Il Divin Codino - L'uomo dietro il calciatore

In data 26 maggio 2021 è approdata una nuova pellicola sulla piattaforma Netflix: parliamo dell'ultimo film della regista italiana Letizia Lamartire dal titolo Il Divin Codino. Il film è un biopic dedicato alla vita e alla carriera sportiva del calciatore italiano Roberto Baggio, il cui soprannome è, per l'appunto, il divin codino.
Ci troviamo davanti ad un biopic abbastanza inusuale per diversi aspetti che lo caratterizzano.

Roberto Baggio: il mito

Il nome di Roberto Baggio non è estraneo a nessuno. Tuttavia, questo nome risulta essere di grande importanza per quella generazione che assistito ad ogni partita e azioni compiuta dal giocatore veneto da metà degli anni '80. Per i cosiddetti millenials non appassionati di sport, il nome di Baggio potrebbe dire poco e niente. Per questo bisogna analizzare i due punti di vista di queste generazioni che si approcciano ad un prodotto inusuale.

Da un lato ci troviamo con lo sguardo di chi ha seguito da sempre il Baggio calciatore e si aspettava di rivedere il giocatore, per l'appunto. Dall'altro lato abbiamo lo sguardo dei più giovani che si aspettano l'incontro con un calciatore, ma senza una precisa idea di che tipo di giocatore. Ecco, entrambe le aspettative vengono totalmente distrutte da questo biopic di Letizia Lamartire. Perché questo? Perché il prodotto è molto più concentrato sul Baggio uomo che sul Baggio calciatore. Un uomo, Roberto Baggio, che nella sua vita privata non ha nulla di "mitico".

Il Divin Codino: l'uomo dietro al campione

Abbiamo appena 92 minuti di tempo per incontrare Roberto Baggio e lo incontriamo solo in momenti precisi della sua vita: gli esordi nel Vicenza e nella Fiorentina, i mondiali del 1994 e l'inizio del 2000 con l'ultimo tentativo di accedere al campionato mondiale. Tre atti che, come dicevamo poc'anzi, non ci mostrano il calciatore bensì lo raccontano. Ci scontriamo con parole dette negli spogliatoi dagli allenatori, parole dette dalla famiglia di Baggio e parole delle dagli speaker o dai giornalisti sportivi.

I momenti di gioco veri e propri sono sporadici perché, di base, alla Lamartire non pare interessare il tocco di calciatore ma il tormento di un uomo. "Sbagliando quel rigore hai mostrato al mondo di essere umano" dice il padre ad un Baggio sconsolato e alla fine della propria carriera.  Questa frase racchiude tutto il film che vuole mostrare questo: semplicemente un uomo. Di Baggio vediamo varie sfaccettature: la conversione al buddismo, l'incertezza, l'arroganza del campione che battibecca con gli allenatori e la tristezza di un figlio che cerca incessantemente le attenzioni del proprio padre.

I nuovi biopic

Il genere biopic è in grande aumento negli ultimi anni. Ogni stagione cinematografica ci propone differenti film incentrati sulla vita di grandi del passato, poco importa se sono vivi o morti. In un certo senso, viviamo in un periodo storico che ci invita a riflettere sull'immensità di una vita rispetto ad una scrittura di fiction. Tuttavia, un lato alquanto dissonante di questo genere, risiede nella sua necessità di "mitizzare" la vita stessa che si vuol raccontare, inserendo episodi non veri o utilizzando l'iperbole per determinate situazioni. A questo punto non abbiamo più un biopic veritiero, ma un incrocio tra realtà e finzione.

Parallelamente a questo tipo di biopic ne abbiamo un secondo che pare voler prendere la direzione opposta. Un esempio è il film dedicato alla figura del pittore Egon Schiele uscito nel 2017 solo in cinema selezionati. Schiele non è mitizzato, non è un pittore maledetto, ma sono un uomo con estro artistico che decide di vivere una vita borghese lasciando la modella Wally per la borghese Edith. Nessun orpello, nessuna frase brillante o scenate oniriche e ipnotiche. Noi ci scontriamo con Egon e, infatti, nel 2017 molti sbuffarono perché volevano, anzi, pretendevano di vedere sul grande schermo un tipo di "perversione" che appartiene ai quadri del pittore austriaco.

Lo stesso sta accadendo con Il Divin Codino. Il biopic su Baggio parla di un uomo senza vizi, senza tormenti esistenziali/sartriani, dedito alla famiglia e alla natura. Proprio per questo in molti si sono lamentati di una certa piattezza della pellicola, una piattezza che appartiene ad un certo tipo di vita tranquilla che Baggio stesso ha sempre preferito condurre.

Il Divin Codino Roberto Baggio Letizia Lomartire
La locandina de Il Divin Codino, film biografico su Roberto Baggio (interpretato da Andrea Arcangeli) regia di Letizia Lamartire, con casa di produzione Fabula Pictures, dal 26 maggio su Netflix

L'Italia dopo la Ricostruzione, deve ricostruirsi!

Una delle domande che spesso venivano e, tutt’ora, vengono fatte ai nonni o ai genitori da parte di nipoti o figli è: come si viveva, in Italia, dopo la guerra? Come vi divertivate? Cosa facevate? Ci sono somiglianze con la nostra epoca?

Sono domande lecite, poste con quel pizzico di curiosità che anima i più piccoli alla ricerca di una identità o, almeno, desiderosi di capire la storia del nostro paese.

Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, ha dedicato un libro alla tematica relativa alla Ricostruzione dell’Italia nel periodo post-bellico: Giuro che non avrò più fame (edito da Mondadori nel 2018). Un libro che, attraverso una scrittura lineare e concisa, racconta, con la tipicità della narrazione giornalistica, le sofferenze, i sacrifici e i divertimenti di chi, come nonni e genitori, hanno dovuto sopportare la fame, hanno combattuto per ridare all’Italia quella dignità lacerata e che hanno rischiato, anche, nell’investire in industrie che, ancora oggi, rappresentano i capisaldi dell’economia italiana.

Oggi, spesso, ci si lamenta di un cellulare retrogrado, di una linea internet poco veloce o di come ci si debba comportare e presentare sui diversi social, quasi fossimo alla ricerca di una perfezione che non esiste, non è esistita e non esisterà mai. Molti italiani restano inermi; il lavoro rappresenta un bene di prima qualità, ma, spesso, è denigrato. Molti ‘lavoretti’ non sono in linea con le nuove leve che pretendono la ‘pappa pronta’ e tanto, ma tanto riposo…

Milano, foto di anonimo, da SkyScraperCity - Milano Sparita, Pubblico Dominio

Questi discorsi, però, sono la diretta conseguenza di una mancata ricerca del passato italiano, quel passato recente che ha visto come protagonisti i nostri nonni e genitori. I giovani di un tempo, come racconta Cazzullo, non avevano tempo per lamentarsi, dovevano rimboccarsi le maniche e ricostruire l’Italia per le generazioni future. Se oggi il modus vivendi è sulla soglia della sufficienza e, alcune volte, la supera, lo si deve a chi, dal 1948 in poi, è sceso in campo per garantire quella libertà che per noi è un dato acquisito, per loro era un miraggio da rendere reale.

In ben dodici capitoli, Cazzullo esamina la situazione italiana post-bellica, prendendo in considerazione diverse tematiche: la politica, il cinema, gli imprenditori, lo sport. È esemplare come, il giornalista, spesso faccia un confronto tra gli anni post-bellici e i giorni nostri. È chiaro che i giovani del XXI secolo devono ritenersi fortunati o, almeno, devono riconoscere che la loro libertà è frutto di una lunga e dura conquista di chi, tra volontari e lavoratori d’ogni genere, ha dedicato la propria vita per instaurare quel diritto, sacro e inviolabile, insito nel concetto di democrazia.

Nel primissimo capitolo, Cazzullo si lascia ad una riflessione che suona icastica e che, spesso, non viene presa in considerazione da chi, nel continuo lamento, ritiene di vivere una vita di stenti «Avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Tre famiglie su quattro non avevano il bagno in casa; per lavarsi dovevano uscire in cortile o sul balcone. L’Italia non esportava tecnologia, ma braccia: minatori in cambio di carbone». Questo confronto mette in mostra un differente modus vivendi che a noi risulta, ormai, quasi estraneo. Oggi l’Italia esporta menti e beni primari; gli italiani, oggi, piuttosto che scendere in piazza, si lamentano o, nel peggiore dei casi, fanno gran baccano sui social: la vita virtuale predomina su quella reale, si viaggia agli antipodi dei nostri antenati.

La politica italiana, dopo il 1945, doveva fare i conti con l’instaurazione del miglior governo possibile che garantisse stabilità e libertà ad un popolo in agonia: l’ombra del fascismo era ancora forte. La DC (Democrazia Cristiana) alle elezioni del 18 aprile 1948 vince sul Fronte Popolare, dopo una guerra politica combattuta con giornaletti, preghiere e persuasioni varie. Il partito di Alcide De Gasperi è al comando. Una nuova Italia sta crescendo.

La politica, o meglio, la guerra politica è solo uno degli ingredienti dell’Italia post-bellica. Oggi, a Natale, i regali che vanno per la maggiore sono: cellulari, viaggi, beni di lusso…ma i nostri nonni, invece, avevano regali? Certo, mandarini, fichi secchi, ceci e legumi vari: questi erano i regali. L’imperativo era far nutrire gli italiani. Lo stesso Cazzullo spiega che la tipologia di questi regali e l’ossessione per il cibo era dovuta alla volontà dei genitori di non far rivivere gli stessi stenti che loro stessi avevano vissuto durante il periodo bellico.

Si tornava a lavorare la terra; gli italiani, come dice Cazzullo, erano i ‘cinesi’ odierni: tanto lavoro e poco riposo.

Negli anni bellici e post-bellici si registrano una serie di personalità che hanno offerto all’Italia la possibilità di riscattarsi: Vittorio Valletta, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Luigi Einaudi, Lina Merlin.

Valletta è il precursore di Marchionne, è stato colui che ha portato in alto il nome della Fiat, lo stesso Cazzullo scrive «L’idea di Valletta è semplice: fare dell’Italia un Paese industriale, e della Fiat la prima industria d’Italia». Olivetti è, giustamente, definito da Cazzullo: lo Steve Jobs degli italiani. Il sogno di Olivetti è stato quello di «[…] dare all’Italia una cultura industriale moderna. Un progetto in cui far confluire cristianità e umanesimo, le scienze sociali e l’arte, la tecnologia e la bellezza». È stato l’ideatore della famosissima Lettera 22 con la quale miriadi di italiani hanno scritto libri, pensieri, tesi e lavori. Mattei è stato il pioniere dell’industria petrolifera italiana, fondando l’Eni nel 1952; ha permesso all’Italia di mettersi alla pari di USA, Inghilterra, Olanda nella lavorazione del petrolio. È stato, anche, il fondatore del quotidiano Il Giorno. Einaudi è stato il secondo presidente della Repubblica Italiana. La sua politica ha previsto delle riforme dal punto di vista economico, come afferma Cazzullo «[…] è il vero artefice della Ricostruzione sul fronte dello Stato». Ed, infine, la Merlin colei che ha permesso alle donne quel riscatto di cui necessitavano. Durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, le donne non avevano alcun diritto. La Merlin si è battuta, dura e coriacea, per chiudere le case chiuse: le donne non erano merce e non dovevano essere schiavizzate. Si deve a lei, anche, se nel 2016 si è giunti al divieto di licenziare le donne prima del matrimonio o del parto (disegno di legge avanzato dalla Merlin nel 1951).

A contorno di queste figure, si possono citare personalità quali: Achille Lauro, comandante e politico; amato dai napoletani perché egli stesso si prodigò per la sua terra «Sono un uomo che non ha rubato niente, che ha sempre lavorato, che ha dato ai poveri, e che prima di morire vorrebbe vedere felice questa bella e amatissima Napoli». Giuseppe Dossetti, vicesegretario della DC che, ritiratosi, si dedicò alla vita religiosa. Giuseppe Di Vittorio, strenuo difensore del Meridione, fondatore, insieme a Achille Grandi (DC) e Emilio Canevari (PSI), della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che vanta di essere, tutt’oggi, il più antico sindacato italiano. Guglielmo Giannini, fondatore del partito dell’Uomo Qualunque che ebbe vita effimera, osteggiato dalla Democrazia Cristiana e da Confindustria di Angelo Costa.

Come si è detto, però, dopo il 1948 gli italiani si divertivano e si dilettavano col cinema ed anche con lo sport. Ancora oggi riecheggiano le gesta del Grande Torino, cui è stato dedicato un film nel 2005 con Beppe Fiorello. Una squadra formidabile, artefice di cinque scudetti consecutivi; i componenti del Grande Toro furono i protagonisti della Nazionale che vinse per due competizioni consecutive i mondiali di calcio (1934-1938). La strage di Superga ancora oggi è ricordata ed ha lasciato una lacerazione incolmabile negli sportivi di un tempo e in quelli tutt’ora in attività; Indro Montanelli, nel tratteggiare la bellezza del suo sguardo sugli atleti Granata, dice «Gli eroi sono sempre stati immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno, i ragazzi, che il Torino non è morto; è soltanto in trasferta».

Oggi il calcio è, giustamente, ritenuto sport nazionale. Negli anni bellici e nel dopoguerra era il ciclismo lo sport di massa. Chi può dimenticare Fausto Coppi e Gino Bartali? Due sportivi che hanno regalato all’Italia numerose vittorie nei diversi tour e che hanno divertito gli appassionati del settore nei loro ‘rispettosi’ duelli su due ruote.

Anche il cinema poteva vantare personalità di spicco: Totò, Macario, Alberto Sordi, Anna Magnani, Renato Rascel…e registi del calibro di Roberto Rossellini e Federico Fellini. Un cinema privo degli effetti scenici che si possono osservare oggi, ma ricco di quella semplicità che permetteva a chi, dopo una giornata di duro lavoro, voleva rilassarsi dinanzi alla TV (non tutti potevano permettersela!).

Aldo Cazzullo durante una conferenza su Beniamino Andreatta svoltasi a Trento. Foto di Filippo Caranti, CC BY-SA 3.0

«Molti giovani non hanno fiducia nel loro Paese, e il loro Paese non ha fiducia in loro. L’Italia investe troppo poco nelle cose per cui è importante: la cultura, l’arte, la bellezza, lo spettacolo, la ricerca». Queste sono le parole di Aldo Cazzullo in uno dei capitoli del suo libro; oggi c’è un profondo scoraggiamento, gli italiani sembrano arrendevoli e chi non s’arrende fugge all’estero per realizzarsi, dimenticandosi di come, un tempo, i loro genitori o nonni reagirono dinanzi ad un’Italia distrutta dalla guerra. Questo dipende, anche, dalle troppe comodità cui si è avvezzi nell’era della tecnocrazia, Cazzullo afferma «Il tempo della rete è il tempo del narcisismo, della fatuità, dell’effimero: fashion blogger, inventori di videogame, scrittori di ministorie pubblicitarie per smartphone; start-up tutte uguali […] Tutto molto smart, cool, trendy. Nel frattempo però si sta perdendo il gusto del lavoro ben fatto, dei mestieri d’arte, del talento delle piccole cose […]». La tecnologia non va demonizzata, certo!, ma è necessario quell’est modus in rebus oraziano che cerchi, almeno, di spingere gli italiani a rimboccarsi le maniche e dare una svolta ad uno Stato in stallo: se le formidabili personalità del passato, genitori e nonni, sono riusciti a far riemergere un’Italia distrutta, vinta e indebolita, anche Noi, sulle orme dei nostri predecessori, siamo tenuti ad offrire un valido contributo affinché la crisi che sta piegando l’Italia da anni possa cessare e che l’Italia rialzi il capo una buona volta!

Aldo Cazzullo Ricostruzione Giuro che non avrò più fameBIBLIOGRAFIA:

Aldo Cazzullo, Giuro che non avrò più fame, Milano 2018.


Il Parco Archeologico di Ercolano tra i luoghi più visitati dagli atleti delle Universiadi

Non solo sport: il Comitato Organizzatore della 30^ Summer Universiade propone ad atleti e delegati un vasto programma culturale alla scoperta della cultura e delle meraviglie di Napoli e della Campania. Dalla musica alle mostre, e ancora, scavi archeologici, teatro e workshop, gli appuntamenti si terranno in alcuni dei luoghi più suggestivi del territorio durante tutta la durata della manifestazione sportiva.

Fisu ad Ercolano

Il 5 luglio il Parco Archeologico di Ercolano ospita una folta delegazione di responsabili FISU e atleti che potranno visitare le bellezze del sito. Il percorso toccherà le principali domus e monumenti soffermandosi sulle terme Centrali e la Palestra.

Il Parco archeologico di Ercolano – dichiara il direttore Francesco Sirano - è luogo elettivo grazie alla presenza dell’antica Palestra sede delle associazioni degli iuvenes futuri cittadini di Herculaneum e luogo dove si svolgevano allenamenti e gare. La palestra era  dotata di un portico di larghezza doppia rispetto al normale per le corse al coperto, di grandiose sale di rappresentanza e di  culto e di una splendida piscina a forma di croce che aveva al centro una fontana in bronzo raffigurante l’Idra di Lerna, una delle più importanti fatiche di Ercole.  Questo straordinario monumento testimonia di quanta attenzione nel mondo antico venisse dedicata alla pratica sportiva quale momento fondamentale dell’educazione delle giovani generazioni. Sono davvero soddisfatto della scelta di visitare Ercolano e di ricevere una delegazione tanto numerosa di partecipanti a questo evento mondiale, a dimostrazione dell’interesse per i luoghi d’arte che in tal modo hanno ulteriore possibilità di diventare testimonianza di cultura antica ma anche di sana gestione e buona valorizzazione”.​


Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Per le Universiadi il MANN inaugura la mostra "Paideia"

Il MANN scende in campo per le Universiadi e lo fa inaugurando una nuova mostra dal titolo “Paideia. Giovani e sport nell'antichità",  che aprirà i battenti a breve  anche con lo spettacolo "Patrizio VS Oliva" che ripercorrerà la biografia dell'Ambassador della manifestazione internazionale, il campione olimpionico e mondiale di pugilato Patrizio Oliva.

In programma dal 1° luglio - vernissage alle 17 - sino al 4 novembre prossimo nella Sala dei Tirannicidi saranno presentati al pubblico venticinque reperti, provenienti, in particolare, dai ricchissimi depositi del Museo e non esposti da oltre vent’anni, insieme ad alcune opere del Getty Museum di Los Angeles.

Tra i reperti in mostra ci saranno anfore panatenaiche che nell’Antica Grecia erano il premio dei vincitori nelle gare e contenevano preziosi unguenti, vasi con raffigurazioni di discipline sportive, affreschi provenienti dalle città vesuviane con rappresentazioni di lotte o corse con i carri, sculture di atleti e iscrizioni provenienti dall’antica Neapolis. All’interno del Museo, inoltre, grazie alla presenza di cartelloni speciali, sarà possibile approfondire alcune tematiche relative al mondo dello sport nell’antichità.

Statua di Diadumeno di Napoli Antica (I sec. d.C.)

L’atleta, rappresentato come un kouros giovane e nel fiore della sua vigoria mentale e fisica, aveva un ruolo molto importante nella società e varie sono le raffigurazioni e le discipline che l’arte ci ha restituito per questo genere figurativo. Tra le discipline più praticate sappiamo che ci sono la lotta e il pugilato e non mancano alcune competizioni tipiche della Napoli antica come la corsa con le fiaccole. Inoltre anche le donne potevano essere atlete ma per lo più gareggiavano nell’ambito di cerimonie religiose ed in santuari dedicati alle divinità femminili.

Benvenuta Universiade! Il Museo Archeologico Nazionale si appresta a vivere da protagonista un evento indimenticabile per Napoli e per l'Italia-  dichiara il direttore del MANN, Paolo Giulierini-  Negli ultimi mesi abbiamo  lavorato  in grande sinergia  con l'organizzazione di Napoli 2019- Summer Universiade e con la Regione Campania e oggi siamo orgogliosi ed emozionati: custodiremo la fiaccola, qui nel cuore della città che fu dei giochi Isolimpici, dove da sempre lo sport fa parte della vita. E apriremo le nostre porte ai giovani atleti  di 170 paesi, certi che si sentiranno a casa. In omaggio ai valori dell'Universiade abbiamo pensato a 'Paideia', una mostra preziosa, con reperti 'invisibili' da tempo, dai vasi figurati ai mosaici,  e prestiti importanti.  Ma come è noto sono tante le testimonianze  dello sport nell'antichità nelle nostre collezioni che a luglio si arricchiranno con la 'Magna Grecia'. Vi aspettiamo, il mondo è invitato”.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)
Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Momento simbolico del gemellaggio con la grande manifestazione sportiva internazionale, sarà il passaggio al MANN della Torcia dell’Universiade: la Torcia, icona di pace, unione e fratellanza, giungerà al Museo Archeologico Nazionale nella serata di martedì 2 luglio, per “dormire” (è questo il termine utilizzato, quasi per indicare la personificazione ed il valore affettivo della fiaccola) al MANN dopo un lungo viaggio nella penisola, le cui tappe emblematiche sono state la partenza torinese e la benedizione in piazza San Pietro da parte di Papa Francesco.

Infine, per vivere a pieno il legame tra sport e cultura, visitando le collezioni museali e l’esposizione “Paideia”, dal 1° al 20 luglio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli garantirà ingresso gratuito agli accreditati (delegati, atleti, giornalisti) e volontari Universiade; i possessori di un ticket della manifestazione avranno accesso al MANN ad un costo simbolico di 2 euro.


Storia culturale del football

16  Giugno 2016

Riproduzione da 'Kulturgeschichte des Sports', C.H.Beck, p.181: Affresco by Jan van der Straet: Calcio giocato di fronte a Santa Maria Novella, 1558 (Palazzo Vecchio, Firenze)
Riproduzione da 'Kulturgeschichte des Sports', C.H.Beck, p.181: Affresco by Jan van der Straet: Calcio giocato di fronte a Santa Maria Novella, 1558 (Palazzo Vecchio, Firenze)

Chi pensa che il calcio oggi sia uno sport violento non ha forse presente la situazione nel Medio Evo. In termini di brutalità, era alla pari con altri sport molto popolari: il lancio delle pietre e le scazzottate. Non c'era bisogno di un campo e le porte della città erano utilizzate come porte per la partita.
Le fonti storiche infatti provano che lo sport è stato praticato per centinaia di anni, e che era popolare in Inghilterra e Italia sin dal dodicesimo secolo, e che durante il Rinascimento i Medici lo elevarono a sport nazionale.
Lo storico culturale Wolfgang Behringer dell'Università del Saarland ha studiato il football dalle prime fonti storiche fino ad oggi: lo sport è molto più antico di quanto non si pensi comunemente, e per quanto non sia mai stato un'antica disciplina olimpica, le sue origini possono essere tracciate fino al Medio Evo.
Le fonti medievali peraltro parlano semplicemente di giochi con la palla, senza distinguere. Il "pallone", uno sport simile al volley, era pure il più popolare in Germania e Italia.
Quando compare nelle fonti storiche, il football era già un gioco con delle regole fissate, per cui sono possibili solo delle speculazioni sulle sue origini. La registrazione più antica risale probabilmente al 1137, e riporta la morte di un ragazzo in Inghilterra, a causa del football. A partire dal tardo Medio Evo, Inghilterra, Francia e Italia divennero fortezze dello sport, che si poteva giocare dall'alba al crepuscolo, con un campo lungo anche diversi km. Non c'era limite al numero di giocatori e non si andava per il sottile: era permessa quasi qualsiasi forma di contatto fisico, anche se l'omicidio colposo o intenzionale erano proibiti. Nonostante questo, risse, incidenti e morti non erano infrequenti: si riporta pure di faide successive a tali situazioni. Non appare perciò strano che fosse spesso vietato: solo in Inghilterra questo avvenne trenta volte tra il 1314 e il 1667, nel 1424 fu introdotta una multa per impedire che lo si giocasse.

In Italia il gioco era noto come "calcio" e interi distretti cittadini potevano competere tra loro. Cosimo I di' Medici era appassionato, così come altri Granduchi. Durante il Rinascimento lo elevarono a sport nazionale, cercando al contempo di "domarlo" e renderlo più civile, con l'introduzione di regole. Rimaneva però uno sport ruvido: lo si giocava con una palla di cuoio bianco riempita d'aria. In Germania la storia del football non va così indietro nel tempo, ma altri giochi con la palla erano inizialmente più popolari. Tra questi il "pallone", che poteva anche comprendere l'uso dei piedi, e durante il quale i giocatori dovevano impedire che la palla toccasse terra. Il football nella sua forma moderna - con delle regole ben codificate - fu fissato nel 1863 in Inghilterra. La forma di football tradizionalmente più aggressiva fu rinominata rugby. Fu poi incluso tra le discipline delle moderne Olimpiadi.

Link: Alphagalileo 1, 2 via Universität des Saarlandes.


Torna a Milano il trofeo in memoria di Arpad Weisz

Sport

Torna a Milano il trofeo in memoria di Arpad Weisz

La III edizione, all'insegna del no al razzismo e alla xenofobia, si disputerà all'Arena Civica mercoledì 16 settembre. Una giornata speciale per ricordare il grande ex-allenatore dell'Inter deportato ad Auschwitz

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Milano 14 settembre 2015 - L’Arena Civica di Milano ospiterà , mercoledì 16 settembre, la terza edizione del torneo di calcio intitolato ad Arpad Weisz, grande allenatore degli anni ’30, ucciso ad Auschwitz.

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Conseguenze moderne dello sport in antichità

13 Settembre 2014
Dal blog di Oxford University Press, segnaliamo il post "Playing Man: some modern consequences of Ancient sport" di Thomas Scanlon, Professore presso l'Università di California Riverside.
Dallo studio emerge come lo sport in epoche precedenti la democrazia, comunque poggiasse sulle abilità individuali e le capacità acquisite degli atleti. Rappresentava insomma considerazioni egalitarie, in contrapposizione alla tirannide o alla supremazia delle élite. D'altra parte, le donne hanno sempre partecipato meno agli sport, ed è possibile notare della violenza resa eroica, come esempi di machismo.

Link: OUPblog