Il monastero di San Zaccaria: l'unione (delle donne) fa la forza

Una storia di donne forti e influenti nello studio di Anna Maria Rapetti (Università Ca Foscari)

IL MONASTERO FEMMINILE DI SAN ZACCARIA A VENEZIA: L'UNIONE (DELLE DONNE) FA LA FORZA (ANCHE NEL MEDIOEVO

Lo spunto da un antico documento notarile del 1195

La facciata della chiesa di San Zaccaria a Venezia. Foto Flickr di Leandro Neumann Ciuffo, CC BY 2.0

VENEZIA – La splendida chiesa di San Zaccaria a Venezia è sempre stata studiata per la magnificenza architettonica dei suoi marmi rinascimentali e per i tesori che custodisce, Bellini, Tiziano, Tintoretto, Palma il Giovane, ma altrettanto interessante è la storia della comunità monastica femminile che abitò il vicino chiostro.

Di questo si è occupata Anna Maria Rapetti, docente di storia medievale e di storia della chiesa medievale all’Università Ca’ Foscari, nel suo articolo Uscire dal chiostro. Iniziative di riforma e percorsi di autonomia di un monastero femminile (Venezia, XII secolo) pubblicato sulla rivista Reti medievali.

“La ricerca-  spiega Anna Maria Rapetti, del Dipartimento di Studi Umanistici - mostra l'importanza della presenza e dell'azione femminile nelle società del passato, anche in culture che il sentire comune ritiene fortemente misogine, e in particolare il ruolo propulsivo della componente femminile del monachesimo medievale non solo in ambito religioso e spirituale, ma anche sociale e politico”.

I documenti conservati presso l’Archivio di Stato appartenenti a San Zaccaria ci parlano in particolare di una operazione fondiaria e della partecipazione diretta delle monache, guidate con mano sicura ed energica dalle loro badesse, alle iniziative di riforma del monastero nella seconda metà del XII secolo e rivelano l'intraprendenza di un gruppo di donne vissute all'interno di questo grande ed antico monastero femminile veneziano, che era solito ospitare per tradizione le figlie dell’aristocrazia del dogado, ma non solo.

“In un ambiente regolato da rigide norme – continua Rapetti - che limitavano la libertà di iniziativa e persino di movimento delle donne che avevano preso il velo e, per amore o per forza, erano diventate monache, e in un'epoca considerata, non a torto profondamente misogina, vediamo agire queste donne come comunità organizzata e coordinata di persone di cui conosciamo spesso nomi e cognomi (ed è un elemento molto raro per quest'epoca)”. I documenti ci parlano della badessa Casota Caisolo che agisce a nome dell’ente e della comunità delle monache e di altre quattro monache che la assistono Emerienziana, Celestina, Calandria, Imilia, persone in carne ed ossa che prendono nuova vita dalle pergamene facendoci intuire episodi di vita reale.

Queste donne trovano la propria realizzazione non individualmente, nella preghiera e nel silenzio che ci si aspetta da chi si è ritirato tra le mura di un chiostro, ma nel progetto condiviso e perseguito collettivamente di accrescere il prestigio e l'influenza della propria comunità monastica anzitutto attraverso il collegamento alla potentissima abbazia borgognona di Cluny e l'adozione delle sue Consuetudini”.

Nel periodo che seguì questa affiliazione, le monache furono in grado di costruire una rete di appoggio, una tela di relazioni sociali con uomini potenti, ecclesiastici e laici, vicini e lontani: il doge, il patriarca, alcuni aristocratici veneziani, ma anche l'abate di Cluny, e persino - forse - il papa. Rapetti sottolinea come furono le monache le vere artefici di quel progetto di rilancio del loro San Zaccaria, che pianificarono con cura, intelligenza e attenzione agli aspetti della comunicazione.

Le ritroviamo citate infatti nei documenti notarili relativi ad una importante operazione fondiaria (riguardante dei fondi situati nel territorio dell’odierno Ronco allAdige, nel distretto veronese) che le monache avevano trattato e concordato con un interlocutore di tutto rispetto, vale a dire il comune di Verona, città molto importante in quel periodo.

Il documento del 22 dicembre 1195 ha colpito la studiosa perché in un epoca in cui le donne non avevano spazi politici, in cui si riteneva che le monache avessero, nella migliore delle ipotesi, solo limitate possibilità di movimento e influenza, le religiose di San Zaccaria si rivelano invece vere artefici del rilancio del monastero, presentandosi di persona la badessa e quattro monache a Verona e infrangendo, se necessario, anche lobbligo della clausura che le confinava nei limiti delle mura monastiche. Trattano direttamente con il podestà di Verona e con le principali autorità comunali, giudici e consoli, affiancate dalla delegazione veneziana, riuscendo a concludere un accordo che ha grande importanza non solo per San Zaccaria, ma anche, sul piano politico e strategico, per Venezia.

Dimostrano una capacità progettuale, unautonomia di azione ed una abilità imprenditoriale che si credeva appannaggio del solo mondo maschile, sanno trattare direttamente i loro affari, anche in contesti complessi, hanno capacità di gestione economica dei beni del monastero e di rinnovamento nell’amministrazione.

“In tale documento – conclude Rapetti - si ravvisa dunque il percorso di consolidamento compiuto dall’antico cenobio e la sua raggiunta capacità di porsi come autorevole soggetto politico tra altri soggetti, a difesa e promozione anzitutto dei propri interessi specifici, ma anche di quelli della madrepatria”.

Testo dall'Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia

Le news di Ca’ Foscari: news.unive.it


Palazzo Barberini

Riallestimento di Palazzo Barberini: nuova immagine per la sezione seicentesca delle Gallerie Nazionali di Arte Antica

Riallestimento di Palazzo Barberini: nuova immagine per la sezione seicentesca delle Gallerie Nazionali di Arte Antica

Palazzo Barberini
Foto di Alberto Novelli

Si vestono di nuovo le Gallerie Nazionali di Arte Antica, con dieci sale dell’Ala Nord totalmente rinnovate nell’estetica e nel criterio espositivo, così come era stato effettuato in aprile per l’Ala Sud. Cinquecentocinquanta metri quadri che vengono restituiti all’area espositiva, a seguito di operazioni di rinnovamento e restauro che hanno riguardato l’architettura, l’illuminazione, la grafica e gli ausili educativi. Ciò ha consentito l’ottimizzazione del palazzo, la valorizzazione dei Barberini e della loro storia, mostrando chiaramente anche l’impatto rivoluzionario che Caravaggio apportò alla pittura italiana ed europea.

Da venerdì 13 dicembre si è così avviato un inedito percorso cronologico e geografico che procede dal tardo Cinquecento al Seicento, seguendo il progetto di allestimento ideato da Enrico Quell. Flaminia Gennari Santori, Maurizia Cicconi e Michele Di Monte hanno curato la mostra, scegliendo ottanta opere da ammirare lungo un itinerario circolare da cui osservare anche i giardini da finestre appositamente riaperte dopo tanto tempo. Un ripensamento degli spazi che congiunge gli assi visivi da un’ala all’altra dello stabile, come gli scaloni del Bernini e di Borromini.

Dalla sala iniziale sul tardo manierismo romano ed internazionale (espresso dall’arte di Pietro Francavilla, Marcello Venusti, Jacob de Backer e Joseph Heintz) alla sala sui veneti del tardo Cinquecento (racchiusi nelle produzioni di Tintoretto e nella Scuola di Tiziano col dipinto di Venere e Adone), si giunge poi alla Galleria: restaurata al fine di rivalorizzare gli affreschi di un tempo, contiene esemplari di pittura di genere, tra i quali tele inedite di Frans Francken il Giovane ed un raro “Diluvio Universale” appartenente alla Scuola di Jacopo Bassano.

Jacopo Bassano, bottega di (Bassano del Grappa 1515-Venezia 1592), Il Diluvio universale, 1580-1590. Olio su tela, 215 x 311 cm

Si procede in una sala minuta, aperta per la prima volta e contenente esclusivamente l’Altarolo portatile di Annibale Carracci, affiancata da una sala altrettanto inedita ricca di affreschi tardo cinquecenteschi e pitture di paesaggi ritraenti i Feudi Mattei per mano di Paul Bril. Ma lo spettacolo maggiore si ha nelle tre sale seguenti relative al Caravaggio: nella prima sala l’inconfondibile “Giuditta e Oloferne” è accostata ad opere di Giovanni Baglione ed Orazio Borgianni, nella seconda sala il celebre “Narciso” è affiancato da opere di Ribera e Simon Vouet, nella terza “San Francesco” meditante si affianca ad opere di Bartolomeo Manfredi e Orazio Gentileschi. Le vaste sale finali concludono la sezione con dipinti di caravaggeschi europei (Bigot, de Boulogne, Serodine, Stom) ed esponenti della scuola bolognese di pittura (Domenichino e Guercino).

Il palazzo originariamente apparteneva agli Sforza, i quali nel 1585 fecero decorare la volta del soffitto dell’attuale sala 19: pittori quali Niccolò Circigliani e Baldassarre Croce raffigurarono il patriarca Giuseppe e gli stemmi dei cardinali per indicare la protezione divina della famiglia ed i successi conseguiti. L’affresco “Carro di Apollo con le quattro stagioni” (1693 circa) dell’odierna sala 20 appartiene a Giuseppe Chiari e ritrae la nascita del giorno con Aurora alla guida del carro del sole, in riferimento al matrimonio del principe Urbano Barberini. La galleria, che adesso corrisponde alla sala 21, era riservata ad Anna Colonna Barberini: le decorazioni, fondate su un disegno di Pietro da Cortona ma realizzato dai suoi allievi, ritraggono in particolar modo le origini mitiche di Palestrina, possedimento del principe Taddeo Barberini, marito di Anna. La sala 23 era invece l’anticamera della cappella, anch’essa decorata per volere degli Sforza: aveva un quadro al centro raffigurante la natività, immagini di profeti e sibille con libri simboleggianti l’avvento del Messia.

Jacob De Backer (Anversa, 1555 ca-Anversa, 1585 ca), Cristo morto sorretto da un angelo, 1580-1585 ca. Olio su tela, 158 x 118

Del resto, tra le opere ivi esposte ve ne sono molte di carattere biblico e mitologico, in un periodo in cui le immagini di culto subivano una minuziosa attività di ermeneutica visiva che incise sulla seguente storia dell’arte. Andiamo ad analizzarne alcune. Il dipinto ad olio su tela di Jacob de Backer “Cristo Morto sorretto da un angelo” (1555-1585 circa) presenta l’immagine elegante del Cristo in una dimensione immateriale raccolto da angeli adoranti che ne incrementano l’icona di culto. “Diana e Atteone”, opera in olio su rame, copia della più nota opera di Joseph Heintz il Vecchio appartenuta all’imperatore e mecenate Rodolfo II, descrive la storia di Ovidio sulla punizione di Atteone che fu tramutato in cervo per aver violato lo spazio sacro alla dea Diana presso la fonte con le sue ninfe. Le due terrecotte di “Mosé” e “Aronne” realizzate del 1585 da Pietro de Francqueville, allievo di Giambologna, sono di chiara ispirazione michelangiolesca: il Mosè assorto fu scelto in accostamento al cardinale Agnolo Niccolini, diplomatico prima e sacerdote poi, parimenti alla figura biblica coinvolta nelle questioni sia temporali che spirituali. La raffigurazione ascetica di “Cristo portacroce” (1561) compiuta da Girolamo Muziano concentra totalmente l’attenzione sulla figura dominante di Cristo, dal volto rassegnato sotto il peso della croce. “Giuditta e Oloferne” (1540-1550) è un dipinto ad olio su tavola di Jan Massijs che ritrae l’eroina biblica in veste di ammaliatrice che inganna e decapita il generale nemico, di cui brandisce la testa con abiti trasparenti e sguardo ammiccante.

Queste sono solo alcune tra le notevoli opere raccolte nel rinnovato sito. Ulteriori progetti di riallestimento sono previsti nel 2020 per la sezione dedicata al Cinquecento e nel 2021 per le sale del piano terra, in vista di una sempre migliore offerta al visitatore, in termini di fruibilità e comprensibilità, garanzie di innalzamento qualitativo.

Palazzo Barberini
Foto di Alberto Novelli

Giorni e orari di apertura: martedì-domenica 8,30-19,00. Chiusura il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Biglietto: intero 12 euro, ridotto 2 euro (giovani dai 18 ai 25 anni d’età), gratuito per i minorenni e categorie specifiche di docenti e studenti universitari, giornalisti, guide turistiche, portatori d’handicap e accompagnatori, insegnanti e scolaresche.


Le dieci mostre assolutamente da vedere entro il 2019

L’anno sta per volgere alla sua fase finale, ma le emozioni per gli appassionati di cultura
proseguono, con un calendario autunnale ricco di entusiasmanti eventi museali. L’Italia intera sarà
caratterizzata da molteplici esposizioni per una variegata offerta culturale adatta ad ogni tipologia di
gusto: personalità di spicco dell’arte internazionale, maestri della tradizione nostrana, figure
d’avanguardia, e non solo. Una celebrazione dell’arte a 360 gradi, coinvolgente pittura, scultura,
fotografia, grafica, ma anche archeologia e letteratura.

Ecco a voi una selezione degli eventi clou dell’autunno 2018:

 

Marchesa Elena Grimaldi (olio su tela, 1623 circa), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla National Gallery of Art

A Torino la Galleria Sabauda ospiterà dal 16 novembre la mostra Van Dyck. Pittore di
Corte, per onorare l’allievo migliore di Rubens, colui che mutò profondamente la tecnica del
ritratto nel corso del Seicento. Presente nelle più importanti corti europee – tra cui quelle di
Giacomo I e Carlo I d’Inghilterra – ritrasse regine, principi e nobili appartenenti alle famiglie
più facoltose del suo tempo, restituendo capolavori dall’elegante e minuziosa riproduzione,
nonché dall’elevata qualità cromatica. Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini curano la
mostra, ove il nucleo di opere presenti nella Galleria sarà affiancato ulteriori dipinti forniti da
rilevanti musei, per un totale di oltre cento opere esposte.


A Modena dal 22 settembre fino al 6 gennaio 2019 alla Galleria Estense ci attenderà
l’interessante esposizione Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato,
relativa ad esperienze di viaggio compiute da esploratori, pellegrini e mercanti tra il
Quattrocento e l’Ottocento. Una cospicua porzione del patrimonio della Biblioteca Estense
Universitaria, caratterizzata da preziosi volumi con illustrazioni, sarà affiancata da dipinti,
sculture, elementi decorativi e materiale etnografico. Tra i testi più rari vanno menzionate la
prima edizione dell’epistola indirizzata da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la
Cosmografia elaborata da Tolomeo per il duca Borso d’Este. Furono testimonianze dal valore
gnoseologico inestimabile per la conoscenza di territori e popolazioni semisconosciuti in
Europa.


A Firenze dal 29 ottobre nelle Gallerie degli Uffizi sarà visibile eccezionalmente Il codice
Leicester di Leonardo da Vinci. L’acqua microscopio della natura. Si tratta di uno tra i più
rilevanti risultati del genio leonardiano, un manoscritto di 72 pagine colmo di eccezionali
intuizioni e magnifici disegni offerto per l’occasione dal suo proprietario Bill Gates.
L’esposizione, curata da Paolo Galluzzi, permetterà di sfogliarne le pagine su schermi digitali
valutando l’opera con le nozioni attuali sull’acqua e sull’ambiente.


A Roma dal 17 ottobre avrà luogo nelle Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori e
Metamorfosi per ricordare la morte del poeta romano avvenuta duemila anni fa. Verrà
descritto l’uomo e il poeta: colui che si scontrò con l’imperatore Augusto per questioni etiche e
politiche, nonché l’autore di meravigliosi versi sull’amore. Fulcro dell’esposizione sarà
Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico relativo alla metamorfosi tramite il quale ci
sono pervenute molteplici narrazioni mitologiche appartenenti alla classicità greco-romana. Il
tutto sarà narrato attraverso duecento opere: statue, affreschi, monete, codici miniati e gemme
che dall’antichità giungono all’epoca barocca.


A Milano sarà ammirabile presso il Museo della Permanente la mostra immersiva Caravaggio
– Oltre la tela, atta ad illustrare le suggestive opere del genio bergamasco: i dipinti delle
cappelle Contarelli e Cerasi, Medusa custodita agli Uffizi e Decollazione del Battista nella
Concattedrale di La Valletta, i quadri del Louvre tra i quali Morte della Vergine, solo per
citarne alcune. Dal 6 ottobre sarà possibile coglierne i capolavori dai colori intensi, rifotografati
appositamente per l’esposizione, esito di un progetto tecnologico fondato su trenta proiettori,
cuffie bineurali e videomapping.


A Rovigo presso il Palazzo Roverella si discuterà del rapporto tra Arte e magia. Il fascino
dell’esoterismo in Europa in una mostra curata da Francesco Parisi. Sarà visitabile da sabato
29 settembre sino al 27 gennaio 2019, per cogliere l’influsso delle correnti esoteriche sulle arti
figurative europee dal Simbolismo alle Avanguardie storiche mediante artisti quali Redon,
Ranson, Grasset, Delville, Rops, Martini, Serusier, Kandinsky, Schwabe, Robin, Munch,
Bistolfi, Kienerk, Basile, Klee, Balla e Watts. Si procederà dalla sezione I con l’invito al
Silenzio iniziatico, alla sezione II con i templi e gli altari tipici dell’architettura esoterica, sino
alla sezione III con la raffigurazione finale di aure e forme ancestrali.

A Venezia da venerdì 7 settembre vi saranno Tintoretto 1519- 1594 presso il Palazzo
Ducale ed Il giovane Tintoretto presso le Gallerie dell’Accademia. Nel festeggiare il
cinquecentesimo anniversario della nascita di Jacopo Robusti, innovatore artista dalla pittura
visionaria, Venezia ne rievoca la memoria in collaborazione con la National Gallery of Art di
Washington. Cinquanta dipinti e venti disegni per una vasta esposizione resa possibile dai
preziosi prestiti offerti da musei italiani ed esteri, tra i quali la National Gallery, il Victoria ed
Albert Museum, il Louvre ed il Prado di Madrid. Curato da Robert Echols e Frederick Ilchman,
l’itinerario espositivo inizia e termina con due autoritratti del celebre pittore, realizzati
rispettivamente agli inizi e in conclusione della propria carriera. Tra le opere più rilevanti
citiamo Giuditta e Oloferne, Il ratto di Elena lungo più di tre metri, Ritratto di Giovanni
Mocenigo e gli immancabili cicli compiuti dal 1564 al 1592 proprio per Palazzo Ducale,
ammirabili nel luogo d’origine.


A Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria avverrà l’esposizione inedita di capolavori
risalenti all’epoca d’oro della scuola umbra mediante la rassegna L’altra galleria: opere
realizzate tra il Duecento ed il Cinquecento da abili maestri tra i quali Meo da Siena, Allegretto
Nuzi, Giovanni Boccati, Benvenuto di Giovanni, Eusebio da San Giorgio e il Perugino.
Solitamente custoditi nei depositi per motivi conservativi o carenze di spazio, dal 22 settembre
saranno finalmente visibili accanto alla collezione permanente di opere di Beato Angelico,
Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.


A Genova da sabato 8 settembre Palazzo Ducale sarà luogo di esposizione della splendida
mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007: centocinquanta foto raffiguranti suggestivi
panorami in Sicilia e nella laguna di Venezia, nonché particolari scatti realizzati durante i
soggiorni esteri a New Orleans, in Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile, evidenziano
l’internazionalità e l’originalità del suo operato. Immagini per lo più vintage, in bianco e nero,
caratterizzate da una finezza compositiva che si inserisce nel pieno stile neorealista. Curata da
Denis Curti, la mostra è suddivisa in nove sezioni che ne raccontano la passione per la natura,
lo stupore e la meraviglia di andare oltre i confini e la realtà alla ricerca di un perfetto equilibrio
tra eleganza e semplicità.


A Torino è prevista ulteriormente la mostra Ercole e il suo mito, dal 13 settembre presso la
Reggia Venaria: una collezione di settanta opere che raffigurano l’eroe della mitologia greca su
reperti archeologici, dipinti, gioielli, statue ed altri supporti appartenenti non soltanto
all’antichità classica, poiché il mito viene ripercorso dalle origini pagane sino al Novecento. La
visita comincia idealmente con la “Fontana d’Ercole”, elemento principale dei Giardini della
Reggia attualmente in fase di restauro, seguita da rinvenimenti archeologici quali vasi, coppe
ed anfore risalenti all’Attica del 500-300 a.C.. Vi è poi l’associazione cristiana della figura
dell’eroe con quella di Cristo durante la fase medievale, proseguendo con la celebrazione
dell’eroe anche nel periodo rinascimentale tramite produzioni pittoriche e plastiche, nonché nel
Novecento attraverso i film peplum nell’Italia degli anni Cinquanta-Sessanta e ancor più
recentemente ad Hollywood.

Ovviamente la rassegna proposta non auspica affatto ad essere esaustiva, in quanto i mesi a venire
offrono una vastissima scelta di mostre riguardanti anche l’arte moderna e contemporanea. Dunque
ci attende un autunno colmo di imperdibili eventi culturali, che consiglio vivamente ad ognuno di
voi di poter visitare personalmente.

Ritratto del principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano (olio su tela, 1634), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla Galleria Sabauda di Torino