Colori degli Etruschi

Roma: apre la mostra "Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini"

Mercoledì mattina del 10 Luglio siamo stati all’anteprima della meravigliosa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, che ha aperto al pubblico l’11 Luglio 2019 e sarà visitabile fino al 2 Febbraio 2020.
Davanti agli occhi illuminati di stupore, si è aperta questo percorso su una straordinaria selezione di lastre parietali figurate, nonché decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, davvero eccezionali e unici nel loro genere, tutte provenienti dal territorio di Cerveteri, ossia l’antica Caere. Accompagnano l’allestimento finissime ceramiche e vasellami di derivazione attica, ma ciò che colpisce come da sempre, è l’arte e la maestria della manodopera etrusca nel realizzare tali tesori che finora erano per lo più sconosciuti al grande pubblico. Indubbiamente pezzi originali questi, inediti poiché ci troviamo davanti a testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, rientrate in Italia recentemente grazie all’azione di contrasto del traffico illegale dei reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e, alla diplomazia culturale del MiBAC.

Colori degli EtruschiAncora una volta una collaborazione davvero significativa e importante, tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, patrocinato dalla Regione Lazio, su progetto scientifico di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini, con organizzazione Zètema Progetto Cultura.
Risaliamo agli inizi del 2016 quando i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, in un ingente sequestro, recuperano da depositi a Ginevra, una gran quantità di reperti provenienti da scavi clandestini e illegalmente destinati ad un mercato internazionale, insieme a vasi figurati dalla Magna Grecia, e a statue romane, vengono rinvenuti e accumulati in frantumi in decine di casse, e sanz’alcun ordine di coerenza, questa straordinaria serie di lastre parietali, e frammenti architettonici etruschi di una sorprendente policromia.

Sull’onda di questo straordinario recupero di reperti, ha seguito un importante accordo di cooperazione culturale internazionale, siglato tra il MIBAC e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, comportando il rientro dalla Danimarca all’Italia, un ulteriore e consistente serie di altrettanti frammenti di lastre dipinte etrusche.
Dietro attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP sui preziosi reperti rinvenuti (quali lastre di rivestimento delle travi, acroteri, antefisse, gocciolatoi, età..), seppur privati del loro originario contesto frutto del saccheggio indiscriminato e selvaggio perpetrato per decenni, attraverso il riconoscimento delle loro caratteristiche tecniche, alla raffinatezza usata nell’esecuzione d’opera, e grazie al confronto con le più importanti collezioni museali sia straniere che italiane, è stato possibile datarli tra il 530 e il 480 a. C.

Al culmine di tutta questa operazione tra ritrovamento, recupero e restauro, nel Giugno 2018 vi è la mostra e un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP, presso il Castello di Santa Severa a Santa Marinella (RM), a cui ora ovviamente segue quest’edizione della Centrale Montemartini, in un allestimento aggiornato e rinnovato degli ultimi risultati di studio, e ripensato sulle caratteristiche della prestigiosa sede espositiva ospitante.
I contenuti della mostra che si articolano nel percorso espositivo e suddiviso per tematiche, narrano Le imprese di Ercole e gli altri miti (ad esempio il mito della Gorgone Medusa uccisa da Perseo, o la raffigurazione del giudizio di Paride); La Danza, presente in numerose lastre dipinte recuperate a Ginevra, in cui si rappresentano danzatrici, musicisti e atleti, che come è ben noto hanno fatto grande fortuna nell’arte greca ed etrusca; Gli atleti e i guerrieri che in questo caso sono affiancati in analogia tematica, da reperti selezionati tra le collezioni Capitoline e tra i recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, una serie rara di elmi, corazze in bronzo e schinieri di VI e V sec. a. C.

Colori degli EtruschiLa mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”, desidera offrire una chiave di lettura inedita, ma il più possibile esaustiva, proprio attraverso quest’articolato percorso espositivo, ricco di interessanti informazioni che permettono a questi preziosi reperti di riavere voce nel contributo alla conoscenza storico-artistica dell’antica Caere etrusca, proprio all’acme del suo splendore culturale.

Colori degli EtruschiInfo mostra: www.centralemontemartini.org ; www.museiincomune.it ; www.zetema.it

Roma, 10/07/2019

Le foto dall'anteprima della mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini” sono di Luana D'Alessandro.


Torna a splendere il rilievo funerario del fornaio Marco Virgilio Eurisace

Grazie all’iniziativa i Capolavori da scoprire, la Centrale Montemartini ospita un’importante novità all’interno del suo percorso espositivo.

Dal primo marzo il pubblico potrà ammirare, dopo il restauro e il nuovo allestimento, il prezioso rilievo funerario che raffigura il fornaio Marco Virgilio Eurisace, ricco liberto di origine greca, assieme alla moglie Atistia. Ad occuparsi dei lavori, la Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali. Il rilievo è un’importante testimonianza di I secolo a.C. (40-30 a.C.) che fa parte del più grande sepolcro che il fornaio si fece costruire nell’area chiamata anticamente ad Spem Veterem e che oggi corrisponde all’area di Porta Maggiore dove ancora è possibile ammirarne i resti.

Il gruppo sorgeva anticamente sulla facciata orientale del sepolcro e mostra i coniugi in posizione frontale ma con il capo rivolto l’uno verso l’altra, come per evidenziare il forte legame persistente ben oltre la morte e che li univa già in vita. Le figure emergono dal fondo scolpite quasi a tutto tondo; l’uomo indossa una toga drappeggiata secondo la moda tipica degli anni centrali del I secolo a.C. e il volto segue coerentemente i tratti stilistici della ritrattistica di età tardo repubblicana, mostrando con crudo realismo le rughe che segnano il volto.

La donna, Atistia, è avvolta invece nell’ampio mantello portato sulla tunica e il ritratto lascia intravedere l’acconciatura tipica del suo tempo. I capelli sono divisi da una riga centrale in bande laterali e sono raccolti in un alto “chignon” composto probabilmente da trecce.

Il restauro si è svolto anche per poter dare una migliore lettura dell’opera, inserendo nel gruppo la testa femminile  che è andata rubata nel 1934. È stato realizzato quindi  un volto in gesso utilizzando, per l’aspetto e l’inclinazione, le foto scattate prima del furto quando il rilievo era esposto lungo le mura presso Porta Maggiore e dove nel 1856 sarebbe sorta la stazione ferroviaria Roma – Frascati.

Nella Sala Colonne del museo della Centrale Montemartini è stato ricostruito il contesto architettonico in cui il gruppo scultoreo era inserito originariamente, dando così la possibilità al museo di poter ripensare ad un nuovo allestimento. Per l’occasione è stata realizzata una struttura in calcestruzzo e tubolari d’acciaio per ricavare una nicchia incassata in cui inserire l’opera e a rievocare l’antica collocazione sul sepolcro.

Per l’occasione, dal Museo Nazionale Romano è giunta l’epigrafe di Atistia in cui Eurisace ricorda con parole di affetto e lode la moglie defunta e dicendo che le sue spoglie sono state raccolte all’interno di un “panarium”, cioè un’urna a forma di cesta per il pane a ricordo della professione della famiglia. A completare l’esposizione, il plastico del monumento in gesso patinato proveniente dal Museo della Civiltà Romana.

Sepolcro di Eurisace. Foto: Alessandra Randazzo

Il sepolcro fu risparmiato dalla realizzazione delle arcate monumentali dell’acquedotto di Claudio, nella metà del I secolo d.C., ma fu coinvolto nella costruzione delle Mura Aureliane nel III secolo d.C. e definitivamente inglobato agli inizi del V secolo nel bastione costruito da Onorio per potenziare la cinta muraria presso la Porta Labicana – Prenestina (Porta Maggiore). Nel 1838, le strutture attribuibili al rifacimento di Onorio furono demolite per volontà di Papa Gregorio XVI e nel corso dei lavori venne riportato alla luce il sepolcro di Eurisace che in quell’occasione fu rilevato dall’architetto Luigi Canina, al quale si deve una delle più complete documentazioni.

Nelle decorazioni scultoree del sepolcro  e nell’iscrizione si possono ancora oggi leggere i riferimenti alla professione dell’uomo. L’iscrizione, che si ripete per tre volte con piccole varianti ed è incompleta sui lati lunghi dice: est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet (“questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore”).

Eurisace era quindi proprietario di un’impresa di panificazione e i suoi prodotti venivano venduti allo stato oltre ad essere “apparitore” di un qualche magistrato o sacerdote.  Anche gli elementi decorativi del sepolcro richiamano alla sua professione. Gli elementi architettonici cilindrici richiamano i recipienti in cui veniva impastata la farina e che sono rappresentati anche nel fregio a rilievo. Questo raffigura infatti i vari momenti della panificazione: il grano che viene pesato su una grande bilancia, la macinazione del grano e la setacciatura della farina, la preparazione della pasta in un grande recipiente cilindrico, la pezzatura dei pani e l’infornata. A tutte le operazioni compiute da schiavi, assiste un personaggio togato che potrebbe essere lo stesso Eurisace. Questi era un liberto arricchitosi nel periodo delle guerre civili e la sua tomba si può datare tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero.

 


Roma: week-end al museo 27-28 maggio, concerti al Museo Napoleonico e Museo Pietro Canonica

Week-end al Museo | 27/28 maggio

Viaggio alla CENTRALE MONTEMARTINI tra performance di danza e letture teatrali.

Concerti gratuiti al MUSEO NAPOLEONICO e al MUSEO PIETRO CANONICA


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Roma: sabato 13 e domenica 14 maggio al museo, week-end in musica

Il grande jazz alla Centrale Montemartini

in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma e l’Ambasciata d’Israele per l’apertura del sabato sera 

La musica sarà ancora protagonista domenica 14 maggio al Museo

Bilotti con Roma Tre Orchestra e al Museo Napoleonico con MuSa Classica


Sarà un sabato sera all’insegna della musica jazz quello che si prepara ad accogliere la Centrale Montemartini. Dopo i ritmi trascinanti della prima apertura serale straordinaria del museo di Via Ostiense 106, si replicherà sabato 13 maggio con l’evento musicale Centrale Jazz realizzato in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma, l’Ambasciata d’Israele e la Fondazione Italia Israele per la Cultura e le Arti.
 Il pubblico potrà accedere al museo dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23) e con un biglietto del costo simbolico di 1 euro avrà l’occasione di visitare le opere dell’ex centrale termoelettrica Montemartini accompagnato dal ritmo trascinante del progetto musicale Traditions Today, realizzato dal pianista Franco D’Andrea, con Mauro Ottolini (trombone) e Daniele D’Agaro (clarinetto) in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, e da quello del Roten Sivan Trio, formazione composta da Roten Sivan(chitarra), Nathan Ellman-Bell (batteria) e Lars Ekman (basso) che eseguirà, in collaborazione con l’Ambasciata d’Israele e la Fondazione Italia Israele per la Cultura e le Arti, un vasto repertorio jazz di ispirazione europea e israeliana.
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Roma: la Sala del Treno di Pio IX

LA SALA DEL TRENO DI PIO IX

Dal 4 novembre 2016 nella Centrale Montemartini sarà aperta al pubblico la sala dedicata ai vagoni del treno realizzato nel 1858 per Papa Pio IX

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Una importante novità si aggiunge alla serie dei “Capolavori da scoprire” che la Centrale Montemartini ha presentato all’inizio dell’estate: la Sala del Treno di Pio IX arriva ad arricchire l’esposizione museale con l’apertura al pubblico a partire dal 4 novembre 2016. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Complessi lavori di ristrutturazione hanno reso possibile l’adeguamento della Sala Caldaie n. 2 della Centrale Montemartini quale sede espositiva permanente delle carrozze del treno papale, già conservate nel Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa Pio IX dal 1846 al 1878, intuì il ruolo fondamentale che avrebbe avuto la rete ferroviaria per lo sviluppo della nazione e già all’inizio del suo pontificato diede inizio alla costruzione di alcune linee ferrate, che collegarono Roma con i principali centri dello Stato Pontificio. L’inaugurazione della prima linea, la Roma – Frascati (linea Pio - Latina), avvenne il 7 luglio 1856: il percorso di 19 km era coperto in poco più di mezz'ora. Seguirono nel 1859 la linea Roma - Civitavecchia (Pio-Centrale), lunga 73 km e nel 1862 la linea Roma - Velletri - Ceprano.

I tre vagoni che compongono il treno papale furono commissionati dalle Società “Pio Centrale” e “Pio Latina” ad aziende francesi per farne dono al Pontefice. Il viaggio inaugurale fu compiuto da Pio IX il 3 luglio 1859: dalla stazione di Porta Maggiore, allora capolinea delle linee ferroviarie pontificie, il treno raggiunse la stazione di Cecchina (Albano).

Dopo il 1870, le tre carrozze furono ospitate a lungo in una rimessa della stazione di Roma Termini, dove furono depredate di alcuni ornamenti. Nel 1911, ricomparvero in veste di cimelio storico nella mostra che celebrava il cinquantenario del Regno d'Italia a Castel Sant'Angelo, dove rimasero in deposito fino al loro trasferimento, nel 1930, nella prima sede del Museo di Roma in via dei Cerchi. Il 2 agosto 1951 i vagoni furono trasportati a Palazzo Braschi, attraversando in modo spettacolare le vie della città su un carrello ferroviario a otto ruote, lungo dieci metri. Giunti a destinazione, per consentire il loro ingresso nel palazzo, si rese necessario praticare un’apertura sulla facciata prospiciente piazza Navona.

La compagnia “Pio-Centrale” fece dono a Pio IX di due vagoni, a due assi, progettati in modo da viaggiare sempre accoppiati, costruiti a Parigi nel 1858 dalla Ditta Delettrez.

Il primo vagone, la cosiddetta balconata, serviva come loggia per le benedizioni papali. Esternamente è un vagone terrazzato balaustrato da entrambi i lati con colonnine tortili dorate; nella parte superiore è decorato da un fregio e da una cornice di foglie di quercia e di alloro, sormontata da girali di fiori, realizzati in rame cesellato, con al centro le armi pontificie. L'interno è arricchito con dorature e velluti e la volta è decorata da un finto velario dipinto, cosparso di stelle.

La seconda vettura, collegata alla prima da una piccola piattaforma di raccordo con ringhiere e cancelletti in ferro battuto, è costituita da una Sala del trono con piccolo appartamento annesso, ad uso privato del Pontefice, rivestito di stoffe purpuree. Dalla balconata si accede alla Sala del trono tramite una porta a due battenti ornata da cristalli a tortiglioni. L'interno è dominato dalle tonalità papali del bianco e del giallo dorato: le pareti e le stoffe delle tappezzerie dei grandi canapè, del trono e delle tende hanno filamenti d'oro e d'argento e rendono l'ambiente molto prezioso. Il trono è sormontato dalle armi del Papa, mentre le cornici dorate dei canapè recano le insegne pontificie.

La terza vettura, la Cappella, è ancora più sontuosa. Offerta dalla società francese che gestiva la linea “Pio – Latina”, per i viaggi sulla linea Roma-Frascati, costituisce uno dei primi esempi di vettura poggiata su due carrelli snodati a perno, a quattro ruote ciascuno. È una cappella consacrata nella quale il papa tenne messa durante uno dei suoi viaggi. Fu costruita a Parigi su progetto di Emile Trelat, professore dell'Imperiale Conservatorio parigino di arti e mestieri, e realizzata ad opera della Compagnie Gènèrale de Matèrièls del Chemis de Fer di Parigi nello stabilimento di Clichy.

Il costo complessivo, compreso il trasporto, fu piuttosto elevato per l'epoca (circa 140.000 franchi). Il trasporto avvenne per via d'acqua dal Quai d'Orsay a Ripa Grande, seguendo i canali, la Saona, il Rodano fino a Marsiglia; da lì per mare raggiunse Civitavecchia e infine per via fluviale Ripa Grande. La decorazione esterna è costituita da un rivestimento di rame argentato e dorato, realizzato da Christofle, e da rilievi e sculture, eseguiti da Godin, con tre angeli per parte con le caratteristiche che contraddistinguono le Virtù Teologali - Fede, Speranza e Carità - e quattro grifoni agli angoli. L'interno, con la volta riccamente adornata di fregi e pitture, fu decorato da artisti, come i pittori Gerôme e Cambon, e artigiani di fama. Gerôme dipinse su tela le scene che vennero applicate sulle vele della volta della Cappella, i quattro piccoli tondi raffiguranti gli evangelisti (di cui ne rimane solo uno), i due tondi raffiguranti la Vergine con Bambino e il Buon Pastore (ora esposti nella sala) e, infine, i medaglioni con i dodici apostoli, oggi perduti. Nelle vele sono raffigurate le benedizioni impartite da Pio IX a una ferrovia e a un porto, moderni mezzi di trasporto, e una sacra allegoria che rappresenta la religione in trono fra San Pietro e San Paolo e Dio Padre sostenuto da nuvole, panneggi e da due putti.

Nella nuova sala sono state allestite anche altre opere. Si tratta di una piastra a rilievo con lo stemma di Pio IX (1856 circa) in rame su supporto ligneo, in cui lo stemma papale è sorretto da angeli con le chiavi pontificie, opera che venne utilizzata come decorazione frontale anche della locomotiva di questo treno. Inoltre, sono esposti i due preziosi tondi, opere di Jean Léon Gérôme (1856-1858), raffiguranti La Vergine con il Bambino e Il Buon Pastore, i quali decoravano l’ambiente principale della carrozza detta “Cappella”, destinati quindi alla devozione privata del pontefice durante gli spostamenti con il treno papale. Infine, una teca conserva un modellino di treno a vapore, realizzato in legno e metallo nel secondo quarto del XIX secolo, dono di una compagnia ferroviaria britannica a papa Gregorio XVI (1831-1846), per illustrare il funzionamento del nuovo mezzo di trasporto e incentivare la costruzione delle strade ferrate nello Stato Pontificio.

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Roma, Centrale Montemartini. Capolavori da scoprire

CENTRALE MONTEMARTINI. CAPOLAVORI DA SCOPRIRE

Dal 1° giugno l’offerta museale si arricchisce con l’esposizione permanente del corredo funerario di Crepereia Tryphaena e di alcuni splendidi mosaici policromi

Verrà presentato al pubblico anche un prezioso ritratto dell’imperatrice Agrippina Minore concesso in prestito temporaneo dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen

Ritratto di Agrippina Minore Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek inv. IN 753; basanite Testa ritratto dell’imperatrice Agrippina Minore pertinente alla statua inv. MC 1882 delle Collezioni dei Musei Capitolini.  Databile intorno alla metà del I secolo d.C., agli inizi del regno di Nerone.  Acquistato alla fine dell’Ottocento sul mercato antiquario romano.
Ritratto di Agrippina Minore
Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek inv. IN 753; basanite
Testa ritratto dell’imperatrice Agrippina Minore pertinente alla statua inv. MC 1882 delle Collezioni dei Musei Capitolini. Databile intorno alla metà del I secolo d.C., agli inizi del regno di Nerone.
Acquistato alla fine dell’Ottocento sul mercato antiquario romano.

La Centrale Montemartini presenta una serie di importanti e splendide novità che, dal 1° giugno 2016, andranno ad arricchire l’esposizione museale permanente con nuovi, straordinari capolavori da tempo conservati nei depositi ed esposti al pubblico solo in occasione di mostre temporanee. L’iniziativa è promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Il percorso alla scoperta delle “new entries” comincia al piano terra, con la piccola sala dedicata al prezioso corredo funerario di Crepereia Tryphaena e prosegue nell’adiacente Sala Colonne, con tre magnifici mosaici policromi di età repubblicana di raffinatissima fattura. Al piano superiore, in Sala Caldaie, ha trovato adeguata collocazione un altro splendido mosaico con la raffigurazione del ratto di Proserpina. Accanto a queste opere, appartenenti alle Collezioni Capitoline, l’evento “Capolavori da scoprire” consente di presentare al pubblico anche un prezioso ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, concesso in prestito alla Centrale Montemartini dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

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