Avviata la campagna di restauro del Mosaico di Alessandro Magno

Il Mosaico della Battaglia di Isso, meglio noto come Mosaico di Alessandro Magno, simbolo e icona del Museo Archeologico di Napoli, sarà oggetto di una minuziosa e innovativa attività di restauro. “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali”​, così il direttore Paolo Giulierini ha salutato l’avvio dei lavori questa mattina alla presenza della stampa. Il restauro avverrà sotto la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e le attività diagnostiche sono promosse in rete con le Università Federico II (UNINA) e del Molise (UNIMOL) unite nel Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). I lavori dureranno sette mesi durante i quali i visitatori potranno assistere all’avanzare delle fasi, come in un grandioso “cantiere trasparente”.

Restauratori al lavoro. Ph. Marco Pedicini

UN'OPERA IMPONENTE

Posto a decorazione del pavimento dell’esedra della lussuosa casa del Fauno di Pompei, il mosaico è databile alla fine del II secolo a. C. e faceva parte di una elaborata architettura iconografica. La celebre Battaglia raffigurata è quella che si combatté a Isso (nell'attuale Turchia) nel 333 a. C. tra Alessandro Magno, rappresentato a cavallo del suo amato destriero Bucefalo e Dario III, re di Persia.

Mosaico di Alessandro restauro
I responsabili dei lavori Amanda Piezzo, Maria Teresa Operetto, Antonio De Simone e Claudia Carrer. Ph. Chiara Teodonno

Fin dal suo rinvenimento del 1831, il grande capolavoro musivo composto da un milione e mezzo di tessere, ha destato meraviglia non solo per le eccezionali dimensioni (5,82X 3,13 m), ma anche per lo stato conservativo sostanzialmente buono. La decisione di distaccare il mosaico per trasportarlo da Pompei a Napoli (all’epoca su di un carro trainato da buoi) fu molto travagliata a causa della delicatezza di un’opera tanto imponente.

Mosaico di Alessandro restauro
La tecnologia al servizio delle attività di restauro del Mosaico di Alessandro Magno. Ph. Chiara Teodonno

Collocato a parete per volere di Vittorio Spinazzola dal 1916 il capolavoro raffigurante la celebre battaglia alessandrina domina le sale dei mosaici del Museo Archeologico di Napoli. Tale posizione verticale è uno dei fattori, insieme al notevole peso (circa sette tonnellate) che hanno contribuito ad aggravare negli anni i fenomeni di deterioramento dovuti all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico e al degrado delle malte. Sono presenti, inoltre, microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Questi i principali motivi per cui si è reso necessario avviare una diagnosi e un piano di intervento puntuali e delicatissimi al fine anche di consentire una migliore lettura organica dell’opera.

Mosaico di Alessandro restauro
Il direttore Paolo Giulierini. Ph Marco Pedicini

LE DUE FASI DEL PROGETTO

La prima fase del progetto riguarda la messa in sicurezza della superficie musiva. Ispezione, pre-consolidamento, pulitura precederanno quella che sarà la fase di movimentazione del mosaico. Mediante un sistema meccanico appositamente progettato, l’opera sarà rimossa dall’attuale collocazione per definire gli interventi di restauro ipotizzati preliminarmente e stabilire le azioni da eseguire.

La seconda ed ultima fase esecutiva del restauro interesserà, il supporto del mosaico. Le lavorazioni saranno eseguite, sulla superficie retrostante dell’opera, per cui in tale frangente le tessere musive non saranno visibili perchè coperte dal tavolato ligneo di protezione.

Il visore intelligente da indossare per inquadrare i punti da restaurare. Ph Marco Pedicini

NUOVE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DEL RESTAURO

Un significativo contributo in termini di nuovi servizi e piattaforme è stato fornito da TIM, in collaborazione con NTT DATA. L’Azienda ha messo a disposizione, in via sperimentale, soluzioni digitali che consentono l’utilizzo di nuove tecnologie per il restauro, grazie all’elaborazione simultanea di dati acquisiti nel corso della fase diagnostica. Grazie a queste tecnologie sarà possibile riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro da visualizzare in tempo reale con soluzioni di realtà virtuale e aumentata. Gli applicativi, insieme ad una console di controllo, permetteranno di utilizzare un visore intelligente da indossare per inquadrare la parte d’interesse del mosaico su cui intervenire: il restauratore, in questo modo, avrà sempre le mani libere per operare e, cosa più importante, potrà lavorare sulla parte posteriore dell’opera, controllando in ogni momento gli effetti eventuali prodotti negli strati anteriori del manufatto.

Ingresso del Museo Archeologico di Napoli. Ph Chiara Teodonno

Foto dall'Ufficio Comunicazione MANN sulle attività di restauro del mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia. Crediti degli scatti (ad eccezione di quelli di Chiara Teodonno): Pedicini Fotografi


restauro mosaico Alessandro

Partono le attività di restauro del Mosaico di Alessandro al MANN

Partono le attività di restauro del Mosaico di Alessandro
Il Direttore del MANN, Paolo Giulierini: "Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo
e la conservazione dei beni culturali"
La supervisione è dell'Istituto Centrale per il Restauro
Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere, visibile al pubblico durante i lavori
Foto del Mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia (fine II/ inizi I sec. a.C.), partono le attività di restauro. Credits: Pedicini Fotografi

In rete per il “Gran Musaico”a fine mese, partirà la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo, universalmente noto, dei tesori custoditi dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il restauro, che sarà concluso a luglio, è realizzato con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR); le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’Università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS).

"Con l'avvio, nel 2021, del restauro del Mosaico di Alessandro, scriviamo insieme una pagina importante nella storia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e quindi della conservazione dei beni culturali. Sarà un restauro grandioso,  che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti  si prenderanno cura con le tecniche più avanzate  del nostro iconico capolavoro pompeiano, raffigurante la celebre battaglia di Isso. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le  delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di 'cantiere trasparente', come mai accaduto prima.  Per realizzare  una  operazione così  ambiziosa e complessa è stata attivata dal MANN una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership  di grande prestigio", commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
Lo stato dell'arte: guardando indietro nel tempo, le ragioni del restauro.
Milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82X 3,13 m): nella casa del Fauno di Pompei, il mosaico, che decorava il grande pavimento dell'esedra, era al centro di una ricca “architettura” iconografica. Agli occhi degli scopritori, nel 1831, il capolavoro non soltanto si rivelò nell'unicità e nelle dimensioni della scena rappresentata, ma anche nello stato sostanzialmente buono di conservazione: le ampie lacune riscontrate riguardavano, infatti, la sezione sinistra dell'opera, senza “intaccare” il fulcro della raffigurazione. Fu travagliata, in ogni caso, la decisione di distaccare il mosaico, per trasportarlo nel Real Museo Borbonico: dopo circa 12 anni di accesi dibattiti, una commissione espresse parere favorevole e l'opera, il 16 novembre 1844, fu messa in cassa e condotta lentamente da Pompei a Napoli, su un carro trainato da sedici buoi.
 Durante il tragitto, all'altezza di Torre del Greco, un incidente minacciò l'integrità del mosaico: l'opera fu sbalzata a terra e, soltanto nel gennaio del 1845, venne aperta la cassa per verificare l'integrità del capolavoro che, fortunatamente, non aveva subito danni. La prima collocazione della Battaglia di Isso fu, dunque, il pavimento della sala CXL, secondo il progetto iniziale di Pietro Bianchi; fu Vittorio Spinazzola, nel 1916, a definirne la nuova sistemazione a parete nelle riallestite sale dei mosaici. Da allora, in oltre un secolo, il “Mosaico dei record” ha catturato, con la sua bellezza magnetica, l'attenzione dei visitatori di tutto il mondo: dietro il fascino di un'opera senza tempo, si sviluppa il lavoro di scienziati ed esperti per garantire manutenzione e conservazione del nostro capolavoro. L'attività di restauro del mosaico è ontologicamente complessa: conservazione, collocazione, peso (verosimilmente sette tonnellate) e rilevanza storico-artistica del manufatto enfatizzano la necessità di un progetto esecutivo puntuale e delicatissimo. Il mosaico di Alessandro presenta, infatti, diverse criticità conservative, consistenti sostanzialmente in distacchi di tessere, lesioni superficiali, rigonfiamenti ed abbassamenti della superficie. In particolare, la zona centrale destra è affetta da una visibile depressione; rigonfiamenti puntuali sono presenti lungo il perimetro del mosaico, probabilmente dovuti a fenomeni di ossidazione degli elementi metallici dell’intelaiatura lignea posta in opera durante il trasferimento del 1916. Sono presenti, inoltre, microfratture ad andamento verticale e orizzontale, nonché una lesione diagonale, già oggetto di velinatura nel corso di precedenti restauri. Negli ultimi venti anni, la necessità di un restauro complessivo si è resa chiara grazie anche alle indagini diagnostiche eseguite: alle ragioni conservative si sono associate le esigenze di una migliore lettura organica dell'opera.
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi

Due i momenti significativi nell'iter diagnostico effettuato: nel 2015, con il contributo di IPERION CH.it e del CNR-ISTI di Pisa, si è documentato lo stato di fatto dell’opera, in relazione ai materiali costitutivi, distinguendoli da quelli riconducibili ai restauri effettuati in epoca antica e moderna. Nel 2018, con la partecipazione dell’Università del Molise e del CNR, è stato eseguito il rilievo di dettaglio del mosaico, mediante fotogrammetria ad alta risoluzione: al modello tridimensionale dell'opera si è aggiunta l’indagine tramite georadar per verificare le condizioni del supporto. Tali operazioni hanno consentito anche di mettere in evidenza fratture e fessurazioni non visibili ad occhio nudo, così come anomalie negli strati costitutivi il supporto.

restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
Il progetto: metodologia e fasi esecutive.
 Un percorso in fieri, tra diagnostica, tecnologia e restauro.
 Alla luce degli studi realizzati, sembra probabile che i fenomeni di deterioramento siano dovuti essenzialmente all’ossidazione dei supporti in ferro del mosaico ed al degrado delle malte: a questi fattori può attribuirsi l’accentuata depressione che interessa la parte centrale/destra del pannello musivo. Tale stato di fatto è certamente aggravato dal peso del mosaico e dalla posizione verticale, entrambe cause cui può essere ricondotto lo scorrimento verso il basso dello strato più superficiale di malta e tessere. Per avere un quadro esaustivo sulle effettive condizioni dell’opera, è stata prevista una nuova campagna di indagini diagnostiche, effettuate dall’Università del Molise e dal CRACS (Center for Research on Archaeometry and Conservation Science); le indagini interesseranno anche la fase esecutiva del restauro. Un'attenzione particolare riguarderà, inoltre, le condizioni microclimatiche ed ambientali, non soltanto per comprenderne l'eventuale incidenza nel processo di degrado del mosaico, ma soprattutto per individuare le migliori condizioni espositive future, in termini di illuminazione e parametri termoigrometrici. Il progetto di restauro, connotato dal principio del minimo intervento e finalizzato alla conservazione dell'integrità materiale dell'opera nello stato in cui si trova, si articolerà in due fasi diverse: tra i due momenti, sarà effettuata la movimentazione del mosaico. La movimentazione si rende necessaria per esplorare la parte retrostante la battaglia di Isso, verificare lo stato del supporto e definire compiutamente gli interventi conservativi complessivi da realizzare.
restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi

 

 PRIMA FASE (gennaio- febbraio 2021):
 L’intervento ipotizzato, da eseguirsi in situ mediante l’allestimento di un cantiere visibile, è finalizzato alla messa in sicurezza della superficie musiva prima della movimentazione dell’opera.
 In questa fase, il mosaico sarà oggetto di:
  • Accurata ispezione visiva e tattile di tutta la superficie, preliminare alla successive lavorazioni;
  • pre-consolidamento delle tessere e degli strati di malta distaccati;
  • pulitura;
  • velinatura con idonei bendaggi di sostegno su tutta la superficie attualmente visibile.
In un momento immediatamente successivo, previa apposizione di un tavolato ligneo di protezione, nonché di un'idonea intelaiatura metallica di sostegno, il mosaico sarà rimosso dall'attuale collocazione, mediante un sistema meccanico di movimentazione appositamente progettato. L’indagine diretta sarà accompagnata da ulteriori analisi strumentali, grazie alle quali si definiranno gli interventi di restauro ipotizzati nella prima fase della progettazione, stabilendo le azioni da eseguire sul supporto per garantire la conservazione del manufatto. 
restauro mosaico Alessandro
Immagini delle attività di diagnostica sul mosaico del MANN. Credits: Pedicini Fotografi
SECONDA FASE (aprile- luglio 2021):
La seconda ed ultima fase esecutiva del restauro, quindi, interesserà, innanzitutto, il supporto del mosaico: le lavorazioni saranno eseguite, dunque, sulla superficie retrostante dell'opera.
Per tutelare le tessere musive, che, in tale frangente, non saranno visibili perché coperte dal tavolato ligneo di protezione, un significativo contributo tecnologico sarà fornito dalla TIM: la realizzazione di appositi smart glasses, indossati direttamente dai restauratori, consentirà di monitorare costantemente la corrispondenza tra la zona di intervento e la relativa superficie non visibile.
Le strumentazioni permetteranno, con una metodologia assimilabile a quella utilizzata in chirurgia: 1) la proiezione in scala 1:1 della parte frontale del mosaico su una apposita superficie, che potrebbe essere una parete o un telo appositamente collocato in loco. La proiezione sarà non soltanto uno strumento di lavoro per i restauratori, ma renderà fruibile dal pubblico quanto accade nel cantiere; 2) l’associazione alla proiezione di una serie di parametri geofisici desunti dalle indagini: questi parametri potranno essere interrogati dagli operatori in tempo reale, analizzando tutti i dati inerenti al manufatto nel suo complesso (supporto e superficie). Terminato l'intervento sul supporto, si prevede la rimozione dei bendaggi posti durante la fase iniziale d'intervento ed il completamento del restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale. Il progetto di restauro, così, diverrà un'occasione per valorizzare, anche nella percezione dei visitatori, non solo il complesso percorso di ricerca, ma anche la metodologia adottata: in questa esperienza, la dimensione progressiva, puntuale ed attenta delle diverse fasi di lavoro, sarà una componente essenziale per sottolineare l'interconnessione di contributi e professionalità, alla base di un evento di rilevanza internazionale. 
restauro mosaico Alessandro
Il Mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia (fine II/ inizi I sec. a.C.), partono le attività di restauro. Credits: Pedicini Fotografi
Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione MANN sulle attività di restauro del mosaico della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario di Persia. Crediti di tutti gli scatti: Pedicini Fotografi

Alla scoperta del Parco sommerso di Baia

Nuovo percorso di visita al Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Dopo quasi un ventennio dall’istituzione, il 10 luglio aprirà al pubblico il nuovo percorso del Parco Sommerso di Baia. In questi mesi sono state condotte delle indagini al centro tra il ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni ed è stato individuato un nuovo isolato di oltre 2500 mq affacciato sul Lacus baianus, un bacino su cui si estendeva l’intero centro di Baia in epoca romana. Le indagini che sono tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, probabilmente di una residenza privata e ancora in gran parte da indagare.

Mosaico policromo ad ottagoni attualmente al centro del restauro

Le prime indagini vennero avviate nel 2018 con la riscoperta di un mosaico a tessere policrome. Un pavimento con disegni geometrici e composto da ottagoni accostati e decorati al centro con fiori stilizzati tutti diversi. In collaborazione con l’Istituto Centrale del Restauro di Roma furono avviate le prime attività di restauro per la protezione dei resti in parte compromessi dalle correnti marine. L’equipe guidata da Barbara Davidde ha monitorato i resti e ha avviato dal 6 luglio i cantieri di messa in sicurezza del pavimento.

parco sommerso di Baia

I visitatori avranno così la possibilità di visitare il nuovo complesso e anche di visionare i lavori del cantiere. Durante il week-end e poi nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con i consueti orari del Parco sommerso con tanto di visita accompagnati dai diving autorizzati.

Il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano ha dichiarato: “È un momento davvero importante per il Parco Sommerso di Baia. Dopo oltre un decennio, apriamo un nuovo settore di visita. L’obiettivo è quello di rendere fruibile questa sito, unico nel suo genere, in tutta la sua estensione e soprattutto al più ampio numero di persone. È per questo che il nuovo percorso sarà visitabile anche tramite canoe e snorkeling. Il lavoro di ricerca che abbiamo avviato naturalmente non si esaurisce qui. Contiamo di aprire nuovi settori  nei prossimi anni per sfruttare a pieno le potenzialità del Parco Sommerso che sono davvero straordinarie”.

parco sommerso di Baia

Sarà così possibile visionare i tre ambienti absidati che avevano un affaccio panoramico sul Lacus baianus dove rimangono anche i resti di pavimenti in marmo, basi, colonne e i gradini che permettevano di scendere nella grande vasca termale. Una banchina proteggeva in antico le murature per evitare che il moto ondoso potesse allagare gli ambienti; il rinforzo che questa struttura subì, serviva anche per limitare gli effetti del bradisismo che già alla fine dell’Impero Romano aveva creato evidenti cedimenti strutturali.

Trapezoforo recentemente scoperto nei fondali di Baia

Il successivo abbandono per il continuo abbassamento del terreno fece si che molti degli elementi d’arredo e architettonici rimanessero in loco obliterati poi nei secoli dalla sabbia. I due trapezofori in marmo, recentemente ritrovati e rinvenuti in una delle stanze del complesso, sono solo alcuni dei preziosi oggetti che il parco sommerso ha svelato. Il percorso di visita si completerà ulteriormente con l’accesso degli ambienti residenziali con un grande peristilio in cui si riconosce il lungo ambulacro coperto con le colonne che lo sorreggevano e i grandi vani decorati con mosaici preziosi. Sul lato di affaccio verso il Lacus è ancora possibile scorgere le bitte a cui potevano ormeggiare le barche, forse di proprietà di qualche ricco signore.

Foto: Courtesy Parco Archeologico Campi Flegrei