19 Maggio 2015
Uno studio effettuato su alcuni resti umani ritrovati a Wata Wata, in Bolivia, ha portato alla luce alcune pratica particolarmente cruente del periodo tra il 200 e l’800 d. C., il cui scopo era quello di rimuovere il potere associato alla persona.

[Dall’Abstract: ] Questo studio si concentra sulla cattura di teste trofeo durante la transizione tra il periodo Tardo Formativo e il periodo di Tiwanaku (200-800 d. C.) sulla base delle prove da un’offerta dedicatoria presso il sito di Wata Wata, ad Est del bacino del Titicaca. Nonostante la presa di teste trofeo fosse comune in altre culture Andine precedenti il contatto, la prova alla base della pratica tra le culture da questa regione è solitamente presente nell’iconografia e non in resti fisici. Esploriamo la natura di questo ritrovamento e la sua collocazione nel centro commerciale e cerimoniale di Wata Wata. Tre individui inclusi nell’offerta subirono vari livelli di violenza craniale e fratture facciali, scarnificazione, rimozione della mascella, e possibile estrazione dell’occhio. Una tale violenza rende improbabile che le teste fossero offerte come parte di un culto per riverire gli antenati. Supponiamo che queste teste, sepolte in un deposito rituale e sigillate con una pietra, incorporassero una metafora strategica per rimuovere l’autorità e l’influenza degli individui, perché i teschi possono essere simboli di potere andino per la vita e oltre la vita. Gli atti violenti perpetrati su questi crani possono essere stato un modo per pubblicizzare cambiamenti più ampi durante questo periodo di transizione nella regione di Kallawaya, un corridoio di cambiamento strategico tra zone ecologiche nelle Ande Centrali.
Lo studio “Head Extraction, Interregional Exchange, and Political Strategies of Control at the Site of Wata Wata, Kallawaya Territory, Bolivia, during the Transition between the Late Formative and Tiwanaku Periods (A.D. 200–800)”, di Sara K. Becker; Sonia Alconini, è stato pubblicato su Latin American Antiquity.
Link: Latin American AntiquityArchaeology News Network via Archaiologia Online; International Business Times; Forbes