Una nuova interpretazione della Pietra runica di Rök

2 Maggio 2016

Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, con la Pietra runica di Rök. Credit: University of Gothenburg
Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, con la Pietra runica di Rök. Credit: University of Gothenburg

Per Holmberg, ricercatore presso l'Università di Goteborg, propone ora un'interpretazione della celebre Pietra runica di Rök che differisce dalle altre presentate fino a questo momento.
La più celebre pietra runica fu eretta nel tardo nono secolo dell'era volgare, nella provincia svedese dell'Östergötland. Tradizionalmente si ritiene parli di gesta eroiche, sovrani e guerre. Si sono dunque cercate pure relazioni tra colui che incise la pietra, Varin, e i sovrani dei Goti.
Per il nuovo studio, sulla Pietra runica di Rök vi sarebbero invece solo riferimenti al monumento stesso: come avviene per altre pietre runiche, d'altra parte. Il riferimento a Teodorico sarebbe dovuto a un errore nella lettura, come già proposto dal prof. Bo Ralph dieci anni fa. Gli indovinelli presenti non sarebbero difficili da comprendere: quelli anteriori si riferirebbero alla luce solare, della quale ci sarebbe bisogno per leggere la pietra runica; mentre quelli posteriori parlerebbero dell'incisione delle rune e dell'alfabeto runico.
La Pietra runica di Rök insomma conterrebbe un messaggio sulla scrittura, su come questa ci permetta di commemorare i defunti.
Lo studio "Svaren på Rökstenens gåtor: En socialsemiotisk analys av meningsskapande och rumslighet", di Per Holmberg, è stato pubblicato sul periodo scientifico Futhark. International Journal of Runic Studies 6 (2015).
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Gothenburg


pietre solari Vichinghi

Le "pietre solari" dei Vichinghi: verso una verifica della teoria

30 Gennaio 2016

I Vichinghi utilizzarono ‘pietre solari’ di cristallo per scoprire l'America?


Traduzione da The Conversation. Autore Professore di Biochimica applicata, Università di Nottingham
Antichi documenti ci raccontano di come gli intrepidi navigatori vichinghi (che scoprirono l'Islanda, la Groenlandia ed infine il Nord America) navigarono utilizzando punti di riferimento, uccelli e balene, e poco altro. Ci sono pochi dubbi sul fatto che i marinai vichinghi avrebbero utilizzato pure la posizione notturna delle stelle e quella del sole durante il giorno, e gli archeologi hanno scoperto quella che sembra essere una meridiana vichinga per la navigazione. Ma senza bussole magnetiche, come tutti gli antichi marinai avrebbero avuto difficoltà a ritrovare la strada al passaggio delle nubi.
Ad ogni modo, vi sono anche diversi resoconti nelle saghe nordiche e in altre fonti di una sólarsteinn, “pietra solare” (NdT: “sunstone” in Inglese). La letteratura non dice per che cosa fosse utilizzata, ma il tema ha scatenato decenni di ricerche che hanno indagato se non si trattasse di un riferimento a una forma affascinante di strumento per la navigazione.
L'idea è che i Vichinghi possano aver utilizzato l'interazione della luce solare con particolari tipologie di cristallo per creare un aiuto per la navigazione che possa aver funzionato persino in condizioni di cielo coperto. Questo avrebbe significato che i Vichinghi scoprirono i principi base della misura della luce polarizzata secoli prima che questa fosse spiegata scientificamente (e che sono oggi utilizzati per identificare e misurare diverse sostanze chimiche). Gli scienziati si stanno ora avvicinando a stabilire se questa forma di navigazione possa essere stata possibile, o se si tratta solo di una teoria fantasiosa.

Dispersione e polarizzazione

Per comprendere meglio come questo può aver funzionato, abbiamo bisogno di comprendere alcune cose sul modo con cui la luce, e in particolare la luce solare, può essere influenzata. La luce che viene dal sole è dispersa e polarizzata dall'atmosfera. Questo avviene quando la luce è assorbita ed emessa nuovamente con la stessa energia delle molecole nell'aria e per diversi valori, sulla base della lunghezza d'onda della luce. L'estremità blu dello spettro della luce è dispersa più del rosso, come si spiega nella teoria sviluppata dal fisico britannico Lord Rayleigh nel diciannovesimo secolo. La dispersione per particelle nell'atmosfera spiega perché il cielo appaia blu.
Più importante è che le onde di luce dispersa siano pure polarizzate fino a una certa estensione. Questo significa che vibrano in un piano piuttosto che in tutte le direzioni al contempo. Il valore della polarizzazione subito da un raggio di luce solare dipende dal suo angolo per l'osservatore e dal fatto che la luce sia stata ulteriormente dispersa da nuvole e altre particelle che causano depolarizzazione.
Lungo la linea costiera della Norvegia e dell'Islanda si trovano frammenti cristallini di carbonato di calcio noti come calcite o spath d'Islanda (NdT: silfurberg in Islandese, Iceland spar in Inglese). Quando la luce solare polarizzata entra in un cristallo di calcite, avviene qualcosa di molto interessante. La calcite è fortemente birifrangente, il che significa che divide la luce che la attraversa in diverse direzioni e con diverse intensità, anche se l'intensità totale sarà costante.
Questo significa che gli oggetti visti attraverso un cristallo di calcite appaiono come doppi. Ciò che più conta per i nostri scopi, la differenza tra le due onde luminose dipende da come la luce originale è polarizzata e dalla posizione e orientamento del cristallo rispetto alla fonte di luce.

Visione doppiamente chiara. Immagine fornita dall'autore a The Conversation.

La tormalina e la cordierite sono cristalli con proprietà simili, eccetto per il fatto che invece di dividere la luce come la calcite, sono fortemente dicroiche. Questo significa che assorbono una componente della polarizzazione più fortemente dell'altra. Ancora una volta, le proprietà dicroiche dipendono da come la luce originale è polarizzata e dalla polarizzazione e dall'orientamento del cristallo rispetto alla fonte di luce.
Così, e almeno in teoria, l'esame di come la luce solare passava attraverso uno di questi cristalli – e con appropriata calibratura – potrebbe essere utilizzato come guida per marinai al fine di stimare la posizione del sole. Questo potrebbe allora permettere loro di determinare la direzione del nord geografico – persino senza comprendere i principi scientifici dietro questi fenomeni.
Se avanzassimo l'enorme supposizione che i Vichinghi possedevano questi cristalli/pietre solari a bordo delle loro navi e, ciò che più conta, sapessero cosa farci, la domanda sarebbe: la differenza nella luce sarebbe stata percettibile ai loro occhi? E sarebbe stata percettibile con sufficiente accuratezza (dopo errori causati dalle imperfezioni nei cristalli e dalla depolarizzazione), da essere usata come aiuto per la navigazione persino in condizioni di cielo coperto?

Verifica della teoria

L'ultima in un impressionante elenco di pubblicazioni recentemente comparse sull'argomento su Royal Society Open Science ha cercato di rispondere esattamente a questa domanda. Gabor Horvath e i suoi colleghi hanno guardato alla possibilità che i segnali ottici da queste tre tipologie di cristallo fossero sufficientemente forti da essere percettibili e con sufficiente accuratezza da predire la posizione del sole sotto un cielo coperto.
Per fare questo, hanno simulato le condizioni, posizione del sole compresa, di un viaggio vichingo tra Norvegia, Groenlandia meridionale e Terranova. Hanno scoperto che con un cielo limpido, col quale il grado di polarizzazione è alto, tutti e tre i cristalli mostravano sufficiente segnale e buona accuratezza. In condizioni di leggera nuvolosità, con le quali il grado di polarizzazione era in qualche modo ridotto ma sempre relativamente alto, cordierite e tormalina funzionavano meglio della calcite.
Solo la calcite molto pura (con le impurità ottiche rimosse) aveva prestazioni a un livello simile a quello degli altri due cristalli. Se la polarizzazione della luce solare era molto bassa, la calcite sembrava dare i risultati migliori nel predire la posizione del sole attraverso le nuvole. E in condizioni di cieli molto nuvolosi o di nebbia, gli errori di misurazione diventavano troppo alti per tutti e tre i cristalli.
La squadra di Horvath sta ora guardando ad ulteriori errori nella predizione della posizione del nord geografico, utilizzando queste informazioni. Se il metodo non funzionerà in condizioni di cielo nuvoloso utilizzando la tipologia di cristalli imperfetti che i Vichinghi avranno probabilmente posseduto, l'intera teoria sarebbe probabilmente sbagliata. E nei giorni di cielo limpido, sarebbe stato più semplice utilizzare meridiane calibrate.
Ma se i ricercatori stabiliscono che le pietre solari possono essere state accuratamente utilizzate per determinare la direzione del nord geografico, allora l'idea sembrerà praticabile. Tutto quello che resterebbe quindi, per provare finalmente questa affascinante teoria, sarebbe di trovare una nave vichinga con una pietra solare calibrata al suo interno. Per quello, ad ogni modo, potrebbe volerci del tempo.
Traduzione da The Conversation. The Conversation non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
The Conversation

Leiv Eriksson oppdager Amerika ("Leif Erikson scopre l'America") di Christian Krogh (1893), Nasjonalgalleriet Oslo. Da WikipediaPubblico Dominio.


Nuove considerazioni su Periodo caldo medievale e Vichinghi in Groenlandia

4 Dicembre 2015
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Fino ad oggi, si è ritenuto che la colonizzazione della Groenlandia nel decimo secolo, da parte di popolazioni norrene, sia avvenuta a seguito di un periodo di riscaldamento del clima. L'arrivo dei Vichinghi coincise infatti col Periodo caldo medievale (950-1250 d. C.), mentre il loro abbandono avvenne con l'inizio della Piccola Era Glaciale (1300-1850). Tuttavia, non vi sono registrazioni climatiche storiche per la Groenlandia.
Un nuovo studio confuta ora questi assunti: sulla base dei segni lasciati dai ghiacciai, sembrerebbe che la Groenlandia fosse già fredda al momento dell'arrivo dei Vichinghi. Inoltre, lo studio afferma che il Periodo caldo medievale non sarebbe stato uniforme ovunque: anche se l'Europa visse un periodo inusualmente clemente, il fenomeno potrebbe non aver interessato altre regioni nel mondo. Mentre nel Nord Atlantico orientale si registrarono temperature più calde, le regioni del Nord Atlantico occidentale rimasero fredde.
Wikinger
Le cause dell'abbandono della Groenlandia da parte dei Vichinghi, quattrocento anni dopo la colonizzazione, sarebbero dunque da ricercarsi altrove. Fattori più complessi sarebbero in gioco, come anche proposto da altri studi.
Lo studio ha preso in esame i ghiacciai nella parte sud-occidentale della Groenlandia, attorno alla Baia di Baffin, dove vi sarebbe stata l'occupazione vichinga, sulla base di recenti scoperte.
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La presenza vichinga nel Nord Est della Scozia

11 Novembre 2015
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Fino ad oggi si riteneva che la presenza vichinga in Scozia fosse relativa solo alle isole settentrionali e alla costa occidentale, ma una nuova ricerca dell'Università di Aberdeen sottolineerebbe ora le loro attività nel Nord Est della regione.
Qui era collocato l'antico Regno dei Pitti, quello di Fortriu, nei secoli dall'ottavo al decimo. La ricerca sarebbe giunta a queste conclusioni sulla base di ritrovamenti nell'area.
Link: The Scotsman
Il Regno di Fortriu, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Magnus Manske (opera degli utenti Angusmclellan, Angusmclellan, Angusmclellan on en.wikipedia - Originally from en.wikipedia; description page is (was) here - Summary Author: Angus McLellan, source: Modified by me from NASA Visible Earth image [1] If I hold any copyright in this work I hereby license it under the GFDL, otherwise, as the work of US Government agency, there is no copyright in this work. Licensing 16:51, 5 March 2006 Angusmclellan 794x1123 (1586774 bytes) (Close, but no cigar. Recropped, resized.) 16:01, 5 March 2006 Angusmclellan 794x1123 (1273599 bytes) (v 0.01: to fix scaling and cropping faults. But does it ?) 15:35, 5 March 2006 Angusmclellan 794x1123 (1016705 bytes) (Author: Angus McLellan, source: Modified by me from NASA Visible Earth image [http://veimages.gsfc.nasa.gov//1140/S1999207130258.png] If I hold any copyright in this work I hereby license it under the GFDL, otherwise, as the work of US Government agency)).
 


Danimarca: tesoro in argento di età vichinga da Omø

28 Ottobre 2015
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Un tesoro in argento di età vichinga è stato scoperto accidentalmente nell'isola di Omø, al largo della parte meridionale dell'isola danese di Zelanda.
Link: Copenhagen Post; The History Blog.
L’isola danese di Selandia, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Opera propria Questo file grafico vettoriale è stato creato con Adobe Illustrator.. This file was uploaded with Commonist. • based on File:Denmark location map.svg by NordNordWest).


Norvegia: una spada vichinga di 1200 anni fa da Haukeli

21 Ottobre 2015
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Scoperta accidentalmente presso Haukeli, nella contea norvegese di Telemark, una spada vichinga (datata tra il 750 e l'800 d. C.) in ottime condizioni e lunga 77 cm.
Link: The Local; NRK.no; The History BlogUPI.com
La contea di Telemark, di Marmelad (Based on Image:Norway counties blank.svg), da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da Fleinn.
 
 
 


L'origine islandese dei pezzi degli scacchi di Lewis

28 Settembre 2015
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I pezzi degli scacchi di Lewis (o di Uig), ritrovati nella baia di Uig dell'isola di Lewis, nelle Ebridi, in Scozia, sono attualmente considerati di origine norvegese.
Tuttavia, c'è chi supporta invece l'origine islandese degli stessi, a partire dal fatto che solo in Islanda ci si riferiva alla figura dell'alfiere come a quella del vescovo (come si fa tuttora in Inglese, chiamandoli con la parola bishop). La datazione delle ossa di tricheco ritrovate nella penisola di Snæfellsnes ad almeno 2200 anni fa, fa supporre l'esistenza di una colonia dell'animale sull'isola fino all'arrivo dei Vichinghi, e supporterebbe l'origine islandese dei pezzi degli scacchi di Lewis.
Link: Iceland Magazine; Visir.isThe British Museum
Alcuni dei pezzi degli scacchi di Lewis dal Museo Nazionale di Scozia, foto di Christian Bickel, da WikipediaCC BY-SA 2.0 de, caricata da Fingalo.
 


Beni e prestigio nell'Età Vichinga

25 - 30 Settembre 2015
Wikinger
L'Età Vichinga (800-1050 d. C. circa) fu per gli Scandinavi pure un'epoca di maggiori contatti con altre nazioni. Una delle conseguenze di queste interazioni la si può verificare nell'aumento di beni importati, commerciati o saccheggiati. Oro, argento, gioielli, monete, vestiti costituivano sicuramente anche un elemento di prestigio per chi li possedeva.
Questo tema è stato esaminato come parte della tesi di dottorato di Hanne Lovise Aannestad, “Transformations. Reworking and use of imported objects in the Viking Age”, discussa all'Università di Oslo. Nello studio sono stati esaminati 350 oggetti che erano certo ostentati e visti come esotici. Talvolta persino la loro funzione originaria cambiava: potevano essere modificati per essere indossati e dunque esibiti. Gli oggetti potevano provenire dalle Isole Britanniche, dall'Europa Continentale, dall'Asia attraverso il Mar Baltico.
Link: Alphagalileo via Museum of Cultural History, University of Oslo; Heritage Daily; Past Horizons.
Danesi che invadono l’Inghilterra, illustrazione illuminata dal testo del dodicesimo secolo conservato nella Pierpont Morgan Library, la Miscellany on the Life of St. Edmund. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Rdnk.


Le zanne di tricheco dietro la colonizzazione vichinga di Islanda e Groenlandia?

24 Settembre 2015
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L'avorio delle zanne del tricheco e le corde prodotte con la pelle dell'animale erano delle merci molto richieste, mille anni fa. Ma lo erano al punto da determinare, da parte dei Vichinghi, la colonizzazione di Groenlandia e Islanda?
Gli Archeologi si pongono la domanda da anni. Un nuovo studio esamina la possibilità, chiedendosi: dove veniva catturato l'animale? Si consideri che, biologicamente, l'animale nelle due aree è identico. Gli autori hanno perciò utilizzato un metodo relativamente nuovo, e cioè quello di utilizzare lo stronzio per determinare i movimenti dell'animale: come si è già fatto per l'ormai celebre Ragazza di Egtved. Il metallo infatti si trasmette col cibo e l'acqua, e in molti paesi si presenta in modo diverso, permettendo così di ricavare ulteriori informazioni.
In Islanda, i ritrovamenti di ossa e avorio nei primi insediamenti vichinghi, nel sud est dell'isola, suggeriscono un notevole sfruttamento dell'animale. In Groenlandia (colonizzata tre o quattro generazioni dopo), la situazione è più complessa: si potrà capire l'importanza di queste attività analizzando i reperti prodotti in zanna di tricheco conservati nei vari musei.
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Galles: tesoro dell'età vichinga da Caernarfon

26 - 28 Agosto 2015
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Un tesoro di monete e lingotti dell'età vichinga è stato dissotterrato a Caernarfon, in Galles. Le monete, quattordici penny in argento del regno di Sihtric Anlafsson (989-1036), sarebbero state interrate tra il 1020 e il 1030. Coniate a Dublino, otto datano al 995 circa, sei al 1018 d. C.
Link: Wales OnlineThe Daily PostThe History Blog; The Mirror.
Il Gwynedd in Galles, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Nilfanion (Contains Ordnance Survey data © Crown copyright and database right).