A spasso nell’officina di Manzoni con Giulia Raboni

come lavorava Manzoni Giulia RaboniIn questi giorni abbiamo letto tantissime citazioni di Alessandro Manzoni tratte da I Promessi Sposi (i miei lettori immagineranno a qual proposito). Ma ieri, 7 marzo 2020, era anche l’anniversario della nascita del poeta e scrittore milanese, che avrebbe compiuto ben 235 anni.
Tutti noi, del resto, abbiamo studiato almeno qualche verso del 5 maggio, di Marzo 1821 o qualche pagina dell’Adelchi o del Conte di Carmagnola. E tutti, e dico tutti, sin dalla scuola media, ci siamo immedesimati nelle vicende di Renzo e Lucia e di quel matrimonio che “non s’ha da fare, né domani, né mai.” Ci hanno anche spiegato dei diversi “crucci” del Manzoni, del suo “problema della lingua” e della rappresentazione del vero nel suo romanzo. Crucci che lo accompagnarono in tutto il percorso di revisione della sua opera, che durò dal 1821 sino al 1840, anno della cosiddetta “Quarantana”.

Ma come lavorava Manzoni?
Se lo chiede Giulia Raboni nel suo volume (Carocci Editore, 143 pag, 12,00 Euro).
Attraverso l’analisi filologica dei manoscritti di Manzoni, la Raboni ci permette di entrare a contatto con l’autore e di scoprire alcuni lati del suo carattere e del suo modus operandi, fondamentali per comprendere le opere di Manzoni a fondo.

“Manzoni, specie quello della stagione più creativa, lavora metabolizzando immediatamente quello che parallelamente trova nei documenti, nei libri consultati, accumulando all’interno di quanto scrive nuove serie di dati e di riflessioni che portano a un certo punto a una saturazione e a un superamento del del già fatto.” Proprio per questo motivo, la lettura e l’analisi di tutti gli scartafacci, degli abbozzi del Manzoni sono, per un filologo, operazioni, per dirla con le parole della Raboni, quasi “commuoventi”. È proprio questo il fascino della filologia d’autore, del resto: essere in grado di entrare “nell’officina dell’autore”, di scoprire quale procedimento, quanto lavoro risiede dietro la composizione di qualsiasi opera. E tratto caratteristico delle opere di Manzoni, per nostra fortuna, è proprio “una dialettica che non richiede dunque la cancellazione del passato ma invece la testimonianza e meditazione come gradino necessario per il suo miglioramento, come ben mostrano, sul lato per così dire più razionale e pragmatico dell’agire umano.” Questo spiega anche le diverse postille e correzioni di Manzoni anche su testi già editi, ma secondo l’autore sempre imperfetti.

Alessandro Manzoni
Ritratto di Alessandro Manzoni ad opera di Giuseppe Molteni, olio su tela (1835), alla Pinacoteca di Brera; immagine in pubblico dominio

Giulia Raboni, dopo un secondo capitolo in cui tratta della complessa catalogazione dei numerosissimi originali manzoniani ed il fondamentale intervento di Pietro Brambilla per le prime edizioni degli scartafacci di Manzoni, inserisce un capitolo a mio parere fondamentale nel volume: la biblioteca.
In questi ultimi anni, fortunatamente, la questione delle biblioteche d’autore e del loro rapporto con la tradizione è centrale nello studio e nella trattazione di uno scrittore o di un poeta e delle sue opere. Secondo la Raboni, infatti, negli ultimi decenni questo filone di ricerca ha avuto un notevole incremento “grazie al crescere di una nuova sensibilità, sviluppatasi anzitutto nei confronti di scrittori di età medievale (si pensi soprattutto alle indagini di Giuseppe Billanovich sulla biblioteca di Petrarca) e del Novecento.”
Lo studio delle biblioteche e che gli autori hanno apprezzato, studiato, postillato e con cui si sono confrontati, è importantissimo “per la ricostruzione del loro orizzonte culturale, con immediata ricaduta sull’individuazione delle fonti, altrimenti non sempre facilmente identificabili.”

Per i filologi è interessante, inoltre, il modo in cui gli autori “trattavano” gli esemplari su cui lavoravano, le postille, le annotazioni, le sottolineature in questi volumi è un altro aspetto che aiuta a capire le sfumature del carattere e della personalità di un poeta o di uno scrittore.
Qual era, quindi, il rapporto di Manzoni con i suoi esemplari, sia con quelli della residenza in Via Moroni che con quelli della villa di Brusuglio, cioè la sua residenza di campagna?
L’autore, da quanto si evince da una confessione contenuta in una lettera a Rossini nel 1831, prediligeva i volumi rari ed eleganti, ma non mancava di postillarli (come accadde anche con la sua copia del Vocabolario della Crusca del 1806).

Vale la pena sottolineare anche che nella residenza di campagna, dove l’autore trascorse diversi periodi, tra gli scaffali del Manzoni troviamo la “letteratura “botanica” e alcune importanti collezioni di classici: da quella degli Scrittori classici di economia politica, alle due raccolte di classici latini bipotinta e lemairiana, a quella milanese dei Classici italiani e ai padri della Chiesa”. La presenza di questi volumi nella Villa di Brusuglio sembra indicare la volontà di Manzoni di dedicarsi, quando lontano dalla vita e dai “crucci” cittadini, ad una letteratura in grado di allontanarlo dalla “operosa officina, specie linguistica” dei volumi presenti, invece, in Via Moroni, dove, invece, si trovano volumi “sulla poesia provenzale, i libri di poesia e la Storia e ragione d’ogni poesia del Quadrio, il Dizionario universale di Chambers (nell’edizione di Pasquali, 1748-49, in nove volumi) e una fitta serie di grammatiche e dizionari.
Pare, inoltre, che il Manzoni non si recasse in biblioteche per le sue ricerche. A parte qualche visita a qualche fondo privato, non si hanno prove sulla frequentazione dell’Ambrosiana e degli Archivi.

Gli ultimi due capitoli del volume della Raboni, invece, mirano all’analisi delle caratteristiche dei manoscritti di Manzoni, dei suoi scartafacci, che “sovrappongono fasi diverse di elaborazione non sempre facilmente districabili.”
L’autrice ci aiuta a capire e a far chiarezza tra le carte del poeta e scrittore milanese e tra le diverse redazioni testuali delle sue opere.
L’ultimo capitolo in particolare, è utilissimo per cercare di capire le intricatissime vicende che portano all’edizione definitiva de I Promessi Sposi.

La Raboni parte dalla descrizione della cosiddetta “Prima Minuta” del Fermo e Lucia 1821-1823, per poi passare alle differenze che si riscontrano con la “Seconda Minuta” del 1824, dal provvisorio titolo Sposi Promessi, per poi arrivare alla cosiddetta edizione Ventisettana e infine alla Quarantana e ne analizza i profondi cambiamenti dal punto di vista linguistico e della rappresentazione del rapporto tra realtà e finzione.
“E della lingua della Quarantana possediamo oggi una radiografia piuttosto esaustiva, tanto nella descrizione grammaticale, quanto nell’analisi stilistica, quanto infine nella valutazione del suo impatto sull’evoluzione della lingua italiana.”
Indispensabile è, a questo punto, l’inserimento nel capitolo, di un riferimento all’edizione interlineare de I Promessi Sposi di Riccardo Folli del 1877, che aiuta a far capire anche al lettore meno esperto quanto il testo di cui si è parlato finora sia “in movimento”, sempre in continua evoluzione.

Il testo di Giulia Raboni è uno strumento indispensabile perché aiuta a capire le complesse vicende filologiche delle opere di uno studiatissimo autore quale Alessandro Manzoni, sia di quelle più famose, lette, studiate e apprezzate, sia di quelle meno note, assolutamente da riscoprire e rivalutare ogni giorno.

Come lavorava Manzoni Giulia Raboni
La copertina del saggio Come lavorava Manzoni di Giulia Raboni, pubblicato da Carocci Editore nella serie Filologia d'autore della collana Bussole (545). La prima edizione è del 2017

 


Dal 5 al 23 novembre il PapiroTour al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”

Da mercoledì 5 a sabato 23 novembre 2019 la mostra itinerante legata all’iniziativa “PapiroTour. L’antico Egitto in Biblioteca” farà tappa al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” (Via Zumaglia 39, Torino).

Promosso in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, PapiroTour celebra il 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche. Con questo progetto inclusivo, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio raggiungendo i quartieri più distanti dal centro, dove mese dopo mese è allestita nelle biblioteche un’area espositiva sul tema del papiro e della scrittura egizia e sono organizzate delle attività divulgative.

Dopo l’ultima tappa alla Biblioteca civica “Cesare Pavese”, l’allestimento approda nel quartiere Campidoglio. In parallelo alla mostra, inoltre, prosegue il calendario di appuntamenti gratuiti e aperti alla cittadinanza.

Libro dei Morti di Taysnakht figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824)

In particolare, giovedì 7 novembre alle ore 17.00, alla Biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5) si terrà l’incontro “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità” con Divina Centore, egittologa del Museo Egizio. Un incontro sul forte interesse, pratico e religioso, degli Egizi per la flora. Un aspetto che si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi, che alla luce delle tradizioni sviluppate dalla civiltà egizia assumono importanti significati simbolici.

Nel mese di novembre sono inoltre previsti altri incontri aperti al pubblico. Mercoledì 20 novembre, alle ore 17.00, proprio all’interno del Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” sarà ospitata una conferenza dedicata agli amuleti a cura di Federica Facchetti, curatrice del Museo Egizio: un appuntamento che sarà l’occasione per approfondire storia, varietà e utilizzi di questi reperti che, indossati sia in vita che dopo la morte, secondo la tradizione avevano il potere di allontanare o prevenire il male.

Due gli incontri dedicati ai più piccoli: mercoledì 6 novembre, alle ore 17, l’attività di lettura “Sulle sponde del Nilo: bambini nell’antico Egitto”, e mercoledì 13 novembre, allo stesso orario, il laboratorio “All’ombra delle piramidi”.

Grazie a PapiroTour, i cittadini possono dunque avvicinarsi alla civiltà faraonica, osservando all’interno della mostra itinerante una serie di pannelli divulgativi e una grande replica, lunga circa due metri, del Libro dei Morti di Taysnakht realizzata dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino nell’ambito del progetto “Liberi di Imparare”.

Fino al 30 marzo 2020, 12 biblioteche cittadine ospiteranno a turno la mostra. Nel quadro della stessa iniziativa, inoltre, fino al 31 dicembre 2020 è riservata la gratuità di accesso al museo a tutti i possessori della tessera di una delle Biblioteche civiche cittadine*.

La rete delle Biblioteche civiche torinesi conta attualmente 16 sedi, oltre al Mausoleo della Bela Rosin, un Bibliobus itinerante, tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.


La Leggenda del Piave: donata la IV strofa aggiunta da E. A. Mario

È PATRIMONIO DELLO STATO L’AUTOGRAFO DE LA LEGGENDA DEL PIAVE: DONATA LA IV STROFA AGGIUNTA DA E. A. MARIO IL 4 NOVEMBRE 1918

La leggenda del Piave, aggiunta da  E. A. Mario il 4 novembre 1918, diventa patrimonio di tutti gli italiani; alla Biblioteca Nazionale di Napoli il 5 novembre alle ore 16,oo la cerimonia. Introduce: Francesco Mercurio presenta: Ermanno Corsi. Saranno presenti i  nipoti del grande  musicista : Delia Catalano, Mario Catalano, con Nora Palladino e Paolo Rescigno
L'autografo dell’ultima strofa era già stato affidato dagli eredi del grande poeta-musicista Giovanni Ermete Gaeta, conosciuto in tutto il mondo come E. A. Mario, alla  Biblioteca Nazionale di Napoli e viene ora ufficialmente  donato alla Biblioteca  entrando  a far parte del patrimonio italiano. Va così ad  unirsi al  vasto archivio di libri, documenti editi e inediti, e cimeli del celebre compositore, già donati dalla famiglia alla biblioteca e conservati  presso la sezione di musica e teatro Lucchesi Palli.
All’importante archivio dedicato a E. A. Mario, diedero vita nel 1998, le figlie Bruna, Delia e Italia, donando  i libri, documenti editi e inediti, fascicoli di Piedigrotte e cimeli vari del padre alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Tra gli oggetti e i ricordi personali c'erano la Commenda conferita a E. A. Mario  dal Re, i gemelli da polso che Umberto II inviò dall'esilio portoghese all’autore in occasione del suo 70° compleanno e il mandolino, dal quale E.A.Mario non si separava mai, sul quale erano nate tante canzoni in dialetto e in lingua, note e meno note, alcune di grande successo, cantate ancora oggi in tutto il mondo, create dalla genialità di questo sensibile compositore.

Come da MiBAC, redattrice Lidia Tarsitano


35 milioni per Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e di Archeologia e storia dell’Arte di Roma

BIBLIOTECHE, FRANCESCHINI: DA CONFERENZA UNIFICATA OK A INVESTIMENTI MIBACT PER 35 MILIONI
Serviranno a riorganizzare e valorizzare biblioteche nazionali di Roma e Firenze e prestigiosa Biblioteca di archeologia e storia dell’arte

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La conferenza unificata Stato-Regioni e il Consiglio Superiore dei beni Culturali hanno  dato parere favorevole agli interventi del Mibact per il restauro e la riorganizzazione delle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e per la valorizzazione della prestigiosa biblioteca di Archeologia e storia dell’Arte di Roma. Un intervento di 35 milioni di euro per ampliare gli spazi, consentire nuove forme e modalità di fruizione, la digitalizzazione del patrimonio librario e per una migliore collocazione delle collezioni sul modello delle più recenti grandi biblioteche al mondo. “Un investimento di cui vado particolarmente fiero che si somma a quanto già previsto dalla finanziaria del 2016 e che conferma l’impegno del Governo a favore dei tanti istituti che silenziosamente e con alta professionalità operano per la conservazione, catalogazione e restauro del nostro patrimonio culturale. Un lavoro poco visibile ma importantissimo che va valorizzato perché mantiene viva la memoria e la vitalità di un patrimonio unico al mondo”.
UFFICIO STAMPA MiBACT
Roma, 24 Novembre 2016

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


BIBVIO, Biblioteche virtuali online

BIBVIO BIBLIOTECHE VIRTUALI ONLINE
Le 46 biblioteche statali presentano lo straordinario patrimonio storico bibliografico

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È disponibile in rete, sul portale della Direzione generale Biblioteche e Istituti Culturali, il sito BIBVIO Biblioteche virtuali online, curato dalla stessa Direzione Generale e realizzato, con il coordinamento dell’ ICCU,  con il software MOVIO.
Il sito presenta per ciascuna delle 46 biblioteche pubbliche statali italiane le principali immagini delle prestigiose strutture architettoniche e di alcuni particolari significativi delle facciate e degli interni, evocando la valenza delle sedi storiche e delle pregiate collezioni tutelate nelle stesse.
Il  progetto è stato reso possibile grazie al cofinanziamento della Fondazione Telecom Italia e ulteriormente sviluppato nell'ambito di Athena plus.

IIa Edizione Concorso di Arte Contemporanea "Oltre i Libri"

II EDIZIONE DEL CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA
Oltre i libri. L'arte del presente incontra i libri del passato. Chiusura iscrizioni, 17 aprile 2016

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Dopo il successo della prima edizione tenutasi nel mese di giugno 2015, la Biblioteca Angelica, diretta da Fiammetta Terlizzi, bandisce la seconda edizione del concorso “Oltre i libri. L’arte del presente incontra i libri del passato”, primo concorso di arte contemporanea, ideato e ospitato in una delle quarantacinque biblioteche pubbliche statali, alle dipendenze del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Obiettivo ultimo del concorso è quello di promuovere e valorizzare l’arte contemporanea, stimolando le nuove generazioni di artisti a dialogare con i libri, rinnovando quel concetto di antico e di memoria, che i libri e le biblioteche tramandano nel tempo come un’eredità viva e pulsante.
Il tema del concorso vuole offrire agli artisti la possibilità di confrontarsi con i libri attraverso il linguaggio innovativo della creatività contemporanea. La Biblioteca diventa così lo spazio privilegiato dove custodire non solo i tradizionali libri cartacei, ma anche tutte quelle opere d’arte che ai libri si ispirano, sia nella scelta della forma, che del soggetto.
Agli artisti è offerta la più ampia scelta di interpretazione del tema. I linguaggi espressivi consentiti spaziano dalla pittura alla scultura, alla fotografia, alla video arte e alla grafica.
Il concorso prosegue l’azione intrapresa dalla Biblioteca Angelica volta a conoscenza del passato, ma anche come piazze del sapere proiettate nel futuro, aperte a ogni forma di scambio e interazione umana e culturale.
Un progetto attraverso cui l’Angelica conferma di essere sempre più aperta alla ricerca e alla creatività: uno spazio multifunzionale, non solo di conservazione e di tutela, ma anche di azione e di intrattenimento culturale.
I finalisti saranno selezionati da una giuria composta da esperti e critici d’arte che comprende Fiammetta Terlizzi, Isabella de Stefano, Francesca Barbi Marinetti, Jas Gawronski, Oriana Impei, Federico Mollicone, Shara Wasserman e Gianni Dessì, in qualità di membro onorario della giuria.
I vincitori avranno la possibilità di esporre nel mese di maggio/ giugno 2016 le loro opere nella Galleria Angelica, lo spazio espositivo che la Biblioteca riserva alle esposizioni di arte contemporanea.
In occasione dell’inaugurazione e della premiazione dei vincitori, sarà inoltre presentato il catalogo della mostra.
La partecipazione è aperta a tutti gli artisti di nazionalità italiana e straniera, che abbiano compiuto 18 anni. L’iscrizione e l’invio del materiale va effettuata entro e non oltre il 17 aprile 2016.
Per ulteriori informazioni www.concorsoangelica.it.

 

Documentazione: Comunicato

 
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Ingresso della Biblioteca Angelica a Roma, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Lalupa


L’AIB sostiene l’iniziativa ANAI “Ispirati dagli archivi”

L’AIB sostiene l’iniziativa ANAI “Ispirati dagli archivi”

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L’AIB sostiene l’iniziativa Ispirati dagli archivi. Una settimana per dare voce alle migliaia di chilometri di documenti che costituiscono l’eccezionale patrimonio custodito negli archivi italiani promossa dall’ANAI – Associazione nazionale archivistica italiana che ha lo scopo di far “conoscere ai cittadini la ricchezza del patrimonio archivistico del nostro Paese e per richiamare le istituzioni a garantire risorse adeguate per la sua tutela e valorizzazione e a gestire con consapevolezza il tema della conservazione del documento digitale, che offre eccezionali vantaggi, ma espone anche a rischi da valutare per tempo e con attenzione”.
Dal 14 al 19 marzo sono in programma eventi in ogni regione italiana, destinati a riscoprire e a rendere fruibile, l’immenso patrimonio custodito dagli archivi. Dal sito dell’iniziativa in continuo aggiornamento, che raccoglie tutti le attività messe in atto, è possibile aderire, ma anche cercare l’evento più vicino a te per data, tipologia o regione.
“Perché gli archivi parlano di ciascuno, essendo la memoria di tutti” dal Manifesto degli archivisti italiani 2016.
Roma, 7 marzo 2016
Testo e immagine dall'Associazione Italiana Biblioteche


Milano: in biblioteca nasce la gaming zone, alla Sormani parte il prestito dei lettori per ebook, in metrò scaffali virtuali per libri digitali

Cultura

In biblioteca nasce la gaming zone, alla Sormani parte il prestito dei lettori per ebook, in metrò scaffali virtuali per libri digitali

Del Corno: “Le biblioteche milanesi inaugurano nuovi servizi multimediali e interattivi per attrarre nuovi pubblici, giovani e non solo”

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Milano, 3 marzo 2016 – Postazioni per videogame nelle biblioteche Valvassori Peroni e Cassina Anna, prestito di lettori di ebook alla Sormani, scaffali virtuali di libri digitali da scaricare nei mezzanini della metropolitana. Queste sono le novità presentate oggi dall'assessore alla Cultura Filippo Del Corno introdotte dal Sistema bibliotecario milanese.

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Milano: donata al Comune la biblioteca dell'associazione Tobagi

Cultura

Donata al Comune la biblioteca dell'associazione Tobagi

I volumi andranno ad arricchire la collezione già esistente presso la Biblioteca Centrale Sormani sui temi della stampa e del giornalismo

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Milano, 21 febbraio 2016 – Ci sono volumi sul giornalismo di guerra degli anni Settanta, quando ancora i reporter dovevano sperare in inaffidabili linee telefoniche di paesi lontani per trasmettere i propri pezzi. E ci sono tesi sulla comunicazione digitale dei giorni nostri, quando un semplice click basta ad essere aggiornati in tempo reale su quanto avviene all’altro capo del mondo. Studi sulla libertà di stampa nelle dittature medio orientali ed analisi sul pluralismo dei media italiani, riviste e monografie, tesi di laurea e saggi specializzati. Sono circa 3mila i libri e le pubblicazioni che compongono il Fondo Walter Tobagi appartenuto all’Istituto per la formazione al giornalismo, che l’Associazione intitolata al giornalista del Corriere della Sera, ucciso in un attentato terroristico nel 1980, ha deciso ora di donare al Comune di Milano.

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La Biblioteca ritrovata. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter

LA BIBLIOTECA RITROVATA. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter

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Letteratura regionale e multilingue, accanto agli autori classici italiani, da Dante a Foscolo e Leopardi sono presenti nel volume-catalogo “La biblioteca ritrovata. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter”, edito da Leo S. Olschki di Firenze, che sarà presentato in anteprima nazionale venerdì 19 febbraio alle 17.30 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. All'incontro saranno presenti gli autori, Sergio Campailla, Marco Menato, Antonio Trampus, Simone Volpato, introdotti da Fabrizio Meroi, Università di Trento e Antonella Gallarotti, responsabile Fondo Michelstaedter della Bsi.
“La pubblicazione prosegue l'opera di valorizzazione sostenuta dal Ministero dell'opera di un intellettuale di non comune versatilità, scrive nella prefazione Rossana Rummo, direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MIBACT,  il cui lascito artistico e spirituale sono indicativi della sua genialità”. I diversi saggi degli autori ripercorrono le vicende attraverso le quali i 271 fra libri, opuscoli e riviste, sono giunti fino ad oggi. Testi scampati alla prima e seconda guerra mondiale e alla persecuzione nazista della famiglia ebraica della quale faceva parte Carlo morto suicida nel 1910.
Libri che furono salvati dalla dispersione dalla sorella di Carlo Paula che li mise in salvo, assieme ad altri documenti, disegni e dipinti, prima di partire per Svizzera dove si era rifugiata, per sfuggire alla persecuzione tedesca. Acquistati dal poeta libraio Umberto Saba nel 1951 furono poco dopo ceduti a Cesare Pagnini (1899-1989) intellettuale e politico triestino. Nella sua biblioteca restarono gelosamente custoditi fino alla scoperta del libraio e antiquario triestino Simone Volpato che, nel 2013, li ha ceduti alla Biblioteca goriziana. Un'acquisizione resa possibile grazie a un finanziamento messo a disposizione dalla Direzione generale delle Biblioteche del Mibact.
Saba apprezzava Carlo Michelstaedeter,  inoltre gli era vicino in quanto vittima esso stesso dell'odio antisemita. In una sua lettera all'avvocato Pagnigni scrive riferendosi al filosofo goriziano: “Lo conobbi a Firenze anni addietro... La biblioteca mi pare molto interessante”.
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“I libri, ricorda Marco Menato, direttore della Bsi, sono catalogati nella banca dati del Servizio Biliotecario nazionale e sono a disposizione di ricercatori e studenti, compatibilmente con le condizioni di conservazione”.
Su molti dei volumi sono presenti dei disegni di Carlo, oltre una ventina, correzioni di refusi, sottolineature a matita e penna e sulla copertina o sul frontespizio un timbro circolare che ne attesta l'autenticità della provenienza dalla biblioteca della famiglia Michelstaedter. In particolare due monografie degli artisti tedeschi  Franz von Stuck e Max Klinger rispettivamente del 1901 e del 1906.
Con i disegni di Stuck Carl costruisce un rapporto stretto, scrive Sergio Campailla, si ispira ai suoi modelli creandone dei nuovi, minimalisti e bizzarri, sulla scia delle sue opere denominate “Processione delle ombre” (vedi allegato). Nel caso del testo dedicato a Max Klinger Carlo apporta dei ritocchi grafici e traccia uno schizzo lavorando a contorno di una donna al mare .
Una carrellata di immagini di frontespizi e di alcune pagine fra le pagina più interessanti sono disponibili nel sito della Biblioteca statale isontina.

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone