Porte virtuali per la grande mostra “RAFFAELLO 1520-1483”

Le Scuderie del Quirinale riaprono virtualmente le porte della mostra-evento “Raffaello.1520-1483” con video-racconti, approfondimenti e incursioni nel backstage che, attraverso i canali social, permetteranno di ammirare alcune tra le più belle opere esposte e presenteranno dettagli e curiosità sull’arte del pittore rinascimentale e sulla più grande rassegna mai tentata finora.

Con l’hashtag #RaffaelloOltreLaMostra sarà possibile ascoltare il racconto dei curatori e partecipare virtualmente agli incontriospitati a palazzo Altemps prima dell’apertura al pubblico dell’esposizione. Da Silvia Ginzburg, che affronta il tema della giovinezza di Raffaello, ad Antonio Natali, che racconta il periodo fiorentino del pittore, fino ad Alessandro Zuccari, che ne approfondisce l’attività nella Capitale.

Raffaello La Velata- Uffizi

Tanti i contributi offerti anche dai curatori della mostra e da importanti studiosi che, attraverso pillole video, approfondiranno le opere e le grandi tematiche relative all’arte di Raffaello. La serie, introdotta dalla curatrice Marzia Faietti con “Qualche ragione, tra le tante, per amare Raffaello”, partirà con Matteo Lafranconi, curatore e Direttore di Scuderie del Quirinale, cominciando proprio dal punto in cui parte il percorso espositivo, con “La morte di Raffaello”. A seguire, i co-curatori Francesco Di Teodoro Vincenzo Farinellaapprofondiranno la Lettera a Leone X, il progetto di Villa Madama, il rapporto di Raffaello con l’antico, con i suoi committenti e gli anni della gioventù. Infine, lo studioso Achim Gnann presenterà una riflessione su “Raffaello e Giulio Romano”.

Le attività online proseguiranno con #RaffaelloInMostravideo-passeggiate all’interno delle sale, arricchite da dettagli e curiosità sulle opere, e incursioni nel backstage, con il racconto dell’allestimento della rassegna che vanta capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei al mondo, per un totale di 204 opere, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni.

Raffaello Madonna del Granduca- Uffizi

Catalogo

“Raffaello ha rappresentato i moti dell’amor fervente, della speranza, della soavità, della venustà, della gentilezza, del desiderio, dell’ordine, della concupiscenza, della beltà universale, del desiderio, dell’avvertimento, della grandezza del tutto, esprimendo in tutti la divinità, la maestà.”
Giovanni Paolo Lomazzo

Realizzato in collaborazione con le Scuderie del Quirinale e le Gallerie degli Uffizi in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello, il volume accompagna la grande mostra-tributo (la più vasta mai realizzata sull’artista e una delle più importanti in Italia) e riunisce un’ampia selezione di opere del “divin pittore” di Urbino.

Seguendo un originale percorso cronologico a ritroso, Raffaello 1520-1483 ripercorre tutta l’avventura creativa del più grande pittore del Rinascimento, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alle radici urbinati. Curato da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi accompagnati da uno stuolo di studiosi, specialisti nei vari settori, coordinati da un comitato scientifico internazionale presieduto da Sylvia Ferino-Pagden, il volume illustra Raffaello nella sua pienezza di uomo del Rinascimento, impegnato nella ricerca e nella tutela del bello e dell’armonia in ogni sua attività, dall’espressione pittorica allo svolgimento dell’incarico di prefetto alle antichità dello Stato della Chiesa.
Straordinaria la selezione di opere, provenienti dai più importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali, con capolavori autografi di Raffaello o riconducibili ad ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici affiancati da opere di confronto e di contesto (sculture e altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata).

Opere celeberrime come la Madonna del Granduca e la Velata delle Gallerie Uffizi, la grande pala di Santa Cecilia della Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba della National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa del Prado e lo straordinario e iconico Ritratto di Baldassarre Castiglione del Louvre.

Il volume presenta i contributi di Marzia Faietti, Matteo Lafranconi, Francesco P. Di Teodoro, Arnold Nesselrath, Alessandro Viscogliosi, Vincenzo Farinella, Sylvia Ferino-Pagden, Guido Cornini, Lucia Bertolini, Angelamaria Aceto, Achim Gnann, Alessandro Nova, Silvia Malaguzzi, Marco Ciatti, Oriana Sartiani, Ciro Castelli, Luciano Ricciardi, Andrea Santacesaria, oltre al catalogo e alle schede tecniche delle opere.


Duecento capolavori per celebrare Raffaello alle Scuderie del Quirinale

Maxi-mostra a Roma dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale a Roma, così culmineranno le celebrazioni per l'artista a livello mondiale: protagoniste ne saranno oltre cento opere di mano dell'Urbinate mai riunite tutte insieme prima d’ora.

Una grande mostra monografica, con oltre duecento capolavori tra dipinti, disegni ed opere di confronto, dedicata a Raffaello Sanzio, superstar del Rinascimento, nel cinquecentenario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 all'età di appena 37 anni.

Raffaello La Velata- Uffizi

L'esposizione, intitolata semplicemente RAFFAELLO, costituisce l'apice delle celebrazioni mondiali per i 500 anni dalla scomparsa dell'Urbinate e rappresenta l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci.

Realizzata dalle Scuderie del Quirinale (appartenenti alla Presidenza della Repubblica e gestite dal Mibact attraverso la società in-house ALES), in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro.

Un autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro del team curatoriale, stimolando un dialogo fruttuoso tra gli specialisti del settore più accreditati al mondo, come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze).

In occasione della mostra, è stato raccolto un vastissimo corpus di opere di mano di Raffaello: oltre 100, tra dipinti e disegni, per una raccolta di creazioni dell'urbinate mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme.

Raffaello Madonna del Granduca- Uffizi

Anche in termini di capolavori in prestito (oltre che di lavoro scientifico svolto), è stato determinante il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello. Ma anche tanti altri musei di importanza internazionale hanno contribuito ad arricchire la rassegna con capolavori dalle loro collezioni: tra questi, in Italia, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Fondazione Brescia Musei, e all’estero, oltre ai Musei Vaticani, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado, la National Gallery of Art di Washington, , l’Albertina di Vienna, il British Museum, la Royal Collection, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Musée des Beaux-Arts di Lille. Complessivamente saranno più di 200 le opere in mostra.

L'esposizione, che trova ispirazione particolarmente nel fondamentale periodo romano di Raffaello e che lo consacrò quale artista di grandezza ineguagliabile e leggendaria, racconta con ricchezza di dettagli tutto il complesso e articolato percorso creativo. Ne faranno parte creazioni amatissime e celebri in tutto il mondo, quali, solo per fare alcuni esempi, la Madonna del Granduca delle Gallerie degli Uffizi, la Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l’Autoritratto con amico dal Louvre, la Madonna della Rosa dal Prado, la celebre Velata di nuovo dagli Uffizi.

La mostra verrà inaugurata il 3 marzo 2020 alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei rappresentanti ufficiali dei principali paesi prestatori.

Dal 5 marzo la mostra aprirà al pubblico e sarà visitabile fino al 2 giugno.

Dichiarazioni:

Ministro Mibact Dario Franceschini:

“La mostra su Raffaello è una grande mostra europea che raccoglie capolavori mai riuniti finora. Il giusto modo per celebrare la grandezza e la fama di un artista universale a 500 anni dalla sua morte. La prestigiosa esposizione alle Scuderie del Quirinale, che come quella dedicata a Leonardo al Louvre vede la collaborazione dei più grandi musei italiani e internazionali, permetterà al pubblico di ammirare un corpus considerevole di opere di Raffaello”.

Presidente e ad Ales- Scuderie del Quirinale Mario Di Simoni:

“La mostra di Raffaello, realizzata in collaborazione scientifica e di prestiti con gli Uffizi, è la dimostrazione di quanto sia corretta la collocazione delle Scuderie del Quirinale in stretto collegamento con il grande sistema dei musei statali. È il coronamento ideale dei vent’anni di apertura al pubblico delle Scuderie del Quirinale”.

Direttore Gallerie degli Uffizi Schmidt:

“Le Gallerie degli Uffizi, dove si concentra il più grande numero di dipinti e disegni di Raffaello al mondo, partecipano con entusiasmo all’organizzazione di questa ricorrenza epocale, per offrire una nuova, approfondita visione di Raffaello, specialmente per il periodo in cui l’artista visse a Roma. La mostra, frutto di una collaborazione senza precedenti tra le Gallerie degli Uffizi e le Scuderie del Quirinale, si svolge non a caso nella capitale: Roma non è solo una tappa biografica dell’artista, ma il simbolo della dimensione nazionale della sua arte e del suo pensiero”.


Pompei e Santorini: l'eternità in un giorno

“Terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni, diluvi, mutando di colpo, con la faccia della terra, il corso delle società umane, le hanno combinate in modo nuovo, e queste combinazioni, le cui cause prime erano fisiche e naturali, sono divenute, col tempo, le cause morali che mutano lo stato delle cose”

Jean- Jacques Rousseau

Pochi avvenimenti hanno marcato la storia del pensiero moderno più della riscoperta di Pompei nel 1748: quasi 1700 anni prima la pioggia di cenere e lapilli provocata dall’eruzione del vulcano conservò l’antico centro urbano e la complessità della sua vita quotidiana. Mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita degli antichi, rapportandola agli spazi urbani, al rito, alla vita domestica, analizzando i complessi intrecci sociali di una città così antica. Una nuova visione del passato, composta dallo stupore per la riscoperta e dallo sgomento per la catastrofe eruttiva, ha contribuito a fare di Pompei il sito archeologico più importante al mondo. La vita della città vesuviana è rimasta sospesa nelle rovine, nelle sale delle domus e delle terme, nelle suppellettili e nei reperti organici, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, eppure vicinissimo. Come tanta arte e letteratura ci hanno raccontato, a Pompei il presente e il passato si uniscono nell’evocazione di una vita drammaticamente interrotta dalla tragedia del 79 dopo Cristo, eppure, ancora, velatamente presente. La moderna archeologia è nata e prospera nel sito vesuviano, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi, come un “immenso edificio del ricordo”.

In un clima culturale radicalmente diverso, immerso nel pensiero scientifico del XX secolo, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Circa un decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo - ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate. Da quasi 2000 anni. Come a Pompei, i preziosissimi reperti permettono di resuscitare una civiltà ricca e complessa, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla sua storia. L’eruzione non causò solo il crollo delle case, ma di un'intera epoca, seppellendola letteralmente sotto svariati metri di materia vulcanica.

La mostra propone un confronto straordinario e inedito fra i due siti antichi, accomunati da un’identica fine. Due interi insediamenti umani furono seppelliti dalle eruzioni, con i loro ideali, il loro credo, le loro culture. Il tema della catastrofe e della rinascita accompagnerà i visitatori in un sorprendente percorso a ritroso nel tempo che li immergerà nella Storia, nella Sorpresa e nel Buio, nella Bellezza.
Pur con modalità diverse, le due antiche città rivelano sotto un mantello di cenere l’istante della fine che diventa elemento d’ispirazione per l’arte. In mostra numerose sono le suggestioni provenienti da un percorso, quasi parallelo, di opere d'arte moderna e contemporanea: da Turner a Damien Hirst, passando per Valenciennes, Warhol, Burri e Giuseppe Penone.


Ovidio mostra Roma

Ovidio in mostra alle Scuderie del Quirinale tra amori, miti e altre storie

Come sarebbe cambiata la nostra percezione di letteratura e mitologia se non ci fosse pervenuta l’opera più celebre di Publio Ovidio Nasone, le Metamorfosi? Qual è il segreto di quest’opera dal potere così suggestivo?

Al termine delle celebrazioni per il Bimillenario Ovidiano, le Scuderie del Quirinale ospitano fino al 20 gennaio 2019 la mostra “Ovidio. Amori, miti e altre storie”. L’esposizione, curata da Francesca Ghedini, è dedicata all’opera del celebre poeta e ai rimandi artistici antichi e moderni che presero spunto proprio dall’opera letteraria. L’obiettivo è far dialogare testi antichi, arte, immagini e parole, creando una connessione e un rimando tra i diversi linguaggi.

In mostra ci sono 250 opere concesse in prestito da circa 80 musei tra italiani e internazionali: il percorso è scandito da celebri capolavori provenienti da grandi collezioni pubbliche come il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, gli Uffizi di Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino a preziose rarità provenienti dalla Biblioteca di Gotha in Germania, dal Museo Archeologico di Eretria in Grecia, dalla Royal Danish Library di Copenaghen.

Le opere accompagnano la fitta trama di eventi che da poeta di corte fanno precipitare Ovidio nella cerchia di personaggi invisi ad Augusto che lo manderà in esilio sulle rive del Mar Nero. A Tomi, il poeta visse una sventura capitale, tentò di implorare più volte il princeps che non gli concesse mai il perdono e la grazia del ritorno. Augusto fu irremovibile. Le cause sono indicate dallo stesso Ovidio in una elegia: un carmen e un error. Il carmen era l’Ars Amatoria, opera troppo “spinta” per il moralizzatore Augusto, quanto all’error, si pensa ad un episodio moralmente riprovevole a cui Ovidio assistette per sua sventura e che ebbe probabilmente protagonista Giulia minore.

Sala dopo sala si rianimano anche i versi delle Metamorfosi con i suoi protagonisti e con la sua prospettiva rovesciata del mondo divino e umano. I miti di Dafne ed Apollo, Narciso ed Eco, Ermafrodito e Salmacide, sono pressoché sconosciuti nel mondo greco arcaico e classico ma cari ad Ovidio che, affascinato, recupera fonti orientali e rielabora i racconti che divennero poi straordinariamente amati dai Romani. La loro fortuna, in letteratura così nell’arte, è legata alla materia del mito che offre uno spunto di riflessione per l’esplorazione dell’animo dell’adolescente e del passaggio verso la maturità sessuale.

Ovidio mostra Roma
Affresco con Amore e Psiche, 60-79 d.C. (IV stile), intonaco dipinto da Pompei, Casa VII 2, 6, esedra (b), Napoli, Museo Archeologico Nazionale

La metamorfosi rappresenta il punto di rottura e il contrasto tra un animo proiettato verso la maturità sessuale, esplicitato da un corpo attraente e un animo ancora fanciullesco e riluttante verso le lusinghe dell’amore. Le divinità del Pantheon (Venere, Apollo, Diana, Giove) invece, diventano nel mondo ovidiano vittime di amori tanto veementi quanto illegittimi o artefici di violenti vendette e atroci punizioni, come si vede nella tragica vicenda di Niobe, figlia di Tantalo, costretta a vedere uccisi i propri figli e rappresentata in mostra da sculture provenienti da uno straordinario gruppo statuario di recente scoperta.

Ovidio mostra Roma
Alessandro Filipepi detto Sandro Botticelli (Firenze, 1445 - 1510), Venere pudica, tempera e olio su tavola trasferita su tela (1485-1490 circa), Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda

Il percorso espositivo attraversa i secoli e si snoda tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d’età imperiale, circa trenta antichi testi - tra cui preziosissimi manoscritti - e capolavori come la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere callipigia” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. E ancora, raffigurazioni delle storie ovidiane ad opera di artisti moderni dal Quattrocento al Settecento come Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni fino a una straordinaria incursione nel contemporaneo con l’installazione al neon di Joseph Kosuth, ispirata ai testi ovidiani, che accoglie il visitatore in entrata.

Ovidio mostra Roma
Statua di Venere “Callipigia”, metà del II secolo d.C., marmo bianco (insulare?), Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Chi visita Pompei, sepolta dall’eruzione del Vesuvio appena sei anni dopo la morte del poeta, può farsi un’idea esatta del peso della mitologia nella vita quotidiana dell’età di Augusto. Molte domus possono essere inserite in un itinerario del mito classico in cui pullulano figure, statue e pitture di personaggi mitici e mitiche storie. I temi mitologici non costituivano solo un espediente decorativo, ma anche simbolico e culturale, per cui l'ambiente che ospitava le decorazioni pittoriche era abbellito e valorizzato e alludeva alle aspirazioni culturali del proprietario. Era così vezzo e vanto di ogni ricco possessore di una domus, mostrare ai suoi ospiti la sontuosità delle decorazioni della casa e allo stesso tempo la sua sensibilità culturale nella scelta dei temi mitologici, oltre al valore artistico che questi quadri potevano avere. La mitologia ovidiana è viva, il mondo è abitato da mito e i miti restano storie di uomini, anche se dei, spinti come tutti da passioni violente.

Ovidio mostra Roma
Joseph Kosuth, Maxima Proposito (Ovidio), neon colorato, misure variabili (2017), Maxima Proposito (Ovidio) #25, Pescara, Collezione Donatelli

Da più di duemila anni, Ovidio e la sua opera affascinano, stimolano e ispirano non solo la letteratura ma anche i diversi campi dell’arte. Le Metamorfosi sono un abbandono alla fantasia, Ovidio accarezza e racconta ogni mito scherzando su quanto la mitologia sia invenzione; i miti racchiudono strabilianti bugie di antichi poeti, cose mai esistite e che mai esisteranno. Tuttavia, se l’obiettivo del poeta era solamente quello del racconto, ben presto con il cambiamento del gusto, il mito sarebbe caduto nel dimenticatoio. La forza motrice, la spinta eterna dell’opera sta proprio nel rianimare una mitologia già “morta “ da tempo, non qualche mito sparuto, ma raccogliendo tutti i miti nella sua interezza e scegliendo di raccontare una forma di passaggio molto particolare.

In un suo libro, il filologo tedesco Hermann Frankel si pose il problema della particolare scelta del poeta: “la metamorfosi, in un mito, è elemento che nasce dal bisogno di spiegare le cose umane in termini extraumani e dall’idea che esistano possibilità di transizione fra i regni della natura; e Ovidio scelse i miti metamorfici sia perché attratto dal loro carattere fantastico e utopico, sia perché in un’epoca inquieta come la sua (il cristianesimo stava man mano diffondendosi nell’impero), poteva così elaborare una logica migliore di quella offerta dalla brutale realtà e illustrare i fenomeni di una identità incerta e sfuggente, di un io scisso in sé o trapassante in un altro”. Alla luce di questa riflessione e con la consapevolezza che la materia del mito era già esistente da secoli, perché Ovidio scelse proprio questi particolari temi? La metamorfosi resta il motivo che spiega e giustifica, una volta morti i miti e perdutosi il loro valore socio-religioso, l’intreccio tra mondo divino, umano e mondo della natura, dando così la possibilità di esprimere la propria visione del mondo e dell’uomo.

Il suo dominio sulla parola e la musicalità della poesia hanno saputo creare un caleidoscopio d’immagini che nei secoli è stato fonte d’ispirazione per numerosi artisti e ha contribuito a delineare i contorni della cultura occidentale. Un’influenza che si riflette non solo nelle immagini ma anche nelle parole. Sono da ricondurre alla sua penna, ad esempio, espressioni comuni come: “non posso vivere con te né senza di te” e “in amor vince chi fugge”. E non parleremmo di “narcisismo” se il suo Narciso non avesse avuto tanta fortuna.

La mostra alle Scuderie del Quirinale intende raccontare la complessità, il piacere e l’attualità dell’universo ovidiano e offre, per tutto il periodo della mostra, un percorso ricco di proposte per coinvolgere il pubblico con numerosi incontri, letture e approfondimenti.

Ovidio mostra RomaIl perché di una mostra. A parlare è la curatrice Francesca Ghedini

Perché Ovidio e perché una mostra?

Questa è la domanda che ci è stata fatta più di frequente in questi lunghi mesi passati a selezionare gli oggetti, scegliere un percorso e decidere le sequenze più idonee a far comprendere i diversificati messaggi che Ovidio può comunicare. Raccontare un poeta attraverso le immagini non è impresa facile, ma diventa addirittura una sfida quando quelle stesse immagini vengono spiegate attraverso le sue stesse parole. Eppure il cantore di Sulmona, per la capacità evocativa dei suoi versi, si presta a questo gioco di specchi tra la parola e l’immagine.
E, quindi, la risposta alla domanda non è poi così difficile: perché Ovidio? Perché la mostra Ovidio. Amori, miti ed altre storie è il culmine di un progetto decennale portato avanti presso l’Università di Padova, assieme a Isabella Colpo e Giulia Salvo e a tanti colleghi di varie discipline, letterati, storici dell’arte e della miniatura, e poi dottorandi, assegnisti e studenti; un progetto dedicato a uno dei più prolifici poeti dell’antichità, inarrivabile cantore di sentimenti universali (l’amore, l’odio, il risentimento, la vendetta), che visse e fu testimone di uno dei momenti cruciali della storia di Roma, quando la forte personalità di un giovane condottiero, Ottaviano, divenuto poi Augusto, trasformò la Repubblica in un Impero sotto le mentite spoglie di una restaurazione del passato. E Ovidio fu testimone di questa “rivoluzione”, che riguardò non solo la forma di governo, ma anche i costumi pubblici e privati, una “rivoluzione” che il poeta non condivise, al punto da osteggiarla più o meno apertamente.
la sua poesia sopravvisse e lo rese immortale: sopravvisse alle ingiurie del tempo, al confino, all’ostracismo decretato contro le sue opere, sopravvisse alla volontà del reggitore dell’Impero di annientare quel “contestatore” ante litteram, capace di ferire con la sua ironia dissacrante, con il suo gusto per il paradosso, con quel suo gioco un po’ perverso di mettere gli déi alla berlina. Condannato per un reato di opinione? Condannato per la sua libertà di parola o per le sue frequentazioni? Non lo sapremo mai; ciò che è certo è che Ovidio ha vinto la sua battaglia più grande ed è ancora fra noi.

Ovidio mostra Roma
Cammeo con Leda e il cigno, III secolo d.C., agata onice, Napoli, Museo Archeologico Nazionale inv. 25967

È ancora fra noi, perché ha suggellato con la sua poesia una tradizione mitica che era il frutto di secoli di elaborazione, da Omero ai tragici greci ai poeti ellenistici ai letterati romani.
È ancora fra noi, perché la sua poesia è arrivata al mondo moderno grazie ai pazienti amanuensi che nel chiuso dei loro cenobi hanno copiato anche i suoi versi più audaci (la mente corre ai segreti di quel monastero benedettino descritto con insuperabile forza evocativa dal grande Umberto Eco ne Il nome della rosa), illustrandoli con fantasiose immagini che hanno poi fornito ispirazione a tutti i grandi del Rinascimento. Senza Ovidio non avremmo il Narciso “caravaggesco” che eternamente si specchia nella fonte; senza Ovidio non avremmo la diafana Dafne del Bernini che tende al cielo le mani già coperte di foglie; senza Ovidio non avremmo tanti cicli di affreschi di ville e palazzi rinascimentali.
È ancora fra noi perché certe formule proverbiali attinenti al mondo dell’amore o del quotidiano sono sue: quella frase che tutti noi abbiamo pronunciato o pensato almeno una volta: ti odierò se potrò, altrimenti, pur controvoglia, ti amerò (odero, si potero, si non, invitus, amabo) oppure La donna è un male così dolce…ma anche vedo il meglio e l’approvo ma seguo il peggio, sono tutte parole del poeta di Sulmona.
È ancora fra noi perché ha influenzato anche il nostro lessico: senza il suo Narciso non avremmo il narcisismo, il male dell’anima che impedisce, a chi ne è affetto, di amare altri all’infuori di se stesso, oppure avremmo bisogno di un’altra parola per indicare l’ermafroditismo se la storia di Ermafrodito e Salmacide, i cui corpi si sono fusi per sempre in uno, non si fosse imposta all’immaginario moderno; e G.B. Shaw avrebbe dovuto cercare un nome diverso per l’austero professore che trasforma la fioraia in una lady, se Pigmalione, lo scultore di Cipro, non avesse creato con la sua arte raffinata una statua che poi diventa fanciulla.
La scelta di riparlare di Ovidio a duemila anni dalla sua scomparsa è stata dettata dal desiderio di comunicare frammenti di questo grande della letteratura latina che ha segnato indelebilmente la cultura europea, nell’auspicio che ogni visitatore possa portare con sé un’informazione, un’immagine, uno scorcio della società del tempo, a seconda della sua sensibilità e della sua cultura: qualcuno, mi auguro, avrà più chiari i motivi del conflitto con Augusto, altri comprenderanno meglio l’importanza che il paziente lavoro degli abili copisti ed illustratori ha avuto per formare la cultura occidentale; qualcuno uscirà riesumando vecchie memorie scolastiche sulle eroine dell’epos e del mito, altri si chiederanno perché certi racconti, crudeli e sanguinari, ornavano i cassoni che contenevano il corredo che le giovani spose portavano in dote; alcuni, infine, saranno incuriositi, attirati, affascinati da uno o più degli straordinari oggetti esposti in mostra, dalla loro storia, dal loro significato e dal valore che essi rivestono per ricostruire un’epoca o un mito.

 


Le dieci mostre assolutamente da vedere entro il 2019

L’anno sta per volgere alla sua fase finale, ma le emozioni per gli appassionati di cultura
proseguono, con un calendario autunnale ricco di entusiasmanti eventi museali. L’Italia intera sarà
caratterizzata da molteplici esposizioni per una variegata offerta culturale adatta ad ogni tipologia di
gusto: personalità di spicco dell’arte internazionale, maestri della tradizione nostrana, figure
d’avanguardia, e non solo. Una celebrazione dell’arte a 360 gradi, coinvolgente pittura, scultura,
fotografia, grafica, ma anche archeologia e letteratura.

Ecco a voi una selezione degli eventi clou dell’autunno 2018:

 

Marchesa Elena Grimaldi (olio su tela, 1623 circa), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla National Gallery of Art

A Torino la Galleria Sabauda ospiterà dal 16 novembre la mostra Van Dyck. Pittore di
Corte, per onorare l’allievo migliore di Rubens, colui che mutò profondamente la tecnica del
ritratto nel corso del Seicento. Presente nelle più importanti corti europee – tra cui quelle di
Giacomo I e Carlo I d’Inghilterra – ritrasse regine, principi e nobili appartenenti alle famiglie
più facoltose del suo tempo, restituendo capolavori dall’elegante e minuziosa riproduzione,
nonché dall’elevata qualità cromatica. Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini curano la
mostra, ove il nucleo di opere presenti nella Galleria sarà affiancato ulteriori dipinti forniti da
rilevanti musei, per un totale di oltre cento opere esposte.


A Modena dal 22 settembre fino al 6 gennaio 2019 alla Galleria Estense ci attenderà
l’interessante esposizione Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato,
relativa ad esperienze di viaggio compiute da esploratori, pellegrini e mercanti tra il
Quattrocento e l’Ottocento. Una cospicua porzione del patrimonio della Biblioteca Estense
Universitaria, caratterizzata da preziosi volumi con illustrazioni, sarà affiancata da dipinti,
sculture, elementi decorativi e materiale etnografico. Tra i testi più rari vanno menzionate la
prima edizione dell’epistola indirizzata da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la
Cosmografia elaborata da Tolomeo per il duca Borso d’Este. Furono testimonianze dal valore
gnoseologico inestimabile per la conoscenza di territori e popolazioni semisconosciuti in
Europa.


A Firenze dal 29 ottobre nelle Gallerie degli Uffizi sarà visibile eccezionalmente Il codice
Leicester di Leonardo da Vinci. L’acqua microscopio della natura. Si tratta di uno tra i più
rilevanti risultati del genio leonardiano, un manoscritto di 72 pagine colmo di eccezionali
intuizioni e magnifici disegni offerto per l’occasione dal suo proprietario Bill Gates.
L’esposizione, curata da Paolo Galluzzi, permetterà di sfogliarne le pagine su schermi digitali
valutando l’opera con le nozioni attuali sull’acqua e sull’ambiente.


A Roma dal 17 ottobre avrà luogo nelle Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori e
Metamorfosi per ricordare la morte del poeta romano avvenuta duemila anni fa. Verrà
descritto l’uomo e il poeta: colui che si scontrò con l’imperatore Augusto per questioni etiche e
politiche, nonché l’autore di meravigliosi versi sull’amore. Fulcro dell’esposizione sarà
Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico relativo alla metamorfosi tramite il quale ci
sono pervenute molteplici narrazioni mitologiche appartenenti alla classicità greco-romana. Il
tutto sarà narrato attraverso duecento opere: statue, affreschi, monete, codici miniati e gemme
che dall’antichità giungono all’epoca barocca.


A Milano sarà ammirabile presso il Museo della Permanente la mostra immersiva Caravaggio
– Oltre la tela, atta ad illustrare le suggestive opere del genio bergamasco: i dipinti delle
cappelle Contarelli e Cerasi, Medusa custodita agli Uffizi e Decollazione del Battista nella
Concattedrale di La Valletta, i quadri del Louvre tra i quali Morte della Vergine, solo per
citarne alcune. Dal 6 ottobre sarà possibile coglierne i capolavori dai colori intensi, rifotografati
appositamente per l’esposizione, esito di un progetto tecnologico fondato su trenta proiettori,
cuffie bineurali e videomapping.


A Rovigo presso il Palazzo Roverella si discuterà del rapporto tra Arte e magia. Il fascino
dell’esoterismo in Europa in una mostra curata da Francesco Parisi. Sarà visitabile da sabato
29 settembre sino al 27 gennaio 2019, per cogliere l’influsso delle correnti esoteriche sulle arti
figurative europee dal Simbolismo alle Avanguardie storiche mediante artisti quali Redon,
Ranson, Grasset, Delville, Rops, Martini, Serusier, Kandinsky, Schwabe, Robin, Munch,
Bistolfi, Kienerk, Basile, Klee, Balla e Watts. Si procederà dalla sezione I con l’invito al
Silenzio iniziatico, alla sezione II con i templi e gli altari tipici dell’architettura esoterica, sino
alla sezione III con la raffigurazione finale di aure e forme ancestrali.

A Venezia da venerdì 7 settembre vi saranno Tintoretto 1519- 1594 presso il Palazzo
Ducale ed Il giovane Tintoretto presso le Gallerie dell’Accademia. Nel festeggiare il
cinquecentesimo anniversario della nascita di Jacopo Robusti, innovatore artista dalla pittura
visionaria, Venezia ne rievoca la memoria in collaborazione con la National Gallery of Art di
Washington. Cinquanta dipinti e venti disegni per una vasta esposizione resa possibile dai
preziosi prestiti offerti da musei italiani ed esteri, tra i quali la National Gallery, il Victoria ed
Albert Museum, il Louvre ed il Prado di Madrid. Curato da Robert Echols e Frederick Ilchman,
l’itinerario espositivo inizia e termina con due autoritratti del celebre pittore, realizzati
rispettivamente agli inizi e in conclusione della propria carriera. Tra le opere più rilevanti
citiamo Giuditta e Oloferne, Il ratto di Elena lungo più di tre metri, Ritratto di Giovanni
Mocenigo e gli immancabili cicli compiuti dal 1564 al 1592 proprio per Palazzo Ducale,
ammirabili nel luogo d’origine.


A Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria avverrà l’esposizione inedita di capolavori
risalenti all’epoca d’oro della scuola umbra mediante la rassegna L’altra galleria: opere
realizzate tra il Duecento ed il Cinquecento da abili maestri tra i quali Meo da Siena, Allegretto
Nuzi, Giovanni Boccati, Benvenuto di Giovanni, Eusebio da San Giorgio e il Perugino.
Solitamente custoditi nei depositi per motivi conservativi o carenze di spazio, dal 22 settembre
saranno finalmente visibili accanto alla collezione permanente di opere di Beato Angelico,
Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.


A Genova da sabato 8 settembre Palazzo Ducale sarà luogo di esposizione della splendida
mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007: centocinquanta foto raffiguranti suggestivi
panorami in Sicilia e nella laguna di Venezia, nonché particolari scatti realizzati durante i
soggiorni esteri a New Orleans, in Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile, evidenziano
l’internazionalità e l’originalità del suo operato. Immagini per lo più vintage, in bianco e nero,
caratterizzate da una finezza compositiva che si inserisce nel pieno stile neorealista. Curata da
Denis Curti, la mostra è suddivisa in nove sezioni che ne raccontano la passione per la natura,
lo stupore e la meraviglia di andare oltre i confini e la realtà alla ricerca di un perfetto equilibrio
tra eleganza e semplicità.


A Torino è prevista ulteriormente la mostra Ercole e il suo mito, dal 13 settembre presso la
Reggia Venaria: una collezione di settanta opere che raffigurano l’eroe della mitologia greca su
reperti archeologici, dipinti, gioielli, statue ed altri supporti appartenenti non soltanto
all’antichità classica, poiché il mito viene ripercorso dalle origini pagane sino al Novecento. La
visita comincia idealmente con la “Fontana d’Ercole”, elemento principale dei Giardini della
Reggia attualmente in fase di restauro, seguita da rinvenimenti archeologici quali vasi, coppe
ed anfore risalenti all’Attica del 500-300 a.C.. Vi è poi l’associazione cristiana della figura
dell’eroe con quella di Cristo durante la fase medievale, proseguendo con la celebrazione
dell’eroe anche nel periodo rinascimentale tramite produzioni pittoriche e plastiche, nonché nel
Novecento attraverso i film peplum nell’Italia degli anni Cinquanta-Sessanta e ancor più
recentemente ad Hollywood.

Ovviamente la rassegna proposta non auspica affatto ad essere esaustiva, in quanto i mesi a venire
offrono una vastissima scelta di mostre riguardanti anche l’arte moderna e contemporanea. Dunque
ci attende un autunno colmo di imperdibili eventi culturali, che consiglio vivamente ad ognuno di
voi di poter visitare personalmente.

Ritratto del principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano (olio su tela, 1634), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla Galleria Sabauda di Torino