Marzamemi II Project

Conclusa la stagione 2021 del Marzamemi II Project

Si è appena conclusa la stagione 2021 del Marzamemi II Project, progetto di studio e ricerca dei beni culturali marini nell’area sud-orientale della Sicilia che si è svolta nei mesi di giugno e luglio ed ha visto la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana impegnata in attività di survey preliminari nell’area marina di Punta delle Formiche, nei pressi di Capo Passero.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito della collaborazione scientifica, già consolidata, con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e, da quest’anno, anche l’Università Federico II per la quale sono in corso di formalizzazione le procedure per l’inserimento nella nuova partnership, operativa a partire dal prossimo anno.

Marzamemi II Project
Marzamemi II Project. Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità siciliana

Assente la Stanford University della California che non ha potuto partecipare alla campagna di ricerca per le restrizioni imposte dagli Stati Uniti in relazione al perdurare della pandemia.

“Continuano le attività di studio nel Mediterraneo in collaborazione con gli atenei del mondo - dice l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà orientate a una ricerca interessante che ci aiuta a meglio comprendere il ruolo della pesca nella Sicilia antica anche in relazione ai traffici commerciali. La ricerca condotta anche quest’anno – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà - è molto importante per la ricostruzione della storia dei traffici commerciali che interessavano la Sicilia e per aiutarci a comprendere in dettaglio qual era il ruolo della nostra Isola nelle attività commerciali del Mediterraneo. Una stagione di ricerche interessanti che aprono nuovi orizzonti partecipando, in parte, a quel momento di entusiasmo che sta investendo la Sicilia, dove è in corso una stagione particolarmente felice per l’archeologia”.

“Oltre alla normale attività di ricognizione dei fondali per verificare lo stato delle aree salvaguardate – precisa la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni - oggetto d’indagine quest’anno è stata la presenza di emergenze storico-culturali legate alle attività e ai sistemi di pesca e lavorazione del tonno nell’antichità ed in particolare nella Sicilia sud-orientale; attività viste in relazione ai traffici commerciali marittimi di quest’area della Sicilia con il resto del Mediterraneo antico. In particolare durante l’attività di scandagliamento sono stati individuati alcuni “cantoni di fondo” ovvero le zavorre per l’impianto delle reti della vecchia Tonnara”.

Nel corso delle attività di ricerca un importante contributo tecnico-logistico è stato fornito dal Reparto Operativo Aereo Navale della Guardia di Finanza, che ha dispiegato uomini e mezzi mettendo in campo una motovedetta con l’intero equipaggio ed i sommozzatori del nucleo subacqueo di Messina. Importante attività è stata svolta anche dalla Capitaneria di Porto di Siracusa, dai Comandi della Marina Militare italiana Marisicilia, Maristat e Maridrografico per le autorizzazioni alle attività a mare e dal El Cachalote Diving Center di Marzamemi, partner tecnico del progetto.


I reperti di Ercolano in mostra a Napoli per "Thalassa"

L’antica Ercolano, distrutta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., era sicuramente una città sul e di mare, lo dimostrano l’esplorazione archeologica approfondita nel settore delle Terme Suburbane, che ha messo in luce la sabbia vulcanica dell’antica spiaggia, dando prova in modo incontrovertibile della posizione del litorale davanti all’area urbana, oltre alle molte testimonianze materiali legate alle attività marinaresche rinvenute nel corso degli anni nel sito archeologico.

Il Parco Archeologico di Ercolano partecipa alla mostra “Thalassa meraviglie sommerse dal Mediterraneo” con un contributo che aiuta a conoscere da vicino la vita di quanti al mere erano legati per professione o per soddisfare bisogni primari. Questo contributo si inserisce in un percorso espositivo al Museo Archeologico di Napoli con circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali (tra queste, il Museo Archeologico di Atene, che presta circa trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento) per tracciare la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico

E dal Parco Archeologico di Ercolano, in esposizione a Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneoin programma sino al 9 marzo 2020, reperti di rara fattura, esclusivi esempi del mondo antico, legati alla vocazione marinaresca dell’antica città: un timone, un fasciame con corde arrotolate e cuoio sul quale si distinguono punti di cucitura, ami da pesca, pesi da rete in piombo, galleggianti provenienti dall’area degli scavi nuovi della Villa dei Papiri e dell’antica spiaggia.

La vicinanza e la connessione al mare è un forte elemento caratterizzante dell’antica Ercolano, tanto che i reperti rinvenuti nel tempo sono stati esposti in un luogo dedicato: il Padiglione della barca, dove i visitatori possono ammirare anche lo scafo di una barca della lunghezza di 10 m. e una larghezza di 2,20 m circa; si trattava probabilmente di un grosso gozzo marinaro. Prevedeva la presenza di tre scalmi per lato e poteva quindi essere mossa da tre coppie di remi, si ipotizza quindi che possa esser una lancia militare con un equipaggio di tre rematori per lato e un timoniere forse utilizzata per portare soccorsi alla popolazione al momento dell’eruzione del 79 d.C.. Straordinariamente ben conservata è la zona di poppa, dove è stata ritrovata la forcella d’appoggio per il timone, che era del tipo a remo esterno ed era bloccato alla forcella da una corda, anch’essa rinvenuta durante lo scavo.

Nel Padiglione, accanto alla barca, alcune vetrine espongono preziosi oggetti in legno e altri materiali deperibili – conservatisi grazie alle particolari condizioni del seppellimento di Ercolano – che rivelano quanto fosse stretto il rapporto della città con il mare.

Il Padiglione della barca è visitabile negli orari di apertura del Parco Archeologico ed è accessibile con lo stesso biglietto di inresso al sito.

"Prosegue  la mobilitazione dei reperti del Parco, testimoni itineranti del nostro passato - dichiara il Direttore Francesco Sirano - e mi piace sottolineare la rarità e quasi unicità per esempio del timone che verrà esposto, oltre che del rotolo di corda e resti di un telone in cuoio, nel quale si possono distinguere i punti di cucitura, evidentemente utilizzato per proteggere le barche o le attrezzature. Ercolano racconta un mare quotidiano, la vita sull’incantevole Golfo di Napoli, ma almeno parte dei cittadini dovevano svolgere attività marinare più complesse come indica in uno dei due templi del santuario affacciato proprio sulla spiaggia il culto della dea Venere come protettrice della navigazione.  Ercolano conferma dunque la sua funzione di trasmissione di fondamentali dati storico archeologici ma anche di  valori umani, i materiali legati al mare sono in tal senso messaggeri di un passato di uomini e donne che li hanno maneggiati ed utilizzati, la natura, la cura nella ricerca e nella conservazione hanno poi fatto il resto, con le vicende accadute che ne hanno determianto l’eccezionale stato di preservazione ".


"Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo" dal 5 dicembre al MANN

Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Al centro del nostro lavoro  ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l'apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell'Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete  temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all'economia, dalla vita di bordo alle ville d'otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell'arte dell'archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche  le nuove scoperte provenienti dall'area portuale di Neapolis. Thalassa disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione  e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l'idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”, commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini, che sarà presente alla cerimonia di apertura della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico ed inaugurerà, domattina alle ore 10, lo stand del MANN.

Thalassa. Nereide su pistrice da Villa del pauslypon, età augustea, MANN

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra “Thalassa”: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare.

Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa.

Thalassa. Cratere a figure rosse. seconda metà V sec. a. C., MANN

Il mare era, dunque, la via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide.

Eppure il Mediterraneo era, per gli antichi, non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo; su un’anfora saranno leggibili addirittura resti di pesce, forse garum.

Naturalmente, iMare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.

Eppure la mostra “Thalassa” andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il Direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell'esotico, crocevia di culture: per questo 'Verso thalassa' abbiamo ospitato  la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell' esposizione. Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra -Capire il cambiamento climatico-, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque".

Il progetto espositivo di “Thalassa” è nato nel più ampio framework di collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019.

“Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia”, ancora, ha promosso l’esposizione, che è stata realizzata anche in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

 


I Romani e il mare. Arriva in Cina: Portus. The Sea of the Ancients

Una mostra itinerante nei musei della Cina, Portus. The Sea of the Ancients, racconta il rapporto degli antichi Romani con il mare, attraverso una ricca selezione di reperti provenienti anche dal territorio flegreo. Prima tappa del progetto espositivo al China Port Museum di Ningbo, dal 17 settembre 2019 al 15 dicembre 2019.

L’esposizione offre al pubblico un importante approfondimento sul tema, mettendo in luce la centralità del mare nel mondo romano e affrontando i suoi diversi aspetti culturali, sociali ed economici, attraverso testimonianze archeologiche e il racconto delle ricerche.

Sei le sezioni in cui si articola il percorso: 1) Il fascino del mare, la vita e il mito; 2) Dove le vie di terra e di mare si incontrano: i porti dell’Italia romana; 3) Il dominio del mare: navi militari e mercantili; 4) Lungo le vie d’acqua: merci e trasporti; 5) Immagini della memoria: navi e porti in monete e medaglie; 6) Navigia fundo emergunt: storia dei ritrovamenti.

Un viaggio che conduce il visitatore a ripercorrere le rotte dei Romani seguendo l’immaginario antico, l’ingegneria e la tecnologia della civiltà romana, la raffinata produzione artistica e artigianale, rivelando  connessioni tra popoli e culture.

Protagonista nel racconto espositivo anche l’area dei Campi Flegrei, che rivestì un ruolo di primo piano nella storia antica e che, con il suo ricco patrimonio, rappresenta un contesto privilegiato per indagare e ricostruire fenomeni e processi legati alla dimensione marittima degli antichi Romani. Lungo le coste flegree furono costruiti il Portus Iulius e successivamente il porto di Miseno, basi della flotta militare romana. Il porto commerciale di Puteoli fu il principale scalo marittimo di Roma fino alla costruzione dei porti di Claudio e di Traiano alla foce del Tevere, nodo strategico di una rete di traffici su una vasta scala geografica che trasformarono la città in un importante emporio dal carattere cosmopolita. Per le ricerche subacquee, esclusiva la testimonianza di Baia sommersa, con complessi residenziali che hanno conservato ancora la ricca decorazione di mosaici e di sculture, raccontata in mostra da reperti e nel vasto apparato iconografico.

Per il pubblico la possibilità di ammirare alcuni capolavori del Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia: la statua di Dioniso con pantera dal Ninfeo di Punta Epitaffio, uno dei due rilievi con triremi rinvenuto nel ‘700 lungo le sponde del Lago Fusaro, la lastra con testa di Zeus Ammone proveniente dalla necropoli di Via Celle di Pozzuoli, l’urna cineraria in alabastro rinvenuta in un mausoleo della necropoli romana della Porta mediana di Cuma e il calco in gesso di epoca romana della statua dell’Apollo del Belvedere.

La mostra coinvolge diversi istituti del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Museo Nazionale Romano, Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, il Parco Archeologico dell’Appia Antica, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei) e il Museo del Mare e della Navigazione Antica di Santa Severa,  ed è prodotta da China Museum International S.r.l e Tianyu Cultural Group Co. Ltd nell’ambito di un programma di mostre destinato ai musei cinesi che ha già visto realizzato con successo un ciclo su Pompei e uno su Paestum.

La cura scientifica è di Rita Auriemma, Renato Sebastiani, Mirella Serlorenzi, Pierfrancesco Talamo e Gabriella Angeli Bufalini per la sezione delle monete. L’ideazione e la progettazione dell’allestimento è degli architetti Gaetano Di Gesu e Susanna Ferrini con la consulenza museografica dell’architetto Gianni Bulian.

La mostra proseguirà, nel 2020, al Museum of the South China Sea di Hainan e al China Maritime Museum di Shanghai.

 


Regione mediterranea a rischio di inaridimento: la spiegazione arriva dal passato

Il team scientifico internazionale SCOPSCO (Scientific COllaboration on Past Spectation Conditions in lake Ohrid) ha pubblicato sulla rivista Nature i risultati di uno studio paleoambientale sul Lago Ocrida (Ohrid in inglese), il più antico d’Europa, situato al confine tra Albania e Macedonia del Nord, noto per la sua eccezionale biodiversità con oltre 300 specie animali e vegetali endemiche. 

Obiettivo della ricerca è studiare il clima della regione mediterranea afflitta da un progressivo inaridimento, probabilmente collegato all’andamento delle precipitazioni dalle quali dipende la disponibilità idrica e la qualità della vita di oltre 450 milioni di persone.

Piattaforma - operazioni notturne

In particolare lo studio ha descritto i cambiamenti ambientali del passato avvenuti in risposta all’alternanza di periodi glaciali e interglaciali. Le analisi geochimiche e polliniche hanno permesso di capire che durante i periodi caldi e a maggior contenuto di CO2 nell’atmosfera si osserva un aumento del contrasto stagionale con estati molto più aride e autunni con forti precipitazioni. Lo studio ha inoltre documentato importanti connessioni tra il sistema climatico mediterraneo e quello monsonico africano mettendo in evidenza la stretta relazione tra clima regionale e globale. Il confronto tra i dati e i modelli climatici sviluppati nell’articolo mostra un intensificarsi dei cicloni sul Mediterraneo occidentale, soprattutto in autunno. L’aumento della ciclogenesi sarebbe legato, secondo questa ricerca, al riscaldamento anomalo della superficie del mare durante l’estate.

Effetti simili potrebbero derivare dal recente riscaldamento climatico di origine antropica, e in questo contesto, le ricerche sul Lago di Ocrida potranno essere utili per risolvere alcune delle incertezze presenti nel rapporto della commissione intergovernativa sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) e migliorare le proiezioni future.

Piattaforma per il campionamento sul lago di Ocrida

Il lavoro di perforazione dei sedimenti del fondo del Lago Ocrida, effettuato grazie a uno dei progetti di maggior successo del consorzio ICDP (International Continental Scientific Drilling Program) e cofinanziato da enti di ricerca nazionali, tra cui, per l’Italia, l’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha raggiunto una profondità di 568 m e superando una colonna d’acqua di 245 m. Gli studiosi hanno impiegato cinque anni, tramite l’analisi delle diverse proprietà delle carote di sedimento recuperato, per rivelare che il lago si è originato 1,36 milioni di anni fa e che è esistito senza soluzione di continuità.

Il team SCOPSCO, diretto da Bernd Wagner dell’Università di Colonia (Germania), coordinato per l’Italia da Giovanni Zanchetta dell’Università di Pisa, vede Laura Sadori del Dipartimento di Biologia ambientale come coordinatrice del gruppo di palinologia.

Tra i dati ottenuti, di gran rilievo è quello del polline fossile, che è stato studiato da un gruppo internazionale di palinologi (SCOPSCO Polle Group, https://web.uniroma1.it/dip_dba302/ricerca/scopsco-pollen-group),primo a vedere un così alto numero di esperti lavorare in sinergia su un unico archivio. Per Sapienza ne fanno parte, oltre a Laura Sadori, Alessia Masi, data manager, e Gaia Sinopoli che ha svolto la sua ricerca su questo argomento nell’ambito del Dottorato in Scienze della Terra, curriculum in Ambiente e Beni Culturali.