età arcaica Repubblica Dominicana Penisola di Samanà

Scoperto in Repubblica Dominicana abitato precolombiano di età arcaica

Scoperto in Repubblica Dominicana raro abitato precolombiano di età arcaica

Una nuova area di età arcaica appartenente a una comunità di tradizione pre-agricola è stata scoperta nella penisola di Samanà, a nord-est della Repubblica Dominicana. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico coordinata dal Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, con il contributo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) ed il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

Playa Frontón nella penisola di Samanà. Foto di Danu Widjajanto, CC BY-SA 4.0

Le informazioni archeologiche relative al primo popolamento delle isole del Centro America sono piuttosto scarse. Gli unici dati che abbiamo risalgono all’incirca a cinquant’anni fa e sono stati ottenuti a seguito di ricerche sporadiche condotte in maniera non totalmente scientifica e pubblicate non sistematicamente. Inoltre l’insediamento successivo di gruppi agriculturalisti che hanno popolato l’Isola Hispaniola ha contributo a cancellare le tracce del popolamento più antico, soprattutto nelle isole maggiori.

Mentre studi precedenti (in particolare una pubblicazione del gruppo di ricerca della Sapienza sulla rivista Nature sulla genomica dei popoli caraibici) hanno evidenziato in modo chiaro il modello del popolamento dei gruppi agriculturalisti Taino, l’origine delle popolazioni arcaiche preceramiche resta ancora irrisolta. Le sole informazioni che si hanno al riguardo è che i gruppi che popolavano le isole caraibiche nel periodo pre-agricolo erano caratterizzati da una mobilità stagionale, basavano la loro sussistenza sulla caccia di piccoli animali, la pesca e soprattutto la raccolta di grandi e piccoli molluschi, marini e terrestri, e si stabilivano principalmente a ridosso della costa.

Oggi un nuovo tassello viene aggiunto con il ritrovamento di un raro abitato precolombiano di età arcaica nel sito di El Pozito, località della penisola di Samanà nel nord-est della Repubblica Dominicana. La scoperta è avvenuta nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico del Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, diretta sul campo da Francesco Genchi, con la collaborazione di ricercatori dei dipartimenti di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali e di biologia Ambientale dello stesso Ateneo, del Museo del Hombre Dominicano di Santo Domingo e con il contributo della Direzione generale per la promozione del sistema Paese del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) e il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

L’area identificata si riferisce a un abitato caratterizzato principalmente da un’ampia porzione di una officina di lavorazione di materie prime come grandi molluschi marini quali lumache (Strombus Gigas anche detta conchiglia regina e Cittarium pica, la gazza di gabbiano) e i bivalvi (come la Codakia orbicularis, conosciuta anche come tigre lucina) accanto a una incredibile quantità di molluschi terrestri (es. Caracol excelens), sfruttati sia per uso alimentare che per la produzione di strumenti. Ma non solo, è stata rinvenuta anche la presenza di bacche selvatiche e resti di pesci di notevole dimensione.

Le installazioni prevedevano ripari leggeri del tipo shelter, costituiti da allineamenti semicircolari di buche di palo, al cui esterno sono riconoscibili ampie aree di cenere e carboni, risultato delle attività di cottura delle risorse marine.

Lo strumentario è composto da un centinaio di arnesi in pietra locale levigata, quali pestelli, martelli, incudini e grandi macine adatte alla triturazione dei semi, delle radici e delle conchiglie, sui quali le analisi hanno mostrato, oltre a marcati segni di usura, tracce di residui vegetali.

Tra questi, lo strumento più caratteristico è l’ascia mariposoide (ovvero a forma di farfalla) che si ritiene venisse utilizzata nell’abbattimento e nel taglio degli alberi con cui venivano realizzate canoe e remi. Questo strumento è distintivo dei gruppi pre-agricoli tardivi e fondamentale per circoscrivere le fasi arcaiche.

Il ritrovamento più importante, tuttavia, fa riferimento a 12 pestelli (majadores) di pregevole fattura deposti all’interno di un pozzetto rituale, che differiscono tra loro sia per la materia prima utilizzata che per la manifattura. Anche su questi strumenti sono visibili tracce di usura e numerosi residui perfettamente conservati. La scelta di deporre questi strumenti in un’area adibita alla lavorazione delle risorse primarie, necessarie alla sussistenza del gruppo, induce a credere che si tratti di una sorta di offerta rituale riferibile alla sfera cultuale di questi gruppi, ma connessa anche alle pratiche di sussistenza.

“La misura del valore di questa scoperta - commenta Francesco Genchi del Dipartimento di biologia ambientale della Sapienza - è direttamente proporzionale alle nostre conoscenze, pressoché inesistenti, tanto sulle pratiche di vita quotidiana quanto su quelle connesse all’economia di sussistenza e alla sfera rituale delle popolazioni che abitavano i Caraibi prima del periodo agriculturalista.

“I risultati ottenuti all’interno di questo nuovo sito dai caratteri arcaici - conclude Alfredo Coppa - ci proietta finalmente sulle tracce delle prime comunità che hanno colonizzato le isole del Centro America. Un ulteriore passo sarà realizzato dalla ricerca della necropoli, la quale consentirà di avviare analisi genetiche per far luce sulla provenienza dei gruppi che lo abitavano”.

Testo dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Consumo di pesce nella dieta dei primi abitanti dell'Alaska

29 Agosto 2016
Braided_Stream_FairbanksTananaRiver

Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha evidenziato come il consumo di pesci d'acqua dolce fosse importante per i primi abitanti dell'Alaska, nella Beringia dell'Era Glaciale.

Lo studio ha preso in considerazione 17 focolari presso il fiume Tanana, in Alaska. Lo studio ha quindi ritrovato le prime prove di utilizzo di salmone anadromo nelle Americhe, almeno 11.800 anni fa, e che il pesce fosse parte delle diete indigene 11.500 anni fa.

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Dallo spinarello alla conquista della posizione eretta

7 Gennaio 2016
Gasterosteus_aculeatus
Uno studio sullo spinarello, piccolo pesce della famiglia Gasterosteidae, ha condotto all'identificazione di una regione genomica legata a cambiamenti nei pollici umani e ai piedi, e quindi alla posizione eretta.
I cambiamenti della dimensione e nella forma delle ossa definiscono le caratteristiche dei vertebrati. Negli spinarelli, la regione oggetto della ricerca è deputata alle dimensioni dell'armatura ossea. Questo pesce è notevole per essersi evoluto in maniera diversa, adattandosi a diversi ambienti, e a fare la differenza è stata pure la diversa struttura ossea.
La stessa regione nell'uomo svolge una funzione regolatoria che è possibile apprezzare nella differenza nei piedi degli scimpanzé e dell'uomo. Un cambiamento nell'espressione del gene tra umani e primati potrebbe averci dunque dato una spinta in più verso la conquista della posizione eretta.
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Trappola medievale per i pesci scoperta nel Lago Lednica

8 Gennaio 2016

Trappola medievale per i pesci scoperta nel Lago Lednica

Fotomosaico mostra l'intera trappola. Foto di P. Stencel / www.digital-archaeology.eu
Fotomosaico mostra l'intera trappola. Foto di P. Stencel / www.digital-archaeology.eu
Durante i rilevamenti dei detriti del ponte medievale che conduce a Ostrów Lednicki, un team di archeologi subacquei dell'Università Niccolò Copernico a Toruń ha scoperto una nassa (NdT: fish-pot in Inglese) riempita di resti di pesce.
"Si tratta dell'unico reperto del nono-decimo secolo ritrovato durante la ricerca subacquea in Polonia" - ha spiegato il dott. Krzysztof Radka, a capo della ricerca subacquea.
Vista della sommità del vaso per la pesca. Foto di M. Popek
Vista della sommità della nassa. Foto di M. Popek

La trappola si è conservata in buone condizioni. Al suo interno vi erano resti di pesce catturato - secondo calcoli preliminari, erano più di 4.000. Originariamente, la nassa assomigliava a una cesta stretta, oblunga, appuntita, con una lunghezza di circa 1,6 metri. La trappola recuperata dagli archeologi di Toruń era fatta di vimini. Al tempo della scoperta era tra le parti di un ponte medievale, che conferma la sua origine lontana.
Utilizzando un eiettore d'acqua (macchinario per la rimozione dei sedimenti), i ricercatori sono riusciti ad esporre la nassa e a farne poi sott'acqua una documentazione completa in disegni e fotografie, pure se le loro attività erano rese difficili a causa della limitata visibilità subacquea.
"L'esplorazione ha richiesto estrema cautela perché il cesto in vimini poteva disintegrarsi con qualsiasi movimento dell'acqua. L'operazione di estrazione è stata complicata a causa della dimensione, dello stato di conservazione e della delicatezza del reperto, ma sembra che sia riuscita" - ha aggiunto il dott. Radek. Lo scienziato ha notato che nessuno aveva mai intrapreso prima una simile procedura, e così l'esperienza ottenuta durante l'esplorazione e l'estrazione risulta ancor più preziosa e sarà utilizzata in futuro.
La scoperta è stata effettuata in Agosto. Attualmente, la nassa è oggetto di lavori conservativi nel Museo dei Primi Piast a Lednica, e i resti dei pesci sono analizzati per determinarne le specie. In conclusione la trappola estratta diverrà parte della mostra sulla pesca del museo.
Dal 1982, gli archeologi di Toruń hanno studiato le zone dei resti dei due ponti che conducevano all'isola Ostrów Lednicki, uno dei centri più importanti nelle prime fasi della formazione dello stato polacco. Ad oggi, sull'isola sono preservati resti monumentali di bastioni e argini in legno e terra. I ponti scoperti - il cosiddetto ponte di Poznań, con una lunghezza di 438 metri sul lato occidentale dell'isola (dove la scoperta della nassa è stata effettuata quest'anno), e il ponte "Gniezno" con una lunghezza di 187 metri sul lato orientale - sono tra le più lunghe le strutture medievali di questo tipo in Polonia. Davano accesso al percorso che conduceva verso Poznań e Gniezno. A Ostrów Lednicki vi sono le rovine del palazzo residenziale costruito nella seconda metà del decimo secolo da Miecislao I.
Secondo gli storici, fu lì che Boleslao il Coraggioso divertì l'Imperatore Ottone III nell'anno 1000, durante il pellegrinaggio alla tomba di Sant'Adalberto. Ostrów Lednicki è pure la residenza ipotetica di Dąbrówka - la moglie di Miecislao I. Potrebbe essere il luogo di nascita del primo re polacco - Boleslao il Coraggioso. Lo splendore del luogo terminò nell'anno 1038 durante l'invasione del principe ceco Bretislav, quando i ponti furono distrutti.
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