Galleria Nazionale delle Marche anteprima 100 opere tornano a casa

100 opere tornano a casa: alla Galleria Nazionale delle Marche anteprima del nuovo allestimento del II piano

100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei.

Alla Galleria Nazionale delle Marche un’anteprima del nuovo allestimento del II piano

Galleria Nazionale delle Marche anteprima 100 opere tornano a casa
100 opere tornano a casa: alla Galleria Nazionale delle Marche un’anteprima del nuovo allestimento del II piano. @crediti fotografici Claudio Ripalti

100 opere tornano a casa: l’occasione dell’arrivo e dell’esposizione al pubblico delle cinque grandi pale provenienti dai depositi della Pinacoteca di Brera, è stato il pretesto per aprire al pubblico le prime tre sale del secondo piano della Galleria Nazionale delle Marche, anteprima del grande progetto di ampliamento e riallestimento degli spazi espositivi che sarà portato a compimento entro la prossima estate.

Queste opere, rientrate in territorio marchigiano nell’ambito del progetto “100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei” voluto dal Ministero della Cultura, sono tutte databili tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento quindi destinate, nell’ambito della riorganizzazione degli spazi museali, alle sale poste al secondo piano del Palazzo Ducale di Urbino. Qui, dove nel precedente allestimento erano fruibili solo alcune sale destinate ad ospitare le opere dal tardo Cinquecento al Settecento, si è intrapreso un importante progetto di ristrutturazione che, oltre a triplicare lo spazio espositivo, ha comportato il riallestimento degli spazi precedentemente aperti al pubblico con un’attenta riprogettazione del sistema di illuminazione e un miglioramento del confort ambientale.

Dal 16 dicembre quindi, si tornano a visitare le prime tre sale del secondo piano già riorganizzate, dove trovano posto le opere del grande pittore urbinate Federico Barocci e dei suoi allievi e altri capolavori del tardo Cinquecento e del Seicento come Orazio Gentileschi e Francesco Guerrieri, alle quali si affiancano le nuove opere: la Madonna col Bambino in gloria e i Santi Giovanni Battista e Francesco, del Barocci, come l’Ecce Homo, incompiuto e portato a termine dall’allievo Ventura Mazza; la Madonna col Bambino, Sant’Agostino, la Maddalena e angeli, del toscano Cristoforo Roncalli; la Madonna con il Bambino in gloria e i Santi Barbara e Terenzio e l’Apparizione di Gesù Bambino a Sant’Antonio da Padova di Simone Cantarini detto il Pesarese.

Le nuove sale rappresentano quindi la prima tappa di quei lavori che permetteranno, entro pochi mesi, di dotare la Galleria Nazionale delle Marche di un più ampio spazio espositivo che permetterà di incrementare il numero delle opere esposte ampliandone l’arco cronologico fino ai nostri giorni, includendo sezioni tematiche destinate al ritratto e al paesaggio, riallestendo la prestigiosa Collezione Volponi, le sale destinate ai disegni e la galleria delle ceramiche.

Galleria Nazionale delle Marche anteprima 100 opere tornano a casa
100 opere tornano a casa: alla Galleria Nazionale delle Marche un’anteprima del nuovo allestimento del II piano. @crediti fotografici Claudio Ripalti

 

100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei.

16 dicembre 2021, dalle ore 16.00

Grazie al progetto del Ministero della Cultura 100 opere tornano a casa. Dai depositi ai musei ritornano nelle Marche, dopo più di due secoli di assenza, cinque importanti dipinti provenienti dai depositi della Pinacoteca di Brera di Milano. Il progetto, presentato dal Ministro della Cultura Dario Franceschini sabato scorso alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini di Roma, vede infatti la Galleria Nazionale delle Marche tra le prime e principali protagoniste dell’iniziativa con l’arrivo e l’esposizione di cinque grandi pale d’altare.

Due di esse sono realizzazioni del grande pittore urbinate Federico Barocci. Nato da una famiglia di origine lombarda (suo avo era lo scultore Ambrogio Barocci, attivo per Federico da Montefeltro), dopo una prima formazione artistica con Battista Franco, si fece conoscere a Roma per la brillante impresa degli affreschi del Casino di Pio IV in Vaticano (1560-1563). Rientrato a Urbino per una malattia che ne compromise per sempre la salute, portò avanti nel tranquillo isolamento del ducato roveresco un inesorabile rinnovamento dell’arte moderna. Il maestro produsse capolavori per chiese marchigiane, per altre città italiane (Arezzo, Genova, Perugia, Roma) e, su commissione del duca Francesco Maria II, eseguì dipinti per importanti corti europee.

La Galleria Nazionale delle Marche, che già vanta uno dei principali nuclei di dipinti del Barocci – tra cui la giovanile Madonna di San Simone (1567 ca.) per la chiesa di San Francesco a Urbino, quella delle Stimmate di San Francesco (1594-95) per i Cappuccini della stessa città e l’incompiuta Assunzione della Vergine, quasi un testamento pittorico che mostra il metodo di lavoro dell’ultima sua maniera – si arricchisce di due nuove opere dell’insigne pittore urbinate.

Madonna con il Bambino in gloria e i santi Giovanni Battista di Federico Barocci

 

Ecce Homo di Federico Barocci

Una è la Madonna col Bambino in gloria e i Santi Giovanni Battista e Francesco, databile agli anni Sessanta, proveniente dalla chiesa dei Cappuccini di Fossombrone; l’altra, è l’Ecce Homo dipinto per l’oratorio dei Disciplinati della Croce di Urbino. Questa, trasferita in Francia dopo la soppressione della confraternita urbinate, avvenuta nel 1799, ritorna in Italia, alla Pinacoteca di Brera nel 1811. Nel 1847 viene esposta nella chiesa dell’Assunta a Costa Masnaga, presso Como, per far ritorno nei depositi di Brera nel 1991. L’opera, rimasta incompiuta per la morte del maestro, venne completata nel 1613 dall’allievo e agente di bottega Ventura Mazza.

Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena e angeli di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio

Altra prestigiosa opera è la Madonna col Bambino, Sant’Agostino, la Maddalena e angeli, opera del toscano Cristoforo Roncalli, dipinta per la chiesa degli Agostiniani di Fermo, da cui fu sottratta nell’agosto 1811 dal Commissario per le Belle Arti Andrea Appiani durante le requisizioni napoleoniche. Già in cattivo stato di conservazione al suo arrivo in Lombardia, viene destinata alla chiesa di Besozzo (Varese) e rientra a Brera soltanto nel 1979, quando fu restaurata: riemersero così sulla tela la firma e la data (1611).

 

Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio di Simone Canterini detto il Pesarese

Infine due grandi pale di Simone Cantarini detto il Pesarese requisite il 10 giugno 1811 in pieno periodo napoleonico: la Madonna con il Bambino in gloria e i Santi Barbara e Terenzio, opera giovanile del 1630 realizzata per la chiesa di San Cassiano Pesaro, e l’Apparizione di Gesù Bambino a Sant’Antonio da Padova, per la chiesa di San Francesco a Cagli, del 1640 circa.

Gesù Bambino appare a sant’Antonio da Padova di Simone Canterini detto il Pesarese

Le cinque grandi tele, che saranno collocate nelle sale al secondo piano del Palazzo Ducale di Urbino nella sezione dedicata a Federico Barocci e alla pittura del secondo Cinquecento e del Seicento, in spazi riordinati appositamente e dotati di un nuovo e più efficiente sistema di illuminazione, verranno presentate al pubblico giovedì 16 dicembre alle ore 16.00.

 

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Testi e foto di Claudio Ripalti dall’Ufficio Stampa della Galleria Nazionale delle Marche; per le altre foto si ringrazia l’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura


100 opere tornano a casa

“100 opere tornano a casa”, dai depositi al pubblico: nuovo progetto MiC

“100 opere tornano a casa”

Musei, Dario Franceschini: Cento opere d’arte “tornano a casa”, al via nuovo progetto MiC

Dai grandi ai piccoli musei, le prime cento opere lasciano i depositi per tornare visibili al pubblico

Cento opere custodite nei depositi di 14 tra i musei più importanti d’Italia, dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini agli Uffizi di Firenze, dal Museo di Capodimonte al Museo di Brera, dalla Galleria Borghese al Museo Archeologico di Ferrara, dal Museo Archeologico di Napoli al Museo di Matera, tornano finalmente nelle sale dei musei e ritrovano visibilità nei territori di provenienza per le quali erano state concepite. Il Ministero della Cultura lancia il progetto “100 opere tornano a casa”, fortemente voluto dal Ministro Dario Franceschini, per promuovere e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali.
100 opere tornano a casa
100 opere tornano a casa
“100 opere tornano a casa”

100 opere tornano a casa

“Questo progetto - dichiara il Ministro della Cultura Dario Franceschini - restituisce nuova vita a opere d’arte di fatto poco visibili, di artisti più o meno conosciuti, e promuove i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Solo una parte delle opere dei musei statali è attualmente esposta: il resto è custodito nei depositi, da cui proviene la totalità dei dipinti e dei reperti coinvolti in questa iniziativa. Queste cento opere sono soltanto le prime di un progetto a lungo termine che mira a valorizzare l’immenso patrimonio culturale di proprietà dello Stato. Un obiettivo che sarà raggiunto anche attraverso un forte investimento nella digitalizzazione e nella definizione di nuove modalità di fruizione prevedendo nuove collaborazioni come la realizzazione di una serie di documentari insieme alla RAI, che ha anche il merito di rafforzare il legame tra il territorio e l’opera d’arte”.
100 opere tornano a casa
“100 opere tornano a casa”. Foto dal deposito dei Musei Reali di Torino
100 opere tornano a casa
“100 opere tornano a casa”. Foto dal deposito dei Musei Reali di Torino
100 opere tornano a casa. Foto dal deposito dei Musei Reali di Torino
“100 opere tornano a casa”. Foto dal deposito dei Musei Reali di Torino
100 opere tornano a casa
“100 opere tornano a casa”. Foto dal deposito dei Musei Reali di Torino
Il punto di partenza del progetto è stata la banca dati, elaborata fin dal 2015 dalla Direzione Generale Musei, composta da 3.652 opere provenienti dai depositi di oltre 90 musei statali. La selezione delle opere e dei luoghi della cultura, curata dalla DG Musei insieme alle direttrici e ai direttori dei musei, ha tenuto conto di valutazioni e richieste provenienti dalle realtà periferiche. La scelta è avvenuta in base a tre criteri: opere provenienti da chiese o palazzi situati in altri territori e nel tempo confluite nei principali musei italiani, dipinti o sculture che in questo modo compiono un “ritorno a casa” nei luoghi per i quali sono stati realizzati; opere che integrano le collezioni del museo destinatario; opere che, inserite nelle collezioni di destinazione, danno vita ad accostamenti interessanti e favoriscono l’apertura dei musei verso nuovi pubblici. Grazie al progetto, numerose opere sono state restaurate e alcuni spazi museali sono stati ripensati per accoglierle.
Giocatori di carte di Salvator Rosa
Paesaggio con figure di Salvator Rosa
Madonna con il Bambino in gloria e i santi Giovanni Battista di Federico Barocci
Ecce Homo di Federico Barocci
Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena e angeli di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio
Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio di Simone Canterini detto il Pesarese
Gesù Bambino appare a sant’Antonio da Padova di Simone Canterini detto il Pesarese

 

Allegoria di Trieste e dell’Istria di Annibale Strata

 

gruppo scultoreo Gladiatore che uccide un leone
gruppo scultoreo Gladiatore che uccide un leone
Testata di trave bronzea degli arredi delle navi di Caligola 37-41 d.C.
foto dal Museo delle Navi Romane di Nemi
Cista Prenestina

Solo per fare qualche esempio, grazie a questa iniziativa, torneranno visibili al pubblico due dipinti del XVII sec. di Salvator Rosa che oggi, 11 dicembre, dal deposito delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini troveranno casa al Museo Nazionale di Matera; la “Madonna con il Bambino in gloria e i santi Giovanni Battista” e “Ecce Homo” di Federico Barocci; la “Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena e angeli” di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio; la “Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio” e “Gesù Bambino appare a sant’Antonio da Padova” di Simone Canterini detto il Pesarese della Pinacoteca di Brera andranno ad arricchire la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, mentre la tela di Giovanni Baglione, dal titolo “Immacolata concezione tra i santi Pietro e Paolo” da Brera il 14 dicembre andrà a Palazzo Altieri a Oriolo Romano (Viterbo); “Allegoria di Trieste e dell’Istria” di Annibale Strata (1822-1894),  lascerà i Musei Reali di Torino per tornare al Castello di Miramare a Trieste; il gruppo scultoreo “Gladiatore che uccide un leone” che decorava la peschiera di Villa Giustiniani e il torso restituito dal Getty Museum nel 1999, dal Parco Archeologico di Ostia Antica torneranno a impreziosire la Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano (Viterbo); La “Testata di trave bronzea” degli arredi delle navi di Caligola 37-41 d.C. dal Museo Nazionale Romano andrà il 17 dicembre al Museo delle Navi Romane di Nemi; la “Cista Prenestina” dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli tornerà al Museo Archeologico di Palestrina.
100 opere tornano a casa
100 opere tornano a casa
La valorizzazione del progetto prevede, inoltre, la collaborazione con la Rai che, attraverso Rai Doc, realizzerà un nuovo format, composto da un documentario breve e una serie di tredici episodi in presa diretta che saranno trasmessi dalle reti generaliste. Verranno raccontati la restituzione e il restauro delle opere d’arte partendo dai musei delle grandi città italiane, dai depositi dove l’opera è stata custodita e dai laboratori dove le sapienti mani dei restauratori l’hanno riportata a nuova vita. I direttori dei musei di provenienza e di quelli riceventi, i restauratori, gli storici dell’arte e gli esperti spiegheranno agli spettatori la storia dell'opera e le ragioni per cui è finita lontano dai luoghi che l’hanno vista nascere, offrendo anche spunti sulle attività dei professionisti dei beni culturali. Il format seguirà il viaggio delle opere d’arte che, una volta messe in sicurezza, saranno trasportate a bordo di pulmini speciali brandizzati con il logo “100 opere tornano a casa”, per raggiungere il museo che le accoglierà. Questo percorso, ripreso anche con i droni, diventa l’occasione per raccontare la diversità dei territori e dei luoghi d’Italia, per scoprire meglio le radici, la cornice storica, geografica, il paesaggio che ha ispirato gli artisti.
100 opere tornano a casa
Alla conferenza stampa di presentazione del progetto “100 opere tornano a casa” hanno partecipato, oltre al Ministro della Cultura Dario Franceschini: Massimo Osanna, Direttore generale Musei; Caterina Bon Valsassina, già Direttrice dell’Istituto Centrale per il restauro e Direttrice generale Archeologia belle arti e paesaggio del MiC; Flaminia Gennari Santori, Direttrice della Gallerie Nazionali Barberini Corsini e Duilio Giammaria, Direttore Rai Documentari.
Il materiale completo è consultabile su https://cultura.gov.it/100opere
100 opere tornano a casa
100 opere tornano a casa

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Testo, foto e video dall’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura

Enigma Raffaello: presentazione del volume in diretta streaming

Enigma Raffaello

Presentazione del volume dedicato al “Divin pittore” urbinate e alla sua scomparsa avvolta nel mistero. Gli esperti si interrogano sulle possibili cause della sua morte


Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 11,00
Aula magna – Palazzo del Rettorato – piazzale Aldo Moro 5, Roma

Segui la diretta streaming

Enigma Raffaello Sanzio volume diretta streaming

A distanza di oltre cinquecento anni dalla prematura scomparsa di Raffaello Sanzio, avvenuta il 6 aprile 1520, la morte dell’artista resta ancora avvolta nel mistero ed è fonte inesauribile di interrogativi per gli studiosi di varie discipline. L’Urbinate è stato vittima dei suoi stessi vizi amorosi, come racconta Giorgio Vasari nelle Vite, oppure dietro alla sua fine, si celano il rancore, l’animosità e l’invidia dei suoi rivali?

 Il volume raccoglie una serie di riflessioni transdisciplinari, proposte sia da studiosi del campo storico-artistico, che del settore scientifico-medico. I contributi analizzano più criticamente la personalità dell’artista e la cerchia dei suoi potenziali nemici; indagano i passaggi architettonici che, nel corso dei secoli, hanno interessato il luogo di sepoltura prescelto, la Cappella della Madonna del Sasso; passano in rassegna le cronache legate all’apertura della presunta tomba dell’artista nel 1833; sino ad arrivare alla ricostruzione del suo volto attraverso le nuove tecnologie dell’antropologia forense. Infine, affrontano, in prospettiva storico–medica, la morte e i possibili studi paleopatologici applicabili ai resti di Raffaello.

Il libro mette in fila tutta una serie di elementi, documenti ed expertise per dare un nuovo risvolto alle ricerche e ai quesiti sull’esistenza e sulla fine di uno degli artisti più celebrati della storia. La pubblicazione, che sarà presentata mercoledì 1 dicembre in Aula magna del palazzo del Rettorato, è il risultato di un progetto congiunto nato da un accordo di collaborazione nel 2019 tra diverse istituzioni: Sapienza Università di Roma, i Musei Vaticani, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il volume è stato realizzato con il contributo del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio del Ministero della Cultura (MiC)

I lavori in Aula magna saranno aperti dai saluti della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. L’introduzione è affidata a Pio Baldi, presidente della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon Raffaello, a Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani e Alberta Campitelli, presidente dell’Accademia di belle arti di Roma.

 Interventi

Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Roma Sapienza
La morte di Raffaello: un problema ancora aperto
Tiziana D’Acchille, docente dell’Accademia di belle arti di Roma

Enigma Raffaello: un approccio multidisciplinare
Sylvia Ferino-Pagden, storica dell’arte

I rivali e gli avversari di Raffaello

Flavia Cantatore, docente di Sapienza Università di Roma

La tomba di Raffaello al Pantheon

Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, Sapienza Università di Roma

Analisi e ricostruzione del volto di Raffaello Sanzio

Vittorio Fineschi, docente di Sapienza Università di Roma

La morte di Raffaello: una prospettiva di lettura storico-medica

Gino Fornaciari, docente dell’Università di Pisa

Studio bioarcheologico e paleopatologico di Raffaello 

Ulderico Santamaria, direttore del Laboratorio di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani
Metodologie e tecniche microinvasive applicabili alla tomba di Raffaello

Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=0CsmHIGj38g

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio

Raffaello, il giovane favoloso, dipinto dagli altri

Chi prende in mano “Raffaello, il giovane favoloso”, trova subito un chiaro riferimento cinematografico. Sì perché nel titolo, se da un lato abbiamo il nome dell’artista, dall’altro abbiamo il ricalco lettera per lettera del titolo del film su Leopardi interpretato da Elio Germano e uscito qualche anno fa.

Dama con il liocorno (1505-1506), Galleria Borghese, Roma

È un accostamento piuttosto curioso, tuttavia l’intento è quello di far capire al lettore che in questo libro Raffaello verrà raccontato in maniera piuttosto diversa. Qual è lo stratagemma? D’Orazio descrive la vita dell’artista attraverso la viva voce dei tanti personaggi da lui dipinti. Una scelta dettata quasi da necessità come spiega l’autore stesso nell’introduzione: Raffaello non ha mai scritto niente di proprio pugno che sia resistito al passaggio dei 500 anni compiuti dalla sua esistenza. L’unico vero lascito ai posteri è l’intera sua produzione pittorica.

Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi (1518), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Il libro è quindi un insieme di piccoli racconti, in cui i narratori volta per volta sono - ad esempio - il maestro Perugino, che ammette di non avere più mercato da quando Raffaello ha saputo imporre il proprio stile; oppure Giulio II, Leone X, i papi che hanno cambiato il volto di Roma con le proprie commissioni. Abbiamo le testimonianze dell’amico Baldassar Castiglione, dell’amata Fornarina, di Michelangelo, Leonardo e di tanti altri.

Elisabetta Gonzaga (1504-1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Detto così sembra quasi che D’Orazio abbia voluto costruire un’opera di fantasia, interpretando via via i pensieri dei tanti personaggi storici che hanno attorniato la vita di Raffaello, ma è una opinione che cade abbastanza velocemente. Ogni racconto lascia poco all’immaginazione, in quanto ogni personaggio precisa subito date e avvenimenti che lo hanno consegnato alla storia. E se questo non bastasse a far capire che tutto quello che è descritto è davvero accaduto, troviamo un piccolissimo box d’approfondimento al termine di ogni capitolo.

Agnolo Doni (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Vero e proprio filo conduttore delle storie è il fatto che ogni narratore è stato dipinto da Raffello. Al cuore di ogni capitolo c’è infatti la descrizione minuziosa del ritratto dell’Urbinate e che per comodità del lettore, troviamo anche poi riprodotto in appendice.

Guidobaldo di Montefeltro (1506), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Terminato il libro, la sensazione è quella di trovarci davanti (con un paragone un po’azzardato ma tuttavia efficace), a una sorta di Vite di Giorgio Vasari, ma al contrario. Sono i personaggi e i loro ritratti, che delineano poi la vita intera di un artista solo. Un artista che la Storia dell’Arte ci ha consegnato come un gigante; un giovane favoloso le cui opere, come quelle di Leopardi citato all’inizio, vivono eterne. All’infinito.

Maddalena Strozzi (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso
Giovane con la mela (1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio
La copertina del libro Raffaello - Il giovane favoloso - Storie, aneddoti e retroscena in un racconto alla scoperta di un Raffaello "privato", di Costantino D'Orazio, pubblicato da SKIRA

Tutte le immagini cortesemente fornite dall'Ufficio Stampa SKIRA


Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra

Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra
Fano, Macerata, Pesaro, Recanati, Urbino

Leonardo e Vitruvio a Fano; Agostino Iacurci a Pesaro; Raffaellino del Colle a Urbino; De Nittis e Pellizza da Volpedo insieme con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto a Recanati; Bauhaus a Macerata.
Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Tutta la bellezza dell’arte e dell’architettura in sei mostre eccezionali.

È ricchissimo il programma culturale dell'estate 2019 nelle Marche, con sei occasioni imperdibili da mettere nell’agenda degli appuntamenti d’arte e architettura.
Le splendide città di Fano, Pesaro, Urbino, Recanati e Macerata ospitano sei mostre uniche e di qualità, molto diversificate tra loro, in grado di soddisfare interessi e gusti diversi. Le mostre, prodotte da Sistema Museo, invitano a visitare i luoghi culturali delle Marche, per meravigliarsi ancora una volta con la grande bellezza dell’arte.

Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Mostre per Leonardo e per Raffaello: Fano, Pesaro, Urbino

"Leonardo e Vitruvio": la mostra a Fano. Foto di Luigi Angelucci

Si inizia con il progetto Mostre per Leonardo e per Raffaello nelle tre città di Fano, Pesaro e Urbino, progetto diffuso e messo in campo di concerto dai tre Comuni nell’ambito delle celebrazioni promosse dal MIBAC, con il sostegno dei rispettivi Comitati nazionali, il contributo della Regione Marche.
Imperdibile la proposta della città di Fano che rende omaggio a Leonardo da Vinci, nei 500 anni dalla sua morte, raccontando per la prima volta il rapporto tra il “genio universale” e l’architetto Vitruvio. Inaugura giovedì 11 luglio, alle ore 17.30, la mostra “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell'armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico”, presso la Sala Morganti del Museo del Palazzo Malatestiano. La mostra è a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini.
Da Vitruvio a Leonardo, tra architettura e scienza con al centro l'essere umano. I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico, esposti, per la prima volta nella storia recente, sulla sponda centro-adriatica d’Italia. La bella mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.) proprio a Fano, luogo della leggendaria basilica attribuita all’architetto romano e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault.

Marche mostra
"Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio": la mostra a Pesaro. Foto di Luigi Angelucci
Marche mostra
Foto di Lorenzo Palmieri

In continuità con Fano, Pesaro presenta un progetto originale in dialogo tra passato e presente a Palazzo Mosca - Musei Civici con la mostra “Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”. Curata da Marcello Smarrelli, con la consulenza scientifica di Brunella Paolini, la mostra presenta l’arte caleidoscopica di Agostino Iacurci, artista noto in tutto il mondo per i suoi monumentali dipinti murali negli spazi pubblici. A Pesaro Iacurci sperimenta una visione contemporanea del celebre trattato di Vitruvio, esposto in dieci pregiate edizioni.

La mostra su Raffaellino del colle a Urbino. Foto di Luigi Angelucci

Ad Urbino, infine, la mostra monografica curata da Vittorio Sgarbi, “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”, omaggia questo delicatissimo discepolo del ‘divin pittore’ a 500 anni dalla morte. Per la prima volta si possono ammirare riunite insieme alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Sansepolcro, Urbania, Urbino. Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello: una tavoletta con la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggifestone.
Le tre mostre di Fano, Pesaro e Urbino sono visitabili fino al 13 ottobre con un biglietto unico.

A Recanati l’Infinito nell’arte

Per chi ha scelto le Marche per le vacanze, immancabile una visita a Recanati, dove proseguono le celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. A Villa Colloredo Mels, l’invito è di lasciarsi coinvolgere in un percorso sensazionale dall’epoca romantica ad oggi. Due le mostre appena inaugurate: “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” a cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” a cura di Marcello Smarrelli. In mostra grandi artisti, come Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.
Nella sezione a cura di Emanuela Angiuli “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” il percorso della mostra si svolge nella rappresentazione della natura, disegnata nei luoghi della campagna, sulle rocce, lungo il mare, nei giardini, paesaggi come scenari di molteplici e variegate espressioni.
La mostra a cura di Marcello Smarrelli si propone di sondare alcuni riflessi che la questione dell’infinito ha prodotto nell’arte contemporanea. La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto. L’installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels, propone una nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). “Particolare di Infinito” di Anselmo si compone di numerosi disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, tentativo utopistico di conferire visibilità e misurabilità al concetto. I due successivi lavori impiegano una delle tecniche più note nella produzione dell’artista, la proiezione. A duecento anni dalla stesura de L’infinito di Leopardi queste mostre, visitabili fino al 3 novembre, diventano una riflessione sull’infinitezza nell’arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo rivolto “al di là della siepe”.

Macerata omaggia la storia della Bauhaus

Non poteva mancare, infine, una finestra sull’architettura. A cent’anni dalla sua fondazione, Macerata celebra la Bauhaus, la rivoluzionaria scuola tedesca. La mostra “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare”, curata da Aldo Colonetti, vuole recuperarne la memoria storica e ripensarne le influenze nel futuro, individuando ciò che è rimasto di quello spirito rivoluzionario e interrogarsi se eè ancora possibile progettare mettendo al centro “le idee” e non “le cose”. Fino al 3 novembre è esposta ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, con due sezioni a Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, e la biblioteca Mozzi Borgetti. Macerata è il luogo ideale: uno dei pochi italiani che hanno frequentato il Bauhaus negli anni Trenta è Ivo Pannaggi, artista maceratese, poliedrico innovatore. Il percorso a Palazzo Buonaccorsi parte da una suggestiva installazione luminosa ispirata ai colori del Bauhaus e curata da iGuzzini illuminazione, sponsor tecnico, e propone i documenti fondativi originali del movimento, selezionati dalla preziosa collezione di Italo Rota, che ne è anche curatore.

INFORMAZIONI
Fano, Pesaro e Urbino: www.mostreleonardoraffaello.it
Recanatiwww.infinitorecanati.it
Maceratawww.macerataculture.it

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Lorenzo Lotto Marche

Lorenzo Lotto torna nelle Marche

Lorenzo Lotto, pittore veneto, lavorò molto nelle Marche e in questa regione si conserva ancora una buona parte del suo lavoro. Esistono poi altre opere, che Lotto ha pensato per le Marche o che alle Marche sono legate, ma che varie vicende storiche hanno portato altrove; questi dipinti oggi sono tornati a Macerata per la mostra Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche, e qui rimarranno fino al 10 febbraio 2019. Assieme alle mostre di Madrid e Londra, la mostra di Macerata dà vita a un anno che il curatore Dal Pozzolo definisce “inaspettatamente lottesco”.

Lotto non è uno dei pittori più noti al grande pubblico: al suo tempo la grande novità a Venezia è la pittura tonale di Tiziano e Giorgione, ma Lotto non segue questi modelli e guarda invece più alla pittura nordica alla ricerca di una forte espressività.

I critici del suo tempo non sono generosi nel consegnarlo alla storia: Pietro Aretino preferisce Tiziano e lo scrittore Ludovico Dolce scrive che Lotto usava “cattive tinte”. Quando le opere di Lotto, poi, sono riscoperte nel Seicento è solo perché vengono confuse con quelle di Tiziano o Correggio…

Il successo della critica arriva per Lotto a metà del Novecento, con la celebre monografia di Bernard Berenson e poi con una grande mostra a Venezia nel 1953. Seguono numerose altre mostre e convegni: un successo per la critica che comunque non proietta il pittore nell’Olimpo degli artisti protagonisti delle mostre “blockbuster”. Una scelta coraggiosa da parte degli organizzatori, quindi, e un’occasione, per il pubblico, di vedere quante opere interessanti esistano al di fuori delle famose mega-mostre di cui oggi tanto si parla.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, San Cristoforo e San Sebastiano, 1538-1539, olio su tela, 162 x 56,8 cm ciascuno. Berlino, Staatliche Museen su Berlin, Gemäldegalerie

Blockbuster?

Le mostre blockbuster sono spesso criticate, tra le altre cose, perché allo scopo di riunire tutta l’opera di pittori famosi e fare il pieno di visitatori, spesso separano le opere dai loro contesti.

Al di là delle polemiche, è indubbio che esista un elemento impossibile da spostare: il territorio, e con esso l’insieme di legami, influenze, interazioni che vi si costruiscono. Enrico Maria dal Pozzolo dimostra di pensarla proprio così, e in questo caso dà vita a un’esposizione in cui le opere danno valore e sono a loro volta valorizzate dal territorio. Opere e documenti sono quindi esposti come tracce utili per scoprire la storia di un pittore nell’antica Marca di Ancona: come si mosse, cosa lo spinse, chi conobbe. Il visitatore è invitato così, non soltanto a ragionare sul lavoro di Lotto, ma anche a proiettare quel ragionamento sul territorio marchigiano, fatto di “Luoghi, tempi e persone”, come recita il titolo del catalogo.

Le Marche centro settentrionali, antica Marca di Ancona, attraggono, “richiamano” in qualche modo il pittore per tutta la sua vita: qui egli sceglie di tornare più volte per soggiorni prolungati e qui decide di ritirarsi a vivere negli ultimi anni. La mostra Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche rispetta quindi quanto promesso dal suo titolo. E io, personalmente, ci vado molto gasata perché la sfida di mettere in mostra dipinti e territorio non è facile ma penso che sia un modo molto utile di presentare la storia dell’arte.

Lorenzo Lotto Marche
Gerardo Marcatore, Sfera Terrestre , 1541, acquaforte su carta con parti acquerellate, su supporto di gesso e tela, sostenuto da centine interne di legno, diametro 41,7 cm. Urbania, Biblioteca e Museo Civico. Foto di Tea Fonzi

Territorio

Ma come si fa a parlare di un territorio nel chiuso di un museo?

Le opere nascono in un contesto preciso per ragioni precise e sul territorio restano testimonianze di tutto ciò che ci è passato: archivi, paesaggi, opere di pittori e altri artigiani ci forniscono informazioni su come poteva essere il mondo in cui il Lotto si mosse. Ed è con questo intento che in mostra sono esposte incisioni, dipinti di paesaggio, mappe, contratti, e infine un’installazione video che mostra i vari centri in cui sono custodite le opere “marchigiane” sparse sul territorio.

La mostra, infatti, prosegue idealmente in quello che il curatore descrive come un “museo virtuale”, per non trascurare opere fondamentali a ricostruire il percorso del pittore e, perché no, godere di una visita nelle zone in cui egli ha lavorato.

Lotto non lavora soltanto nelle Marche, ma anche a Bergamo, Venezia, Roma... Il percorso della mostra però, non è pensato per “rincorrere” il pittore per tutta Italia, ma per fare in modo che il visitatore lo “aspetti” qui, nella Marca di Ancona, dove Lotto ritorna periodicamente, e in questi ritorni lo si può accompagnare attraverso le sale espositive.

Lorenzo Lotto Marche
Enrico Maria dal Pozzolo illustra lo Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza di san Girolamo, 1507 (collezione privata). Foto di Tea Fonzi

I ritorni di Lotto

Le sale si snodano infatti narrando la storia di Lotto dalla sua “adolescentia” agli ultimi anni, trascorsi come oblato alla Santa Casa di Loreto: una sala per ogni ritorno.

Si inizia nellla quarta sala col periodo giovanile del quale si sa molto poco. Lanciando quella che definisce una “provocazione ragionevole”, Dal Pozzolo sceglie di esporre una Sacra Famiglia fino ad ora trascurata dalla critica e che lui ritiene avvicinabile al pittore. Il piccolo dipinto è esposto a un bulino di Andrea Mantegna, pittore ammirato e osservato da Lotto.

Lorenzo Lotto Marche
Una Sacra famiglia di Lorenzo Lotto esposta vicino a un bulino di Andrea Mantegna. Foto di Tea Fonzi

Nella sala successiva, ci troviamo al secondo ritorno del pittore nelle Marche, seguito a quel soggiorno romano in cui Lotto partecipa alla decorazione degli appartamenti vaticani. Dell’esperienza romana non resta traccia perché gli affreschi sono coperti quasi subito dall’opera di Raffaello, nuovo favorito del Papa, ma restano certamente ricordi di quell’esperienza nella pittura di Lotto. Nella sala troviamo infatti l’affresco con San Vincenzo Ferrer dove si riconosce l’influenza della pittura di Raffaello, conosciuta proprio a Roma. L’affresco è l’unico lottesco conosciuto nelle Marche, dipinto per la chiesa di San Domenico a Recanati e si trova in mostra, come se fosse un dipinto, perché è stato staccato e poi montato su tela.

Le relazioni con la Marca continuano anche mentre Lotto vive lontano, tra Bergamo e Venezia, ed ecco infatti che nella sesta sala troviamo il contratto e i documenti relativi alla committenza della Pala di Santa Lucia, visibile ancora oggi a Jesi. Documenti, contratti, corrispondenza… tutti elementi che ci ricordano che l’opera d’arte che vediamo esposta non è nata dal niente ma risponde ad esigenze storiche ed è legata alle necessità e alle abitudini del suo tempo. Vedere tutto questo esposto mi piace molto, perché oltre che Arte è anche Storia.

Lorenzo Lotto MarcheDopo un soggiorno a Bergamo e Brescia, Lotto vive per un lungo periodo nelle Marche e si sposta tra diverse città per lavorare. Quelle città oggi costituiscono il “percorso esterno” alla mostra. Numerose opere sono ancora oggi visibili ad Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino. Allo stesso periodo risalgono anche opere esposte in mostra, come i due santi Cristoforo e Sebastiano, conservati a Berlino, e il bellissimo Studio per San Simone, che rappresenta il lavoro preliminare alla realizzazione della Pala dell’alabarda conservata ad Ancona.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, Studio per il San Mattia (San Simone) della pala di Ancona, 1550, disegno, 40,6 x 28,1 cm. Londra, The British Museum

Un altro periodo di assenza dalla regione inizia nel 1540, quando il pittore si trova a Venezia, ed è comunque caratterizzato da continui rapporti con le Marche. In mostra si trovano prove di queste relazioni, come il ritratto di Giovanni Maria Pizoni, protonotario apostolico ad Ancona. Il 1540 è anche l’anno in cui inizia il Libro di spese diverse: una vera e propria agenda con appunti in cui Lotto annota tutto e che permette a noi di seguire da vicino il suo operato, oltre a dare uno spaccato della società del tempo. In esposizione si trova un facsimile che ci permette di guardare da vicino con i nostri occhi il documento.

Infine l’ultimo periodo, gli anni Cinquanta del secolo XVI, quando Lotto si ritira a Loreto, dove decide di trascorrere gli anni della sua vecchiaia. Nella sala dedicata a questo momento troviamo opere di più intensa riflessione religiosa come ad esempio il San Girolamo Penitente, ma anche l’interessante documento col quale il pittore “si dona” corpo, anima e beni materiali alla Santa Casa di Loreto. Esposto anche il conseguente inventario nel quale troviamo segnate le opere e i beni lasciati alla Santa Casa, tutte opere che possiamo andare a vedere ancora oggi nel museo di Loreto.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, San Girolamo penitente 1541546, olio su tela, 99 x 90 cm. Madrid, Museo Nacional del Prado

Documenti e studiosi

All’inizio della mostra troviamo invece interessanti mappe e rappresentazioni cinquecentesche di paesaggi marchigiani, documenti che ci ricordano che Lotto non vive in un tempo come il nostro, dove prendi il treno e vai dove devi andare, ma viaggia per lunghe e tortuose vie, magari a dorso di mulo, per incontrare committenti o realizzare opere in loco.

I documenti sono oggetti che non sono fatti per essere “ammirati”, e molto spesso una piccola stampa o un foglio scritto non attirano la nostra attenzione se posti accanto a un bel dipinto. Nella mostra maceratese si vuole mostrare invece la relazione importante che si stabilisce tra documenti e dipinti, l’intento è da un lato quello di contestualizzare le opere, dall’altro quello di gettare una luce importante sul ruolo dello storico dell’arte, per il quale quei documenti sono – devono essere - pane quotidiano.

L’importanza degli storici dell’arte che hanno riabilitato Lotto è ben evidenziata fin dalla prima sala, che proprio a loro è dedicata. Qui il visitatore può “toccare con mano” le diverse posizioni che gli storici dell’arte nel corso del tempo hanno tenuto nei confronti del pittore, sono infatti esposte edizioni antiche dei libri deii primi studiosi d’arte, come Giorgio Vasari, Carlo Ridolfi e Luigi Lanzi. Nel catalogo della mostra si può vedere molto bene come lo studio della figura di Lotto sia tutt’ora in corso, svolto da studiosi che continuano ad indagare quei documenti e che affermano che ancora oggi c’è molto da scoprire…

Posso immaginare quanto sia stato difficile allestire una mostra dove dialogano oggetti diversi in continuo rimando al territorio e opere conservate in altre sedi. La cosa che mi è piaciuta di più è stata l’idea di sistemare degli sgabelli davanti ad alcuni manoscritti o incisioni, un po’ per far riposare il visitatore, come raccomandato dai manuali di museologia, un po’ per mettersi nei panni dello studioso che quei documenti li trova, magari per la prima volta, e li legge emozionato in archivio.

Lorenzo Lotto Marche
Allestimento: comodi sgabelli per osservare da vicino i portolani e le mappe. Foto di Tea Fonzi

Infine i tre “casi di studio”:

L’importanza della ricerca, specialmente per un pittore dalla fortuna critica altalenante, continua ad essere affermata nell’ultima sala, che contiene i “ tre casi di studio”.

Il primo è un inaspettato confronto tra la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli e il dipinto di Lotto con lo stesso soggetto. La Madonna di Crivelli fa parte della collezione permamente di Palazzo Buonaccorsi e Dal Pozzolo ha scelto di affiancarle la Madonna di Lorenzo Lotto, cogliendo l’occasione per un confronto tra i due pittori, entrambi veneti con un forte legame con le Marche.

Il secondo caso è in realtà più una provocazione: si tratta della cornice che racchiudeva la Madonna con bambino e tre angeli. Il dipinto non c’è perché è stato rubato all’inizio del Novecento, curiosamente nello stesso anno del famoso furto della Gioconda. L’opera, di proprietà del Comune di Osimo non è stata più ritrovata e la cornice vuota ci ricorda la perdita subita dal patrimonio culturale pubblico e l’importanza di prendersene cura.

Il terzo caso di studio, il più significativo, è un dipinto con San Girolamo nello studio. La piccola tela, inizialmente attribuita a Lotto, fu acquistata dal un museo di Bassano del Grappa e lì esposta fino a quando Vittorio Sgarbi mise in discussione l’attribuzione e l’opera finì dimenticata nel deposito del museo. Enrico Maria dal Pozzolo ripropone l’attribuzione a Lotto avvalendosi, in questo caso, di indagini diagnostiche che confermano la sua teoria e ricollocano quindi la pittura all’interno dell operato lottesco. In questo caso il dipinto è proposto a confronto con una stampa di Durer, che con buona probabilità è servita come suo modello.

Lorenzo Lotto Marche
Il caso di studio: San Gerolamo nello studio, 1554-1556, olio su tela, 47,5x59 cm. Bassano del Grappa, Museo Civico. Foto di Tea Fonzi

Cosi l’ultima sala della mostra chiude il cerchio aperto nella prima sala: con una riflessione sul ruolo degli storici dell’arte e l’importanza del loro lavoro per il destino delle opere. Dal Pozzolo, che ci guida tra le sale, precisa di non fidarsi di chi ci propone i risultati subito come certi, perché la storia dell’arte è fatta di ricerca continua. Un buon monito per i futuri ricercatori e le nuove generazioni, più volte nominati durante la conferenza stampa e tutti invitati al convegno che si terrà a febbraio, in chiusura della mostra.

Lorenzo Lotto Marche
Lorenzo Lotto, Sacra Famiglia con Sant'Anna e San Gerolamo, 1534, olio su tela, 67,2 x 85 cm. Firenze, Gallerie degli Uffizi

 

Le foto non scattate da Tea Fonzi sono fornite da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Macerata: mostra "Lorenzo Lotto, il richiamo delle Marche"

Dal 19 ottobre 2018 
MACERATA, Palazzo Buonaccorsi
CENTRI LOTTESCHI: Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto. Mogliano, Monte San Giusto, Recanati, Urbino

Il 2018 riporta uno dei più affascinanti artisti del Rinascimento sotto i riflettori internazionali, con eventi in Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Nelle Marche una grande mostra a doppio binario conduce da Macerata - dove tornano le opere legate a queste terre, disperse in Europa - ai capolavori di Lotto conservati nel territorio.
Tra borghi, colline e mare.
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Lorenzo Lotto torna protagonista nelle Marche, sua terra d’elezione,
in un anno davvero speciale.

Il 2018 a livello internazionale ha puntato infatti i riflettori sul grande artista, al centro di una ammirata mostra dedicata ai suoi ritratti in due tra i più importanti musei del mondo: il Prado di Madrid, ove si è conclusa il 30 settembre scorso, e la National Gallery di Londra, ove la mostra aprirà il prossimo novembre.

Un “imprevisto” anno lottesco al quale non poteva mancare la Regione Marche, le cui terre sono state riferimento essenziale nella vita e nella formazione del pittore.

In concomitanza con le due tappe espositive, in relazione con le due prestigiose Istituzioni di Londra e Madrid con la collaborazione del Museo Statale Ermitage, il territorio marchigiano diventa nell’autunno-inverno 2018 teatro di un evento espositivo e d’iniziative collaterali di altissimo valore - promosse dalla Regione Marche con il Comune di Macerata - che permetteranno al pubblico di riscoprire lo straordinario patrimonio lottesco, in una regione che non ha eguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista.

E nel contempo il pubblico potrà cogliere il profondo legame che unì il Maestro veneziano a queste terre, nelle quali ripetutamente tornava per creare e per ispirarsi e ove scelse di attendere la morte e trovare sepoltura.

Dal 19 ottobre 2018 al 20 febbraio 2019, a Palazzo Buonaccorsi sede del Museo Civico di Macerata, una grande e inusuale mostra, organizzata da Villaggio Globale International, riunirà per la prima volta le opere di Lotto create per il territorio e poi disperse nel mondo o quelle che, per storia e realizzazione, hanno avuto forti legami con le Marche.

Un’esposizione di ricerca, per certi versi sperimentale nel voler abbinare forza espositiva, supporti multimediali di approfondimento, grandi capolavori ma anche spunti di ricerca e discussione critica.

Una mostra preziosa, che rivela al pubblico inediti materiali documentari sull’attività dell’artista e opere mai esposte in precedenti eventi – tra tutti una “Venere adornata dalla Grazie” di collezione privata, pubblicata da Zampetti nel 1957 e rimasta all’oscuro per sette decenni (una delle novità più eclatanti della mostra !) - ma che si completa necessariamente nel territorio marchigiano, ponendosi in stretto dialogo con i lavori lotteschi (25 opere) disseminanti nei diversi centri e volutamente lasciati nei siti di appartenenza.

Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati e Urbino danno forma con Macerata a una sorta di mostra diffusa da vivere insieme alle bellezze artistiche e naturali delle Marche: regione ferita purtroppo dall’ultimo drammatico sisma che ha colpito il Centro Italia, ma che tenacemente sta puntando a valorizzare il suo immenso patrimonio.

PRESTITI INTERNAZIONALI, DOCUMENTI E OPERE MAI ESPOSTE PRIMA.

Curata, con la collaborazione di tanti studiosi marchigiani, da Enrico Maria Dal Pozzolo - tra i massimi esperti dell’artista e co-curatore anche delle mostre di Madrid e Londra - l’esposizione propone a Macerata oltre 20 dipinti autografi di Lotto e 5 disegni di sua mano e alcune straordinarie opere grafiche di grandi autori, quali Dürer e Mantegna, da cui Lorenzo trasse ispirazione; ma anche preziosi manoscritti e volumi, globi e antiche mappe, per contestualizzare la sua attività in queste terre.

Opere di Lotto provenienti da collezioni internazionali - come la Gemäldegalerie della Staatliche Museen di Berlino, il British Museum di Londra, Il Musèe du Louvre di Parigi, il Museo Nazionale Brukental di Sibiu, il Museo del Prado di Madrid o il Musée des Beaux Arts di Strasburgo, ma anche dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, dal Museo Correr di Venezia e dalle Collezioni del Quirinale - saranno riunite per l’occasione a Palazzo Buonaccorsi, nel cuore della cittadina marchigiana colpita dal sisma del 2016.

Sono esposte per la prima volta in Italia le tele da Berlino con il "San Cristoforo" e il "San Sebastiano", due pannelli di un polittico disperso che Lotto aveva realizzato per la Chiesa di Castelplanio, piccolo centro nei dintorni di Jesi. Le opere, acquistate dallo Stato di Prussia tra il 1819 e il 1821 dal mercante inglese Edward Solly, sono state restaurate nel 1998 presso il Getty Museum, rivelando parti nascoste dalla cornice ottocentesca e mostrando una resa pittorica del corpo nudo del San Sebastiano esemplare e minuziosa, assai rara nella produzione lottesca.

Dall’Ermitage di San Pietroburgo giungono invece, eccezionalmente, due importanti opere marchigiane di Lotto, compreso il “Cristo conduce gli apostoli al Monte Tabor” (1511-1512), predella di quella bellissima “Pala di Recanati” che il pubblico può ammirare nella vicina città di Leopardi; mentre dalle Gallerie degli Uffizi arriva a Macerata, esposta al pubblico per la prima volta dopo un eccezionale restauro, una “Sacra Conversazione” firmata e datata 1534, anno in cui certamente Lotto era nelle Marche. La cromia, bellissima e quasi inaspettata del dipinto, come la complessa costruzione iconografica, ci confermano la grandezza di questo artista, che sa incantare con le sue “vibrazioni magiche di luce”: pittore malinconico e inquieto, non adeguatamente apprezzato in vita, ma posto dalla critica, a partire dalla fine dell’Ottocento, tra i giganti della pittura del XVI secolo.

Nelle sale del settecentesco Palazzo Buonaccorsi - di cui si possono godere le magnifiche decorazioni barocche - l’esperienza “marchigiana” di Lotto, ora ricomposta, viene integrata anche da alcune opere “di collegamento”, per le quali non è documentato ma neppure escluso il legame territoriale, in modo da delineare senza lacune l’evoluzione artistica del pittore veneziano; mentre i rimandi alle tante opere della regione sono suggeriti dalla didattica e da contributi video appositamemte realizzati da Land Comunicazioni, così come il documentario con la regia di Luca Criscenti (presentato anche a Madrid e Londra) che chiude l’esposizione maceratese, invitando i visitatori ad andare per borghi e colline, sempre sulle orme del grande artista.

Unica eccezione: la presenza emozionante in mostra del grande affresco staccato e montato su tela del San Vicenzo Ferrer in Gloria (1510 - 1512 circa) - l’unico ad oggi conosciuto nelle Marche - non visibile ormai da tempo, a causa del grave sisma che ha reso inagibile la Chiesa di San Domenico a Recanati, ove l’opera era conservata, e dunque esposto al pubblico in questa occasione, grazie alla collaborazione della locale Diocesi.

PER CONCLUDERE TRE "CASI STUDIO" .
La mostra si chiude con tre focus molto particolari.

Il primo al fine di ricostituire idealmente e a titolo esemplificativo il “dossier grafico” di riferimento del pittore. propone una serie di stampe e incisioni sicuramente note a Lotto e da lui utilizzate.

Ma in questo contesto si riporta anche all’attenzione della critica e del pubblico una tela con “San Girolamo nello Studio” in passato ben presente nella letteratura scientifica e quindi acquistata, alla fine degli anni Settanta, per i Musei Civici di Bassano del Grappa: un’opera che in seguito fu però al centro di polemiche e di animate discussioni circa la paternità di Lorenzo Lotto e quindi relagata nei depositi museali e per lunghi anni completamente dimenticata.

Ora, dopo che nel 2018 il dipinto è stato recuperato dai magazzini del museo e sottoposto ad analisi scientifiche (che hanno dimostrato la compatibilità con le tecniche esecutive lottesche, nonché la presenza di alcuni pentimenti), Enrico Maria Dal Pozzolo riapre la discussione, riconoscendo l’alta qualità del dipinto, nonostante le condizioni conservative, e la sua congruità con la fase lauretana del pittore e, infine, valutando il suo essere una “copia libera” da un’incisione di Dürer - artista amato da Lotto fin dalla giovinezza - elemento tutt’altro che contrario alla paternità lottesca.

Il secondo focus è un vis-à-vis tra la bellissima “Madonna con il bambino” di Crivelli di proprietà del Museo di Macerata e la “Madonna" di Lotto, prestata dal Museo Correr di Venezia, di probabile origine marchigiana: un dialogo dunque tra due veneziani che lasciarono la loro terra d’origine per radicarsi entrambi nella regione adriatica, quasi “un’oasi di libertà creativa”.

Infine una provocazione, per scuotere le nebbie intorno alla viceda e gli animi di quanti potrebbero aiutare: l’ultima opera in mostra è la cornice vuota della famosa “Madonna di Osimo” , realizzata da Lorenzo intorno agli anni trenta del Cinquecento e rubata dalla Chiesa dei minori osservanti nel 1911, lo stesso anno del celeberrimo furto della Gioconda.

A differenza del capolavoro leonardesco, il dipinto di Lotto non fu mai recuperato, producendo una ferita aperta nel patrimonio della regione, ancora da sanare. (catalogo Skira)

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Sabato 5 Settembre, apertura straordinaria alla Galleria Nazionale delle Marche

3 Settembre 2015

APERTURA STRAORDINARIA ALLA GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE. Sabato 5 settembre 2015 orario 20,00 – 23,30

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Continuano  le aperture straordinarie del sabato della Galleria Nazionale delle Marche che il 5 settembre sarà aperta al pubblico dalle 8,30 alle 23,30 (chiusura biglietteria alle ore 22,30).
Alle ore 21,00 la dott.ssa Maria Claudia Caldari effettuerà una visita guidata a tema dal titolo “I Barocci della Galleria Nazionale delle Marche”. Con l’occasione potrete ammirare nella prima sala dell’Appartamento roveresco, i capolavori dell’urbinate Federico Fiori detto Barocci. Lo straordinario bagaglio tecnico e l’inconfondibile gamma cromatica, legati al particolare sistema compositivo dell’artista, sono pienamente espressi nelle opere della Galleria di Urbino, tra le più prestigiose del suo ricchissimo repertorio.
Le informazioni relative agli orari e alla bigliettazione sono visionabili al link http://www.artimarche.beniculturali.it/

Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone


Apertura Straordinaria della Galleria Nazionale delle Marche Sabato 29 agosto

28 Agosto 2015

Apertura Straordinaria della Galleria Nazionale delle Marche Sabato 29 agosto 2015 orario 20,00 – 23,30

Per l’apertura straordinaria legata ad EXPO 2015 dell’ultimo sabato di agosto la Galleria Nazionale delle Marche, sarà aperta al pubblico dalle 8,30 alle 23,30 (chiusura biglietteria alle ore 22,30) e, alle ore 21,00 il dott. Claudio Maggini accompagnerà i visitatori in una visita guidata dal titolo “L’origine delle collezioni d’arte della Galleria Nazionale delle Marche”. Le informazioni relative agli orari e alla bigliettazione sono visionabili al link : http://www.artimarche.beniculturali.it/index.php/galleria-nazionale-delle-marche/informazioni-galleria

Come da MIBACT, Redattore Andrea Fiorenza


Galleria Nazionale delle Marche, Sabato 4 luglio 2015 orario 20,00 – 23,30

3 Luglio 2015

Galleria Nazionale delle Marche, Sabato 4 luglio 2015 orario 20,00 – 23,30

Continua, nell’ambito dell’opera del MiBACT di valorizzazione dei venti musei italiani più prestigiosi, l’apertura serale della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino per sabato 4 luglio quando si garantirà un’apertura continuata dalle 8,30 alle 23,30 (chiusura biglietteria alle ore 22,30).
Per l’occasione, alle ore 21,15 e alle ore 22,15 sarà effettuata una visita guidata  alla mostra Lo Studiolo del Duca. Il ritorno degli Uomini Illustri alla Corte di Urbino attraverso la quale, dopo quasi quattrocento anni, è stato ricomposto uno dei luoghi più emblematici del Rinascimento italiano.
Infatti attualmente solo la metà dei ritratti presenti nello Studiolo è conservata nella Galleria Nazionale delle Marche mentre le restanti 14 tavole, provenienti dal Museo del Louvre, sono giunte per la prima volta in Italia.
Questa mostra, aperta fino al 4 luglio 2015, ha consentito  di restituire al pubblico lo Studiolo del Duca nella sua veste originaria, precedente cioè allo smembramento seicentesco dei dipinti, che completavano la decorazione di questo microcosmo intellettuale tanto denso di significati e messaggi, con la raffigurazione dei cosiddetti Uomini illustri: filosofi, poeti, scienziati, uomini di ingegno, dottori della Chiesa del lontano passato o contemporanei, chiamati a raccolta dal Duca per ispirarlo e guidarlo.

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