Massimo Osanna racconta la "sua"Pompei tra vecchi scavi e nuove sfide per la città vesuviana

Un omaggio, un diario corposo di eventi, sconfitte e vittorie. Dalla distruzione del 79 d.C. alla seconda rinascita dell’Araba Fenice, Pompei viene raccontata da colui che assieme ad una grande squadra di collaboratori ha saputo ridare un’ennesima vita alla città vesuviana. Massimo Osanna, Professore e Direttore del Parco Archeologico di Pompei ci racconta una città nuova, una città dalla doppia e dalle molteplici possibilità.

Nessuna avrà lo stesso punto di vista in quanto definire univocamente una città multietnica  e stratificata come Pompei, per un archeologo o un semplice appassionato, risulterebbe difficile. La città antica si è sempre intrecciata con un’altra Pompei fatta di sogni, miti, di quella creatività così tipica degli scrittori che l’hanno immaginata, descritta e raffigurata. Ognuno con la propria esperienza di specialista o artista ha lasciato un ricordo significativo della sua visita e ancora oggi, il ricco programma di visite che è possibile effettuare all’interno del sito, permette ad ognuno di noi di vivere una Pompei diversa e mai uguale.

Questo libro che vuole essere per tutti ma il cui taglio rimane scientifico è capace però di cogliere ogni sfumatura di questa lunga storia di una città che nasce intorno al VII secolo e muore nel I secolo d.C.; dalla catastrofica distruzione della città ad opera dello “sterminator Vesevo”così come scrive Giacomo Leopardi alla riscoperta borbonica e alla seconda morte con il terribile crollo nel 2010 della Schola Armaturarum. Un punto di svolta per la città. Da quel giorno la macchina mediatica ha puntato i suoi riflettori e attraverso un lungo processo ha portato nuovamente alla ribalta Pompei.

Nasce nel 2014 il Grande Progetto Pompei che ha trasformato in maniera evidente l’opinione e l’immagine della città. Quel degrado diffuso si è trasformato in una rivoluzione e dalle ceneri Pompei è nuovamente risorta. Non da sola, senza miracoli e con un lungo e difficile lavoro portato avanti da un’equipe di specialisti con professionalità diverse che hanno lavorato instancabilmente per portare avanti un progetto salva - Pompei. Grazie a questo sapiente lavoro e a tecniche innovative, Pompei ha fatto scuola nel campo della metodologia archeologica come esempio di best practice nel mondo.

L’approccio d’intervento è stato indirizzato verso le criticità più evidenti con la messa in sicurezza di tutte le regiones e la fruibilità di 32 ettari dei 44 scavati. Accanto a questi interventi sono stati portati avanti anche lavori di restauro su singole domus o interi complessi edilizi nell’ottica di una riapertura permanente di interi percorsi di visita all’interno degli scavi. Ma il GPP (Grande Progetto Pompei) ha rappresentato anche una palestra per una migliore conoscenza della civiltà romana all’interno di un contesto ben strutturato, attraverso lo studio e la riscoperta di importanti edifici in aree non ancora indagate.

Massimo Osanna

Oggetti, corpi, gioielli, pitture e tutto quello che un tempo era vivo all’interno delle domus adesso dialoga con i moderni ricercatori e viene presentato al grande pubblico in un racconto sempre attivo fatto di mostre e pubblicazioni scientifiche che girano il mondo. Il lettore anche non specializzato su Pompei troverà, all'interno di questo volume, diverse immagini a corredare l’esposizione anche sugli ultimi e più recenti scavi della Regio V. Per la prima volta si presentano i ritrovamenti più eclatanti come il mosaico di Orione, Leda con il cigno e gli edifici che ospitano questi splendori. Pompei, Il tempo ritrovato Le nuove scoperte edito da Rizzoli è un libro scientifico che non perde l’entusiasmo e l’emozione di un grande protagonista della nuova vita di Pompei.


Pompei tra "Il tempo ritrovato" e le nuove aperture

Giornata importante e densa di appuntamenti quella di lunedi 25 Novembre per il Parco Archeologico di Pompei. Si comincia con la riapertura di Via del Vesuvio, dove, in seguito agli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando circa 3 Km di perimetro che costeggia l'area non scavata della città è tornata fruibile al pubblico - grazie al Grande Progetto Pompei - un'ampia zona degli scavi.
Presentazione stampa. Foto: Pompei Parco archeologico
In particolare, proprio nell'area interessata, è stato possibile ammirare, ad un anno dal ritrovamento, lo splendido affresco raffigurante il mito di Leda e il Cigno, certamente uno dei più suggestivi ritrovamenti nell'area della Regio V. La visita continua ancora con l'ingresso negli ambienti delle Terme Centrali, riaperti dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza.
I visitatori, inoltre, potranno accedere  anche nella Casa degli Amorini Dorati, riaperta dopo alcuni anni in seguito ad importanti interventi di manutenzione.
Massimo Osanna. Foto: Pompei parco archeologico
Al termine dell'anteprima stampa,  presso la saletta convegni San Paolino, il direttore del Parco Archeologico di Pompei, prof. Massimo Osanna, ha illustrato le varie fasi dello scavo e della messa in sicurezza dell'area della regio V, presentando in anteprima alla stampa il suo nuovo libro edito da Rizzoli: "Pompei. il Tempo Ritrovato. Le Nuove Aperture", nel quale vengono trattati gli straordinari ritrovamenti sia nel loro aspetto puramente scientifico sia da un punto d'osservazione quasi romantico, legato certamente all'emozione della scoperta e alla responsabilità avvertita nell'adottare tutte le possibili cautele affinchè il pubblico dei visitatori ne potesse goderne appieno.
Leda e il Cigno. Foto: Pompei parco archeologico
La Domus di Leda 
La casa è stata cosi ribattezzata in seguito al ritrovamento, in uno dei cubicoli (forse una camera da letto), di un raffinato affresco che illustra la scena del congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta.
Dal doppio amplesso, prima con Giove poi con Tindaro, nasceranno i gemelli Castore e Polluce (I Dioscuri), Elena, futura moglie di Menelao, re di Sparta e generatrice della Guerra di Troia, e Clitennestra, sposa e assassina di Agamennone, re di Argo e fratello di Menelao.
L'intera stanza è impreziosita da decori raffinati in IV stile, caratterizzati da delicati ornamenti floreali intervallati da grifoni con cornucopie,amorini volanti, nature morte e scene di lotta fra animali; alle spalle di quest'ambiente, in una delle pareti dell'atrio, è l'Affresco di Narciso che si specchia nell'acqua rapito dalla sua immagine, secondo l'iconografia classica.
Interessante in questo ambiente, precisamente nello spazio del sottoscala, probabilmente utilizzato come deposito, il ritrovamento di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo, mentre una situla (contenitore per liquidi) bronzea è stata rinvenuta accanto all'impluvio.
L'amore e la soavità dei sensi, raffigurate nelle più svariate forme, caratterizzano gli ambienti di questa elegante domus che già dal corridoio d'ingresso accoglieva gli ospiti con l'immagine apotropaica del Priapo, vigorosamente affrescato.
Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Le Terme Centrali  
Il complesso è posto all'incrocio tra via di Nola e via Stabiana e si sviluppa occupando lo spazio di un intero isolato, quello dell'insula 4 nella Regio IX, riutilizzato a seguito dello spianamento di edifici preesistenti, probabilmente danneggiati in maniera irreversibile dal terremoto del 62 d.C.
Al momento dell'eruzione la costruzione del complesso non risultava ultimata ma l'ambiziosità del progetto si intuisce già dalla monumentale facciata che da sul cortile; le sale per i bagni erano molto più spaziose e luminose rispetto alle altre Terme pompeiane mentre risulta mancante la separazione tra ambienti maschili e femminili, che ha fatto supporre fasce orarie diverse per le donne e per gli uomini.
L'intero complesso e' stato sottoposto a interventi di consolidamento e di restauro, realizzati con fondi ordinari.
Bambino delle Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Nell'Aprile del 2018, all'interno del complesso, è stato rinvenuto lo scheletro di un bambino di 7-8 anni, emerso durante la pulizia di un ambiente d'ingresso, al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri, probabilmente travolto dal flusso piroclastico mentre cercava riparo nell'ambiente chiuso.
La Casa Degli Amorini Dorati    
La casa, certamente da annoverare tra le più eleganti abitazioni di età imperiale, deve il suo nome agli Amorini incisi su due medaglioni d'oro che decorano un cubicolo del portico.
Casa degli amorini dorati. Foto: Pompei parco archeologico
La dimora si sviluppa intorno allo scenografico peristilio caratterizzato da un giardino di tipo rodio, ossia munito su un lato di colonne di maggiore altezza sormontate da un frontone, che donava un accentuato tono di sacralità agli ambienti che vi si affacciavano.
Il carattere marcatamente religioso del peristilio è riscontrabile anche dalla presenza di ben due luoghi di culto al suo interno, ossia un edicola ed un sacello; l'edicola era infatti destinata al culto domestico dei Lari, divinità connesse agli antenati, mentre il sacello era destinato al culto delle divinità egizie ritratte nei dipinti, cioè Anubi, dio dei morti con la caratteristica testa da sciacallo, Arpocrate, dio bambino figlio di Iside, la stessa Iside e infine Serapide, dio guaritore.
La presenza di oggetti legati al culto isiaco fanno ritenere che il proprietario della casa, individuato da graffiti e da un anello-sigillo in Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina Minore, era forse un sacerdote.
La Domus è stata interessata da interventi di manutenzione che hanno interessato principalmente la messa in sicurezza degli apparati decorativi mediante integrazioni delle lacune dei mosaici pavimentali e degli intonaci, la messa in opera di dissuasori anti volatili, la realizzazione di una passerella di accesso ed infine la pulitura delle strutture archeologiche.

Nuove importanti aperture a Pompei

Due importanti inaugurazioni per Pompei, lunedì 25 novembre (ore 11,00) con la riapertura di via del Vesuvio, al termine degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei.

La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta la domus di Leda e il cigno rinvenuta nel corso degli scavi alla Regio V e, a seguito dei recenti restauri, il complesso delle Terme Centrali, mai finora accessibile.

Riapre al pubblico anche la Casa degli Amorini Dorati al termine degli interventi di manutenzione.

Terme

Gli straordinari ritrovamenti frutto dei nuovi scavi, tra cui quello della vasta area del “cuneo” -  posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio Frontone - sono stati raccontati nel loro aspetto storico scientifico, ma anche più romantico legato all’emozione delle scoperte stesse, nel libro del Direttore del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna, che ne ha curato gli scavi.

“Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” sarà presentato in anteprima alla stampa lunedì 25 novembre, in occasione della riapertura di via del Vesuvio. Il volume sarà in distribuzione nelle librerie dal 26 novembre.


"Pompei. Il Tempo ritrovato. Le nuove scoperte" il nuovo libro di Massimo Osanna

Una piccola anticipazione prima di leggere questo volume di prossima uscita per Rizzoli. Spesso ai nostri lettori abbiamo più volte raccontato, mantenendo sempre un approccio di verifica e quanto più scientifico, il mondo dell’archeologia che ruota attorno al sito di Pompei. Ora, e questa sicuramente è una grande novità, a raccontare dei progressi degli ultimi anni fatti proprio nella città vesuviana sarà il Direttore del Parco Massimo Osanna che per Rizzoli ha scritto: “Pompei. Il Tempo ritrovato. Le nuove scoperte”. Un viaggio che inizia 10 anni fa e che parte da una data tragica per Pompei, 6 novembre 2010, con il crollo di uno degli edifici più celebri, la Schola Armaturarum, la cui notizia è rimbalzata in tutto il mondo e che ha alzato un polverone infinito sulla cattiva gestione dei beni culturali in Italia. Qualche anno dopo nasce il Grande Progetto Pompei che ha il precipuo scopo di avviare cantieri di messa in sicurezza per salvaguardare le rovine della città romana.

Anni di duro lavoro che hanno portato Massimo Osanna e il suo team al riscatto e agli onori internazionali, facendo diventare il sito di Pompei modello di best practice per la tutela e la conservazione dei beni culturali nel mondo. Tema del libro sarà il racconto di una nuova Pompei che rinasce dopo le attente cure dei suoi archeologi, architetti e restauratori e che riprende le indagini e gli interventi di scavo che hanno fatto conoscere a tutti nuove bellezze rimaste sepolte, quando si pensava che di Pompei ormai si conoscesse abbastanza. Parliamo dei nuovi scavi nel cantiere della Regio V che hanno restituito affreschi – Leda e il Cigno è uno degli ultimi ad essere riemerso nel 2018 – architetture, oggetti del quotidiano e spaccati di vita di una città morta ma più viva che mai.

Con approccio divulgativo e stampo sempre rigorosamente scientifico, Osanna illustrerà il dove e il come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.

L’autore è professore ordinario di Archeologia classica all’Università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’Università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la Soprintendenza Speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.