Una nuova interpretazione della Pietra runica di Rök

2 Maggio 2016

Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, con la Pietra runica di Rök. Credit: University of Gothenburg
Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, con la Pietra runica di Rök. Credit: University of Gothenburg

Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, propone ora un'interpretazione della celebre Pietra runica di Rök che differisce dalle altre presentate fino a questo momento.
La più celebre pietra runica fu eretta nel tardo nono secolo dell'era volgare, nella provincia svedese dell'Östergötland. Tradizionalmente si ritiene parli di gesta eroiche, sovrani e guerre. Si sono dunque cercate pure relazioni tra colui che incise la pietra, Varin, e i sovrani dei Goti.
Per il nuovo studio, sulla Pietra runica di Rök vi sarebbero invece solo riferimenti al monumento stesso: come avviene per altre pietre runiche, d'altra parte. Il riferimento a Teodorico sarebbe dovuto a un errore nella lettura, come già proposto dal prof. Bo Ralph dieci anni fa. Gli indovinelli presenti non sarebbero difficili da comprendere: quelli anteriori si riferirebbero alla luce solare, della quale ci sarebbe bisogno per leggere la pietra runica; mentre quelli posteriori parlerebbero dell'incisione delle rune e dell'alfabeto runico.
La Pietra runica di Rök insomma conterrebbe un messaggio sulla scrittura, su come questa ci permetta di commemorare i defunti.
Lo studio "Svaren på Rökstenens gåtor: En socialsemiotisk analys av meningsskapande och rumslighet", di Per Holmberg, è stato pubblicato sul periodo scientifico Futhark. International Journal of Runic Studies 6 (2015).
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Gothenburg


canzoni medievali

Antico repertorio di canzoni medievali ricostruito a Cambridge

23 Aprile 2016

Prima performance in 1.000 anni: brani ‘perduti’ dal Medio Evo sono riportati in vita

Il foglio mancante delle 'Cambridge Songs'.

Un antico repertorio di canzoni sarà ascoltato per la prima volta in 1.000 anni questa settimana (NdT: il 23 Aprile), dopo essere stato ‘ricostruito’ da un ricercatore di Cambridge e da un esecutore di musica medievale di livello mondiale.

Le ‘Songs of Consolation’, sono state suonate alla Pembroke College Chapel di Cambridge il 23 Aprile, ricostruite a partire dai neumi (simboli che rappresentano le notazioni musicali nel Medio Evo) e attingendo fortemente da un foglio proveniente da un manoscritto dell'undicesimo secolo, che fu rubato da Cambridge e ritenuto perduto per 142 anni.

L'esecuzione di sabato riguarda musica legata a porzioni poetiche dell'opera magna del filosofo romano Boezio, De Consolatione philosophiæ. Uno dei lavori più ampiamente letti e importanti del Medio Evo, fu scritto durante l'imprigionamento di Boezio nel sesto secolo, e prima della sua esecuzione per tradimento. Tale fu la sua importanza, che fu tradotta da molte figure importanti, comprendenti Alfredo il Grande, Chaucer ed Elisabetta I.
Centinaia di canzoni in latino furono registrate nei neumi dal nono e fino al tredicesimo secolo. Questi comprendono passaggi dai classici di Orazio e Virgilio, autori tardo antichi come Boezio, e testi medievali dai lamenti alle canzoni d'amore.
Ad ogni modo, il compito di suonare tali antichi brani oggi non è così semplice come leggere e suonare la musica di fronte a te. 1.000 anni fa, la musica era scritta in un modo che registrava i contorni musicali, ma non le ‘note’ come sarebbero riconosciute dai musicisti odierni; affidandosi alle tradizioni aurali e alla memoria dei musicisti per tenerle vive. Poiché queste tradizioni aurali morirono nel dodicesimo secolo, si è spesso pensato che fosse impossibile ricostruire la musica ‘perduta’ da quest'epoca – precisamente per il fatto che i toni erano ignoti.
Ora, dopo oltre due decenni di attento lavoro nell'identificare le tecniche usate per collocare particolari forme di verso, la ricerca intrapresa dal dott. Sam Barrett dell'Università di Cambridge gli ha permesso di ricostruire le melodie di un foglio - riscoperto e risalente dell'undicesimo secolo - delle ‘Cambridge Songs’.
“Questo particolare foglio – ‘accidentalmente’ rimosso dalla Biblioteca dell'Università di Cambridge da uno studioso tedesco negli anni quaranta dell'Ottocento – è un pezzo cruciale del puzzle, per quanto riguarda il recupero dei brani,” ha affermato il dott. Barrett.
In parte detective, in parte viaggiatore nel tempo musicale, le fondamenta del lavoro accademico di Barrett hanno riguardato il raccogliere le annotazioni che sopravvivono dalle Cambridge Songs e da altri manoscritti dal mondo, per poi applicarle ai principi dell'ambientazione musicale durante quest'epoca.
“Dopo aver riscoperto il foglio delle Cambridge Songs, quello che restava era il balzo finale nel suono,” ha affermato. “I neumi indicano la direzione musicale e i dettagli della capacità vocale senza specificare ogni tono, e questo pone un problema considerevole.”
“Le tracce dei repertori dei brani perduti sopravvivono, ma non la memoria aurale che un tempo li supportava. Conosciamo i contorni delle melodie e molti dettagli su come erano cantate, ma non i toni precisi che formavano i brani.”
Dopo aver messo insieme un 80-90 per cento stimato di ciò che può essere noto sulle melodie per il De Consolatione philosophiæ, Barrett si è affidato all'aiuto di Benjamin Bagby di Sequentia – un gruppo con tre strumenti e musicisti di esperienza che hanno costruito la loro memoria operativa di un brano medievale.
Bagby, co-fondatore di Sequentia, è pure direttore del Lost Songs Project al quale è pure attribuito il merito di riportare in vita repertori da Beowulf fino ai Carmina Burana.
Durante gli ultimi due anni, Bagby e Barrett hanno sperimentato, testando le teorie accademiche in rapporto ai requisiti pratici di mano e voce, esplorando le possibilità offerte dall'accompagnamento su strumenti del periodo. Lavorando passo-dopo-passo, e raggiunti da poco da un altro membro di Sequentia, l'arpista-cantante Hanna Marti, i brani del De Consolatione philosophiæ sono stati riportati in vita, ora.
Ha aggiunto Barrett: “Ben prova varie possibilità e io reagisco ad esse – e viceversa. Quando lo vedo al lavoro tra le opzioni che aveva una persona dell'undicesimo secolo, è davvero sensazionale; alle volte pensi semplicemente ‘eccola!’ Porta il lato umano al puzzle intellettuale che sto provando a risolvere durante anni di frustrazione continua.”
Anche se è poco chiaro se Boezio scrisse mai i versi del De Consolatione philosophiæ perché fossero cantati, il filosofo romano registrò e raccolse idee sulla musica in altri lavori enormemente influenti. Durante il Medio Evo, fino alla fine del dodicesimo secolo, era normale che grandi lavori come quello di Boezio fossero messi in musica come modo per imparare e ritualizzare i testi.
Ci sono stati altri tentativi di ambientazione del De Consolatione philosophiæ nei secoli; specialmente durante il Rinascimento e nel diciannovesimo secolo, quando le melodie erano inventate perché suonassero come i brani popolari dell'epoca.
Ma fu il foglio riscoperto delle Cambridge Songs che permise la svolta cruciale nell'essere finalmente in grado di riassemblare il lavoro che si sarebbe sentito attorno a 1.000 anni fa.
Nate nella Renania nella prima metà dell'undicesimo secolo, le Cambridge Songs costituirono la parte finale di un'antologia di testi in latino che fu conservata a Canterbury prima di farsi strada nella Biblioteca dell'Università di Cambridge nel tardo diciassettesimo secolo.
Negli anni quaranta dell'Ottocento, uno studioso di lingua tedesca tagliò un'importante foglio e lo riportò a casa. Per 142 anni, Cambridge lo ritenne perduto, prima che della scoperta casuale da parte della storica e accademica dell'Università di Liverpool, Margaret Gibson, nel 1982.
Durante una visita non programmata a una biblioteca di Francoforte, Gibson domandò se vi fossero manoscritti di Boezio, e le fu risposto di un singolo foglio nelle loro collezioni. Gibson riconobbe subito il foglio come proveniente da una copia del De Consolatione philosophiæ e la sua probabile importanza per il numero di neumi che conteneva.
Gibson si mise in contatto col medievalista dell'Università di Cambridge, Christopher Page - allora un dottorando - che si rese conto che si trattava del foglio mancante delle Cambridge Songs  e che garantì il suo ritorno alla città quasi un secolo e mezzo dopo la sua scomparsa.
“Senza questo straordinario colpo di fortuna, sarebbe stato molto, molto più difficile ricostruire i brani,” ha aggiunto Barrett. “Le notazioni su questo singolo foglio ci permettono di raggiungere una massa critica che non sarebbe stato altrimenti possibile raggiungere.
“Ci sono state volte, mentre ero al lavoro su questo, che ho pensato di essere nell'undicesimo secolo, quando la musica era così vicina da poterla quasi toccare. Ed è per questi momenti che ne è valsa davvero la pena degli ultimi 20 anni di lavoro.”
canzoni medievali
La performance di sabato, 'Songs of Consolation from Boethius to the Carmina Burana', ha avuto luogo presso la Pembroke College Chapel dalle 8 alle 9:30 di sera. I biglietti erano a £20, £15 (concessioni) e £5 per gli studenti, ed erano disponibili presso  songsofconsolation.eventbrite.co.uk o dalla Loggia del Pembroke College Porters.

Testo tradotto dalla University of Cambridge (e lievemente adattato causa data passata del concerto); Link e foto: AlphaGalileo.


Mound Key, un'isola artificiale in Florida

28 Aprile 2016

Due studenti presso lo scavo. Credit: Victor Thompson/University of Georgia
Due studenti presso lo scavo. Credit: Victor Thompson/University of Georgia

Nella parte sud occidentale della Florida si trova un'isola di origine artificiale, Mound Key, che era la capitale del Regno dei Calusa, ancora al tempo dell'arrivo degli Spagnoli.
L'isola è stata oggetto di uno studio, pubblicato su PLOS One, nel quale si spiega la capacità dei Calusa di adattare le acque costiere della Florida, di modo da supportare una grande popolazione. Mound Key fu costruita su un cumulo di conchiglie, ossa e altri rifiuti.
Il fatto che i più antichi di questi resti siano stati ritrovati anche sopra quelli più recenti, fa ritenere gli studiosi che i Calusa rimettessero mano a quest'isola artificiale, rimodellandola sulla base delle loro esigenze.
Immagine LiDAR che mostra la porzione centrale dell'Isola Mound Key. Credit: Victor Thompson/University of Georgia
Immagine LiDAR che mostra la porzione centrale dell'Isola Mound Key. Credit: Victor Thompson/University of Georgia

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Insediamenti precolombiani e immagazzinamento dell'acqua in Amazzonia

28 Aprile 2016

Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg
Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg

Gli insediamenti precolombiani in Amazzonia non si limitavano a localizzarsi presso fiumi e laghi: ad esempio, nella regione di Santarém in Brasile, la maggior parte dei siti si colloca su di un altopiano.
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg

Queste conclusioni, frutto di una ricerca decennale da parte di una squadra dell'Università di Goteborg, risultano in contrasto con la tradizionale visione sull'Amazzonia precolombiana, per la quale i villaggi sarebbero esistiti solo lungo i fiumi.
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg

Si sono ritrovati oltre 110 insediamenti, la maggior parte dei quali sull'Altopiano di Belterra, a sud dell'odierna città di Santarém. Si sono trovate depressioni naturali e artificiali, utilizzate per l'immagazzinamento dell'acqua. Le seconde erano circondate da terrapieni, prodotti con argilla compatta e rifiuti domestici, tra i quali anche cocci di ceramiche e carbonella dai focolari.
È noto che le aree lungo i fiumi sono popolate da migliaia di anni, ma nel periodo tra il 1300 e il 1500 si sarebbero verificati dei grandi cambiamenti nelle comunità preistoriche in questa parte dell'Amazzonia, con significativa crescita della popolazione e nuove forme agricole e di gestione dell'acqua.
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Gothenburg.


Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

25 Aprile 2016

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

Source: Fotolia
Source: Fotolia
Numerosi resti delle residenze dei cavalieri medievali sono state scoperti a Pniów e Stare Tarnowice, grazie all'uso di moderni metodi di ricerca da parte degli archeologi dal Museo a Gliwice.
In Alta Slesia, anche nell'area di Gliwice, ci sono dozzine di tumuli di terra che gli archeologi chiamano fortezze (NdT: hill fort in Inglese). Sono considerati resti di residenze in torri, costruite dai rappresentanti della nobiltà locale nel periodo che va dal tredicesimo al quindicesimo secolo.
Nel 2015, il Museo a Gliwice finanziò studi non invasivi dei tumuli situati a Pniów e Stare Tarnowice. Sono stati utilizzati gli ultimi metodi di ricerca della moderna archeologia, compresa un'apparecchiatura chiamata magnetometro. Permette di rilevare anomalie magnetiche sotterranee, che possono essere identificate con l'esistenza di resti archeologici, ad esempio fosse o strutture architettoniche.
Questo genere di lavoro spesso permette di effettuare rilevamenti nei siti archeologici prima degli scavi programmati. Permette di definire una più precisa ubicazione delle fosse durante i lavori di scavo, e quindi di ottenere una conoscenza più dettagliata dei resti esaminati.
"Siamo incappati in diverse anomalie che sono i resti di torri di cavalieri. A prescindere da queste, possiamo aspettarci i resti di terrapieni: fossati, palizzate, ma pure i cosiddetti strati culturali relativi all'utilizzo di torri, probabilmente contenenti frammenti di contenitori, armi, strumenti della vita quotidiana che ci permettono di datare questi resti. Con questa ricerca non invasiva, sappiamo esattamente dove guardare, dove scavare" - così ha riferito a PAP Radosław Zdaniewicz, archeologo dal Museo di Gliwice.
Gli archeologi di Gliwice hanno fatto domanda al conservatore provinciale per finanziare gli scavi.
Radosław Zdaniewicz ha spiegato che nel Medio Evo, le torri in legno erano i luoghi più comuni di residenza per i cavalieri e le loro famiglie, permettendo un controllo efficiente e la gestione delle proprietà. "I cavalieri ricevevano la terra dal principe, e su quella potevano costruire le loro residenze. In cambio, dovevano rispondere ad ogni chiamata del principe. Sfortunatamente, sappiamo poco dei cavalieri che potevano vivere vicino l'odierna Gliwice. Dai documenti relativi ai resti conosciamo solo il nome di Piotr de Tarnowitz, che visse a Tarnowice" - così l'archeologo.
Dalla fine del quindicesimo secolo, i manieri in legno erano spesso eretti sugli stessi tumuli, rimpiazzando le torri residenziali medievali.
I primi studi di verifica delle fortezze (NdT: hill fort in Inglese) vicino Gliwice sono stati effettuati nel 1970. I lavori successivi portati avanti dagli archeologi del Museo a Gliwice in luoghi che comprendono Kozłów gettano luce sull'aspetto di alcuni di questi resti, e i reperti scoperti nelle macerie permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti. Gli scienziati sperano che scoperte ancor più interessanti vengano dalle ricerche a Pniów e Stare Tarnowice.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Nuovo studio su genetica, Ashkenazi e origine dello Yiddish

19 Aprile 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su Genome Biology and Evolution, ha utilizzato lo strumento Geographic Population Structure (GPS), che permette di convertire il DNA in coordinate ancestrali, cercando l'origine di coloro che parlano Yiddish.
La ricerca suggerisce che questi si siano originati presso quattro antichi villaggi nella Turchia nord orientale, e che lo Yiddish sia stato inventato attorno al nono secolo dagli Ebrei iraniani e Ashkenazi, quando commerciavano lungo la Via della Seta, al loro arrivo in terre slave. Gli antichi villaggi, i cui nomi sono Iskenaz, Eskenaz, Ashanaz, e Ashkuz, si trovano lungo i crocevia della Via della Seta. Il nord est della Turchia è l'unico posto in cui questi nomi di località esistono.
Questa tesi è chiaramente in contrasto con quella che vede lo Yiddish come dialetto tedesco. Uno degli autori dello studio, il prof. Paul Wexler dell'Università di Tel Aviv, aveva però già avanzato l'ipotesi che lo Yiddish fosse una lingua slava che ha rimpiazzato il suo lessico con parole tedesche. Secondo la nuova ricerca, quindi, verso la fine del primo millennio gli Ebrei Ashkenazi si sarebbero spostati in Khazaria, per poi arrivare in Europa mezzo millennio dopo, con la caduta dell'Impero Khazaro.
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L'età avanzata nell'Inghilterra del Medio Evo

18 Aprile 2016
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Fino ad oggi si è considerata molto positiva la posizione degli anziani nell'Inghilterra del Medio Evo.
Il dottorando Thijs Porck ha esaminato testi in lingua inglese antica e latino, per il periodo tra il 700 e il 1100, giungendo a una conclusione diversa: gli anziani, insomma, dovevano anche allora meritarsi quel rispetto ed erano soggetti ad aspettative in tal senso. Ci si aspettava da loro che proseguissero nelle loro occupazioni, nonostante i limiti fisici; delle donne ci sono poche tracce.
L'età avanzata cominciava a cinquant'anni, non molto diversamente da oggi. Gli anziani potevano essere pure visti come dei "bambini centenari" e come un'anticipazione di ciò che sarebbe capitato loro all'inferno.
Link: AlphaGalileo via Universiteit Leiden.
"The Venerable Bede Translates John", opera di James Doyle Penrose (1862-1932), da Wikipedia, Pubblico Dominio (The original uploader was Timsj at English Wikipedia - Transferred from en.wikipedia to Commons).


Eruzioni del 536 e 540, offuscamento del sole e crisi sociali

19 Aprile 2016
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I cronisti parlano di una "misteriosa nube" che offuscò la luce solare nel Mediterraneo, negli anni 536-537 dell'era volgare. Gli anelli degli alberi testimoniano condizioni di scarsa crescita per tutto l'emisfero settentrionale in quegli anni. Gli anni a partire dal 536 sono caratterizzati da questi inusuali fenomeni naturali, ai quali sono poi associate crisi sociali (come la prima pandemia di peste in Europa, la Peste di Giustiniano nel 541). Solo di recente si sono ritrovate nei carotaggi da Groenlandia e Antartico le prove conclusive di un offuscamento del sole dovuto a due grandi eruzioni vulcaniche negli anni 536 e 540. L'impatto di questi due eventi avrebbe condotto a un raffreddamento della superficie terrestre così significativo da non trovare paragoni per qualsiasi altro evento ricostruito negli ultimi 1200 anni. Si è trattato probabilmente del decennio più freddo degli ultimi duemila anni.
Nello studio, pubblicato su Climatic Change, si è cercato di ricostruire il raffreddamento globale verificatosi durante il regno di Giustiniano, utilizzando i dati dai carotaggi e dalle descrizioni dei cronisti per effettuare delle simulazioni. In questo modo, hanno cercato di valutare l'impatto delle eruzioni sull'agricoltura in Europa, con l'Europa Settentrionale e la Scandinavia che avrebbero sopportato le condizioni peggiori in seguito all'evento.
La relazione tra questa "misteriosa nube" del 536 e la transizione da Evo Antico a Medio Evo sta diventando un tema di grande interesse anche popolare.
[Dall'Abstract:] L'attività vulcanica attorno all'anno 536 dell'era volgare ha condotto a un significativo raffreddamento e a carestie, collegati in via speculativa alle crisi su larga scala delle società nel globo. [...] Si è dunque ricostruito il forzante radiativo risultante dalla sequenza di due grandi eruzioni vulcaniche nel 536 e 540 dell'era volgare. Si stima che il forzante radiativo extra tropicale per l'emisfero settentrionale su scala decennale da questo "doppio evento" vulcanico sia stato maggiore di quello di qualsiasi altro periodo nelle ricostruzioni esistenti negli ultimi 1200 anni. [...] Il raffreddamento come da simulazione è interpretato in termini di probabile impatto sulla produzione agricola in Europa, e implica un'alta probabilità di più anni con decrementi significativi della produzione nelle colture lungo la Scandinavia, supportando la teoria di una connessione tra le eruzioni del 536 e 540 e le crisi sociali da datarsi alla metà del sesto secolo.
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Polonia: la ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

6 Aprile 2016

La ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

Zawisza Czarny in un dettaglio della "Battaglia di Grunwald", di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
Zawisza Czarny in un dettaglio della "Battaglia di Grunwald", di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
La sua fama giunse nelle più lontane parti d'Europa. Imbattuto nei tornei, vincitore sul campo di battaglia, un diplomatico - Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima. Gli studiosi cominceranno presto il progetto di ricerca che potrà contribuire a ritrovare la sua casa di famiglia vicino Sandomierz.
Stary Garbów e Nowy Garbów, piccoli villaggi confinanti, sono situati a meno di 15 km a nord di Sandomierz, nel comune di Dwikozy (Świętokrzyskie). Non spiccano tra i paesi locali, circondati da una scacchiera di campi e frutteti. La loro storia, ad ogni modo, è abbastanza straordinaria. Gli studiosi hanno confermato oltre ogni dubbio che da "questo" Garbów venne il più famoso cavaliere polacco Zawisza Czarny (circa 1370-1428), che, attraverso i trionfi in numerosi tornei in Europa, tra quattordicesimo e quindicesimo secolo guadagnò fama, similmente alle più grandi star dello sport e della cultura pop di oggi.
"Siamo fiduciosi che questo sia il luogo, anche se solo 20 anni fa non era affatto certo nella storiografia" - così ha riferito a PAP il dott. Tomisław Giergiel dell'Istituto di Storia dell'Università Maria Curie-Skłodowska a Lublino. Ha aggiunto che la ricerca condotta in anni recenti ha dissipato molti dubbi. "Sappiamo che era nato qui e che era fiero delle sue radici. Quel sentimento non è diminuito nonostante la carriera da meteora nei tornei medievali. Ovunque fosse nell'Europa occidentale, si riferiva a se stesso come facevano suo padre e suo nonno: +di Garbów+" - ha sottolineato il dott. Giergiel.
Ma dov'era esattamente la casa natale del cavaliere? A Stary Garbów o a Nowy Garbów? O da qualche parte nel mezzo? Come doveva apparire? Era simile ad altri palazzi di famiglie benestanti? "Venne da Garbów. Questa Garbów" - ed è qui che la conoscenza di storici, regionalisti ed esperti termina.
L'archeologo, direttore del Museo Regionale a Sandomierz, dott. Dominik Abłamowicz vuole aprirsi un varco nella nebbia di congetture e ipotesi. "Ho lavorato a Sandomierz per un anno. Visto che sono qui, imparo a conoscere questa terra, i suoi monumenti. Sono stupefatto dal numero di monumenti, ce ne sono così tanti. Mentre esploravo le aree circostanti ho visitato Garbów" - ha affermato in un'intervista a PAP.
Il ricercatore era affascinato dal fatto che nella documentazione archeologica dall'area di Garbów non ci sia un solo sito del Medio Evo. Secondo il direttore del museo, nonostante la mancanza di reperti archeologici noti del Medio Evo in quest'area, si può confermare oltre ogni dubbio che l'insediamento a Garbów sia molto più antico. "Ci deve essere stato un centro feudale qui, associato al fatto che questa era la residenza della famiglia Zawisza, che regnava su queste terre. Dovevano esserci insediamenti rurali" - ha affermato.
Così nacque l'idea di utilizzare i metodi della moderna archeologia e scienze connesse per trovare l'ubicazione della residenza. "Il finanziamento che siamo riusciti a vincere non è per operazioni di carattere invasivo. Non avremo fondi per gli scavi. L'archeologia ha varie tecniche di ricognizione. Da una mano c'è il metodo tradizionale che comprende l'esplorazione della superficie, particolarmente efficace durante l'inizio della primavera, quando vari oggetti compaiono sulle superfici dei terreni arabili come risultato dei processi legati al gelo e alle attività agricole. Questo è un metodo" - ha affermato.
Ci si può aspettare che le case della nobiltà avessero funzioni difensive e che fossero costruite in posti naturalmente difesi. "In aggiunta alle ragioni archeologiche, il terreno è importante, ragion per cui intendiamo incontrare i residenti di Garbów, i giovani, per chiedere loro se hanno mai trovato qualcosa, se un tumulo o una collina furono appiattiti nel passato" - ha affermato il direttore.
Tra quattordicesimo e quindicesimo secolo, la motta castrale (NdT: motte-and-bailey castle in Inglese) era una forma popolare di residenza per i nobili, le cui tracce ancora rimangono in molti luoghi della vecchia provincia di Sandomierz. Una delle meglio preservate di questo tipo è situata a Włoszczowa, nella parte occidentale della provincia di Świętokrzyskie. Un tumulo regolare, alto cinque metri si erge chiaramente sui terreni piatti e i prati. In cima probabilmente c'era un tempo una torre residenziale.
Qualsiasi informazione dai residenti, fondata, ad esempio, su storie di famiglia, che da qualche parte a Garbów ci fosse una collina o un "tumulo", potrebbe guidare gli archeologi verso il luogo dove un tempo si ergeva la casa di Zawisza Czarny; supponendo che fosse una motta castrale, il che non è certo. "Questa è una delle ipotesi" - ha sottolineato l'archeologo.
Un altro suggerimento che può avvicinare i ricercatori a ritrovare la sua ubicazione potrebbe essere fornito da una storia ben più recente. "A Garbów c'era un palazzo, nel quale nacque il generale Józef Dowbor-Muśnicki (1867-1937). Il palazzo non esiste più. Ne faccio menzione perché è la seconda persona di rilievo nella storia della Polonia a vivere qui. Spesso, nuove residenze di nobili, ad esempio palazzi, erano costruiti sul luogo di vecchie residenze, come  +luogo di potere sancito+; questo è un altro aspetto del caso" - ha affermato.
Oltre ai rilevamenti in superficie, gli studiosi intendono utilizzare gli ultimi metodi di ricerca. Questi comprendono le foto aeree, l'elaborazione delle quali permette un'analisi accurata della morfologia del terreno per determinare la configurazione del paesaggio. "In luoghi di interesse porteremo avanti test fisici utilizzando attrezzature per la resistività elettrica, simili a quelle utilizzate per la ricerca del +treno dorato+ nella Bassa Slesia" - ha spiegato.
Un altro ramo dell'archeologia, che può avvicinarci alla risoluzione del puzzle, è chiamato archeologia ambientale, ed esamina la relazione tra uomo e la sua economia e il paesaggio. "Nel nostro campo scientifico ci poniamo spesso domande di geografia storica: perché gli uomini scelsero questo particolare posto, perché l'insediamento fu fondato qui? Come cambiò i dintorni?" - ha spiegato il dott. Abłamowicz. Ha notato che al contrario delle credenze popolari, i cambiamenti nel paesaggio non sono solo caratteristici dell'era industriale, poiché il paesaggio è influenzato dall'attività agricola.
Per questa ragione, gli studiosi intendono prendere campioni vicino il fiume Opatówka e nelle lanche della Vistola, dove la torba può essere presente. "La torba crea un microclima unico, che mantiene i dati dal passato freschi come in un frigo. (...) Presenta i resti delle piante. Il loro studio e la loro datazione permettono di determinare se i sedimenti includono resti botanici riconducibili all'azione umana, come pollini di granaglie o altre colture. Se si può stabilirlo, contribuirebbe a determinare molti aspetti dell'attività agricola al tempo di Zawisza" - ha affermato.
La scoperta dell'ubicazione della casa di Zawisza Czarny sarebbe un altro importante evento per il paese, dove la memoria del cavaliere medievale è molto viva. C'è un monumento del cavaliere, che è il patrono della scuola locale. C'è pure un'Associazione per la Memoria di Zawisza Czarny blasone Sulima di Garbów che è molto attiva; la sua attività può essere seguita sull'interessante sito web.
La ricerca sarà supportata da un finanziamento dell'Istituto del Patrimonio Culturale Nazionale a Varsavia dal programma "Patrimonio Culturale - priorità: protezione dei siti archeologici". Includendo il proprio contributo, il lavoro programmato costerà circa 40 mila zloty.
A Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima, ci si riferisce nelle cronache latine come a Zawissius Niger de Garbow, nato attorno al 1370 a Garbów. Morì per mano dei Turchi nel Giugno 1428 nella fortezza di Golubac, le rovine della quale possono ancora essere viste nella Serbia orientale sulla riva destra del Danubio. A causa delle sue vittorie in numerosi tornei e dell'eroismo sul campo di battaglia fu visto come un modello di virtù cavalleresca. Fu anche un esperto diplomatico di re Ladislao II Jagiello, che rappresentò Ladislao II al Concilio di Costanza negli anni 1414-1418.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Marek Klapa. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Fasi di espansione e crisi nel Sud Ovest nordamericano

1 Aprile 2016

Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree
Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree

La scomparsa dei Pueblo dal Colorado sud occidentale costituisce una delle questioni più aperte nell'archeologia del Sud Ovest nordamericano.
Non sarebbe però stata l'unica a verificarsi: nei cinque secoli si sarebbero verificate tre transizioni culturali. I ricercatori hanno pure documentato narrazioni nelle quali i Pueblo si accordavano su canoni, rituali, comportamenti e credenze, per poi verificare un dissolvimento in conseguenza dei cambiamenti climatici (con danni alle coltivazioni) e quindi con l'instabilità sociale derivante.
Siccità di cinque o dieci anni erano in grado di determinare grandi cambiamenti, che avevano conseguenze nel rituale e nel rapporto col sovrannaturale.
Queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su Science Advances, che ha preso in esame 29.311 anelli di alberi da oltre mille siti archeologici e per un periodo compreso dal 500 al 1.400 d. C., al fine di ricostruire la coltivazione del mais nel periodo.
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