CAMPIDOGLIO.

MITO, MEMORIA, ARCHEOLOGIA

1 marzo – 19 giugno 2016

Musei Capitolini

Rari documenti d’archivio, dipinti, incisioni, sculture e inediti reperti archeologici

per narrare le trasformazioni urbanistiche del Campidoglio, cuore religioso e civile di Roma antica, da dove William Turner dipinse Modern Rome. Campo Vaccino, eccezionalmente in prestito

dal Getty Museum, e per la prima volta esposto a Roma

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Nessun luogo a Roma, forse, raccoglie in sé un insieme di suggestioni, storie e leggende pari al Campidoglio. Uno degli artisti più celebri ad averne subito il fascino fu William Turner che nel 1839, circa 10 anni dopo il suo ultimo viaggio a Roma, dipinse “Modern Rome – Campo Vaccino” rappresentando la città eterna immersa in un velo di memoria, tra chiese barocche e antiche rovine che si dissolvono in una luce crescente generata dal tramonto. Un’opera di grande suggestione che sarà esposta per la prima volta a Roma grazie ad un importante prestito del Getty Museum e che sarà il punto di partenza della mostra “Campidoglio. Mito, memoria, archeologia ospitata dai Musei Capitolini dal 1 marzo al 19 giugno 2016.

J. M. W. Turner, Modern Rome. Campo vaccino, 1839 J. Paul Getty Museum, Los Angeles
J. M. W. Turner, Modern Rome. Campo vaccino, 1839 J. Paul Getty Museum, Los Angeles

L’esposizione, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è curata da Alberto Danti e Claudio Parisi Presicce. Per raccontare le trasformazioni del tessuto urbano del Colle, accanto all’opera di Turner saranno esposti tre plastici del Campidoglio, recentemente recuperati e poco noti al grande pubblico, un ricco apparato scientifico-documentario e diverse opere precedenti e contemporanee a quella di Turner che raccontano la suggestione poetica suscitata dal Campidoglio fino all’inizio del XIX secolo: basti citare le bellissime vedute di Giovan Battista Piranesi e Filippo Juvarra.

Partendo così dalla visione mitica e romantica (sezione 1) si esaminerà il percorso storico-urbanistico del Campidoglio (in particolare del versante sud) che dalla fine del Settecento ai nostri giorni è profondamente mutato, fino a divenire sede dell’amministrazione capitolina.

Frammento di antefissa, testa di figura femminile, terracotta dipinta, Musei Capitolini
Frammento di antefissa, testa di figura femminile, terracotta dipinta, Musei Capitolini

Attraverso documenti d’archivio e opere conservate essenzialmente presso le collezioni capitoline, nella sezione successiva si analizzerà il periodo in cui i Caffarelli, dalla fine del Cinquecento, occuparono la sommità del colle con il loro palazzo. Qui verrà esposta anche una selezione di affreschi delle prime fasi edilizie del palazzo (sezione 2). Quindi si approfondirà il periodo in cui i Prussiani si stabilirono in Campidoglio ampliando le loro proprietà con nuovi edifici come l’Istituto Archeologico e l’Ospedale Teutonico (sezione 3). A seguire si illustreranno i cambiamenti successivi alla proclamazione di Roma Capitale d’Italia nel 1870 e l’epoca del Governatorato, caratterizzata dalle demolizioni attuate per riportare alla luce la mitica Rupe Tarpea (sezione 4 e 5). Una sezione, infine, sarà dedicata alla più recente storia degli scavi del tempio di Giove Capitolino avviati con regolarità dal 1865 e alle opere scultoree emerse durante gli sventramenti lungo il margine di Via della Consolazione, per concludere con gli inediti risultati emersi dalle indagini che hanno rimesso in luce il numeroso materiale (terrecotte architettoniche e frammenti di scultura fittile) attribuibile alla fase arcaica e medio repubblicana dell’antico Capitolium (sezione 6).

Sono previsti percorsi didattici e laboratori per scuole e pubblico.

Fotografo non identificato, Via della Consolazione: interno fabbricato prima delle demolizioni, 1931, Gelatina bromuro d’argento, Museo di Roma, Archivio Fotografico
Fotografo non identificato, Via della Consolazione: interno fabbricato prima delle demolizioni, 1931, Gelatina bromuro d’argento, Museo di Roma, Archivio Fotografico

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SEZIONI MOSTRA

Dalla visione mitica al recupero della memoria

La mostra si apre con un quadro visionario e sublime di Turner che, esposto per la prima volta nel 1839, suggerisce come linea guida dell’intero percorso espositivo quella visione mitizzata e irrazionale che ha accompagnato nei secoli l’osservazione del colle più celebre di Roma. Una tensione emotiva agisce nella coscienza dell’artista, che ritrae il Campo Vaccino (il Foro Romano) affacciato da una finestra del Palazzo Senatorio, e si riflette nello sguardo dei visitatori. Alle tenere cromie dense di vapore acqueo di Turner si contrappongono i forti contrasti chiaroscurali di un’incisione di Piranesi, che pochi anni prima riproduceva il medesimo paesaggio. Da essa trapela l’immagine di un’antichità silente e remota, irraggiungibile nella propria grandezza e per molti aspetti inquietante. Di lì a pochi anni si riverseranno sull’area come un’onda sismica inesauribile artisti e studiosi di ogni provenienza, che a dispetto delle tardive scoperte archeologiche e delle conferme documentarie che si registreranno nel tempo, attireranno una nuova attenzione e nuovi insediamenti sul Campidoglio. Una veduta fantastica di Rossini del 1829, in cui natura e memoria storica dialogano su un unico registro di chiara, meticolosa osservazione scientifica, inaugura il cammino verso la ricostruzione archeologica della millenaria storia del colle.

I Caffarelli e le loro proprietà sul Campidoglio

Fin dal Medio Evo i Caffarelli rivestirono le più alte cariche dell’amministrazione civile, ossia del cosiddetto “Popolo Romano”. Come paggio senatoriale, Ascanio Caffarelli accolse Carlo V nel trionfale ingresso a Roma del 1538 e fu a lungo al suo servizio. Per questa fedeltà ottenne dall’imperatore la conferma delle proprietà sul Campidoglio che la famiglia aveva acquisito grazie ad accordi e permute con le autorità capitoline.

Su quel terreno, attorno al 1562, sorse il primo nucleo del palazzo che gli eredi di Ascanio continueranno ad ampliare fino alla metà del XVII secolo. Il complesso delle proprietà Caffarelli occuperà tutta la spianata del colle fino al bordo superiore della Rupe Tarpea, con giardini, orti, case e negozi poi concessi in affitto, ed alcuni ambienti di servizio quali il Granaro e le Scuderie vecchie.

La volta decorata dello scalone

Sede dell’ambasciata prussiana dal 1817 fino all’inizio della prima guerra mondiale, palazzo Caffarelli fu drasticamente demolito nel 1919. Sull’onda del nazionalismo postbellico lo Stato italiano scelse di cancellare la memoria della presenza tedesca in Italia, con il pretesto degli scavi dei sottostanti resti del Tempio di Giove Ottimo Massimo. Del secolare palazzo sopravvivono alcuni frammenti di affresco distaccati da una volta dello scalone principale e confluiti, nel 1930, nelle raccolte del Museo di Roma. Grazie a una fotografia e alle fonti documentarie, sappiamo che i quattordici elementi facevano parte di un insieme con motivi a grottesca, paesaggi e i ritratti di Carlo V, Filippo II e lo stesso Ascanio, Probabilmente dipinte poco dopo la costruzione dello scalone, nel 1606, le pitture celebravano il forte legame della famiglia con gli Asburgo e riflettono un gusto tardocinquecentesco, ricalcando direttamente, per i paesaggi, due incisioni di Paul Bril e di Antonio Tempesta.

I Prussiani in Campidoglio

L’arrivo dei Prussiani è legato alla figura di Christian Karl Bunsen che nel 1817 si stabilì nel Palazzo Caffarelli quale Segretario dell’Ambasciata presso la Santa Sede prendendo in affitto alcuni locali. Nei successivi anni, dopo aver acquisito la proprietà Marescotti, si prodigò per fondare l’Istituto di Corrispondenza Archeologica (1823), l’Ospedale dei Protestanti e la Casa Tarpea (1835). Infine, nel 1854 riuscì, con una scrittura privata, a vincolare alle proprietà prussiane tutto il fondo Caffarelli sul Campidoglio.

Malgrado il contenzioso che si aprì con il Comune e il Vaticano, i Prussiani, attraverso l’opera di alcuni architetti, fra i quali Paul Laspeyres e Francesco Settimj, muteranno il volto urbanistico di questa parte del Colle.

Il nuovo edificio dell’Istituto Archeologico, le Scuderie Nuove, le ristrutturazioni dell’Ospedale e del Palazzo, sono alcune delle opere compiute, mentre altre non videro mai la luce (l’Accademia di Archeologia e l’Ospedaletto). Pochi mesi prima dell’Armistizio del 11 novembre 1918, che pose fine al primo conflitto mondiale, i tedeschi abbandonarono il Campidoglio e le loro proprietà ormai confiscate, mentre il Palazzo Caffarelli fu preso d’assalto dal popolo che si riappropriò dell’edificio e del Colle, simbolo della grandezza e sacralità di Roma.

Il Colle Capitolino e la proclamazione di Roma Capitale

Nel 1870, con l’avvento di Roma Capitale, il Campidoglio divenne luogo di rappresentanza e fulcro della macchina amministrativa della città. In questi anni vennero commissionati all’architetto Gioacchino Ersoch i progetti per la sistemazione degli archivi comunali e per la sede del Parlamento, che tuttavia non presero mai vita.

Con la risoluzione del contenzioso sulle proprietà Caffarelli fra il Comune e l’Impero tedesco nel 1895, e l’acquisizione del Palazzo Clementino, furono avviati studi progettuali per ampliare le sedi destinate alle funzioni civiche del colle. E’ questo il caso delle proposte ideate per realizzare nuovi uffici e ampliare quelli già esistenti nell’isolato compreso tra via del Campidoglio e via di Monte Tarpeo. Figura di spicco nell’ambito di queste iniziative fu l’ingegnere e architetto Mario Moretti.

Dopo la pausa determinata dal primo conflitto mondiale e il successivo abbandono del Colle da parte dei tedeschi, nasceva il desiderio di realizzare sul Campidoglio un grande Parco Pubblico per valorizzare le rovine del Tempio di Giove conservate sotto il Palazzo Caffarelli, che in un primo momento rientrò tra gli edifici da demolire. Abbandonata questa proposta, anche per le numerose proteste da parte del popolo romano, negli ambienti superstiti del demolendo palazzo vennero ospitati nel 1925 il Museo Mussolini e la Nuova Galleria d’Arte Moderna.

L’isolamento del Campidoglio

L’isolamento del Colle Capitolino liberò le pendici del Campidoglio dalle stratificazioni di edifici che nei secoli vi si erano addossati e creò il primo tratto della strada diretta a sud verso il mare. Negli anni dal 1924 al 1940 si svolsero a Roma imponenti lavori di sventramento e demolizione intorno alle aree archeologiche del centro storico, stabiliti dalla politica urbanistica dell’epoca fascista, e definiti nel Piano Regolatore edilizio del 1931. Per registrare questi lavori la Ripartizione X Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma commissionò a fotografi professionisti una grande campagna fotografica, oggi conservata all’Archivio Fotografico del Museo di Roma.

Le fotografie testimoniano la lunga serie di trasformazioni subite dalla città, che modificarono radicalmente l’impianto urbanistico delle zone interessate. Il compito di raccontare i lavori di demolizione secondo criteri illustrativi fu invece affidato a pittori e disegnatori, le cui opere soddisfacevano la sensibilità estetica dell’epoca, con una precisa politica di committenza e acquisizione da parte del Governatorato.

I Plastici del Campidoglio: prima e dopo le demolizioni

Progettati da Antonio Muñoz e realizzati in gesso modellato (scala 1:1000) fra il 1928 e il 1932, i due plastici rispecchiano la situazione urbanistica del Campidoglio prima e dopo alcuni degli interventi di isolamento. Nel primo dei due plastici viene rappresentato il Colle secondo un assetto urbanistico che sostanzialmente non differisce da quanto è documentato nelle redazioni del Catasto Urbano del 1820 e del 1870.

Il secondo modello presenta alcune diversità, riscontrabili nella mancanza della chiesa di Santa Rita (alla base della scalinata dell’Aracoeli), demolita e ricostruita in piazza Montanara nel 1938, per dare maggiore visibilità al lato corto del Vittoriano. Le altre differenze si notano nella zona a ridosso della chiesa della Consolazione, dove al posto degli edifici abitativi demoliti lungo le pendici del colle sorge un grande fabbricato destinato agli uffici comunali accanto al nuovo tracciato di via di Monte Tarpeo.

L’interpretazione dei due plastici diviene, inoltre, più chiara attraverso la lettura di una tavola fotografica conservata presso il Fondo Lanciani della Biblioteca di Piazza Venezia. Qui, infatti, compare una planimetria generale dell’area capitolina che sovrappone alla situazione di fatto “la indicazione del progetto” e la relativa viabilità, illustrata anche nel secondo plastico.

La ricerca archeologica

Il Tempio di Giove

Realizzato sul finire del VI secolo a.C. dai re Tarquini sulla vetta più alta del Campidoglio, e vissuto ininterrottamente fino alla fine dell’età imperiale quale personificazione stessa della sacra grandezza di Roma. Perdutasi la memoria archeologica durante il Medioevo, dal XVI secolo il tempio è stato uno degli edifici più dibattuti dagli studiosi di antichità: collocato dalla maggior parte di questi sul sito della chiesa dell’Aracoeli. Solo a partire dalla metà del XIX secolo, grazie ai ritrovamenti nelle proprietà Caffarelli, si poté comprendere la sua esatta posizione.

Anche le colossali dimensioni del tempio furono oggetto di vivace dibattito, poiché ad una fondazione così vasta avrebbe dovuto corrispondere un alzato di tale mole da creare notevoli problemi statici.

Dopo gli scavi di Pietro Rosa (1865) che non comprese di aver ritrovato per primo i resti delle fondazioni del tempio, seguirono le indagini di Rodolfo Lanciani (1875), Roberto Paribeni (1919-1920), Antonio Maria Colini (1925 e 1959, insieme a Gjerstad) e infine la felice stagione degli scavi condotti ai nostri giorni (1999 – 2002) nelle aree del Giardino Romano e Caffarelli.

La ricerca archeologica

I ritrovamenti archeologici durante le demolizioni

In questa sezione vengono esposte alcune opere che furono rinvenute durante le demolizioni avviate nel 1931 lungo le pendici meridionali del Campidoglio. Numerosi furono i ritrovamenti di opere, soprattutto scultoree e sicuramente crollate dalla sommità del colle, emersi per riportare alla luce l’immobile saxum della Rupe Tarpa, antichissimo emblema sacro dell’Urbe.

Molte di queste opere costituiscono oggi un vanto delle Collezioni Capitoline e hanno permesso di ricostruire un’importante pagina della storia artistica del Campidoglio.

La selezione delle opere scelta offre lo spunto per sottolineare il carattere abitativo e residenziale che questa zona delle pendici doveva avere in antico (come il ninfeo dipinto del Vico Iugario testimonia) e quello commerciale, ricollegandosi così alle vicine aree dei mercati del Foro Olitorio e Boario (dedica a Caracalla dei Negotiantes Vasculari). Anche la funzione sacra era presente, stando al ritrovamento di un piccolo nucleo di sculture e iscrizioni che riconducono a un sacello dedicato alla Dea Caelestis (elaborazione romana della punica dea Tanit), che a partire dal II secolo d.C. ebbe molti seguaci a Roma, poiché considerata paladina della pace e dispensatrice di abbondanza e felicità.

Il Plastico dei ritrovamenti per la costruzione degli uffici comunali in via del Campidoglio

Il plastico, in scala 1:50, fu realizzato tra il 1926 ed il 1927 dal prof. Ermete Proferisce a seguito delle scoperte archeologiche di Antonio Maria Colini, durante i lavori eseguiti per la costruzione degli uffici comunali sull’area fra le vie di Monte Tarpeo e del Campidoglio. Nel plastico viene rappresentata una complessa successione di strutture che vanno dall’età arcaica all’età imperiale. Partendo dalla zona più elevata del plastico, sono rappresentati: una fondazione in calcestruzzo, una fogna rettilinea in opera quadrata, un pozzo, varie strutture in cappellaccio (pietra vulcanica), un pilone e muri in tufo, una fogna a cortina e due scalinate. Si segnalano, inoltre, una serie di strutture, ipotizzate come l’originario percorso del Clivus Capitolinus. Il fulcro dei rinvenimenti archeologici fu considerato, tuttavia, un deposito votivo (favissa) sigillato da lastre di cappellaccio, che restituì vasellame ceramico in miniatura, bucchero, e altri oggetti, fra i quali si distinsero le numerose riproduzioni fittili di “focacce”, di varie dimensioni, e figure umane in lamina di bronzo, che hanno permesso di datare il ritrovamento all’VIII secolo a.C.

Scavi presso il giardino dell’ex Ospedale Teutonico

Durante i lavori di consolidamento dell’ex Ospedale Teutonico, situato sull’attuale via del Tempio di Giove, si sono intraprese, fra il 2008 e il 2014, indagini archeologiche che hanno portato alla scoperta, sotto le tracce superstiti di età medievale e moderna, di una fondazione in calcestruzzo di età romana, realizzata in più fasi, la più antica delle quali, di età cesariana, è a pianta quasi quadrata. In età domizianea (I sec. d.C.), essa fu ampliata, raggiungendo le dimensioni attuali. Di fronte alla platea sono stati localizzati due plinti quadrati in calcestruzzo, in origine destinati a sostegno di statue, colonne o altari.

Il luogo di rinvenimento faceva parte in antico dell’Area Capitolina, la vasta piazza antistante il Tempio di Giove dove terminavano i trionfi, ricca di monumenti religiosi e civili, e dal forte valore simbolico. Resta difficile al momento identificare con precisione la destinazione della struttura rinvenuta: se sia, cioè, da riferire a un edificio collegato con le funzioni sacre del tempio, con cui è perfettamente orientata (altare), o a uno dei numerosi edifici tramandati dalle fonti antiche.

Il deposito di terrecotte del tempio di Giove Capitolino

Lo scarico di tegole e terrecotte architettoniche rinvenuto nel Giardino Tarpeo è stato gettato tra la fine del III e la prima metà del II secolo a.C. per rialzare il piano di calpestio dell’Area Capitolina, la piazza che si apriva davanti il Tempio di Giove Capitolino. I materiali, accumulati in occasione dei periodici rinnovamenti della decorazione, si riferiscono ad almeno tre fasi. La prima fase risale alla fine del VI secolo a.C.; la seconda ai primi decenni del IV secolo a.C.; l’ultima al III secolo a.C.

Il ritrovamento riveste una particolare importanza poiché finora non si conosceva quasi nulla dell’elevato del tempio. Il deposito, costituito da oltre un migliaio di frammenti, ha consentito di ricostruire quasi per intero lo schema del sistema decorativo più antico, che divenne, nella sua originalità e per il suo prestigio, un modello per i monumenti successivi.

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SCHEDA INFO

Mostra

Campidoglio. Mito, memoria, archeologia

Dove

Musei Capitolini

Date

1 marzo– 19 giugno 2016

Orari

Tutti i giorni 9.30 – 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti

Intero € 14 biglietto integrato Mostra + Museo
Ridotto € 12 biglietto integrato Mostra + Museo
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Info

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

www.museicapitolini.org; www.museiincomune.it

Enti promotori

Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Organizzazione e servizi museali

A cura di

In collaborazione con

Servizi di vigilanza

Zètema Progetto Cultura

Alberto Danti, Claudio Parisi Presicce

MasterCard Priceless Rome

Travis Group Security Srl

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Testi e immagini da Ufficio Stampa Zètema – Progetto Cultura