intesa per il contrasto delle azioni illecite a danno del patrimonio archeologico.

Durante le prima operazioni fu individuata la zona servile della villa dove furono rinvenute delle stalle e tre cavalli bardati. Inoltre, durante il 2020 è stato individuato un il carro cerimoniale e la presenza di due vittime dell’eruzione di cui è stato possibile eseguire un calco in gesso.

Affreschi Stabia e Civita
Affreschi Stabia e Civita. Foto: Cesare Abbate

L’individuazione dei frammenti distaccati dall’ambiente avvenne già nel 2012 grazie ai militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, in seguito, anche in questo caso, a delle operazioni di contrasto ai traffici di beni archeologici nazionali ed internazionali. Difatti, durante l’azione, furono individuati sul posto i tre frammenti rimossi e pronti per essere trasportati altrove.

Individuazione dello scavo archeologico clandestino. Foto Ufficio Stampa del Nucleo dei Carabinieri TPC.

È tuttora in corso di svolgimento, dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, il processo penale a carico degli imputati ritenuti responsabili della attività di depredazione della antica villa romana. – Dichiara il Procuratore Nunzio Fragliasso - L’impegno di questo Ufficio nella tutela del patrimonio artistico, archeologico e culturale del territorio sarà costante e prioritario anche nei prossimi anni, con particolare riferimento all’attività finalizzata al recupero dei preziosi reperti archeologici trafugati, esportati all’estero, e alla loro restituzione al patrimonio nazionale. “