Grandi dei e sovrani scolpiti nella roccia lungo un imponente canale d’irrigazione

Nuove sorprendenti scoperte nel Kurdistan iracheno: dieci imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano e i grandi dei d’Assiria lungo un grande canale d’irrigazione scavato nella roccia. È l’ultimo eccezionale risultato delle ricerche della missione archeologica dell’Università di Udine e della Direzione delle Antichità di Duhok guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi e dal dottor Hasan Ahmed Qasim in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini di un progetto sostenuto da: Governo Regionale del Kurdistan – Iraq, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, ArcheoCrowd e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Faida, Rilievi 5-10-6-7 in fase di scavo, VIII-VII sec. a.C. (foto Alberto Savioli per LoNAP)

Nei mesi di settembre e ottobre 2019, la missione congiunta italo-curda ha effettuato una straordinaria scoperta nel sito archeologico di Faida (20 km a sud della città di Duhok, Kurdistan iracheno settentrionale). Gli archeologi hanno individuato dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti nella roccia lungo un antico canale d’irrigazione di quasi 7 km di lunghezza. Il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro Sargon (720-705 a.C.) alla base di una collina. Oggi, il canale, che ha una larghezza media di 4 m, è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Dal canale principale si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna ubicata nell’entroterra di Ninive, la capitale dell’impero.

Faida, Rilievi 5-10, VIII-VII sec. a.C. (foto Alberto Savioli per LoNAP)

Lungo il canale, il sovrano assiro fece scolpire grandi pannelli di quasi 5 m di larghezza e 2 m di altezza rappresentanti il sovrano assiro ai due lati di una serie di divinità stanti sui loro animali simbolo. Dalla terra che riempiva il canale emergeva solo la parte superiore dei pannelli scolpiti a rilievo, dei quali si intravvedeva la cornice superiore e, in alcuni casi, la sommità delle tiare indossate dalle divinità. Già nel 1972 Julian Reade, un archeologo inglese del British Museum, aveva individuato l’ubicazione di tre bassorilievi sepolti lungo il canale, senza però poterli portare alla luce a causa dell’instabilità politica e militare che contraddistingueva la regione in quegli anni di aspro confronto fra i Peshmerga curdi e l’esercito del regime baathista.

Faida, Rilievo 7 in fase di scavo, VIII-VII sec. a.C. (foto Alberto Savioli per LoNAP)

Quarant’anni dopo, nell’agosto del 2012, durante la ricognizione archeologica condotta dal “Land of Nineveh Archaeological Project” dell’Università di Udine diretto dal prof. Daniele Morandi Bonacossi, gli archeologi italiani individuavano sei nuovi rilievi lungo il canale di Faida. A sette anni di distanza, grazie alla collaborazione fra l’Università di Udine e la Direzione delle Antichità di Duhok e al sostegno del Consolato italiano a Erbil, i rilievi rupestri assiri di Faida sono stati finalmente portati alla luce.

I rilievi rupestri assiri sono monumenti estremamente rari. Gli ultimi rilievi scoperti in Iraq, infatti, furono identificati quasi due secoli fa, nel 1845, dal Console francese a Mosul, Simon Rouet, che scoprì i rilievi di Khinis e Maltai.

I dieci bassorilievi portati ora alla luce a Faida ritraggono il sovrano assiro rappresentato due volte, alle estremità di ogni pannello, al cospetto delle statue di sette divinità su dei piedistalli posti sul dorso di animali. Gli animali che portavano le statue delle divinità avanzavano verso destra, nel senso della corrente dell’acqua che anticamente scorreva nel canale. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del sole, Shamash, su un cavallo, il dio della tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell'amore e della guerra su un leone.

Questo stupefacente complesso di opere d’arte rupestri uniche al mondo è però oggi parte di uno scenario ancora post-bellico, fortemente minacciato dal vandalismo, scavi clandestini e dall’espansione del vicino villaggio e delle sue attività produttive che lo hanno già gravemente danneggiato. Negli anni fra la nascita dello Stato Islamico come auto-proclamata entità statale nel 2014 e la sua sconfitta nel 2017, inoltre, i rilievi di Faida si sono trovati ad essere ubicati a soli 25 km dalla linea del fronte.

Il progetto congiunto italo-curdo è dunque un intervento di salvataggio, che mira non solo a portare alla luce questi importantissimi rilievi assiri (dieci sono già stati scavati, ma molti altri attendono ancora di essere individuati ed esposti), ma anche a documentarli con tecnologie innovative, a restaurarli e soprattutto a proteggere questo sito archeologico assolutamente unico ed eccezionale.

Khinis, rilievo assiro, VIII-VII sec. a.C. (foto Alberto Savioli per LoNAP)

A conclusione dei lavori di scavo e restauro, sarà creato un parco archeologico dei rilievi assiri di Faida, che consentirà di aprire il canale e i suoi bassorilievi al turismo iracheno e internazionale, permettendo così la più vasta diffusione della loro conoscenza e una loro più adeguata protezione. In questo modo, il canale di Faida con i suoi meravigliosi rilievi si affiancherà agli altri canali, acquedotti e rilievi rupestri assiri (Khinis, Maltai e Shiru Maliktha, acquedotto di Jerwan) che il “Land of Nineveh Archaeological Project” ha già studiato e documentato, progettando il loro restauro e valorizzazione attraverso la creazione di un parco archeologico-ambientale del sistema idraulico assiro nella regione di Duhok ed elaborando il dossier necessario a sostenere la proposta di inserimento di questi straordinari beni culturali nella lista UNESCO del patrimonio dell’umanità.


L'università di Udine individua il sito di Gaugamela nel Kurdistan Iracheno

Una battaglia che ha cambiato la storia e un sito che per secoli è rimasto sconosciuto.

Nel Kurdistan Iracheno, luogo rimasto inesplorato per decenni a causa della complessa situazione politica, la missione archeologica dell’Università di Udine guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi avrebbe identificato il sito della storica battaglia di  Gaugamela con l’attuale Gomel.

Veduta di siti archeologici scoperti dalla Missione Archeologica dell’Università di Udine nel Kurdistan settentrionale.

“Land  of Niniveh”, la missione italiana che è presente in quest’area dal 2012 ed è composta da vari specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeobotanici, palinologi, esperti GIS), grazie all’utilizzo di nuove tecnologie sapientemente sostenute da un attento studio delle fonti antiche, filologia, GIS, remote sensing e lavoro sul campo, ha messo in evidenza prove scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui Alessandro Magno sconfisse l’esercito persiano.

Obiettivo della spedizione archeologica, composta ogni anno da 25 persone tra varie figure specializzate, è indagare la trasformazione del territorio dal Paleolitico fino al periodo islamico grazie ad una concessione di ricerca che copre  un’area di 3.000 kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq e che ha consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie alla fotogrammetria e alle riprese con drone, allo studio del materiale ceramico e agli scavi stratigrafici, il team friulano ha ricostruito la storia dell’insediamento e della demografia della regione che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con più alto tasso di densità di siti archeologici.

Daniele Morandi Bonacossi sul campo presso il sito neo-assiro di Chamarash, sulla sponda orientale del lago artificiale di Eski Mosul

La mappatura dei siti è stata utile oltre che per la ricerca, anche per la tutela del patrimonio archeologico locale. L’inventario aggiornato è stato messo a disposizione delle autorità locali che sono così in grado di monitorare la situazione e proteggere i monumenti da vandalismi e altri danni causati dallo sviluppo urbano o dai lavori dell’agricoltura.

Ma le ricerche del team del Prof. Morandi si sono spinte ben oltre e hanno individuato il sito di una delle battaglie più importanti della storia antica, quella di Gaugamela (1° ottobre 331), dove la vittoria di Alessandro il macedone contro Dario III di Persia spianò la strada alla conquista delle grandi città achemenidi: Babilonia, Susa e poi Persepoli e Pesargade.

Operation 1, lavoro all’interno della tomba a camera rinvenuta durante gli scavi del 2018 nella necropoli di Tell Gomel, sito archeologico al centro della piana di Navkur (Kurdistan iracheno)

«La prova regina è lo studio filologico del toponimo del sito che scaviamo – spiega Morandi Bonacossi - oggi Gomel, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) Gogemal, che a sua volta è una storpiatura del nome greco di Gaugamela. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira Gammagara/Gamgamara, che troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa dell’epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.). A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell’arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si sviluppò come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela.  Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, “il monte della vittoria”, mentre il secondo rilievo è ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove già i re assiri avevano scolpito i loro volti».

Il progetto è importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la cooperazione internazionale che porta avanti. Il Kurdistan, infatti, è una regione dell’Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni è stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche che vi operano sentono come dovere morale contribuire al capacity building della regione, cioè alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all’appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geoarcheologia, elaborando anche manuali didattici in curdo e ha donato un laboratorio di restauro archeologico al Museo Nazionale di Duhok , che, attualmente, è l’unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro.

Dettaglio di un blocco dell’acquedotto di Jerwan con iscrizione cuneiforme

Sempre nell’ottica della cooperazione, importante è il lavoro di tutela e valorizzazione che si sta facendo per il sistema d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l’acqua a Ninive e dintorni. Una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell’acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l’elaborazione di un progetto che avrà come finalità la costituzione di un parco archeologico e l’inserimento nella lista dei beni UNESCO.

Secondo recenti studi, il Rilievo del Cavaliere sarebbe un rifacimento di età ellenistica di un precedente monumento assiro del complesso di Khinnis, realizzato per celebrare la grande vittoria ottenuta nel 331 a.C. da Alessandro Magno nella vicina Gaugam

«Ricerca, tutela, valorizzazione, formazione, restauri e cooperazione internazionale al centro di un progetto, dove l’archeologia diventa anche strumento di diplomazia culturale – come ha sottolineato Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio culturale -  e con cui l'Università degli studi di Udine si conferma un Ateneo di assoluto rilievo internazionale per quanto riguarda l'archeologia del Vicino Oriente antico e il Dipartimento di Studi umanistici un dipartimento di eccellenza Ricerca sul campo, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale costituiscono obiettivi inscindibili anche per ricostruire il tessuto sociale e civile di questi Paesi martoriati dalle guerre».