Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Articolo a cura di Giuseppe Inella e Camilla Rossini

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Dal 25 marzo è in libreria 'Gladiatori', un racconto illustrato destinato al pubblico più giovane, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore, con le illustrazioni firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix, che vede come protagonista l'editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli. Sarà possibile acquistare il volume anche online, alla cifra di 8 euro, tramite il sito francopaniniragazzi.it, disponibile anche una versione in inglese. Il volume è stato un omaggio pasquale che ha anticipato la mostra 'Gladiatori' al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, annunciata per l’imminente riapertura dei musei.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Un affascinante viaggio storico, nell’antico Impero Romano, al tempo dei gladiatori. Un libro per ragazzi che nasce grazie alla collaborazione tra il MANN – Museo Archeologico di Napoli e la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Oggi i tempi sono cambiati, ma come ci tiene ad evidenziare Paolo Giulierini, direttore del MANN, i gladiatori esistono ancora! Sono tutti i ragazzi che ogni mattina si destano per “l’allenamento” scolastico senza avere accanto a sé i propri compagni di “battaglia”.

 

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

In questo volume illustrato ci vengono raccontate in modo semplice ed esaustivo le origini dei gladiatori, in principio schiavi, poi veri e propri professionisti del combattimento. I gladiatori erano considerati delle vere e proprie star, alla stregua degli odierni calciatori e i giochi di cui erano protagonisti erano spettacoli molto amati, come le partite di calcio alle quali siamo abituati ad assistere. I gladiatori infatti, si allenavano giorno e notte e seguivano una dieta ferrea, indossavano armi e armature a seconda delle loro caratteristiche fisiche, affinavano diverse tecniche di combattimento, e avevano un unico obiettivo: impressionare il pubblico! Non mancano spunti di riflessione abbastanza attuali, come le sempre deprecabili risse tra "tifoserie" diverse durante i giochi, né la storia del gladiatore trace Spartaco che, dalla antica scuola di Capua, si fece portatore della libertà in una rivolta per abbattere il regime di schiavitù.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Il volume offre innumerevoli informazioni sui gladiatori, sulle loro armi e sul contesto storico in cui vivevano. Si spazia dalla selezione dei combattenti e delle fiere, all' allestimento degli anfiteatri per le sfide, che comprendevano anche intrattenimento musicale, fino alla “gladiatura al femminile”; innumerevoli sono le curiosità che aprono finestre di apprendimento didattico per i ragazzi, coinvolgendoli in un’interessante lezione interattiva di storia. Il racconto si sviluppa su piani diversi in cui si intrecciano diverse tecniche narrative (divulgazione, narrativa e fumetti, con attività, stickers e giochi) per rendere più chiara e coinvolgente possibile l’esperienza dei giovani lettori.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

La lettura è resa con un linguaggio semplice, senza banalizzare o peccare di approssimazione, coadiuvata dalle foto dei reperti del MANN e dalle illustrazioni di Mario Testa, docente del corso di disegno presso la scuola italiana di Comix di Napoli. L'autore non è nuovo alle collaborazioni con strutture ed enti per la comunicazione del patrimonio archeologico, nel 2019 realizza “fumetti Flegrei” e le sue illustrazioni in stile umoristico caricaturale, con rimandi all'“Asterix” di Uderzo ed alle produzioni disneyane di metà anni '90, rendono vivide e coinvolgenti le parti testuali, supportate da una grafica curata e piacevole.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

L'albo “Gladiatori” riesce, con grande equilibrio, a portare un contenuto scientifico dettagliato senza risultare pesante o prolisso, risultando adatto ad un'ampia fascia di fruitori, dai più giovani che troveranno anche pagine con dei giochi, fino ai ragazzi che potranno approfondire eventi e dinamiche che troveranno nei loro manuali.

Schede speciali approfondiscono gli argomenti salienti illustrati dalle foto di reperti custoditi al MANN.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Per le immagini si ringraziano l'Ufficio Comunicazione MANN e Franco Cosimo Panini Editore.


Aquileia Giona pesce inghiottiti mangiati

"De quodam quem ballena absorbuit": dal Leviatano al pesce-cane, quando si finisce mangiati da un pesce

De quodam quem ballena absorbuit:

dal Leviatano al pesce-cane,

quando si finisce mangiati da un pesce

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Finire inghiottiti da un pesce di mostruose dimensioni è di certo ben poco auspicabile, e comunque difficilmente potremmo averne una testimonianza diretta dal malcapitato che subisse questa sventura. Eppure, quantunque improbabile possa essere questo evento, esso ci è stranamente familiare: innumerevoli sono, in letteratura, gli episodi in cui un personaggio ha dovuto suo malgrado soggiornare nello stomaco di un enorme pesce. Si tratta, in effetti, di uno dei topoi più antichi e reiterati, riscontrabile praticamente in ogni epoca e genere letterario: svariate sono le ragioni di questo millenario successo, e vale la pena ripercorrerle.

Basilica di Aquileia. Mosaico con Giona ingoiato da un mostro marino. Foto di YukioSanjo, CC BY-SA 3.0

Tra gli esempi più antichi c'è di certo il Libro di Giona, uno dei cosiddetti profeti posteriori o minori; piuttosto nota è la sua storia, che lo vede gettato in mare per punizione divina e inghiottito da un pesce mostruoso dal quale sarà vomitato dopo tre giorni d'intensa preghiera.

Nonostante sia stato scritto in un'epoca remota (secolo VI a.C.), la storia di Giona presenta molti tra gli elementi cardine del topos, se non tutti: per prima cosa, l'essere mangiato da un pesce ha una valenza precipuamente negativa, che conduce però a una risoluzione felice e a un'evoluzione del personaggio in positivo. I tre giorni nella pancia del pesce simboleggiano l'ascesi, l'allontanamento volontario o meno dal mondo degli uomini, la riflessione su sé stessi e sulla propria colpevolezza, con conseguente redenzione.

Ma perché proprio un pesce? La spiegazione più immediata potrebbe essere che il percorso ascetico sia tanto più efficace quanto più lontani e a fondo si va: e Giona addirittura lascia le terre emerse, il regno degli uomini, per il regno marino, ignoto e oscuro al punto da essere più volte equiparato agli inferi nel corso del racconto. A ben vedere, nella Bibbia il mare e i suoi abitanti hanno quasi sempre accezioni negative: dal Leviatano (col quale spesso si identifica il pesce che mangia Giona) a Rahab, dal demone pisciforme che angaria Tobia alla Bestia che vien dal mare dell'Apocalisse, sembra quasi che nulla di buono possa venire dalle acque oceaniche. Il popolo ebraico, del resto, era fortemente connesso all'elemento terrestre: i viaggi verso la Terra Promessa sono quelli di una comunità nomade che si sposta rigorosamente a piedi; dal mare vengono invece gli invasori, i nemici pronti a usurpare la tranquillità faticosamente raggiunta e mai mantenuta.

Ma il mostro di Giona, assieme a tutti gli altri, potrebbe anche essere un'allegoria dello scontro tra le civiltà mediorientali: Tiāmat, dea creatrice della mitologia babilonese, aveva infatti le fattezze di un serpente marino. Il timore nei confronti dell'elemento acquatico potrebbe dunque riflettere una naturale diffidenza verso una religione profondamente diversa da quella ebraica: l'avventura di Giona potrebbe pertanto non essere l'archetipo, ma solo il più antico esempio pervenutoci di un mito primigenio andato perduto nel tempo, nel quale sarebbe da ricercare l'ancestrale paura dell'uomo nei confronti del mare. Altre culture presenteranno simili miti: basti pensare al gigantesco delfino a bordo del quale s'inabissa Taras, figlio di Poseidone; o ancora Jormungandr, l'immenso “serpente del Mondo” che abiterebbe gli oceani per le civiltà norrene.

pesce enorme inghiottiti mangiati
Jean Beller, Cornelius Scribonius Grapheus, Olaus, Historiae de gentibus septentrionalibus, Antverpiae Apud Ioannem Bellerum [ca. 1557]. Immagine Flickr Biodiversity Heritage Library in pubblico dominio

Per finire occorre notare che, a fronte delle implicazioni teologiche e perfino cristologiche (“Come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra”, Matteo 12,40), la storia di Giona è pervasa da un'atmosfera fiabesca e avventurosa, poco comune negli scritti biblici.

Quasi tutte le successive iterazioni del topos tendono infatti a spogliarlo dei significati spirituali, per concentrarsi sugli elementi romanzeschi: è ciò che accade, ad esempio, tra il primo e il secondo libro delle Storie Vere di Luciano di Samosata (II secolo d.C.). In uno degli scoppiettanti racconti del libro, l'equipaggio del protagonista viene inghiottito con tutta la nave da un'immensa balena, durante il viaggio di ritorno... dalla Luna! Qui i poveretti troveranno un'intera isola abitata da uomini selvaggi, ai quali daranno battaglia prima di poter uscire nuovamente in mare aperto, grazie a un intelligente stratagemma.

Anfora corinzia a figure nere con Perseo, Andromeda e Ketos, 570-550 a. C., Altes Museum di Berlino (F 1652). Foto di Zdeněk Kratochvíl, CC BY-SA 4.0

 

La bizzarria di questo riassunto non deve stupire: le Storie Vere nascono infatti con il preciso intento di parodiare schemi narrativi abusati, enfatizzandone al massimo gli elementi assurdi e improbabili. Ne consegue che già mille anni fa il topos del pesce che inghiottisce la gente dovesse apparire trito e ritrito, così come quello del viaggio alla Luna e molti altri; tuttavia possiamo solo desumere l'esistenza di testi simili, andati tutti perduti.

Bisogna tuttavia notare che per la prima volta il “pesce mostruoso” assume i connotati di un κῆτος, ossia una balena: sebbene la balena non sia effettivamente un pesce, da quest'opera in poi questo accostamento diventerà la regola, con sporadiche eccezioni. Ad esempio, già dal titolo del poemetto in latino medievale De quodam piscatore quem ballena absorbuit (secolo XI, attribuito a Lethaldo di Micy) si intuisce che il pesce che mangia il protagonista Within sia proprio una balena: anche in questo caso si tratta della rielaborazione a fini didattici di leggende trasmesse per via orale, delle quali non resta alcuna traccia; e anche in questo caso lo sventurato pescatore si salverà non per intervento divino, ma grazie alle sue sole forze.

La fortuna di questo schema narrativo non cessa durante l'Età Moderna e Contemporanea, anzi: è appena il caso di citare alcuni passaggi dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, nei quali il prode Ruggiero salva Angelica da un'orca che ha tutte le intenzioni di mangiarsela (canto X). In effetti il poeta aveva previsto un'ulteriore scena, ben più rispondente agli stilemi del topos, nella quale lo stesso Ruggiero e l'avventuriero Astolfo finiscono nel ventre di una balena dopo averla scambiata per un'isola. Questo episodio, tuttavia, non è rinvenibile nel poema, ma fa parte dei Cinque Canti elaborati da Ariosto ma espunti in fase di studio.

Saldamente inserita ne Le avventure del barone di Münchhausen di Rudolph Raspe (1787) è invece una delle fanfaronate più celebri del protagonista eponimo, che viene mangiato da un'enorme balena mentre si sta godendo un bagno al largo e riesce a uscirne poco dopo, salvato da una nave di passaggio. Sia l'Orlando che il Barone riprendono in pieno alcuni elementi già riscontrabili in Luciano: il carattere avventuroso dell'episodio e l'utilizzo dell'intelletto per uscire dalla tremenda situazione in cui i protagonisti vengono a trovarsi.

Sul finire dell'800 vengono pubblicati due romanzi profondamente diversi tra loro, accomunati tuttavia dalla presenza di un pesce mostruoso: si tratta di Moby Dick di Herman Melville (1851) e, naturalmente, de le avventure di Pinocchio del nostro Carlo Collodi (1883).

Moby Dick. Immagine opera di Augustus Burnham Shute, dalla tavola (pp. 510-511) dall'edizione del 1892 di Moby-Dick or The WhiteWhale, di Hermann Melville, pubblicata dalla St. Botolph Society di Boston; Testo dalle collezioni Harvard University, Digitizing Sponsor Google, in pubblico dominio

In Moby Dick, va precisato, nessun personaggio viene mangiato dalla balena bianca che dà il titolo all'opera: vale comunque la pena di citare il romanzo per la valenza negativa di cui viene caricato l'animale. Moby Dick è infatti l'emblema di quel terrore ancestrale che l'uomo ha nei confronti del mare; l'interminabile caccia che il capitano Achab intraprende per ucciderlo è forse il simbolo della lotta contro le proprie paure, destinata a concludersi amaramente senza vincitori né vinti. Non è un caso, pertanto, che Melville si riferisca spesso alla balena albina adoperando termini quali mostro marino o perfino Leviatano: lo spirito che pervade il romanzo, a due millenni di distanza, è lo stesso del Libro di Giona.

E, sorprendentemente, anche lo stesso Pinocchio cela in sé molti più significati, spirituali e non, di quanti non se ne possano immaginare. L'episodio del pesce-cane (che diventa balena nel film Disney del 1940) avviene infatti poco prima della fine del libro, quando il processo di maturazione del burattino collodiano è in fase estremamente avanzata: nel ventre del pesce-cane Pinocchio ci finisce subito dopo essersi liberato della pelle di somaro (strappatagli via, peraltro, da un banco di pesci voraci); è qui che Pinocchio, dopo una lunghissima separazione, ritrova babbo Geppetto; è qui che impara a fare affidamento sulle proprie capacità fisiche e intellettive per tornare alla libertà e poter concludere il suo percorso di maturazione. Come per Giona, dunque, il soggiorno all'interno del pesce assume le connotazioni di un'ascesi, di un allontanamento dalle malie del mondo per purificarsi e rinnovare sé stessi. Senza rinunciare a quel gusto per l'avventura che caratterizza tutte le storie in cui qualcuno finisce mangiato da un pesce.

pesce enorme inghiottiti mangiati
Illustrazione di Carlo Chiostri da  Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino di Carlo Collodi, Bemporad & figlio, Firenze 1902 (con disegni e incisioni di Carlo Chiostri e A. Bongini). Immagine in pubblico dominio

Berni e il giovane faraone Museo Egizio di Torino Disney

Il Museo Egizio di Torino set cinematografico per il nuovo film Disney "Berni e il giovane Faraone"

Si concludono oggi le quattro settimane di riprese tutte interamente girate a Torino del nuovo action-movie della Disney "Berni e il giovane faraone".

Il lungometraggio è prodotto da 3ZERO2 e The Walt Disney Company Italia, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Questa produzione tutta italiana e diretta da Marco Chiarini racconta la storia della speciale amicizia tra il giovane faraone Ramses, detto Ram (intepretato da Jacopo Barzaghi) e Berni, una ragazzina che vive con la madre archeologa nel Museo e interpretata da Emily de Meyer.

Una profezia riporterà in vita il giovane discendente della potente dinastia ramesside e lo catapulterà nel caotico mondo contemporaneo. Qui farà conoscenza con la giovane Berenice (Berni) e insieme vivranno una entusiasmante avventura, ricca di elementi fantastici e con tanti riferimenti alla storia dell'antico Egitto.

Oltre al Museo Egizio, le riprese hanno toccato il Collegio San Giuseppe, IRV – Istituto di Riposo per la Vecchiaia (Poveri Vecchi) e ville private in Torino e in Moncalieri.

Questa produzione ci piace tantissimo anche perché è totalmente "environment friendly" dal momento che è stato applicato protocollo Edison Green Movie, le prime linee guida europee per il cinema sostenibile, che ha messo in pratica varie misure previste dal progetto Green Set curato da FCTP.
Seguendo Edison Green Movie, 3ZERO2 ha ripensato l’intero ciclo produttivo del film adottando comportamenti di risparmio, rispetto e uso intelligente delle risorse. L’applicazione del protocollo a tutte le fasi di produzione ha permesso di ottimizzare i consumi energetici e di materiali contribuendo a ridurre l’impatto ambientale del film e portando concreti risparmi economici.

La presidentessa del Museo Egizio Evelina Christillin, ha dichiarato che "la collaborazione con Disney e 3ZERO2 è stata un’ottima opportunità per tutti: ambientando il racconto nelle sale museali, la produzione ha scelto di puntare sul patrimonio culturale e, parallelamente, ha consentito all’Egizio di diventare ancora più famigliare per i giovanissimi, un luogo in cui far viaggiare la fantasia. Anche da un punto di vista operativo è stato un rapporto assai proficuo, che non ha sottratto il museo ai suoi visitatori neppur per un’ora. Tutte le riprese si sono svolte con modalità impeccabile in orario di chiusura e nel pieno rispetto delle collezioni".

Adesso non ci resta che aspettare il nuovo anno per godere di questa produzione che promette di deliziare grandi e piccini, e soprattutto noi amanti dell'archeologia.

Foto di Giuliana Dea