Macerata: mostra "Lorenzo Lotto, il richiamo delle Marche"

Dal 19 ottobre 2018 
MACERATA, Palazzo Buonaccorsi
CENTRI LOTTESCHI: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto. Mogliano, Monte San Giusto, Recanati, Urbino

Il 2018 riporta uno dei più affascinanti artisti del Rinascimento sotto i riflettori internazionali, con eventi in Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Nelle Marche una grande mostra a doppio binario conduce da Macerata - dove tornano le opere legate a queste terre, disperse in Europa - ai capolavori di Lotto conservati nel territorio.
Tra borghi, colline e mare.
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Lorenzo Lotto torna protagonista nelle Marche, sua terra d’elezione,
in un anno davvero speciale.

Il 2018 a livello internazionale ha puntato infatti i riflettori sul grande artista, al centro di una ammirata mostra dedicata ai suoi ritratti in due tra i più importanti musei del mondo: il Prado di Madrid, ove si è conclusa il 30 settembre scorso, e la National Gallery di Londra, ove la mostra aprirà il prossimo novembre.

Un “imprevisto” anno lottesco al quale non poteva mancare la Regione Marche, le cui terre sono state riferimento essenziale nella vita e nella formazione del pittore.

In concomitanza con le due tappe espositive, in relazione con le due prestigiose Istituzioni di Londra e Madrid con la collaborazione del Museo Statale Ermitage, il territorio marchigiano diventa nell’autunno-inverno 2018 teatro di un evento espositivo e d’iniziative collaterali di altissimo valore - promosse dalla Regione Marche con il Comune di Macerata - che permetteranno al pubblico di riscoprire lo straordinario patrimonio lottesco, in una regione che non ha eguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista.

E nel contempo il pubblico potrà cogliere il profondo legame che unì il Maestro veneziano a queste terre, nelle quali ripetutamente tornava per creare e per ispirarsi e ove scelse di attendere la morte e trovare sepoltura.

Dal 19 ottobre 2018 al 20 febbraio 2019, a Palazzo Buonaccorsi sede del Museo Civico di Macerata, una grande e inusuale mostra, organizzata da Villaggio Globale International, riunirà per la prima volta le opere di Lotto create per il territorio e poi disperse nel mondo o quelle che, per storia e realizzazione, hanno avuto forti legami con le Marche.

Un’esposizione di ricerca, per certi versi sperimentale nel voler abbinare forza espositiva, supporti multimediali di approfondimento, grandi capolavori ma anche spunti di ricerca e discussione critica.

Una mostra preziosa, che rivela al pubblico inediti materiali documentari sull’attività dell’artista e opere mai esposte in precedenti eventi – tra tutti una “Venere adornata dalla Grazie” di collezione privata, pubblicata da Zampetti nel 1957 e rimasta all’oscuro per sette decenni (una delle novità più eclatanti della mostra !) - ma che si completa necessariamente nel territorio marchigiano, ponendosi in stretto dialogo con i lavori lotteschi (25 opere) disseminanti nei diversi centri e volutamente lasciati nei siti di appartenenza.

Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino danno forma con Macerata a una sorta di mostra diffusa da vivere insieme alle bellezze artistiche e naturali delle Marche: regione ferita purtroppo dall’ultimo drammatico sisma che ha colpito il Centro Italia, ma che tenacemente sta puntando a valorizzare il suo immenso patrimonio.

PRESTITI INTERNAZIONALI, DOCUMENTI E OPERE MAI ESPOSTE PRIMA.

Curata, con la collaborazione di tanti studiosi marchigiani, da Enrico Maria Dal Pozzolo - tra i massimi esperti dell’artista e co-curatore anche delle mostre di Madrid e Londra - l’esposizione propone a Macerata oltre 20 dipinti autografi di Lotto e 5 disegni di sua mano e alcune straordinarie opere grafiche di grandi autori, quali Dürer e Mantegna, da cui Lorenzo trasse ispirazione; ma anche preziosi manoscritti e volumi, globi e antiche mappe, per contestualizzare la sua attività in queste terre.

Opere di Lotto provenienti da collezioni internazionali - come la Gemäldegalerie della Staatliche Museen di Berlino, il British Museum di Londra, Il Musèe du Louvre di Parigi, il Museo Nazionale Brukental di Sibiu, il Museo del Prado di Madrid o il Musée des Beaux Arts di Strasburgo, ma anche dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, dal Museo Correr di Venezia e dalle Collezioni del Quirinale - saranno riunite per l’occasione a Palazzo Buonaccorsi, nel cuore della cittadina marchigiana colpita dal sisma del 2016.

Sono esposte per la prima volta in Italia le tele da Berlino con il "San Cristoforo" e il "San Sebastiano", due pannelli di un polittico disperso che Lotto aveva realizzato per la Chiesa di Castelplanio, piccolo centro nei dintorni di Jesi. Le opere, acquistate dallo Stato di Prussia tra il 1819 e il 1821 dal mercante inglese Edward Solly, sono state restaurate nel 1998 presso il Getty Museum, rivelando parti nascoste dalla cornice ottocentesca e mostrando una resa pittorica del corpo nudo del San Sebastiano esemplare e minuziosa, assai rara nella produzione lottesca.

Dall’Ermitage di San Pietroburgo giungono invece, eccezionalmente, due importanti opere marchigiane di Lotto, compreso il “Cristo conduce gli apostoli al Monte Tabor” (1511-1512), predella di quella bellissima “Pala di Recanati” che il pubblico può ammirare nella vicina città di Leopardi; mentre dalle Gallerie degli Uffizi arriva a Macerata, esposta al pubblico per la prima volta dopo un eccezionale restauro, una “Sacra Conversazione” firmata e datata 1534, anno in cui certamente Lotto era nelle Marche. La cromia, bellissima e quasi inaspettata del dipinto, come la complessa costruzione iconografica, ci confermano la grandezza di questo artista, che sa incantare con le sue “vibrazioni magiche di luce”: pittore malinconico e inquieto, non adeguatamente apprezzato in vita, ma posto dalla critica, a partire dalla fine dell’Ottocento, tra i giganti della pittura del XVI secolo.

Nelle sale del settecentesco Palazzo Buonaccorsi - di cui si possono godere le magnifiche decorazioni barocche - l’esperienza “marchigiana” di Lotto, ora ricomposta, viene integrata anche da alcune opere “di collegamento”, per le quali non è documentato ma neppure escluso il legame territoriale, in modo da delineare senza lacune l’evoluzione artistica del pittore veneziano; mentre i rimandi alle tante opere della regione sono suggeriti dalla didattica e da contributi video appositamemte realizzati da Land Comunicazioni, così come il documentario con la regia di Luca Criscenti (presentato anche a Madrid e Londra) che chiude l’esposizione maceratese, invitando i visitatori ad andare per borghi e colline, sempre sulle orme del grande artista.

Unica eccezione: la presenza emozionante in mostra del grande affresco staccato e montato su tela del San Vicenzo Ferrer in Gloria (1510 - 1512 circa) - l’unico ad oggi conosciuto nelle Marche - non visibile ormai da tempo, a causa del grave sisma che ha reso inagibile la Chiesa di San Domenico a Recanati, ove l’opera era conservata, e dunque esposto al pubblico in questa occasione, grazie alla collaborazione della locale Diocesi.

PER CONCLUDERE TRE "CASI STUDIO" .
La mostra si chiude con tre focus molto particolari.

Il primo al fine di ricostituire idealmente e a titolo esemplificativo il “dossier grafico” di riferimento del pittore. propone una serie di stampe e incisioni sicuramente note a Lotto e da lui utilizzate.

Ma in questo contesto si riporta anche all’attenzione della critica e del pubblico una tela con “San Girolamo nello Studio” in passato ben presente nella letteratura scientifica e quindi acquistata, alla fine degli anni Settanta, per i Musei Civici di Bassano del Grappa: un’opera che in seguito fu però al centro di polemiche e di animate discussioni circa la paternità di Lorenzo Lotto e quindi relagata nei depositi museali e per lunghi anni completamente dimenticata.

Ora, dopo che nel 2018 il dipinto è stato recuperato dai magazzini del museo e sottoposto ad analisi scientifiche (che hanno dimostrato la compatibilità con le tecniche esecutive lottesche, nonché la presenza di alcuni pentimenti), Enrico Maria Dal Pozzolo riapre la discussione, riconoscendo l’alta qualità del dipinto, nonostante le condizioni conservative, e la sua congruità con la fase lauretana del pittore e, infine, valutando il suo essere una “copia libera” da un’incisione di Dürer - artista amato da Lotto fin dalla giovinezza - elemento tutt’altro che contrario alla paternità lottesca.

Il secondo focus è un vis-à-vis tra la bellissima “Madonna con il bambino” di Crivelli di proprietà del Museo di Macerata e la “Madonna" di Lotto, prestata dal Museo Correr di Venezia, di probabile origine marchigiana: un dialogo dunque tra due veneziani che lasciarono la loro terra d’origine per radicarsi entrambi nella regione adriatica, quasi “un’oasi di libertà creativa”.

Infine una provocazione, per scuotere le nebbie intorno alla viceda e gli animi di quanti potrebbero aiutare: l’ultima opera in mostra è la cornice vuota della famosa “Madonna di Osimo” , realizzata da Lorenzo intorno agli anni trenta del Cinquecento e rubata dalla Chiesa dei minori osservanti nel 1911, lo stesso anno del celeberrimo furto della Gioconda.

A differenza del capolavoro leonardesco, il dipinto di Lotto non fu mai recuperato, producendo una ferita aperta nel patrimonio della regione, ancora da sanare. (catalogo Skira)

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Il realismo ammaliante di Gaetano Bellei

Vi sono artisti poco noti al grande pubblico, ma la cui maestria è indubbia e andrebbe promossa maggiormente. A questa categoria appartiene Gaetano Bellei (1857-1922), talentuoso ritrattista e paesaggista tendente a raffigurare scene domestiche di vita quotidiana con uno stile impeccabile.

Gaetano Bellei, olio su tela

Formatosi con Adeodato Malatesta all’Accademia di Belle Arti di Modena (sua città natia ove in seguito otterrà la cattedra di figura), mediante il quadro scenografico “Il Francia ammira la Santa Cecilia di Raffaello” ricevette il Pensionato Poletti che gli consentì di completare gli studi a Roma e Firenze. Il suo eclettismo ed estremo verismo lo resero un assoluto innovatore, ricercato anche da mecenati britannici che lo incaricarono di realizzare dipinti di genere: scene d’interni dal carattere frivolo e pittoresco, realizzate però con una tecnica notevole che mostra gli influssi delle tendenze pittoriche europee di allora, tra le quali il simbolismo tedesco. Simili rappresentazioni ebbero notevole successo al punto da ricevere commissioni di repliche apportando delle varianti.

Gaetano Bellei, Frate col mandolino, olio su tela

La sua bravura risiede anche nella resa degli affetti, con le svariate espressioni del volto di fanciulli ed anziani, soggetti da lui prediletti e mostrati in scene di gioco, di abbraccio e di consumo di umili pasti. Soleva ritrarre altresì figure femminili eleganti e sorridenti in ambienti raffinati, adornate di sciarpe e dalle lunghe vesti tipiche del periodo. Rapido esecutore dai colori luminosi, si accostò al genere sacro realizzando pale d’altare ed affreschi in svariate chiese del modenese. I ritratti, tra cui un autoritratto, variano in relazione al particolare soggetto: taluni rifacenti alle convenzioni ufficiali, altri più emotivi, talvolta richiamano la tecnica divisionista.

Gaetano Bellei, La benvenuta, olio su tela

Realizzò mostre incentrate sulla pittura di genere, sacra e ovviamente ritrattistica, in importanti sedi quali Torino, Milano e Roma. Tra le sue tele più accattivanti menzioniamo “Scialletto azzurro”, “La benvenuta”, “Resfa” (che destò scandalo e critiche in accademia per la rappresentazione oscura e cruda dei corpi dei martiri), “Briscola in convento” e “Durante la pioggia”, da cui traspare originalmente lo stile Liberty quale esempio perfetto della sua tendenza alla sperimentazione.

Gaetano Bellei, Giornata di vento, olio su tela
Gaetano Bellei, Durante la pioggia, olio su tela

 


Ha aperto al pubblico la grande antologica dedicata a Carlo Carrà

Milano, 3 ottobre 2018 - Dal 4 ottobre sino al 3 febbraio 2019 sarà possibile ammirare a Palazzo Reale una straordinaria mostra dedicata a Carlo Carrà (1881 – 1966), uno dei più grandi maestri del Novecento, protagonista dell’arte italiana e della pittura moderna europea. Si tratta della più ampia e importante rassegna antologica mai realizzata su Carrà, un’occasione irripetibile che vede riunite circa 130 opere, concesse in prestito dalle più importanti collezioni italiane e internazionali, pubbliche e private.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, la mostra curata da Maria Cristina Bandera, esperta di Carrà e direttrice scientifica della Fondazione Roberto Longhi di Firenze, con la collaborazione di Luca Carrà, nipote del maestro, fotografo e responsabile dell’archivio di Carlo Carrà, fa parte del palinsesto Novecento Italiano ideato dall’Assessorato alla Cultura per l'intero 2018 e dedicato a tutte le espressioni artistiche e culturali che hanno animato il secolo appena trascorso, nel nostro Paese.

La musa metafisica, 1917
Olio su tela, cm 90 x 66
Milano, Pinacoteca di Brera

"L'esplorazione del Novecento Italiano, a cui il Comune di Milano ha dedicato la programmazione culturale del 2018, prosegue in autunno con questa importante retrospettiva che rende omaggio a un maestro dell’arte italiana della prima metà del secolo, protagonista della pittura moderna europea, che ha scelto la nostra città come epicentro della sua attività creativa e professionale - afferma l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Una mostra importante, con oltre centotrenta opere, attraverso la quale Palazzo Reale ricostruisce la storia di un percorso d'arte e di vita sempre all’insegna della capacità di aprirsi a nuove possibilità e orizzonti di linguaggio artistico, in un costante confronto con le opzioni stilistiche e le tendenze espressive del tempo a lui contemporaneo".

L’esposizione aprirà al pubblico a trent’anni dall’ultima rassegna a lui dedicata dal Comune di Milano (1987) e a cinquantasei anni da quella che – Carrà ancora in vita – si svolse nel 1962, sotto la presidenza di Roberto Longhi, entrambe realizzate proprio a Palazzo Reale.

I Nuotatori 1932
Oil on canvas, cm 63,5 x 108,5
Augusto e Francesca Giovanardi Collection

Quella del 1962 era un omaggio al maestro che nel ‘54 aveva ricevuto la medaglia d’oro di cittadino benemerito e che giovanissimo aveva scelto Milano come sua città d’elezione; un doveroso riconoscimento - in una tradizione tutta milanese – che faceva seguito al tributo dedicato al pittore nelle sale della Pinacoteca di Brera nel 1942, in uno dei momenti più tragici della seconda guerra mondiale.

Obiettivo della nuova esposizione è ricostruire l’intero percorso artistico del maestro attraverso le sue opere più significative dalle iniziali prove divisioniste, ai grandi capolavori che ne fanno uno dei maggiori esponenti e battistrada del futurismo e della metafisica, ai dipinti ascrivibili ai cosiddetti ‘valori plastici’, ai paesaggi e alle nature morte che attestano il suo ritorno alla realtà a partire dagli anni venti, con una scelta tematica che lo vedrà attivo sino alla fine dei suoi anni, non senza trascurare le grandi composizioni di figura, soprattutto degli anni trenta, il decennio a cui risalgono anche gli affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano, documentati in mostra dai grandi cartoni preparatori.

Composizione, 1915
Collage, tempera, gouache e carboncino, cm 40,9 x 30,2
Mosca, State Pushkin Museum of Fine Arts
Arch. Fotografico State Pushkin Museum of fine Arts, Mosca

“Con questa esposizione sul pittore voluta dal Comune di Milano nella sede di Palazzo Reale, si offre la possibilità di ripercorrere de visu il lungo, articolato e indomito percorso artistico compiuto da Carlo Carrà. L’opportunità di allargare il nostro sguardo per intuire le mosse del pittore entro uno scenario internazionale, di guardarlo, soprattutto, con gli occhi del tempo presente. Di comprenderne la tempra artistica e la grande passione per la pittura e la cultura, che lo accompagnò sino agli ultimi giorni della sua lunga vita. Di intenderne il potente ruolo di battistrada che lo vide protagonista durante le avanguardie nelle capitali europee, la successiva capacità di voltare pagina e di intraprendere strade sempre nuove, di volgersi al passato con spirito moderno per percorrere una via che guardasse in avanti, la costante volontà di ripensare, rimeditare e spogliare la realtà per arrivare all’essenza e, infine, il suo fare artistico legato ai valori portanti della grande tradizione pittorica italiana: il calibrato senso dello spazio e la superba maestria del colore, o meglio, a dirlo è Roberto Longhi, delle sue “dominanti cromatiche”, afferma Maria Cristina Bandera.

La mostra presenta un corpus di più di 130 opere concesse da alcune delle più grandi collezioni del mondo come quelle dello State Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, dell’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, della Kunsthaus di Zurigo, della Yale University Art Gallery, della Národní galerie di Praga, del Museum of Fine Arts di Budapest e dai Musei Vaticani e da prestiti di numerosi musei italiani, tra cui la Pinacoteca di Brera, il MART di Rovereto, il Museo del Novecento di Milano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, oltre a molte collezioni private, così da ricostruire la fitta trama di affinità intellettuali e di rapporti d’elezione che legò Carlo Carrà ai suoi collezionisti e amici del tempo. Fu, infatti, artista irrequieto, persona dai viaggi significativi che lo portarono già giovanissimo a Parigi e poi a Londra, e di importanti incontri internazionali da Apollinaire a Picasso, oltre che uomo di grandi aperture culturali e di letture che lo spinsero a svolgere un’attività critica sulle riviste più importanti e di tendenza del tempo, “La Voce”, “Lacerba” e soprattutto “L’Ambrosiano”.

La carrozzella, 1916
olio su tela applicata su compensato, cm 51,5 x 66,5
MART 969, VAF 0717
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Collezione VAF-Stiftung

Infine la mostra non intende proporre solo la produzione artistica di Carrà, ma anche i tratti e i momenti più significativi di quella che lui stesso definisce “una vita appassionata”. Sarà pertanto corredata da documenti, fotografie, lettere e numerosi filmati che testimoniano l’intensa vita di Carlo Carrà, di cui in prima persona ci dà conto nelle pagine de La mia vita, l’autobiografia che ha scritto nel 1942. Infatti, la mostra presenta in assoluta anteprima un filmato inedito del 1952, per la regia di Piero Portaluppi, riscoperto e valorizzato grazie ad un progetto di ricerca di Andrea Scapolan, che ne ha seguito il restauro realizzato da CSC – Cineteca Nazionale, che documenta la vita di Carrà attraverso le parole di Roberto Longhi.
Tutti i visitatori avranno a disposizione un’audioguida che li accompagnerà nelle varie sezioni con un racconto accessibile e coinvolgente, sonorizzato dalle musiche da camera di Alfredo Casella, amico di Carrà.

Ne derivano 7 sezioni, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile del grande maestro: Tra Divisionismo e Futurismo; Primitivismo; Metafisica; Ritorno alla natura; Centralità della figura; Gli ultimi anni; Ritratti. In tal modo, il percorso espositivo, fluido e coerente, scandisce le tappe di una vita interamente dedicata alla pittura: “La mia pittura è fatta di elementi variabili e di elementi costanti. Fra gli elementi variabili si possono includere quelli che riguardano i princìpi teorici e le idee estetiche. Fra gli elementi costanti si pongono quelli che riguardano la costruzione del quadro. Per me, anzi, non si può parlare di espressione di sentimenti pittorici senza tener calcolo soprattutto di questi elementi architettonici che subordinano a sé tutti i valori figurativi di forma e di colore. A questi principi deve unirsi quello di spazialità, il quale non è da confondersi col prospettivismo; poiché il valore di spazialità non ha mai origini per così dire visive. Questo concetto nella mia pittura è espressione fondamentale.” (Carlo Carrà, 1962)

Gentiluomo Ubriaco (1916)
Olio su tela, cm 60 x 45
Collezione privata

Un prestigioso volume realizzato da Marsilio Editori sarà il catalogo della mostra e includerà anche un cd musicale “Nel salotto di Casella: la musica da camera di Alfredo Casella, collezionista di Carlo Carrà” prodotto da Concerto Classics, che permetterà infatti di indagare e raccontare al grande pubblico il milieu in sui si è sviluppato ed è cresciuto il talento artistico di Carrà, narrando in musica il rapporto con la sua epoca e con quello che fu, per stima e pura amicizia e non per ricchezza personale, il suo maggiore collezionista.

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Il peculiare estro di Emilio Vedova, originale ideatore dei “Dischi”

Pittore veneziano dallo stile inconfondibile, Emilio Vedova (1919-2006) si configurò come un’artista autodidatta fortemente attivo in campo nazionale ed internazionale. Definito come il fratello italiano di Jackson Pollock, introdusse negli anni Cinquanta del Novecento un linguaggio estetico inusuale e rivoluzionario, con una tendenza alla non figurazione vissuta in maniera molto passionale.

Image of Time (Barrier), 1951. Foto di G. Starke, CC BY-SA 2.0

Dopo una fase limitata di frequentazione di un corso serale di decorazione, aderì al gruppo Corrente insieme ai colleghi Birolli, Vittorini, Guttuso e Morlotti, prendendo parte alla resistenza nel 1943. Fondò il Fronte Nuovo delle Arti a Venezia e inizialmente mostrò l’influsso della corrente postcubista compiendo una serie dalle tonalità bianco-nere denominata per l’appunto “Geometrie nere”, sebbene in seguito aderì pienamente all’Informale. Nel 1951 a New York ebbe luogo la sua prima mostra personale negli Stati Uniti e l’anno successivo divenne membro del Gruppo degli Otto. Nel 1958 compì le sue prime litografie e dopo un anno dipinse “Scontro di situazioni”, ampie tele a forma di L inserite in un ambiente scuro ideato da Carlo Scarpa a Venezia. Ulteriori cicli di opere molto noti furono “Ciclo della protesta” e “Cicli della Natura”. Curò altresì le scenografie e i costumi dell’opera “Intolleranza ’60”, mentre tra il 1961 e il 1965 eseguì i cosiddetti “Plurimi”, ossia dipinti e sculture di legno e metallo distinti, complessi e mobili. In occasione dell’Expo del 1967 preparò per il padiglione italiano un collage-luce con minuscole lastre inserite in un ambiente asimmetrico ove proiettare figure cangianti.

Absurdes Berliner Tagebuch `64, 1964 (Plurimo 1-7), Berlinische Galerie. Foto di Ingo Ronner, CC BY 2.0
Absurdes Berliner Tagebuch '64, Berlinische Galerie. Foto di Jean-Pierre Dalbéra, CC BY 2.0

Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti vi sono il premio per giovani pittori alla Biennale di San Paolo nel 1951, il Guggenheim International Award nel 1956, il premio per la pittura alla Biennale di Venezia nel 1960. Svariati i ruoli prestigiosi ricoperti, tra i quali ricordiamo il compito di direttore dell’Internationale Sommerakedemie a Salisburgo, lo svolgimento di svariate conferenze negli Stati Uniti e l’attività di insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha infine ricevuto le onorificenze di “Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana per meriti culturali” e la “Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte”.

Emilio vedova, senza titolo, 1957-59. Foto di Sailko, CC BY-SA 4.0

Al termine degli anni Settanta sperimentò varie tecniche, ad esempio l’uso di opere mobili su dei binari d’acciaio (Plurimi-Binari), i monotipi e l’incisione su ampi vetri. L’artista usò il corpo per cifrare l’idea di spazio, dando importanza alle forme com’è visibile nel ciclo dei Dischi realizzati a partire dal 1985. D’altronde, l’espressionismo astratto gioca con il concetto di spazio, negando il valore del figurativo ed attuando un uso accorto del colore. I suddetti dischi sono pannelli circolari doppi dalla peculiare cromia, esposti in suggestive location quali la Fattoria di Celle (dove eseguì i primi esemplari, denominati “Non dove”, decorati su ambedue le facce) e il Castello di Rivoli.

Tra i dischi più rilevanti va menzionato “Chi brucia un libro brucia un uomo”, mega installazione che
rievoca la distruzione della biblioteca di Sarajevo a seguito di un incendio durante il periodo bellico,
nonché l’antecedente ciclo di opere “Dischi, Tondi e Oltre” compiute tra il 1985 ed il 1987. Tali
creazioni furono l’esito di un intenso periodo di ricerca relativa alla sacrale figura del cerchio in
contrapposizione all’universo mutevole, caotico ed asimmetrico percepito dal suo sguardo d’artista.
I Tondi sono dipinti su tela realizzati su un unico lato, mentre gli Oltre sono costituiti da tondi
all’interno di quadrati, completando la sua attività di rottura e di superamento delle barriere.

La realizzazione dei grandi teleri all’inizio degli anni Ottanta ha preparato questa successiva
riflessione sulla circolarità, in quanto nel corso della sua lunga carriera artistica ha sperimentato
discipline differenti spinto da un irrefrenabile spirito di ricerca. Il suo obiettivo era catturare lo spazio
mediante tutte le sue variegate produzioni: schegge, frammenti e dipinti perfettamente inseriti
nell’ambiente circostante, in un dialogo perfetto tra le opere e lo spazio architettonico che le
custodisce.

Emilio Vedova, senza titolo (prova impossibile), 1985. Foto di Sailko, CC BY-SA 4.0

Vedova assume importanza nell’arte in quanto simbolo della sperimentazione, di ricerca del nuovo
da dipingere, realizzando opere energiche all’interno di una società novecentesca in continua
evoluzione. Fu capace di rinnovarsi pur non alterandosi, adottando progressivamente una scelta più
raffinata dei supporti, giungendo anche a geometrie atipiche. L’esito di questo processo è
rappresentato da opere contraddistinte da pennellate nervose che veicolano la potenza del segno privo
di riferimenti, emergente in virtù della sua forza emotiva.

Emilio Vedova a Darmstadt con Pierre Kröger (4 agosto 1986). Foto dello stesso Pierre Kröger, CC BY-SA 4.0

Successivamente alla sua morte è stata organizzata ai Magazzini del Sale una mostra con le sue
opere in movimento, così come ideato dall’amico Renzo Piano: affiancate da un sottofondo musicale,
offrono allo spettatore uno stimolo multisensoriale davvero affascinante. Un gesto ammirevole da
parte della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova che continua a rimembrare ed omaggiare questo
peculiare artista nostrano.

Sitografia:

Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

Peggy Guggenheim Collection

Artribune

Emilio Vedova. Foto di Rober l, CC BY-SA 4.0

Le dieci mostre assolutamente da vedere entro il 2019

L’anno sta per volgere alla sua fase finale, ma le emozioni per gli appassionati di cultura
proseguono, con un calendario autunnale ricco di entusiasmanti eventi museali. L’Italia intera sarà
caratterizzata da molteplici esposizioni per una variegata offerta culturale adatta ad ogni tipologia di
gusto: personalità di spicco dell’arte internazionale, maestri della tradizione nostrana, figure
d’avanguardia, e non solo. Una celebrazione dell’arte a 360 gradi, coinvolgente pittura, scultura,
fotografia, grafica, ma anche archeologia e letteratura.

Ecco a voi una selezione degli eventi clou dell’autunno 2018:

 

Marchesa Elena Grimaldi (olio su tela, 1623 circa), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla National Gallery of Art

A Torino la Galleria Sabauda ospiterà dal 16 novembre la mostra Van Dyck. Pittore di
Corte, per onorare l’allievo migliore di Rubens, colui che mutò profondamente la tecnica del
ritratto nel corso del Seicento. Presente nelle più importanti corti europee – tra cui quelle di
Giacomo I e Carlo I d’Inghilterra – ritrasse regine, principi e nobili appartenenti alle famiglie
più facoltose del suo tempo, restituendo capolavori dall’elegante e minuziosa riproduzione,
nonché dall’elevata qualità cromatica. Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini curano la
mostra, ove il nucleo di opere presenti nella Galleria sarà affiancato ulteriori dipinti forniti da
rilevanti musei, per un totale di oltre cento opere esposte.


A Modena dal 22 settembre fino al 6 gennaio 2019 alla Galleria Estense ci attenderà
l’interessante esposizione Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato,
relativa ad esperienze di viaggio compiute da esploratori, pellegrini e mercanti tra il
Quattrocento e l’Ottocento. Una cospicua porzione del patrimonio della Biblioteca Estense
Universitaria, caratterizzata da preziosi volumi con illustrazioni, sarà affiancata da dipinti,
sculture, elementi decorativi e materiale etnografico. Tra i testi più rari vanno menzionate la
prima edizione dell’epistola indirizzata da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la
Cosmografia elaborata da Tolomeo per il duca Borso d’Este. Furono testimonianze dal valore
gnoseologico inestimabile per la conoscenza di territori e popolazioni semisconosciuti in
Europa.


A Firenze dal 29 ottobre nelle Gallerie degli Uffizi sarà visibile eccezionalmente Il codice
Leicester di Leonardo da Vinci. L’acqua microscopio della natura. Si tratta di uno tra i più
rilevanti risultati del genio leonardiano, un manoscritto di 72 pagine colmo di eccezionali
intuizioni e magnifici disegni offerto per l’occasione dal suo proprietario Bill Gates.
L’esposizione, curata da Paolo Galluzzi, permetterà di sfogliarne le pagine su schermi digitali
valutando l’opera con le nozioni attuali sull’acqua e sull’ambiente.


A Roma dal 17 ottobre avrà luogo nelle Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori e
Metamorfosi per ricordare la morte del poeta romano avvenuta duemila anni fa. Verrà
descritto l’uomo e il poeta: colui che si scontrò con l’imperatore Augusto per questioni etiche e
politiche, nonché l’autore di meravigliosi versi sull’amore. Fulcro dell’esposizione sarà
Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico relativo alla metamorfosi tramite il quale ci
sono pervenute molteplici narrazioni mitologiche appartenenti alla classicità greco-romana. Il
tutto sarà narrato attraverso duecento opere: statue, affreschi, monete, codici miniati e gemme
che dall’antichità giungono all’epoca barocca.


A Milano sarà ammirabile presso il Museo della Permanente la mostra immersiva Caravaggio
– Oltre la tela, atta ad illustrare le suggestive opere del genio bergamasco: i dipinti delle
cappelle Contarelli e Cerasi, Medusa custodita agli Uffizi e Decollazione del Battista nella
Concattedrale di La Valletta, i quadri del Louvre tra i quali Morte della Vergine, solo per
citarne alcune. Dal 6 ottobre sarà possibile coglierne i capolavori dai colori intensi, rifotografati
appositamente per l’esposizione, esito di un progetto tecnologico fondato su trenta proiettori,
cuffie bineurali e videomapping.


A Rovigo presso il Palazzo Roverella si discuterà del rapporto tra Arte e magia. Il fascino
dell’esoterismo in Europa in una mostra curata da Francesco Parisi. Sarà visitabile da sabato
29 settembre sino al 27 gennaio 2019, per cogliere l’influsso delle correnti esoteriche sulle arti
figurative europee dal Simbolismo alle Avanguardie storiche mediante artisti quali Redon,
Ranson, Grasset, Delville, Rops, Martini, Serusier, Kandinsky, Schwabe, Robin, Munch,
Bistolfi, Kienerk, Basile, Klee, Balla e Watts. Si procederà dalla sezione I con l’invito al
Silenzio iniziatico, alla sezione II con i templi e gli altari tipici dell’architettura esoterica, sino
alla sezione III con la raffigurazione finale di aure e forme ancestrali.

A Venezia da venerdì 7 settembre vi saranno Tintoretto 1519- 1594 presso il Palazzo
Ducale ed Il giovane Tintoretto presso le Gallerie dell’Accademia. Nel festeggiare il
cinquecentesimo anniversario della nascita di Jacopo Robusti, innovatore artista dalla pittura
visionaria, Venezia ne rievoca la memoria in collaborazione con la National Gallery of Art di
Washington. Cinquanta dipinti e venti disegni per una vasta esposizione resa possibile dai
preziosi prestiti offerti da musei italiani ed esteri, tra i quali la National Gallery, il Victoria ed
Albert Museum, il Louvre ed il Prado di Madrid. Curato da Robert Echols e Frederick Ilchman,
l’itinerario espositivo inizia e termina con due autoritratti del celebre pittore, realizzati
rispettivamente agli inizi e in conclusione della propria carriera. Tra le opere più rilevanti
citiamo Giuditta e Oloferne, Il ratto di Elena lungo più di tre metri, Ritratto di Giovanni
Mocenigo e gli immancabili cicli compiuti dal 1564 al 1592 proprio per Palazzo Ducale,
ammirabili nel luogo d’origine.


A Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria avverrà l’esposizione inedita di capolavori
risalenti all’epoca d’oro della scuola umbra mediante la rassegna L’altra galleria: opere
realizzate tra il Duecento ed il Cinquecento da abili maestri tra i quali Meo da Siena, Allegretto
Nuzi, Giovanni Boccati, Benvenuto di Giovanni, Eusebio da San Giorgio e il Perugino.
Solitamente custoditi nei depositi per motivi conservativi o carenze di spazio, dal 22 settembre
saranno finalmente visibili accanto alla collezione permanente di opere di Beato Angelico,
Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.


A Genova da sabato 8 settembre Palazzo Ducale sarà luogo di esposizione della splendida
mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007: centocinquanta foto raffiguranti suggestivi
panorami in Sicilia e nella laguna di Venezia, nonché particolari scatti realizzati durante i
soggiorni esteri a New Orleans, in Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile, evidenziano
l’internazionalità e l’originalità del suo operato. Immagini per lo più vintage, in bianco e nero,
caratterizzate da una finezza compositiva che si inserisce nel pieno stile neorealista. Curata da
Denis Curti, la mostra è suddivisa in nove sezioni che ne raccontano la passione per la natura,
lo stupore e la meraviglia di andare oltre i confini e la realtà alla ricerca di un perfetto equilibrio
tra eleganza e semplicità.


A Torino è prevista ulteriormente la mostra Ercole e il suo mito, dal 13 settembre presso la
Reggia Venaria: una collezione di settanta opere che raffigurano l’eroe della mitologia greca su
reperti archeologici, dipinti, gioielli, statue ed altri supporti appartenenti non soltanto
all’antichità classica, poiché il mito viene ripercorso dalle origini pagane sino al Novecento. La
visita comincia idealmente con la “Fontana d’Ercole”, elemento principale dei Giardini della
Reggia attualmente in fase di restauro, seguita da rinvenimenti archeologici quali vasi, coppe
ed anfore risalenti all’Attica del 500-300 a.C.. Vi è poi l’associazione cristiana della figura
dell’eroe con quella di Cristo durante la fase medievale, proseguendo con la celebrazione
dell’eroe anche nel periodo rinascimentale tramite produzioni pittoriche e plastiche, nonché nel
Novecento attraverso i film peplum nell’Italia degli anni Cinquanta-Sessanta e ancor più
recentemente ad Hollywood.

Ovviamente la rassegna proposta non auspica affatto ad essere esaustiva, in quanto i mesi a venire
offrono una vastissima scelta di mostre riguardanti anche l’arte moderna e contemporanea. Dunque
ci attende un autunno colmo di imperdibili eventi culturali, che consiglio vivamente ad ognuno di
voi di poter visitare personalmente.

Ritratto del principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano (olio su tela, 1634), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla Galleria Sabauda di Torino

Milano: aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo al MUDEC

MUDEC

Dal 1 febbraio aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo

“Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, saranno allestite negli spazi del MUDEC fino al 3 giugno 2018.

Milano, 31 gennaio 2018 – Aprono al pubblico da domani, giovedì 1° febbraio, “Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, allestite fino al 3 giugno 2018 negli spazi del MUDEC.

Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” porta in Italia più di cento opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie. Frutto di sei anni di studi e ricerche, ha l’obiettivo di delineare una nuova chiave di lettura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche semplificatrici.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo “Dolores Olmedo” di Città del Messico e dalla “Jacques and Natasha Gelman Collection”, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, insieme a prestiti di diversi musei internazionali che permetteranno di ammirare alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).

“Frida Kahlo. Oltre il mito” intende superare la visione semplicistica del lavoro dell’artista messicana, derivata dall’intreccio inestricabile tra la sua vita e la sua opera, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là dei limiti della sua biografia superando il mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

Afferma Diego Sileo, curatore della mostra, conservatore del PAC e storico dell’arte specializzato in arte contemporanea latinoamericana: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto perché - contrariamente a quanto appare - la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono infatti limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

Il percorso espositivo rivela come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e propone - attraverso fonti e documenti inediti ritrovati nel 2007 nell’archivio di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi, qui presenti per la prima volta, con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) - nuove chiavi di lettura della sua produzione.

I temi portanti della sua ispirazione artistica - come la ricerca costante della propria identità di donna e di artista, l’affermazione della “messicanità”, la sofferenza fisica, la sua leggendaria forma di resilienza - si riflettono nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa attraverso quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nelle due lunghe vetrine curve che si affacciano sulla nuvola centrale del MUDEC, in perfetto dialogo con la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito”, si snoda il percorso dedicato a “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, visitabile gratuitamente.

Carolina Orsini, conservatore delle Raccolte Extraeuropee del Museo, e Davide Domenici, antropologo specialista di archeologia e storia dell’America indigena, hanno allestito una mostra-approfondimento che esplora appunto l’archeologia messicana attraverso un racconto fatto di oggetti archeologici ed etnografici di area mesoamericana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC, in grado di dimostrare come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondamentali della pratica artistica dell’artista messicana.

Sculture azteche, figurine fittili teotihuacane e ceramiche del Messico occidentale costituirono infatti per Frida Kahlo un lessico al tempo stesso identitario ed estetico, un patrimonio di forme e significati che permise all’artista di esprimere quella “messicanità” che - come si nota nella parallela mostra “Oltre il mito” - costituì uno dei temi portanti della sua opera e di quella vera e propria performance artistica che fu la sua vita.

La mostra si articola in una serie di sezioni dedicate al ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria; al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera e alla loro riscoperta dell’estetica precolombiana; e alla “costruzione” dell’immagine di Frida Kahlo mediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.

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Mostra di pittura "Milano e le sue acque"

Municipio 6

Mostra di pittura Milano e le sue acque

Milano, 13 maggio 2017 - Presso lo spazio culturale ex Fornace di via Alzaia Naviglio Pavese, 16 dal 13 maggio al 27 maggio 2017 si terrà la mostra di pittura dell'associazione Italiana Acquerellisti, "Milano e le sue acque".

Saranno esposte 100 opere dei soci dell'associazione, inoltre alcuni maestri realizzeranno dimostrazioni di pittura.
L'inaugurazione della mostra averrà sabato 13 maggio 2017 alle ore 18:30.

Orari di apertura:

  • da lunedì a venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:30 e dalle ore 13:30 alle ore 17:00;
  • sabato e domenica, dalle ore 10:00 alle ore 17:00.

Le dimostrazioni di pittura si terranno domenica 14 e 21 maggio 2017 dalle ore 10:00 alle ore 12:30 e dalle ore 13:30 alle ore 17:00.
L'ingresso è libero e gratuito.

Come da Comune di Milano.


Milano: a Palazzo Reale la grande mostra dedicata a Escher

Cultura

A Palazzo Reale la grande mostra dedicata a Escher

Dal 24 giugno 2016 al 22 gennaio 2017 esposti oltre 200 lavori del poliedrico genio olandese che con le sue opere ha colonizzato l’immaginario collettivo

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Milano, 23 giugno 2016 - Incisore, intellettuale e matematico, Maurits Cornelis Escher (1898-1972), il poliedrico genio olandese che con la sua arte visionaria ha incantato anche grafici e scienziati, approda finalmente a Milano con una grande retrospettiva di oltre 200 opere. La mostra, promossa dal Comune di Milano - Cultura, è prodotta e organizzata da Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Escher Foundation, ed è curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea. 

A Palazzo Reale sono esposti,  dal 24 giugno fino al 22 gennaio 2017, tutti i capolavori di Escher, come 'Mano con sfera riflettente', 'Relatività (o Casa di scale)', 'Metamorfosi' e 'Belvedere', oltre a esperimenti scientifici, giochi e approfondimenti didattici che consentono ai visitatori di comprendere le invenzioni spiazzanti, le prospettive impossibili, gli universi apparentemente inconciliabili che si armonizzano in una dimensione artistica assolutamente originale.

Artista complesso, Escher attinge a piene mani ai vari linguaggi fondendoli in un nuovo intrigante percorso che costituisce un unicum nel panorama della storia dell’arte. A lui si deve l'ampliamento dell'immaginario di tutti coloro che hanno potuto entrare in contatto con i suoi lavori, in cui tutto è connesso: scienza, natura, rigore analitico e capacità contemplativa. L'arte di Escher non accusa dunque i segni del tempo, sebbene siano trascorsi quarantaquattro anni dalla scomparsa dell'artista, e le sue opere sembrano quasi il manifesto "pop" di quest'epoca dominata dalla tecnologia digitale. Anche per questo, la mostra approda a Milano dopo il grande successo delle mostre a lui dedicate a Roma, Bologna e Treviso, che hanno totalizzato 580.000 visitatori e scalato le classifiche delle esposizioni più amate e seguite dal pubblico.

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Roma: il Sironi svelato

Roma, 6 giugno 2016
 

Il Sironi svelato

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Lunedì 6 giugno sono stati presentati i primi risultati del lavoro di restauro del grande dipinto murale di Mario Sironi “L’Italia tra le Arti e le Scienze”, eseguito nel 1935 nell’Aula magna del Rettorato in occasione dell’inaugurazione della Città Universitaria realizzata su progetto dell’architetto Marcello Piacentini

Ritorna alla luce l’originale dipinto di Sironi, con i suoi colori brillanti e le figure monumentali.
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La pittura veneziana sbarca a Pechino: Mostra Gloria di Luce e Colore

La pittura veneziana sbarca a Pechino la Mostra Gloria di Luce e Colore. Quattro secoli di pittura a Venezia, al Museo Nazionale della Cina di Piazza Tienanmen dal 24 marzo -20 ottobre 2016.

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Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha, da alcuni anni, avviato una serie di progetti di collaborazione nella promozione del Patrimonio Culturale in ambito internazionale rivolta a Paesi di rilevanza strategica. Per quanto riguarda la Cina, il Ministero ha in corso una serie di iniziative, di cui il Progetto ”Spazio Italia” Piazza Tienanmen, Pechino è forse la più significativa. Una collaborazione che costituisce un punto di riferimento a livello internazionale.
Il progetto si colloca nell’ambito del Memorandum d'Intesa sul Partenariato per la Promozione del Patrimonio Culturale tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica italiana e l’Amministrazione Statale per il Patrimonio Culturale della Repubblica Popolare cinese.
Tale Accordo prevede un forte impulso alla collaborazione tra musei cinesi ed italiani. In particolare, l’Accordo impegna gli Stati italiano e cinese alla realizzazione, in regime di reciprocità, di uno spazio museale esclusivo per la promozione della cultura cinese in Italia e della cultura italiana in Cina. I musei scelti sono il Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma e il Museo Nazionale della Cina di Piazza Tienanmen a Pechino.
Il concetto generale del progetto mira a presentare un "palcoscenico" delle evidenze, contesti, opere d'arte e artisti dei principali movimenti artistici che hanno caratterizzato la cultura attraverso la creazione di una sequenza di progetti espositivi. I progetti ad oggi realizzati dal Mibact a Pechino sono stati: “Rinascimento a Firenze. Capolavori e Protagonisti” (6 luglio 2012/30 aprile 2013) e “Roma ed il Barocco"  (aprile 2013-marzo 2015).
Si inaugura ora il terzo progetto “Gloria di Luce e Colore. Quattro secoli di pittura a Venezia” realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. La mostra intende proporre al pubblico una panoramica sulla produzione pittorica veneziana dal XV al XVIII secolo con una scelta di opere significative che provengono dai seguenti musei: Musei Civici di Venezia, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Gallerie degli Uffizi, Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Galleria Spada, Accademia Nazionale di San Luca, Musei Capitolini. Il numero complessivo delle opere è 77 tra le quali dipinti e sculture.
La cura scientifica della mostra è di Andrea Bellieni, direttore del Museo Correr di Venezia.
Roma, 22 marzo 2016
UFFICIO STAMPA MIBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Piazza Tienanmen a Pechino (2009), foto di 张瑜, da WikipediaPublic Dominio.