Con passi giapponesi Patrizia Cavalli

Con passi giapponesi, frammenti di un'autobiografia

Era sarda. Molti altri lo sono, ma lei se ne vergognava. Perché quel suo dialetto crudo non c'era modo di farlo mansueto

Grazie a questo incipit magnis itineribus entriamo nell'ultima fatica di Patrizia Cavalli. Il prosimetro Con passi giapponesi, candidato al Premio Campiello, raccoglie prose poetiche e componimenti (per la maggior parte tutte opere inedite) scritte dalla poeta nel corso di un decennio e qui riuniti in una folgorazione di pagine, che forse è autobiografia, forse una collezione di diapositive. I brani durano quasi tutti lo spazio di un baleno ed è proprio uno squarcio luminoso nella semantica delle parole la grande forza di questo libro: ogni espressione è cesellata eppure rapida, gli accostamenti tra le parole annunciano nello spazio di una frazione di secondo qualcosa di altro, lasciando in bocca reminiscenze di Ermetismo e correlativi oggettivi.

Il titolo dell'opera - che è poi il titolo del primo brano - ha una molteplice valenza, come ogni parola di questa raccolta: sono pietre che servono a proteggere una soffice manto erboso a primavera, proteggendone l'essenza di rinascita, sono il sentiero che guida chi legge all'avventurosa scoperta di un'intimità subitanea e spinosa, ma riportano anche alla nostra fantasia profumi di camelie e la frequenza dei passi frettolosi e leggiadri di Cho Cho-san. Ma è anche un titolo che ricorda altre confessioni, come quelle della più giapponese delle scrittrici nostrane, Dacia Maraini (e in effetti le emozioni che Con passi giapponesi suscita fanno venire in mente La grande festa).

Il silenzio, presso certi popoli tra i quali gli italiani, è considerato un sintomo di malumore e di ospitalità: avrei tanto voluto avere amici capaci anche di silenzio!

La lingua media si mescola vorticosamente con la ricerca di significati nuovi, che riescano a sconfiggere l'inesorabilità del tempo, rendendo l'esperienza di una vita non solo unica, ma immobile e dunque eterna. Eppure c'è spazio per tanta quotidianità in queste prose, per momenti che per chi non ha il coraggio di guardare oltre la materia delle cose, sono scontati. Per esempio uno dei brani più lunghi è dedicato alle gattare (proprio Gattare è il titolo), una pièce teatrale che si trasforma in una galleria di piccoli ritratti di donne dedite a questi felini. A fare da raccordo tra il personale e il letterario un frammento di ricordo della scrittrice Elsa Morante, forse la più famosa autrice italiana appassionata di gatti, che, come un'eidolon iliadico accompagna tutto il viaggio di questo libro, la cui violenza di una sincera delicatezza ricorda le pagine di Ara coeli.

Esporre il proprio corpo di fronte non era dunque una faccenda trascurabile. Esporre il proprio corpo al vaglio dei suoi sguardi era come affidarlo a una centrifuga: uno scompiglio subito ne invadeva la forma e ne allentava le congiunzioni...

Il corpo della poeta, come in tutta la produzione di Cavalli, è uno dei fili rossi che percorre la raccolta. Un corpo massacrato dal giudizio, che soffre più per la paura degli anni che saranno, che per i segni lasciati dal passato, che si intorpidisce insieme alla mente o si risveglia nella celebrazione della natura e dei sensi. Ma nel libro fanno irruzioni anche i corpi e le anime delle donne amate, che si riuniscono in una sorta di archetipo ideale:

Io che non ho mai conosciuto l'amore con un uomo, ma sempre ho sentito parlare di disastri e di potere, ora con te, donna assoluta, principio e coscienza delle donne. maestra della differenza sessuale, principessa di seminari sull'oppressione e la miseria delle donne, ora io conosco ogni oppressione...

Forse questa prosa, contenuta nella sezione finale del libro, è la chiave di lettura di tutto il percorso. Varietà, è la chiave dell'intera opera: una discesa vorticosa nell'abisso del personale che diventa patrimonio della polis attraverso la letteratura. Letteratura che, restituendo significati di realtà alle parole tende al sublime, ma assolve allo stesso tempo una funzione civile: quella di ridonare a chi legge un linguaggio rinnovato e nuovamente capace di comunicare la realtà più nascosta.

Con passi giapponesi Patrizia Cavalli
La copertina del libro Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli, pubblicato da Giulio Einaudi Editore nella collana Supercoralli

Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli è tra i 5 finalisti selezionati dalla Giuria dei Letterati per la 58^ edizione del Premio Campiello Letteratura.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia mostre Roma

Mostra "Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia"

POETI A ROMA.

RESI SUPERBI DALL’AMICIZIA

a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno

dalla collezione privata di Giuseppe Garrera

WEGIL

Largo Ascianghi 5, Trastevere - Roma

dal 30 marzo al 23 giugno 2019

Inaugurazione 29 marzo ore 18.30

Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Carlo Emilio Gadda, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Amelia Rosselli, Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Dario Bellezza, Renzo Paris, solo per citarne alcuni.

La mostra "Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia", promossa dalla Regione Lazio, organizzata da AGCI Lazio in collaborazione con LAZIOcrea e aperta al pubblico dal 30 marzo al 23 giugno 2019, raccoglie oltre 250 fotografie originali che ritraggono questi scrittori e poeti per le vie della capitale, durante perlustrazioni, serate di presentazione, cene, feste in casa, fino a giungere al ricordo della morte di Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia, con scatti di Antonio Sansone, Tazio Secchiaroli, Rodrigo Pais, Dario Bellini, Guglielmo Coluzzi, Francesco Maria Crispolti, Jerry Bauer, Ezio Vitale,  Alberto Durazzi ecc.. Inoltre saranno esposti prime edizioni, inserti, riviste e rare incisioni discografiche.

L’esposizione, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno, è il racconto di un’intera stagione, di un momento incantato della città di Roma, tra gli anni ’60 e ’70, quando poeti e scrittori, felici e desiderosi di creare, costituirono una sorta di comunità d’amicizia.

Attraverso centinaia di foto e documenti in mostra vengono narrati progetti, pubblicazioni, aiuti e scambi di ammirazione reciproca, e, soprattutto, il beato scorribandare per la città di Roma di poeti insuperabili e che della poesia fecero vita (sono Penna e Pasolini a indicare a tutti la polvere e il sole delle strade di Roma). Soprattutto le fotografie, molte inedite, restituiscono la traccia luminosa e viva di questa stagione straordinaria e la forza e lo splendore di legami unici. 

Un omaggio, che vede il fiorire, anche solo per un momento, di una civiltà, con al centro la grazia di Pier Paolo Pasolini, la lucidità di Alberto Moravia, la generosità di Attilio Bertolucci, le alte visioni di Amelia Rosselli, Anna Maria Ortese ed Elsa Morante, e la lezione di felicità, irraggiungibile, di Sandro Penna.

Un momento esemplare di esistenze poetiche.

"La violenza, l’intolleranza, l’ottusità del mondo - dichiarano i curatori della mostra - sanciranno la fine di questa avventura (l’esposizione si ferma al 1975). L’uccisione di Pasolini, il massacro del suo corpo, in questa prospettiva, assumeranno il valore di una precisa presa di posizione, di un rancore e di una insofferenza del mondo ad ogni felicità e vita diverse. Il mondo certe cose non le tollera. L’avventura poetica è destinata al lutto, e ad una parabola catastrofica d’amicizia e di felicità, per far più forte una società e le sue certe certezze".

L’esposizione sarà accompagnata da incontri, dibattiti, proiezioni, approfondimenti con protagonisti ed esperti di quella stagione.

Poeti a Roma. Resi superbi dall'amicizia mostre Roma

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Toccare con mano la letteratura contemporanea: Spazi900 e l'autografo di Saba

Dal 2015 la Biblioteca nazionale centrale di Roma, diretta da Andrea De Pasquale, ha inaugurato un’area espositiva chiamata Spazi900 che accoglie raccolte librarie e archivistiche di autori contemporanei.

La stanza di Elsa presso la Biblioteca Nazionale Centrale rappresenta l'officina di scrittura della Morante; una sala arredata con i mobili originari presenti nell'abitazione di Via dell'Oca 27 a Roma.

Figurano tra essi Elsa Morante, cui è dedicata una stanza con gli arredi originali, Pier Paolo Pasolini, Gabriele d’Annunzio, Giuseppe Ungaretti (l’intero suo archivio, comprendente il manoscritto originale di San Martino del Carso, è stato sottratto ad un’asta pagando 120 mila euro) Grazia Deledda, Benedetto Croce fino anche a nomi più di nicchia sebbene parte attiva della letteratura novecentesca, come Giorgio Vigolo e Arturo Onofri.

Il progetto Spazi900 è continuato tenacemente e proprio il 27 settembre scorso sono state presentate in un interessante convegno le ultime importantissime acquisizioni, come le lettere di d’Annunzio alla moglie, i racconti giovanili di Elsa Morante, carte autografe di Pasolini, opere di Carlo Levi (recente dedicatario di uno spazio esclusivo all’interno del museo), il primo rarissimo volumetto poetico di Sandro Penna.

Foto dalla rivista Epoca, N. 63, anno II, p. 91

Ma senza dubbio l’acquisizione che ha  incuriosito di più, soprattutto per un aneddoto divertente che sembra esserci dietro, è quella di una carta autografa recante la celebre poesia di Umberto Saba alla moglie Carolina (Lina) Woelfler, A mia moglie.

In Storia e cronistoria del Canzoniere Saba aveva raccontato di aver scritto in poche ore e senza indugi, mentre la moglie era fuori casa, “la poesia più bella” mai scritta, certo che la moglie l’avrebbe ringraziato ed elogiato per quelle parole. Invece il poeta, con sua grande sorpresa, arrivò quasi ad una lite con la moglie, rimasta delusa dall’essere stata paragonata, secondo uno schema di tipo anaforico, a sei diversi animali (una pollastra, una gravida giovenca, una cagna, una pavida coniglia, una rondine e una provvida formica).

Umberto Saba a Trieste. Foto dalla rivista Epoca, N. 63, anno II, p. 91

Anche il manoscritto, contrariamente a quanto testimoniato dall’autore, riporta diverse modifiche ai versi nel tentativo di far piacere quel componimento, letto tutto d’un fiato alla dedicataria appena rientrata dalle compere. Lina tuttavia mai cambiò idea e mai perdonò al marito l’aver reso nota quella poesia nella raccolta del 1911, come afferma la figlia della coppia, Linuccia, in una lettera ad Anna Pittoni (anche la lettera è stata acquisita dalla Biblioteca, per un totale di 5 mila euro).

Foto dalla rivista Epoca, N. 63, anno II, p. 88

Fonti:

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: Spazi900

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: Spazi900, convegno sulle nuove acquisizioni

Corriere della Sera