Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione

Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione

IL CORPUS JUVARRIANUM PER LA PRIMA VOLTA OFFERTO AL GRANDE PUBBLICO ATTRAVERSO UNA MOSTRA E UNA NOTEVOLE PUBBLICAZIONE

Il 1720 ha rappresentato per la città di Torino un anno di storici e cruciali avvenimenti, dall’annessione ai possedimenti dei Savoia del Regno di Sardegna alla fondazione, in seguito all’editto regio del 25 ottobre, della Biblioteca universitaria dell’Ateneo Torinese, che la stessa Biblioteca Nazionale, a trecento anni di distanza, ha voluto ricordare attraverso uno speciale omaggio al “regista di corti e capitali” Filippo Juvarra.

Per la prima volta viene, infatti, esposto al grande pubblico, al piano interrato dell’edificio di piazza Carlo Alberto, nella sala mostre per l’occasione intitolata al grande architetto messinese, il cosiddetto Corpus Juvarrianum, il più importante e cospicuo fondo di manoscritti, stampe e disegni a lui appartenuto e acquisito dalla Biblioteca tra il 1762 e 1763.

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Nato e cresciuto a Messina, Filippo Juvarra cominciò il proprio percorso di formazione attraverso l’intenso studio del Vignola e l’attività presso la bottega del padre argentiere e, intrapresa la carriera religiosa, si trasferì a Roma dove ebbe modo di interiorizzare il linguaggio della classicità con la pratica dell’indiscusso e fondamentale strumento di lavoro che Carlo Fontana gli consigliò, il disegno.

Non mancarono negli anni le occasioni di dimostrare il proprio talento e il proprio originale estro artistico, elementi che divennero ben presto le chiavi del suo successo internazionale: dai primi incarichi nella città eterna al soggiorno lucchese, dai numerosi interventi nella città sabauda, per volere del re Vittorio Amedeo II, ai viaggi a Lisbona, Parigi, Londra, fino all’ultima chiamata a Madrid dove morì nel 1736.

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Ed è partendo dalle sue vedute di paesaggi, dalle fantasie architettoniche, dai prospetti, dagli schizzi, o meglio dai "pensieri",  così come egli amava definirli, da lui utilizzati nel corso della sua intera carriera artistica come mezzo di comunicazione di idee e di competenze, che ha saputo mostrarsi non solo un geniale architetto ma un vero artista “a tutto tondo”.

Imponente e quasi impossibile sarebbe l’impresa, avviata da Vittorio Viale già nel 1971, di riuscire a ricostituire l’enorme completo Corpus Juvarrianum, ovvero tutta l’eredità lasciataci dal grande architetto, per mole di materiale e per la dispersione che questa ha avuto nel mondo, ma di certo un grande passo in avanti è stato fatto attraverso il lungo e laborioso lavoro svolto su quanto la Biblioteca Nazionale e Torino, in generale, conserva di questo importante patrimonio.

La mostra, visitabile gratuitamente previa prenotazione fino al 31 maggio (non appena il Piemonte tornerà in zona gialla) è stata curata da Maria Vittoria Cattaneo, Chiara Devoti, Elena Gianasso, Gustavo Mola di Nomaglio, Franca Porticelli, Costanza Roggero e Fabio Uliana, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, della CRT-Cassa di Risparmio Torinese, di Reale Mutua Assicurazioni, in sinergia con il Dipartimento Interateneo di Scienze, progetto e politiche del territorio, la Scuola di Specializzazione in beni architettonici e del paesaggio e il Politecnico di Torino, oltre che al patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

Tre sono i principali filoni nei quali si dipana il percorso espositivo, ciascuno dei quali suddiviso in differenti sottosezioni. Il primo, dedicato agli studi eseguiti negli anni di formazione a Messina e a Roma, fino agli interventi da Primo Architetto civile di Sua Maestà, mostra alcuni tra i più celebre ed importanti progetti per edifici religiosi e laici realizzati nella capitale torinese, come la basilica di carattere votivo e funerario di Superga, l’ormai distrutta Chiesa di Sant’Andrea di Chieri e la straordinaria Palazzina di Caccia di Stupinigi mentre, in uno dei due prestiti ricevuti per l’occasione, ovvero il progetto esecutivo per la rettifica della contrada e della piazza di Porta Palazzo, firmato in tutte le sue parti dallo stesso Juvarra, emerge la sua abilità di urbanista della corte reale.

A questi primi esempi vengono affiancati gli album contenti le testimonianze dell’attività di Juvarra come insegnante, già iniziata presso l’Accademia di San Luca di Roma: una serie di esercizi proposti dal maestro che gli allievi erano chiamati a completare per allenarsi ad acquerellare e “far di pianta”, così come ci mostrano gli esiti di uno dei suoi più talentuosi pupilli, Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano.

E ancora una piccola ma singolare sezione dedicata alle targhe e agli stemmi araldici romani, soggetto a lungo sperimentato e studiato da Juvarra tanto da andare a costituire, nel 1711, una vera e propria pubblicazione e che restituisce al pubblico di ogni livello il suo interesse inusuale, e forse poco conosciuto, nei confronti degli elementi decorativi, che dovevano sapientemente dialogare con le strutture architettoniche da lui ideate.

Corpus Juvarrianum
Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Al secondo filone è, invece, affidato il compito di ripercorrere l’attività del Cavalier Juvarra come scenografo, in particolare negli anni romani tra il 1709 e il 1714, con la cruciale esperienza a servizio del Cardinal Ottoboni e dei successivi incarichi. L’approccio con il mondo del teatro gli permise di concepire e saggiare non solo il rapporto tra natura e finzione, visione ed evocazione, ma anche la definizione di sontuosi spazi ariosi continuamente percorribili dallo sguardo. Lo testimoniano molte delle prospettive angolari e dei pensieri rappresentanti vasti saloni e cortili di carceri, realizzati in previsione della costruzione di maestosi apparati scenografici ed inseriti nell’album della Riserva 59.4, un unicum nell’intero corpus dei 18 volumi, poiché creato dallo stesso Juvarra smontando e ricomponendo un personale taccuino di disegni redatto nel 1707 e corredato di numerose didascalie.

Sono stati scelti, a titolo esemplificativo di questo suo importante impegno, i documenti che attestano i lavori eseguiti in occasione dei festeggiamenti, nel 1722, del matrimonio tra Carlo Emanuele e Anna Cristina Ludovica, e della messa in scena dell’opera de il Ricimero, cui segue l’esposizione dello spartito autografo di Antonio Vivaldi dell’Orlando finto pazzo, altro importante tesoro della Biblioteca Nazionale, allo scopo di mettere in relazione due tra i più preziosi e importanti beni conservati dalla biblioteca e rendere conto della fortuna che l’arte del melodramma ebbe a Torino.

La terza e ultima sezione è incentrata sul decennale legame storico-politico tra Sicilia, Piemonte ed Europa, proseguito anche oltre la sostituzione della Sicilia con la Sardegna (1720) fino al 1861, che hanno permesso non solo a Juvarra ma ad un vasto numero di letterati e artisti di approdare in quello che, sempre più velocemente, si stava trasformando in un polo culturale d’eccellenza, e di cui i volumi presentati, in parte di proprietà della Nazionale, in parte di biblioteche private, ne sono la prova.

Il percorso espositivo è inoltre arricchito di un ottimo apparato multimediale, voluto e curato da Tomaso Cravarezza, che consente ai visitatori di sfogliare virtualmente gli album di disegni esposti nelle teche e di apprezzarli nella loro interezza, avendo così modo di costruire un personale “itinerario” tra il Corpus Juvarrianum, alla luce delle proprie conoscenze e curiosità.

Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione

Corpus Juvarrianum mostra pubblicazione
Il Corpus Juvarrianum offerto al grande pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

 

Un vasto e complesso progetto, questo, nato nel dicembre 2019 che ha dovuto affrontare il difficile ostacolo della pandemia, tanto da rendere le operazioni di organizzazione talvolta travagliate e da spingere i suoi stessi curatori, nel corso del tragico anno per il mondo dell’arte e della cultura, il 2020, a dubitare della buona riuscita dell’evento. Ma la speranza più grande è stata da loro riposta nella corposa pubblicazione che avrebbe corredato la mostra del 2021 e che il COVID-19 non avrebbe certamente potuto fermare.

Un grande e originale contributo alla vasta letteratura su Filippo Juvarra, a cura di Franca Porticelli, Costanza Roggero, Chiara Devoti e Gustavo Mola di Nomaglio ed edito dal Centro Studi Piemontesi, che ospita, per la prima volta, l’inventario aggiornato dell’intero corpus (soggetto, datazione, tecnica e bibliografia per ciascun disegno) ed una serie di saggi volti a restituire un inquadramento storico, artistico e culturale della produzione juvarriana.

Il ricavato della vendita verrà impiegato per il finanziamento del restauro del manoscritto Dante Alighieri, Inferno, sec XVI, in occasione dell’anniversario dantesco, ulteriore modo per celebrare l’importante ricorrenza della biblioteca, oltre alla possibilità di poter visitare lo spazio allestito, a fianco della sala mostre, con l’antico laboratorio di restauro del libro inaugurato a seguito del devastante incendio del 1904.

Un’occasione, dunque, di presentare, al grande pubblico e ai più esperti in materia, l’eccezionalità di questo patrimonio librario, offerto nella sua compiutezza e corredato da un ampio apparato critico, a testimonianza della genialità e della grandezza di quel Primo Architetto Civile di Sua Maestà che, a distanza di trecento anni, sa ancora stupire e appassionare.

La playlist coi video della mostra è al seguente link: https://youtube.com/playlist?list=PLPebULDXW6aMaWSHbXLBNd3rXsYH-1uyw

Tutte le foto sono state fornite dall'ufficio stampa della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.


Diamoci un appuntamento alla Reggia di Venaria #FacciamoLuce

Notate i colori utilizzati: azzurro, giallo tenue … il cielo e la luce del sole. Vedete che la superficie di vetrata è amplissima? Le grandi aperture sono su entrambi i lati. Anche la decorazione in stucco ha un aggetto minimo. Proietta pochissima ombra. Juvarra qui sembra quasi far sparire l’architettura. La Galleria Grande è un diaframma sottile e completamente permeabile alla luce. È la luce che disegna lo spazio, e che, mutando, lo rende sempre vivo e vario, anche senza una decorazione sontuosa o una raccolta di opere d’arte.

Reggia Venaria #facciamoluce

Lascio sfumare l’ultima parola nel vociare di altri gruppi … numerosi, densi, chiassosi … le voci rimbalzano sul marmo del pavimento e si mescolano. I‌ colleghi mi tirano occhiate oblique e decido che sì, dobbiamo procedere. Dobbiamo. Eppure, vi garantisco, anche una guida che, come me, abbia percorso troppe volte la Galleria di Grande e sia ormai sfiancata dal tour de force della Reggia non può resistere ad accarezzare con gli occhi, anche solo per pochi istanti, una bellezza tanto sfacciata e seducente.

Eccola, Galleria Grande: una struttura tutto sommato aliena nell’ordinato schema barocco di stanze della Reggia di Venaria. Juvarra, lui che poco c’entrava con la passione sabauda per la selvaggina e la sistemazione francese degli ambienti, lui capisce meglio di altri che il pregio di residenze come questa, o come Stupinigi, è tutto fuori. Inutile rivaleggiare con la natura:‌ piuttosto conviene spalancarle le porte, e lasciare che faccia la gran parte del lavoro. Quando si dice il genio: almeno altri tre architetti, tutti di rango, si succedono nella realizzazione della Reggia, ma Filippo Juvarra riesce a realizzare un luogo iconico, che coglie e trasforma in spazio percorribile l’essenza della dimora.

Iconica, pop, fotogenicainstagrammabile! La Galleria Grande, da quando la Reggia di Venaria è stata riaperta al pubblico, è sempre vissuta, percorsa, popolata, a volte affollata.

Reggia Venaria #facciamoluce

E ora?

Adesso la Reggia è vuota. Vuoto il parco, i giardini che a breve fioriranno. Vuota la Sala di Diana dove le amazzoni di casa Savoia saranno deluse di aver perso il loro pubblico: a chi mostreranno gli outfit sontuosi e le pose spericolate?

Vuota ancor di più la Galleria, pensata per stare senza arredi o altri gingilli. Puro spazio.
Mai come ora sentiamo bisogno di spazio:‌ di uno spazio bello, dove distendere il pensiero e progettare bellezze future.

Ora di questo spazio possiamo disporne, grazie alla geniale iniziativa della Venaria Reale:

La Reggia live #FacciamoLuce: la possibilità di ammirare 24 ore su 24 la Galleria Grande via web cam dal sito lavenaria.it …  il capolavoro indiscusso di Filippo Juvarra, anche se a distanza, può essere contemplato e vissuto in qualsiasi momento della giornata lasciandosi trasportare dalle sue spettacolari scenografie di luce.
Spiega Guido Curto, Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude: «Con questa iniziativa intendiamo offrire a tutti la possibilità di entrare, seppure virtualmente, all’interno della nostra Reggia per ammirare la Galleria Grande eccezionalmente “vuota e silenziosa”, eppure sempre meravigliosa: la luce che si propaga e la trasforma ogni ora può essere il simbolo della speranza in questi giorni difficili».

Una webcam, una connessione, e tutti possiamo incontrarci lì. Usare la Galleria per lo scopo per cui era stata creata:‌ passeggiare, seppur solo con i pensieri cullati da un raffinato sottofondo di musica barocca. Poggiare gli occhi minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno sulla luce morbida e mutevole che disegna atmosfere sempre nuove.

Io ho aperto la diretta per la prima volta di notte, e confesso, il cuore ha saltato un battito:‌ ho percorso tante volte quello spazio, con gli occhi lo riesco a misurare. Ho avuto l’impressione di muovermi nella Galleria come ci si muove in casa di notte, senza avvertire alcun bisogno di accendere la luce.

Non c’è conflitto, ma sinergia, tra tecnologia e arte:‌ basta una webcam per regalarci un enorme privilegio. Siamo lì, tutto il giorno, tutti i giorni.
Possiamo dare un’occhiata ogni tanto, possiamo passarci anche un’ora, persino una giornata.
E non siamo nemmeno soli: il numeretto che segnala gli spettatori della diretta ci dirà che persino in piena notte c’è qualcuno che ha scelto, come noi, di essere lì. Che in qualche modo ci sta tenendo compagnia, sta condividendo quest’esperienza.

 

Quando ci potremo tornare davvero, dentro Galleria Grande, sentiremo questo spazio tanto più vicino, nostro, e sarà un’esperienza tutta nuova.

Intanto io vi aspetto qui …  Dall’alba al tramonto, e anche dopo. Perché

"È di notte che è bello credere alla luce" - Edmond Rostand

 

Si ringrazia la Reggia di Venaria

restauro Cappella Sindone

Torino in una pioggia d’oro: premiato il restauro della Cappella della Sindone

Il restauro della Cappella della Sindone ottiene lo European Heritage Award

 

Palazzo Reale - Cristalli nella Galleria del Daniel

 

22-11-19: la città in capslock. Maiuscola, superlativa, Torino accoglie un premio prestigioso e meritato.

Piove una pioggia spietata, che rende Piazza Castello ancora più luccicante nello sfolgorio delle luci quasi-natalizie. Le persone si mettono in fila, anche se è buio, anche se fa freddo, anche se l’ora sarebbe quella di cena.
Non spingono, non si indispettiscono per un po’ di attesa, chiacchierano allegramente.

Quando la cerimonia, tenutasi nella Sala degli Svizzeri di Palazzo Reale, con cui si festeggia il Premio Europa Nostra 2019 (ritirato a Parigi il 29 ottobre scorso, per il recupero della Cappella della Sindone) si conclude il pubblico sciama dentro al Palazzo. Vivace e composto, curioso anche quando poco preparato, tono di voce adeguato e mani miracolosamente lontane da quanto non deve essere toccato.
Quasi si sentisse parte di quell’atmosfera festante ma cerimoniosa.

restauro Cappella Sindone
La cupola della Cappella della Sindone - Guarino Guarini

D’altronde i torinesi alla Cappella della Sindone sono legati in modo profondo. Hanno vissuto con dolore l’incendio, e con partecipazione i pur lunghissimi lavori di restauro.
Affrontati tra mille difficoltà tecniche (l’inafferrabile prassi architettonica di Guarini, che architetto non era, la difficoltà a reperire i materiali storici) e le solite lungaggini burocratiche. Il risultato è proprio quello che mi aspettavo: rigore scientifico scaldato da una spinta ideale, come tipico di questa città.

La cupola di Guarino Guarini splende, e restituisce in modo davvero efficace il contrasto tra la parte bassa, ricoperta di marmi neri, e la vertigine matematica della sequenza di archi sovrapposti che risucchia l’occhio verso l’alto, dando una sensazione di verticalità molto più spinta della reale dimensione della cupola.

Guarini è sempre sorprendente, nel suo essere meravigliosamente eccentrico da qualsiasi norma classicista e accademica. Lo stesso credo di amare un po’ di più San Lorenzo: l’intima partecipazione nel realizzare un edificio per il proprio ordine, quello dei Teatini, forse rende quel disegno più armonico di questo, terribilmente severo e monumentale.

restauro Cappella Sindone
Dopo il restauro, la Cappella della Sindone

L’illuminazione artificiale a mio parere è un elemento critico. Lo è sempre, in realtà, quando ci aiuta a fruire opere realizzate prima del Novecento. Resta tuttavia l’impressione che il progetto guariniano giocasse in modo più importante con i chiari-scuri, rispetto all’asettica visibilità che la luce artificiale garantisce.

L’altare centrale, quello che ospitava il telo sindonico, è stato lasciato come il giorno dopo l’incendio: scelta geniale, che mette d’accordo rigore filologico ed emozione.

Oltre la Cappella della Sindone c’è tutto il complesso reale a disposizione dei visitatori. Ed è così piacevole attraversare le sale illuminate a festa e incontrare i tanti artisti che i Savoia, nei secoli, hanno voluto intorno a loro.

Il trono di Carlo Alberto, opera di Gabriele Capello su disegno di Pelagio Palagi

Riscoprire quanto poco tetri e banali fossero: loro che hanno fatto l’Italia con la committenza prima che con la politica. Guarini era emiliano, come Pelagio Palagi, il geniale architetto e “designer” amato da Carlo Alberto, che plasma il palazzo con uno storicismo colto e attento. Il messinese Filippo Juvarra sfotte per l’eternità l’insipienza degli ingegneri militari sabaudi lasciando in Palazzo Reale la prodigiosa Scala delle Forbici.

Gli interni in notturna e la palmetta, firma di Pelagio Palagi

Una serata di festa vera, allegra e partecipata, meritata per anni di lavoro davvero sofferto. Per come oggi appare Palazzo Reale, in cui si aggira con sabaudo understatement la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella, cicerone d’eccezione per le autorità che hanno partecipato alla premiazione. I musei cui ha prestato la sua opera testimoniano meglio di qualsiasi discorso l’impeccabile qualità del suo lavoro.

L'oro splende negli interni illuminati

Una serata che si spera lascerà non soltanto l’ammirazione per il ruolo che possono avere i beni culturali nella costruzione di una comunità, quando ben amministrati, ma anche il monito a fare di tutto per non dover più ricevere un premio così, e di avere al contrario un riconoscimento per aver fatto in modo che nessun disastro così doloroso si possa ripetere.

 

Tutte le foto della premiazione del restauro della Cappella della Sindone sono di Chiara Zoia


Roma, Mostra "Campidoglio. Mito, memoria, archeologia" ai Musei Capitolini

CAMPIDOGLIO.

MITO, MEMORIA, ARCHEOLOGIA

1 marzo - 19 giugno 2016

Musei Capitolini

Rari documenti d’archivio, dipinti, incisioni, sculture e inediti reperti archeologici

per narrare le trasformazioni urbanistiche del Campidoglio, cuore religioso e civile di Roma antica, da dove William Turner dipinse Modern Rome. Campo Vaccino, eccezionalmente in prestito

dal Getty Museum, e per la prima volta esposto a Roma

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Nessun luogo a Roma, forse, raccoglie in sé un insieme di suggestioni, storie e leggende pari al Campidoglio. Uno degli artisti più celebri ad averne subito il fascino fu William Turner che nel 1839, circa 10 anni dopo il suo ultimo viaggio a Roma, dipinse “Modern Rome – Campo Vaccino” rappresentando la città eterna immersa in un velo di memoria, tra chiese barocche e antiche rovine che si dissolvono in una luce crescente generata dal tramonto. Un’opera di grande suggestione che sarà esposta per la prima volta a Roma grazie ad un importante prestito del Getty Museum e che sarà il punto di partenza della mostra “Campidoglio. Mito, memoria, archeologia ospitata dai Musei Capitolini dal 1 marzo al 19 giugno 2016.

J. M. W. Turner, Modern Rome. Campo vaccino, 1839 J. Paul Getty Museum, Los Angeles
J. M. W. Turner, Modern Rome. Campo vaccino, 1839 J. Paul Getty Museum, Los Angeles

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