Enigma Raffaello: presentazione del volume in diretta streaming

Enigma Raffaello

Presentazione del volume dedicato al “Divin pittore” urbinate e alla sua scomparsa avvolta nel mistero. Gli esperti si interrogano sulle possibili cause della sua morte


Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 11,00
Aula magna – Palazzo del Rettorato – piazzale Aldo Moro 5, Roma

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Enigma Raffaello Sanzio volume diretta streaming

A distanza di oltre cinquecento anni dalla prematura scomparsa di Raffaello Sanzio, avvenuta il 6 aprile 1520, la morte dell’artista resta ancora avvolta nel mistero ed è fonte inesauribile di interrogativi per gli studiosi di varie discipline. L’Urbinate è stato vittima dei suoi stessi vizi amorosi, come racconta Giorgio Vasari nelle Vite, oppure dietro alla sua fine, si celano il rancore, l’animosità e l’invidia dei suoi rivali?

 Il volume raccoglie una serie di riflessioni transdisciplinari, proposte sia da studiosi del campo storico-artistico, che del settore scientifico-medico. I contributi analizzano più criticamente la personalità dell’artista e la cerchia dei suoi potenziali nemici; indagano i passaggi architettonici che, nel corso dei secoli, hanno interessato il luogo di sepoltura prescelto, la Cappella della Madonna del Sasso; passano in rassegna le cronache legate all’apertura della presunta tomba dell’artista nel 1833; sino ad arrivare alla ricostruzione del suo volto attraverso le nuove tecnologie dell’antropologia forense. Infine, affrontano, in prospettiva storico–medica, la morte e i possibili studi paleopatologici applicabili ai resti di Raffaello.

Il libro mette in fila tutta una serie di elementi, documenti ed expertise per dare un nuovo risvolto alle ricerche e ai quesiti sull’esistenza e sulla fine di uno degli artisti più celebrati della storia. La pubblicazione, che sarà presentata mercoledì 1 dicembre in Aula magna del palazzo del Rettorato, è il risultato di un progetto congiunto nato da un accordo di collaborazione nel 2019 tra diverse istituzioni: Sapienza Università di Roma, i Musei Vaticani, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il volume è stato realizzato con il contributo del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio del Ministero della Cultura (MiC)

I lavori in Aula magna saranno aperti dai saluti della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. L’introduzione è affidata a Pio Baldi, presidente della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon Raffaello, a Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani e Alberta Campitelli, presidente dell’Accademia di belle arti di Roma.

 Interventi

Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Roma Sapienza
La morte di Raffaello: un problema ancora aperto
Tiziana D’Acchille, docente dell’Accademia di belle arti di Roma

Enigma Raffaello: un approccio multidisciplinare
Sylvia Ferino-Pagden, storica dell’arte

I rivali e gli avversari di Raffaello

Flavia Cantatore, docente di Sapienza Università di Roma

La tomba di Raffaello al Pantheon

Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, Sapienza Università di Roma

Analisi e ricostruzione del volto di Raffaello Sanzio

Vittorio Fineschi, docente di Sapienza Università di Roma

La morte di Raffaello: una prospettiva di lettura storico-medica

Gino Fornaciari, docente dell’Università di Pisa

Studio bioarcheologico e paleopatologico di Raffaello 

Ulderico Santamaria, direttore del Laboratorio di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani
Metodologie e tecniche microinvasive applicabili alla tomba di Raffaello

Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=0CsmHIGj38g

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Pompei. Ecco i nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici

Dopo due settimane dalla riapertura, il Parco Archeologico di Pompei si avvia ad inaugurare nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici. Sempre con attente misure di sicurezza, secondo le norme del Ministero della Salute, dal 9 giugno sarà possibile accedere al sito anche dall'ingresso di Porta Marina da dove sarà possibile, tramite percorsi unidirezionali e differenziati, ammirare nuovi edifici riaperti dopo alcuni interventi di manutenzione.

Proprio da questo ingresso i visitatori potranno ammirare le suggestive Terme Suburbane, un tempo posizionate con vista panoramica sul mare e note in letteratura per la presenza, all'interno dell'apodyterium, lo spogliatoio, di scene erotiche che contrassegnavano le cassette poggia vestiti.

Le scene, raffiguranti un poeta erotico e una serie di atti sessuali di vario tipo, sono collocate al di sopra di capsae numerate ma sul significato da attribuire a questo tipo di scene presenti in luoghi termali ancora si discute molto.

Terme Suburbane

Vari studiosi hanno proposto di riconoscervi un originario sistema di individuazione del luogo in cui erano state sistemate le capsae utilizzate dai bagnanti o ad un'allusione esplicita dei servizi di prostituzione che potevano essere richiesti nell'edificio, come testimonierebbe la presenza di numerosi graffiti di carattere erotico sulle pareti di questi edifici sia a Pompei che ad Ercolano e la presenza di un vasto settore al piano superiore, accessibile anche dall'apodyterium, nel quale si trovavano stanze da letto di varia grandezza.

Inedito e interessante è anche il percorso del verde che si sviluppa dall'ingresso di Piazza Anfiteatro e aggiunge alcune novità rispetto al percorso precedente della fase 1 proposta dal Parco. Si potrà passeggiare nel Giardino della Palestra Grande o dell'Anfiteatro, si potrà attraversare la bella abitazione di Giulia Felice ricca di verde, di alberi e di fiori, o la Casa di Octavio Quartio al cui centro dello spazio verde spicca l'euripo longitudinale la cui restituzione architettonica fu resa possibile dagli approfonditi studi di Spinazzola seguiti da quelli di Maiuri e Pane.

Giardino Nave Europa

Da qui sarà possibile raggiungere la Domus della Nave Europa che per la prima volta riapre il suo vigneto, sul retro dell'abitazione, utilizzato un tempo dai suoi proprietari per la produzione e il commercio della vite. La casa, che prende il nome da un graffito raffigurante una nave chiamata Europa fu scavata nel suo intero complesso nel 1957 ma ancora negli anni '70 fu possibile rilevare, nell'area verde distribuita su due livelli, i calchi di 146 radici.

Di queste molte appartenevano a viti, altre ad alberi da frutto che, dai semi ritrovati, sono stati identificati con fichi, noccioli e mandorli. Ripristinata anche l'antica coltivazione della vite ricostruita grazie ai trattati storici sull'agricoltura di Plinio il Vecchio e Columella, e in epoca moderna studiati dalla grande esperta del verde di Pompei, Wilhelmina Jashemski. E’ restituito al suo splendore anche il giardino interno, grazie al recente progetto di ricostruzione storica, con l’impianto della vite maritata, una tecnica che prevede la coltivazione della vite su altro albero che funge da sostegno, utilizzata fin dai tempi antichi e fino a tutto l’800 nel territorio vesuviano.

Casa del Menandro

“Queste due settimane ci hanno consentito di monitorare l’impatto dei visitatori  e  il rispetto delle  misure sanitarie, registrando un positivo riscontro. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna -  Anche gli accessi al sito, benché’ limitati ai visitatori campani, sono progressivamente cresciuti con alcune giornate di sold out, come il 2 giugno,  a conferma della grande voglia di tornare a godere di questi luoghi.

Vigneto Nave Europa

Con l’apertura dei confini regionali ci aspettiamo un ulteriore incremento dei flussi. In questa nuova fase si aggiungono alcune novità ai percorsi, rese possibili grazie agli interventi di manutenzione e restauro portati avanti durante il lockdown, Abbiamo approfittato per intervenire anche sul decoro degli ingressi, in particolare a Porta Marina e Piazza Esedra, che sono stati oggetto di alcuni interventi di sistemazione. In particolare si è provveduto alla riqualificazione pavimentale del viale delle Ginestre, per migliorare il percorso di accesso al quartiere dei teatri.

Giardino Nave Europa

E sono proseguiti gli interventi sul verde, che in tutta la città antica è oggetto di monitoraggio da parte degli esperti dei giardini del Parco. Se in alcuni casi è stato inevitabile l’abbattimento di alcuni alberi, a tutela delle strutture archeologiche e dell’incolumità dei visitatori, a seguito di indagini fitostatiche, deputate alla verifica della stabilità e delle condizioni di vita delle piante – come nel caso del pino posto all’ingresso del quadriportico, che non è stato in nessun modo possibile recuperare - contestualmente si sta portando avanti il piano di ripristino dei giardini delle domus, con la ricostruzione storica e l’ integrazione delle diverse specie vegetali”.

Carro, Casa del Menandro

Altra novità è costituita dal percorso che conduce ad alcuni ambienti servili della Casa del Menandro dove sarà possibile ammirare un cisium, un carro con ruote alte che in antico veniva utilizzato per poter superare con agilità gli alti attraversamenti stradali nelle vie della città. Il mezzo presenta ancora delle parti originali che sono state oggetto di restauro e che, grazie alla ricostruzione proposta negli anni '30 da Maiuri, restituisce un'immagine perfetta di come doveva essere.

Dall’Anfiteatro è possibile anche attraversare la necropoli di Porta Nocera e visitare l’orto dei Fuggiaschi con il suo vigneto. E lungo via dell’abbondanza visitare la Domus di Cornelio Rufo con il bel peristilio, riaperta di recente.

Villa Regina Boscoreale

Anche i siti minori riapriranno in maniera scaglionata nelle prossime settimane. Si riparte con Villa Regina a Boscoreale che dal 10 giugno accoglierà i visitatori dalle 9,00 alle 19,00 (ultimo ingresso 17,30). Il numero di visitatori per fascia oraria è di massimo 15 persone, ogni 30 minuti al costo di 2€ (più prevendita on-line 1€). L’Antiquarium sarà accessibile in un secondo momento. Il sito resterà chiuso il martedì.

Per info sulle modalità di visita: http://pompeiisites.org/info-per-la-visita/percorsi-dal-9-giugno/

Foto: Parco Archeologico Pompei

 


vino Pompei

Il vino pregiato di Pompei, apprezzato sin dall'antichità

Terminata la consueta vendemmia a Pompei, facciamo un salto indietro e parliamo della città antica e della sua produzione vinaria. La vendemmia infatti era una delle attività più remunerative dell’area vesuviana, terra fertile e famosa sin dall’antichità per le uve pregiate e particolarmente redditizie. Nell’economia della città, oltre al garum, uno dei prodotti largamente diffusi era proprio il vino. I vini prodotti dalle viti coltivate sotto le pendici del Vesuvio dove il terreno ricco di acido fosforico favoriva la qualità e l’abbondanza dei raccolti erano particolarmente pregiati e richiesti. Anche il naturalista Plinio il Vecchio, celebre vittima dell’eruzione del 79 d.C. e ammiraglio della flotta di Capo Miseno ricorda la bontà dei vini prodotti proprio a Pompei che raggiungevano il massimo del pregio nell’arco dei 10 anni, anche se risultavano particolarmente pesanti tanto da procurare terribili mal di testa per ore. Una tipologia di vite, denominata Murgentina perché proveniente dalla città di Morgantina in Sicilia, fu trapiantata a Pompei e da lì in poi ebbe uno sviluppo tale da mutare addirittura il nome in Pompeiana. Altra varietà di vite, denominata Holconia e poi diffusa anche in Etruria, prendeva il nome da un’importante famiglia, quella degli Holconi, celebri viticoltori di origine pompeiana  vissuti in età augustea. Anche la fortuna di un’altra celebre famiglia pompeiana, gli Eumachi, dipendeva in buona parte dalla coltivazione della vite oltre che dell’olivo.

Foto Parco Archeologico di Pompei

La tecnica della viticoltura era particolarmente articolata, così come la disposizione delle viti che, secondo Plinio il Vecchio, doveva seguire delle regole ben precise. I filari erano così sostenuti da pergole (vitis compluviata) e posti ad una distanza regolare a poco meno di un metro e mezzo l’una dall’altro. L’archeologia a Pompei, oltre a restituire meravigliose strutture edilizie, ha anche riportato alla luce, grazie agli studi condotti dal Laboratorio di ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei,  le radici di alcune vigne, consentendo così di ricostruire la disposizione interna dei filari antichi. Gli scavi hanno permesso inoltre di identificare piante di legumi, in genere fave, piantate tra le viti, non solo perché arricchivano il raccolto ma anche perché fornivano al terreno sali minerali. Dopo il raccolto e la pigiatura con i piedi, i grappoli venivano portati tramite ceste al torchio dove si cercava di ricavare, attraverso la spremitura con la pressa, una maggiore quantità di succo. Il prodotto veniva poi raccolto in un canaletto e condotto nella cella vinaria sottostante. Il liquido, alla fine del processo, si conservava in orci di terracotta che venivano disposti su file e in parte interrati per evitare che gli sbalzi di temperatura potessero danneggiarne la fermentazione.

Ricostruzione di Torcularium. Foto Parco Archeologico di Pompei

Il commercio del vino prodotto andava ben oltre i confini della Campania. Trasportato in anfore, dotate di una parte terminale appuntita per facilitare l’inserimento nelle stive delle navi a file alternate,  il vino di Pompei è arrivato sulle tavole della Gallia Narbonense e dell’Africa settentrionale. Grazie proprio all’analisi dei bolli impressi sulle anfore, nel corso degli anni, è stato possibile ricostruire il commercio del vino. I prodotti agricoli dell’ager pompeianus erano diffusi  grazie ai rapporti d’affari tra viticoltori e negotiatores, i grandi commercianti, che portavano i loro traffici in tutto il bacino del Mediterraneo e ben oltre i confini nord italici. Bolli di viticoltori pompeiani sono stati rintracciati su anfore da trasporto in Gallia meridionale; famoso il caso- studio di Porcio, forse il M. Porcio ricordato da alcune iscrizioni per essere stato uno dei finanziatori per la costruzione dell’Anfiteatro di Pompei e dell’Odeion e grande affarista. Il commercio del vino di Porcio aveva addirittura un percorso molto interessante perché dalla Campania arrivava a Narbonne per poi giungere a Toulose e infine a Bordeaux. Il vino prodotto dagli Eumachi, della cui famiglia faceva parte anche la sacerdotessa Eumachia, arrivava invece sulle coste dell’Africa e in particolare a Cartagine dove sono stati ritrovati anche numerosi bolli anforari della famiglia che, oltre a produrre vino, era famosa anche per la fabbricazione di anfore da trasporto, attività nella quale era impegnata un’altra famosa famiglia pompeiana, quella dei Lassi.

Vigneti presso l'Anfiteatro. Foto Parco Archeologico di Pompei

Riti sacri col vino già 5000 anni fa in Georgia

RITI SACRI COL VINO GIÀ 5000 ANNI FA

IN GEORGIA, CULLA DELLA VITICULTURA

Missione archeologica italo-georgiana di Ca’ Foscari in collaborazione con il Museo Nazionale di Tbilisi scopre polline di vite in un vaso zoomorfo usato per rituali dalle popolazioni Kura-Araxes

1_Ritrovamento del vaso

VENEZIA – La missione archeologica dell’Università Ca’ Foscari Venezia in Georgia ha scoperto tracce di vino in un vaso a forma di animale datato intorno al 3000 a.C., portato alla luce in un ambiente probabilmente dedicato al culto. Sono stati trovati nel recipiente numerosi grani ben conservati di polline di Vitis vinifera, la vite comune.

Il vaso è stato rinvenuto nel sito archeologico di Aradetis Orgora nella provincia di Shida Kartli, a circa 100 chilometri da Tbilisi. Gli archeologi confermano dunque l’ipotesi che il vino avesse un ruolo centrale nella cultura detta Kura-Araxes, tanto da essere utilizzato anche in libagioni rituali.

La scoperta, giunta dopo le analisi svolte dalla palinologa georgiana Eliso Kvavadze, è annunciata dalla missione archeologica italo-georgiana co-diretta dall’archeologa cafoscarina Elena Rova e da Iulon Gagoshidze del Museo Nazionale Georgiano di Tbilisi. Oltre al polline di vite, la palinologa ha rilevato la presenza di pollini provenienti da numerose altre piante, che sono tutt’ora in corso di studio.

Il vaso, purtroppo privo di testa, ha un corpo a forma di animale, con tre piedini, ed è dotato, nella parte posteriore, di un foro per versare liquidi. È stato rinvenuto assieme ad un secondo esemplare di forma simile e ad una giara sul pavimento bruciato di un grande ambiente di forma rettangolare con angoli arrotondati, verosimilmente dedicato al culto. I risultati delle analisi effettuate con il metodo del carbonio-14 confermano la datazione dei reperti al 3000-2900 a.C. circa. I due recipienti zoomorfi sono fino ad oggi privi di paralleli nella regione.

«L'aspetto più interessante è il contesto di rinvenimento - commenta Elena Rova, professoressa al Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari -: non si tratta di vasi comuni, ma di vasi con funzione rituale, che non hanno paralleli conosciuti. Reperti e ambiente ci fanno pensare a libagioni che avvenivano attingendo il vino dalla giara e poi versandolo in onore della divinità, o condividendolo tra i partecipanti alla cerimonia».

La scoperta è di grande rilevanza per la Georgia. Nel Neolitico, la regione fu tra i luoghi di domesticazione della vite e ancor oggi vanta una rinomata produzione vitivinicola. L’importanza culturale del vino originata oltre 5000 anni fa in epoca Kura-Araxes arriva fino ai giorni nostri: nei banchetti tradizionali georgiani (i cosiddetti supra) è infatti d'uso consumare del vino da bicchieri ricavati da corni di animale in un contesto di brindisi rituali.

La Kura-Araxes (seconda metà del IV - inizi del III millennio a.C.) è l'unica cultura preistorica di origine sud-caucasica che si diffuse, per ragioni ancora dibattute, negli altri paesi del Vicino Oriente, raggiungendo l'Iran e la regione siro-palestinese.

La missione cafoscarina ad Aradetis Orgora è partita nel 2013 ed è sostenuta dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione internazionale. La campagna 2015, durante la quale sono stati rinvenuti i vasi, ha coinvolto 27 persone tra ricercatori e studenti di entrambi i paesi, oltre a collaboratori locali. La campagna 2016 inizierà il 17 giugno e proseguirà fino alla fine di luglio.

Testo e immagine dall’Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia.