Quando il territorio non viene messo in mostra

Nelle Marche c’è stata una mostra, tempo fa, che come motto si fregiava di un verso de La Ginestra di Giaccomo Leopardi: “Nobil natura è quella che a sollevar s’ardisce”.

Giacomo Leopardi, La Ginestra (o fiore del deserto)

In questo brano Leopardi dice che gli uomini dovrebbero accorgersi di non essere affatto creature privilegiate, ma parti del sistema della Natura; una natura che non riserva loro particolari privilegi. È veramente saggio, per Leopardi, solo colui che accetta lo stato delle cose, smette di ritenersi un eletto e affronta le difficoltà unendo le sue forze a quelle di altri uomini: tutti li “abbraccia con vero amor”, porgendo un aiuto valido e veloce ed aspettando altrettanto per sé.

In un certo senso la scelta del brano si adatta perfettamente alla situazione del terremoto, dove si è visto come la “Natura” può sconvolgere in un momento, improvvisamente le vite di tante persone. Ed è davvero necessario, in casi come questo, che gli uomini agiscano, insieme e rapidamente, per risolvere la situazione d’emergenza.

D’altro canto, però, la citazione non sembra essere adatta per rappresentare le numerose mostre realizzate e programmate, in questi anni, con le opere provenienti dai territori feriti. Queste esposizioni, pure se organizzate per la maggior parte in città costiere o addirittura in altre regioni, avevano l’intento di aiutare la “ripresa” delle zone colpite dal sisma. Proprio come suggerito da Leopardi.

Ma questo è davvero accaduto?

Le mostre, ma anche no.

Quando c’è una ragione scientifica, un concetto che si vuole mostrare al pubblico, allora una mostra può essere utile e ha senso affrontare i rischi connessi alla movimentazione delle opere. Negli altri casi le mostre servono a poco. Di esposizioni temporanee si è parlato molto, ultimamente, ma è del 2008 una raccomandazione dell’ICOM in cui si analizzano i rischi di un’offerta culturale che punti su questo tipo di attività. E l’analisi è ancora tristemente attuale.

Alla base di gran parte delle esposizioni temporanee, infatti, c’è l’idea di mostrare “tesori”, “meraviglie”, “fantastici capolavori”, “bellezze nascoste” e via promuovendo; ma questa nozione di cultura è ormai davvero obsoleta.

Il vero “tesoro” dell’Italia, secondo gli esperti del settore, è un patrimonio diffuso capillarmente, in strettissimo legame con il territorio che lo ospita e con la vita di chi ha curato quel territorio fino ad oggi.

A questa “meraviglia” deve essere applicato lo stesso criterio di sostenibilità di cui si parla tanto oggi per la Terra: come il nostro pianeta, infatti, il patrimonio culturale è uno, e non è ripetibile, perciò si ha necessità di tutelarlo e ovviamente di farne un uso consapevole. I continui spostamenti fatti per andare da una mostra all’altra sono invece rischiosi, e causano alle opere uno stress che non va molto d’accordo con la conservazione. Non solo, proprio per la difficoltà della movimentazione, è necessario stipulare delle assicurazioni: si spende denaro che potrebbe essere destinato a più utili attività di conservazione ordinaria. “Conservazione ordinaria” significa prendersi cura quotidianamente delle opere nei musei che le conservano… un’operazione che non è fatta di grandi momenti ma di cura costante. E i grandi momenti piacciono sempre a tutti; se infatti è facile invitare blogger e influencer alla magnifica inaugurazione di una mostra, più difficile potrebbe essere creare un evento a porte chiuse in cui si controllano le schede conservative o i termoigrometri (tipo: #umiditàrelativaparty).

Gli Abitanti di Serrapetrona (MC) si accalcano all’esterno della chiesa dove sono nuovamente esposte le opere salvate dal terremoto (novembre 2018)

Eppure queste operazioni così noiose sono fondamentali, perché servono per far durare il più possibile le opere, allo scopo di farle vedere e comprendere al più ampio pubblico possibile. E per questo meritano l’investimento di risorse da parte delle amministrazioni. Invece, molto spesso, l’attrattività della mostra temporanea ha la meglio, e le amministrazioni, spesso supportate da finanziatori esterni, riversano denaro su questi eventi, attirate ovviamente dalla pubblicità che li accompagna. In questo modo, però, si dà la possibilità di gestire il patrimonio culturale soltanto ai soggetti più ricchi, una cosa un po’ lontana dall’idea di museo come pubblico servizio...

Una volta che si è investito denaro in una mostra, poi, è ovvio che la si voglia promuovere, e così si crea di fatto una forte concorrenza al museo. Il pubblico è uno (è fatto di gente che magari ha un solo pomeriggio da dedicare all’offerta culturale, oppure soldi limitati da spendere in biglietti di ingresso) e se la mostra ha risorse e splendore per attrarlo, è ovvio che questo pubblico la preferirà rispetto al museo locale. Anche perché l’idea è che la mostra ha una fine, e quindi “non me la devo perdere”, mentre il museo “è sempre lì, quindi prima o poi ci vado”. Così la mostra diventa l’occasione mondana preferita dagli amanti dell’arte e il museo si definisce come triste e vuoto contenitore di beni culturali.

Bisogna però ricordare che il museo, che pure ha necessità di dare una svecchiata alle sue attività di valorizzazione (non con gente che ci fa feste private e ginnastica dentro, ma col lavoro di professionisti retribuiti), ha funzione di custodire, preservare le opere: quell’attività, cioè, che serve a rendere la cultura disponibile per chi verrà dopo di noi. Cosa che nessuna mostra può fare dato il suo carattere temporaneo e i rischi di cui si diceva sopra.

Il museo locale, poi, per quanto piccolo, è proprio il luogo che permette di mostrare il valore di testimonianza delle opere, a prescindere da quanto siano famose o “strepitose”.

Territorio e terremoto

Che significa? Significa che quel “tesoro d’Italia” composto da tanti musei piccoli e sparsi sul territorio è in grado di comunicare un sacco di cose. Le opere che si conservano in quei musei provengono da chiese e committenze locali; la nascita di ciò che oggi conserviamo con tanta cura è legata a grandi eventi storici, ad attività economiche, a spaventose epidemie o momenti di vita privata di chi ha vissuto in un certo luogo prima di noi. Perciò, nei luoghi che li hanno custoditi per secoli, questi beni dialogano con il paesaggio, il cibo, le tradizioni, le danze, le storie e tutto ciò che è nato sullo stesso territorio nel corso del tempo. Se questi legami vengono mostrati, allora il patrimonio culturale può dare il meglio di sé e comunicare a tutti, non solo agli esperti, il proprio messaggio. Difficile è invece mostrarli lontani dai “loro” luoghi.

Volontari del gruppo “Legambiente Protezione Civile-Beni Culturali” durante le operazioni di messa in sicurezza delle opere a Sarnano (MC) (foto di Lucia Paciaroni)

Nelle Marche, in particolare, poco dopo l’unità d’Italia si è creato il problema della sistemazione di molte opere d’arte entrate nelle proprietà statali dopo la soppressione di tanti ordini ecclesiastici. La proposta di un museo unico centralizzato ad Urbino è stata subito rifiutata dalle piccole città marchigiane, che rapidamente hanno avviato un percorso di apertura di musei locali, per tenere nel loro territorio gli oggetti che testimoniano la propria storia. Queste piccole realtà hanno certamente bisogno di essere valorizzate e comunicare tutto il loro potenziale, purtroppo, poi, il terremoto si è messo in mezzo.

Dopo il terremoto, i beni culturali mobili sono stati trasportati dai Sibillini fino a depositi dove sono al sicuro e dove si può restaurarle, se necessario. Se da un lato la messa in sicurezza delle opere è ovviamente un successo, dall’altro lato queste opere, chiuse in deposito, sono sottratte allo sguardo del pubblico. Per non parlare del fatto che non esiste un piano definito e condiviso per affrontare il ricovero delle opere in caso di emergenza.

Dunque, queste mostre sono l’unico modo per poter vedere, adesso, i beni culturali dei Sibillini, da cui la scelta della citazione leopardiana.

La questione dei Sibillini

È legittimo però chiedersi se davvero questa operazione sta portando “valido e pronto aiuto” ai paesi feriti dal sisma.

Come può un paese dei Sibillini beneficiare di una mostra che si svolge sulla costa a nord della regione, oppure addirittura in città come Milano o Firenze? La risposta che viene in mente è “la notorietà”, cioè in questo modo si fa conoscere al “grande pubblico” il magnifico patrimonio culturale che i Sibillini conservano.

Ma se le opere che viaggiano per l’Italia sono soltanto quelle più note, le più “belle”, le più attraenti, cosa rimane ai Sibillini? Le opere “minori”, quelle meno famose, quelle che non conosce nessuno…

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Le 12 tele con Sibille, di proprietà del Comune di Visso, vengono messe in sicurezza

Quanti visitatori, allora, dopo aver visto le opere più attraenti in giro per l’Italia, verranno sui Sibillini a guardare quelle più sconosciute? Quanti ricorderanno che la mostra vista a Firenze era allestita con opere provenienti da città che mai hanno sentito nominare prima? Quanti affronteranno un viaggio per arrivare in paesi che non hanno attualmente la possibilità di accogliere visitatori, perché ancora gli stessi abitanti fanno fatica a trovare una sistemazione dignitosa?

È impensabile riattivare un flusso turistico in luoghi dove ancora ci sono macerie e SAE di pessima qualità, dunque qual è il ritorno per il territorio dell’investimento fatto su queste mostre? Chi ne ha beneficiato? Non sarebbe stato più opportuno spendere quei soldi per cercare di esporre il patrimonio culturale il più vicino possibile ai luoghi colpiti dal sisma (come recentemente proposto)?

Se queste mostre si fossero fatte sui Sibillini, anziché sulla costa, quante attività commerciali, faticosamente riaperte, avrebbero potuto beneficiare del flusso dei visitatori? E quanto i visitatori stessi avrebbero beneficiato del paesaggio che arricchisce di significati quelle opere, riuscendo quindi a cogliere davvero la cultura di un territorio, che esiste nonostante le macerie?

Quanto, se vogliamo continuare, la conoscenza e la promozione di queste attività, può aiutare la rinascita dei luoghi e delle vite feriti dal sisma (perché è nei momenti di difficoltà che si fa appello alla propria storia)?

#SipuòFaro

La convenzione di Faro parla di “comunità di eredità” e cioè della comunità che si riconosce in un certo patrimonio culturale e quindi se ne prende cura. Secondo questa convenzione, sottoscritta da numerosi paesi europei, quindi, il valore di un bene non è più quello “in sé”, la preziosità o la bellezza (promosse da gran parte delle esposizioni temporanee), ma l’importanza che riveste come specchio in cui una comunità vede riflessa sé stessa. Questo gruppo di persone va quindi coinvolto nelle attività di tutela e valorizzazione.

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La signora Peppa aiuta volontariamente gli operatori durante il trasporto delle opere da Treia (MC). Foto di Luca Marcantonelli

Sui Sibillini esiste una vita culturale: gli abitanti, proprio come descritto dalla Convenzione di Faro, si interessano al proprio patrimonio culturale, materiale e immateriale, anche dopo il terremoto, perché c’è bisogno di quel patrimonio per restare comunità, per non essere solo le famigerate macerie, per mostrare che la tanto nominata resilienza non è un irrigidimento di persone testarde, ma ha una ragione di esistere.

Ma come si può mettere in pratica quanto previsto dalla Convenzione, se le comunità in questione non hanno potere decisionale e, in alcuni casi, non sanno nemmeno dove si trovano le opere che appartengono ai loro musei o quale sarà la prossima sede costiera in cui saranno esposti? Il grande pubblico, poi, ha beneficiato di queste mostre, o così crede, perché pensa di aver visto il meglio dell’arte dei Sibillini in una comoda mostra dove si arriva in metropolitana. Ma non sa che il meglio è, in realtà, un viaggio in quel territorio dove le opere d’arte sono legate al paesaggio, alle produzioni agroalimentari, alle tradizioni orali, agli stili di vita, e che quel “meglio”, in realtà, se lo sta perdendo.

Le opinioni espresse nell'articolo sono dell'autrice dello stesso e non rappresentano quelle dei fotografi, delle persone e dei soggetti ritratti in foto. Ove non indicato, le foto sono dell'autrice dell'articolo.


Sisma Centro Italia: recuperate opere a Visso, attività a Monte Rinaldo

SISMA CENTRO ITALIA, RECUPERATE OPERE PRESSO LA COLLEGIATA DI SANTA MARIA E CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA A VISSO

Nella Collegiata di Santa Maria, pesantemente danneggiata dal sisma, è stata recuperata la decorazione della nicchia posta sulla parete destra, un importante affresco realizzato tra il 1515 e il 1525 dal pittore Giovanni di Pietro detto “lo Spagna”, artista, secondo Vasari, seguace della cerchia del Perugino. Si tratta di un affresco staccato e posto su pannelli a seguito del restauro. L’insieme, formato da sei pannelli di cui due sono lesene laterali, è composto dalla parete semicircolare con le raffigurazioni di San Giuliano, San Nicola da Tolentino, Arcangelo Gabriele, Tobiolo, Sant’Antonio e Sant’Agostino; il catino superiore con una Madonna col Bambino e angeli; la parte superiore una Annunciazione divisa in due tondi laterali; la lunetta centinata con Dio Padre tra angeli.
Presso la chiesa di san Giovanni Battista, anche questa fortemente compromessa e con importanti lesioni sulle pareti e sul soffitto, sono state recuperate 9 opere, tra cui la statua lignea cinquecentesca raffigurante San Giovanni Battista, caratterizzata da un particolare naturalismo nella rappresentazione. Tra i dipinti tratti in salvo si ricordano due episodi della vita di Giacobbe del sec. XVIII, una grande tela con la Madonna col Bambino e Santi, un dipinto con san Carlo Borromeo.
I beni sono stati portati in deposito nei locali predisposti dalla Diocesi di Camerino (deposito V. Pennesi).

Sisma Centro Italia: opere recuperate a Visso

SISMA CENTRO ITALIA, DIVERSE OPERE RECUPERATE A VISSO (MC)


La squadra dei recuperi delle opere mobili del Mibact operante per l’emergenza sisma delle Marche, in sinergia con i Vigili del Fuoco e il Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, hanno effettuato diverse operazioni di rilievo,  messa in sicurezza e recupero di beni  nell’alto maceratese.

In particolare, nella frazione Villa S. Antonio di Visso, sono state estratte dalle macerie della omonima chiesa una splendida tela raffigurante Madonna con Bambino e Santi del 1618 di fattura marchigiana; diversi oggetti sacri devozionali; due sculture e sei oggetti liturgici. Sempre a Visso è stato attentamente perlustrato insieme ai delegati ecclesiastici  l’interno della Collegiata di Santa Maria Assunta per la messa in sicurezza degli ultimi beni mobili ancora da portare in depositi sicuri. Nella frazione di Rapegna di Castelsantangelo è stato poi effettuato un sopralluogo alla chiesa di Santa Lucia, ricca di decorazioni musive, tele e tavole incastonati su altari seicenteschi, da mettere in sicurezza. Nella chiesa di Santa Maria nella frazione di Villinfante di Castelsantangelo sono poi stati rinvenuti e protetti con una copertura degli affreschi di pregevole fattura sulla parete retrostante una tela del XVII secolo recentemente spostata.

Ufficio Stampa MiBACT
15 dicembre 2016

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Foto MiBACT Pino Zicarelli



Sisma Centro Italia: operazioni ad Amatrice, Visso e in Umbria

SISMA CENTRO ITALIA, RECUPERATE 50 OPERE DALLA CHIESA DI S. SAVINA AD AMATRICE

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Le squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e del Corpo Forestale dello Stato hanno recuperato cinquanta opere conservate nella chiesa di S. Savina a Voceto nel comune di Amatrice, la cui facciata è crollata con le scosse di mercoledì 26 e domenica 30 settembre. All’operazione hanno partecipato anche i restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e un gruppo di volontari di protezione civile.
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L’intervento ha permesso di rimuovere e ricoverare nel deposito presso la Scuola del Corpo Forestale di Cittaducale due  tabernacoli, l’acquasantiera a parete rinvenuta fra le macerie della facciata, tre croci da altare, due  calici, un reliquiario di legno dorato di S Savina, una pisside, un turibolo, due ostensori, una navicella, un secchiello, tre serie diverse e non complete di cartagloria, la serie di litografie con cornici della via crucis, tre dipinti, quattro statue tra le quali due di S Savina, una mista di tela e gesso e cartapesta.
Roma, 11 novembre 2016
UFFICIO STAMPA MIBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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SISMA CENTRO ITALIA: TRASFERITO ARCHIVIO STORICO DI VISSO

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È stato trasferito l’archivio storico comunale di Visso. L’operazione, effettuata dai tecnici delle squadre di rilevamento danni dell'Unità di Crisi delle Marche assistiti dai restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, dal Sovrintendente  e dai  funzionari della Sovrintendenza Archivistico e Bibliografico dell'Umbria e delle Marche e dal personale dell’Archivio di Stato di Ancona, coadiuvati dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, dai militari dell’esercito italiano e dalla protezione civile di Ancona, ha permesso di salvare 500 metri lineari di carte che coprono un periodo cronologico tra il XV sec. al XX sec. Si tratta di pergamene, faldoni e  registri.
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La ricca documentazione che conserva la memoria storica di Visso è stata trasferita presso la sede dell’Archivio di Stato di Ancona dove verrà conservata e opportunamente sistemata. Tra gli archivi più importanti si segnalano: l’Archivio Storico comunale, del Governatore di Visso, dell’Ente comunale di assistenza, della Guardia nazionale di Visso, dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia, del Monte di Pietà,  del Santuario della Madonna in Macereto, della Società Operaia di mutuo soccorso, dello Stato civile, dell’Ufficio di conciliazione e del Vicario Foraneo.
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Roma, 11 novembre 2016
Ufficio Stampa Mibact
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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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SISMA CENTRO ITALIA, MIBACT: RECUPERATE OPERE D’ARTE IN UMBRIA

Le squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione del personale della Protezione Civile e dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato in questi ultimi giorni 185 opere conservate in chiese situate nelle aree colpite dal sisma in Umbria.

Tra le diverse opere rimosse e ricoverate nei depositi di Santo Chiodo a Spoleto, si segnalano: un dipinto del 1547 raffigurante la Resurrezione di San Lazzaro di Michelangelo Carducci e un dipinto del 1600 raffigurante Santa Scolastica tra Sant’Eutizio e Santo Spes dalla Basilica di S. Benedetto a Norcia; un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino tra Angeli e SS Luigi, Francesco d’Assisi e Bartolomeo, un dipinto raffigurante la Crocifissione tra i Santi Antonio Abate e Vescovo, un dipinto raffigurante la Deposizione di Gesù tra le Marie, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna in Gloria tra i santi Francesco e Carlo Borromeo, un dipinto del XVII sec. raffigurante San Michelangelo e i Santi Antonio da Padova e Lucia, una teca ex-voto del XVIII sec., una scultura lignea policroma dorata e laccata del XVII raffigurante San Rocco, una Croce con Crocifisso del XVII sec., un Baldacchino, un copri Pisside in stoffa del XVII sec. dalla Chiesa di San Martino; un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante San Nicola da Bari e S. Domenico di Guzman, un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante la Madonna del Carmelo con i Santi Vescovo e Carlo Borromeo, Santo Vesco, San Francesco d’Assisi e San Giovanni Battista, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante gli Episodi della vita di S. Antonio da Padova, un dipinto su tavola del XIX sec. raffigurante la Crocifissione e i due dolenti, un ovale del XVIII sec. raffigurante la Madonna con bambino e un reliquario del XVIII sec. dalla Chiesa del Sacro Cuore a Preci (PG); sei candelabri lignei dipinti dalla chiesa di S. Benedetto a Norcia (PG); un dipinto olio su tela raffigurante “Cristo incoronato e legato”, due cimase dell’altare maggiore, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo con le mani legate”, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo portatore di Croce”, Una voluta lignea, tre statuti di Congregazione, un’indulgenza, una croce d’altare, due sportelli lignei, una scultura lignea del XVII sec. raffigurante S. Andrea, una teca lignea con il corpo di S. Costantino Martire, un dipinto olio su tela raffigurante la croce e due dolenti, un dipinto olio su tela raffigurante I Santi della Controriforma e un Tabernacolo con il Vissillo di S. Giorgio e il Drago dalla Chiesa di S. Andrea di Norcia (PG); un dipinto su tela raffigurante la Crocifissione tra i Santi, un dipinto su tela del 1596 raffigurante S. Antonio abate del pittore Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, un crocifisso ligneo dipinto, una croce, due tabernacoli lignei, 17 reliquiari, tre calici, un reliquiario raffigurante S. Girolamo con Leone, un reliquiario raffigurante il Santo Papa seduto in trono e uno sportello ligneo dipinto e dorato dall’Abazia di S.Eutizio a Preci (PG); una scultura lignea del XV sec. raffigurante La Madonna, un dipinto olio su tela del 1800 raffigurante la Deposizione di Cristo di Giuseppe Tonni Donò, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna Nera fra San Francesco e San Paolo e un dipinto olio su tela raffigurante L’Adorazione della Sacra Famiglia dalla Chiesa di San Giovenale a Cascia (PG);  una statua lignea policroma del XIV sec. raffigurante La Madonna, una Croce Astile in legno e lamina metallica del XV sec. e un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario dalla Chiesa di san Giorgio di Cascia (PG); due dipinti con basi lignee, una base di Candelabro e un Crocifisso d’Altare dalla Chiesa di Santa Maria della Cona a Norcia (PG); un Crocifisso e una Borchia lignea del soffitto dalla Chiesa di S. Agostinuccio di Norcia (PG); un Crocifisso, due Candelabri e due dipinti dalla Chiesa del Crocifisso;  un Ostensorio dalla Chiesa S. Antonio Abate a Norcia (PG); due dipinti olio su tela dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Norcia (PG); tre campane dalla Torre Civica del Palazzo Comunale di Norcia;
Roma, 11 novembre 2016
Ufficio Stampa Mibact

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

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