Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba

Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba
Letteratura al femminile, una realtà non solo bizantina

La Graphe.IT si è distinta recentemente per la cura che dedica alle sue collane saggistiche, in particolare quella dedicata ai grandi protagonisti delle imprese belliche medievali e non (I Condottieri), e al titolo che oggi ho il piacere di presentare: Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba.

Il testo della professoressa Svetlana Tomin è volto a colmare diverse lacune nell'ambito accademico e divulgativo. In primis in Italia uno studio scientifico sul mondo culturale serbo è quasi del tutto assente, se escludiamo alcune pubblicazioni specialistiche e pressoché escluse dal circuito delle librerie. Inoltre, per una contingenza storico-culturale è opportuno - oltre che interessante - (ri)scoprire l'importanza delle figure femminili in seno alle corti ortodosse-slave, così da ridimensionare il monopolio letterario delle aristocratiche romane dell'Impero Romano d'Oriente.

Sono stati dedicati diversi studi al medioevo “bizantino” e alle opere nate in questo contesto da mano femminile, in particolare l'attenzione si è soffermata spesso su Casia (IX° secolo) e la principessa Anna Comnena (XI°- XII° secolo). Giudicando quest'ultime con un'ottica contemporanea, ovvero con una griglia di valori socio-morali figli del nostro pensiero, le figure sopracitate ci sembreranno pallide rappresentati del genere femminile poiché spesso incarnano valori materni, domestici e religiosi. Questa inclinazione è ovviamente sbagliata se non dannosa, le aristocratiche bizantine oltre ad essere delle avvenenti dame di corte detengono anche il massimo livello di istruzione possibile ai tempi, la loro formazione culturale veniva perennemente sostenuta dagli insegnamenti e dalle lezioni di maestri, monaci e tutori di livello.

Ciò è evidente nella Alessiade della principessa Anna Comnena (cfr. Anna la poetessa, Jaca Book), in cui viene celebrato in chiave epica il padre-imperatore, Alessio I Comneno. In questo testo sembra essere lontano e addirittura destrutturato le stereotipo della donna dedita alle letture agiografiche e alle sacre scritture, e anzi tra le righe appare una donna forte e caparbia, capace di riflettere sulle aspre realtà storico-culturali del tempo e sulla situazione geopolitica coeva alla sua vita, ovvero il complicato scacchiere della Terra Santa ai tempi della prima spedizione crociata.

Anna è una figura atipica, capace di giudicare una donna forte solo se in lei sono assenti le tipiche caratteristiche del gentil sesso (delicatezza, pietà, amore materno, dedizione etc etc), de facto l'Alessiade è un poema infuocato e guerresco figlio di un buio momento della aspra vita di Anna Comnena costretta a pagare con l'esilio in un monastero il suo tradimento contro il nuovo imperatore Giovanni I. In questa occasione sembrò proprio lei una delle figure più controverse ad organizzare la congiura, tant'è che suo marito Niceforo Briennio abbandonò le torbide manovre di deposizione e Anna esclamò “La Natura ha sbagliato i nostri sessi: avrebbe dovuto essere lui la donna”. Con questa breve panoramica ci rendiamo conto quanto nel mondo bizantino fosse importante il ruolo della donna all'interno del palazzo e della corte imperiale, non mancarono infatti altre letterate e abili politiche che si sobbarcarono numerose sfide come l'imperatrice Irene.

In egual mondo anche il mondo serbo presentò altrettante figure femminili di spicco: del resto era una della realtà politiche nell'orbita della cultura e del potere dell'Impero Romano d'Oriente e tali rapporti erano cementificati dalla comune religione ortodossa. In questo senso il mondo balcanico-carpatico si sentì sempre un figlio (a volte illegittimo) dell'aurea imperiale romana come del resto fecero la 'Rus e Kiev, al punto di vedere in questi regni una Terza Roma (Roma, Bisanzio, Mosca). I rapporti geo-politici tra gli stati slavi e Costantinopoli furono sempre altalenanti a causa di scaramucce, invasioni e periodi di pace. L'Impero Romano d'Oriente fu sempre attaccato verso i suoi confini, specialmente in Oriente da quando la sconfitta di Manzikert del 1071 sancì lo sgretolamento del potere romano in Anatolia e poi l'occupazione medio-orientale del Libano, delle terre di Canaan e della Siria per mano di crociati e selgiuchidi li scacciò dal quel prezioso quadrante. Per rimpinguare le casse e recuperare onore, gloria e terra Costantinopoli cercò di rintuzzare le scorrerie serbo-bulgare e albanesi e di ripagare gli invasori con altrettante razzie.

Questo è il mondo in cui le donne delle corti serbe furono allevate, ascoltando i racconti di gesta dai loro padri o tutori e imparando le preghiere e i precetti religiosi dalle loro nonne o monache di corte.
C'è da precisare che al pari del mondo bizantino, anche il regno serbo era di stampo cavalleresco e fomentato dai romanzi eroici. In particolare, la Serbia medievale fu pesantemente vessata dai nemici ottomani che invasero i suoi territori e ciò comportò una travolgente carrellata di cambiamenti. Per arginare lo strapotere turco, gli zar serbi e bosniaci misero insieme una coalizione e mobilitarono un esercito dalle notevoli dimensioni.

A fronteggiare il sultano Murad I ci furono diversi nobili condottieri dello scacchiere balcanico tra cui il Knez Lazar Hrebeljanović, Vuk Branković e Vlatko Vuković. Nella battaglia del Campo dei Merli (Kosovo Polje) del 1389, il fiore della nobiltà serba fu violentemente calpestato dallo stivale del neo sultano Bayazid il Fulmine che vinse repentinamente la battaglia e disgregò l'armata dei cavalieri crociati. Sul campo di battaglia morì anche il re-paladino Lazar Hrebeljanović, sancendo la disgregazione della potenza serba sul territorio e sconquassando gli equilibri tra Croazia, Montenegro, Albania, Bulgaria e la stessa Costantinopoli.

La sconfitta del 1389 scosse il mondo slavo-bizantino non solo sul piano politico militare ma anche su quello ideologico e poetico, se la “nobile sconfitta” dei cavalieri crociati ispirò numerosi componimenti epici allo stesso modo provocò un profondo trauma nel modus vivendi della nobiltà serba; tale sconfitta a favore degli infedeli sanciva la debolezza dell'arma medievale per eccellenza, ovvero la cavalleria medievale. Sul finire del XIV° secolo il cavaliere dei Balcani riflette sull'inefficienza della cavalleria e sul confusionario orgoglio che porta a una carica disperata e inutile; Kosovo Polje come la battaglia di Crécy del 1346, segna il tramonto della cavalleria medievale ma non arresta completamente il fervore crociato.

Milica di Serbia in un affresco dal Monastero di Ljubostinja, vicino Trstenik in Serbia. Opera di pittore serbo del XV° secolo, immagine in pubblico dominio

Bisogna tornare sull'armatura infangata e macchiata di sangue di Lazar Hrebeljanović per continuare a parlare di letteratura femminile serba, sarà la moglie del deceduto re serbo, Milica Nemanjić Hrebeljanović, a prendere le redini di un regno sull'orlo della distruzione. La capacità di Milica di districarsi tra le insidie degli Ottomani e le pressioni degli Ungheresi le conferisce subito un'aurea di pragmatica competenza politica che si traduce anche nel dare sua figlia Mileva in sposa al sultano vincitore Bayazid.

Del resto combattere era inutile, visto che l'esercito era stato letteralmente annientato dagli infedeli. Secondo la professoressa Tomin, Milica e Lazar simboleggiarono anche i due mondi del maschile e del femminile del Medioevo, da un lato il pater-dux artefice della gloria e della disfatta dei propri sudditi, su un altro piano la mater protettrice della vita e del focolare domestico. Analisi perfetta in questo caso.

Milica governò con saggezza e senso della misura e risollevò l'economia del regno stabilendo floridi legami con Ragusa e gli stati limitrofi, anche quando suo figlio Stefan divenne il sovrano legittimo lei continuò a dipanare i suoi ordini da dietro le quinte e garantì alla Serbia un periodo di tranquillità e ripresa. Inoltre fu una fervida religiosa che adempì ai suoi doveri di perfetta nobile cristiana, finanziando la costruzione di monasteri e sostenendo le opere pie. Inoltre fornì alle strutture ecclesiastiche diversi volumi e opere agiografiche. L'amore per i libri, la religione e la letteratura fu ereditato da sua figlia Jelena Balšić.

Jelena Balšić
Car Lazar i njegova porodica ("Lo Tsar Lazaro e la sua famiglia"), riproduzione di data ignota di una litografia datata al 1860, opera di Pavle Čortanović. Jelena Balšić è nel gruppo sulla sinistra, al centro, coi capelli scuri. Immagine in pubblico dominio

Sciorinare tutta la vita e la carriera di Jelena Balšić è certamente compito del libro analizzato in questa sede e non mio, perciò credo sia più consono limitarmi a citare alcune delle opere più interessanti della principessa e regnante serba Jelena Balšić.

Il manoscritto di Gorica fu scoperto nel 1902 nella capitale macedone Skopje da Svetozar Tomić e rappresenta uno dei testi più significativi per conoscere la regina serba, infatti è anche una fonte per apprendere i gusti letterari di Jelena Balšić. Il manoscritto è anche uno dei più importanti componimenti della Zeta medievale, ovvero l'odierno Montenegro e simboleggia l'importanza della religione ortodossa-bizantina nelle terre slave. Il testo fu scritto dalla mano del padre spirituale di Jelena ovvero Nikon il Gerosolomitano, in lingua servo-slava e con l'ortografia di Resava (semionciale corsivo).

Il testo, suddiviso in tre macro-parti, è una raccolta di epistole che furono scambiate tra Nikon e la sua regina Jelena e trattano i più disparati argomenti: dalla storia delle chiese e degli eremi di Gerusalemme alla geografia, per passare alla cosmografia o alle appassionate agiografie, fino alla geometria o allo studio delle regole monastiche. Perciò Il manoscritto di Gorica rientra nella nomenclatura dei codici medievali di natura miscellanea e enciclopedica.

Lo studio di questa forte regnante è affascinante perché ci porta a debellare i pallidi cliché che ancora ristagnano nei libri di storia, dove le figure femminili di questo livello sono occultate o deliberatamente snobbate. Infatti Jelena Balšić non fu solamente un'abile scrittrice e devota studiosa, ma riuscì con il suo carisma e la sua mente a influenzare l'intero mondo slavo, fino a trasmettere le sue volontà all'indipendente Ragusa; per alcuni momenti fu nel mirino degli Ottomani perché troppo “ribelle”.

Lo studio di questo saggio permette di conoscere il meraviglioso mondo slavo-ortodosso in tutte le sue implicazioni storiche, militari e culturali. Svolge così un ruolo di spartiacque tra la predominanza della cultura romano orientale e l'oblio per gli studi serbi: tale risultato è splendido e si concretizza nell'analisi storico letteraria di tutte le donne che hanno plasmato la forza culturale della Serbia.

Jelena Balšić
Copertina del libro Jelena Balšić e le donne nella cultura medievale serba, edito da Graphe.IT

Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Questo fine settimana, in 57 mila hanno scelto Palermo e oltre 6 mila Catania. A Palermo, la chiesa e il monastero di Santa Caterina sono i luoghi più visitati, a Catania Palazzo Biscari e la chiesa di San Nicolò L’Arena. 

Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania
Catania Palazzo Biscari

LE VIE DEI TESORI chiude la sua tredicesima edizione e mette insieme numeri da record. I dati definitivi si avranno la prossima settimana, ma già adesso si può parlare di record. Con una corsa, un affettuoso “assalto” nelle ultime ore della manifestazione, soprattutto a Palermo dove si sono registrate lunghe code nei siti più amati. Palermo quindi “chiude” il suo ultimo fine settimana con 57 mila visitatori, Catania migliora le performance dell’ultimo weekend e aggiunge 6 mila visitatoriIn totale i cinque week-end di questa seconda tranche del festival hanno messo insieme il numero enorme di 307 mila a Palermo e Catania, aggiungendo anche Ragusa, Modica e Scicli, presenti nei primi tre fine settimana di ottobre. Ma vanno aggiunti i numeri della prima tranche del festival, a cui hanno partecipato altre dieci città siciliane.

Chiesa e Monastero di Santa Caterina a Palermo

“È il successo delle città. Delle istituzioni pubbliche, delle associazioni, delle cooperative, dei privati che mettono a disposizione i loro luoghi per quello che è prima di tutto un grande laboratorio collettivo di narrazione – dice Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori onlus - È il successo dei 500 ragazzi impegnati nel progetto a Palermo e dei 150 a Catania:  collaboratori, tirocinanti e studenti universitari, studenti in alternanza scuola-lavoro sulle cui parole ha viaggiato il racconto della città. Il successo degli artisti che hanno teatralizzato e musicato le visite. Il successo dello straordinario staff del Festival che lavora ogni giorno dell’anno - già da domani per il 2020 - nella progettazione, nell’organizzazione, nella formazione, nella comunicazione,  della manifestazione con un impegno indefesso. Il successo dei cittadini, che diventano protagonisti nella propria città e parte di questa narrazione urbana. Il successo delle città del Sud, che sfidano quello che Tomasi di Lampedusa chiamava “il peccato di fare”.

Quello che si nota in questa edizione è che il pubblico è “spalmato” tra i diversi siti: non si sono viste le lunghe code dei primissimi festival, il pubblico è organizzato, si muove con mappe e smartphone, organizza il percorso di visita studiando prima i luoghi e le vie di accesso. I numeri sono cresciuti, ma anche la voglia di riappropriarsi di chiese, oratori e palazzi, alcuni del tutto inediti. E’ stata molto apprezzata la possibilità di visitare, senza l’assillo di orari e code, alcuni luoghi dove erano stati organizzati eventi particolari: piace l’idea dei siti su prenotazione, sono esaurite le esperienze, le visite teatralizzate nei palazzi e negli oratori, gli aperitivi sulle cupole e i concerti barocchi, tutti sold out.

Tra il pubblico palermitano, anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla che ha assistito alla visita condotta al laboratorio e al teatro dell’Opra da Mimmo e Giacomo Cuticchio; e ha “scoperto” con interesse l’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi con la splendida cappella affrescata dal Borremans. “Le Vie dei Tesori è una iniziativa straordinaria che è entrata di diritto tra i grandi eventi della Regione Siciliana – ha detto l’assessore Lagalla -. Ho il piacere di averla tenuta a battesimo anche negli anni in cui ero Rettore, confermando l'appoggio dell'Università. Il festival gode dell'appoggio del Fondo sociale europeo che serve ad avviare i giovani all'alternanza scuola lavoro e alla prospettiva dell'occupazione. Un banco di prova importante per mettere a frutto le competenze acquisite nei percorsi formativi e contribuire alla promozione della Sicilia e delle sue bellezze”.

Palermo è la regina incontrastata: 57 mila visitatori, tra palermitani e tantissimi turisti, un “esercito” accolto ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa e il convento di Santa Caterina sono (insieme) il luogo più visitato dell’intero festival: soltanto in questo fine settimana hanno messo insieme oltre cinquemila visitatori, un successo straordinario, con la gente “arrampicata” sulla scalinata d’accesso per ore, affascinata dalla chiesa immensa, dai marmi mischi, dallo splendore delle cappelle; e in tantissimi hanno scelto di proseguire verso il monastero, alla ricerche delle suore di clausura che fino a qualche decina di anni fa vivevano ancora tra queste mura silenziose.  – restano il complesso più amato di Palermo: con gli splendidi marmi mischi, e le celle dove ti par di vedere le tonache delle monache sfiorare il pavimento. Ma se chiesa e monastero hanno tenuto il podio per tutta la durata del festival, hanno comunque superato il migliaio di visitatori in un solo weekend, altri sette luoghi di Palermo: dal Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare; al rifugio antiaereo, a cui si accede da una scaletta dalla guardiola di Palazzo delle Aquile, e dove è possibile ascoltare l’appassionato racconto della città bombardata; all’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, di certo uno dei siti più amati dai turisti. E ancora, la cupola e la chiesa del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici; e amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio. Questo è stato anche il fine settimana dei musei: frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato,  anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora.

Molto apprezzate le visite teatralizzate: addirittura su richiesta di un folto gruppo di escursionisti in arrivo da Gangi, è stata replicata fuori programma, la performance di Stefania Blandeburgo che ha vestito i panni di una cortigiana seicentesca dentro la cripta delle Repentite. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti”, la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che resterà aperta fino all’8 dicembre.

La Chiesa di San Nicolò L’Arena

CATANIA aumenta i numeri degli scorsi weekend e supera i seimila visitatori spalmati tra chiese e palazzi. Palazzo Biscari guadagna il podio in assoluto: sontuoso, elegante, con i saloni che sembrano uscire da un film. Qui la visita è stata condotta dal principe Ruggero Moncada, narratore più dei narratori. Il secondo sito più visitato a Catania resta San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. E’ comunque tallonato da Palazzo Asmundo di Gisira, dimora nobiliare elegante oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie: qui i visitatori hanno apprezzato la collezione di arte contemporanea e si sono affacciati dalla terrazza; segue da presso Castello Ursino che ha invece aperto i fossati dove era possibile passeggiare respirando la storia antica della città. Tra i siti “riscoperti” dagli stessi catanesi, Sant’Agata al Carcere, dove tradizione vuole che vi fu rinchiusa la Patrona durante il martirio; la cupola della Badia di Sant’Agata e la terrazza del monastero di San Giuliano, oltre alla passeggiata su Porta Uzeda da cui si ottiene una doppia visuale, da un lato la Pescheria e il mare, e dall’altro, si allunga la passeggiata di via Etnea.

Le Vie dei Tesori
Castello Ursino

www.leviedeitesori.com

[email protected]

 

Testo dall'Ufficio Stampa Le Vie dei Tesori. Le foto dei siti de Le Vie dei Tesori sono state realizzate da @Igor Petyx


Sicilia. Dopo dieci anni ripartono importanti scavi archeologici

Buone notizie per l’archeologia siciliana. Dopo dieci anni ripartono nell’isola numerose campagne di scavo e di restauro in alcuni dei siti archeologici cosiddetti minori e non per importanza. La Regione Siciliana ha infatti finanziato ben otto cantieri che saranno attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa per un totale di 500 mila euro d’investimenti.

L’inverno, si sa, non è un periodo eccellente per cominciare campagna di scavo, allora, non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno, si darà il via a tutti i lavori di scavo, manutenzione, restauro e conservazione che rientrano in questo grande progetto di rilancio per la Sicilia, grazie anche alla creazione di percorsi di visita ben strutturati che porteranno sicuramente enormi vantaggi a tutti coloro che da sempre scelgono la bella isola per approfondirne la storia e la sua millenaria cultura.

Le province scelte non sono casuali, le attività sono appositamente mirate vero zone che fino ad ora hanno ricevuto poche attenzioni e la cui magnificenza archeologica non è da meno rispetto ad altre zone più famose. Queste zone riceveranno finanziamenti per la ricerca e l’inclusione nei grandi circuiti del turismo archeologico.  Tra gli obiettivi dell’Assessorato ai Beni Culturali che vede Sebastiano Tusa alla dirigenza, c’è sicuramente quello di dare lustro al grande passato della regione attraverso programmi di studio già avviati e strutturati che consentiranno alla terra siciliana di riportare in patria molti studiosi e curiosi che sono andati via e garantendo sempre quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

«Negli ultimi anni - aggiunge l'assessore Sebastiano Tusa - le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle Università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell'assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo».

Sicilia Sebastiano Tusa

Conosciamo nel dettaglio le zone interessate da questo grande intervento di rilancio.

A Palermo, all'interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprendono i lavori per lo studio e la comprensione dell'edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione

A Ramacca, in provincia di Catania, partirà la pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito archeologico  in aperta campagna e in passato spesso oggetto di saccheggi. La necessità è quella di mettere sotto controllo l’area e tutelare i resti archeologici.  E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprenderanno  i lavori di ripristino, dopo le alluvioni delle ultime settimane, operazioni di scavo e rilievo delle presenze archeologiche.

A Sant'Angelo Muxaro - in località "Monte Mpisu" - nell'agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all'utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo.  Il sito, già oggetto di indagini e ricerche durante gli anni ’70, ospitava capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e necropoli con tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a "Monte Castello", dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci e la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all'età rinascimentale, con ritrovamenti di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

A Pantelleria, in provincia di Trapani, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi con uno studio specialistico anche sugli inumati e gli eventuali corredi funerari annessi. E una grande risistemazione dell’area archeologica per la fruizione.

In contrada Gerace, nell'ennese, all'interno della Villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, sono previsti, in una prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell'intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. La Villa - costruita nel tardo IV secolo d.C. da Philippianus, al cui nome si riferiscono i bolli rinvenuti su ben 99 laterizi - presenta mosaici policromi con tessere di colore rosso, viola, giallo, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. Presenti anche le terme che smettono di essere utilizzate dopo il disastroso incendio che le colpì nel V secolo.

Nel ragusano, a Giarratana, in una villa romana di notevole estensione e databile al III secolo d. C, verranno effettuati lavori di scavo su aree non ancora messe completamente in luce per evidenziarne i pavimenti musivi. Precedenti attività avevano portato allo scavo del peristilio di cui si conoscono anche sette ambienti. Inoltre, verrà resa fruibile l’area con la sistemazione di passerelle e supporti didattici. In passato gli archeologi avevano ritrovato pregevoli mosaici geometrici policromi con schemi decorativi simili a quelli di Piazza Armerina, di Patti e a quelli del nord Africa.

A Milazzo, in provincia di Messina, infine, partiranno nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell'antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all'esplorazione completa dell'area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell'Antiquarium archeologico. Lavori di sbancamento effettuati nel passato nella città mamertina, finalizzati alla realizzazione di un parcheggio, hanno riportato alla luce un lembo dell'ampia necropoli greca (VI-IV secolo avanti Cristo) dell'antica Mylai. Sono state messe in luce centinaia di sepolture databili dal VI al IV secolo a.C. e vari segmenti della viabilità interna. Le sepolture hanno sempre restituito oggetti di corredo di eccezionale interesse, sia di produzione locale che di importazione. Ceramica attica a figure nere, manufatti anche di pregio, ceramica calcidese a bande, ceramica da fuoco e da trasporto sono solo alcuni dei reperti recuperati.