Il potere dei sermoni nell'Inghilterra protestante di quattrocento anni fa

4 - 8 Marzo 2016
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Qual era il potere dei sermoni declamati dai pulpiti inglesi di 400 anni fa? La reazione ai sermoni, per i credenti, poteva fare la differenza tra un'eternità di beatitudine o di tormenti infernali.
La dott.ssa Margaret Bullett spiega che se il sermone era caratteristica della religione prima del Protestantesimo, con la Riforma esso diviene mezzo per la salvezza. Negli anni ottanta del Cinquecento, l'Inghilterra era divenuto un paese protestante, e fondi venivano spesi per restaurare chiese e per reclutare i predicatori più potenti.
Il paradiso non si conquistava più con opere buone e penitenza, ma con la Riforma la dottrina della predestinazione giocò un ruolo molto importante in questo. Si poteva essere salvati o dannati, e la reazione alla predicazione della parola poteva mostrare se si era tra gli eletti o meno.
Queste alcune delle conclusioni nella tesi della dott.ssa Margaret Bullett, che si è occupata dell'importanza della predicazione nelle chiese e nelle cappelle dei Pennini tra il 1580 e il 1600. Alla fine si dimostrerebbe che la predicazione avrebbe interessato un'ampia fetta della popolazione. Per la sua ricerca, la dott.ssa ha impiegato varie fonti: registri parrocchiali, materiale dei tribunali, ballate, più di 50 sermoni.
Link: EurekAlert! via University of Huddersfield.
Pulpito della Chiesa di Tutti i Santi a Rotherham, foto di Richard Croft, da WikipediaCC BY-SA 2.0.


Credenze religiose e cooperazione nelle società umane

10 Febbraio 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su Nature, sottolinea come le credenze relative a divinità onniscienti e castigatrici possano aver giocato un ruolo chiave nella cooperazione tra popolazioni distanti e nello sviluppo dei moderni stati.
La ricerca, che ha visto una collaborazione tra antropologi e psicologi, ha guardato alle modalità con cui la religione influenza la volontà di cooperare, al di là della propria cerchia sociale. Si sono effettuati colloqui ed esperimenti in molti paesi: Vanuatu, Fiji, Brasile, Mauritius, Siberia e Tanzania. Le credenze religiose in queste nazioni sono varie e comprendono quelle del Cristianesimo, dell'Induismo, dell'animismo e della venerazione degli antenati.
Certe tipologie di credenze, come quelle che implicano divinità che sono coscienti delle interazioni umane, possono influenzare la volontà di cooperazione. Se si è convinti di essere osservati, e di essere puniti da una divinità - ad esempio per avarizia o per furto - si può essere meno inclini a simili comportamenti antisociali. Coloro che hanno simili credenze possono anche essere più inclini a comportamenti più corretti nei confronti degli appartenenti alla stessa religione, sebbene distanti.
Secondo gli autori, questo genere di comportamenti può dunque contribuire a sostenere strutture che sono alla base della società moderna: istituzioni, mercati, collaborazioni. Le religioni avrebbero dunque svolto un ruolo importante nello sviluppo e per la stabilità di organizzazioni statali complesse, come gli stati.
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Basi psicologiche per il rapporto tra purificazione morale e quella del corpo?

12 Gennaio 2016
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Nelle società umane, purificazione rituale del corpo e purificazione morale spesso coincidono: ad esempio nel battesimo per i Cristiani o nel mikvah per l'Ebraismo, o nelle abluzioni nell'Islam e nel Buddhismo, o nei bagni nel Gange da parte degli Indù.
Un nuovo studio ha esplorato la possibilità che questa associazione abbia una base di carattere psicologico. Insomma, ci si è chiesti se la purezza morale sia un fenomeno universale, e se il rapporto tra moralità e purezza abbia una base psicologica universale.
La risposta non sembra essere interamente positiva, nel senso che se è vero che un rapporto tra le due componenti sarebbe presente in tutte le culture, è pure vero che si manifesta secondo modalità diverse a seconda del gruppo sociale. Ad esempio, se nell'Asia orientale il lavare il volto riduce il senso di colpa e i rimorsi, nell'Occidente lo stesso risultato si ottiene lavando le mani.
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I santi in Danimarca e Svezia dall'undicesimo al tredicesimo secolo

25 Marzo 2015
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I santi esistono in varie forme nelle religioni e nelle ideologie, e il Cristianesimo non fa ovviamente eccezione. Quando il Cristianesimo giunse in Scandinavia, il culto dei santi era già integrato nella struttura amministrativa romano.
Una nuova tesi di dottorato dall'Università di Goteborg, "Creating Holy People and Places on the Periphery. A Study of the Emergence of Cults of Native Saints in the Ecclesiastical Provinces of Lund and Uppsala from the Eleventh to the Thirteenth Centuries", opera di Sara E. Ellis Nilsson, prende in esame i santi nativi di Danimarca e Svezia, che sorsero durante la cristianizzazione di queste province e prima del tredicesimo secolo.
Tra le fonti utilizzate nel lavoro vi sono manoscritti liturgici e frammenti, iconografia e diploma. Alcuni santi erano martiri, altri furono canonizzati per le opere. Mentre in Danimarca per la canonizzazione era necessario l'intervento del papato, così non era in Svezia.
Link: Università di Goteborg; Past Horizons
La pietra runica Sövestad 1 DR 290 (Krageholm), da Skåne, ritrae un uomo che trasporta una croce. Foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata e di Ole E. Henriksen.
 


Morto Walter Burkert, il grande filologo e storico delle religioni

13 Marzo 2015
È morto Walter Burkert, il grande filologo e storico delle religioni, l'11 Marzo a Uster, presso Zurigo, all'età di 84 anni. Il Professore tedesco era nato a Neuendettelsau, in Baviera, il 2 Febbraio 1931.
Tra i suoi lavori più noti, tradotti anche in Italiano: Homo Necans, La Religione Greca di epoca arcaica e classica, Antichi culti misterici, Mito e Rituale in Grecia. Oltre a produrre dei testi oggi fondamentali per gli studi sull'antica Grecia, Burkert prestò notevole attenzione ai rituali sacrificali e alle influenze vicino orientali.
Link: Neue Zürcher Zeitung;