Gli incubi di Shirley Jackson: la riscoperta della regina del gotico americano

GLI INCUBI DI SHIRLEY JACKSON:

La riscoperta della regina del gotico americano

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Nel 1980, in esergo al suo romanzo L'incendiaria, Stephen King pose la seguente dedica: In ricordo di Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce. In questo modo il maestro dell'horror statunitense intendeva rendere omaggio a una grande autrice, da molti ritenuta l'iniziatrice del gotico a stelle e strisce. Autrice che, fino a pochi anni fa, in Italia era praticamente sconosciuta: quasi nulla della sua produzione era pervenuto nel nostro Paese, a parte le traduzioni di due suoi romanzi apparse fugacemente tra gli anni '80 e i '90; per amor di cronaca è opportuno citare il film del 1999 Haunting- Presenze, che all'epoca della sua uscita riscosse un certo successo: pur dichiaratamente ispirato a una delle sue opere più famose, esso non rispecchia alcunché della poetica della Jackson, che i lettori italiani hanno potuto conoscere davvero solo in tempi recenti.

La casa editrice Adelphi ha infatti intrapreso la pubblicazione sistematica dei suoi testi proprio a partire da L'incubo di Hill House (già pubblicato da SIAD nel 1979 come La casa degli invasati), dal quale era stato tratto il lungometraggio; successivamente sono stati rilasciati anche Abbiamo sempre vissuto nel castello (edito nel 1990 da Mondadori col titolo Così dolce, così innocente), Lizzie (apparso nelle nostre librerie nel 2014, a sessant'anni dalla prima uscita americana) e diverse raccolte di racconti brevi.

La ribalta italiana di Shirley Jackson va inquadrata nel contesto di una generale riscoperta dell'autrice: in America, dove la sua fama non è mai venuta meno, di recente sono stati pubblicati ben tre volumi di racconti rimasti finora inediti e curati dal figlio Laurence, l'ultimo dei quali, La luna di miele della signora Smith, sarà nelle nostre librerie in autunno, sempre per Adelphi; nel 2018 sono stati inoltre prodotti una serie (The Haunting) e un film (Mistero a castello Blackwood) tratti dalle sue opere, mentre da qualche settimana è disponibile sulle piattaforme streaming Shirley, un gustoso film a metà tra biopic e thriller che vede Elizabeth Moss nei panni della scrittrice.

A quasi sessant'anni dalla sua morte, dunque, Shirley Jackson sta raggiungendo l'apice della sua fama; stupisce peraltro la velocità con la quale le sue opere hanno cominciato a trascendere la dimensione letteraria per invadere altri media. Le ragioni di questo tardivo (ma meritato) successo sono molteplici: tra di esse c'è di certo il rinnovato interesse per il genere gotico/horror, che in questi anni sta vivendo una peculiare e multimediale evoluzione. Tuttavia sarebbe riduttivo ricondurre l'intera poetica di Shirley Jackson a un solo genere: le sue opere sono veri e propri capolavori d'ingegno, accessibili a qualunque lettore per via della prosa accattivante e scorrevole ma al tempo stesso dotati di estrema profondità, che li rende complessi al pari della personalità dell'autrice.

La biografia della Jackson è in tal senso paradigmatica: nata nel 1916 a San Francisco, Shirley soffrì sin da piccola del mancato amore di sua madre, che non perse mai occasione di sopprimere i suoi sogni e la sua personalità; dopo un'adolescenza trascorsa tra emarginazione e bullismo, sposò Stanley Hyman, che a sua volta la sottopose a continue infedeltà. Bisogna poi considerare il non facile periodo storico in cui ella visse, nel quale al finto benessere ostentato dalla società americana faceva da contrappunto il terrore per l'imminenza di una guerra: tutti questi drammi portarono la sua psiche a frequenti cedimenti, improvvise crisi di nervi e lunghi periodi di depressione. La donna riversò il patimento per la propria vita nella scrittura, per la quale aveva dimostrato una precoce inclinazione: nel corso della sua breve vita (morì a soli quarantotto anni) produsse sei romanzi e un'enorme quantità di racconti brevi, saggi e memoriali.

Shirley Jackson
Nel racconto che le guadagnò l'attenzione del pubblico, The Lottery, Shirley Jackson aveva in mente luoghi come North Bennington. Foto Flickr di Mark Barry, CC BY 2.0

Sarebbe fin troppo facile attribuire l'efficacia delle opere di Shirley Jackson alla sua travagliata vicenda umana, sebbene ciò risponda al vero: in effetti si può affermare che in questo caso l'autrice e la sua opera siano assolutamente inscindibili. L'ansia sociale, la paranoia, la divisione della personalità, i complessi familiari non risolti e la costante sensazione di pericolo sono di casa nelle sue storie, resi con una capacità descrittiva incredibilmente efficace; eppure non è solo questo a renderla unica.

Elisabeth Moss e Odessa Young (Rose Nemser/Paula) nel film Shirley. Foto Courtesy NEON

Il mondo in cui si svolgono i racconti della Jackson è instabile e insicuro; forze oscure tessono i fili delle angosce dei protagonisti, ma a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare esse non si palesano mai direttamente agli occhi del lettore: al massimo le si potrà percepire in minimi segnali - porte che sbattono, ombre dietro un angolo, ricordi remoti di un delitto - i quali non diventeranno mai lampanti; al termine della lettura la domanda che ci si pone può essere una soltanto: quella che abbiamo finito di leggere è davvero una storia dell'orrore, o siamo stati tratti in inganno dalle nostre stesse paure? La Jackson è stata tra le prime a intuire che non ci può essere orrore che tenga di fronte alla capacità della mente umana di interpretare le proprie paure e dar loro un volto; è inutile dare in pasto al lettore demoni, fantasmi e jumpscare: è invece molto meglio orchestrare sottili ed eleganti inganni che lo porteranno inevitabilmente a scontrarsi con sé stesso.

A questo punto non sorprende che queste storie stiano conoscendo apprezzamento e diffusione nel periodo che stiamo vivendo, in cui ciascuno di noi è nel suo piccolo una Shirley Jackson: oggi siamo chiamati di continuo a incontrarci e scontrarci con la nostra parte più oscura, a guardare in faccia le nostre paure e a trovare da soli il modo di combatterle e/o esorcizzarle; tutti, a diversi livelli, temiamo di non essere all'altezza dell'altro, della società, di ciò che ci riserva il futuro: questo è ciò che prende forma nelle pagine dell'autrice americana, adatte a qualsiasi palato.

Shirley Jackson
Michael Stuhlbarg (Stanley Edgar Hyman) ed Elisabeth Moss nel film Shirley. Foto Courtesy NEON

La Rivoluzione totale dell'irrequieto Jack London

La casa editrice Mattioli 1885 ha pubblicato un interessantissimo volumetto di scritti socio-politici
di Jack London, con il titolo Rivoluzione: un inedito spaccato sul leggendario romanziere
americano nativo di San Francisco. Era il 1909 quando Jack London riunì e diede alle stampe 13
contributi saggistici sotto il titolo “Revolution and Other Essays”. Limpide e cristalline, quanto
oscure, sono panoramiche che si affacciavano sulle difficoltà della società americana del primo decennio
del XX° secolo.

London fu sempre una personalità irrequieta, guerriera e sopra le righe; lo si può evincere già solo da uno dei suoi capolavori, Martin Eden. L'autore lo dimostra però principalmente con la sua verve e la capacità retorica di infiammare le masse, appassionando il suo uditorio con discorsi raramente espressi dagli scrittori americani del
periodo. London si erge a profeta di una global revolution, non un effimero tentativo che si spegnerà lentamente e tantomeno un incendio di pochi secondi: il romanziere vuole una rivoluzione totale che trasformi tutti gli uomini in “compagni”, una rivoluzione unificante. Desidera un socialismo mondiale per riabilitare le sorti del movimento operaio di cui è voce. Scrittore per il popolo e di tutti coloro che non hanno i mezzi, le capacità e le conoscenze per far risaltare la propria condizione, al fine di calamitare l’attenzione di coloro che governano gli Stati Uniti d’America. London non è un semplice filoso politico o teorico dei movimenti socialisti è l’anima battagliera di tutti coloro che non hanno la forza di combattere, trascinatore di uomini, fornace di ideali.

Jack London. Foto tratta da Little Pilgrimages (p. 235), pubblicato da L C Page and Company Boston (1903), in pubblico dominio

Vi lascio un breve assaggio della raccolta:

L’altro giorno ho ricevuto una lettera. Veniva dall’Arizona e iniziava così: “Caro compagno.” Alla
fine la persona concludeva con “Tuo per la Rivoluzione”. Per rispondere ho aperto così la mia
lettera: “Caro compagno.” e ho concluso con “Tuo per la Rivoluzione”. Negli Stati Uniti ci sono
quattrocentomila persone su quasi un milione, tra uomini e donne che cominciano le proprie lettere
con che “Caro compagno” e le concludono con “Tuo per la Rivoluzione”. In Germania tre milioni
di persone cominciano le proprie lettere con “Caro compagno” e le concludono con “Tuo per la
Rivoluzione”; in Francia sono un milione, in Austria ottocentomila; in Belgio trecentomila; in Italia
duecentocinquantamila; in Inghilterra centomila; in Svizzera; centomila; cinquantacinquemila in
Danimarca; trentamila in Spagna – sono tutti compagni, tutti per la Rivoluzione.

Sono numeri, questi, che fanno impallidire le grandi armate di Serse e di Napoleone. Ma non sono i
numeri della conquista e del mantenimento dell’ordine costituito, bensì le cifre della conquista e
della rivoluzione. Lanciato il richiamo, queste persone compongono l’esercito di sette milioni di
uomini e donne che, in rapporto alle attuali condizioni, lottano con tutte le forze per portare il
benessere nel mondo e rovesciare completamente l’ordine della società che conosciamo.
Non c’è mai stata una rivoluzione del genere nella storia del mondo. Non vi è alcuna analogia con
la rivoluzione americana o quella francese. Questa rivoluzione è unica ed è colossale. A confronto,
le altre rivoluzioni sono come asteroidi davanti al sole. È l’unica del proprio genere perché è
l’unica rivoluzione mondiale in un mondo la cui storia abbonda di rivoluzioni. Non solo: si tratta
anche del primo movimento organizzato di uomini e donne che diventa movimento mondiale, i cui
confini sono i confini del pianeta stesso.

Sono tanti gli aspetti che rendono questa rivoluzione così diversa da tutte le altre rivoluzioni. Essa
non è sporadica e casuale. Non è una fiammata dello scontento popolare che un giorno si leva e
quello dopo svanisce. È una rivoluzione più vecchia della generazione che la rappresenta e una
storia con le sue tradizioni, con un elenco di martiri che solo quello della cristianità supera. Ha​
anche una propria letteratura che è milioni di volte più scientifica, imponente e accurata della
letteratura di qualsiasi rivoluzione precedente.

Queste persone si descrivono con la parola “compagno”: compagno della rivoluzione socialista.
Non si pensi che sia una parola vuota, coniata giusto per fare effetto. Questa parola rinsalda i legami
tra le persone affratellandole come dovrebbero, rendendole salde e unite sotto il rosso stendardo
della rivolta. Non fraintendiamo: questo stendardo rosso simbolizza la fratellanza degli uomini, non
l’incendiario significato che gli viene attribuito dalla spaventata mente borghese. Il legame tra i
rivoluzionari è vivo e caloroso. Supera i confini geografici, trascende il pregiudizio razziale e si è
dimostrato persino più potente del Quattro di Luglio, l’americanismo dell’aquila con le ali spiegate
dei nostri progenitori...

Sebbene i tentativi di London di creare un’esegesi del socialismo rivoluzionario sfumarono, rimane (anche in Rivoluzione) la grande lezione dello scrittore, il quale non alimentò le sue idee con la violenza, l’odio e il sensazionalismo dei politicanti e dei fanatici militanti, bensì contribuì a postulare la possibilità dell’auto-miglioramento dell’uomo; possibilità che veniva vista da molti davvero lontana. Comunque, verso la fine del volume Mattioli, troverete diversi “racconti di fantapolitica” dove London, a mio avviso, è capace di dare il meglio, sciorinando tutto il suo pensiero e la sua classe narrativa.

Rivoluzione Jack London
La copertina di Rivoluzione di Jack London, edito da Mattioli 1885 con traduzione di Davide Sapienza.

15 arresti e preziosi libri antichi sequestrati nel Regno Unito

Monza: I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), la Metropolitan Police di Londra e l’Ispettorato Generale della Polizia romena, coordinati da Europol ed Eurojust, hanno disarticolato una organizzazione criminale responsabile del furto di libri antichi nel Regno Unito.

Il risultato operativo è il frutto di un’indagine del gennaio 2017, avviata dalla Metropolitan Police di Londra e proseguita unitamente al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza ed all’Ispettorato Generale della Polizia romena, scaturita dal furto di 260 libri antichi, del valore commerciale di 2 milioni di sterline britanniche (oltre 2 milioni di euro), consumato nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2017 a Feltham (Regno Unito).

I beni, di proprietà di due collezionisti italiani, uno di Pavia e l’altra della provincia di Padova, e di uno tedesco, si trovavano in un magazzino pronti per essere trasferiti a San Francisco (Stati Uniti) per la 50^ fiera internazionale dei libri antiquari.

I libri erano stati asportati con modalità singolari, infatti, i malviventi dopo aver effratto i lucernari del capannone ove erano custoditi unitamente ad altro materiale, per eludere il sistema di allarme, si erano calati al suo interno utilizzando delle corde.

Nel luglio del 2018, le autorità giudiziarie e di polizia inglese e romena, avendo necessità di proseguire l’attività investigativa in Italia, utilizzando il recente strumento processuale dell’Ordine Europeo d’Indagine, coinvolgevano i militari dello speciale Reparto brianzolo, in virtu’ della consolidata esperienza di settore che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale riscuote anche all’estero.

Il Nucleo TPC di Monza veniva, quindi, inserito nella squadra investigativa comune (Joint Investigation Team), che proseguiva sinergicamente le indagini nei tre Paesi.

L’attività investigativa, diretta per la parte italiana dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, coordinata a livello internazionale da Europol ed Eurojust, si concludeva il 26 giugno del 2019 con l’arresto di 15 persone sul territorio britannico e romeno, nonché con l’esecuzione di 45 perquisizioni ed il sequestro di materiale probatorio in Italia, Regno Unito e Romania.

I preziosi libri, di notevole rilevanza storica, sono attivamente ricercati dai Carabinieri e dalle Polizie europee, essendo stati inseriti nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Monza, 26 giugno 2019.

Testo dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale

traffico libri
Immagine puramente illustrativa, non relazionata al comunicato in questione. Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Ishi, l'ultimo indiano "selvaggio"

5 Settembre 2014
SFGate propone, nell'ambito di una serie di articoli sulla città di San Francisco, la saga di quello che era considerato l'ultimo indiano "selvaggio" d'America, Ishi.
Ishi
Ishi apparve nel 1911, a 49 anni, dalle terre selvagge della California, come ultimo membro sopravvissuto della tribù Yahi,  scomparsa a causa dei coloni richiamati dalla febbre dell'oro. Questi ne occuparono lentamente le terre, uccidendo anche i nativi.
Lo stesso Ishi vide lo sterminio di una quarantina degli appartenenti al suo gruppo: i pochi sopravvissuti vissero nello spazio loro rimasto negli anni successivi. Ultimo a sopravvivere di quel gruppo, Ishi entrò di nuovo in contatto col mondo occidentale, in quanto scoperto a "rubare". Preso in custodia dallo sceriffo locale, attirò l'attenzione dei locali e soprattutto degli antropologi Thomas Talbot Waterman e Alfred L. Kroeber. A contatto con la "civiltà", si ammalò frequentemente,  fino a morire di tubercolosi nel 1916.
Ishi significa "uomo" nella lingua Yahi, e così lo chiamava Kroeber, al quale non rivelò mai il suo vero nome: "non ne ho, perché non c'era nessuno a darmene uno".
Link: SFGate; Wikipedia
Foto di Ishi e Kroeber, da Wikipedia. Public Domain, Uploaded by Walden69.