Foro Romano e Fori Imperiali: al via ticket unico

D’ora in poi basterà un solo ticket per visitare il Foro Romano e i Fori Imperiali. Lo prevede il protocollo d’intesa illustrato dal Ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli e dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

L’intesa, siglata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo, inaugura una nuova stagione di fruizione dei beni culturali nella Capitale. Per la prima volta, da sabato 29 giugno, cittadini e turisti potranno scoprire un percorso inedito mai realizzato finora, frutto del lavoro avviato nei mesi scorsi dal Mibac, da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo. Il protocollo infatti dà il via a una fase sperimentale (fino al 31 dicembre 2019) di fruizione integrata dell’area archeologica del Colosseo, che dovrebbe entrare a regime dal 2020, consentendo per la prima volta l’apertura al pubblico dell’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. 

 Con un unico ticket da 16 euro, valido per l’intera giornata, i visitatori potranno accedere al nuovo percorso che consentirà loro di attraversare 3 mila anni di storia. Il passaggio dei visitatori tra le due aree, della durata di circa due ore, avverrà nell’area compresa tra Curia Iulia, Foro di Nerva e Foro di Cesare, mentre il biglietto potrà essere acquistato sia nelle biglietterie del Foro Romano e del Palatino sia in quelle della Colonna Traiana. Per i giovani dai 18 ai 25 anni, il costo dei biglietto è 2 euro e rientra nel ‘pacchetto’ di agevolazioni introdotte dal ministero guidato da Alberto Bonisoli per incentivare i ragazzi e le ragazze a visitare i musei e i siti archeologici statali.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

 Unificando i Fori siamo riusciti a realizzare un percorso inedito che inaugura un nuovo modo di fruire e percepire il nostro patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale migliorandone l’offerta - ha detto il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli -. Ci siamo riusciti grazie al lavoro avviato in questi mesi con ciascuna delle Istituzioni coinvolte”.

 La sindaca di Roma Virginia Raggi ha aggiunto: “Oggi si scrive un pezzo di storia: i Fori sono finalmente uniti. Diamo la possibilità a cittadini e turisti di tutto il mondo di vivere un’esperienza unica visitando nello stesso tempo il Palatino, il Foro Romano, il Foro di Cesare e il Foro di Traiano. Nella Città Eterna si può vivere un’esperienza culturale che racchiude 3 mila anni di storia”. “Quello che l'Amministrazione di Roma Capitale di concerto con il Ministero dei Beni culturali - ha continuato - è riuscita a realizzare è un grande successo. Tenere separate aree archeologiche e luoghi culturali per diverse competenze istituzionali non funziona né per amministrare gli spazi né per la fruizione di cittadini e turisti”.

 Dal 29 giugno romani e turisti potranno finalmente visitare i Fori nella loro interezza perché il buonsenso - ha sottolineato il vicesindaco con delega alla Crescita culturale Luca Bergamo - e la collaborazione istituzionale hanno finalmente consentito di lavorare per l'interesse generale, superando un’antica divisione che vedeva da un lato l’area amministrata da Roma Capitale e dall’altra parte quella amministrata dal Ministero per i beni e le attività culturali”. “È un bellissimo passo in avanti - ha concluso - che mette a disposizione di chiunque una nuova prospettiva sull’area archeologica tra le più importanti del mondo”.


Premio Strega 2019

Il Premio Strega, un rito italiano

Come Sanremo, come il Campionato di calcio, come X Factor, il Premio Strega è un rito italiano che molti criticano ma al quale, in fondo, siamo tutti affezionati, se non altro per la possibilità di dirne male.

Nazione tutto sommato attaccata alle istituzioni, la nostra: e pertanto il più prestigioso premio letterario italiano - istituito nel 1947 a Roma da Maria Bellonci e da Guido Alberti, produttore del noto Liquore Strega - è uno di quegli appuntamenti a cui il mondo letterario non sa rinunciare.

E non a torto, se si considera quali e quanti autori ne sono stati insigniti in 72 anni d’attività: da Flaiano a Pavese, da Moravia a Bassani, da Landolfi a Primo Levi a Eco e a tanti altri. Anche solo entrare nella “cinquina” dei finalisti è un ambito traguardo per scrittori navigati o esordienti.

La prima novità che colpisce di questa LXXIII edizione del Premio è la presenza di ben tre donne su cinque finalisti, in riconoscimento della lunga strada ormai compiuta dalle lettrici/scrittrici, zoccolo duro della scuola e della cultura in Italia.

Infatti al termine delle operazioni di scrutinio la giuria, presieduta dalla vincitrice del 2018, Helena Janeczek, ha annunciato la cinquina degli autori e dei libri finalisti, così composta:

Antonio ScuratiM. Il figlio del secolo, Bompiani, con 312 voti

Benedetta CibrarioIl rumore del mondo, Mondadori, con 203

Marco MissiroliFedeltà, Einaudi, con 189

Claudia DurastantiLa straniera, La nave di Teseo, con 162

Nadia TerranovaAddio Fantasmi, Einaudi, con 159

Oltre alle consolidate presenze di marchi storici come Einaudi, Mondadori e Bompiani, si nota la casa editrice non proprio neonata ma quasi La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi.

Questo risultato comprende i voti dei 400 Amici della domenica, di 200 votanti all’estero selezionati da 20 Istituti italiani di cultura, di 40 lettori forti selezionati da 20 librerie associate all’ALI, e di 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (15 i circoli coordinati dalle Biblioteche di Roma).

La seconda votazione, che designerà il vincitore della LXXIII edizione, avrà luogo giovedì 4 luglio, come di consueto al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, e sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai Tre, per la conduzione di Pino Strabioli, ospite d’eccezione Piera Degli Esposti.

Se dunque il favorito sembra Antonio Scurati con il suo attualissimo e discusso romanzo storico che ricostruisce, dal punto di vista di Mussolini, il quinquennio che va dalla fondazione del fascismo in via San Sepolcro a Milano alla marcia su Roma fino al celebre discorso alla Camera dopo l’assassinio Matteotti (primo volume di un’annunciata trilogia), ecco che anche Benedetta Cibrario affronta una narrazione a base storica ma ambientata nell’Ottocento, tra Risorgimento e Unità. Gli altri tre romanzi sembrano riproporre, in varie declinazioni, l’eterna narrazione autobiografica di vicende familiari che evidentemente piace al lettore di oggi: sarà soprattutto sul piano della scrittura, che si annuncia di elevato livello soprattutto nel caso, a nostro parere, di Durastanti, che si giocherà l’esito finale; e qui, in chiusura di rito, sta bene la frase rituale, il classico auspicio: “Che vinca il migliore”.

 


Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 12 al 14 giugno

Università La Sapienza Roma

Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente). Ai link relativi a ciascun evento è possibile approfondire.

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Circo Maximo Experience

A Roma, la nuova Circo Maximo Experience

Dal 23 maggio 2019, il patrimonio culturale di Roma si arricchisce di una nuova, coinvolgente esperienza: la Circo Maximo Experience.

Circo Maximo ExperienceLa Circo Maximo Experience rappresenta un progetto all’avanguardia, che implementa tecnologie interattive di visualizzazione mai realizzate prima in un’area all’aperto di così ampie dimensioni. Attraverso un percorso di visita immersiva, indossando gli appositi visori (Zeiss VR One Plus accoppiati con smartphone di tipo iPhone e sistemi auricolari stereofonici), sarà possibile visitare, per la prima volta, il Circo Massimo in tutte le sue fasi storiche: dalla semplice e prima costruzione in legno, ai fasti dell’età imperiale, dal medioevo fino ai primi decenni del Novecento.

Circo Maximo ExperienceLa tecnologia utilizzata permetterà al visitatore di immergersi totalmente nella sua storia con la visione delle ricostruzioni architettoniche e paesaggistiche durante i diversi periodi. Sarà possibile vedere l’antica Valle Murcia arricchirsi di costruzioni, passeggiare nel Circo tra le botteghe del tempo, assistere a una emozionante corsa di quadrighe tra urla di incitamento e capovolgimenti di carri, fino a restare senza fiato di fronte all’imponente Arco di Tito, alto circa venti metri, ricostruito in realtà aumentata e in scala reale, davanti ai propri occhi. Ad impreziosire ulteriormente la cura dei dettagli, le voci narranti in lingua italiana sono quelle degli attori Claudio Santamaria e Iaia Forte.

Il percorso itinerante, della durata di circa 40 minuti, è disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo e sarà eccezionalmente fruibile nelle diverse ore del giorno: l’applicazione è stata infatti concepita per poter funzionare indipendentemente dalle variazioni di illuminazione giornaliere. Inoltre, sarà fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. In caso di visitatori di età inferiore ai 13 anni, l’utilizzo dei visori verrà consentito solo presentando una liberatoria firmata dai genitori.

Il percorso di visita si articola in 8 tappe, tra cui:

 

  • la Valle Murcia, situata tra il colle Palatino e il colle Aventino, fortemente legata alle origini della città eterna (è qui che ha avuto luogo il famoso Ratto delle Sabine), luogo d’incontro e scambio tra le popolazioni, nonché sede di moltissimi culti: qui si svolgevano riti propiziatori per la fertilità dei campi. In età règia, la valle subì alcune trasformazioni, soprattutto a opera degli ultimi re di Roma, i Tarquini, che allestirono l’intera area con le prime file di sedili in legno. Con lo sviluppo della città e la maggiore importanza acquisita dalle manifestazioni pubbliche, lo spazio delle corse si arricchì di elementi funzionali come i Càrceres, cioè gli stalli di partenza dei carri, e gli spalti che andarono gradualmente a espandersi, dando vita a quello che diventerà, in seguito, il più imponente edificio di spettacoli mai costruito, il Circo Massimo;

 

  • il Circo dal I secolo a.C. al I secolo d.C., ovvero da Giulio Cesare a Traiano. Sia Giulio Cesare che Augusto, per la prima volta concepirono il Circo come struttura monumentale e separata dagli altri edifici della Valle, dando il via alla costruzione di un complesso unico nel suo genere. Nel corso del I secolo d.C., il Circo fu oggetto di vari interventi voluti da tutti gli Imperatori che si succedettero. Internamente era suddiviso in tre settori: quello inferiore in muratura e gli altri due in legno. La presenza di sedili in legno in gran parte delle gradinate favorì spesso il divampare di incendi devastanti, come quello del 64 d.C. all’epoca di Nerone, che ebbe origine proprio da uno dei negozi che si trovavano nel Circo. All’inizio del I secolo, Traiano ricostruì l’edificio interamente in muratura. A questa fase appartengono le strutture ancora visibili;

 

  • l’Arco di Tito, dedicato nell’81 d.C. dal Senato e dal Popolo romano all’imperatore Flavio per celebrare la conquista di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C. L’attraversamento dell’arco era parte fondamentale dei cortei trionfali in onore dei generali e degli imperatori vittoriosi. La processione aveva inizio dal Campo Marzio, entrava in parata nel Circo Massimo e, passando poi sotto l’Arco, si dirigeva al tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio. Alto circa 20 metri e a tre fornici, l’Arco era sormontato da una grande quadriga bronzea guidata dall’imperatore, simbolo di trionfo e vittoria;

 

  • il Circo in età medievale e moderna, poiché le ultime gare al suo interno si svolsero nella prima metà del VI secolo d.C. In seguito, l’area si riempì di sedimenti, e a partire dall’VIII secolo fu attraversata da diversi corsi d’acqua. Al XII secolo risale invece la costruzione della Torre della Moletta, edificio difensivo medievale. Nel Seicento, le pendici del colle Aventino furono occupate dal Cimitero degli Ebrei, i cui cipressi, ancor oggi, ne indicano l’antica localizzazione. In seguito, nel 1854, la Compagnia Anglo-Romana dell’Illuminazione a Gas realizzò il primo impianto di produzione del gas per l’illuminazione pubblica, che occupava circa due terzi dell’area. Nei primi decenni del Novecento, i Gazometri furono trasferiti e l’intera zona fu bonificata; tra il 1928 e il 1936 furono scavati, e in parte restaurati, alcuni settori dell’antico Circo, ma la presenza dell’acqua di falda non permise il completamento dell’opera. A partire dal 1936, l’area del Circo Massimo fu concessa al Partito Nazionale Fascista, che iniziò a utilizzarla come spazio espositivo, costruendovi imponenti padiglioni e realizzando anche un vero e proprio stabilimento balneare, costituito da tre piscine. Nel 1940, con l’inizio della guerra, queste costruzioni furono smantellate.

La Circo Maximo Experience si aggiunge ai diversi progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso esperienze immersive e multimediali, promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzati con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura. Si aggiunge infatti al progetto “Viaggi nell’antica Roma”, partito nel 2014 con il Foro di Augusto e ampliato nel 2015 con il Foro di Cesare, e al racconto in realtà aumentata e virtuale “L’Ara com’era”, partito nel 2016 al Museo dell’Ara Pacis. Per informazioni e prenotazioni, si raccomanda di visitare il sito web www.circomaximoexperience.it.

Circo Maximo Experience

Immagini della Circo Maximo Experience da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 3 all'8 giugno

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Università La Sapienza a Roma: eventi dal 27 al 31 maggio

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Dalla via Alessandrina emerge una testa in marmo

 

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L’Urbe continua a regalare meravigliose scoperte ed è proprio di queste ore il rinvenimento in via Alessandrina di una testa forse di Dioniso. Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma, concessionari per conto del Paco Archeologico del Colosseo delle ricerche e delle indagini su questo tratto viario, hanno individuato, nascosta nella terra, una testa di marmo bianco databile ad epoca imperiale, probabilmente utilizzata in antico come materiale di reimpiego in un muro tardo – medievale che proprio gli archeologi stavano scavando.

Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

Una volta estratta, la testa si è mostrata in tutta la sua bellezza. Il volto si caratterizza per le superfici lisce e morbide ed è leggermente inclinato, la bocca è semi aperta, gli occhi sono incavati, forse in antico erano riempiti di pasta vitrea e l’acconciatura è folta e ondulata. I capelli scendono sulle spalle e sono trattenuti da una benda da cui sporge un corimbo, cioè un’infiorescenza dell’edera. I tratti delicati, il volto giovane e femmineo fanno pensare al dio Dioniso e gli archeologi sono già a lavoro per poter attribuire con certezza il volto alla divinità. L’opera è stata già portata nei depositi e attende un primo intervento di pulitura dalle incrostazioni terrose che presto la riporteranno al suo antico splendore.

via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

I lavori sulla via Alessandrina, grazie ad un contributo del Ministero della Cultura dello Stato dell’Azerbaijan che ha finanziato un'opera di mecenatismo per ben un milione di euro, porteranno all’eliminazione del tratto iniziale settentrionale della via. La rimozione di questo segmento stradale, per circa una trentina di metri di lunghezza, permetterà di mettere in comunicazione il settore centrale della piazza del Foro di Traiano con il portico orientale del complesso e l’emiciclo dei Mercati di Traiano. Quando i lavori saranno ultimati, si potrà godere e apprezzare l’originaria estensione del Foro in questo tratto e coglierne l’ampiezza da via dei Fori Imperiali sino alle pendici del Quirinale.


Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Amministrare Pompei. Tra vita politica ed elezioni

Dai numerosi documenti a nostra disposizione possiamo intuire quanto la politica appassionasse anche gli antichi Romani. Molte informazioni, ancora una volta, ci giungono da un sito campano che costituisce per gli studiosi moderni un pozzo prezioso di informazioni a 360 gradi: Pompei. Ma cosa sappiamo della vita politica pompeiana?

Prima dell’80 a.C. le informazioni sono molto scarse. Sappiamo che all’epoca delle guerre sannitiche la città faceva parte della lega delle città campane con a capo Nuceria (Nocera) e che questa lega prese parte agli scontri contro Annibale come alleata di Roma. Relativamente alla forma di governo si sa solo che le città sannite erano rette da un magistrato supremo chiamato meddix tuticus a cui spettava l’amministrazione della giustizia.

Solo dal II secolo a.C. in poi la documentazione epigrafica ci consente di sapere che la città era retta da magistrati eletti annualmente e da un consiglio formato da ex magistrati. Ma tra il 91 a.C. e l’89 a.C., dopo la cosiddetta guerra sociale combattuta contro Roma insieme ai soci italici per ottenere la cittadinanza, la situazione mutò nuovamente.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pompei venne conquistata dalle truppe romane e divenne un municipium. I Pompeiani avevano tutti gli obblighi dei cittadini romani – per esempio fiscali e militari – ma non i diritti. Roma però lasciò una certa autonomia amministrativa locale affidata ad un collegio di quattro magistrati (quattuoviri), accanto ai quali vi era un questore. Nell’80 a.C. le cose però cambiarono. Silla fonda la Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum e gli scenari politici crearono una serie di problemi soprattutto nell’amministrazione che ancora oggi vengono discussi. Il vecchio e il nuovo riuscirono a convivere con qualche modifica e ai quattuoviri municipali si sostituirono due coppie di duoviri. La più importante, quella costituita dai duoviri iure dicundo venne preposta all’amministrazione della giustizia. A questi duoviri spettava inoltre il compito di convocare e presiedere le assemblee che eleggevano i magistrati e il consiglio cittadino (ordo decuriorum) composto dagli ex magistrati. L’altra coppia di duoviri, definiti (duoviri viis aedibus sacris publicis procurandis) si occupava della cura delle vie, degli edifici sacri e pubblici, dei mercati e dell’ordine pubblico. Dopo gli anni 45 – 40 a.C. i duoviri vennero chiamati aediles (edili). Ogni cinque anni, al posto dei duoviri iure dicundo venivano eletti dei duoviri detti quinquennales a cui spettava il compito di censire i cittadini e aggiornare le liste del censo. A questi magistrati, paragonabili per funzioni ai censori romani, spettava inoltre l’aggiornamento dell’albo dei decurioni e bandire i comportamenti considerati poco consoni rispetto alla moralità pubblica.

Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Ogni anno, quindi, i cittadini erano impegnati con le votazioni e la campagna elettorale animava la città. Chi votare, il partito da seguire, i candidati dell’opposizione, meriti e demeriti venivano infatti discussi in quasi tutti i luoghi di Pompei, dalle strade alle tabernae. Un’eco della vita politica dell’antica città ci è rimasto anche nei numerosi manifesti elettorali variamente sparsi in diversi luoghi che invitavano i cittadini a votare questo o quel candidato.

 

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Il termine “candidato” deriva proprio da una speciale toga bianca, candida, che nel periodo pre -elettorale indossavano i vari aspiranti al potere. Differentemente dai nostri manifesti elettorali fatti di carta, quelli di Pompei e delle antiche città romane venivano scritti direttamente sui muri. I “programmata”, questo il loro nome, venivano infatti dipinti sui muri di case o di edifici, non essendoci all’epoca spazi appositi destinati alla propaganda elettorale. I muri scelti venivano quindi predisposti ad ospitare le scritte grazie ad un’imbiancatura a calce affidata ad un dealbator, che di notte a lume di lucerna era aiutato da un lanternarius. I manifesti elettorali non erano opera del candidato, ma questo aveva cura di fare una buona campagna elettorale cercando con ogni mezzo di rendersi popolare, di cercare seguaci, anche con delle donazioni e di curare soprattutto le pubbliche relazioni.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Quando il politico doveva incontrare i suoi elettori, portava sempre con sé uno schiavo, chiamato nomenclator, che aveva lo specifico ruolo di ricordare al padrone i nomi dei personaggi che incontrava o che lo salutavano. Una curiosità è che a firmare i manifesti elettorali non erano i candidati ma… amici, familiari e parenti e anche le corporazioni cittadine! Abbiamo diverse testimonianze sparse per la città. I fullones (lavandai) chiedevano di votare per Olconio Prisco come duoviro e la scritta la si può leggere all’ingresso della fullonica di Stephanus. Gli aurifices, ovvero gli orefici, chiedevano invece di sostenere Caio Cuspio Pansa all’edilità sul muro dell’edificio di Eumachia e i venditori di focacce parteggiano invece per Trebio Valente come edile. Cosa c’era scritto in un manifesto? Di regola, dopo il nome del candidato e l’indicazione della magistratura a cui questo aspirava, si scriveva una formula breve che conteneva una sorta di invito a votarlo, un esempio è l’abbreviazione OVF (Oro Vos Faciatis, “vi prego di farlo, di votarlo”).

Inoltre, come buona regola per un politico, era opportuno che questo fosse lontano da scandali e pettegolezzi e che la sua immagine fosse quanto più “candida” possibile, come la sua veste. Quindi nei manifesti non era raro trovare un elenco di sue virtù come Dignum Rei Publicae, virumbonum, dignissimus, probissimus o optimus. A Pompei possiamo imbatterci in due tipologie di programmata: gli antiquissima e i recentiora. I primi risalenti al periodo precedente la fondazione della colonia (quindi prima dell’80 a.C.), mentre gli altri sono quelli che si datano agli ultimi 17 anni della vita della città. Anche se le donne non avevano diritto di voto, le pompeiane seguivano con molta passione la politica e capeggiavano animatamente per le varie fazioni. Dei 2.500 “manifesti” elettorali trovati, molti sono firmati da donne: in tutto 52 a sostegno di 28 candidati.

Non sempre le preferenze vertevano sulle qualità del candidato, piuttosto lo si seguiva per popolarità. Asellina che vendeva bevande nel suo thermopolium su via dell’Abbondanza, ospitava sul muro del suo esercizio un manifesto elettorale dove invitava a votare per Caio Lolio Fusco, candidato come “duoviro edibus sacris publicis procurandis”; con lei, a parteggiare per questo politico anche le Aselline, cioè le sue lavoranti.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Iscrizioni elettorali sono state ritrovate anche nei recenti scavi della Regio V e i candidati sono abbastanza noti in città:

Helvium Sabinum

Aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae)

v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uomo buono”.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

L(ucium) Albucium aed(ilem)

Gli Albucii, famiglia in vista della città, dovevano essere i proprietari della Casa delle Nozze d’Argento, abbastanza vicina al luogo di ritrovamento dell’iscrizione. Particolare che salta subito agli occhi, lo strato di pittura bianca su cui sono stati realizzati i “programmata”, steso forse dal dealbator  per coprire altre scritte elettorali e per assicurare una regolare superficie scrittoria.

 

 


Tra arte e storia, camminando nel Cimitero Monumentale del Verano a Roma

Pensare di svolgere un itinerario all’interno di un cimitero monumentale è qualcosa che molti reputano bizzarro. In realtà è nei luoghi più impensabili che si nascondono le storie più inaspettate. L’Associazione RomaVerso, insieme a Roma Slow Tour, ha progettato due itinerari tematici all’interno del Verano, uno incentrato sulla storia del cinema e l’altro sull’arte e l’architettura.

Cosa c’entra il cinema? Il Verano è il cimitero per eccellenza dei romani e qui riposano alcuni dei più grandi protagonisti del cinema italiano nonché le più famose icone della romanità. Questo ci ha permesso di delineare un percorso a tappe che parte dai primordi con le prime sperimentazioni a inizio '900, attraversa il cinema del Ventennio e poi il Neorealismo arrivando fino agli anni della mitica commedia all'italiana con Sordi, Manfredi, Mastroianni e Gasmann. Un percorso tra la storia, le epoche e gli stili, per riscoprire attraverso le loro opere e gli aneddoti i grandi che hanno saputo raccontare come eravamo.

Il prossimo itinerario cinematografico è previsto per giugno.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

Il Verano è stato il primo cimitero di Roma; maltrattato, oggi in parte trascurato, custodisce le storie di migliaia di persone. È un tappeto di sepolture, cappelle, scale e viali che si intrecciano su più livelli. Come la città delle cui memorie è eterno custode, si è ampliato, è cresciuto più del previsto arrivando ad occupare un’estensione di circa 83 ettari.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

La vita privata e le storie di famiglie più o meno note si intrecciano in modo indissolubile sotto i suoi portici, lungo il silenzio dei suoi viali alberati. Storia, letteratura, cinema, arte, uomini e donne illustri hanno trovato in questo luogo un giaciglio eterno dal quale continuano però a vivere nella Storia tramandata fino ai nostri giorni.

Nella sua area monumentale il Verano è denso di opere ottocentesche significative tanto da poterlo considerare un vero e proprio museo a cielo aperto. E come tale non è un semplice contenitore di oggetti narranti; lui stesso ha qualcosa da raccontare nel suo secolo e mezzo di vita.

Cimitero Monumentale del Verano RomaNato in seguito alle disposizioni napoleoniche (Editto di Saint Cloud del 1804), lo spostamento delle sepolture nel cimitero al di fuori delle mura cittadine ha incontrato iniziali resistenze da parte della popolazione e delle parrocchie nella difficile accettazione dell’allontanamento delle tombe dei propri cari (e, dunque, degli introiti derivanti dalle sepolture). Le esigenze sanitarie di una città in continua espansione costrinsero papa Pio IX alla svolta decisiva, soprattutto in seguito all’aggravarsi della situazione a causa di un’epidemia.

Il pontefice, attivo in un mirato e ben più ampio programma di rinnovamento urbanistico del volto di Roma, non scelse uno tra gli ultimi alla guida di questo cantiere che si rivelò sin da subito estremamente importante.

Cimitero Monumentale del Verano RomaSi deve a Virginio Vespignani (Roma 1808 – 1882) la progettazione dell’area più antica e monumentale, il Quadriportico e il Pincetto Vecchio che si affaccia sull’adiacente Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura. Piccoli gioielli artistici si nascondono tra polvere e fiori secchi.

Un ingresso fortificato sul quale trovano posto le quattro grandi statue del Silenzio, della Carità, della Speranza e della Meditazione, segna il varco di accesso alla città dei morti.

Camminando al suo interno è impossibile non restare incuriositi da tantissimi tondi che costellano le sepolture; se ne contano circa 250: una vera e propria galleria di ritratti. Sembrano fotografie vista la perizia meticolosa nella resa dei dettagli, in realtà sono dipinti firmati Filippo Severati (Roma 1819-1892). Cos’hanno di speciale?

Sono esposti alle intemperie da 150 anni e, con poche eccezioni, restano intatti nella loro superficie. Severati è stata una scoperta interessante nelle ricerche per sviluppare questo itinerario. Sperimentatore tecnico, brevettò quella che lui stesso ha definito “pittura in smalto su lava”: i suoi ritratti sono così durevoli perché ha scelto di utilizzare un supporto lavico e pigmenti a base di ossidi stesi per velature e cotti a più riprese. Questo ha cristallizzato i materiali avvicinando questa innovativa tecnica più alla porcellana che alla tradizionale pittura.

Cimitero Monumentale del Verano RomaCon i suoi 194 monumenti funebri, il Quadriportico venne concepito sin da subito come un museo a cielo aperto. Qui le famiglie più prestigiose sceglievano di acquistare lo spazio di un’arcata per installare il proprio sepolcro con l’intento di perpetuare anche dopo la morte il ricordo del proprio status sociale.
Il cantiere del Verano diretto da Vespignani è riflesso della situazione culturale ed artistica romana nella seconda metà dell’Ottocento. Vi lavorarono scultori e pittori rientranti nella sua cerchia: predominano, dunque, il linguaggio accademico e neoclassico.

Tommaso Minardi

Quale specchio della situazione artistica del momento non rimane estraneo al Verano l’impiego di linguaggi in quel periodo solo agli esordi. Così, accanto alle sepolture a parete in pieno stile cinquecentesco si ritrovano, ad esempio, elementi classici fusi con quelli gotici in linea con il gusto eclettico che di lì a qualche anno esploderà.

Il mutare del linguaggio artistico non è solo sintomo di mode, gusti mutevoli e artisti sempre più cosmopoliti; riflette cambiamenti più profondi a cui l’arte, da sempre, ha dato voce.

Nel contesto cimiteriale l’iconografia degli angeli è piuttosto comune; sono lì, con la loro lunga tunica a suonare la tromba nel giorno del giudizio. Sono figure a cui, cristianamente parlando, i familiari affidano il proprio defunto; quei traghettatori che accompagnano nel viaggio verso l’aldilà, in vista della resurrezione. Incarnano fiducia, serenità e ottimismo.

Percorrendo il Quadriportico nel braccio lungo a destra incontriamo una figura che “stona” dal candore dominante di quest’area. Alata ma seduta su un sarcofago, con un libro aperto sulle gambe e il viso poggiato sulla mano: è tra le immagini più famose associate al Verano, l’Angelo della Notte di Giulio Monteverde.

Volge lo sguardo verso un luogo indefinito; sembra trovarsi in uno stato di sospeso abbandono, il suo volto trasmette dubbio e incertezza quasi preoccupazione. Chi è? L’epitaffio ci parla della personificazione della Poesia, arte amata dal proprietario del sepolcro, Primo Zonca che aveva scelto, ancora in vita, di affidare al celebre scultore la realizzazione del suo sepolcro. Cosa ne è degli angeli serafici e candidi?

Quest’opera riflette un importante cambiamento: la morte viene ora vista in un’ottica tipicamente decadente, come possibile effettiva fine di tutto, come perpetuo dubbio. Cambiano anche i connotati degli angeli: assumono caratteri femminili, vestono abiti succinti che sottolineano i corpi sinuosi.

Salendo al Pincetto giungiamo al Piazzale Circolare: in quest’area, risultato di un ampliamento successivo in cui il cantiere del Verano sarà guidato da Gioacchino Ersoch, si concentrano cappelle in forma di piccole architetture. Molti di questi edifici sono impreziositi dalla presenza di opere d’arte applicata, ovvero mosaici e vetrate artistiche. Duilio Cambellotti e Cesare Picchiarini sono nomi noti nel mondo romano delle arti applicate e sono il pretesto a questo punto del percorso per conoscere come avvenne la ripresa di queste antiche tecniche tra XIX e XX secolo e far notare come esse verranno utilizzate nel tentativo di dare impulso al mondo artistico della capitale che viveva un periodo di stallo e incertezza.

La parte finale del nostro percorso incontra alcuni protagonisti del dibattito post-unitario; Roma, divenuta capitale d’Italia, avverte l’esigenza di mostrare un nuovo volto che sia degno del ruolo politico e civile che ora riveste.
La volontà di mostrare il cambiamento e rompere con il passato dominio ecclesiastico incontra la ricerca di uno stile nazionale post-unitario che finalmente riesca a superare i regionalismi che da sempre contraddistinguono la penisola.

Tra le molte personalità coinvolte in questo dibattito architettonico troviamo Koch, Piacentini, mentre ne resterà estraneo Giuseppe Sacconi, impegnato nella monumentale realizzazione del suo Altare della Patria.

Il prossimo itinerario artistico è previsto per sabato 25 maggio ore 10.30. Per informazioni potete scrivere a [email protected] oppure [email protected]
In alternativa al link
http://www.romaslowtour.com/cimitero-verano/

Testo e foto a cura di Giulia Chellini, Ass.ne RomaVerso


Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 20 al 25 maggio

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Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente). Ai link relativi a ciascun evento è possibile approfondire.

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