Vasa vasa

Vasa Vasa

Vasa Vasa: il documentario mostra come a Modica, in Sicilia, la Pasqua venga celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio.

Il film Vasa Vasa sarà proiettato (fuori concorso) durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, durante la serata finale di domenica 18 Ottobre, a partire dalle ore 19:30, nell'ambito di una Finestra sul documentario siciliano.

Vasa Vasa

Nazione: Italia

Regia: Alessia Scarso

Durata: 12’

Anno: 2017

Produzione: Arà

Sinossi:

A Modica, in Sicilia, la Pasqua viene celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio. Un rosario di sguardi, lacrime, preghiere. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Un mantello nero, aprendosi, racconta l’emozione della vita, che dalla morte rinasce nel bacio di Maria al Figlio Risorto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l’ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre. E allora sveste il manto del lutto per inondare d’azzurro il popolo accorso.

Trailer:

https://youtu.be/dItIYnKvkPc

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Italian Film Festival USA, Detroit, Cleveland (USA)

Modica e i corti, Modica (RG)

Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, Marzamemi (SR)

Verga Film Fest, Vizzini (CT)

Corti in Cortile, Catania

Adrano Cinema Doc, Adrano (CT)

Castelbuono Cinema Doc, Castelbuono (PA)

Troina Cinema Doc, Troina (EN)

Capizzi Cinema Doc, Capizzi (ME)

39° Festival Internazionale Cinema e Donne, Firenze

BangkokThai International Film Festival, Bangkok (Thailandia)

Johannesburg Cinema Doc, Johannesburg (Sudafrica)

AFC Global Fest, Kolkata (India)

Regional Meeting FIDAPA BPW Italy, Ragusa

International Roma FilmCorto Fest, Roma

Premi e riconoscimenti:

Premio Cerere “Menzione Speciale”, Valguarnera (EN)

Per Corti Alternativi “Menzione Speciale”, Villafranca Tirrena (ME)

Popolo e Religioni Terni Film Festival “Miglior Fotografia”, Terni

Informazioni regista:

Alessia Scarso, classe 1979. Laureata in montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, la più antica scuola di cinema al mondo e la più importante in Italia. Ha collaborato come montatrice e coordinatrice di post produzione con diversi giornalisti, produttori e registi, lavorando a inchieste giornalistiche, documentari e cortometraggi. Come regista ha diretto numerosi spot e documentari istituzionali. Ha debuttato alla regia di fiction con “Disinstallare un amore“, cortometraggio selezionato a più di cento festival in tutto il mondo e vincitore di decine di premi. Nel 2012 ha firmato il montaggio del film “Come non detto”. Nel 2015 esce nelle sale “Italo”, il suo lungometraggio opera prima, la commovente storia vera del randagio straordinario di Scicli, capace di dare lezioni di umanità a un paese intero. “Italo” viene visto in Italia da più di 4 milioni di persone tra sala cinema e programmazione televisiva su Sky e prima serata Rai 1, e partecipa a numerosi di Festival di tutto il mondo. Stati Uniti, Canada, Australia, India, Cina, Indonesia, Singapore, Argentina, Messico, Colombia, Russia, Bielorussia, Israele, Croazia, Albania, Portogallo. L’ultimo suo lavoro, di cui è anche produttrice, è il corto documentarioVasa Vasa” sulla Madonna di Modica, che dopo l’esordio negli Stati Uniti è in corso di programmazione presso festival nazionali e internazionali.

Informazioni casa di produzione:

https://www.arafilm.it/

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Vasa vasa


trionfo del cristianesimo Ehrman

Il trionfo del cristianesimo spiegato da Bart D. Ehrman

Il contributo offerto da Bart D. Ehrman nell’ambito degli studi sul cristianesimo primitivo e sulla storicità della figura di Gesù giunge al grande pubblico per la prima volta con la pubblicazione, nel maggio 2001, del suo primo best seller Jesus, Apocalyptic Prophet of the New Millennium: da allora,  il suo approccio è diventato ormai inconfondibile nella sua semplicità, rendendo la fruizione sempre accessibile, anche a chi non possiede quell’infarinatura storica, letteraria e filologica per poter affrontare in piena consapevolezza un’indagine sul cosiddetto “Gesù storico”. Uno dei suoi saggi più recenti, Il trionfo del cristianesimo. Come una religione proibita ha conquistato il mondo, pubblicato nel 2019 da Carocci Editore, conserva questa caratteristica fondamentale.

Punto di partenza di questa disamina sono le figure emblematiche di Costantino e di Paolo di Tarso: queste due biografie ci offrono un affresco di quali dinamiche storiche e politiche hanno permesso alla religione cristiana, che fino ad allora aveva vissuto nascosta e oppressa, di passare in primo piano, prendendo il posto di un paganesimo che aveva già da tempo perso consistenza. Ed è da qui, dal concetto di “paganesimo”, che Ehrman vuole iniziare.

Il termine “pagano” infatti è stato coniato proprio dalla comunità cristiana delle origini. Siamo abituati a pensare che gli uomini e le donne dell’epoca si definissero tali, che si identificassero come “appartenenti alla religione pagana”: nulla di più fuorviante. Basti pensare che bisognerà addirittura aspettare il secolo XIII per avere la prima attestazione del termine “religione”! Diversamente da quanto accade al giorno d’oggi infatti, la religione affondava le sue radici in ogni sfera della quotidianità – l’autore la definisce "onnipresente” – e il numero delle divinità che il paganesimo romano accoglieva era indefinito: non dobbiamo dimenticare che l’integrazione dei popoli vinti passava anche attraverso l’assimilazione, l’inclusione delle divinità locali nel pantheon imperiale.

Ai culti diffusi in tutte le città (come il culto della triade capitolina, composta da Giove, Giunone e Minerva), ogni individuo era libero di accostarne di nuovi a seconda delle necessità, e adorare divinità legate ai luoghi di provenienza oppure al ruolo ricoperto nella società; divinità in grado di proteggere la famiglia, i campi, il bestiame. Inoltre, era ampiamente diffusa e accettata l’idea che una religiosità giusta si trovasse tanto più negli atti di culto tradizionali – come, per esempio, i sacrifici o la divinazione – che nella professione di fede nei confronti di una (o più) divinità. Nella loro diversità di manifestazioni, tutti questi culti avevano quindi alcune caratteristiche comuni, che Ehrman mette in evidenza in quanto saranno poi gli ingredienti alla base del rapido decadimento del paganesimo a favore della religione cristiana: «tutti aderivano ad una concezione politeista e si basavano su azioni rituali […] Per questo erano molto inclusivi: nessuno rivendicava che il proprio dio fosse l’unico, né che lo si dovesse adorare in ogni luogo allo stesso modo».

Il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. Foto The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distribuita da DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN3936122202. [1], in pubblico dominio
Qui la sfida di Ehrman ha inizio: dimostrare come il cristianesimo sia riuscito in meno di tre secoli ad allargare una comunità che contava una ventina di adepti fino a raggiungere, nell'ipotesi più sfavorevole, 3 milioni di seguaci. Arrivati a questo punto, comprendiamo la ragione alle spalle dei numerosi inviti da parte dell'autore alla riflessione sul concetto di “conversione”, da preferire nel contesto cristiano al concetto di “adesione”, prettamente pagano. La conversione infatti implica una concezione religiosa esclusiva, diametralmente opposta all'inclusivismo del paganesimo romano. Esemplare l'interpretazione fornita a questo proposito dallo storico Ramsay MacMullen: nel caso in cui due individui decidessero di promuovere di fronte a un centinaio di politeisti uno il culto di Asclepio, l'altro il culto di Gesù, avendo entrambi ugualmente successo, cosa si verificherebbe? Secondo MacMullen (ed Ehrman condivide pienamente): «Se i due predicatori sono ugualmente convincenti, il paganesimo perde cinquanta fedeli e non ne ottiene neanche uno, mentre il cristianesimo ha guadagnato cinquanta fedeli senza perderne neanche uno».

trionfo del cristianesimo Ehrman
La copertina del saggio di Bart D. Ehrman, Il trionfo del cristianesimo. Come una religione proibita ha conquistato il mondo, pubblicato nel 2019 da Carocci Editore nella collana Sfere

 

Dettaglio della Resurrezione di Piero della Francesca, Museo Civico di Sansepolcro; Immagine Web Gallery of Art in pubblico dominio

Casa Batlló Antoni Gaudí i Cornet

Gaudí: dopo oltre cento anni torna a splendere Casa Batlló

Due anni di pianificazione, sei mesi di attività di restauro esterno e successivi lavori di restauro interno stanno restituendo al pubblico l’antico splendore di Casa Batlló, uno dei principali esempi dell’operato di Antoni Gaudí (1852-1926), celeberrimo architetto spagnolo ideatore della rinomata Sagrada Família, simbolo di Barcellona. La città, infatti, non sarebbe stata la stessa senza l’esistenza di questa peculiare figura che ne ha plasmato abilmente la fisionomia, attraverso edifici colorati e dalle forme inusuali, sette dei quali inseriti tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Vissuto a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, Gaudí fu esponente primario del Modernismo catalano, del quale esprimeva il punto di vista ideologico e tematico arricchito da forme naturali che lo indussero a rigettare le rigide e consone linee rette, a favore invece di curve quali iperboloidi ed elicoidi. Si è così contraddistinto per lo stile estremamente fantasioso, eclettico ed originale, anticipando le successive soluzioni espressioniste e surrealiste.

Il tetto di Casa Batlló. Foto di Sara Terrones - Viajar lo cura todo, CC BY-SA 4.0

Una genialità che emerse subito durante i suoi giovani studi architettonici, intrapresi a diciassette anni proprio a Barcellona e che lo vedranno poi divenire anche scultore, decoratore e progettista d’interni. Una vita ardua la sua, caratterizzata da numerosi lutti familiari e da una salute precaria dovuta a forti reumatismi che ne esasperarono l’indole schiva e solitaria che lo caratterizzò fino all’assurda morte, per mano di un tram cittadino che lo investì e lasciò agonizzante nella generale indifferenza pubblica, poiché non riconosciuto a causa del suo aspetto trasandato.

Casa Batlló Antoni Gaudí i Cornet Barcellona
Facciata di Casa Batlló a Barcellona. Foto di Amadalvarez, CC BY-SA 3.0

Numerosi i segni lasciatici dalla sua prolificità: Parc Güell (1900-1914), la Pedrera (1906-1912), la sopracitata Sagrada Família (iniziata nel 1882 e non ancora terminata) e l’oggetto principale di questo articolo, Casa Batlló. I materiali da lui prediletti e plasmati furono la pietra, il ferro ed il laterizio, unitamente a legni, stucchi, vetrate e ceramiche. Elementi qui finalmente ravvivati e nuovamente visibili dopo esser stati celati per mezzo anno dai ponteggi, per un’operazione di restauro atta a ridare al luogo la forza cromatica che lo caratterizzava originariamente, nel lontano 1906.

In realtà l’edificio risaliva al 1875, progettato da Emilio Sala Cortés, insegnante di Gaudí; fu riplasmato dal suo allievo per volere del ricco Josep Batlló i Casanovas, proprietario di un’industria tessile che ambiva a rinnovare l’estetica della casa adattandola al quartiere borghese in cui si inseriva, ricolmo di abitazioni dall’aspetto particolare. Ne seguì uno stravolgimento del sito: la totale modifica della facciata in pietra arenaria, la ridistribuzione delle sezioni interne, l’aggiunta di due piani (che ne ha modificato l’altezza dai 21 ai 32 metri, per 14,5 metri di larghezza) e l’ampliamento del cortile, donandogli l’aspetto unico che oggi ammiriamo. Otto piani in totale: un seminterrato, un primo piano abitato dalla famiglia Batlló, altri piani adibiti all’affitto ed un soppalco, nonché un cortile centrale dalle ceramiche azzurre variegate al di sopra del quale è posto un lucernario che lo richiude. Le antiche scuderie invece col tempo sono state adibite a sala multifunzionale per convegni, nel corso degli anni Novanta.

Vetrate del piano nobile di Casa Batlló. Foto di Sara Terrones - Viajar lo cura todo, CC BY-SA 4.0

La policromia della facciata è stata esaltata dai vetri istoriati e dalle ceramiche iridescenti, fonte di lucentezza con riflessi cangianti al sole. Inoltre, è stata fornita una piacevole ventilazione ed una buona illuminazione mediante l’aperto spazio centrale del patio. Estrosità congiunta a funzionalità, ciò che Gaudí ha magistralmente donato al luogo. Il risultato fu fortemente apprezzato, al punto da concorrere al titolo di “migliore architettura dell’anno”, sebbene poi non conseguito.

Da allora il palazzo, monumento storico-artistico nazionale (1969) e patrimonio mondiale dell’UNESCO (2005), aveva subito un solo restauro nel 2001. Il secondo ed ultimo intervento ha richiesto 1,3 milioni di euro, cifra mirante non solo ad una rivalorizzazione e migliore conservazione del sito, ma anche ad un’ottimizzazione del percorso di visita. A due anni di analisi hanno seguito vari mesi di operazioni di restauro che hanno coinvolto oltre 30 persone operanti in sette diversi settori. I lavori hanno riguardato principalmente la facciata e si sono svolti da gennaio a maggio 2019, sebbene siano ancora in corso attività di restauro di alcune sale interne. Attività di pulizia, ripristino, conservazione hanno riguardato materiali differenti quali pietra, vetro, ceramica, ferro e legno, ognuno dei quali richiede un trattamento specifico.

Per quanto concerne il vetro (presente nei pezzi componenti il trecandís, tipico ornamento in mosaico), ha subìto un processo di pulizia basato su acqua calda nebulizzata e, laddove necessario, spazzole e bisturi che ne hanno restituito l’originale brillantezza. I pezzi scomparsi sono stati invece replicati al fine di completare la trama multicolore, mentre il vetro a piombo presente in Galleria ha riassunto l’aspetto originario dai bordi placcati in oro.

La ceramica ha presentato la problematica del recupero delle piastrelle, alcune delle quali in avanzato stato di rovina, reso complesso dalla loro combinazione di colori. Presenti sui trecandís, sul tetto e sulla croce che lo sovrasta, le ceramiche sono state ripulite e talune trattate poiché prive dello smalto e ricoperte da muffe che sono state rimosse per poi procedere con un trattamento di protezione.

Il ferro battuto delle ringhiere dei balconi è stato riportato al suo colore d’origine, con barre dorate e ringhiere in piombo bianco, ripristinando una trave danneggiata e proteggendo il ferro per garantirne la conservazione.

Scale e soffitto. Foto di Sara Terrones - Viajar lo cura todo, CC BY-SA 4.0

Il legno, visibile in particolar modo sulle persiane, è stato ricomposto nelle parti in cui risultava danneggiato aggiungendo altri elementi lignei con le medesime caratteristiche, ovvero pino mugo degli inizi del Novecento. Il restauro ha restituito tonalità di colore ligneo prima non osservabili, ossia un tono di verde più chiaro sulle finestre e un tono più scuro sulle persiane.

La pietra tipica della porzione inferiore della facciata è stata pulita con vapore e spazzole rimuovendo la polvere e l’inquinamento accumulatosi negli anni. Riempiti i fori tra i vari blocchi e restituiti alla pietra gli originali colori e venature, si è proceduto alla stesura di un prodotto idrorepellente che impedisca allo sporco di penetrare nella pietra.

Molteplici, dunque, i miglioramenti ricevuti, tra i quali il recupero del vistoso lampadario di cristallo scomparso dal 1927 (anno a cui risale l’ultima testimonianza fotografica). Il lampadario, dal diametro di un metro ed il peso di 65 kg, è stato riposizionato nuovamente al centro della conchiglia in gesso del salone principale.

L’intera procedura di restauro è visionabile tramite specifici video presenti nella casa-museo ma anche su Internet, come indicato dal direttore dei lavori, Xavier Villanueva. Così si è ridato splendore ad una facciata fiabesca, contrassegnata da un ritmo ondulato e sinuoso che richiama la natura: le colonne poste alla base ricordano delle zampe di elefante ed esaltano la dimensione del palazzo, mentre il tetto è simile ad una coda di drago. A tal proposito, in virtù della forte religiosità dell’autore, una particolare interpretazione del luogo lo ha voluto accostare alla storia di San Giorgio e il drago: al di sotto del tetto dall’aspetto rettile vi sono balconi e colonnine scheletriche che raffigurerebbero le vittime della belva, mentre al di sopra vi è una torretta identificata con la spada del santo e decorata con anagrammi della Sacra Famiglia (“IHS” per indicare Gesù, “M” con la corona per la Madonna e “JHP” per San Giuseppe). Meno appariscente la facciata posteriore, sebbene sia anch’essa contraddistinta da ondulazioni (fornite da terrazze con rientranze e sporgenze alternate) e sormontata da un colorato trecandís con frammenti di ceramica dai motivi geometrici e floreali. La cura dell’esterno si ritrova ovviamente anche negli spazi interni, minuziosamente abbelliti nei particolari di maniglie, porte e sedie di particolare pregio scultoreo.

Casa Batlló Antoni Gaudí
Casa Batlló a Barcellona. Foto di Shawn Lipowski, CC BY 2.5

Lo scorso anno Casa Batlló ha oltrepassato un milione di visitatori con un guadagno di oltre 27 milioni di euro, continuando ad attirare sempre più turisti che sono soliti fotografarsi dinnanzi ad essa. A distanza di quasi un secolo l’estro di Gaudí continua a stupire, lasciando al mondo un patrimonio che va assolutamente preservato. Concludiamo con il divertente commento di Elies Rogent, direttore della facoltà ove Gaudí si diplomò a pieni voti: «Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrà». Ai posteri l’ardua sentenza.

Le foto nell'articolo sono di repertorio e quindi precedenti i restauri; i video provengono dal sito ufficiale e mostrano invece i restauri.


Israele: una lastra in marmo da Kursi

16 - 18 Dicembre 2015
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Un'iscrizione di 1500-1600 anni fa, ritrovata su una lastra in marmo presso il sito di Kursi, sulle rive del Lago di Tiberiade (anche di Gennesaret o di Kinneret, o Mar di Galilea), testimonia qui l'esistenza dell'antico villaggio abitato da Ebrei e/o Cristiani.
Tra l'altro, sarebbe qui avvenuto il Miracolo dei Maiali da parte di Gesù (Matteo 8:28; Marco 5:1; Luca 8: 26), nel paese dei Gadareni/Geraseni/Ghergheseni.
https://twitter.com/Uhaifa/status/677147781371404289
Link: Newswise via University of Haifa; The Jerusalem PostHaaretz; Arutz ShevaInternational Business Times; ynet.co.il
Vista del Lago di Tiberiade, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da e di Pacman.


Il percorso del Vangelo della Moglie di Gesù

5 - 6 Ottobre 2015
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Ancora dubbi sul controverso papiro noto come il "Vangelo della Moglie di Gesù". Questa volta riguarderebbero l'origine e il percorso del testo.
Live Science ha seguito questo percorso nei registri e nei documenti, e lo ha ritenuto "improbabile" o "sorprendente". L'acquisizione sarebbe avvenuta a Potsdam in Germania Est, nel 1963, con le restrizioni allora in vigore a Berlino, e da parte di una persona che non possedeva altrimenti papiri e senza interesse nelle antichità.
Il vangelo, datato al 741 e per alcuni copia di un originale del secondo secolo, è noto soprattutto perché sarebbe l’unico a mettere in discussione il celibato di Gesù.
Link: Live Science 1, 2Daily Mail.
Vangelo della moglie di Gesù, recto, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Einottaja.


Continuano le controversie sulla scatola delle ossa di Giacomo

15 Aprile 2015
Una scatola contenente ossa, e presentante l'incisione "Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù" legata ad una tomba di famiglia a Talpiot, in Israele, continua ad essere controversa. E questa volta non per le implicazioni religiose (se esistessero ossa di Gesù verrebbe negata la resurrezione), ma perché la ricerca non è stata pubblicata su di una rivista con peer review, perché alcuni nomi non corrispondono o non sono coerenti con la storia nota, perché alcuni nomi non sono facilmente leggibili (a partire da quello di Gesù),  per questioni relative alla scoperta stessa.
Link: LiveScience


Israele: la casa di Gesù a Nazareth

1 Marzo 2015
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Una casa del primo secolo a Nazareth, in Israele, fa ancora parlare di sé come della dimora di Gesù. Se ne parla in un articolo di Biblical Archaeology Review: l'identificazione non è scontata, anche perché Nazareth era allora una città, ma Crociati e Bizantini pare fossero convinti dell'identificazione. Questi ultimi, in particolare, la adornarono di mosaici, e costruirono sulla stessa la "Chiesa della Nutrizione". La casa fu scoperta nel 1880, e contenitori calcarei fanno ritenere che fosse abitata da Ebrei.
Link: Biblical Archaeology Review; BAS Library; Live Science 1, 2; Archaeology News Network
Antico mosaico ritraente Nazareth, Meister der Kahriye-Cami-Kirche in Istanbul (The Yorck Project: 10.000 Meisterwerke der Malerei. DVD-ROM, 2002. ISBN 3936122202. Distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH). Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da File Upload Bot (Eloquence).
 


Nuovi dubbi sul Vangelo della moglie di Gesù

21 Febbraio 2015
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Nuovi e vecchi dubbi sul Vangelo della moglie di Gesù sono emersi e saranno oggetto di una trasmissione della CNN in onda il 1° Marzo. Il testo, scoperto nel 1997 e scritto in Copto, suscita da anni opinioni contrastanti: per alcuni sarebbe un falso, per altri originale.
Un frammento del vangelo di Giovanni, ritrovato insieme a quello della moglie di Gesù, sarebbe infatti risultato falso agli occhi degli studiosi, e questo rimette in gioco tutto. I due vangeli potrebbero essere scritti dalla stessa mano.
Il vangelo, datato al 741 e per alcuni copia di un originale del secondo secolo, è noto soprattutto perché sarebbe l'unico a mettere in discussione il celibato di Gesù.
Link: CNN 12; Archaeology News Network
Vangelo della moglie di Gesù, recto, foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Einottaja.