Abu Tbeirah: il primo scavo di un porto del 3° millennio in Iraq ad opera della Missione archeologica Sapienza

Un porto tra le acque di Sumer: il primo scavo di un porto del 3° millennio in Iraq ad opera della Missione archeologica Sapienza

Durante la presentazione delle attività, la mostra calligrafica araba dell’artista iracheno Amjed Rifaje

 

mercoledì 21 marzo 2018 – ore 10.00 – presentazione e mostra

aula Organi collegiali – Palazzo del Rettorato

piazzale Aldo Moro 5, Roma

 

Gli archeologi del team di Abu Tbeirah hanno individuato e stanno scavando il porto risalente al 3° millennio a.C.: uno scavo che consentirà di scrivere un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia e della sua civiltà, nata dalle acque del Tigri e dell'Eufrate, superando l'immaginario comune che identifica le antiche città mesopotamiche attorniate da distese di campi di cerali, irrigati da canali artificiali.

La Missione Archeologica italo-irachena ad Abu Tbeirah, diretta da Licia Romano e Franco D'Agostino, presenterà l’importante risultato della campagna condotta nell’Iraq meridionale, mercoledì 21 marzo presso il Rettorato, con una iniziativa promossa dalla Fondazione Sapienza.

 

Non è per caso che la parola araba per porto "MARSA (هرسى)" riprenda il termine sumerico MAR.SA, che indicava la struttura amministrativa del porto e delle attività a esso connesse: le città sumeriche erano tutte organizzate attorno al polo templare/palatino, e collegate tra di loro tramite canali, dotate per questo di un porto che consentisse la gestione dei contatti e dei commerci. Pur nota dalle fonti cuneiformi, questo tipo di struttura è stata solo a volte individuata dalle tecnologie satellitari, ma a tutt’oggi mai scavata: di fatto gli archeologi della Sapienza sono i primi ad affrontate lo scavo di un porto sumerico risalente al 3° millennio a.C., aprendo alla possibilità di riconsiderare l’humus su cui la grande ricchezza della civiltà mesopotamica si fondava.

Gli archeologi e specialisti della Sapienza hanno indagato il sito di Abu Tbeirah, posto vicino all'antica linea di costa del golfo arabico, una posizione peculiare all'interno di un ambiente paludoso e a ridosso del mare, che ha influenzato fortemente la vita dell'insediamento, come dimostra la grande struttura portuale appena individuata.

"Il porto situato nella parte N-O del Tell di Abu Tbeirah (ndr. collina formata da accumuli antropici) è un bacino artificiale, una zona più depressa, circondata da un massiccio terrapieno con un nucleo di mattoni d'argilla” ci raccontano Licia Romano e Franco D'Agostino "con due accessi che lo  mettevano in comunicazione con la città e che sono chiaramente visibili anche dalle immagini satellitari di Google. Si tratta del porto più antico sinora scavato in Iraq, visto che le uniche testimonianze di strutture portuali indagate archeologicamente provengono da Ur, ma sono di duemila anni più tarde".

La connessione del sito con le paludi sumeriche era già stata rilevata grazie alla cultura materiale portata alla luce durante gli scavi precedenti condotti dalla Missione, ed è ora confermata nel porto di Abu Tbeirah, una versione in scala maggiore di alcune peculiari strutture connesse alle dighe dei villaggi delle Marshland attuali. Anche sulla base di questo confronto, i ricercatori non escludono che il porto individuato ad Abu Tbeirah non fosse deputato esclusivamente alla funzione di ormeggio delle barche e di gestione dei commerci con le altre città, ma che fungesse anche da riserva d'acqua e immensa vasca di compensazione delle piene del fiume, nonché da fulcro di varie attività dell'insediamento connesse all'utilizzo della risorsa idrica.

 "Le indagini proseguiranno durante le prossime stagioni di scavo, vista la grandezza del complesso portuale: il bacino, di forma oblunga è di 130x40 m ca., doveva avere una capienza probabilmente superiore 12 piscine olimpioniche” precisano i ricercatori “e questo spiega le numerose nuove linee di ricerca che questa scoperta porta con sé. In particolare l’interesse si focalizzerà non soltanto sul funzionamento di questa struttura, ma, grazie alla collaborazione con i dipartimenti di Biologia Ambientale e di Scienze della Terra, anche sul territorio che circondava il sito. Recenti indagini sull'antica canalizzazione che connetteva i siti mesopotamici, portate avanti dal collega Jaafar Jotheri, dell'Università di Qadisiyah e membro della missione, hanno evidenziato la particolarità del sito di Abu Tbeirah, che dalle satellitari appare chiaramente circondato da paleo-canali che si dipartono come raggi dalla città e che ci ricordano molto i canali delle Marshland (ndr le paludi attuali create dal delta del Tigri e dell'Eufrate)”.

La scoperta del porto apre nuovi scenari di ricerca sulla vita delle città del sud della Mesopotamia, ma anche sulle ragioni del loro abbandono. La forte connessione con le paludi del delta, quindi con un ambiente estremamente sensibile ai cambiamenti climatici e al regime delle precipitazioni, potrebbe chiarire i motivi della riduzione e poi scomparsa dell'insediamento di Abu Tbeirah alla fine del 3° millennio a.C., un momento in cui in diverse parti del mondo si registra un cambiamento climatico importante, il cosiddetto 4.2 ka BP (ndr 4200 anni dal presente) event.

 Lo scavo del contesto archeologico è iniziato nel 2017 grazie ai finanziamenti della Sapienza e del Ministero degli Affari Esteri italiano e proseguiranno anche con il supporto della generosa donazione della Fondazione Bardelli.

 

Focus

La mostra di calligrafia araba "L'Eleganza dell'Alif" dell'artista iracheno Amjed Rifaie , di origini Sufi. attraverso veri e propri tratti artistici ricrea su carta parole e frasi - anche sotto le spoglie di forme antropomorfe - dei caratteri dell’alfabeto arabo. La nascita della calligrafia è infatti strettamente legata alla nascita dell’Islam e il suo scopo è di comunicare le parole del Divino. Quello che l’occhio coglie a primo impatto davanti ad un’opera calligrafica è la simbiosi estetica tra la parola ed il segno. Insieme esse si fondono per dare vita ad un quadro, risultato di grande meditazione e concentrazione, che racconta qualcosa di più: un modo di essere nel quale la tranquillità e la serenità sono le chiavi di lettura della vita e del mondo che ci circonda.
Testo e immagini da Settore Ufficio stampa e comunicazione SAPIENZA Università di Roma

Roma: presentazione novità scavi Arslantepe (Turchia) e Abu Tbeirah (Iraq)

Visioni di Oriente nell’archeologia della Sapienza. Presentate le novità degli scavi in Turchia e Iraq

Storia di un successo italiano che trova conferma nella 15° posizione del ranking internazionale della QS. 

TURCHIA Arslantepe - attività di scavo
TURCHIA Arslantepe - attività di scavo

L’archeologia della Sapienza ha di recente ottenuto la 15esima posizione nel World University Rankings per materie, ed è solo uno dei tasselli che fanno di questo settore un’eccellenza a livello mondiale. Questo anche grazie agli scavi nel Vicino Oriente, uno dei fiori all’occhiello in questo campo.

Mercoledì 18 e giovedì 19 maggio saranno presentati i risultati di due tra i più importanti scavi coordinati dalla Sapienza nella Regione mediorientale.
 
Mercoledì 18 alle ore 10.00, presso il Rettorato, si svolge l’incontro “Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq”, che propone i risultati dell’attività nell’Iraq meridionale da parte della Missione Archeologica coordinata da Franco D’Agostino e Licia Romano. Di seguito nel testo il comunicato: Abu Tbeirah: 5 anni nel nostro Iraq. La missione della Sapienza, attiva dal 2011, è stata il primo scavo archeologico nel sud della nuova Repubblica irachena affidato a una missione straniera. I risultati scientifici saranno presentati il 18 maggio alla presenza dell’ambasciatore dell’Iraq in Italia
Giovedì 19 maggio alle ore 11.00, sempre al Rettorato, l’archeologa Marcella Frangipane illustrerà le importanti novità emerse durante l’ultimo scavo ad Arslantepe (Turchia) dal più antico “Palazzo” del Vicino Oriente sulle rive dell’Eufrate turco. Di seguito nel testo il comunicato: In Turchia (Arslantepe) individuato l’Edificio delle udienze, la prima testimonianza di potere laico. La scoperta raccontata dall’archeologa della Sapienza Marcella Frangipane, unica donna italiana membro della National Academy of Sciences

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Archeologia nella parte nord occidentale dell'Oman

27 Novembre 2015

Archeologi polacchi in Oman

Al-Ayn, rilevamenti superficiali presso l'antica necropoli di tombe ad alveare. Foto di Łukasz Rutkowski
Al-Ayn, rilevamenti superficiali presso l'antica necropoli di tombe ad alveare. Foto di Łukasz Rutkowski
Gli archeologi di Varsavia sono tornati dalla ricognizione nella parte nord-occidentale dell'Oman, nella Penisola Arabica. Si tratta dell'inizio di un programma di ricerca quadriennale nella regione nord-occidentale del paese.
Quest'anno, la missione ha condotto rilievi superficiali preliminari in quattro insediamenti e cinque siti relativi a tombe nella vallata montagnosa vicino i villaggi di Bilt e Al-Ayn. Il team di archeologi, guidati dal prof. Piotr Bieliński dall'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia, ha scoperto due siti relativi ad insediamente precedentemente ignoti.
Bilt, rovine di una tomba del periodo Umm an-Nar. Foto di Łukasz Rutkowski
Bilt, rovine di una tomba del periodo Umm an-Nar. Foto di Łukasz Rutkowski

Negli anni a venire, gli archeologi programmano lo studio della necropoli dal periodo della Cultura Hafit (esordi del terzo millennio a. C.) con tombe a torre in pietra. Altro oggetto di ricerca sarà la grande struttura dal primo millennio a. C., la funzione della quale non è stata ancora determinata. Il lavoro verrà anche svolto presso il vicino sito preistorico. "I ritrovamenti di questa stagione accennano al suo essere un sito Neolitico preagricolo, si tratta di un fenomeno molto interessante nel Vicino Oriente" - ha affermato il prof. Bieliński.
Al-Ayn, rilevamenti su una collina prospiciente il villaggio
Al-Ayn, rilevamenti su una collina prospiciente il villaggio

La micro-regione di Qumayrah, che è l'oggetto della ricerca, comprende diverse valli montagnose. Finora, non è stata studiata archeologicamente in maniera esauriente. Secondo il prof. Piotr Bieliński, l'area ha attratto l'interesse degli scienziati a causa delle risorse di rame sfruttate per migliaia di anni - la più importante ricchezza naturale dell'Oman. Le rotte commerciali correvano attraverso le valli montagnose in tempi antichi e medievali, connettendo l'interno con il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman. Gli abitanti utilizzavano queste rotte per trasportare sia blocchi di rame fuso, sia prodotti finiti come armi, utensili e ornamenti verso la costa dell'Oman. Erano esportati principalmente verso la Mesopotamia, dove sono stati ritrovati, tra l'altro, nelle tombe dei Re Sumeri (Terzo Millennio a. C.).
Il progetto di ricerca nella regione di Qumayrah è frutto di una cooperazione tra il Dipartimento di Scavi e Studi Archeologici, il Ministro del Patrimonio Culturale e della Cultura, il Sultanato dell'Oman e il Centro Polacco di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia. La ricognizione di quest'anno precede la ricerca sul campo programmata per gli anni 2016-2018.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.