Cerreto Sannita

L’archeologia al servizio della comunità: la riscoperta della vecchia Cerreto Sannita

L’archeologia al servizio della comunità. La riscoperta della vecchia Cerreto Sannita (Benevento) e la creazione del parco archeologico per la nuova Cerreto

Cerreto Sannita
Fig. 1. Il torrente Titerno nei pressi di Cerreto Sannita (foto Lester Lonardo)

Nella media valle del torrente Titerno, affluente di sinistra del Volturno contraddistinto da un percorso sinuoso che attraversa luoghi di rara bellezza (Fig. 1), sorge Cerreto Sannita, noto insediamento del Beneventano nord-occidentale per la produzione di ceramica di pregio. L’abitato titernino è altresì ben conosciuto per il suo particolare impianto urbanistico costituito da tre arterie viarie principali legate da una trama di assi viari minori, da ampi slarghi e da isolati dalla forma regolare. Si tratta di una pianta, progettata dall’ingegnere Giovanni Battista Manni alla fine del Seicento, che risponde a criteri di razionalità e rigore propri di una città di fondazione, quale era Cerreto.

Fig. 2. Cerreto Sannita ed il suo territorio visti da Monte Coppe (foto Lester Lonardo)

La progettazione di tale impianto si rese necessaria in seguito agli effetti del devastante sisma del 5 giugno 1688. Il terremoto, uno dei più catastrofici eventi tellurici che colpirono il Meridione ed il Sannio, con epicentro nella vicina località di Civitella (a circa 4 km da Cerreto), comportò la distruzione del più antico insediamento ubicato su di un’altura posta immediatamente a monte dell’area prescelta per la ricostruzione del nuovo abitato (Fig. 2). I conti cerretesi Marzio e Marino Carafa promossero con energia l’edificazione della nuova Cerreto per scongiurare il collasso della fiorente economia cerretese basata principalmente sulla produzione dei ben noti e richiesti “panni-lana”. Ricostruita con particolari accorgimenti volti a prevenire i devastanti effetti a catena che furono fatali per il vecchio abitato, la nuova Cerreto fu in parte edificata con i materiali edilizi provenienti dai crolli degli edifici della Cerreto medievale (Fig. 3).

Fig. 3. Uno dei tanti elementi di reimpiego provenienti dalla vecchia Cerreto presenti nel nuovo insediamento (foto Lester Lonardo)

La prima attestazione conosciuta dell’insediamento cerretese è riferibile alla fine del X secolo, precisamente al 22 aprile 972 allorché l’imperatore Ottone I confermò ad Azzo, abate del monastero di Santa Sofia di Benevento, i suoi beni tra i quali «in Cereto cappella in honore S(an)c(t)i Martini cum p(er)tinentiis eor(um)».

In età normanna, come traspare dal Catalogus Baronum, Cerreto compare come feudo di 3 militi appartenente a Guglielmo di Sanframondo, esponente dell’omonima famiglia che ne deterrà il dominio, insieme ad altri centri (Limata, Guardia e Civitella Licinio) quasi ininterrottamente fino alla seconda metà del XV secolo.

La crescita dell’abitato culminò tuttavia fra la fine del medioevo e la prima età moderna, allorché Cerreto divenne l’abitato più importante dell’area campano-molisana nel commercio della lana e nella produzione di stoffe.

A partire dalla metà del XII secolo, l’insediamento fu interessato dal rinnovamento degli impianti difensivi con l’implementazione della cinta muraria e la costruzione, tra le altre cose, del maestoso donjon cilindrico che occupava la porzione mediana dell’abitato.

La crescita della popolazione, che si accentuò fra la fine del XV secolo e gli inizi del successivo, portò non solo ad acutizzare il fenomeno dell’edificazione incontrollata di strutture all’interno del perimetro urbano, ma altresì ad un’espansione dell’abitato al di fuori delle mura ed alla conseguente costruzione di un sempre più elevato numero di abitazioni a ridosso della cinta muraria.

Il terremoto del 5 giugno 1688 andò quindi a colpire un insediamento densamente abitato e costruito: in un documento del 1622 le abitazioni vengono ricordate, non a caso, come «folte e confuse». Gli effetti devastanti del sisma furono tali che la maggior parte delle strutture del vecchio abitato di Cerreto venne rasa al suolo.

Cerreto Sannita
Fig. 4. L’area della vecchia Cerreto prima delle indagini archeologiche (foto Lester Lonardo)

Sebbene il ricordo del vecchio insediamento non venne mai meno e la stessa altura, prima cava di materiali edili poi sede di masserie dedite allo sfruttamento agricolo dell’area, non fu mai completamente abbandonata, la “riscoperta archeologica” ed un interesse più puntuale sulle non poche strutture in elevato sopravvissute al sisma del 1688 si è avuta soltanto a partire dal 2012 (Fig. 4). L’area della vecchia Cerreto è stata al centro di un programma di ricerca condotto dal prof. Marcello Rotili e dall’équipe della cattedra di Archeologia cristiana e medievale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Dipartimento di Lettere e Beni Culturali). Tra il 2012 ed il 2015 sono state condotte tre campagne di scavo grazie alla sinergia fra la Soprintendenza archeologica di Salerno-Avellino-Benevento-Caserta, il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Vanvitelli ed il Comune di Cerreto Sannita che le ha promosse ai fini della riscoperta, della valorizzazione e fruizione dell’importante sito archeologico.

Fig. 5. Il donjon (XII-inizi XIII secolo) della vecchia Cerreto dopo il restauro del 2015 (foto Lester Lonardo)

Le indagini archeologiche, avviate nella porzione centrale dell’insediamento ove sussistevano gli edifici di rappresentanza, quali il palatium della fine del Quattrocento dimora dei Carafa, il donjon di XII-inizi XIII secolo (Fig. 5), la chiesa dedicata a S. Martino ed alcuni edifici abitativi, hanno offerto non pochi dati sulla cultura materiale della comunità cerretese fra il basso medioevo e la prima età moderna e sull’organizzazione dello spazio urbano dell’abitato. I dati scaturiti dalle attività di scavo e di survey che hanno interessato tutta la superficie dell’altura e dei territori contermini hanno evidenziato come l’area urbana cinta dalle mura fosse organizzata su terrazzamenti predisposti per ottimizzare meglio lo spazio data la particolare orografia del colle. Le strutture abitative, produttive, religiose e del potere civile assecondavano pertanto i salti di quota creando un reticolo urbano piuttosto irregolare.

Nel 2015, in rapporto al progetto di restauro e di scavo archeologico del donjon di età normanna finanziato dalla Regione Campania, il settore della vecchia Cerreto interessato dalle indagini archeologiche è stato oggetto di attività di restauro, di tutela delle evidenze archeologiche rinvenute e di operazioni volte alla completa fruizione dell’area indagata. Inoltre, i risultati delle campagne di scavo, presentati in convegni nazionali ed internazionali ed editi in molteplici riviste scientifiche ed in una monografia di imminente uscita, sono stati illustrati “in corso d’opera” alla comunità della nuova Cerreto che ha partecipato sempre con entusiasmo alle iniziative volte alla riscoperta del passato cerretese.

Cerreto Sannita
Fig. 6. Il parco archeologico della vecchia Cerreto (foto Lester Lonardo)

Al visitatore che si reca in località “Cerreto vecchia”, dopo aver percorso la strada di accesso al parco archeologico e dopo aver valicato il cancello di ingresso, si apre uno scenario unico capace di trascinare in un’esperienza sensoriale (Fig. 6): in un paesaggio incontaminato composto da uliveti secolari intervallati a fitti boschi di querce e di altre essenze arboree, fra il profumo di arbusti e di fiori di campo che si alternano in tutto il corso dell’anno (Fig. 7), i resti archeologici della vecchia Cerreto dialogano armonicamente con la razionalità dell’impianto urbano della nuova Cerreto che, posta ai piedi del vecchio insediamento, ha raccolto l’eredità di un importante - ed ora finalmente riscoperto - passato.

Cerreto Sannita
Fig. 7. Primavera nel parco archeologico della vecchia Cerreto (foto Lester Lonardo)

Tutte le foto di Cerreto Sannita sono di Lester Lonardo


Sisma Centro Italia - Bollettino dell’Unità di Crisi Nazionale del MIBACT - 30 agosto 2016

Sisma Centro Italia - Bollettino dell’Unità di Crisi Nazionale del MIBACT - 30 agosto 2016

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Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite le squadre dei tecnici formate dai Segretariati regionali di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che stanno operando sulla base delle linee di intervento stabilite dalla direttiva del Ministro del 23 aprile 2015, ha avviato le attività sul campo del primo rilevamento dei danni al patrimonio culturale provocati dal sisma del 24 agosto 2016. La ricognizione è cominciata a partire dalle località esterne alla zona estesa ai 16 comuni inclusi nel primo elenco del cratere – Arquata del Tronto (AP), Acquasanta Terme (AP), Montegallo (AP), Montefiorino (FM), Montemonaco (AP), Montereale (AQ), Capitignano (AQ), Campotosto (AQ), Valle Castellana (TE), Rocca Santa Maria (TE), Accumoli (RI), Amatrice (RI), Preci (PG), Norcia (PG), Cascia (PG), Monteleone di Spoleto (PG) – portando a un primo elenco dei beni interessati che è in costante aggiornamento. In particolare, tra le prime segnalazioni, in Abruzzo. in provincia di Teramo, a Campli sono stati rilevati danni alle chiese di San Francesco, San Paolo, San Giovanni nella frazione di Castelnuovo e Santa Maria ad Venales nella frazione di Roiano, alla chiesa di San Michele a Isola del Gran Sasso (TE), alla chiesa parrocchiale di Torano Nuovo (Te), alla Chiesa della Santissima Annunziata di Valle Castellana (TE), a Palazzo Salvini sede del Museo Archeologico di Teramo, al santuario di Santa Maria delle Grazie, alla chiesa di S. Agostino, alla chiesa di Santa Maria in Cartecchio sempre a Teramo e alla chiesa di San Pietro ad Lacum nella omonima frazione. In provincia dell’Aquila danni segnalati alle chiese di San Flaviano, San Pietro, San Cipriano e Madonna delle Grazie a Capitignano, alla chiesa parrocchiale di Montereale nella frazione di Santa Lucia e agli abitati di Cagnano Amiterno e Campotosto, già interessati dal sisma del 2009. Nelle Marche sono in corso le verifiche per il magazzino di ricovero del patrimonio culturale colpito presso il Forte Malatesta di Ascoli Piceno, mentre danni sono segnalati in circa 275 chiese in tutte le province e nella zona rossa si è provveduto a una prima messa in sicurezza della chiesa di Santa Croce a Pescara del Tronto. Nel Lazio i sopralluoghi sono partiti dalle località esterne alla zona rossa e in particolare da Leonessa dove è stata effettuata una ricognizione del monastero di San Giovanni come possibile deposito dei beni del patrimonio ecclesiastico. Domani si verificherà ad Amatrice la possibilità del recupero dal Museo Civico con l’aiuto dei vigili del fuoco e con il presidio dei carabinieri CTPC dell’opera più importante di Nicola Fioltesio, detto Cola dell’Amatrice, presente nella cittadina: la Madonna con Bambino e San Giovannino. In Umbria i sopralluoghi hanno interessato alcune situazioni di maggior rischio per l’incolumità pubblica, ossia il campanile di Castelluccio e la facciata della chiesa di Frascaro, per i quali domani è previsto un intervento di messa in sicurezza con l’assistenza della protezione civile e dei vigili del fuoco.

Come da MiBACT, Redattrice Maria Tiziana Natale

2016 10km SE of Norcia, Italy earthquake map, dello United States Geological Surveyhttp://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us10006g7d#shakemap, da WikipediaPubblico dominio.

 


Incassi dei musei statali di domenica 28 ai territori terremotati

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Franceschini: Tutti gli incassi dei musei statali della prossima domenica 28 agosto saranno destinati ai territori terremotati

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Tutti gli incassi dei musei statali della prossima domenica 28 agosto saranno destinati ai territori terremotati". Lo dichiara il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini invitando tutti gli italiani ad “andare nei musei in segno di solidarietà con le popolazione coinvolte dal sisma della scorsa notte”.
Grazie a questa prima misura straordinaria - che si aggiunge a quelle già ordinariamente previste e alle ulteriori misure che il governo adotterà - il MIBACT destinerà gli incassi dei musei e delle aree archeologiche statali di domenica 28 agosto a interventi sul patrimonio culturale danneggiato dal sisma.

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Sisma: ricognizioni per mappatura danni, Carabinieri all'opera

Sisma, SG MIBACT a GR1: partite ricognizioni per mappatura danni, Carabinieri all’opera per contrasto a sciacallaggio

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“Sin dalle prime ore siamo partecipi del comitato operativo con la protezione civile e abbiamo attivato le unità di crisi regionali nelle quattro regioni interessate, e in particolare in quella più colpita, ossia il Lazio”. Così il Segretario Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Antonia Pasqua Recchia, in collegamento con il GR1 RAI nel corso dello speciale dedicato al sisma che ha colpito l’Italia centrale. “L’unità di crisi nazionale che si riunisce domani  - ha proseguito il Segretario Generale - vedrà la partecipazione anche dei carabinieri i cui nuclei regionali di tutela del patrimonio culturale sono già sul posto. In queste primissime ore la priorità assoluta va alle persone, alla salvezza il più possibile delle vite umane e all’aiuto alle persone danneggiate. Nel frattempo – ha sottolineato Recchia - occorre anche pensare alla salvaguardia del patrimonio culturale in un territorio vastissimo. Oltre all’ambito circostante l’epicentro le scosse sismiche si diramano e creano danni a un patrimonio culturale che ha due qualità: è estremamente diffuso e presente in centri storici con un patrimonio edilizio molto interessante, molto bello ma molto fragile. Stiamo aspettando di poter intervenire nell’epicentro con le squadre per fare i rilievi, ma è ancora in corso lo sciame sismico e per il momento – ha ricordato il Segretario Generale - non possiamo mettere a repentaglio le vite di nessuno. Nelle zone più lontane dall’epicentro ma comunque interessate dagli effetti delle scosse sismiche sono già partite le ricognizioni per verificare i danni a strutture architettoniche, chiese e musei. La mappatura per quanto riguarda i paesi confinanti dell’Abruzzo e dell’alto Lazio è già iniziata. I carabinieri dei nuclei tutela patrimonio culturale – ha detto poi la Recchia - sono inoltre impegnati nell’evitare i danneggiamenti prodotti dall’uomo, soprattutto  i fenomeni di sciacallaggio a danno dei beni ecclesiastici. Nel frattempo abbiamo già attivato tutti i protocolli seguendo una direttiva del Ministro che individua tutti i passi da compiere e in particolare i luoghi dove ricoverare le opere e le modalità di recupero dei beni culturali mobili in raccordo con gli ordinari diocesani, con i quali lavoreremo in futuro per consolidare il patrimonio ecclesiastico danneggiato. Un’opera di recupero – ha concluso Recchia - che sarà la più rapida possibile”.

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L'orrendo terremoto: Roma e il sisma del 1915

Domani, martedì 5 aprile, ore 16.00

MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE - PIAZZA S. EGIDIO, 1B

L’ORRENDO TERREMOTO

Roma e il sisma del 1915

a cura di Simonetta Ciranna

INGRESSO GRATUITO

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Quali furono le conseguenze nella Capitale del sisma di Avezzano del 13 gennaio 1915?
È questo il tema del prossimo incontro “L’ORRENDO TERREMOTO”: Roma e il sisma del 1915” che si svolgerà domani, presso il Museo di Roma in Trastevere,  ore 16.00,  a cura di Simonetta Ciranna.
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Un papiro magico in argento da Jerash

22 Dicembre 2015
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Amuleti magici in antichità erano prodotti su papiri, ma anche ferro e piombo erano utilizzati per ragioni apotropaiche. Ci sono pervenuti diversi di esemplari di questo tipo, ma data la loro fragilità, srotolarli può danneggiarli. Grazie alla tomografia computerizzata e al modellamento 3D, una nuova ricerca è riuscita per la prima volta a consegnarci il contenuto di uno di questi papiri metallici.
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Si tratta di papiro in argento da Jerash in Giordania, risalente alla metà dell'ottavo secolo d. C. Il papiro in argento era a sua volta conservato in un involucro in piombo, spaccato e corroso, dal quale è stato delicatamente estratto. Contiene simboli e 17 righe di testo in una lingua non nota, che si ritiene sia una sorta di script pseudo-Arabo che non si è stati ancora in grado di decifrare. Come ha spiegato l'autrice Rubina Raja, non si pretendeva di rileggere il rotolo, per cui non aveva molta importanza che quanto scritto avesse senso.
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Il papiro in argento sarebbe infatti opera di un mago ebreo, che a causa della supposta potenza e antichità della sua magia, fu all'epoca accolto dalla popolazione musulmana locale. Attorno al 749 d. C. Jerash fu colpita da un violento terremoto, ed è perciò giunta fino a noi come una capsula temporale intatta.
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Nepal: grandi terremoti medievali che hanno modellato Pokhara

16 Dicembre 2015
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Pokhara è la seconda città del Nepal, costruita su macerie che sarebbero da associarsi a tre grandi terremoti in epoca medievale, attorno al 1100, 1255, 1344, aventi ciascuno una magnitudo momento (Mw) di circa 8.
Un flusso di ghiaia, rocce e sabbia scese dalle vette dell'Annapurna per più di 60 km, a valle. A colpire gli studiosi è stato poi il masso Bhim Kali, del peso di circa 3 quintali, e relativo a un altro grande terremoto del 1681. La ricerca in questione si è dunque focalizzata sullo spostamento di volumi di materiali trasportati a seguito di grandi terremoti, e del modellamento del paesaggio relativo.
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L'Aquila: le sorprese e le scoperte dei restauri delle Mura Civiche [Gallery]

12 Maggio 2015

L’AQUILA - LE SORPRESE E LE SCOPERTE DEI RESTAURI DELLE MURA CIVICHE
Porta S. Lorenzo, Porta Lucoli … e non solo

Porta San Lorenzo o Pizzoli prima dei lavori di restauro
Porta San Lorenzo o Pizzoli prima dei lavori di restauro
Si avvia a conclusione il lavoro di restauro e recupero delle Mura civiche aquilane, che sta restituendo una nuova immagine della città, nei suoi antichi limiti storici e nei suoi rapporti con l'intorno. Reintegrate dopo i crolli, liberate dalla vegetazione e ricostituite nella loro continuità fisica e visiva, le mura disegnano oggi una linea quasi ininterrotta nello skyline cittadino: alte e incombenti nel tratto settentrionale su viale della Croce Rossa, in ripida discesa verso i settori orientale e occidentale, antichi accessi alla città, seguono poi l’andamento dell’altura, fino allo stretto passaggio sul fiume Aterno e alla Rivera.
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Nepal: gli sforzi per salvare gli antichi siti danneggiati dal terremoto

1 - 6 Maggio 2015
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Proseguono gli sforzi in Nepal per salvare, per quanto possibile, i beni culturali del Paese devastato dal terremoto del 25 Aprile. La gente continua a svolgere le proprie attività rituali e di preghiera, mentre il senso di urgenza nella non facile opera di recupero. Per ora si procede a ripulire piazze e strade, ma la conoscenza tecnica della costruzione di molti di quei monumenti si è persa nel tempo.
Link: NPR; The IndependentThe Nation; Al Jazeera; Wikipedia
La torre Dharahara a Katmandu, nel Febbraio 2013, foto di calflier001 (KATHMANDU NEPAL FEB 2013 Uploaded by russavia), da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da File Upload Bot (Magnus Manske).


Reggio Calabria - 6 maggio 2015 - Seminario di Studio su "La simulazione sismica con impiego di esplosivi"

4 Maggio 2015

Reggio Calabria - 6 maggio 2015 - Seminario di Studio su "La simulazione sismica con impiego di esplosivi"

Si svolgerà il 6 maggio 2015, ore 9:30, nell'Aula Magna della Facoltà di Architettura dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, il Seminario di Studio su "La simulazione sismica con impiego di esplosivi", durante il quale saranno presentati i risultati conseguiti a seguito della sperimentazione effettuata nel Convento di San Francesco di Paola di Roccabernarda (KR) dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria in collaborazione con le Università di Perugia, Genova e Reggio Calabria, e con l'Esercito Italiano, 10° Reparto Infrastrutture di Napoli e 11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia. La sperimentazione, relativa ad una volta a schifo costruita in grandezza reale, sollecitata sia in fase statica sia in fase dinamica con l'impiego di esplosivi, è stata effettuata nell'ambito del "Progetto di monitoraggio sperimentale dei flussi tensionali in una volta a padiglione sollecitata in fase statica ed in fase di simulazione sismica".
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