Riuscirà il ‘cavallo’ della razionalità a saltare l'‘ostacolo’ dell'irrazionalità?

RIUSCIRÀ IL ‘CAVALLO’ DELLA RAZIONALITÀ A SALTARE L’‘OSTACOLO’ DELL’IRRAZIONALITÀ?

La morte di Orfeo in un kantharos in argento del 420-410 a. C., parte della Collezione Vassil Bojkov (Sofia, Bulgaria). Foto di Gorgonchica, CC BY-SA 4.0

Quando cerchiamo di analizzare ciò che ci circonda, spesso ci chiediamo quale origine abbia quel determinato oggetto da noi preso in esame. Gli archeologi, per esempio, si interrogano sull’origine di un reperto ritrovato, i papirologi sui papiri e così via. Tutto rimanda, per la maggior parte dei casi, al mondo greco-romano (e non solo, si potrebbero aggiungere, anche, oggetti – reperti e papiri - e usanze derivanti dal mondo orientale), quel mondo così lontano, ma anche così vicino, che ha lasciato tracce ancora visibili. Però non ci si interroga solo su elementi tangibili, ma anche su usi e costumi che hanno radici lontane nel tempo.

Ancora oggi, per esempio, si dà grande importanza ai sogni e come questi abbiano una ricaduta su eventi futuri; esistono, ancora, maghi e medium che profetizzano il futuro. Tutte queste credenze affondano le loro radici in un mondo lontano, probabilmente antecedente allo stesso mondo greco-romano civilizzato. Omero, per esempio, sia nell’Iliade che nell’Odissea, parla di profezie e sogni premonitori, lasciando trasparire un’origine divina. Gli stessi greci avranno mutuato queste credenze da quelle civiltà, definite l’una minoica e l’altra micenea, che precedettero il mondo greco arcaico. Questi argomenti sono stati egregiamente esaminati in un pregevole volume del regius professor di Oxford Eric R. Dodds, I Greci e l’Irrazionale, che, ancora ora, risulta di fondamentale importanza per chi si volesse avvicinare allo studio dei fenomeni e razionali e irrazionali di una civiltà che molto ha contribuito alla creazione dell’odierno occidente civilizzato.

Quando ci si approccia allo studio della letteratura greca e, in ispecie, ad Omero, spesso si legge dell’importanza della civiltà di colpa e di vergogna che è alla base degli eroi omerici. È possibile immaginare un Ettore che decide di restare con Andromaca e il piccolo Astianatte contravvenendo all’obbligo di difendere la sua amata Troia? La risposta è semplice: un ‘no’ perentorio. Il ‘no’ di Ettore è dettato proprio da quella tipologia di civiltà alla base della coscienza dell’eroe omerico. Si provi ad immaginare la vergogna, per un guerriero (o meglio, eroe), nell’essere definito un ‘vigliacco’ per non aver difeso il suo popolo; e si pensi, anche, se si vuole, ad una possibile ‘colpa’ per una eventuale sconfitta. L’eroe omerico era intransigente e lo era per i dettami di quella civiltà di cui si è accennato poco sopra. Dodds giudica questa tipologia di pensiero dettata da una credenza comune: non bisognava rifiutare la pianificazione divina. L’ira degli dèi (phthonos theon) impauriva tutti, anche il più valido guerriero. L’eroe omerico, per esempio, poteva incorrere nella hybris (tracotanza): non si poteva osare più di quanto era dovuto.

L’origine divina di questa tipologia di credenza, civiltà di vergogna e di colpa (shame culture e guilt culture), è confermata da Dodds; lo studioso ritiene che alla base della civiltà omerica e, anche, pre-omerica, vi fosse, nella credenza popolare, l’idea della presenza incombente e minacciosa della divinità. Questa presenza giustifica, anche, un’altra tematica affrontata dal regius professor nel suo volume, cioè la pazzia e come essa fosse percepita dagli uomini.

Gli antichi distinguevano due tipologie di pazzia: quella legata al soprannaturale e quindi derivante dall’influenza di una divinità e quella legata ad uno stato patologico. Per quanto riguarda la prima tipologia, Apollo è una delle divinità più legate a questa prima categoria di pazzia, definita, nel Fedro platonico, ‘furore profetico’; legate alla cultura apollinea sono la Pizia e la Sibilla. È famoso l’oracolo di Apollo a Delfi, presso il quale molti si recavano alla ricerca di un responso; non era la divinità in persona a parlare, ma una profetessa, la Pizia, che, in stato di trance profetica e plena deo, riferiva il responso divino. Questa tipologia di pazzia/furore era comune nella credenza dei greci (basti pensare che, prima di ogni evento bellico, ci si recava presso l’oracolo alla ricerca di un consenso). Si è detto, anche, che spesso questa pazzia/furore era dettata da una patologia; in genere i malati non erano riconosciuti come intermediari di una divinità, anzi erano cacciati dalla comunità (ad Atene, per esempio, erano soliti cacciarli con sassi o, addirittura, sputi). Ma non tutti erano soliti allontanare questi malati; alcuni credevano che la loro patologia fosse una conseguenza di una inferenza divina (esaustivo, in questo senso, il De morbo sacro di Ippocrate).

Penteo fatto a pezzi da Agave e Ino. Ceramica attica (lekanis) a figure rosse, 450-425 a. C. Foto di Marie-Lan Nguyen (2007)

Questa pazzia/furore non si manifestava soltanto attraverso la profezia di un ‘impossessato’, ma anche attraverso danze specifiche legate, nella maggior parte dei casi, al culto dionisiaco (è icastica la scena della danza delle Baccanti nell’omonima tragedia di Euripide). Questa danza aveva una funzione catartica, cioè purificare l’anima degli adepti. Platone definisce questa tipologia di furore/pazzia ‘telestico o rituale’.

Anche i poeti potevano essere ‘impossessati’ da una divinità e comporre in stato di trance. Generalmente erano le Muse a invogliare i poeti a comporre i loro versi (Esiodo, per esempio, nell’incipit della sua Teogonia afferma che furono le Muse Eliconie a spronarlo a comporre l’opera). Anche in questo caso Platone categorizza questa tipologia di furore/pazzia definendolo ‘poetico’.

Tutte queste categorie sono legate da un lato, alla funzione catartica, dall’altro, alla funzione profetica e poetica. Si potrebbe prendere in considerazione un’altra tematica analizzata da Dodds, cioè la valenza dei sogni e la cultura sciamanistica.

Come suddetto, ancora oggi i sogni hanno una valenza fortemente premonitrice. Questo stesso valore era percepito dagli antichi greci. Nei sogni, spesso, si manifestavano parenti o persone vicine al sognante, raramente divinità (i greci, per esempio, affermavano di ‘vedere’ nel sogno), e spesso queste parlavano al soggetto avvertendolo o consigliandolo. Sono famose, per esempio, le scene di sogni nell’Iliade e nell’Odissea; la figura onirica entrava nella camera da letto del sognante attraverso il buco della serratura e si manifestava. Non tutti i sogni, però, erano fausti, c’erano sogni angoscianti e infausti e gli antichi, generalmente, tendevano a rendere oggettivo il messaggio dell’eidolon (immagine) del sogno. Il sogno poteva avere, anche, una funzione guaritrice, basti pensare al culto di Asclepio che si diffuse sul finire del V a.C. (fondamentale la pubblicazione della Cronaca del tempio di Epidauro nel 1883). Alcuni casi di guarigioni nei sogni sono presenti nei racconti di persone che, durante il sonno o la veglia, venivano curati e si risvegliavano sani. Su questa tematica Dodds si mostra parecchio scettico: o erano sogni reali ovvero i malati erano drogati o ipnotizzati e immaginavano la figura di un guaritore dietro la quale, con molta probabilità, si nascondeva un sacerdote. Questa credenza che può sembrare arcaica, in realtà continuò ad essere presente nella cultura dei greci del V a.C. (Aristofane, per esempio, nel Pluto parla di guarigioni di malati per mano di serpi) e, forse, anche nel IV a.C.

Legata alla credenza dei sogni, nell’antichità si afferma anche la ‘cultura sciamanistica’. Oggi siamo abituati a giudicare gli sciamani come guaritori provenienti dalla Siberia e dall’area asiatica. Dodds, in realtà, parla di sciamani che entrarono in contatto con la cultura greca. La Tracia è rappresentata come la regione principale di questa tipologia di credenza; infatti Orfeo, originario della Tracia, è giudicato uno sciamano, un guaritore che assisteva i diversi ‘clienti’ sia psichicamente che fisicamente (Dodds parla anche di un tale Zalmoxis come lo sciamano per eccellenza). Alla base di questa cultura, che i greci giudicavano antichissima, c’è l’idea che l’anima (psyche) avesse un’entità divina e che questa si esplicasse durante il sonno, giudicato, per l’appunto, l’approdo più vicino alla morte. La cultura sciamanistica prevedeva che l’anima continuasse a vivere dopo la morte, motivo per il quale, spesso, gli antichi, insieme al cadavere, seppellivano gli oggetti più vari, sicuri che quell’anima avesse ancora bisogno di bere, mangiare, vestirsi ecc. (questa è una credenza antichissima, appartiene, infatti, ai popoli dell’Egeo sin dall’epoca neolitica). Il fatto che l’anima, dopo la morte, continuasse a ‘vivere’, giustifica, in un certo qual modo, l’immagina (eidolon) che alcuni affermavano di vedere durante il sonno; probabilmente quell’eidolon (immagine) era l’anima di un defunto che era andato a far visita al sognante e, con molta probabilità, profetizzava gli eventi futuri. Inizialmente si credeva nell’unità anima/corpo, cioè gli antichi erano soliti nutrire il defunto con il fine di far ‘vivere’ l’anima racchiusa in quella carcassa. Furono i poeti omerici a distinguere l’anima dal cadavere, quindi a liberare l’entità divina da quella terrena.

Tutte queste credenze, prese in esame soltanto in maniera cursoria (nel rispetto del pregevole volume di Dodds), hanno dato vita a diverse discussioni legate alla loro veridicità. C’è stato chi, al contrario dei più fervidi seguaci, ha criticato fortemente la religione e, con essa, l’apparato di cui era provvista. Si pensi a Socrate, condannato, non solo per aver corrotto i giovani rampolli ateniesi, ma anche per la sua feroce critica nei confronti della religione tradizionale; Ecateo, che giudicava la religione ridicola; Senofane, che mise alla berlina i miti omerici e spergiurò sulla divinazione; Eraclito, che attaccò tutto il ‘conglomerato’ delle credenze più antiche; a queste personalità, si possono aggiungere, anche, Democrito, Diogene. Il V a.C. è il periodo dell’‘illuminismo greco’, quel periodo di intellettuali tesi a far valere la ragione alla fede ed è proprio in questo periodo che si avvicendano i diversi processi per ‘ateismo’ (il processo di Socrate è il più controverso). Anche Platone, nella Repubblica e nelle Leggi, ha tentato di rendere più razionale il ‘conglomerato’ di quelle credenze mistiche che erano alla base della cultura greca e pre-ellenica e che, ormai, si erano radicate nella mentalità della polis.

Il tentativo dei Sofisti e dello stesso Platone, però, non sono andati a buon fine, anzi lo stesso Dodds afferma che gli antichi ‘illuministi’ non potevano riuscire a spiegare l’irrazionale dal momento che erano privi di quegli strumenti atti a decifrare la mentalità mistica che non si poteva spiegare se non attraverso la mitologia. Ancora, il regius professor, nelle battute finali del suo volume, utilizzando la metafora del cavallo e del cavaliere, afferma: «Fu il cavallo a rifiutare il salto, o fu il cavaliere? […] Personalmente credo che sia stato il cavallo […] i creatori del primo razionalismo europeo non furono mai […] razionalisti soltanto; cioè sentivano profondamente, anche con l’immaginazione, la potenza, le meraviglie e i pericoli dell’irrazionale. Ma tutti quegli eventi che si verificano oltre la soglia della coscienza potevano descriverli soltanto nel linguaggio della mitologia o dei simboli; mancava loro uno strumento per intenderli […] Invece l’uomo moderno ora comincia a foggiarsi tale strumento […] Eppure ci si offre così una speranza: se ce ne serviremo intelligentemente, arriveremo a conoscere meglio il nostro cavallo; conoscendolo meglio, sapremo condurlo, con un allenamento migliore, a vincere la paura; vinta la paura, cavallo e cavaliere potranno un giorno affrontare il salto decisivo […]».

In conclusione, il volume di Dodds, si presta alla lettura di chi, specialista o semplice appassionato, voglia avvicinarsi all’irrazionale greco e comprenderne, nel limite degli strumenti, le ragioni più profonde. Insomma, per dirla con Maurizio Bettini, che cura l’introduzione al volume del regius professor, alla domanda «Perché leggere questo libro», si dovrebbe rispondere «Semplicemente perché è uno dei libri più belli che siano mai stati scritti sul mondo greco e su quello antico in generale».

Eric Robertson Dodds I Greci e l’irrazionale razionalità irrazionalità Grecia
Il classicista Eric Robertson Dodds, in una foto anonima del 1949

Bibliografia

Eric R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, Milano 2013 (a cura di M. Bettini, Riccardo di Donato, Arnaldo Momigliano; trad. it. di Virginia Vacca de Bosis) [=Eric R. Dodds, The Greeks and the Irrational, University of California Press, Berkeley and Los Angeles 1951].


Una finestra sulle credenze preistoriche: il santuario di Bolków

4 Aprile 2016

Una finestra sulle credenze preistoriche - il santuario di Bolków

Offerta sacrificale scoperta nel santuario - una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Offerta sacrificale scoperta nel santuario - una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Circa 9 mila anni fa, vicino l'odierno lago Świdwie (Pomerania Occidentale) gli sciamani effettuavano misteriosi rituali. Oggi, gli archeologi scoprono le tracce di questa inusuale attività.
Figure vestite di pelliccia, che cantano brani monotoni, emergono dalle ombre e da nubi di fumo. Vestendo maschere e corna animali sulle loro teste, portano piccoli fasci... Forse è così che apparivano i rituali effettuati migliaia di anni fa vicino l'odierna Szczecin.
Probabilmente non conosceremo mai i dettagli dei rituali. Ad ogni modo, tutte le indicazioni vanno nel senso che le scoperte effettuate dal prof. Tadeusz Galiński della sede di Szczecin dell'Istituto di Archeologia ed Etnologia PAS sono uniche in Europa. Gli archeologi cominciarono a studiare il sito nel 2012. Inizialmente non si resero conto di ciò con cui avevano a che fare - sono semplicemente capitati sui resti di capanne. Pensavano si trattasse del tipico insediamento di cacciatori di oltre 9 mila anni. Ad ogni modo, ulteriori ritrovamenti divennero sempre più affascinanti.
Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński

La ricerca si è rapidamente concentrata su un'area circolare del diametro di circa 6 m, dove gli scienziati hanno incontrato misteriose strutture. L'elemento principale del sito è risultato essere un edificio trapezoidale con pali, circondato da un arco di pietra collocati a uguale distanza l'uno dall'altro. C'erano anche bastoni affilati in tasso e conficcati nel terreno, secondo la forma di una figura orizzontale simile al Grande Carro - un frammento della costellazione dell'Orsa Maggiore. Al tempo nel quale le capanne erano utilizzate, c'era un lago nelle vicinanze. Da qui, da un alto pendio, c'era una vista panoramica della campagna circostante. "Nei giorni con cielo terso, doveva essere un posto molto buono per osservare le stelle" - ha aggiunto lo scienziato.
Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński

Secondo il prof. Galiński, tutto indica che questo luogo era un santuario. Ciò è ulteriormente evidenziato dai reperti scoperti: un incensiere in legno, che era utilizzato per affumicare ritualmente il luogo, le persone e gli oggetti al fine di scacciare gli spiriti maligni, e un fascio di pezzi di legno, corteccia, piante erbacee ed ossa animali, il quale, secondo il prof. Galiński, dovrebbe essere interpretato come un'offerta dello sciamano. "Le offerte sacrificali erano un'espressione di credenze nei poteri sovrannaturali e nelle forze della natura. Il loro scopo era quello di placare le divinità. Erano fatte in nome di tutti i residenti e membri del gruppo con la partecipazione del leader spirituale" - afferma il ricercatore.
All'interno del santuario i ricercatori hanno ritrovato diverse grandi pietre - quasi ognuna era differente. Tra queste c'erano: sienite, diorite, granito, quarzite, arenaria e gneiss, e persino marmo rosso e sienite verde, rare in Pomerania. Una sorpresa assoluta è stata la scoperta in questa regione di giaietto, anche chiamato ambra nera, e di roccia vulcanica, pomice.
"Questa collezione di rocce straordinariamente ricca è unica tra i siti del Mesolitico finora noti e situati all'interno della vasta Pianura Europea, e nella zona delle colline pedemontane e degli altipiani. Queste rocce furono portata al sito di Bolków, e non solo dall'area circostante (...), ma pure da terre lontane, il miglior esempio in tal senso è dato dalla cornubianite, che si trova sui Monti dei Giganti e sullo Harz" - ha spiegato il prof. Galiński in un articolo pubblicato sul periodico "Archeologia Polski" ("Archeologia della Polonia"). È interessante che le rocce mostrino segni di formazione.
Dispersi all'interno del santuario erano numerosi oggetti fatti di legno, corna e pietra. La loro natura, secondo il prof. Galiński, tradisce funzioni direttamente o indirettamente correlate ai rituali - per esempio, includono un caratteristico bastone dalla forma inusuale, un pendente in legno, e persino un oggetto fatto di corteccia di betulla, che si interpreta come frammento di maschera rituale.
Presunti resti di un santuario scoperto a Bolków sono stati preservati in condizioni eccellenti, grazie alle favorevoli condizioni naturali nelle quali sono rimasti i ritrovamenti: torba e sabbia. E "(...) l'enorme quantità di diverse informazioni contenute nelle fonti estratte significa che porteranno una nuova qualità nella ricerca sulla cultura delle comunità cacciatrici del Primo Olocene nella Pianura Europea" - afferma lo scopritore.
La descrizione dettagliata dello studio dell'inusuale sito a Bolków del 2012-2014 è stata pubblicata nell'ultimo numero di "Archeologia Polski" (LX: 2015) in un articolo di Tadeusz Galiński "Shaman sanctuary from the Mesolithic period in Bolków on the lake Świdwie in Pomerania". La ricerca sul campo e i test di laboratorio del sito non sono stati ancora completati. Gli scienziati si aspettano ulteriori intriganti scoperte e ritrovamenti.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

La creazione del copricapo rituale da Star Carr

13 Aprile 2016
journal.pone.0152136.g002
Archeologi dell'Università di York hanno utilizzato tecniche tradizionali per ricostruire un copricapo rituale creato dai cacciatori raccoglitori che 11 mila anni fa erano presso il sito di Star Carr, nello Yorkshire.
Da questo sito del Mesolitico proviene il più antico costume sciamanico, prodotto a partire da un cervo rosso (anche cervo nobile o reale, Cervus elaphus). 24 siffatti copricapi - che costituiscono più del 90% dei reperti di questo tipo - provengono dal sito, che emerge dunque come uno straordinario luogo per importanza sciamanica e cosmologica.
journal.pone.0152136.g001
Lo studio, pubblicato su PLOS One, sfida le precedenti conclusioni sulla cura e il tempo investiti nella produzione dell'oggetto, suggerendo invece che fu ottenuto attraverso opportune tecniche di fabbricazione. Tra le tecniche utilizzate, il rivestimento con argilla umida, al quale seguiva la collocazione nelle braci per quattro ore: così si facilitava la rimozione della pelle residua e la lavorazione dell'osso.
Gli archeologi hanno utilizzato diverse tecniche per l'analisi dei reperti, documentati anche in 3D.
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Musica Siberiana nel riaperto Teatro del Lido di Ostia

Mercoledì 4 novembre
MUSICA SIBERIANA

al

TEATRO DEL LIDO DI OSTIA
04 nov_Jerry Barrea_ph Oak

Mercoledì 4 novembre una giornata dedicata alla musica Siberiana al Teatro del Lido di Ostia.

Il primo appuntamento alle ore 18 con WORKSHOP MUSICA SIBERIANA, un laboratorio di musica curato da Jerry Cutillo, polistrumentista e ricercatore dei suoni nel mondo, e l’artista Choduraa Tumat che condurrà i partecipanti alla scoperta delle atmosfere e dei segreti della musica siberiana.

Alle ore 21 OAK in concerto, un grande evento di musica sciamanica per la prima volta a Roma.

Interpreti Jerry Cutillo voce, flauti, balalaika, Francesco De Renzi tastiere, Louis Ortega basso e chitarre acustiche Mauro Gregori percussioni, Al Bruno chitarra elettrica.

Ospite Choduraa Tumat polifonie vocali, doshpuluur e khomus.

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Perù: chirurgia nella fortezza di Kuelap

20 Gennaio 2015
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Due scheletri ritrovati nell'antica fortezza precolombiana di Kuelap costituiscono la prova di trapanazioni, dimostrando l'abilità degli abitanti delle Ande in una serie di trattamenti chirurgici.
La fortezza si trova sugli altopiani area nord-orientale di Chachapoyas-Amazonas, in Perù. I documenti etnostorici raccontano la grande capacità curativa degli sciamani di quelle regioni.
Questi i risultati cui è giunto lo studio "Tibial surgery in ancient Peru", di J. Marla Toyne, pubblicato nell'International Journal of Paleopathology.
Link: International Journal of Paleopathology; Peru This Week; Archaeology News Network
Le possenti mura di Kuelap, foto di Gelber21 da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Hydriz.