Pandora III

Interpol ed Europol coordinano l'operazione "Pandora III"

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”, coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:

  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • identificato 116 persone;

  • denunciato 26 persone in stato di libertà;

  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;

  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:

  • Roma: 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);

  • Ancona: 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;

  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC): 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);

  • Rimini: rocchio di colonne in pietra di natura archeologica; elemento architettonico;

  • Galatone (LE): 70 monete in bronzo di natura archeologica; 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;

  • Firenze: statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

Pandora III
“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.
  • Bologna: dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;

  • Firenze: dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;

  • Taormina (ME): 109 monete in bronzo di natura archeologica;

  • Perugia: opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;

  • Modena: 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);

  • Grottammare (AP): dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);

  • Bronzolo (BZ): dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;

  • Ochsenhausen (Germania): statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata
  • Udine e Bronzolo (UD): 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya; dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.


kouros Palermo Palazzo Branciforte mostre kouros di Lentini Testa Biscari

Il kouros ritrovato, a Palazzo Branciforte in mostra la preziosa statua greca

Il kouros ritrovato, a Palazzo Branciforte in mostra

la preziosa statua greca in marmo finalmente assemblata

Palermo, 11 novembre 2018

Un altro importante traguardo per Palermo, nell'anno che vede la città Capitale Italiana della Cultura 2018.

Per la prima volta, infatti, è stato portato a termine con successo l'assemblamento del torso del kouros di Lentini e della Testa Biscari, appartenuti a un’unica statua di età greca e ricongiunti grazie al sostegno di Fondazione Sicilia, presieduta da Raffaele Bonsignore.
Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse a Lentini in provincia di Siracusa e, successivamente, esposte separatamente a Siracusa al Museo archeologico Paolo Orsi e a Catania al Museo civico di Castello Ursino.

Nasce quindi dalla ritrovata integrità della statua la mostra Il kouros ritrovato, promossa e curata dall’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sebastiano Tusa, e nata dalla proposta lanciata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e dal Comune di Catania nel 2017.

Con il sostegno a questa iniziativa – osserva il Presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore - abbiamo contribuito a riportare in vita un'opera di straordinaria bellezza. Valorizzare una testimonianza del passato importante come è il kouros, a cui finalmente è stata restituita l'integrità, rientra nella nostra idea di promuovere l'arte e la cultura, anche attraverso il sostegno a iniziative scientifiche, come questa. Fondazione Sicilia non si fa soltanto promotrice dell'organizzazione di mostre ed eventi culturali, ma agisce in prima persona, dialogando con le diverse realtà coinvolte ed estendendo la fruizione dell'arte a un pubblico sempre più ampio”.

Il kouros, statua greca raffigurante solitamente un giovane, era una forma d'arte con funzione funeraria o votiva molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo.

Quella esposta a Palermo è una scultura arcaica, ricavata da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi. Sarà esposta all’interno della Sala della Cavallerizza, in un ideale dialogo con collezione archeologica, esposizione di punta della Fondazione Sicilia, custodita nell’allestimento di Gae Aulenti, autore del progetto di recupero del palazzo. Per rendere possibile questa delicata operazione di ricostruzione, è stata messa in campo un'équipe di esperti che ha permesso di raggiungere la certezza sull’unitarietà della statua, portando a compimento il meticoloso intervento conservativo, condotto nei laboratori del Centro Regionale Progettazione e Restauro della Regione Siciliana.

Le evidenze scientifiche confermano l’appartenenza dei due reperti a un’unica scultura – dichiara l'assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sebastiano Tusa – e il loro ricongiungimento costituisce a tutti gli effetti un vero e proprio nuovo ritrovamento archeologico che arricchisce il patrimonio culturale della Sicilia. È per me motivo di orgoglio potere affermare con certezza che si tratta di un’unica opera d’arte. Gli studiosi di livello internazionale che hanno collaborato a questa impresa, sono la garanzia scientifica del progetto. La multidisciplinarità con la quale abbiamo operato è stata l’arma vincente: il meglio delle conoscenze scientifiche messe in campo per un risultato straordinario”.

Dopo l’esposizione di Palermo, l'opera continuerà a essere concepita come una realtà unitaria, non più come due distinti reperti conservati in musei diversi.
Il
kouros ritrovato sarà infatti esposto, già da febbraio 2019 al Museo civico di Catania per poi essere trasferito a Siracusa, al Museo archeologico Paolo Orsi, dove un convegno internazionale concluderà l’evento.

La mostra di Palermo, inaugurata domenica 11 novembre, rimarrà visitabile fino al 13 gennaio 2019.


L’opera è risultata realizzata in marmo pario delle cave a cielo aperto di Lakkoi, nell’isola di Paros, un marmo bianco cristallino a grana media di ottima qualità.

A seguito delle indagini minero-petrografiche e geochimiche del marmo del corpo e della testa del Kouros, si può affermare che le due parti anatomiche, sono state probabilmente ricavate da uno stesso blocco di marmo prelevato da un locus delle cave di Lakkoi, in assoluto le più produttive di statuaria, sia di culto che funeraria, nonché di elementi architettonici, dalla metà del VI secolo alla metà del V a.C., esportando non solo blocchi di marmo, ma anche manufatti sia semifiniti che finiti. Ciò è chiaramente dimostrato sia dai numerosi studi stilistici eseguiti da storici dell’arte antica e archeologi, sia da recentissime e numerose indagini archeometriche effettuate su reperti archeologici in varie regioni del mondo greco. Non fa eccezione la Sicilia, le cui importazioni marmoree a Siracusa, Agrigento e Selinunte nel citato intervallo temporale sono prevalentemente costituite da marmo pario da Lakkoi.

Due piccolissimi campioni di marmo sono stati prelevati da parti già danneggiate del corpo e della testa del kouros e da una piccola porzione di ciascuno di essi è stata preparata per macinatura da una lato una polvere finissima (pochi milligrammi) e, dal rimanente frammento, una sezione sottile dello spessore standard di 30 micrometri.

I risultati delle analisi diffrattometriche hanno indicato che tutti e due i campioni di marmo del kouros sono costituiti da calcite (carbonato di calcio) notevolmente pura. Dal dato isotopico pressoché identico per i due campioni di marmo, si ricava che il corpo e la testa del kouros sono stati ricavati dalle stesso blocco di marmo. Da esso però, non si ottiene immediatamente un’indicazione univoca sulle cave di origine dei due marmi campionati, che potrebbero infatti provenire sia dall’isola del Proconneso, ora isola di Marmara, sia dalle cave di Alikì dell’Isola di Taso e ancora dalle cave a cielo aperto di Lakkoi, nell’isola di Paros. Quest’ultima provenienza è risultata in definitiva la più probabile per le caratteristiche petrografiche determinate con lo studio microscopico di dettaglio delle due sezioni sottili che ha evidenziato per ambedue i campioni una struttura del tutto analoga.

Lorenzo Lazzarini, docente di petrografia applicata Università IUAV di Venezia.

Le due parti costituenti la statua, presentano un sufficiente numero di dettagli anatomici collimanti tra loro per poter affermare che si tratti dello stesso soggetto. In particolare, è oggettivabile bilateralmente l’uniformità tra la morfologia e lo stato di contrazione dei muscoli sternocleidomastoideo e trapezio, coerentemente col resto della postura nella quale l’Artista ha voluto raffigurare il soggetto (probabilmente un giovinetto con un’età anagrafica databile presumibilmente tra i 14 e i 18 anni). Molti altri dettagli anatomici (muscoli del tronco e delle cosce) sono realizzati con una precisione tale da far ritenere che l’Artista abbia avuto conoscenze dettagliate dell’anatomia dell’apparato locomotore. L’accurata ricostruzione 3D consente di dettagliare perfettamente lo stato di contrazione di tutti i muscoli superficiali, sino al punto da rendere possibile la rimozione virtuale della cute e degli annessi per scoprire lo strato miofasciale sottostante, anche al fine di ricostruire in maniera più precisa la posizione originaria nella quale il soggetto è stato scolpito.

Francesco Cappello, docente di anatomia umana Università di Palermo

Lo studio finalizzato alla progettazione e prototipazione di un elemento di raccordo fra la testa e il busto del kouros è stato condotto sulla base di una scansione 3D dei due pezzi ad elevata risoluzione, eseguita con l'ausilio di un triangolatore ottico. Grazie al concorso di altri saperi disciplinari è stata determinata la posizione relativa dei modelli tridimensionali della testa e del torso. Definita la posizione dei due frammenti, è stato definito un volume solido, in sottosquadro rispetto al bordo inferiore della testa e al bordo superiore del torso. Il modello è stato infine stampato con tecniche di prototipazione rapida.

Fabrizio Agnello, docente di disegno Dipartimento di Architettura Università di Palermo


Due state di Afrodite da Petra

12 Settembre 2016

Credit: Tom Parker
Credit: Tom Parker

Due statue in marmo di Afrodite sono state recuperate a Petra, in Giordania. La scoperta è stata effettuata da ricercatori dell'Università della Carolina del Nord presso gli scavi in corso nell'antica città dei Nabatei. Le due statue sono in buona parte intatte (dal piedistallo alle spalle) e presentano ancora un Cupido. Il prof. Tom Parker, che fa ricerca sul campo da 45 anni qui, afferma di non aver mai effettuato una scoperta di questa rilevanza finora.

Anche se il ritrovamento è per certi versi inaspettato, le statue raccontano molto della città: risalgono all'epoca della presenza romana nell'area. Il Regno Nabateo fu annesso nel 106 d. C. Il prof. Tom Parker spiega che una delle caratteristiche di questa popolazione fu l'apertura ad influenze esterne: fu così con i vicini Egiziani, e in seguito coi Romani.

Nella statua in foto, un piccolo Cupido guarda su verso la dea, in basso a destra. Sulla gamba sinistra è possibile vedere una fiala in vetro di una figura ora perduta. La statua data probabilmente al secondo secolo d. C.

Credit: courtesy of Tom Parker
Credit: courtesy of Tom Parker

Link: EurekAlert! via North Carolina State University.


Scoperte Statue di Sekhmet nel Tempio di Amenhotep III

15 Marzo 2016

SCOPERTE STATUE DI SEKHMET NEL TEMPIO DI AMENHOTEP III
A KÔM EL-HETTAN, RIVA OCCIDENTALE DI LUXOR.

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1933492_471261466412336_3138013834269105827_oUn gruppo di 8 statue della dea Sekhmet in granito nero sono state scoperte da membri del "Progetto di Conservazione dei Colossi di Memnone e del tempio di Amenhotep III" (NdT: in Inglese, “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”), diretto da Hourig Sourouzian.
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Sei delle statue rappresentano la dea dalla testa leonina, seduta su un trono mentre regge il simbolo della vita nella sua mano destra. Di esse, tre sono quasi complete, una presenta solo la parte superiore, e le altre due solo le parti inferiori.
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L'altezza massima raggiunta è di 1,90m, la larghezza 0,51m e la profondità 1,00m.
Le altre due parti mediane di statue rappresentano la dea in piedi. Sono prive di testa e le parti inferiori sono mancanti. La dea è rappresentata mentre tiene uno scettro di papiro nella mano sinistra e il simbolo della vita nella destra.
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Sekhmet, “Colei che è Potente” è una possente divinità solare che protegge il Re Solare nel suo ‘tempio di milioni di anni’, allo stesso modo con cui protegge il Dio Sole Rê, scacciando i suoi nemici.
Molte statue simili sono state ritrovate nel Tempio di Amenhotep III durante le passate stagioni. Tutte circondavano l'ampio cortile a peristilio e la sala ipostila del vasto tempio. Ogni statua è un capolavoro scultoreo, e combina la testa leonina con il corpo di una donna che porta la parrucca tripartita e un lungo vestito attillato.
Tutte queste statue, una volta pulite, desalinizzate e pienamente documentate, saranno esibite nel tempio quando il sito sarà aperto ai visitatori, dopo che si sarà realizzata la completa protezione dello stesso con recinzione e sicurezza.
Al di là delle statue divine, il team ha anche scoperto la parte mediana di una statua reale priva di testa in granito nero, e rappresentante Amenhotep III in piedi, che veste il mantello del giubileo. Altezza 0,77m, larghezza 0,56m.
Due statue simili sono state ritrovate nel tempio un secolo fa e sono ora tenute al Museo Egizio.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.

Galleria degli Uffizi: restaurati due busti di epoca romana

Galleria degli Uffizi: restaurati due busti di epoca romana

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Sono stati presentati oggi, nel Primo Corridoio della Galleria degli Uffizi alla presenza del direttore Eike Schmidt, due busti romani restaurati grazie alla generosità dell'associazione Guide Turistiche di Firenze.
Le due opere, un Ritratto femminile erroneamente identificato per secoli con Lucilla, la moglie di Lucio Vero, e una testa maschile raffigurante un ignoto personaggio della fine del II secolo d.C., convenzionalmente identificato con Geta, appartengono al nucleo collezionistico più antico delle sculture degli Uffizi.
Realizzato da Gabriella Tonini e Louis Pierelli, l’intervento di recupero ha consentito di restituire a piena leggibilità questi due splendidi esempi della ritrattistica del II secolo d.C., resi opachi dagli spessi strati di depositi che li ricoprivano. Il restauro non solo ha messo in condizione di recuperare i valori estetici dei due marmi, ma anche di approfondire la conoscenza delle vicissitudini che hanno subito nel corso dei secoli rivelando, nel caso del ritratto femminile, tracce di un’acconciatura più antica (testimoniata da una treccia che coronava la testa) di cui s’ignorava l’esistenza perché cancellata quasi interamente da una rilavorazione tardoantica della capigliatura.
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Anche nel caso del cosiddetto ritratto di Geta, la ripulitura ha consentito di restituire visibilità alla tonalità brunita del marmo, conseguenza dell’esposizione della scultura all’incendio del 1762 che distrusse buona parte del terzo corridoio. Questo prezioso indizio della tormentata storia collezionistica dell’opera non compromette minimamente la godibilità del ritratto, che s’impone ora all’attenzione dei visitatori come uno splendido esempio d’introspezione psicologica tipico della ritrattistica degli anni di Marco Aurelio.
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L’importante intervento, che costituisce un ulteriore passo avanti nel processo di recupero della statuaria classica della Galleria, è stato sovvenzionato dall’ AGT (Associazione Guide Turistiche di Firenze) in memoria del collega Ugo Primadei, prematuramente e improvvisamente scomparso all'età di 61 anni nel luglio del 2015. Laureato in filosofia, uomo colto e studioso appassionato di storia, arte, musica, ma anche di scienza e astrofisica e attento alle nuove tecnologie, Primadei ha lavorato come guida turistica di Firenze sin dal 1998 ed ha ricoperto la carica di presidente dell'AGT dal 2003 al 2010, periodo durante il quale si è sempre impegnato per la difesa della professionalità della guida turistica.

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Due statuette di Artemide e Apollo da Aptera

26 Gennaio 2016
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Ritrovate ad Aptera, a 13 km da Chania sull'isola di Creta, due statuette (0,54 cm di altezza circa) risalenti al tardo primo secolo o agli inizi del secondo secolo d. C.
Una statua è in rame e raffigura Artemide, divinità protettrice di Aptera. La dea veste un corto chitone ed è pronta a scagliare le sue frecce. Poggiava su una base quadrata in rame. Straordinario l'aver ancora ritrovato il materiale bianco usato per l'iride dell'occhio della dea.
La seconda statuetta ritrae invece Apollo con maggiore semplicità: è in marmo e porta segni di pigmento rosso. Più in generale le condizioni nelle quali sono le due statue sono ottime: furono probabilmente importate per la lussuosa villa romana dove sono state ritrovate.
Link: ANA-MPAProtothema; ekathimerini; Greek Reporter; Live Science.
Vista di Aptera, foto di Wolfgang Sauber, da WikipediaCC BY-SA 3.0.


Egitto: statua di Amenhotep III ritrovata ad Edfu

31 Dicembre 2015

Statua di Amenhotep III ritrovata ad Edfu

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty ha dichiarato oggi che la statua del faraone della XVIII Dinastia, Amenhotep III è stata scoperta in una casa del villaggio di "al Nakhl" (Palma) presso Edfu – Governatorato di Assuan.
L'Area Archeologica di Assuan, ha aggiunto Eldamaty, ha ricevuto un rapporto da parte dell'Ufficio del Pubblico Ministero Generale, riguardante il ritrovamento della statua durante un'irruzione nella casa di un trafficante di armi e droga. Una commissione archeologica è stata formata immediatamente per esaminare la statua e verificarne l'autenticità.
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Eldamaty ha anche ordinato che la statua sia temporaneamente trasportata al magazzino del museo a Edfu per lavori di restauro e conservazione, prima di essere posta in vetrina in uno dei Musei Egizi.
Commentando sulla statua stessa, Nasr Salama, Direttore Generale dell'Area Archeologica di Assuan, ha affermato che è fatta di granito nero e che è molto ben preservata. L'altezza della statua è di 150 cm e rappresenta il Faraone Amenhotep III in piedi, con una gonna corta e "Nemes" (copertura di testa e collo) con gamba sinistra in avanti, nella tradizionale posa dei sovrani nell'Antico Egitto. La statua porta pure diverse importanti iscrizioni al centro della cintura sulla vita, sul retro e alla base rappresentando i nomi e titoli del grande Faraone.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.


Israele: ariete in marmo da Caesarea

27 Dicembre 2015
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Un ariete in marmo è stato scoperto a Caesarea, in Israele, vicino una chiesa bizantina. La statua potrebbe essere una decorazione della chiesa risalente al sesto o settimo secolo d. C.
Link: Israel Ministry of Foreign Affairs; Live ScienceArchaeology News Network
Cesarea, foto da WikipediaCC BY-SA 4.0, di e caricata da Zxc0505


Egitto: sei statue del Nuovo Regno ritrovate vicino Assuan

24 Dicembre 2015

Sei statue del Nuovo Regno ritrovate vicino Assuan

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha annunciato oggi la scoperta di sei statue intagliate nella roccia, all'interno delle cappelle 30 e 31 nell'area di Gebel Elselsela Area - Nord di Assuan. La scoperta è stata effettuata durante gli scavi svolti dalla Missione dell'Università di Lund (Svezia), guidata dalla dott.ssa. Maria Nilsson e dal dott. John Ward.
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Eldamaty ha affermato che si tratta di un'importante scoperta, perché Gebel Elselsela fu colpita da un terremoto in antichità, nonché da effetti di erosione che l'hanno completamente coperta con enormi blocchi; una situazione che ha spinto l'egittologo "Caminos" a riferire della Cappella 30 come totalmente demolita. Ad ogni modo, la missione è riuscita a terminare la pulizia e i lavori di rilevamento all'interno delle due cappelle e a scoprire le statue.
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D'altra parte, il dott. Mahmoud Afifi, a capo delle Antichità Egiziane, ha riferito che le sei statue risalenti all'epoca del Nuovo Regno, due delle quali furono trovate sul retro della cappella 30: sono statue dell'occupante della tomba e di sua moglie, seduti su una sedia. Il proprietario della tomba è rappresentato nella posizione di Osiride, le sue braccia incrociate sul torso, e con una lunga parrucca che raggiunge le spalle. La moglie d'altra parte è rappresentata mentre pone il suo braccio sinistro sulla spalla del marito, mentre il braccio destro (NdT: left nell'originale) è sulla pancia.
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Le altre quattro statue, ha aggiunto Afifi, sono state ritrovate sul retro della cappella 31 e appartengono a "neferkhewe", Supervisore delle Terre Straniere durante il regno di "Thutmose III", sua moglie, sua figlia e suo figlio.
Infine, il Direttore Generale dell'Area Archeologica di Assuan, Nasr Salama ha affermato che la Missione Svedese, che ha cominciato i suoi lavori nel 2012, continuerà gli scavi nell'area, cercando di effettuare ulteriori scoperte all'interno delle 32 cappelle di Gelbel Elselsela, ed enfatizzando l'importanza di quest'area in particolare, perché fu da qui che i blocchi utilizzati per costruire i templi furono tagliati.

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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.


Cagliari: i Carabinieri restituiscono alla Chiesa di Sant'Agostino Nuovo la statua del Santo

CAGLIARI: I CARABINIERI RESTITUISCONO ALLA CHIESA DI SANT’AGOSTINO NUOVO LA STATUA DELL’OMONIMO SANTO

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QUESTA MATTINA, ALLA PRESENZA DEL DOTT. RAIMONDO SPANO, RESPONSABILE DEL FONDO EDIFICI DI CULTO DELLA PREFETTURA DI CAGLIARI E DELLA DOTT.SSA MARIA PASSERONI, FUNZIONARIA DELLA SOPRINTENDENZA BELLE ARTI E PAESAGGIO DI CAGLIARI, I CARABINIERI DEL NUCLEO TUTELA PATRIMONIO CULTURALE DI CAGLIARI HANNO RESTITUITO NELLE MANI DI DON VINCENZO FOIS, RETTORE DELLA CHIESA CAGLIARITANA DI SANT’AGOSTINO NUOVO, UNA PREGEVOLE STATUA LIGNEA DEL XVII SECOLO ATTRIBUITA PROPRIO AL SANTO DI IPPONA E FACENTE PARTE DEL PATRIMONIO DI QUELL’ISTITUTO RELIGIOSO.
DELL’OPERA, REALIZZATA CON LA TECNICA “DELL’ESTOFADO DE ORO”, TIPICA DELLA SARDEGNA DEL XVI E XVII SEC., SI ERANO ORMAI PERSE LE TRACCE E DELLA SUA PRESENZA IN CHIESA RIMANEVA SOLO UN FLEBILE RICORDO NELLA MEMORIA DI QUALCHE ANZIANO PARROCCHIANO.
CIRCA UN ANNO FA I MILITARI, DURANTE UN CONTROLLO AMMINISTRATIVO AD UN ESERCIZIO COMMERCIALE DI SETTORE NEL QUARTIERE DELLA MARINA, RISCONTRAVANO LA PRESENZA DELLA SCULTURA SULLA QUALE ERANO IN CORSO, PER CONTO DI UN NOTO PROFESSIONISTA CAGLIARITANO, ALCUNI IMPORTANTI INTERVENTI DI RESTAURO CONSERVATIVO IN ASSENZA, PERO’, DEI PREVISTI TITOLI AUTORIZZATIVI. LE INDAGINI FINALIZZATE A RISCONTRARNE PROVENIENZA E PROPRIETA’ CONSENTIVANO DI COLLOCARE LA STATUA ALL’INTERNO DELLA CHIESA FINO AL 1946. DOPODICHE’ NULLA PIU’.
DURANTE IL CONTROLLO UN PARTICOLARE AVEVA DESTATO L’ATTENZIONE DEI MILITARI: LA MANCANZA DELLE TRE DITA DELLA MANO DESTRA DELLA SCULTURA. STESSA CARATTERISTICA CHE VENIVA EVIDENZIATA IN UN INVENTARIO DEL 1946, ACQUISITO GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE CON LA PREFETTURA DI CAGLIARI, IN CUI, L’ALLORA SOPRINTENDENTE, ELENCAVA TUTTE LE OPERE D’ARTE FACENTI PARTE DEL PATRIMONIO MOBILE DELLA CHIESA DI SANT’AGOSTINO TRASFERITE, PER MOTIVI DI SICUREZZA, NEL DUOMO DI CAGLIARI.
LA STATUA, SEQUESTRATA A MAGGIO DI QUEST’ANNO E DOPO GLI ESAMI TECNICO-SCIENTIFICI DEGLI STORICI DELL’ARTE DELLA SOPRINTENDENZA CHE HANNO DEFINITIVAMENTE CONSENTITO DI RICONDURLA AL PATRIMONIO MOBILE DELLA CHIESA, E’ STATA FINALMENTE RESTITUITA AL CULTO DEI FEDELI.
UNA PERSONA E’ STATA DENUNCIATA PER IL REATO DI OPERE ILLECITE.
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Cagliari, 21 dicembre 2015
Fonte dati:
Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone